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updated 1:53 PM UTC, Jul 10, 2020

Produzione industriale in risalita dopo il lockdown: a maggio +42% rispetto ad aprile. Ma i livelli pre-Covid sono lontani

A maggio 2020 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti del 42,1% rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat. "Dopo la forte flessione registrata ad aprile, mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria, a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività: tutti i comparti sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, che registra una leggera flessione". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi. "Il livello della produzione, peraltro, -rileva l'Istat- risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l’indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l’emergenza sanitaria"


 Secondo l'Istat cala la produzione industriale. Bene il mercato ...

La produzione industriale a maggio schizza in alto, segnando un aumento del 42,1% rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat, parlando di una "significativa ripresa delle attività" dopo il lockdown. Il confronto congiunturale, infatti, è con un mese, l'Istituto di statistica lo ricorda, "caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria". Su base annua il dato mostra ancora un calo ampio: corretto per gli effetti di calendario, a maggio l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 20,3%.

Maggio, inoltre, vede la produzione industriale in impennata ma il livello dell'attività, l'Istat lo sottolinea nel commento ai dati, "risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l'indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20,0% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l'emergenza sanitaria". E ancora, viene fatto presente, "nella media del periodo marzo-maggio, il livello della produzione cala del 29,9% rispetto ai tre mesi precedenti".

La produzione industriale di autoveicoli a maggio mostra su base annua un calo del 50,8%, rende inoltre noto l'Istat, fornendo il dato tendenziale corretto per gli effetti di calendario. Il ribasso in termini grezzi è pari al -54,5%. In sostanza l'attività nel settore si è dimezzata rispetto a maggio dello scorso anno.

Sempre a maggio, rispetto ad aprile, "tutti i comparti" dell'industria italiana "sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, in leggera flessione", (-0,5%). Settore questo che però aveva retto durante la fase più acuta dell'emergenza Covid. Rimbalzi addirittura a tre cifre si evidenziano invece per le attività che più avevano risentito del lockdown: +142,5% per il tessile e +140,2% per i mezzi di trasporto. E' quanto emerge dalla nota dell'Istat sulla produzione industriale a maggio. Su base annua la situazione è capovolta, con ribassi in tutti i settori.

Il disastro del turismo in Italia, dati choc: a giugno le presenze in hotel crollate dell'80%. Flussi dall'estero quasi azzerati: -93,2%. Persi 110 mila posti di lavoro stagionali

Presenze in calo dell'80,6% a giugno per gli alberghi italiani. È il dato diffuso dall'osservatorio Federalberghi, che monitora mensilmente un campione di circa 2.000 strutture. Rispetto allo stesso mese del 2019, i flussi dall'estero sono ancora paralizzati (-93,2%) e anche il mercato domestico è ben oltre la soglia di allarme (-67,2%). Le ripercussioni sul mercato del lavoro sono dolorose: a giugno sono andati persi 110 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura (-58,4%). E per i mesi estivi sono a rischio 140 mila posti di lavoro temporanei. Anche le previsioni per il mese di luglio non sono tranquillizzanti: l'83,4% delle strutture intervistate prevede che il fatturato sarà più che dimezzato rispetto allo stesso mese 2019. Nel 62,7% dei casi, il crollo sarà devastante, superiore al 70%


Il turismo balneare rischia il fallimento": G20s chiede al governo ...

In Italia si contano 10 milioni di turisti italiani e stranieri in meno nel mese di giugno con un impatto drammatico su economia ed occupazione per il settore della vacanza Made in Italy in cui operano 612mila imprese con 2,7 milioni di lavoratori. E' quanto emerge dal bilancio della Coldiretti per il mese che inaugura stagione estiva.

Anche le previsioni non sono positive con quasi un italiano su 4 (-23%) che rispetto allo scorso anno ha rinunciato a prendere le ferie a luglio per le incertezze, le preoccupazioni e le difficoltà economiche generate dal coronavirus che, sottolinea la Coldiretti, hanno quasi azzerato anche gli arrivi della gran parte dei turisti stranieri che scelgono questo mese per pernottare lungo la Penisola.

Completamente bloccati - precisa la Coldiretti - gli arrivi dei turisti provenienti da Paesi come Giappone, Cina e Stati Uniti mentre segnali ancora troppo deboli arrivano da Germania e Nord Europa. Una assenza pesante con i viaggiatori provenienti dagli Usa che, sottolinea la Coldiretti, sono i turisti fuori dai confini europei i piu' affezionati all'Italia ma che non sono rientrati nell'elenco dei paesi extracomunitari ammessi all'ingresso dal 1 luglio.

Per quanto riguarda i turisti italiani, l'Italia è di gran lunga la destinazione preferita che, continua la Coldiretti, è scelta come meta dal 93% rispetto all'86% dello scorso anno. La novità di quest'estate sta anche nel fatto che, continua la Coldiretti, 1 italiano su 4 (25%) ha scelto una destinazione vicino casa, all'interno della propria regione di residenza. Se la spiaggia, spiega Coldiretti, resta la meta preferita, cresce il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, in alternativa alle destinazioni turistiche piu' battute, mentre crollano le presenze nelle città.

La stragrande maggioranza degli italiani in viaggio ha scelto di alloggiare in case di proprietà, di parenti e amici o in affitto mentre in difficoltà sono gli alberghi e i 24mila agriturismi che spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto, sono forse i luoghi dove è piu' facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. 

A tinte fosche anche le stime di Federalberghi, che registra presenze in calo dell'80,6% a giugno per gli alberghi italiani. Rispetto allo stesso mese del 2019, i flussi dall'estero sono ancora paralizzati (-93,2%) e anche il mercato domestico è ben oltre la soglia di allarme (-67,2%). Le ripercussioni sul mercato del lavoro sono dolorose: a giugno sono andati persi 110 mila posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura (-58,4%). E per i mesi estivi sono a rischio 140 mila posti di lavoro temporanei.

Anche le previsioni per il mese di luglio non sono tranquillizzanti: l'83,4% delle strutture intervistate prevede che il fatturato sarà più che dimezzato rispetto allo stesso mese 2019. Nel 62,7% dei casi, il crollo sarà devastante, superiore al 70%. "Il Centro studi di Federalberghi - segnala il presidente dell'organizzazione, Barnabò Bocca - continua ad aggiornare i parametri del proprio modello econometrico, acquisendo ogni segnale positivo, per piccolo che sia, ma la sostanza non cambia: nel 2020 si registrerà la perdita di oltre 295 milioni di presenze (-68,7% rispetto al 2018), con un calo di fatturato del settore ricettivo pari a quasi 16,3 miliardi di euro (-69,0%)". 

Economia italiana in terapia intensiva: "Serviranno 5 anni per tornare ai livelli pre-Covid. Peggiore recessione mai registrata in tempi di pace"

La società di consulenza Prometeia calcola che il rapporto tra deficit e Pil si attesterà all’11% nel 2020, mentre quello tra debito e Pil salirà al 159%. Lo stimolo fiscale, stimato nell'anno in corso in circa 5 punti percentuali di Pil, "non sembra tuttavia sufficiente per riavviare in modo deciso i consumi e gli investimenti"


Previsioni per l'economia italiana 2020: gli scenari possibili ...

Il Pil italiano crollerà quest'anno del 10,1% per poi rimbalzare del 5,9% nel 2021. La stima è di Prometeia, secondo cui "all’Italia serviranno almeno 5 anni per tornare ai livelli di attività pre-Covid".

Secondo Prometeia, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà all’11% nel 2020, mentre quello tra  debito e Pil salirà al 159%. Lo stimolo fiscale, che Prometeia stima nell’anno in corso in circa 5 punti percentuali di Pil, "non sembra tuttavia sufficiente per riavviare in modo deciso i consumi e gli investimenti, ma si sta traducendo anche in un forte aumento delle disponibilità liquide di famiglie e imprese".

La fase del superamento della crisi, si legge nel documento, vedrà il nostro Paese con un livello di attività economica inferiore a quello pre-crisi, con meno occupazione, con un livello di risparmio delle famiglie più elevato e di debito delle imprese non finanziarie e del settore pubblico più alto. Più in generale, con un aumento delle disparità a molti livelli, nella distribuzione funzionale e personale del reddito, tra i generi e le classi di età, tra settori produttivi e territori: a farne le spese saranno in misura maggiore le piccole imprese e i lavoratori autonomi e meno istruiti.

Prometeia ipotizza che l’Italia alla fine farà ricorso al Mes e che i Paesi europei si metteranno d’accordo su 650 miliardi di euro complessivi da mettere a disposizione per sostenere le economie nella fase della ripartenza: 350 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 300 di prestiti. L’Italia potrebbe risultare il maggior beneficiario di questi fondi (18,8% del totale). "Se indirizzate in modo corretto verso le ben note aree di fragilità della nostra economia (dalla sanità ai servizi per la “silver economy”, dalla scuola alle infrastrutture), queste risorse potrebbero far fare all’Italia quel salto di produttività, e dunque di crescita, che manca da ormai 25 anni", commenta Prometeia. 

Contrazione del reddito, l'allarme di Bankitalia: "Un terzo delle famiglie ha riserve economiche solo per tre mesi e il 30% degli italiani non andrà in vacanza"

Oltre metà della popolazione lamenta danni al reddito familiare dall'emergenza Covid. Impatto del lockdown più severo per i lavoratori autonomi. Un terzo delle famiglie ha riserve per soli 3 mesi, il 40% in difficoltà con il mutuo


"Oltre la metà della popolazione dichiara di aver subito una contrazione nel reddito familiare dopo le misure adottate per il contenimento" del coronavirus. E' quanto emerge dall'indagine straordinaria sulle famiglie condotta dalla Banca d'Italia. "Più di un terzo delle famiglie - si legge - dichiara di disporre di risorse finanziarie sufficienti per meno di 3 mesi a coprire le spese essenziali della famiglia in assenza di altre entrate".

"L'impatto è stato particolarmente severo per i lavoratori indipendenti", spiega Bankitalia, sottolineando che "quasi l'80% ha subito un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare".

Quasi il 40% delle famiglie ha difficoltà a sostenere le rate del mutuo Quasi il 40% degli individui indebitati dichiara di avere difficoltà nel sostenere le rate del mutuo a causa della crisi. "La quota - si legge nell'indagine - è più elevata nel Centro e nel Mezzogiorno". 

Inoltre, secondo il report, "solo un terzo di chi è in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo ha fatto ricorso o intende far ricorso alla moratoria mutui. Fra coloro che hanno un finanziamento per credito al consumo la percentuale di individui in difficoltà con il pagamento della rata è del 34%".

Niente vacanze per il 30% degli italiani L'emergenza sanitaria incide negativamente sulle aspettative di spesa degli italiani: circa il 30% della popolazione dichiara di non potersi permettere di andare in vacanza la prossima estate e quasi il 60% ritiene che anche quando l'epidemia sarà terminata le proprie spese per viaggi, vacanze, ristoranti, cinema e teatri saranno comunque inferiori a quelle pre-crisi.

Pubblica amministrazione, dal 2021 più pensionati che dipendenti. L’età media del personale è 50,7 anni

La ricerca sul lavoro pubblico presentata in apertura di "Forum Pa 2020 – Resilienza digitale". A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni. Età media, "quota 100" che spinge le uscite e sblocco del turnover a rilento: il sorpasso vicino


Un nuovo record si accinge a 'conqustare' la pubblica amministrazione italiana, ovvero quello di avere più pensionati che dipendenti pubblici entro il 2021. Lo scenario emerge da una ricerca sul lavoro pubblico presentata oggi in apertura di 'Forum Pa 2020 - Resilienza digitale', la manifestazione che si apre oggi fino all’11 luglio in un’edizione totalmente online. Il possibile sorpasso può essere determinato dal continuo calo del personale, un equilibrio fra ingressi e uscite che, nonostante lo sblocco del turnover, non è ancora stato raggiunto. A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni.

Un numero in crescita costante e destinato a salire perché i “pensionabili” oggi sono molti: 540 mila dipendenti hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198 mila hanno maturato 38 anni di anzianità. La pensione anticipata è stata parzialmente accelerata da Quota 100, nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla Pa 90 mila persone, ma è comunque prassi comune: il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato, solo il 13,7% per raggiunti limiti di età (mentre questa percentuale è il 20% nel privato e il 28% negli autonomi). Risultato: solo dal 2018 a oggi sono andati in pensione 300mila dipendenti pubblici a fronte di circa 112mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari nel solo 2018. C’è lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal covid-19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.

Una Pa anziana, in cui l’età media del personale è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti over 60 e appena il 2,9% under 30, quella evidenziata dalla ricerca sul lavoro pubblico. Una Pa in cui 4 dipendenti su 10 hanno la laurea, ma gli investimenti in formazione, necessari per aggiornare competenze e conoscenze, si sono quasi dimezzati in dieci anni, passando dai 262 milioni di euro del 2008 ai 154 milioni del 2018: 48 euro per dipendente, che consentono di offrire in media un solo giorno di formazione l’anno a persona.

Finito il lockdown l'emergenza si chiama lavoro: la disoccupazione sale al 7,8%. Preoccupa il dato sui giovani: a casa il 23,5%

Dalla rilevazione Istat un quadro allarmante: "Da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità" - (LEGGI TUTTO)


Noi, generazione che paga i fallimenti degli altri - Il Fatto ...

Il tasso di disoccupazione, a maggio, è tornato a salire attestandosi al 7,8% (+1,2 punti). Lo rileva l'Istat, nell'indicare che anche il dato relativo ai giovani è salito al 23,5% (+2,0 punti). Con la fine del lockdown, aumentano le persone in cerca di lavoro (+18,9% pari a +307mila unità), maggiormente tra le donne (+31,3%, pari a +227mila unità) rispetto agli uomini (+8,8%, pari a +80mila) e coinvolge tutte le classi di età.

Rispetto ad aprile, a maggio continua a ritmo meno sostenuto la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite. La diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità) coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro -0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65mila e -19mila), i dipendenti (-0,5% pari a -90mila) e gli under 50 mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali).

Generalizzata anche la diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229mila unità): -1,7% tra le donne (pari a -158mila unità) e -1,3% tra gli uomini (pari a -71mila), con conseguente calo del tasso di inattività che si attesta al 37,3% (-0,6 punti). Il calo congiunturale dell’occupazione, spiega Istat, determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di maggio 2019 (-2,6% pari a -613mila unità), che coinvolge entrambe le componenti di genere, i dipendenti temporanei (-592mila), gli autonomi (-204mila) e tutte le classi d’età; le uniche eccezioni risultano essere gli over50 e i dipendenti permanenti (+183mila). Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,5 punti. Inoltre, nell’arco dei dodici mesi, calano in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-25,7%, pari a 669mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+8,7%, pari a +1 milione 140mila).

Su base trimestrale, confrontando il periodo marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Diminuiscono nel trimestre anche le persone in cerca di occupazione (-22,3% pari a -533mila), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+6,6% pari a +880mila unità).

Frontiere chiuse agli americani, turismo ed enogastronomia: quanto perde l'Italia. La stima di Coldiretti è drammatica

Circa 1,8 miliardi di euro in meno per l'Italia. Questa la previsione di Coldiretti, principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale, dopo la decisione dell'Unione europea di tenere chiuse le frontiere agli Stati Uniti. L'economia della Penisola sarà quindi costretta a rinunciare a 1,4 milioni di turisti americani abitualmente accolti durante l'estate. Inoltre, gli statunitensi sono gli stranieri più presenti tra quelli extra-Ue: in Italia spendono circa il 29% del totale dei vacanzieri non europei. A farne le spese sarebbe soprattutto il settore enogastronomico


Coldiretti: frontiere chiuse a 1,4 milioni di turisti Usa in Italia

Anche l'Umbria al Villaggio Coldiretti di Milano « ilTamTam.it il ...

L'Unione europea chiude le frontiere a 1,4 milioni di turisti Usa in viaggio durante l'estate in Italia dove sono gli stranieri più presenti, tra quelli provenienti da fuori dei confini comunitari. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Bankitalia sugli effetti della riapertura delle frontiere europee senza obbligo di quarantena dal 1 luglio ad un gruppo limitato di paesi quali Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay mentre per la Cina la reciprocità è una condizione necessaria per entrare nella lista di viaggi sicuri che verrà rivista ogni 14 giorni.

"Ad essere esclusi dalla lista che rappresenta una raccomandazione per gli Stati membri - sottolinea la Coldiretti - sono anche i quattrocentomila turisti estivi nel Belpaese provenienti dalla Russia mentre positiva è la riapertura dei confini europei ai quindici paesi tra i quali in particolare i quasi mezzo milione di viaggiatori dal Canada e ai 120mila cittadini giapponesi che hanno visitato l'Italia durante l'estate lo scorso anno". "La perdita dei turisti statunitensi - continua la Coldiretti - è particolarmente pesante perché hanno un budget elevato con una spesa estiva complessiva di 1,8 miliardi in Italia, pari a quasi 1/3 (29%) del totale della spesa totale dei cittadini extracomunitari nella Penisola durante i mesi di luglio, agosto e settembre".

"Le mete privilegiate sono le città d'arte che risentiranno più notevolmente della loro mancanza ma - precisa l'associazione - gli americani prestano anche particolare attenzione alla qualità dell'alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza. Gli effetti si faranno sentire anche dal venir meno della leva positiva del turismo sulle esportazioni nazionali con i turisti che al ritorno in patria cercano sugli scaffali i prodotti gustati durante il viaggio".

"Non mancano le preoccupazioni sugli effetti che la decisione dell'Unione europea potrebbe avere sulla guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che - ricorda la Coldiretti - ha appena pubblicato la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto esame per nuovi dazi che per l'Italia interessa i 2/3 del valore dell'export agroalimentare e si estende tra l'altro vino, olio e pasta Made in Italy oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti".

Con gli arrivi dai Paesi comunitari che sono ancora molto ridotti, il vuoto dei turisti stranieri non viene compensato dal turismo domestico - segnala l'associazione - con appena 34 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza per almeno qualche giorno nell'estate 2020, in calo del 13% secondo l'analisi Coldiretti/Ixè che evidenzia comunque che l'Italia è di gran lunga la destinazione preferita dal 93% degli italiani rispetto all’86%% dello scorso anno. "A rischio c'è un sistema turistico Made in Italy che si compone di 612mila imprese con oltre 700mila unità locali e rappresenta - conclude la Coldiretti - il 10,1% del sistema produttivo nazionale, superando il settore manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, il 12,6% dell'occupazione nazionale secondo Unioncamere".

L'Ue riapre le frontiere, ma non a tutti: sì ai cinesi, no agli americani. Fuori anche Russia, Brasile, Turchia e Israele. Elenco, metodo e condizioni

Il Consiglio europeo ha adottato con procedura scritta una "Raccomandazione" agli Stati membri sull'eliminazione graduale delle restrizioni temporanee ai viaggi non essenziali nell'Unione per chi proviene dai paesi elencati in una lista che verrà aggiornata ogni due settimane. Speranza: "Per arrivi extra-Schengen resta la quarantena"


Tutti i nemici di ripresa e coesione europea | Siderweb - La ...

L'Unione europea riapre, dal primo luglio, le sue frontiere esterne a 15 Paesi terzi, con previsto aggiornamento della lista ogni due settimane. I governi dei 27 hanno approvato infatti un elenco di paesi la cui situazione epidemiologica legata al Covid-19 è considerata sufficientemente sicura. La competenza sulla riapertura dei confini resta comunque in mano a ciascuno Stato membro e quella di Bruxelles è solo una indicazione orientativa e non vincolante giuridicamente. L'Italia ha votato a favore, mentre secondo alcune fonti Svezia e Polonia si sarebbero astenute. 

Si tratta di Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Rwanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia, UruguayCina (quest'ultima a condizione di reciprocità). Fuori dall'elenco gli Stati Uniti. Secondo Bruxelles non potranno arrivare in Europa nemmeno i cittadini di Brasile, Russia, India, Turchia e Israele. Il Regno Unito non è stato interessato dalle restrizioni ai viaggi deciso dalla Ue a marzo.

I residenti di Andorra, Monaco, San Marino e Vaticano, secondo la raccomandazione adottata dal Consiglio, sono considerati residenti nell'UE. I criteri per determinare i paesi terzi per i quali l'attuale limitazione di viaggio dovrebbe essere revocata riguardano in particolare la situazione epidemiologica e le misure di contenimento, comprese le distanze fisiche, nonché le considerazioni economiche e sociali. 

Per quanto riguarda la situazione epidemiologica, i paesi terzi elencati dovrebbero soddisfare i seguenti criteri: numero di nuovi casi COVID-19 negli ultimi 14 giorni e per 100.000 abitanti vicini o al di sotto della media UE, tendenza stabile o decrescente di nuovi casi in questo periodo rispetto ai 14 giorni precedenti, risposta globale a COVID-19 tenendo conto delle informazioni disponibili, compresi aspetti quali test, sorveglianza, tracciabilità dei contatti, contenimento, trattamento nonché l'affidabilità delle informazioni. La reciprocità dovrebbe anche essere presa in considerazione regolarmente e caso per caso. 

Per i paesi in cui le restrizioni ai viaggi continuano ad applicarsi, saranno esentati i cittadini dell'UE e loro familiari, residenti nell'UE a lungo termine e loro familiari viaggiatori con una funzione o necessità essenziali. Il Consiglio precisa, infine, che la raccomandazione non è uno strumento giuridicamente vincolante. Le autorità degli Stati membri restano responsabili dell'attuazione del contenuto della raccomandazione. Possono, in piena trasparenza, eliminare solo progressivamente le restrizioni di viaggio verso i paesi elencati. Tuttavia i 27 hanno concordato che uno Stato membro non dovrebbe decidere di revocare le restrizioni di viaggio per i paesi terzi non elencati prima che ciò sia stato deciso in modo coordinato. L'elenco dovrebbe essere rivisto ogni due settimane e può essere aggiornato dal Consiglio, a seconda dei casi, previa stretta consultazione con la Commissione e le agenzie e i servizi dell'UE pertinenti a seguito di una valutazione globale basata sui criteri di cui sopra.    Le restrizioni di viaggio possono essere revocate o reintrodotte in tutto o in parte per un determinato paese terzo già elencato in base ai cambiamenti di alcune condizioni e, di conseguenza, nella valutazione della situazione epidemiologica. Se la situazione in un paese terzo elencato peggiora rapidamente, è necessario applicare un processo decisionale rapido.

Speranza: "Per arrivi extra-Schengen resta la quarantena"

L’Italia sceglie la linea della prudenza e mantiene in vigore l’isolamento fiduciario e la sorveglianza sanitaria per tutti i cittadini provenienti dai Paesi extra Schengen. La misura si applica nel nostro Paese anche ai cittadini dei 14 Paesi individuati dall’Ue nella “lista verde”, da e per i quali ci si può muovere liberamente da domani. È questo il contenuto dell’ordinanza firmata oggi dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Nel testo si aggiunge anche la comprovata ragione di studio ai motivi che consentono l’ingresso nel territorio nazionale. Le altre motivazioni per l’arrivo in Italia sono le comprovate esigenze lavorative, i motivi di salute e l’assoluta urgenza. “La situazione a livello globale resta molto complessa. Dobbiamo evitare che vengano vanificati i sacrifici degli italiani negli ultimi mesi”. Queste le parole del ministro Speranza dopo la firma dell’ordinanza.

  • Pubblicato in Esteri
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