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updated 1:38 PM UTC, Jul 13, 2020

Turbativa d'asta nel trasporto pubblico, indagato il governatore della Toscana Enrico Rossi (Pd). Lui non ci sta: "Accuse infamanti e ridicole". Ma Salvini attacca: "Vergogna, maxi appalto assegnato ai francesi"

Il presidente dem ha ricevuto un avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sulla gara regionale per l'affidamento del trasporto pubblico locale. Sull'appalto, dal valore di 4 miliardi di euro e vinto da Autolinee Toscane, parte del gruppo francese Ratp, la Procura ha aperto un'inchiesta dopo gli esposti presentati dal gruppo uscito sconfitto, il consorzio Mobit. Rossi è indagato, insieme a funzionari regionali dei trasporti e ai membri della commissione aggiudicatrice, per un'intervista rilasciata nel 2015 in cui commentava l'aggiudicazione ad Autolinee Toscane mentre la gara era ancora in corso - (LEGGI TUTTO)


Il governatore toscano Enrico Rossi è indagato a Firenze. Sarebbe turbativa d'asta, l'accusa contestata dalla Procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta per la gara regionale per il trasporto pubblico locale, un bando da 4 miliardi per 11 anni vinto da Autolinee toscane spa, (del gruppo francese Ratp). Il reato sarebbe contestato in relazione a un'intervista rilasciata da Rossi nel novembre del 2015, nella quale commentava l'aggiudicazione ad Autolinee nonostante la gara non fosse ancora terminata. Accuse "infamanti e ridicole. Aspetto il momento giusto per procedere a querelare i calunniatori" scrive Rossi oggi su Fb, facendo riferimento all'esposto "fatto dalla cordata di imprese che ha perso la gara" e che mette "sotto accusa oltre a me, l'intera commissione regionale e i dirigenti del settore mobilità". Con Rossi sono indagate altre sei persone, due funzionari della Regione e quattro componenti della commissione giudicante

La gara per il trasporto pubblico su gomma è stata vinta da Autolinee Toscane (gruppo francese Ratp), battuta Mobit, consorzio di imprese toscane. Con Rossi 7 gli indagati. Le accuse ipotizzate a vario titolo falso, abuso di ufficio, turbativa d'asta, induzione a promettere o dare utilita'. L'avviso di garanzia a Rossi, così la stampa, è stato notificato ieri in vista della consulenza sul materiale sequestrato in Regione e presso At. "A volte, ricevere un avviso di garanzia è segno del fatto che si fanno cose importanti a favore dei cittadini e che si toccano interessi che non vogliono mettersi da parte e accettare gli esiti di gare regolari e trasparenti - scrive Rossi -. Mi era già accaduto per la realizzazione dei quattro nuovi" ospedali". Ora l'esposto della "cordata di imprese che ha perso la gara" per il Tpl, un "ultimo colpo di coda per bloccare le regolari procedure" dopo aver "strumentalmente usato la giustizia amministrativa perdendo regolarmente tutti i ricorsi", l'ultimo, ricorda Rossi, pochi giorni fa quando il Consiglio di Stato non ha sospeso l'affidamento della gara, "facendo così ritardare il contratto con l'impresa vincente e quindi la partenza del servizio". "Per quanto mi riguarda l'accusa è aver rilasciato, il 13 novembre 2015, dichiarazioni sull'esito provvisorio della gara, prima della sua conclusione formale". Ma chi ha fatto l'esposto "nasconde il fatto che la notizia già da un mese era di pubblico dominio" e riportata dalla stampa; "La seduta della commissione per l'apertura delle buste era stata pubblica, come prevede la legge, e quindi tutti erano a conoscenza del risultato". Per Rossi "la cosa più vergognosa e triste di questa vicenda è che con la strumentalizzazione della giustizia amministrativa e ora persino di quella penale si è sviluppato un contenzioso che ha ritardato di almeno 4 anni la partenza del nuovo servizio" di Tpl "provocando un danno alle casse regionale di due milioni di euro per ogni mese e impedendo ai cittadini di beneficiare da anni di un trasporto pubblico locale moderno e con autobus nuovi".

"Vergogna in Regione Toscana, il maxi appalto da 4 miliardi assegnato ai francesi (e già questo grida vendetta) finisce sotto inchiesta, indagato anche il governatore di sinistra. I cittadini toscani meritano di meglio!". Così il leader della Lega Matteo Salvini, commentando, in una nota, l'inchiesta che coinvolge anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, indagato a Firenze per la gara regionale per il tpl.

 

(Fonte: Ansa)

Minacce a Fontana, un dossier in Procura. Intanto l'antiterrorismo indaga sulla scritta dei Carc. Possibile la scorta, ma il presidente non la vuole

Sono decine le minacce che, negli ultimi giorni, sta ricevendo il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana relative alla gestione dell'emergenza sanitaria dettata dal coronavirus. Per la scritta "Fontana assassino" apparsa a Milano, in via Crescenzago, firmata dai Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo) il pm Alberto Nobili, che coordina il pool antiterrorismo, indaga per minacce aggravate e diffamazione. La parola "assassino" non è proprio una minaccia, ma viene ritenuto che la scritta a caratteri cubitali e il suo contenuto abbiano una portata intimidatoria. Fontana, tramite il suo legale Jacopo Pensa, sta raccogliendo tutti gli "avvertimenti" ricevuti soprattutto da singoli sui social, con nomi veri o fasulli, poi valuterà il da farsi. Con ogni probabilità il dossier della difesa confluirà nel fascicolo già aperto in Procura. In caso di allarmi di particolare entità, il pm potrebbe anche avvertire la Prefettura per un'eventuale scorta che, al momento, il presidente non ha intenzione di chiedere.

Minacce di morte a Fontana: chiesta la scorta, la Procura indaga

Voleva compiere una strage l'autista senegalese che ha sequestrato e poi incendiato un bus carico di ragazzini nel Milanese. "Le persone in Africa muoiono per colpa di Salvini e Di Maio". Il ministro dell'Interno: "Voglio vederci chiaro" (VIDEO)

Paura sulla provinciale 415 che collega Pantigliate a San Donato Milanese, in provincia di Milano. Il conducente di un bus delle autolinee padane ha sequestrato il mezzo dove viaggiavano 51 ragazzini e alcuni insegnanti e dopo averli fatti scendere, ha cosparso di liquido infiammabile sedili e corridoio appiccando il fuoco. Tanto spavento ma per fortuna nessun ferito. Il conducente del bus si chiama Ousseynou Sy, ha 47 anni ed è di origini senegalesi. L'uomo ha sequestrato la scolaresca e incendiato il bus per protestare contro le morti nel Mediterraneo. "Vanno fermate le morti nel Mediterraneo, ora da qui non scende nessuno" ha detto l'uomo, che è stato fermato dai carabinieri dopo un inseguimento ed è ora indagato per strage e sequestro di persona. Il procuratore capo, Francesco Greco: "Valutiamo tutte le ipotesi, compresa quella di terrorismo"


Milano, autista blocca bus pieno di studenti e appicca il fuoco. "Urlava: Da qui non esce vivo nessuno"

Momenti di terrore, questa mattina, sulla strada provinciale 415 'Paullese' che collega Pantigliate a San Donato Milanese, in provincia di Milano. L'autista di un bus di linea, un 47enne di origine senegalese ma italiano dal 2004 (aveva sposato una donna italiana e ha due figli di 12 e 18 anni), con alcuni precedenti penali  per guida in stato di ubriachezza e per un caso di violenza sessule, ha sequestrato il mezzo dove viaggiavano insegnanti e ragazzini della scuola media Vailati di Crema (nel Cremonese) e gli ha dato fuoco. Poteva essere una strage, ma i passeggeria  bordo sono stati salvati dal tempestivo intervento dei carabinieri.

L'autobus doveva portare i ragazzini in palestra, ma l'uomo alla guida avrebbe cambiato percorso e, rivolgendosi agli studenti con in mano un coltello, avrebbe detto: "Andiamo a Linate, qui non scende più nessuno". Poi, avrebbe sequestrato i cellulari e avrebbe chiesto ad un'insegnante di legare i polsi a tutti i ragazzini con fascette da elettricista. Uno degli studenti a bordo, però, sarebbe riuscito a nascondere il telefonino e a chiamare i genitori che, a loro volta, hanno avvisato i carabinieri. Lo stesso avrebbe fatto uno dei tre accompagnatori, che ha chiamato il 112. "Aiuto, dice che vuole fare una strage, che vuole andare a Linate e bruciare tutto". Durante la telefonata l'operatore del 112 gli ha consigliato di far abbassare tutti per limitare i danni in caso di incidente e l'uomo al cellulare ha risposto "sono tutti legati"», riferendosi alle cinture di sicurezza.

Immediatamente sono scattati una serie di posti di blocco mentre le pattuglie hanno raggiunto il mezzo. L'autista ha forzato uno sbarramento dei carabinieri, speronando le auto, ma ha perso il controllo: il bus ha rallentato e poi è finito contro il guardrail. A quel punto il 47enne avrebbe cosparso di liquido infiammabile sedili e corridoio appiccando il fuoco.  "Voglio farla finita, vanno fermate le morti nel Mediterraneo", avrebbe detto ancora mentre compiva il suo folle gesto minacciando di uccidersi. Una ragazzina ha raccontato: "Continuava a dire che le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini". I militari sono riusciti a mettere in salvo studenti e professori entrando dalla porta posteriore e rompendo i finestrini.

Autobus incendiato sulla Paullese

Sul posto 11 ambulanze, 4 automediche e un elicottero del 118, oltre ai vigili del fuoco che hanno domato l'incendio. Alle fine il bilancio sanitartio parla di 23 bambini visitati sul posto e radunati in una palestra dell'istituto dell'istituto Margherita Hack di San Donato, in attesa dei genitori e con supporto psicologico; altri 12, più due adulti, sono stati invece portati in ospedale per lievi intossicazioni ma le loro condizioni non destano preoccupazione. Anche l'autista fermato è stato portato in ospedale: è piantonato al Niguarda, avrebbe delle ustioni alle mani. 

Ancora da chiarire i motivi del gesto e l'esatta dinamica di quanto accaduto: gli investigatori stanno osservando le immagini delle telecamere di sorveglianzaposte nella zona dove è passato l'autobus. Sulla Paullese si sono formate code in entrambe le direzioni. L'autista 47enne è indagato per strage e sequestro di persona aggravato dalla minore età delle persone coinvolte. Gli specialisti del Ros stanno passando al setaccio la sua abitazione alla ricerca di elementi in grado di chiarire il movente del gesto. "Valutiamo tutte le ipotesi, compresa quella del terrorismo", ha sottolineato il procuratore di Milano, Francesco Greco, proprio per scandagliare a fondo ogni ipotesi, insieme al pm Luca Poniz di turno oggi, del caso di occuperà anche il pm Alberto Nobili, coordinatore delle indagini sul terrorismo. Di certo, ha chiarito il procuratore di Milano, "poteva essere una strage". Invece "è stato un miracolo" soprattutto per merito dei carabinieri che, secondo Greco, "sono stati eccezionali perché sono riusciti a tirare fuori tutti i bambini dal bus".

Autobus incendiato sulla Paullese

Gli insegnanti della scuola media Vailati di Crema, in allarme per il ritardo che l'autobus con a bordo gli alunni di seconda media stava accumulando per rientrare dalla palestra, hanno chiamato una delle insegnanti a bordo del mezzo e hanno "sentito le voci concitate dei ragazzi". "E in quel momento abbiamo capito che stava succedendo qualcosa", hanno riferito.  I responsabili dell'istituto hanno quindi chiamato subito le forze dell'ordine. Alla scuola Vailati è un via vai di genitori che vengono rassicurati dagli insegnanti. Molti dei genitori hanno raggiunto San Donato per stare accanto ai loro figli. "La scuola domani è aperta - ha spiegato la direttrice didattica Cristina Rabbaglio - poi saranno i genitori a scegliere se mandare i propri figli in considerazione del turbamento che hanno subito. La scuola, per assistere psicologicamente i ragazzi, ha già avviato un percorso con gli esperti delle prefettura di Cremona".

Numerose le reazioni dal mondo politico. Il primo ad intervenire sull'episodio è stato il ministro degll'Interno, Matteo Salvini: "Un senegalese con cittadinanza italiana al volante di uno scuolabus, con precedenti per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale, ha dirottato il mezzo e infine gli ha dato fuoco. È successo in provincia di Milano. L'uomo è stato arrestato. In questo momento le forze dell'ordine stanno perquisendo la sua abitazione. Voglio vederci chiaro: perché una persona con simili precedenti guidava un pullman per il trasporto di ragazzini?''.

Sallusti fu arrestato ingiustamente. La Corte europea per i diritti dell'uomo condanna l'Italia: "Ingerenza della magistratura nella libertà d'espressione. Cagionate sofferenze"

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire il direttore de 'Il Giornale' Alessandro Sallusti per ingiusta detenzione. Sallusti fu arrestato nel novembre del 2012, in seguito alla condanna definitiva per la denuncia per diffamazione e omesso controllo presentata contro di lui dal giudice Giuseppe Cocilovo. La Corte europea ha stabilito che si è trattato di una ingerenza della magistratura nella libertà di espressione e ha condannato lo Stato italiano a risarcire Alessandro Sallusti con dodici mila euro per le “sofferenze cagionate”.

Già nel dicembre del 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva commutato la pena detentiva di Sallusti in una ammenda e invitato il parlamento a modificare le norme e le pene che regolano la diffamazione.

 

(Fonte: Adnkronos)

Morte di Astori, indagati due medici. Ipotizzato l'omicidio colposo: ecco perché

Gli elettrocardiogrammi effettuati dal capitano della Fiorentina per ottenere il certificato di idoneità sportiva avevano evidenziato extrasistoli ventricolari, ma non fu


La Procura di Firenze ha inviato due avvisi di garanzia per la morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina deceduto il 4 marzo scorso. Si tratta di due medici degli ospedali di Firenze e Cagliari, indagati con l'accusa di omicidio colposo per la morte del calciatore. I due medici, che lavorano in strutture pubbliche di Firenze e Cagliari, avrebbero firmato le idoneità all'attività sportive del calciatore nonostante, secondo quanto si è appreso, una serie di esami avessero evidenziato la presenza di extrasistoli ventricolari nel corso delle prove da sforzo a cui era stato sottoposto il calciatore. 

In particolare, nell'ultimo esame, quello del luglio 2017 - scrive la Gazzetta dello Sport - era stata evidenziata una extrasistolia a due morfologie: un piccolo indizio che il cuore di Astori non funzionava come avrebbe dovuto. Per questo, la perizia affidata dalla Procura di Firenze a uno dei massimi esperti in materia, il professor Domenico Corrado dell'Università di Padova, consegnata da oltre un mese al procuratore capo Giuseppe Creazzo, risponde a due delicate domande: Astori doveva essere sottoposto ad esami più approfonditi? Ma, soprattutto, doveva essere fermato? A questo proposito la procura di Firenze ha aperto un'inchiesta che nei prossimi giorni potrebbe arrivare ad una svolta.


Astori è morto mentre si trovava con la sua squadra in un albergo di Udine in attesa della sfida di campionato contro la formazione friulana. Il calciatore non si era presentato a colazione. Quando sono saliti in camera a cercarlo, il 31enne era già morto: sarebbe deceduto per una bradiaritmia, cioè il cuore avrebbe rallentato fino all'arresto cardiaco. Il difensore aveva vestito la maglia del Cagliari dal 2008 al 2014 e poi quella giallorossa nella stagione 2014-2015. Poi la Fiorentina, di cui era diventato capitano.

 
(Fonte: agenzie)
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Blitz e tweet, Spataro contro Salvini: "Operazione messa a rischio". Il ministro a muso duro: "Basta parole a sproposito, se il procuratore è stanco si ritiri"

La procura esegue 15 ordinanze contro la Mafia nigeriana ma il messaggio del vicepremier anticipa la conclusione dell’operazione e manda su tutte le furie il procuratore capo di Torino che tuona: "L'operazione è stata messa a rischio". Il leader leghista però non la manda giù e contrattacca duramente: "Farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca, Se il procuratore capo di Torino è stanco  si ritiri dal lavoro"


Un tweet fa scoppiare un botta e risposta tra Matteo Salvini e il procuratore di Torino, Armando Spataro. La bacchettata di Spataro al vicepremier arriva dopo che il leader del Carroccio ha diffuso via Twitter una notizia in cui si affermava, tra l’altro, che "anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia". 
In una nota, Spataro ha criticato le modalità con cui il ministro dell’Interno ha diffuso la notizia, rischiando di compromettere l’operazione ancora in corso. E per questo ha auspicato che, in futuro, "eviti comunicazioni simili o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso".

In particolare, Spataro ha osservato che "in relazione ai soli fatti di Torino, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione è intervenuta mentre l'operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa. Inoltre - ha precisato - la polizia giudiziaria non ha fermato '15 mafiosi nigeriani' ma sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Dda di questo ufficio, dal gip del Tribunale di Torino". 

"Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestazione della violazione dell'articolo 416 bis c.p. e coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è ancora in corso",ha continuato il procuratore. "La diffusione della notizia - ha detto Spataro - contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato". Quindi, "ci si augura che, per il futuro, il ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata" conclude Spataro, precisando che "allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso".

SALVINI - Immediata la risposta del vicepremier: "Basta parole a sproposito. Inaccettabile dire che il ministro dell'Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti" ha detto Salvini. "Qualcuno - ha aggiunto - farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca". E ancora: "Se il procuratore capo di Torino è stanco - ha proseguito il titolare del Viminale - si ritiri dal lavoro. A Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato". Inoltre, "se il capo della polizia mi scrive alle 7:22 informandomi di operazioni contro mafia e criminalità organizzata, come fa regolarmente, un minuto dopo mi sento libero e onorato di ringraziare e fare i complimenti alle forze dell'ordine" sottolinea Salvini.

SALUZZO - Di parole "sgradevoli e inaccettabili per tono e contenuto" ha parlato il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, commentando all'AdnKronos le dichiarazioni del ministro dell'Interno.

LA REPLICA - Poi, in diretta web, il vicepremier ha aggiunto: Spataro "sbaglia nei modi e sbaglia nei tempi. Si usa il telefono" perché serve "rispetto tra istituzioni". E ancora: "Il mio telefono ce l'hanno centinaia di persone. Se c'è un problema, una telefonata e la cosa si chiarisce". Poi ha parlato anche dell'altro vicepremier: "Luigi Di Maio è vittima di attacchi di ogni tipo, ora basta. Chiedo di giudicare me e Luigi dai fatti".

ERMINI - "Il lavoro serio, puntuale e rischioso che la magistratura porta avanti ogni giorno non può e non deve essere utilizzato per scopi di propaganda" dice il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini, che ha telefonato a Spataro, per esprimergli “apprezzamento per il lavoro che sta svolgendo e pieno riconoscimento per l’alta professionalità e per l’impegno dimostrati in tutti questi anni. Un impegno - ha sottolineato - da grande e leale servitore dello Stato che non può essere in alcun modo messo in discussione da toni sprezzanti".

Intanto i togati del gruppo di Area chiedono al comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura di aprire una pratica a tutela del procuratore Spataro, nei confronti del quale il ministro dell'Interno ha usato "toni di dileggio" ed "espressioni sgradevoli e delegittimanti".

 

(Fonte: Adnkronos)

Fassino dà del "fascista" a Travaglio: "Era iscritto al Fuan". Lui si infuria e lo querela. Se è falso ne ha diritto, ma non dimentichi che anche Paolo Borsellino...

L'ex sindaco di Torino e dirigente Pd attribuisce al direttore del Fatto Quotidiano una militanza giovanile nelle file del Fronte Universitario d'Azione Nazionale, vicino ma autonomo rispetto al Msi. L'affermazione, dice il giornalista, è falsa e passibile di denuncia per diffamazione. La notizia sarà certamente infondata, ma non sarebbe così infamante, soprattutto per Marco che è stato associato a un'organizzazione di cui fece parte il magistrato eroe della lotta alla mafia, oltre a Mario Sossi, giudice che fu rapito dalle Brigate Rosse - (AUDIO)


Risultati immagini per università fuan

Piero Fassino (ex sindaco di Torino e dirigente Pd) accusa il direttore del "Fatto Quotidiano", Marco Travaglio di "venire dal Fuan". Travaglio replica duramente e gli dà appuntamento in tribunale con una "querela per diffamazione".

Lo scontro a distanza nasce negli studi di "Un giorno da Pecora"(Rai Radio 1) dove Fassino era ospite e dove gli sono state rivolte domande sulla vicenda del "Rosatellum bis" e dell'approvazione dopo cinque voti di fiducia. Il conduttore ha fatto riferimento al commento di oggi del direttore del Fatto, dicendo: "...Marco Travaglio ha sostenuto, a riguardo, che voi del Pd o abbiate un progetto alternativo oppure siate deficienti...".

Fassino ha risposto così: "Travaglio viene dal FUAN, io vengo da tutt'altra storia, ognuno sta sulla sua barricata". Sta dicendo - hanno chiesto stupiti i conduttori Giorgio Lauro e Geppi Cucciari- che il direttore del Fatto facesse parte del FUAN? "Si, il fronte universitario fascista, Travaglio viene da lì". Un'accusa forte. E' sicuro di quanto afferma? "Travaglio ha pienamente diritto di farlo, solo che siamo su fronti opposti, non c'è possibilità di confusione".

Ed ecco la replica di Travaglio con annesso l'annuncio di querela:  "Ho appreso oggi da Piero Fassino, fonte notoriamente autorevole, che 'Travaglio viene dal Fuan...dal fronte universitario fascista'. Non lo sapevo, ma nella vita si impara sempre qualcosa. Casomai il Travaglio di cui parlava Fassino fossi io, però, mi correrebbe l'obbligo di comunicare all'ex segretario, ex ministro, ex deputato ed ex sindaco che io non ho mai avuto tessere in vita mia, né tantomeno quella del Fuan, non essendo io mai stato né militante, né simpatizzante né elettore fascista o neofascista o postfascista o parafascista. Comprendo l'imbarazzo di Fassino nel difendere la fiducia imposta dal suo partito sul Rosatellum alla maniera di Benito Mussolini nel 1923 sulla legge Acerbo, ma io non c'entro. Siccome però a nessuno può essere consentito di dare del fascista a chi non lo è mai stato, do appuntamento a Piero Fassino in Tribunale con un'immediata querela per diffamazione".

(Fonte: LaPresse)


Marco Travaglio se non è mai stato iscritto al Fuan ha certamente buon gioco a sbugiardare Piero Fassino e persino, come ha annunciato, a portarlo in Tribunale. Lui, che è dalla parte della legalità e dei magistrati, non dovrebbe però risentirsi più di tanto per l'indebita attribuzione dato che, come si legge su Wikipedia "Ne hanno fatto parte decine di parlamentari... ma anche altri noti personaggi italiani, primo tra tutti Paolo Borsellino (il magistrato rimasto ucciso nella strage di via d'Amelio il 19 luglio 1992 e medaglia d'oro al valor civile), che si iscrisse nel 1959 al "FUAN Fanalino" di Palermo, e ne fu rappresentante degli studenti, e il giudice Mario Sossi, rapito dalle BR".

Siracusa, 1990, Festa del Fronte della Gioventù "Oltre ogni muro" - Da sinistra, Paolo Borsellino, Pippo Tricoli (ex segretario regionale Msi e tra i fondatori di Alleanza Nazionale), Gianni Alemanno (allora segretario nazionale FdG) e Fabio Granata (vicesegretario).

Raggi verso il processo? Il nuovo codice del M5S la salva. Pizzarotti fu sospeso per un avviso di garanzia

Con le vecchie regole la sindaca di Roma, per cui la procura capitolina ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di falso, avrebbe dovuto lasciare l'incarico o il movimento. Ma con la revisione delle norme interne, approvate lo scorso 3 gennaio, è venuto meno l'obbligo di dimissioni


Rinvio a giudizio per falso in atto pubblico. E' quanto ha chiesto la procura di Roma per la sindaca Virginia Raggi per l'accusa di falso in relazione alla nomina di Renato Marra. Sollecitata invece l'archiviazione per l'accusa di abuso d'ufficio per la nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica.

Secondo le vecchie logiche del Movimento 5 Stelle cui la Raggi appartiene, la sindaca avrebbe già dovuto lasciare l'incarico o il partito, tant'è che in passato era bastato un avviso di garanzia per sospendere dal Movimento il sindaco di Parma Federico Pizzarotti o per chiedere le dimissioni di Angelino Alfano. Ma con il nuovo codice di comportamento, approvato dagli elettori lo scorso 3 gennaio, i grillini hanno assunto un atteggiamento decisamente più garantista.

La condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo è considerata dal Movimento "grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva" mentre "la ricezione, da parte del portavoce, di informazioni di garanzia”o di un avviso di conclusione delle indagini non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso".

La sindaca di Roma, nella sua attuale condizione, non ha quindi alcun obbligo di dimissioni ma può scegliere di "autosospendersi a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità".
 
(Fonte: Adnkronos)
  • Pubblicato in Politica
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