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Lombardia, il caso Ema, la Sanità e le elezioni: parla l'assessore Giulio Gallera

Intervista all'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, a margine della prima giornata degli Stati generali della Sanità a Milano. Diversi i temi caldi trattati - (VIDEO)


“Il Governo nazionale ha gestito in modo totalmente inadeguato e inefficace  la partita della candidatura di Ema a Milano. Non è stato in grado di evidenziare che noi eravamo l’unica destinazione in grado di offrire una capacità di accoglienza immediata all’Agenzia del farmaco. Questa è l’unica, amara,constatazione che si può fare all’indomani delle dichiarazioni del direttore esecutivo di Ema, Rasi, sul ritardo della capitale Olandese a realizzare la sede che la ospiterà”.

Così l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera intervenendo nel dibattito sui problemi di Amsterdam ad accogliere l’Agenzia del farmaco.

“Spero davvero - ha concluso Gallera- che in zona Cesarini possa esserci una nuova chance per Milano. Resta però la rabbia per la sottovalutazione con cui il Governo ha gestito la partita più importante per Milano, la Lombardia e l’intero Paese, mandando a dirigerla un Sottosegretario, anziché il Presidente del Consiglio!”.

Centrodestra, chi sarà il premier? A ciascuno il suo: Berlusconi dice Tajani, Meloni e Salvini si candidano. Ma i sondaggi dicono...

La coalizione di centrodestra è unita, ma non troppo. Certamente non lo è per quanto riguarda il nome del futuro, ipotetico, presidente del Consiglio. La legge elettorale consente a ciascun partito di esprimere simbolicamente la candidatura auspicata, più per rafforzare la propria propaganda che per aspettative reali. Ecco dunque che le due formazioni "sovraniste", Lega e Fratelli d'Italia, spingono i rispettivi leader, mentre Forza Italia, non potendo schierare l'ineleggibile Berlusconi, per bocca dello stesso Presidente, avanza il nome dell'europeista Antonio Tajani, anche per marcare la distanza con gli alleati anti-Ue. Intanto però i sondaggi dicono che l'asse "in blu" è sempre in testa ma ancora ben al di sotto della soglia del 40% che garantirebbe una maggioranza di governo. Tutti gli scenari sono ad oggi possibili


La scelta del premier è rimandata a dopo il voto, ma qualche nome comincia ad emergere, come quello di Antonio Tajani. "Io - ha detto Silvio Berlusconi a Rtl 102.5 - non ho ambizioni politiche, voglio vincere e scegliere il premier e la squadra di governo con i miei alleati. Se fosse possibile avere Tajani sarebbe una bellissima scelta, molto stimata a livello europeo, certo sarebbe una perdita per l'Italia a livello Ue. Oltre a lui ci sono altre due possibilità in campo ma non le dico ora. Con gli alleati ne abbiamo parlato ma prima dobbiamo vincere".

"Chi vota Lega - precisa il leader del Carroccio - sa che il presidente del Consiglio sarà Salvini, lo abbiamo scritto nel simbolo. Chi vota Forza Italia lo scoprirà... Commenterò il 4 marzo sera, quando gli italiani avranno votato, perché lo decidono gli italiani. Questo abbiamo deciso con Berlusconi: chi prende un voto in più fra Salvini e Berlusconi, che hanno un programma comune ma sono persone diverse, decide". 

"Tajani - va però all'attacco Giorgia Meloni ad Agorà - sarà il candidato di FI, non è il candidato di FdI. Sto facendo la campagnaper poter arrivare io a presidente del Consiglio dei ministri. Gli Italiani sceglieranno la proposta che li convince di più". (Fonte: Ansa)

Intanto il centrodestra cala leggermente (-0,5) ma resta saldamente in testa con il 36,7 per cento dei consensi, recupera qualcosa il Pd e sale il Movimento 5 stelle. Mentre gli indecisi sono al 37,3 per cento. E' questo lo scenario che emerge dal sondaggio Swg per il Messaggero.

Forza Italia è ferma al 16 per cento, mentre Lega e Fratelli d'Italia calano un pochino. Il centrosinistra, sospinto dal Pd a quota 24 per cento (+0,4 rispetto a settimana scorsa) e dalla crescita degli altri partiti, arriva al 28,1 per cento (+0,8).
Bene anche il Movimento 5 stelle che passano dal 27,3 al 27,8 per cento. Perde quasi mezzo punto Liberi e uguali (-0,4) 

Vota un gruppo sempre più ridotto di elettori. E questo si posizione, indica il sondaggio, su Forza Italia (15 per cento) e Pd (13 per cento), mentre raccoglie il 6 per cento la Lega e il 4 per cento M5s (4%). Il partito considerato "meno peggio" è sempre l'ultima ancora di salvataggio per il cittadino deluso: opzione attiva soprattutto per M5s (16%), Leu (15%) e Forza Italia (13). Pd e Lega si fermano al 9%. Tra gli indecisi il 29 per cento vuole capire le proposte dei partiti, il 22 voterà chi gli darà maggiori garanzie di stabilità e governabilità e il 15 per cento si orienterà sul meno peggio. 

Pd-sinistra, è rottura definitiva: nessun accordo prima del voto. La delusione di Fassino e Martina. Bersani: "Il nodo è il lavoro, dai dem nessuna risposta"

L'esponente di Mdp: "L'articolo 18 è la pietra tombale del dialogo". Giulio Marcon, capogruppo di Sì-Possibile, al termine dell'incontro: "Il 3 dicembre lanceremo la nostra lista unitaria per l'alternativa: Grasso, il nostro leader". Amarezza dalla delegazione renziana: "Con un atteggiamento più aperto e disponibile avremmo potuto discutere. Ognuno farà la propria strada e se riusciremo a ottenere la fiducia e il consenso degli elettori dopo le elezioni vedremo di riallacciare, se sarà possibile, i fili di una collaborazione". Le interviste - (VIDEO)


E' rottura definitiva tra Pd e sinistra. L'ultimo tentativo di Piero Fassino di dialogare con gli scissionisti è andato a vuoto. Ora è dunque pressoché ufficiale: Mdp e Sinistra Italiana-Possibile non entreranno nella coalizione che fa perno attorno al Pd, ma faranno una lista unitaria della sinistra alternativa ai democratici. L'incontro di oggi tra le due anime del centrosinistra non ha dato i frutti sperati. Per Si-Possibile-Mdp, le proposte del Pd arrivano "fuori tempo massimo".

Cecilia Guerra ha affermato che sul piano del lavoro i dem non intendono "rimettere in discussione le politiche sbagliate compiute in questi anni" e l'accordo sulle pensioni, così come il decreto fiscale da poco licenziato dal Senato, "sono tutti elementi che segnano una non volontà di convergenza sui temi che noi stiamo proponendo". Giulio Marcon ha chiuso definitivamente la porta, ribadendo che "non ci sono margini per alcuna intesa con chi in questi anni ha fatto politiche sbagliate e che abbiamo contestato duramente. Costruiremo insieme ad Articolo 1, a Possibile e a tante esperienze della società civile una lista per dire che la nostra Italia ha bisogno di politiche diverse da quelle che il Pd ha realizzato in questi anni".

GRASSO - "Il 3 dicembre avremo una grande occasione per mettere in evidenza la partecipazione del popolo della sinistra a questa nuova esperienza e naturalmente Grasso sarà il nostro leader" ha aggiunto Marcon, precisando però poco dopo: "Sul ruolo di Grasso il mio era solo un auspicio. Non voglio tirare per la giacchetta il Presidente del Senato che farà le scelte che riterrà più opportune quando lo deciderà. È evidente che per il prestigio istituzionale e il ruolo che ricopre sarebbe un ottimo leader per la nuova sinistra che stiamo costruendo". A intervenire a riguardo è stato il portavoce del presidente del Senato. "Grasso - ha sottolineato - in questo momento non ha sciolto alcuna riserva in merito al suo futuro". "Notizie o dichiarazioni in un senso o nell'altro vanno lette come auspicio dei singoli e non come interpretazioni del suo pensiero o di sue decisioni", ha spiegato, aggiungendo: "Quando queste saranno prese sarà lui stesso a comunicarle".

LE PROPOSTE DI FASSINO A SI-MDP - A margine dell'incontro avvenuto negli uffici di Si-Possibile, Piero Fassino ha parlato di "misure integrative sul Jobs Act", in particolare "per favorire la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato" e "misure integrative di maggiore tutela in caso di licenziamento". Tra le altre proposte dei dem, "il raddoppio delle risorse per il reddito di inclusione", "l'aumento delle risorse per il fondo sanitario nazionale e, in questo quadro, l'avvio di un superamento del superticket". Sul tavolo anche "la stabilizzazione e l'allargamento ad una base di lavoratori più ampia dell'anticipo pensionistico a 63 anni". Nell'ambito della tutela dell'ambiente il Pd ha elencato una serie di provvedimenti, "a partire dalle misure di decarbonizzazione e dall'approvazione della legge sul consumo di suolo, che vadano nella direzione di caratterizzare un'alleanza di centrosinistra sotto il profilo ambientale ed ecologico". Infine, ha aggiunto Fassino, "sul terreno dei diritti abbiamo confermato la nostra volontà di arrivare alla adozione della legge sullo ius soli e sul fine vita prima della fine della legislatura".

RENZI - "Mi rimetto alle dichiarazioni di Fassino". Matteo Renzi a Venafro, tappa del treno Pd, ha risposto così ai cronisti che gli hanno chiesto della rottura con Mdp e Sinistra Italiana ufficializzata nell'incontro di oggi Piero Fassino.

Pd, Gori: "Cerchi alleanze più ampie possibili per battere il centrodestra. Renzi? Un leader votato dal 70% del partito. Di Maio irrispettoso e supponente"

Parla il sindaco di Bergamo e futuro candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia. In un'intervista rilasciata a Milano l'esponente dem ha auspicato una coalizione di forze che consenta di vincere le prossime elezioni e di governare il Paese. Da parte suo anche sostegno al segretario del suo partito e biasimo nei confronti del vicepresidente pentastellato della Camera per aver rifiutato il confronto tv - (VIDEO) 

Pd, Renzi riparte in treno: "Puntiamo al 40% per escludere grandi coalizioni". Che schiaffo a Mdp: "Tre blocchi in gioco, immagino che ci sarà anche la sinistra estrema..."

Partito da Roma Tiburtina il tour "Destinazione Italia". In viaggio col segretario dem Delrio, Martina, Rosato, Richetti, Bonifazi e Zingaretti. Prime tappe in Lazio, Marche e Umbria. "Abbiamo fatto questo viaggio in treno per smettere di parlarci addosso ed entrare nei problemi veri degli italiani", ha spiegato l'ex premier all'Abbazia di Farfa, in provincia di Rieti. "La politica fatta in mezzo alla gente - ha aggiunto - è tutta un'altra cosa. Parla dei problemi concreti, di come rilanciare l'industria, del terremoto, di agricoltura. Campagna elettorale? È una campagna di ascolto" - (VIDEO)


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Al via dalla stazione Tiburtina di Roma il treno del Pd "Destinazione Italia", con il quale Matteo Renzi per due mesi attraverserà il Paese. "Pronto per il viaggio in treno di ascolto dell'Italia e degli italiani, buon viaggio a tutti noi", ha scritto il segretario Dem ieri mattina su Instagram, prima di giungere al binario 2 per la partenza del convoglio di cinque vagoni. Sulla livrea sono raffigurati i paesaggi della penisola, a far da sfondo alla scritta "Destinazione Italia" e al logo del Pd. Ad accompagnare Renzi nella prima tappa del viaggio c'erano i ministri Graziano Delrio e Maurizio Martina, il capogruppo Ettore Rosato, il portavoce del partito Matteo Richetti, il tesoriere Francesco Bonifazi e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il treno ha toccato tre Regioni: Lazio, Marche e Umbria. Fara Sabina, Civita Castellana, Narni, Spoleto e Fano le stazioni di sosta.

"Iniziamo un viaggio dentro il cuore dell'Italia. Io non faccio discorsi - ha promesso Renzi a bordo - è un viaggio per prendere appunti: si impara più due ore a Fara Sabina o Civita Castellana che a stare chiusi nelle stanze tradizionali. E' un viaggio di ascolto, ma anche di impegno, perché in queste zone abbiamo fatto già qualcosa. E' semplice, tranquillo, anche molto umile: andare ad ascoltare. Si parla spesso di voto utile, io credo molto nel voto umile".

"Il Partito democratico, con tutti i suoi difetti - ha dichiarato il segretario dem - è l'unica forza politica di sinistra in Europa ancora credibile e in grado di vincere, nonostante l'atteggiamento tipico - del Pd prima della stampa - di guardare solo le cose che non vano. Ovviamente - ha detto l'ex premier - il Pd è pronto ad aprirsi al dialogo con tutti: campagna di ascolto, più che iniziativa di campagna elettorale vecchia maniera.  Sulla manovra approvata ieri, pieno sostegno al governo. Con questa legge elettorale, se passerà al Senato e speriamo che accada, se una coalizione raggiunge più o meno il 40%, avrà la maggioranza e i numeri per governare da sola. Abbiamo preso il 40% alle europee ed è stato un bel risultato, il 40% al referendum e non lo è stato. Non c'è due senza tre. Lo scopriremo solo vivendo, se guardi i sondaggi io credo che ci possa essere. La larga coalizione? Vorrei vincere le elezioni, vorremmo escludere la grande coalizione perché vinciamo noi. Non abbiamo veti verso nessuno. Punto. Ci interessa capire di cosa si discute e come si discute. Alle elezioni ci saranno centrodestra, centrosinistra col Pd come perno fondamentale ma non solo, e i Cinque stelle. La partita sarà in tre blocchi. Siamo per discutere di cose concrete e non fare polemiche con nessuno. Poi - ha aggiunto - immagino che ci sarà la sinistra estrema...". 

(Fonte: Ansa)

Sinistra, Pisapia senza Speranza: "Non può aspettare? Buon viaggio..."

L'ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista liquida le dichiarazioni dell'esponente di Mdp-Articolo 1 in merito all'uscita del gruppo dalla maggioranza: "Non credo nella necessità di un partitino del 3%, credo in un movimento molto più ampio, molto più largo e soprattutto capace di unire, non di dividere". La distanza con Vendola e SI: "In questa fase a loro non interessa cambiare il Paese, ma ricostruire una area che, però alla fine, sarebbe solo di testimonianza. Chiedo rispetto ma il nostro obiettivo è un altro, noi vogliamo cambiare le cose"


"Non c'è problema. Buon viaggio a Speranza, sono sicuro che ci ritroveremo in tante battaglie". Lo ha detto l'ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista, Giuliano Pisapia, rispondendo a una domanda dei giornalisti a margine di un incontro a Mesagne, in provincia di Brindisi, in merito alle dichiarazioni di Roberto Speranza di Mdp-Articolo 1 che ha sottolineato come il tempo dell'attesa sia finito e di poter andare avanti anche senza Campo Progressista.

"Io continuo in quello che ho sempre detto - ha rimarcato Pisapia - non credo nella necessità di un partitino del 3%, credo in un movimento molto più ampio, molto più largo e soprattutto capace di unire, non di dividere".

"Quando come delegazione di Mdp sono andato a parlare con il presidente Gentiloni non a fare ricatti ma a fare richieste di giustizia sociale" come "il diritto salute", "qualche assicurazione l'abbiamo avuta" ha spiegato Pisapia parlando a Mesagne, aggiungendo particolari su quell'episodio nei rapporti con Mdp.

"Abbiamo fatto un percorso condiviso all'unanimità dai gruppi" su come votare in aula sul Def, "il problema è stato che potevano almeno avvisare quantomeno che quello stesso giorno il loro sottosegretario si sarebbe dimesso e che sarebbero usciti dalla maggioranza".

Nel momento in cui da parte del governo "c'è un annuncio importante", in cui "hai la prospettiva di un'azione concreta" e vicina alla richieste della sinistra, "esci dalla maggioranza? Problemi loro, potevano aspettare una settimana e quantomeno avvisare chi era andato dal presidente del Consiglio, altrimenti sembra una presa in giro".

LEGGE ELETTORALE - "Con una legge di stampo proporzionale come il Rosatellum 2.0, ci possono essere due o tre liste che devono però poi trovare unità in un’ipotesi di governo. Oggi ognuno deve fare la sua battaglia avendo ben presente che l’avversario non è quello che ci sta vicino, ma le destre e i populismi" afferma Pisapia.

"Il primo Rosatellum era molto meglio di quello attuale, bilanciato in senso maggioritario, si potevano scegliere i candidati più stimati sul territorio. Invece è diventato sbilanciato sul proporzionale. E per il concetto che ho di democrazia per me rimane anomalo che ci siano le liste bloccate. L’ideale per il Paese sarebbe ritornare al Mattarellum per permettere ai cittadini di scegliere i propri candidati e dare la responsabilità ai partiti di candidare le persone migliori sul territorio” dice il leader di Campo Progressista

IUS SOLI - Per Pisapia "non è accettabile che una maggioranza si spacchi su una norma di civiltà e semplice buon senso etico e giuridico come lo Ius Soli, è una maggioranza perdente".

"Questo dimostra - sottolinea - che non si possono fare alleanze con il centrodestra. Minori, bambini e bambine che in tutta Italia frequentano le nostre scuole, che hanno genitori che lavorano regolarmente e pagano le tasse, sono già persone integrate. Dobbiamo riconoscere i doveri e i diritti di tutti i cittadini. A questo serve lo Ius Soli”.

VENDOLA - Le critiche di Nichi Vendola? "Umanamente e personalmente mi fa soffrire. Con Nichi abbiamo fatto tante battaglie, per me è stato un punto di riferimento. Non riesco a comprendere questa volontà, peraltro dicendo cose che non rispondono alla verità, di attaccare le mie posizioni - dice Pisapia - Sinistra italiana è coerente dal suo punto di vista. La loro posizione è che serve un quarto polo. In questa fase a loro non interessa cambiare il Paese, ma ricostruire una sinistra che, però alla fine, sarebbe solo di testimonianza. Chiedo rispetto ma il nostro obiettivo è un altro, noi vogliamo cambiare le cose".

(Fonte: Adnkronos)

Alfano rompe con Renzi: "Riteniamo conclusa la nostra collaborazione con il Pd. Accettiamo la sfida della soglia al 5%"

Il ministro degli Esteri e leader di Alternativa popolare fa la sua mossa dopo essere stato di fatto "scaricato" dal segretario dem con parole piuttosto sprezzanti nel salotto di "Porta a Porta". L'esponente centrista dal canto suo non le ha certo mandate a dire al suo ormai ex alleato: "E' un matricolato giocatore delle tre carte. Il suo scopo vero è quello irresponsabile di provocare elezioni anticipate per ridiventare premier". Poi assicura comunque il sostegno al governo Gentiloni e la collaborazione per la stesura della legge elettorale. il voto in ogni caso si avvicina


"Riteniamo conclusa la nostra collaborazione con il Pd". Lo ha detto il leader Ap Angelino Alfano in una conferenza stampa nella sede del partito. Il ministro degli Esteri lo ha affermato in risposta a una domanda se abbia ricevuto pressioni da Renzi per far cadere il governo. Alfano ha detto che "la collaborazione è conclusa, il passato non mi interessa".

"Accettiamo la sfida della soglia al 5%", ha detto ancora Alfano ribadendo che Ap "continua il sostegno al governo Gentiloni" e "non farà ostruzionismo sulla legge elettorale". Alternativa popolare presenterà due emendamenti, per ottenere che almeno la metà dei parlamentari sia scelta dai cittadini, e per un premio di governabilità alla prima lista 'classificata'.

"Renzi è un matricolato giocatore delle tre carte. Adesso insulta Alfano perché spera che gli tolga le castagne dal fuoco facendo cadere il governo Gentiloni. Il suo scopo vero è quello irresponsabile di provocare elezioni anticipate per ridiventare premier oltre che segretario del Pd e quindi riconquistare una sorta di potere assoluto a partire da quello di vita e di morte sui parlamentari del Pd". Così il presidente della Commissione Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto. "Infatti nello spazio di pochi giorni è passato da una proposta di legge maggioritaria, peraltro senza coalizione, ad una di stampo proporzionale che già oggi sappiamo che non darà un governo all'Italia", aggiunge Cicchitto.

"Infatti se Berlusconi dice il vero, e non abbiamo ragione di dubitare perché egli è un uomo d'onore, Forza Italia non ha alcuna intenzione di fare un governo di coalizione col Pd - ricorda l'esponente centrista - Siccome a parte decine di altre modifiche dal sistema tedesco classico quello si cala su un sistema politico fondato su due partiti, mentre in Italia come minimo il sistema politico è basato su quattro ecco che Renzi sta dando via libera ad un sistema elettorale che già in partenza non assicura governabilità, ma che però assicura a lui e a Berlusconi Salvini e Grillo il potere di nominare i deputati e i senatori".

"Renzi è uno strano fenomeno. Se non ha un nemico da insultare o da rasserenare, non sta bene. D'Alema, Bersani, Letta, Cuperlo, Orlando e adesso Alfano e Gentiloni", dice Sergio Pizzolante, componente della segreteria nazionale di Alternativa popolare. "In Italia più di ogni altro Paese europeo - spiega - i populisti, fra M5S e Lega, sono quasi al 50% e il problema di Renzi qual è? Alfano! E qual è il delitto commesso da Alfano? Non aver fatto cadere Gentiloni già nel mese di febbraio. E perché bisognava e bisogna far cadere Gentiloni? Perché il nostro vuole la rivincita, dopo il referendum. Perché gli è stato tolto il giocattolo del governo e adesso lo rivuole". "È un capo che divide e si alimenta d'odio. Gli ritornerà tutto contro. Non riavrà il giocattolo. Un altro prima di Renzi aveva detto: 'molti nemici molto onore'. Non ha fatto una bella fine", conclude il parlamentare.

Cicchitto ribadisce la linea entrando alla Direzione nazionale: ''Siamo responsabili, non saremo certo noi a far cadere il governo Gentiloni, ora bisogna pensare ad una aggregazione di centro per ripartire e cercare di raggiungere il 5%, non abbiamo paura di questa soglia''.

Cicchitto, di nuovo, non usa mezzi termini per criticare il segretario Dem: ''Renzi è inaffidabile, ha pulsioni omicide nei confronti dei suoi alleati ed amici. Non gli daremo la macabra soddisfazione'' di rompere e togliere il sostegno all'esecutivo guidato da Gentiloni.

Resta il nodo della leadership del futuro soggetto di centro moderato alternativo alla destra sovranista e al blocco Fi-Pd-M5S. Oggi Stefano Parisi ha invitato Alfano a rompere con i renziani per poi dar vita a una federazione: ''Ap sta davanti a un bivio: deve rompere con il renzismo e le sue politiche". In queste ore è sempre più forte il pressing di una parte di Ap che sollecita Alfano a fare un passo indietro, lasciando la leadership della 'nuova cosa centrista' a Parisi o qualcun altro che sia in grado di federare chi ci sta al progetto politico alternativo a Renzi.

(Fonte: Adnkronos)

Lavoro, Maroni: "Regione Lombardia un modello in Europa". E sul voto anticipato: "Alle urne il prima possibile, perfetta sintonia con Salvini"

Intervista al governatore lombardo a margine della presentazione dei risultati del programma "Garanzia giovani". Le sue risposte alle domande de ilComizio.it sull'idea di azzerare il cuneo fiscale e sui voucher e i commenti sul quadro politico - (VIDEO)


"Garanzia Giovani in Lombardia e' un grande successo, sono i numeri a dirlo. Siamo una Regione benchmark in Europa, un punto di riferimento per le politiche  attive del lavoro". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che questa mattina ha partecipa insieme all'assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro, Valentina Aprea, alla conferenza stampa di presentazione dei risultati (anche in termini di esiti occupazionali) del programma Garanzia Giovani in Lombardia. "Sono particolarmente orgoglioso di questo risultato - ha osservato - perche' anche da ministro del Lavoro mi ero molto impegnato molto per passare dalle politiche passive a quelle attive. Cosi' si aiutano davvero
i giovani, chi perde il lavoro e chi rimane senza occupazione in eta' avanzata. Cosi' sosteniamo davvero l'economia della nostra Regione".

MOLTI FATTORI DI SUCCESSO - Fra i fattori che hanno determinato questo successo, ha sottolineato il governatore, "c'e' la nostra capacita' di ascolto delle reali necessita' del territorio e delle imprese. E poi, l'innovazione. La capacita' di inventare, di innovare, di essere sempre un punto di riferimento per l'Italia e l'Europa".

AZZERARE CUNEO FISCALE - Rispondendo a Ilaria Tettamanti de ilComizio.it che gli ha chiesto un commento sull'idea lanciata dal presidente di Confindustria di azzerare il cuneo fiscale per rilanciare l'occupazione giovanile, Maroni si e' detto "assolutamente 'accordo. E' una delle prime cose che faremo - ha rilanciato - dopo aver vinto il referdendum sull'autonomia del 22 ottobre. Potendoci tenere i nostri soldi, questa e' la strada che intendiamo seguire".

I VOUCHER - "I voucher sono stati introdotti da me con la legge Biagi. Erano stati pensati per regolarizzare dei piccoli lavori che altrimenti sarebbero stati pagati in nero. Quella era la loro funzione, uno strumento utile per fare emergere le irregolarita'. Poi sono stati diffusi in modo inappropriato, quindi bisogna tornare alle origini. In questo campo noi siamo stati pionieri, la sinistra ha fatto confusione", ha detto il presidente rispondendo a un'altra domanda della nostra cronista.

POLITICA E VOTO - Sul quadro politico il governatore ha dichiarato ai giornalisti: "Non e' un problema se Berlusconi e Renzi si parlano. I tempi sono stretti, io sono favorevole a una nuova legge elettorale, qualunque essa sia, purche' ci permetta di tornare alle urne il piu' rapidamente possibile, per dare al Paese un governo eletto dai cittadini e non nominato da altri. Ne ho parlato anche con Salvini e fra di noi c'e' piena intesa, su questo e su tutto il resto".

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