Salvini-Renzi, il duello show da Vespa tra i due Mattei fa il botto. Il leader leghista: "2-0 per me e palla al centro". L'ex premier: "No, è finita come Milan-Fiorentina". Il confronto tra i due maestri della politica pop-social

Record storico su Rai1 per la puntata di "Porta a Porta" che ospitava il confronto tra Matteo Renzi e Matteo Salvini: il programma di Bruno Vespa, trasmesso in seconda serata, è stato visto da 3.808.000 spettatori con il 25.4% di share. Il faccia a faccia, iniziato subito senza esclusioni di colpi tra i due leader, ha avuto un largo seguito anche sui social. Tutti i momenti più caldi


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Avvio esplosivo per il tanto atteso duello tv a 'Porta a Porta' su Rai1 tra Matteo Renzi Matteo Salvini. Il confronto inizia subito senza esclusioni di colpi. I due leader non si lesinano attacchi ma c'è spazio anche per qualche battuta. "Sono 13 anni che due leader non si confrontano qui, furono Prodi e Berlusconi - ricorda Bruno Vespa introducendo i suoi ospiti - Vi ringrazio per la vostra presenza". E sono subito scintille.

"Renzi in maniera geniale si è inventato un governo sotto il fungo - dice Salvini - Il governo è nato per non fare votare gli italiani, dopo le europee era tutto un no, continuo. No addirittura alle olimpiadi". La crisi? "Il colpo di sole del Papeete che ha preso il collega Salvini è evidente che lo fa rosicare ancora - attacca Renzi - Non è mai accaduto che ci fosse una crisi in questo modo. Salvini dice 'non vi vogliono far votare': quando si vota lo decide la Costituzione non il menu di un beach club a Milano Marittima".
 

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RENZI - Il leader di Italia Viva ricostruisce quanto accaduto da agosto ad oggi. "Salvini ha fatto una cosa senza capo né coda. Voleva portare il Paese al voto, ci ha spiegato che dovevamo alzare le terga e andare in Parlamento. Ci siamo andati e lo abbiamo messo in minoranza" scandisce Renzi, che spiega: "Io non volevo fare l'accordo con 5 stelle ma siccome che c’era di mezzo l'interesse del Paese, allora lo abbiamo fatto. Per tre motivi: il primo abbassare lo spread, secondo non aumentare l'Iva e terzo per tornare protagonisti in Europa. Non si fa la guerra a Francia e Germania per un like in più".

In breve arriva l'affondo all'ex ministro dell'Interno: "Io mai mi permetterei di giudicare le ferie di Salvini. Avrebbe fatto migliore figura se a fine luglio quando era in ferie a Milano Marittima non si fosse messo in missione al Senato...". Parole che provocano la reazione del leader del Carroccio che cerca di ribattere. "Lei non conosce la buona educazione, perché io l'ho fatta parlare senza interrompere", incalza Renzi. Che rincara rivolgendosi direttamente al suo avversario: "Stare in spiaggia col figlio è legittimo, ma se sei un ministro non stai in piazza, stai nelle istituzioni. Conosci tutte le sagre del Paese, stai sempre a mangiare, hai uno stomaco d'amianto. Allora fai il presidente della pro loco...". E ancora: "Salvini promette tutto a tutti ma non ha mai portato a casa niente e sono 27 anni che fa politica".

Il confronto si fa durissimo. "Il governo Conte-Salvini ha messo due miliardi sulle forze dell'ordine. I governi Renzi-Gentiloni ne hanno messi sei", rivendica Renzi. E a Salvini che dice che il governo vuole tassare merendine e badanti, ribatte: "Mi dice dove sta scritto? Perché così lei non fa che aumentare le paure dei cittadini. Allora, parliamo di numeri e fatti: Salvini racconta cose che sono palesemente false", "è un mentitore, abbindola le persone raccontando balle" insiste l'ex premier accusando il leader del Carroccio di raccontare bugie a partire dal tema migranti. A 'Porta a Porta' Renzi mostra anche una foto con Salvini che regge il cartello 'no euro': "Lei si è candidato con queste parole d'ordine. Se ha cambiato idea, mi fa piacere, vorrebbe dire che vince il Nobel per l'intelligenza". Quanto al presidente del Consiglio, a Vespa che gli chiede se voglia 'fare la festa' a Giuseppe Conte, il leader di Italia Viva risponde: "Non è vero".

SALVINI - Salvini rivendica i risultati ottenuti e rimarca la distanza con l'interlocutore: "Io adoro i comuni, le sagre, è vero, ma o gli italiani sono cretini, visto che mangio come un bufalo, non vado alle riunioni europee, oppure qualcosa di buono si è fatto, se lui ha il 4% e io il 33%". Poi, riferendosi al governo giallorosso: "Possiamo fare qualcosa di utile insieme? Sì, se presentano cose utili io le voto, ma la tassa sui pannolini, sulle merendine...". Replicando alle misure che l'ex premier Renzi ha indicato come risultati del suo governo, Salvini ironizza: "E' un genio incompreso, ha fatto tutto e gli italiani non se ne sono accorti, ha portato pure la pace nel mondo".

Immancabile il riferimento alle imminenti regionali con un pronostico: "In Umbria prenderanno una botta che se la ricorderanno per i prossimi 50 anni. Il M5S ha prima denunciato quelli del Pd, che hanno arrestato e poi si sono alleati con loro". Lo scontro si infiamma sui migranti. "Io non raccolgo i cadaveri? Pessimo gusto" dice l'ex titolare del Viminale in risposta all'ex premier. "Numeri: morti e dispersi nel Mediterraneo più che dimezzati, quando c'era lei siamo arrivati a 5mila morti, 800 quando c'eravamo noi". "Vi sistemate la coscienza, con il multirazziale, poi arriva Richard Gere. Mi tengo l'etichetta del brutto e cattivo, ma penso di aver fatto opera cristiana". "L'immigrazione bella è quella dei 5 milioni che hanno i documenti, non quella degli scafisti", scandisce Salvini.

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Tema del contendere anche i numeri di nuovi occupati dopo quota 100. "Lo vedo nervosetto..." afferma Salvini rivolto a Renzi per il quale i meriti delle nuove occupazioni sono della legge Madia che ha riformato la Pa. Il leader della Lega replica: "La Madia non ha assunto nessuno". Renzi insorge, si scalda, chiedendo a Vespa di non bacchettare lui, che lo invita alla calma. E poi arriva Salvini che chiosa: "Lo vedo nervosetto". Altro tema caldo i fondi della Lega. "I 49 milioni? Sono vicende del passato, ma se qualcuno ha sbagliato dieci anni fa ora stiamo pagando. Dove sono finiti i soldi della Lega? Io non li ho visti", taglia corto Salvini, mentre Renzi lo incalza, chiedendo di "fare chiarezza su una sentenza ormai passata in giudicato. Bossi e Maroni dicono che li ha presi lei. Ha utilizzato o no i 49 milioni per comprare pubblicità su Facebook, per alimentare la Bestia? Li ha usati o no quei soldi".

Nel corso della trasmissione il leader del Carroccio rimanda all'appuntamento di sabato prossimo, quando la Lega sarà in piazza a Roma. "C'è una emergenza rifiuti a Roma e in Campania, dove governano M5S e Pd, mentre in Veneto e Lombardia si riciclano i rifiuti - scandisce mostrando un grafico - Saremo a San Giovanni sabato alle tre, raccoglieremo le firme contro Raggi, per il sistema maggioritario e per l'elezione diretta del capo dello Stato". E' sulla sindaca di Roma che i due leader trovano un punto d'accordo, l'unico: "Spero che la Raggi si dimetta domattina - dice Renzi - Se c'è una persona che ha fallito come sindaco è la Raggi".

Al termine di 'Porta a Porta' Salvini osserva: "E' stato un confronto civile. Chi ha vinto? Non chiedetelo a me che sono parte in causa" risponde il leader della Lega. "Il prossimo confronto? Ma con 'Giuseppi' dove vuole, quando vuole, sulla rete che vuole".

I SUPPLEMENTARI SOCIAL - Ma la sfida tra Renzi e Salvini continua via social. "Con tutta l'umiltà del mondo - twitta Salvini - visto che spetterà a voi giudicare, diverse persone, che hanno assistito al confronto fra me e Renzi, hanno commentato '2 a 0 per Salvini e palla al centro'. Ora aspetto un bel confronto col signor Conte". Ribatte Renzi: "Pensa un po': a me invece dicono che è finita come Milan-Fiorentina di quest'anno a San Siro. Lascia giudicare a chi la vedrà #RenziSalvini #ItaliaViva".

 

(Fonte: Adnkronos)

De Magistris e il sogno del Grande Sud: "Entro l'anno referendum per l'autonomia totale di Napoli. Finita la pacchia per i politici antimeridionali"

Il sindaco lancia una sfida senza precedenti per la sua città annunciando una consultazione che mira a dare più risorse economiche e meno vincoli al capoluogo campano. Poi si lancia in un durissimo attacco al governo ("Il più nero della Repubblica, altro che giallo verde") e a Matteo Salvini: "Sconfiggeremo chi ha fondato la sua fortuna sull'odio e sul razzismo" - (LEGGI TUTTO)


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"Faremo, entro quest’anno, un referendum per la totale autonomia della Città di Napoli". Ad annunciarlo è il sindaco Luigi De Magistris sul suo profilo Facebook. "Avremo così più risorse economiche, meno vincoli finanziari, più ricchezza, più sviluppo, meno disuguaglianze - sottolinea - Successivamente proveremo a realizzare, se lo vorranno anche le altre popolazioni del Sud, un referendum per l’autonomia differenziata dell’intero mezzogiorno d’Italia".

"Altro che zavorra del Paese - sottolinea il primo cittadino partenopeo - dimostreremo con orgoglio e passione, che siamo e saremo, con le nostre risorse umane e territoriali, il motore per un’Italia più coesa, più giusta e con minori disuguaglianze. Noi non siamo contro i popoli della Lombardia e del Veneto che hanno votato per l’autonomia. Siamo anche noi per l’autonomia. Noi siamo per sconfiggere quei politici che hanno fondato la loro fortuna personale sull’odio e sul razzismo: quelli che hanno disprezzo per i meridionali (come Salvini ed il Ministro dell’ignoranza), quelli che hanno oltraggiato ed ostacolato i lavoratori meridionali al Nord, quelli che dicevano di non affittare ai terroni, quelli che offendendo si arricchiscono grazie a noi meridionali. Quelli che oggi se la pigliano non più solo con i meridionali ma con gli stranieri dalla pelle nera".

E continua: "È finita la pacchia per voi politici antimeridionali. Sentirete sul collo il fiato della riscossa dei Sud. Noi al Sud dopo anni di ingiustizie, discriminazioni, depredazioni e saccheggi delle nostre risorse - umane, naturali e materiali - ci stiamo riscattando raggiungendo risultati incredibili ed abbiamo tutto da guadagnare con l’autonomia totale. Autonomia per un’Italia unita, non contro come fate voi. Del resto Napoli è stata nella Storia Capitale e Repubblica. Siamo pronti per l’attacco! Da noi, vinta la sfida, regnerà l’umanità, la giustizia sociale, la felicità. Voi governate con il rancore, noi governeremo con la fratellanza". Secondo De Magistris "il Governo più nero - altro che giallo-verde - della Repubblica sarà travolto dalla ribellione pacifica per le autonomie del sole che i popoli del mezzogiorno guideranno, in prima linea, per un’Italia unita e coesa che valorizza tutte le autonomie e le differenze. Costruiremo con i popoli e con il diritto l’Italia dei popoli e delle città, dei territori e dei beni comuni, contro l’Italia dei politicanti, degli affaristi, dei corrotti e dei mafiosi".

 

(Fonte: Adnkronos)

Incredibile: il marito di Cécile Kyenge si candida con la Lega: "Sono persone perbene. Salvini non è disumano"

Domenico Grispino, sposato con l'ex ministro ed eurodeputata Pd di origini africane, che col Carroccio ha avuto scontri durissimi, sarà nella lista salviniana a Castelfranco Emilia: "Con mia moglie non parlo mai di di queste cose. Gli immigrati? Sono favorevole allo slogan 'aiutiamoli a casa loro'" 


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"Ho firmato per Salvini ai banchetti della Lega, entrerò in lista alle comunali di Castelfranco Emilia, sono persone perbene quelli della Lega". Così Domenico Grispino, marito dell'eurodeputata del Pd Cecile Kyenge, a La Zanzara su Radio 24. "Ci sono le elezioni comunali - dice - e metto a disposizione della Lega quello che so, e mie competenze". Hai firmato contro il processo a Salvini sul caso Diciotti?: "Sì, finirà nel nulla, se uno prende una linea poi non può cambiare, è evidente che Salvini lo fa per svegliare l’Europa. Sta facendo bene".

"Mia moglie? Io penso per me, ognuno pensa per sé, con mia moglie non parlo mai di queste cose". "Sono a favore dello slogan 'aiutiamoli a casa loro' - dice il marito dell’ex ministro - e bisogna creare dei punti strategici in Africa di attrazione delle persone. Ma mica con cattiveria. Salvini non è disumano, penso che sia una macchina da guerra per avere consensi. Poi ci sono altri personaggi a cui sono più vicino, come Giorgetti. Alle Europee non voterò Pd, per il partito di mia moglie. Le persone che ho conosciuto a Castelfranco sono molto in sintonia con me e tutt'altro che aggressive".

 

(Fonte: Adnkronos)

Il sindaco di Bolzano (centrosinistra-Svp) esce dal coro dei ribelli: "Il Decreto Salvini va applicato, è legge dello Stato"

Il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, che guida una giunta centrosinistra-Svp, evidenzia come il "Decreto Salvini" promulgato dal Capo dello Stato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sia "a tutti gli effetti, legge dello Stato e come tale vada applicato dai sindaci, non nella loro veste di responsabili dell'amministrazione comunale, ma come ufficiali di governo, dovere al quale gli stessi sindaci, non possono sottrarsi". "Altro è il giudizio politico condivisibile o meno, così come ad altri toccherà eventualmente sollevare la questione di incostituzionalità del decreto che dovrà essere vagliata dalla Suprema Corte". Non spetta dunque ai sindaci valutare le singole norme, bensì farle rispettare a prescindere dalla loro condivisione, a meno che, aggiunge Caramaschi "non si voglia scardinare lo stato di diritto della Repubblica Italiana".

 

(Fonte: Ansa)

Renzi gela l'irritato Minniti: "Non mi occupo del congresso Pd". Partito nel caos. Zingaretti duro: "Gioco macabro". Calenda ironico: "Bello. Altre idee?" (VIDEO)

Sono ore decisive nel Partito democratico per capire se l'ex ministro dell'Interno si ritirerà o meno dalla corsa alla segreteria. La scelta di convergere su di lui era stata avallata proprio dallo stesso ex premier che però ha detto chiaramente di non essere coinvolto nel dibattito congressuale. Secondo alcuni il segnale che vada ormai verso la creazione di un suo soggetto politico - (VIDEO)


Sale la tensione all'interno del Pd in vista del 12 dicembre, termine ultimo per la presentazione delle candidature al congresso. Con Matteo Renzi che torna a confermare il suo disimpegno rispetto alla partita in corso per il rinnovo della leadership. E Nicola Zingaretti che attacca a testa bassa: "Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd, giocando a un gioco macabro".  
 
I dubbi espressi in queste ore da Marco Minniti, infastidito per lo scarso sostegno dei renziani e per le voci che danno l'ex segretario sul punto di formare un movimento tutto suo, rischiano di cambiare i connotati di una sfida finora apertissima. L'ex ministro dell'Interno è infatti sempre più tentato di dire addio alle primarie. Un ritiro frutto anche di una telefonata tutt'altro che conciliante fra Renzi e lo stesso Minniti, durante la quale quest'ultimo avrebbe chiesto chiarimenti sul progetto dei comitati civici inaugurati all'ultima Leopolda, ricevendo in risposta solo qualche parola vaga rispetto a una possibile scissione.

Una freddezza ribadita in mattinata. "Minniti irritato? Come sapete non mi occupo del congresso Pd", taglia corto l'ex premier a margine di un incontro con gli europarlamentari a Bruxelles. Chiudendo ogni discussione sul punto. 

Durissimo Zingaretti. "Per il Pd sono preoccupato e allarmato. Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd e stia giocando a un gioco macabro. Non dobbiamo permetterlo", avverte il governatore del Lazio. "Il Pd va cambiato, non picconato con le furbizie. Distruggerlo ora o puntare a dividere credo sia un immenso regalo al M5s e Salvini". E' netto il candidato alla segreteria dem: "Le difficoltà del governo devono portare a essere più seri e responsabili. Vedo masse immense di persone che vogliono combattere: non si può sputare in faccia alle speranze, alle ansie, alle passioni di milioni di persone che vogliono voltare pagina. Siamo dentro a un congresso che ha questo obiettivo. Io farò di tutto per cambiare, allargare, rilanciare il Pd e farne il perno dell'alternativa - ha concluso - Non vorrei che proprio perché questo sta avvenendo qualcuno possa averne paura".

In subbuglio il mondo renziano, spiazzato dalla virata di Minniti verso il ritiro che lascerebbe quell'area senza candidato. E infatti: "Se nella giornata di oggi non ci sono fatti espliciti e conclusivi, da domani servirà ragionare su un nuovo assetto del congresso", lancia l'aut aut Antonello Giacomelli, deputato vicino a Luca Lotti e tra i sostenitori dell'ex titolare del Viminale. "Ribadisco ancora una volta che siamo pronti a sostenere Marco Minniti con convinzione, partendo da una comune scommessa sul Pd, sul suo ruolo e sulle sue prospettive", incalza l'esponente dem, "quello che però non possiamo fare è trascinare una situazione indefinita fino alle ore a ridosso della scadenza per la presentazione delle candidature".

Nel frattempo il segretario uscente Maurizio Martina - presentando la sua mozione al circolo romano di San Giovanni insieme a Matteo Richetti, Debora Serracchiani e Tommaso Nannicini - ribadisce la linea già illustrata al momento della sua candidatura: "Noi siamo una squadra, lavoriamo per unire il Pd, non per dividere. Non torniamo indietro, guardiamo avanti. Serve un Pd nuovo, una scommessa di cambiamento".

 

(repubblica.it)

 

Primarie Pd, vincono gli ortodossi congressuali. Nessun anticipo o snellimento: voto il 3 marzo. Richetti rinuncia, restano in sette, una sola donna

Le primarie del Pd si terranno il 3 marzo. Lo ha deciso la direzione del partito che ha approvato il regolamento congressuale. Il 12 dicembre scadrà il termine per la presentazione della candidature e il 2 febbraio si terrà la convenzione nazionale. Quindi nessuna anticipazione dei gazebo, né altre novità. Sette i candidati: Nicola Zingaretti, Francesco Boccia, Dario Corallo, Cesare Damiano, Marco Minniti, Maurizio Martina e Maria Saladino, finora l'unica candidata donna


Si terranno domenica 3 marzo le primarie del Pd. La Direzione del Partito democratico ha approvato il regolamento per il congresso che fissa, tra gli altri punti, anche la data in cui verrà scelto il segretario. Al Nazareno non ci sono stati voti contrari ma 4 astenuti.

Mancano invece una quindicina di giorni per l'ufficialità dei candidati in campo. Il termine ultimo per le candidature scade il 12 dicembre. Da lì in poi si entra nel vivo e c'è chi, come Marco Minniti, sta preparando proprio per quei giorni un evento in cui presenterà la propria piattaforma congressuale. Ieri si è ridotto il numero degli sfidanti, con il ritiro di Matteo Richetti, che sosterrà Maurizio Martina in un ticket "per unire", come lo ha definito l'ex segretario dem. Al momento, sono 7 i candidati al congresso: Nicola Zingaretti, Francesco Boccia, Dario Corallo, Cesare Damiano, Marco Minniti, Maurizio Martina e Maria Saladino, finora l'unica candidata donna.

Oggi la Direzione ha stabilito il seguente calendario operativo: dal 7 al 27 gennaio si svolgeranno le votazioni nei circoli da parte dei soli iscritti, per selezionare i tre candidati che accedono alle primarie. Il 2 febbraio si svolgerà la Convenzione nazionale e il 3 marzo le primarie aperte. I vecchi iscritti potranno confermare il tesseramento al momento di votare al circolo, mentre per i nuovi verrà attivato il tesseramento online fino al 20 dicembre.

 

(Fonte: Adnkronos)

Il caso dei terribili tramezzini serviti nelle scuole da Milano Ristorazione, il sindaco Sala: "Inaccettabile". La voce di un bambino molto tollerante: "Buoni, ma non li voglio mangiare più" (VIDEO)

A causa di assemblee sindacali dei lavoratori di Milano Ristorazione ai bambini delle scuole milanesi, lunedì 12 e martedì 13 novembre, sono stati serviti tramezzini al posto del solito pasto in mensa, di scarsa qualità secondo i genitori che hanno protestato con l'amministrazione. Il sindaco Giuseppe Sala si è scusato per il comportamento tenuto dalla partecipata del Comune che gestisce le mense scolastiche della città. L'azienda da parte sua ha riconosciuto di aver reso un servizio non all'altezza, giustificandolo con il poco tempo avuto a disposizione. Per sdrammatizzare abbiamo raccolto la testimonianza di un piccolo di prima elementare. Meno male che ci sono loro...

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