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Ora il Brescia sbatte la porta in faccia a Balotelli. SuperMario si presenta al campo, ma non lo fanno entrare: "Adesso dite che non voglio allenarmi..." (VIDEO)

Questa mattina, poco prima delle 9, Mario Balotelli si è presentato al centro di allenamento del Brescia a Torbole Casaglia. L'attaccante però non è potuto entrare perché la società glielo ha impedito. Dopo un colloquio con un dipendete delle Rondinelle SuperMario è tornato a casa e lasciando il centro tecnico si sarebbe lasciato sfuggire questa frase: "Adesso dite che non voglio allenarmi..." - (VIDEO)


Mario Balotelli si è presentato al centro sportivo di Torbole Casaglia, ma il Brescia non lo ha fatto entrare. L'attaccante è stato ...

Un'altra puntata dell'affaire Brescia-Balotelli. Mario si è ripresentato questa mattina al centro sportivo di Torbole Casaglia, ma sul cancello d'ingresso è stato bloccato e rimandato a casa con un giorno di riposo. Il club ha chiesto venerdì scorso la rescissione unilaterale del contratto. Sarà il collegio arbitrale a decidere e nel frattempo Balotelli era a casa in malattia con una diagnosi di gastroenterite acuta.
Ieri sera alle 21.30 - questa la ricostruzione del Brescia - l'attaccante ha inviato alla società una mail nella quale annunciava che oggi sarebbe stato pronto a tornare ad allenarsi (ne ha diritto essendo a tutti gli effetti sotto contratto) nonostante il certificato lo coprisse fino a oggi compreso. Il club solo questa mattina ha letto la mail di Balotelli che quando è arrivato al campo accompagnato dall'amico, si è visto passare un telefono da un membro dello staff della società: dopo un breve colloquio, nel quale gli è stato comunicato di restare a riposo anche oggi perché non c'erano stati i tempi tecnici per organizzare il lavoro per lui, ha fatto dietrofront. A questo punto dovrebbe ripresentarsi domani.

E venne il 3 giugno: via libera agli spostamenti tra regioni. Registrazione obbligatoria per la Sardegna. Controllo febbre per chi sbarca a Roma

Dopo due mesi di lockdown e i primi allentamenti delle misure restrittive, l'Italia entra ufficialmente nella sua nuova fase. Da oggi, infatti, sarà di nuovo possibile spostarsi da una regione all'altra per qualsiasi motivo e non sarà più necessaria un'autocertificazione e validi motivi per farlo. Obbligo di registrazione per chi arriva in Sardegna: è quanto prevede l'ordinanza firmata dal governatore Christian Solinas. Nel Lazio obbligo di misurazione della temperatura per chi arriva da altre regioni in nave e aereo. In caso di allerta, test, poi tampone e isolamento ancora prima dei risultati. Così ha deciso la Regione con l'ordinanza firmata firmata ieri sera dal presidente Nicola Zingaretti. Un atto che, però, non fa menzione delle verifiche sui passeggeri in arrivo alle stazioni Termini e Tiburtina. Per chi si muove in treno ci sarà solo il controllo alla partenza


Fase 2, dal 3 giugno via libera agli spostamenti tra regioni e ...

A quasi tre mesi dall'inizio del lockdown e 33.530 morti cade un altro dei divieti ancora in vigore: si torna a circolare liberamente in tutta Italia "senza condizioni", con i cittadini dell'area Schengen e della Gran Bretagna che potranno venire nel nostro paese senza obbligo di quarantena e senza altre restrizioni che non siano quelle in vigore per tutti: divieto di assembramento, mantenimento della distanza interpersonale e uso della mascherina nei luoghi chiusi. "Oggi sembra una conquista - dice il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia - ma ce l'abbiamo fatta con il sacrificio di tutti e senza dimenticare le vittime e gli operatori sanitari che hanno lavorato in modo incredibile".

La riapertura dei confini regionali non significa però che il virus è sconfitto, come confermano ancora una volta i numeri: a fronte di un incremento giornaliero di 'sole' 55 vittime (il dato più basso dal 2 marzo), sei regioni più la provincia di Bolzano senza morti, meno di 40mila attualmente positivi e 160mila guariti, i contagi tornano a salire. E' vero che il bollettino di ieri scontava i pochi tamponi eseguiti di domenica, ma è altrettanto evidente che l'incremento c'è stato visto che da 178 casi sì è arrivati a 318. Con il nord ovest e la Lombardia che fanno una corsa diversa rispetto al resto d'Italia: 8 regioni (Puglia, Trentino Alto Adige, Umbria, Sardegna, Valle d'Aosta, Calabria, Molise e Basilicata) non hanno nuovi contagiati, altre sette ne hanno meno di dieci mentre Lombardia, Piemonte e Liguria insieme ne hanno 259 su 318, l'81,4% del totale. La Lombardia, da sola, ne ha il 58,8%.

"Da un lato c'è la felicità nel vedere che le nostre città si stanno ripopolando ma dall'altro c'è il senso di responsabilità che noi rappresentanti delle istituzioni dobbiamo avere e chiedere", dice Boccia chiedendo dunque agli italiani di essere ancora attenti, anche perché i costi pagati finora al virus "sono stati altissimi" e non ci si possono permettere errori.
   

Oggi dunque inizia la Fase 3, che sarà ben diversa da quanto l'Italia intera è stata costretta a chiudersi in casa ma che non sarà ancora la normalità che tutti conoscevamo prima del 20 febbraio. Una fase più complessa in cui saranno fondamentali, forse più di prima, i comportamenti e il senso di responsabilità degli italiani. Ci saranno poi una serie di novità che riguardano le stazioni ferroviarie. Con un decreto firmato dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli, da domani diventa obbligatoria la misurazione della febbre per chi viaggia con l'Alta Velocità o con gli intercity: ci saranno degli ingressi dedicati nelle stazioni e, in caso si abbia più di 37,5°C, non sarà consentito l'accesso a bordo del treno.
   

Fondamentale in questa nuova fase sarà anche la capacità dei sistemi sanitari regionali di individuare nel più breve tempo possibile nuovi casi e isolare eventuali nuovi focolai. Ogni Regione potrà agire autonomamente, sempre nel rispetto delle misure decise a livello nazionale, e decidere attraverso quale strumento aumentare o migliorare i controlli. "E' giusto - sottolinea ancora Boccia - che ogni presidente di regione rafforzi i propri sistemi di controllo e di prevenzione sanitaria". C'è chi si è attrezzato con il contact tracing, come il Lazio, chi con una App regionale, come la Sicilia, chi con un questionario e una piattaforma per la registrazione di chi arriva, come la Sardegna. La settimana prossima, inoltre, sarà in funzione 'Immuni', la app per il contact tracing scelta dal governo: dall'8 nelle quattro regioni in cui partirà la sperimentazione (Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia), dopo pochi giorni nel resto d'Italia. "Ho studiato bene come funziona Immuni - dice l'epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force pugliese - e vi consiglio di non scaricarla se non siete interessati a sapere di essere entrati in contatto con un soggetto positivo al Coronavirus, potenzialmente contagioso, e non avete a cuore la vostra salute e quella di chi è vicino. In tutti gli altri casi, usatela". 

Registrazione obbligatoria, e non volontaria, per chi arriva in Sardegna con un questionario che traccia anche gli eventuali spostamenti interni. Il questionario va compilato on line sul sito della Regione prima della partenza, o attraverso la app "Sardegna Sicura" per il tracciamento dei contatti su base volontaria. E' quanto prevede l'ordinanza, firmata ieri a tarda notte, dal governatore Christian Solinas. Una copia della ricevuta della registrazione dovrà essere allegata alla carta d'imbarco e al documento d'identità.

"Quella di oggi è una data molto significativa, da oggi infatti gli italiani potranno muoversi liberamente in tutto il Paese, tra tutte le regioni. Questo è anche un messaggio importante, di rassicurazione, che diamo come Italia al mondo intero. Un Paese che riparte e si appresta a tornare alla normalità. L'apertura totale del Paese ci permette di mostrare agli Stati esteri un'Italia unita e compatta, all'interno della quale è possibile muoversi liberamente". Lo scrive su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Fase 2, a rischio la riapertura tra regioni il 3 giugno. Boccia: "Chi alimenta la movida tradisce i sacrifici di milioni di italiani"

"Non siamo sorpresi per quel è accaduto in questo fine settimana. Ma se è comprensibile e umano, dopo due mesi, uscire di casa, non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani". Lo dice, in un'intervista alla Stampa, il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia


Irpinianews.it | francesco boccia Ultime Notizie - Irpinianews.it

Dopo la possibilità di spostarsi liberamente entro la propria regione senza autocertificazione, gli italiani aspettano di potersi muovere anche tra una regione e l'altra. La data fissata per questo nuovo step è il 3 giugno. Ma perché ciò accada devono essere soddisfatte determinate condizioni.

"Per prendere una decisione si dovrà fare i conti con l'andamento della curva dei contagi con gli indici che vengono ogni giorno prodotti, studiati e riferiti da Roma, noi mandiamo tutti i giorni tanti dati. Io mi auguro che il 3 giugno si possa riaprire tutti quanti, vorrebbe dire che la situazione è sotto controllo e non ci sono situazioni complicate o meno complicate. Io non sono un veggente e quindi non so cosa accadrà da 3 giugno in poi". Lo ha affermato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome intervenuto alla trasmissione 'Agorà' su Rai3.

A frenare in un'intervista a 'La Stampa' Francesco Boccia che avverte: "Per lo 'sblocco' della mobilità tra Regioni, faremo le nostre valutazioni: non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve". E ha aggiunto che "non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani".

Secondo il ministro agli Affari regionali, "era prevedibile, in qualche modo, che dopo due mesi di Paese chiuso, la gente uscisse e si mettesse, non solo metaforicamente, a correre. Basta guardare in questi giorni i bambini, io penso a mia figlia, che corrono all’impazzata, senza una meta, con una gran voglia di libertà, ad abbracciare la natura e si spera presto anche gli amici. Cosa ben diversa sono gli assembramenti di alcune movide". Che fanno correre il rischio di rimandare la fase 3, "tra l’altro coloro che trasgrediscono le regole di convivenza, tradiscono i sacrifici che loro stessi hanno fatto. Per non parlare degli operatori sanitari, o degli italiani che non ci sono più. Che senso ha bruciare tutto per una notte da movida? Sinora abbiamo usato il metodo del buon padre di famiglia, un po’ di bastone e un po’ di carota: ha funzionato. Ma attenti ad un eccessivo allarmismo: stiamo parlando di una minoranza".

Più ottimista era apparso ieri il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: "Non credo che debba esserci in questo momento, e sono sicuro che nei prossimi giorni anche qui la riserva verrà sciolta, il blocco da Regione a Regione. Non vedo dai numeri che abbiamo delle Regioni che hanno dei rischi particolari. Dobbiamo dividere l'Italia in due parti principali, c'è la Lombardia che è un caso a parte, perché li è avvenuto un vero tsunami, e le altre regioni dove il virus non è arrivato e che quindi devono essere preservate da focolai che possono partire e andare, diciamo da sé, contagiando molte persone. Dai dati io mi aspettavo qualcosa di peggio, quindi, a dire il vero sono molto ottimista. Credo che andando avanti così torneremo a una vita normale, con nuove regole, ma verso il normale".

Decreto rilancio; il bonus per lavoratori domestici

Il decreto Rilancio introduce Il bonus per i lavoratori domestici


Un bonus importante e di aiuto a tutti quei lavoratori che rientrando in ufficio non sanno come gestire i propri figli. Con l'Avvocato Giuslavorista Davide Pollastro abbiamo cercato di far chiarezza, su questo bonus che consiste in un'indennità di 500 € per il mese di aprile e 500 € per il mese di maggio. Vediamo come funziona, a chi spetta e come richiederlo.

Fase 2, in attesa di sapere cosa succederà sulle nostre spiagge, le acque italiane risplendono: 12 nuove Bandiere Blu nel 2020, comanda la Liguria che sale a 32

Non sappiamo ancora quando, dove e con quali modalità potremo tornare al mare o al lago, ma sembra che almeno la salute delle acque d'Italia sia in ulteriore miglioramento. Premiati con le Bandiere blu 195 comuni: sul gradino più alto del podio c'è la Liguria, al secondo posto la Toscana (20), terza la Campania (19)


 Tutte confermate le 10 bandiere blu abruzzesi - Rete8

Aumentano quest'anno in Italia le Bandiere Blu, i riconoscimenti ai comuni marinari e lacustri con le acque più pulite e il maggior rispetto dell'ambiente. Sono 195 i Comuni italiani che le hanno ottenute nel 2020, 12 in più rispetto ai 183 dell'anno scorso. I nuovi ingressi sono 12, e non c'è nessuna uscita. Hanno ottenuto il riconoscimento anche 75 approdi turistici. Le Bandiere Blu sono attribuite ogni anno dalla ong internazionale FEE (Foundation for Environmental Education, Fondazione per l'educazione ambientale), basandosi sui prelievi delle Arpa, le agenzie ambientali delle Regioni. Le 12 new entry per i comuni sono Gozzano (Piemonte), Diano Marina (Liguria), Sestri Levante (Liguria), Montignoso (Toscana), Porto Tolle (Veneto), Vico Equense (Campania), Isole Tremiti (Puglia), Melendugno (Puglia), Rocca Imperiale (Calabria), Tropea (Calabria), Siderno (Calabria), Alì Terme (Sicilia). Fra gli approdi arrivano quest'anno Cala Cravieu (Celle Ligure, Liguria), Vecchia Darsena Savona (Savona, Liguria), Cala Gavetta (La Maddalena, Sardegna), Marina Porto Azzurro (Porto Azzurro, Toscana), Porto degli Aragonesi (Casamicciola, Ischia, Campania). Perdono la Bandiera Blu nel 2020 il Porto turistico Marina di Policoro (Policoro, Basilicata) e la Marina del Nettuno (Messina, Sicilia). 

La Liguria sale a 32 località, con due nuovi ingressi, e guida la classifica nazionale. Segue la Toscana con 20 località (un nuovo ingresso). La Campania raggiunge le 19 Bandiere con un nuovo ingresso. Con 15 località seguono le Marche. La Puglia conquista due nuove località e raggiunge 15 Bandiere, mentre la Sardegna riconferma le sue 14 località. Anche la Calabria va a quota 14 con tre nuovi ingressi, mentre l'Abruzzo resta a 10. Il Lazio conferma le 9 bandiere, così come 9 sono quelle del Veneto, che segna un nuovo ingresso. L'Emilia Romagna conferma le sue 7 località, mentre la Sicilia ne guadagna una, passando a 8 Bandiere. La Basilicata conferma le sue 5 località, il Friuli Venezia Giulia conferma le 2 Bandiere dell'anno precedente. Il Molise rimane con 1 Bandiera. Quest'anno aumentano le Bandiere sui laghi, che premiano 18 località. Si registra un nuovo ingresso in Piemonte, che ottiene 4 bandiere. Rimangono invariati il Trentino Alto Adige, con 10 località, e la Lombardia, con 1. I 195 Comuni italiani premiati, per complessive 407 spiagge, corrispondono a circa il 10% delle spiagge premiate a livello mondiale.


RASSEGNA STAMPA

da il Secolo XIX

Aumentano quest'anno in Italia le Bandiere Blu, i riconoscimenti ai comuni marinari e lacustri con le acque più pulite e il maggior rispetto dell'ambiente. Sono 195 i Comuni italiani che le hanno ottenute nel 2020, 12 in più rispetto ai 183 dell'anno scorso. I nuovi ingressi sono 12, e non c'è nessuna uscita. Hanno ottenuto il riconoscimento anche 75 approdi turistici. Le Bandiere Blu sono attribuite ogni anno dalla ong internazionale Fee (Foundation for Environmental Education, Fondazione per l'educazione ambientale), basandosi sui prelievi delle Arpa, le agenzie ambientali delle Regioni.

Le 12 new entry per i comuni sono Gozzano (Piemonte), Diano Marina (Liguria), Sestri Levante (Liguria), Montignoso (Toscana), Porto Tolle (Veneto), Vico Equense (Campania), Isole Tremiti (Puglia), Melendugno (Puglia), Rocca Imperiale (Calabria), Tropea (Calabria), Siderno (Calabria), Alì Terme (Sicilia). Fra gli approdi arrivano quest'anno Cala Cravieu (Celle Ligure, Liguria), Vecchia Darsena Savona (Savona, Liguria), Cala Gavetta (La Maddalena, Sardegna), Marina Porto Azzurro (Porto Azzurro, Toscana), Porto degli Aragonesi (Casamicciola, Ischia, Campania). Perdono la Bandiera Blu nel 2020 il Porto turistico Marina di Policoro (Policoro, Basilicata) e la Marina del Nettuno (Messina, Sicilia).

La Liguria sale a 32 località, con due nuovi ingressi, e guida la classifica nazionale. Segue la Toscana con 20 località (un nuovo ingresso). La Campania raggiunge le 19 Bandiere con un nuovo ingresso. Con 15 località seguono le Marche. La Puglia conquista due nuove località e raggiunge 15 Bandiere, mentre la Sardegna riconferma le sue 14 località. Anche la Calabria va a quota 14 con tre nuovi ingressi, mentre l'Abruzzo resta a 10. Il Lazio conferma le 9 bandiere, così come 9 sono quelle del Veneto, che segna un nuovo ingresso. L'Emilia Romagna conferma le sue 7 località, mentre la Sicilia ne guadagna una, passando a 8 Bandiere. La Basilicata conferma le sue 5 località, il Friuli Venezia Giulia conferma le 2 Bandiere dell'anno precedente. Il Molise rimane con 1 Bandiera.

Quest'anno aumentano le Bandiere sui laghi, che premiano 18 località. Si registra un nuovo ingresso in Piemonte, che ottiene 4 bandiere. Rimangono invariati il Trentino Alto Adige, con 10 località, e la Lombardia, con 1. I 195 Comuni italiani premiati, per complessive 407 spiagge, corrispondono a circa il 10% delle spiagge premiate a livello mondiale.

La Regione Liguria: «Una spinta in più per prepararci alla stagione estiva, nonostante le enormi difficoltà dovute all'epidemia»

Per l'11/mo anno consecutivo la Liguria si conferma al primo posto in Italia per numero di spiagge Bandiera blu. Ne ha ben 32, con due new entry Sestri Levante e Diano Marina. Primo posto anche per gli approdi, che salgono a 14 con l'ingresso di Cala Cravieu a Celle Ligure e Vecchia Darsena a Savona. «Questa è una grande soddisfazione e una spinta in più per prepararci alla stagione estiva, nonostante le enormi difficoltà dovute all'epidemia - ha detto il presidente della Liguria Giovanni Toti - Abbiamo paesaggi che il mondo ci invidia, il turismo è uno dei punti forti della nostra terra e deve essere salvaguardato in tutti modi. Stiamo lavorando per salvare questa stagione estiva, applicando linee guida adatte al nostro territorio che possano permettere a tutti di lavorare e di godere del nostro mare». «Il primato è una conferma della bontà, della bellezza e dell'organizzazione delle nostre spiagge - ha aggiunto l'assessore al turismo Gianni Berrino - Se ne sono aggiunte altre due, segno di un processo virtuoso che va avanti da molto tempo».

Fase 2, Zaia lancia il Veneto: "Dal 18 maggio riapro tutto". Negozi, bar, ristoranti, parrucchieri: cosa succederà

Ieri il Governo ha dato di fatto il via libera alle aperture "guidate" dalle Regioni, "Le istanze delle Regioni sembrano vengano accolte. È una sorta di anticipazione dell'autonomia", è stato il commento a caldo del governatore. E oggi Zaia lo ha ribadito chiaro e tondo: "Intanto bisogna ripartire il 18 maggio, riaprire, poi faremo tutti gli aggiustamenti necessari, ma iniziamo questo viaggio"


BOLLETTINO CORONAVIRUS VENETO 10 MAGGIO/ Video Zaia: +14 morti ...

"Se i presupposti sono questi, io conto di riaprire tutto il 18 maggio. Sembra che il governo possa fare un provvedimento di apertura di base per alcune attività, delegando le Regioni per il resto, e io conto quindi riaprire tutto: negozi, bar, ristoranti, parrucchieri, centri di estetica, palestre e centri sportivi, ovviamente nel rispetto delle regole sanitarie". Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia in un'intervista ad Antenna 3 Veneto. "Si riaprirà secondo linee guida. L'importante, e l'ho detto al presidente del Consiglio, è che queste regole siano chiare, rigorose, ma poche - ha spiegato Zaia- e che non ci inventiamo i box di plexiglass in spiaggia...".

"L'incontro di ieri sera è stato positivo - ha quindi aggiunto Zaia nel consueto punto stampa quotidiano -, nella videoconferenza con il premier Conte e con i ministri Boccia e Speranza è passata la linea che avevo tentato di portare avanti, assieme agli altri governatori: per il 18 maggio il presidente del Consiglio emanerà un Dpcm che stabilità delle aperture o delle possibilità di base e delegherà le Regioni a decisioni sulle aperture come un abito sartoriale".

"Premesso che dovranno essere rispettati tutti i parametri dell'Iss e serve senso di responsabilità, il Veneto vuole riaprire il 18 maggio tutto quello che è possibile: negozi, bar, ristoranti, parrucchieri, barbieri, centri di estetica, palestre, centri sportivi, e quello che riguarda il turismo. Perché bisogna partire", ha tenuto a sottolineare Zaia. "E' urgente però che arrivino le linee guida dall'Inail, e al presidente del Consiglio ho chiesto che sia poche linee guida e soprattutto che siano semplici: il minimo per mettere in sicurezza operatori e clienti", ha spiegato.

Il governatore ha poi illustrato il bollettino della Regione: "I casi di positività al coronavirus in Veneto, dall'inizio dell'emergenza, sono 18.782, 41 in più rispetto a ieri. Le persone in isolamento domiciliare sono 4.713, 300 in meno rispetto a ieri - ha sottolineato Zaia -. I pazienti ricoverati sono 759, di cui 393 sono risultano positivi e 295 negativi. Le persone ricoverate in terapia intensiva sono 71".

"Dall'inizio dell'emergenza - ha quindi ricordato Zaia -, i pazienti dimessi sono 3.033, 42 in più rispetto a ieri. I decessi in ospedale sono 1.272, 1.686 considerando tutte le altre strutture".

Fase 2, i presidenti delle Regioni di centrodestra avvisano il governo: "Certezze o ripartiamo da soli"

I governatori delle regioni Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria, Veneto e il presidente della provincia autonoma di Trento hanno scritto al presidente della Conferenza delle Regioni "sollecitandolo a convocare urgentemente per domani un incontro con il governo al fine di avere assoluta certezza che le linee guida Inail per le riaperture siano disponibili entro mercoledì della prossima settimana e che dal 18 maggio ogni territorio, nel rispetto delle misure per il contenimento della pandemia, possa consentire la ripartenza delle attività economiche. Una prospettiva che, qualora fosse disattesa, porterà le scriventi Regioni ad agire autonomamente". Lo si legge in una nota firmata da 10 presidenti di regioni governate dal centro destra e dal presidente della provincia di Trento


Zaia, Fontana e Fedriga i più graditi: il centrodestra domina le ...

Lunedì sarà convocato il confronto tra Governo e Conferenza delle Regioni per avere chiarezza sull'ipotesi di riaperture dal 18 maggio. Lo annuncia il presidente Stefano Bonaccini, spiegando di averlo condiviso con il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, dopo aver ricevuto "da tanti presidenti di Regione la richiesta di avere certezza che dal 18 maggio possano riaprire gli esercizi e le attività commerciali oggi chiuse, ovviamente sulla base dell'andamento epidemiologico e il rispetto di protocolli di sicurezza condivisi". 

"Condividendo lo spirito della richiesta e la necessità di avere chiarezza, anche per poter dare per tempo le dovute informazioni, ho condiviso con il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia che già domani sarà convocato confronto fra Governo e Conferenza delle Regioni", dice Bonaccini.

I governatori di Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria, Veneto e il presidente della Provincia autonoma di Trento hanno scritto al Presidente della Conferenza delle Regioni sollecitandolo "a convocare urgentemente per domani un incontro con il Governo al fine di avere assoluta certezza che le linee Inail per le riaperture siano disponibili entro mercoledì e che dal 18 maggio ogni territorio possa consentire la ripartenza. Una prospettiva che, qualora fosse disattesa, porterà ad agire autonomamente".

"Il Governo chiarisca subito questa partita" della riapertura. Lo chiede con forza il presidente del Veneto, Luca Zaia, che affida al presidente Stefano Bonaccini le istanze da sottoporre "domani al ministro Boccia. Da lì - precisa - verremo fuori con una soluzione. C'è la convergenza con molti colleghi, se non la quasi totalità, di procedere". Per Zaia il primo giugno è troppo tardi: "il punto di caduta sia il 18 maggio".

"Dal 18 ci sarà una nuova fase, che porterà a una differenziazione territoriale", dice il ministro Francesco Boccia al Tg2. "Noi stiamo lavorando per far ripartire questa differenziazione territoriale dal 18 maggio - aggiunge -: potranno riaprire gran parte delle attività economiche", ma "non possiamo far ripartire attività senza protocolli di sicurezza".

"Ho sentito questa mattina il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia. Stiamo lavorando con tutti i governatori affinché dal 18 maggio il Paese possa davvero ripartire. Da quella data infatti riapriranno tutti i negozi, parrucchieri ed estetisti, bar e ristoranti e tutto il resto. Il Ministro mi ha confermato che è intenzione del Governo dare da quel momento piena autonomia ai territori circa le proprie scelte, ovviamente seguendo con attenzioni i dati dell'epidemia, per fortuna in costante calo". Lo scrive il presidente della Liguria Giovanni Toti su Fb. Pertanto oggi dirameremo un'ordinanza che consentirà a tutti di prepararsi al meglio per le aperture del 18 e lavoreremo per garantire la ripresa piena dell'economia insieme alla sicurezza dei lavoratori, auspicando che vengano diramate al più presto le linee guida dell'Inail e che contengano regole attuabili, perché i 4 metri lineari tra i tavoli dei ristoranti che qualcuno ha anticipato come indiscrezione sarebbero inapplicabili per la maggior parte degli esercizi".

Non c'è stato il boom di denunce nel primo sabato della Fase 2. Secondo i dati del Viminale, i trasgressori sanzionati dalle forze dell'ordine ieri sono stati 2.112: 2.081 per mancato rispetto dei divieti di spostamento, 21 per false attestazioni, 10 per violata quarantena. Ieri i denunciati erano stati 1.996. I cittadini controllati sono stati 162.299. Monitorati anche 53.643 esercizi commerciali: 178 titolari sono stati sanzionati, per 20 attività è stata disposta la chiusura.

 

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Coronavirus, le Regioni chiedono al governo il via libera al commercio dall'11 maggio. Il ministro Boccia: "Differenziazioni possibili dal 18"

”Le Regioni al Governo: da lunedì 11 maggio via libera al commercio e dal 18 maggio, scadenza del dpcm, poteri alle Regioni per tutte le riaperture”. Lo ha scritto il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti su Twitter al termine della conferenza delle Regioni. Analoga posizione è stata ribadita da Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia. Condividono anche Piemonte e Veneto. La palla all'esecutivo


Coronavirus, Fase 2, Regioni a Governo: via libera al commercio dall'11 maggio

Dall'11 maggio esame dei dati del monitoraggio del ministero della Salute sul contagio da Covid 19 e in base a quelli dal 18 maggio possibili differenziazioni regionali nelle riaperture, anche in base alle linee guida dell'Inail. E' la linea ribadita dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia nella videonconferenza in corso con i governatori, secondo quanto si apprende.  In precedenza la richiesta delle regioni di riaprire dall'11 maggio  era stata anticipata alla stampa dal governatore della Liguria Giovanni Toti. "Poco fa la conferenza delle Regioni all'unanimità ha approvato un documento che chiede che fin da lunedì 11 maggio si possa riaprire il commercio al dettaglio e che dal 17 quando scadrà il dpcm firmato il 26 aprile scorso questa norma decada e venga totalmente attribuito alle regioni la responsabilità di elaborare un calendario completo di riaperture sin dal 18 maggio",  aveva dettoToti.

"Se le nostre richieste non dovessero essere accolte- aggiunge Toti in un punto stampa sulle misure economiche fin qui attivate dalla Liguria- riterremmo lese le prerogative delle Regioni. D'altra parte, è quanto deciso stamattina dalla cancelliera Angela Merkel in Germania". La richiesta del Friuli Venezia Giulia al Governo di permettere l'apertura delle attività di commercio al dettaglio già il prossimo 11 maggio è stata ribadita dal governatore Massimiliano Fedriga anche alla Conferenza delle Regioni, che ha unanimemente convenuto su questa necessità e sull'istanza che dal 18 maggio sia data possibilità alle Regioni di disporre delle restanti aperture con proprie ordinanze. "Trovo molto difficile giustificare - ha osservato Fedriga - la scelta del Governo di permettere l'apertura ad aziende con 3mila dipendenti e imporre la chiusura a un negozio di borsette. Così si va a infierire su categorie piccole che chiedono di aprire per mantenere la famiglia".

Oltre all'anticipo dell'apertura per il commercio al dettaglio e la possibilità, con proprie ordinanze, di disporre le ulteriori aperture dal 18 maggio, Fedriga ha ribadito la necessità che dal Governo giunga una puntuale programmazione: "Se è vero che Conte ha fatto intendere una possibilità di apertura, questa è stata ancora una volta confusa". "Non abbiamo certezza sull'evoluzione di un possibile aumento contagi, ma questo - ha proseguito Fedriga - non sarà certo determinato dall'apertura del negozio di borsette: temo molto di più il possibile mancato rispetto delle regole di distanziamento, laddove ci sono migliaia di lavoratori gomito a gomito. Gli esercenti sono pronti, hanno già i protocolli di comportamento siglati dalle sigle di categoria e si sono attrezzati per garantire la massima sicurezza".

La Regione Piemonte ha condiviso il documento con cui le Regioni chiedono di poter riaprire il commercio al dettaglio fin da lunedì 11 maggio, ma si è riservata la possibilità di valutare le scelte in base a quello che sarà l'andamento del contagio in questa prima fase della ripartenza. Nel corso della conferenza delle Regioni, secondo quanto si apprende, il Piemonte ha fatto notare che "l'Italia ha aree con situazioni diverse" e che quindi le scelte dovranno essere adottate in base "all'andamento del contagio".

 "Il Veneto è pronto a aprire tutto e subito", aveva annunciato il presidente della Regione Luca Zaia oggi nel punto stampa, prima della conferenza Stato-Regioni. 

 
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