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updated 2:14 PM UTC, Oct 22, 2019

Alto Adige, Rampelli (Fratelli d'Italia) durissimo: "Disegno di pulizia etnica e linguistica degli austriaci"

E' scontro dopo la decisione assunta dal Consiglio provinciale di Bolzano di cancellare l’espressione "altoatesino" e "Alto Adige" dalla legge relativa alle "Disposizioni per l'adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea". Il vicepresidente della Camera, esponente del partito di Giorgia Meloni, all'attacco con post su Facebook: "Sono dei prepotenti, Evidentemente siamo stati troppo generosi. Ora basta, la misura è colma". Ecco cosa può succedere


Consapevolmente Alto Adige

"Gli austriaci perseguono ancora il disegno della pulizia etnica e linguistica. Ora basta. L'Italia non può più accettare le prepotenze dei tedeschi dell'Alto Adige. La misura è colma". Lo scrive il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli sulla sua bacheca Facebook.

"L'elevatissimo tenore sociale raggiunto dai sedicenti sudtirolesi - sottolinea l'esponente FdI - è dovuto ai finanziamenti dello Stato, cioè ai soldi versati da tutti i cittadini italiani e trasferiti in abbondanza a Bolzano e nella sua provincia, al turismo, italiano per il 90% del totale, al consumo di prodotti locali distribuiti nel mercato italiano, alla costosa tutela della salute gentilmente pagata dall'Italia, esattamente come le forze dell'ordine, la forestale, le forze armate, gli uffici postali, le infrastrutture. Inutile ricordare assurde decisioni subite supinamente dai governi centrali che prevedono che un cittadino italiano che si trasferisce a Bolzano non abbia diritto di voto o le norme che di fatto escludono gli imprenditori italiani dalle agevolazioni o la guerra frontale alla lingua italiana con tanto di rimozione di cartelli bilingue sui percorsi montani".

"Se vogliono mettere in discussione l'esito del primo conflitto mondiale tirassero fuori le palle e ci dichiarassero guerra. Il nostro percorso d'integrazione è stato lungo, comprensivo e molto remunerativo per loro. Ma evidentemente siamo stati troppo generosi... Che s'inizi a rivedere lo Statuto della provincia autonoma di Bolzano. Noi non siamo degli idioti al loro servizio, né una mucca da mungere per satollare le loro viscere. Sappiamo essere cortesi e disponibili, ma anche cinici e spregiudicati, se ci fanno imbestialire", conclude Rampelli. 

(Fonte: Agi)

Sergio Pirozzi da Amatrice, il sindaco allenatore che piace alla destra e a Salvini: "Ius soli incomprensibile quando c'è gente che non arriva alla fine del mese. L'apologia di fascismo? Oggi fa ridere i polli"

Molti vorrebbero l'amministratore del comune reatino devastato dal terremoto come candidato governatore della Regione Lazio. Lui non si tira indietro, ma non scioglie la riserva. Intanto presenta il suo libro e strappa applausi. In platea Giorgia Meloni, il leader della Lega, il duo neosovranista Alemanno-Storace, ma anche il presidente uscente del Pd, Nicola Zingaretti. Assente Forza Italia. Il primo cittadino da uomo di sport (guidò il Rieti portandolo in serie C) parla di "fare squadra, tutti uniti, senza prime donne". E boccia la legge Fiano: "Guardiamo ai problemi reali e al futuro" - (VIDEO)


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"E' anacronistico che si parli di fascismo, il fascismo è passato, parlare di apologia di fascismo oggi fa ridere i polli, allora dovrebbe esserci anche l'apologia del comunismo". E' quanto ha detto il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi durante la presentazione del suo libro 'La scossa dello scarpone' a Roma. Nel corso della presentazione ha precisato che "vi ho fatto venire tutti per farvi scoprire libro. Figuratevi se ero talmente sprovveduto da annunciare la mia candidatura, a cui al momento non penso per niente, alla presentazione del mio libro". "Cosa voglio fare da grande? Voglio continuare a fare il mister - dice Pirozzi - , ma una squadra vince se ha una visione comune, sa cosa fare quando ha la palla, ma le squadre possono essere anche tante, mentre quando tutti lavorano l'uno per l'altro con una grande squadra, con un linguaggio condiviso e per la propria maglia, allora si fanno i risultati".

Questo libro, aggiunge poi, "serve per far conoscere non la storia di Sergio Pirozzi, ma di tanti sindaci di frontiera". "Ho fatto tanti sbagli ma la sensazione che ho oggi è che la politica, che ha fatto tante cose belle, oggi ha perso il contatto con la realtà perché indossa i mocassini. Uno dei motivi della decadenza dell'impero romano fu la conservazione del potere, su questo dovrebbero riflettere oggi i leader politici". "Penso che come è successo con il terremoto si possono trovare convergenze su temi importanti, come l'identità, la difesa delle autonomie - spiega - queste non sono battaglie di destra o sinistra come non lo è ridisegnare confini del nostro territorio che non può essere un posto dove ognuno arriva e fa come gli pare". "Quello che una volta facevano le sezioni oggi lo fanno le associazioni - conclude -. Lo dicevo prima e lo dico anche oggi". Pirozzi ha annunciato a margine dell'evento che il suo prossimo libro sarà sui comuni d'Italia.

 

Risultati immagini per sergio pirozzi salviniRisultati immagini per sergio pirozzi salviniFoto Ansa

"Mi piacerebbe che il sindaco Pirozzi si candidasse alle prossime elezioni regionali del Lazio, ma dipende da lui", ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini. "Se avesse la voglia di offrire a milioni di cittadini del Lazio l'impegno che ha offerto alla comunità di Amatrice sarei la persona più felice del mondo", ha aggiunto Salvini precisando: "Io non gliel'ho chiesto, sta vivendo un periodo complicato, impegnativo, ma se volesse farlo senza alcun vincolo ha tutto il mio appoggio".

Il leader del Carroccio si è concesso, come fa spesso, una battuta calcistica: "Se non fa il governatore del Lazio lo vedrei bene sulla panchina del Milan al posto di Montella".

E Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia vorrebbe Pirozzi candidato governatore? "Questo è da definirsi, non abbiamo neanche cominciato a parlare di queste elezioni - ha risposto - . Sicuramente il lavoro che ha fatto il sindaco Pirozzi in questi mesi è stato importante per tutta la politica italiana. Attualmente siamo impegnatissimi sulle elezioni siciliane che per me possono rappresentare un'idea molto chiara di ciò che serve e di ciò che le persone si aspettano. In Sicilia - ha continuato - abbiamo il centrodestra compatto su una candidatura di identità molto chiara, coraggiosa e decisa e questo può essere un elemento per le prossime scelte".

"Quella di Pirozzi mi sembra che sia la candidatura, come società civile, più credibile nel centrodestra", ha detto invece l'ex sindaco di Roma e fondatore del Movimento Nazionale per la Sovranità, Gianni Alemanno.

Referendum per l'autonomia della Lombardia, Cattaneo (Forza Italia): "Perché è importante votare Sì il 22 ottobre"

La nostra intervista al responsabile di Forza Italia dei comitati per il Sì al referendum per l'autonomia della Regione Lombardia. "Una grande opportunità per i cittadini lombardi. Spieghiamo tutti i vantaggi di un successo della consultazione del 22 ottobre. E smontiamo le bufale: costa troppo? Solo 5 euro a testa. Analogie con la Catalogna? Nessuna. E' tutto pienamente legittimo, anzi è un atto di attuazione della Costituzione" - (VIDEO)

Referendum per l'autonomia lombarda, si voterà così: Maroni spiega le procedure elettroniche

Il governatore presenta personalmente il sistema innovativo per la consultazione del 22 ottobre (dalle 7 alle 23) che riguarderà anche 17 Comuni chiamati a pronunciarsi su ipotesi di fusione. In ogni cabina ci sarà una sorta di tablet chiamata "voting machine"con il quesito, tre le possibilità fra cui scegliere: "sì", "no" o "scheda bianca". Si potrà cambiare idea, ma solo una volta. Rispetto alle elezioni tradizionali la cosiddetta "scheda nulla" è tecnicamente impossibile - (FOTO E VIDEO)


Referendum per l’autonomia della Lombardia, Maroni firma: voto il 22 ottobre. M5s e Pd: “Solita propaganda”

ECCO LA SPIEGAZIONE FOTOGRAFICA

 

Questi i pulsanti con cui il presidente di seggio attiva la procedura di voto

 

La schermata di inizio della 'vote machine' per le operazioni di voto

 

La schermata di voto con il quesito e l'indicazione del sì

 

 

La prosecuzione della procedura di voto con la conferma della scelta espressa

 

La conferma dell'avvenuto completamento della votazione

 

La schermata di voto con il quesito e l'indicazione del no

 

La prosecuzione della procedura di voto con la conferma della scelta espressa

 

La prosecuzione della procedura di voto che conferma la scelta espressa

 

La schermata di voto con il quesito e l'indicazione della scheda bianca

 

La schermata di voto con il quesito e la conferma della scelta di votare scheda bianca

 

La schermata di voto con il quesito e la possibilità di modificare il voto espresso, una sola volta, sceglindo tra le opzioni si', no e scheda bianca

Referendum per l'autonomia della Lombardia, via catalana e polemica "alcolica". Cecchetti (Lega) contro Brambilla (Pd): "Ha bevuto un spritz di troppo"

Il vicepresidente leghista del Consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, replica al capogroppo Dem al Pirellone: "Dire che la Lombardia ha imboccato la via catalana della secessione è una boiata pazzesca. Probabilmente Brambilla ha già iniziato l'aperitivo e bevuto uno spritz di troppo, altrimenti non si spiega come possa aver dichiarato una simile sciocchezza. Ormai lo sanno anche i muri che il referendum del 22 ottobre è perfettamente legale tanto che nel quesito è richiamata la Costituzione e l'unità del Paese. La verità è che il Partito Democratico è in totale confusione: da una parte ci sono i sindaci che, conoscendo i problemi del territorio, andranno a votare convintamente sì e dall'altra ci sono i dirigenti di partito come Brambilla che ragionano con logiche politiche vecchie di decenni e si inventano bugie sul referendum. L'autonomia è una cosa seria – conclude Cecchetti – e una grande vittoria del sì non solo porterà benefici ai cittadini lombardi, ma sarà positiva per tutto il Paese perché permetterà ai territori di gestirsi e decidere sul proprio futuro con meno vincoli da Roma e da Bruxelles"

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Referendum, Cecchetti (Lega) a Brambilla (Pd): "Ha bevuto uno spritz di troppo, autonomia fa bene a tutto il Paese"

Ecco la classifica degli amministratori: Zaia il governatore più amato d'Italia, Nardella il primo tra i sindaci. Maroni in ascesa, Crocetta ultimo. Male Sala e Raggi

Pubblicati i risultati del monitoraggio semestrale dell'istituto di ricerca Index Research. Conferme, sorprese e tonfi clamorosi. Promozioni e bocciature sono trasversali: dietro il presidente leghista del Veneto c'è il piemontese Sergio Chimparino (Pd), mentre alle spalle del primo cittadino dem di Firenze si piazza Luigi Brugnaro, che guida Venezia con una maggioranza di centrodestra, ma poco legato ai partiti. Leggi tutto


Luca Zaia (Veneto) è il presidente di Regione più amato d'Italia, mentre Dario Nardella (Firenze) il sindaco che riscuote maggiore gradimento. Precipita invece Virginia Raggi: la sindaca di Roma è solo 88esima. Sono questi i principali verdetti del monitoraggio semestrale di Index Research che rileva la soddisfazione dei cittadini nei confronti di governatori e sindaci. Per quanto riguarda i presidenti di Regione, dietro a Zaia si attestano Sergio Chiamparino (Piemonte), Michele Emiliano (Puglia), Enrico Rossi (Toscana) e Maurizio Marcello Pittella (Basilicata).

Per quanto riguarda invece le città, Dario Nardella (Firenze), Luigi Brugnaro (Venezia), Federico Borgna (Cuneo), Matteo Ricci (Pesaro), Giorgio Gori (Bergamo) sono i sindaci più amati. Nella classifica dei governatori, il presidente del Veneto Zaia è apprezzato dal 58,3% dei cittadini intervistati. Secondo l’istituto di ricerca diretto da Natascia Turato, dunque, a conquistare la medaglia d’oro nel primo semestre 2017 è un’amministrazione della Lega Nord. A sorpresa, al secondo posto Sergio Chiamparino (56,4%), presidente del Piemonte eletto con il Pd. La sua è stata una vera e propria scalata: in un anno ha guadagnato ben sei posizioni accrescendo il suo consenso del 6,2%. Sul terzo gradino del podio Michele Emiliano: il governatore della Puglia, che nel 2016 guidava la classifica, è scivolato di due posizioni, conquistando il 56,1% dei consensi, l’1,3% in meno rispetto all’ultima rilevazione. Salgono di un posto rispettivamente Enrico Rossi (Pd), Governatore della Toscana con il 53,3% e Maurizio Marcello Pittella della Basilicata (53,5%).

Scende invece Giovanni Toti (FI), presidente della Liguria, che ha dovuto cedere tre posizioni perdendo lo 0,6%. Perde punti anche Nicola Zingaretti (Pd): il Presidente della Regione Lazio scivola dalla settima alla nona posizione e il suo consenso scende sotto la soglia del 50%. In grande ascesa invece Roberto Maroni (Lega Nord) alla guida della Lombardia, che dagli ultimi posti della classifica nel 2016 sale all’undicesima posizione guadagnando cinque punti e mezzo. La prima donna in classifica è Catiuscia Marini, Governatore dell’Umbria al tredicesimo posto (45,6%), dopo di lei Debora Serracchiani (Pd), presidente del Friuli Venezia Giulia, quartultima in classifica (44,7%). Si conferma all’ultimo posto il siciliano Rosario Crocetta con solo il 26,8% dell’apprezzamento, prossimo alla scadenza.

Il monitoraggio sui 38 primi cittadini più apprezzati d'Italia, invece incorona miglior sindaco d’Italia Dario Nardella, ex deputato Pd, alla guida di Firenze dal 2014: il 62,1% dei suoi concittadini hanno espresso soddisfazione nei confronti del lavoro svolto dalla sua amministrazione. Al secondo posto l’imprenditore e dirigente sportivo Luigi Brugnaro sindaco di Venezia eletto con il centrodestra. Rispetto a un anno fa guadagna due posizioni e il 61,5% dell’apprezzamento. Balzo in avanti per Federico Borgna, riconfermato per la seconda volta sindaco di Cuneo lo scorso giugno al primo turno. Rispetto ad un anno fa, lo apprezza il 5,5% in più della popolazione. In quarta posizione Matteo Ricci (Pd), primo cittadino di Pesaro. Chi perde punti è invece l’imprenditore Giorgio Gori, sindaco di Bergamo a capo di una coalizione di centro sinistra. Per lui brusco capitombolo dal vertice della classifica al quinto gradino: in un anno ha perso due punti e mezzo. La prima donna sindaco in classifica è Silvia Marchionini di Verbania, si aggiudica il quattordicesimo posto.

Bisogna scorrere fino al ventunesimo per trovare la seconda, la M5Stelle Chiara Appendino, primo cittadino di Torino che però, dopo la luna di miele con la sua città, perde terreno e balza indietro dalla decima alla ventunesima posizione. Da segnalare la buona performance dell’ex grillino Federico Pizzarotti: rieletto a giugno sindaco di Parma con la sua lista "Effetto Parma", rispetto al 2016 ha guadagnato diverse posizioni ed è salito al 56,3% di apprezzamento.

La classifica Indexcittà rappresenta i Sindaci che superano il 55% di soddisfazione sull’operato espressa dai cittadini per cui non sono presenti i primi cittadini delle due maggiori città italiane, Giuseppe Sala, sindaco di Milano e Virginia Raggi, sindaco di Roma, rispettivamente al 49esimo posto con il 54,3% e all’88esimo con il 44,4%.

  • Pubblicato in Politica

Elezioni anticipate, Sala avverte i suoi: "Chi si candida lasci subito la giunta per rispetto della città"

Il sindaco di Milano, a margine delle celebrazioni del 2 giugno per la Festa della Repubblica, parla delle ipotesi di rimpasto nel caso qualche assessore comunale dovesse impegnarsi nelle prossime politiche o regionali che sembrano avvicinarsi: "Non voglio fermare nessuno nelle legittime ambizioni che tutti possono avere, ma le regole sono chiare: "Se qualcuno decide di percorrere un'altra via deve abbandonare l'amministrazione il giorno stesso" - (VIDEO)


Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha parlato al termine della cerimonia dell'alzabandiera per la Festa della Repubblica in Piazza Duomo. Tra i temi affrontati coi giornalisti quello di un possibile rimpasto in giunta, qualora qualche assessore (si è parlato di Carmela Rozza) si candidasse alle prossime elezioni politiche o regionali anticipate.

"Io non voglio fermare nessuno nelle legittime ambizioni che tutti possono avere. Non ritengo - ha dichiarato il primo cittadino - che ci sarà un grandissimo rimpasto, ma le regole sono chiare: se qualcuno decide di percorrere un'altra via, più che legittimamente, deve lasciare il giorno stesso la giunta perché la cosa che non posso permettere è che Milano abbia la sensazione di una giunta disattenta. In ogni caso - ha chiarito oggi Sala - sceglierò come ho sempre fatto con la mia testa come ricostruire la giunta. Onestamente, però, non mi aspetto una grande migrazione, ma chi si candida deve lasciare immediatamente per rispetto della città".

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