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updated 7:13 AM UTC, Feb 23, 2020

L'ufficio del governo, le orge e la prostituzione gay: il presidente dell'Unar si dimette, ma non si piega: "Mi hanno messo in mezzo"

Dopo il servizio di denuncia delle Iene, Francesco Spano lascia l'Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali del Dipartimento Pari opportunità di Palazzo Chigi, ma polemizza: "E' una bufala, i fondi non sono stati ancora spesi e non ho violato la legge. Contro di me una macchina del fango, tutelerò la mia onorabilità". E sulla tessera dell'associazione Anddos al centro del presunto scandalo: "Non ho capito come è successo, non so perché ce l'ho". Il mondo Lgbt in rivolta: "Montatura cavalcata da omofobi" - (VIDEO)


Lo scandalo creato intorno al giro di prostituzione gay finanziato con fondi pubblici "è infondato, mi hanno messo in mezzo". E' quanto ha dichiarato Francesco Spano, l'ex direttore dell'Unar (Ufficio antidiscriminazioni razziali) dimessosi dopo la video inchiesta de "Le Iene" sull'uso improprio di 55mila euro statali. "Non ho violato la legge: la procedura è trasparente, quei soldi si trovano in cassa e non sono stati ancora spesi", ha aggiunto.

"Non so perché ho la tessera di quel circolo gay" - In un'intervista al Corriere, Spano ha affermato che le sue dimissioni non erano "dovute, ma opportune nel rispetto del lavoro che ho svolto con passione e abnegazione. L'incontro con il ministro Boschi l'ho chiesto io stesso". E sulla tessera dell'associazione gay Anddos ha rivelato: "Non ho capito come è successo, non so perché ho quella tessera. Potrei aver fornito i miei dati per l'ingresso in un locale di tutt'altro tipo, ma associato a quel circuito".

"Macchina del fango contro di me, valuterò difesa" - Francesco Spano ha poi annunciato possibili azioni di difesa legale. "Per quanto mi riguarda valuterò nelle prossime settimane come procedere a tutela della mia onorabilità - ha dichiarato -. Resta la spaventosa considerazione su come la cosiddetta 'macchina del fango' resti l'arma di persone vigliacche che non esitano a denigrare chi compie con lealtà e correttezza il proprio dovere, come sarà presto totalmente evidente anche in questa vicenda".

Per quanto riguarda la procedura di distribuzione dei fondi, l'ex direttore dell'Unar ha spiegato che "il finanziamento viene concesso in base al progetto" e che "funziona come rimborso spese". Il progetto presentato da Anddos "prevedeva la realizzazione di centri di ascolto e supporto contro la violenza omofobica" e si era "classificato tra i primi 31 su 297, se non ricordo male".

L'Unar dovrebbe promuovere la parità tra i sessi e le etnie e per realizzare questo obiettivo elargisce contributi anche ad associazioni no profit terze. Dopo aver scoperto l'effettivo utilizzo dei fondi pubblici da parte dell'associazione, Spano ha detto di aver denunciato il fatto presso il posto di polizia di Palazzo Chigi. Dalla "parte" di Spano si è schierata anche l'Arcigay, che tramite il suo segretario nazionale, Gabriele Piazzoni, ha accusato "Le Iene" di aver "montato il servizio in malafede".

Sicurezza sui treni, la Regione Lombardia chiede l'esercito nelle stazioni. Appello anche dai sindaci di Milano e Bergamo. Sorte attacca: "Governo da Zeru tituli"

L'assessore alle Infrastrutture e Mobilità, esortando l'esecutivo a fare la sua parte, ha ricordato la convenzione sottoscritta con tutte le società che erogano i servizi di trasporto pubblico e che consente alle Forze dell'ordine e armate di viaggiare gratuitamente. E poi il recente stanziamento di 3 milioni di euro per finanziare il servizio di guardie giurate armate sui treni e nelle stazioni. C'è poi il fenomeno del vandalismo che, solo nel 2016, è costato oltre 10 milioni di euro: "Promuovere la cultura della legalità e del senso civico". La nostra intervista - (VIDEO)


"Chiediamo al Governo di istituire un presidio militare almeno in ogni stazione delle città capoluogo della Lombardia". Lo ha detto l'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte, riferendosi all'episodio di violenza verificatosi la scorsa settimana su un treno Milano-Mortara.

SRADICARE CONCETTO CHE STAZIONI SONO "TERRA DI NESSUNO" - "E' importante sradicare il concetto che le stazioni non sono difese - ha continuato - e che quindi li' si può fare quello che si vuole perché sono terra di nessuno. Il primo passo, dunque, e' quello di poter disporre, entro sei mesi, di militari nei capoluoghi per poi estendere la sperimentazione oltre le principali città. Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha fatto questa richiesta, ma ad oggi il Governo continua a tacere".

LA COMPETENZA E' DEL GOVERNO - "Voglio ricordare - ha continuato l'assessore - che il tema sicurezza è competenza del Governo che, purtroppo, continua ad essere latitante. Con grande senso di responsabilità noi continuiamo ad investire su questo tema e per il solo 2017 abbiamo investito più fondi che per l'anno di Expo". L'assessore ha ricordato la convenzione sottoscritta con tutte le società che erogano i servizi di trasporto pubblico e che consente alle Forze dell'ordine e armate di circolare gratuitamente sui treni. E poi il recente stanziamento di 3 milioni di euro per finanziare il servizio di guardie giurate armate sui treni e nelle stazioni. "Guardie - ha sottolineato Sorte - opportunamente addestrate e che devono avere seguito dei corsi ad hoc organizzati dalla Prefettura di Milano". Proprio nelle prossime settimane ci saranno 3 sessioni di esame per formare nuovo personale.

AIUTARE CHI GIA' STA LAVORANDO BENE, POTENZIARE POLFER - "Il punto di partenza pero' - ha continuato Sorte - non può che essere quello di potenziare il pattugliamento della Polfer. Sono uomini e donne che voglio ringraziare per il lavoro che fanno, ma purtroppo sono troppo pochi. E' necessario che queste pattuglie possano disporre di nuovo personale". Va infatti tenuto conto che, ogni giorno, in Lombardia, circolano 2.300 treni sui quali si spostano più di 720.000 pendolari. 

TUTTI I NUOVI TRENI SONO DOTATE DI TELECAMERE - Sorte ha anche ricordato che tutti gli ultimi treni acquistati dalla Regione, come pure quello che saranno consegnati in futuro, sono tutti dotati di telecamere per la sorveglianza. 

L'assessore ha poi voluto replicare a un affermazione polemica del consigliere regionale del Pd, Alessandro Alfieri che in merito agli annunci della giunta aveva parlato di meri "slogan". "Forse  Alfieri - ha dichiarato - dovrebbe dire ai 'suoi' sindaci Sala e Gori che chiedere il presidio dei militari è uno slogan".  "Capisco il suo imbarazzo - continua Sorte - visto che le prime richieste sono arrivate proprio dai sindaci di Milano e Bergamo. E gli faccio notare che sul tema sicurezza, come avrebbe detto un ex allenatore dell'Inter, il Governo e' a 'Zeru tituli'. Completamente non pervenuto". 

 

STAZIONI E TRENI: LA PIAGA DEL VANDALISMO COSTATA 10 MILIONI NELL'ULTIMO ANNO

 

Promuovere la cultura della legalità e del senso civico sui treni e nelle stazioni, cosi' da fronteggiare, il fenomeno del vandalismo che, solo nel 2016, è costato oltre 10 milioni di euro. E' questo l'obiettivo del progetto 'Scuola-Ferrovia. Lezioni di treno' presentato oggi dall'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte, insieme all'amministratore delegato di Trenord, Cinzia Farise'; al direttore di produzione Lombardia di Rete Ferroviaria Italiana, Vincenzo Macello; al presidente di Ferrovienord, Andrea Gibelli e al presidente del Dopolavoro ferroviario, Pino Tuscano, anima dell'iniziativa.


Giunto alla sua tredicesima edizione, il progetto si propone di presentare ai ragazzi della scuole della Lombardia i vantaggi del treno. Gli alunni saranno accompagnati nelle officine dove si ripuliscono le vetture vandalizzate. Saranno, insomma, condotti in un percorso attraverso sale d'attesa, sottopassi, atri biglietteria, luoghi pubblici delle stazioni (con particolare riguardo alla stazione più vicina alla Scuola) che consentirà loro di rendersi concretamente conto di cosa significa deturpare i treni.


Per l'ingegner Vincenzo Macello "La guerra al vandalismo si fa con la prevenzione. Se analizziamo i dati siamo in difficoltà. Nel 2016 nelle 291 stazioni di proprietà sono stati infatti 154 gli interventi di eliminazione dei graffiti e di ripristino degli arredi. Interventi per i quali abbiamo speso 1,5 milioni di euro. Il nostro impegno è continuare nel programma di miglioramento della percezione della sicurezza nelle stazioni a partire dalla installazione dei sistemi di video sorveglianza a circuito chiuso e collegati con le Forze dell'Ordine. La nostra attenzione, dunque, è dedicata anche al coinvolgimento degli enti locali, affinché le stazioni non siano solo un luogo di passaggio ma un luogo con degli spazi da vivere inseriti nel circuito delle attività sociali e culturali delle città".


er contrastare il fenomeno del vandalismo, per il presidente di Ferrovie Nord Andrea Gibelli, servono stazioni più vive e nuove tecnologie sui treni (già previste per i nuovi mezzi in esercizio dal 2019). Innanzitutto bisogna cambiare il concetto di stazione, che deve diventare un luogo sempre più vivo. Il secondo grande intervento riguarda l'acquisto dei nuovi treni (in servizio dal 2019), sui quali le tecnologie per la sicurezza saranno molto sviluppate con telecamere e sistemi di geolocalizzazione. Ferrovie Nord, che gestisce complessivamente oltre 120 stazioni, nel 2016 ha registrato 250 atti vandalici. Più della metà (il 57,5 per cento) sono stati danneggiamenti e rotture, circa un terzo (il 32,5) sporcizia, il restante 10 graffiti sui musi o nei sottopassi. Ogni intervento ha un costo medio di 600 euro (costo personale, costo del mezzo e costo dei materiali) per un totale di oltre 150.000 euro. A questa cifra vanno aggiunte le spese delle manutenzioni straordinarie.


"Sono numeri impressionanti, ha concluso Sorte ricordando che tutti gli ultimi treni acquistati dalla Regione sono dotati di impianti di video sorveglianza, e inaccettabili. I 10 milioni di euro che ogni anno spendiamo per il ripristino dei treni sono soldi che togliamo ad altro. Potremmo spenderli ad esempio per nuove iniziative di sicurezza. Ben vengano comunque iniziative volte a sensibilizzare i giovani alla cultura del rispetto".

L'amministratore delegato di Trenord, Cinzia Farisè, ad illustrare nel dettaglio quanto costano ogni anno gli atti vandalici sui treni del servizio ferroviario regionale.

In un anno Trenord  spende circa 10 milioni di euro a causa del vandalismo. Nel 2016 sui treni lombardi si è registrata una crescita significativa degli atti vandalici, con il 40 per cento degli episodi in più rispetto al 2015: un totale di 8.400 segnalazioni in un anno, per una media di 23 al giorno. A ciò si aggiungano i costi indiretti del vandalismo, che incidono pesantemente sulla qualità del servizio, generando ritardi e soppressioni".

Per questo l'adesione all'iniziativa del Dopolavoro Ferroviario, che risponde a un fenomeno che Trenord, grazie al Focal Point Security, monitora costantemente. Sono stati  adottati nuovi sistemi di pulitura automatica e ottenuto una riduzione del 30 per cento dei tempi di permanenza dei graffiti prima
della pulitura, che nell'ultimo anno è stata pari a quasi 130.000 metri quadrati, per una spesa di 1,5 milioni di euro. Cifre a cui si aggiungono altri 6 milioni spesi per la sicurezza sui convogli, 2 milioni in più rispetto a quanto è stato speso nel periodo di Expo".

Sicurezza e immigrazione, Rozza apprezza le misure del governo: "Ora c'è più chiarezza. I leghisti? Bravi a parole..."

L'assessore della giunta Sala commenta i provvedimenti annunciati dall'esecutivo dopo le decisioni adottate dal Consiglio dei ministri: "Ci aiuteranno a gestire in maniera più ordinata i flussi dei migranti e per una volta si mettono punti fermi per cominciare a costruire un sistema di rimpatri che funzioni". Ai microfoni de ilComizio.it: "Vi spiego perché è giusta una stretta sul fenomeno. Siamo per l'accoglienza, ma anche per la legalità e contro la tratta di esseri umani. Basta aree grige" - (VIDEO)

Sicurezza, Maroni critica il governo: "Più poteri ai sindaci? Troppo pochi. Quando c'ero io invece..."

Il presidente della Regione Lombardia commenta le misure annunciate dall'esecutivo dopo che il Consiglio dei ministri, su proposta del responsabile del Viminale, Marco Minniti, ha approvato un decreto che realizza un patto per dare più poteri agli amministratori dei Comuni. Il governatore parla anche di gestione dell'immigrazione e pung Sala sul post Expo. La nostra intervista - (VIDEO)


ANCORA TROPPI POCHI I POTERI AI SINDACI - "Va bene dare più potere ai sindaci, però questi che sono stati dati sono troppo pochi. Io avevo dato, da ministro dell'Interno, poteri veri, mentre in questo caso non si è andato fino in fondo". E' una reazione tiepida quella di Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, sulle misure annunciate dal governo in tema di sicurezza dopo che il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha approvato un decreto che realizza un patto tra prefetto e sindaci per dare loro più strumenti. Secondo il governatore lombardo non basta dunque il cosiddetto "Daspo urbano" previsto nella legge: un allontanamento che può durare fino ad un anno per chi reitera i reati una stessa città. "Il vero potere da dare ai sindaci e' il potere di ordinanza - ha affermato Maroni a margine del "112 day" - per gestire la sicurezza nel comune, per qualunque necessità", un provvedimento preso, a detta sua, proprio da lui quando era titolare del Viminale: "Questo avevo fatto: avevo dato ai sindaci il potere di ordinanza anche non contingibile e urgente, purtroppo non è stata riproposta questa iniziativa". 

BENE CIE, MA NON BASTA – Per il numero uno di Palazzo Lombardia, sono deboli anche gli interventi in materia di immigrazione clandestina. "Sui CIE – ha osservato il governatore – sono d’accordo, ma un CIE da 100 posti, in una regione come la Lombardia, dove ci sono 22.000 immigrati clandestini, mi pare serva a poco, se non ci sono altre misure. E la prima di queste, sono i respingimenti e fare i campi profughi in Libia, per evitare che partano".

 

A chi gli chiedeva di commentare le parole del sindaco di Milano, Beppe Sala, che ha proposto di estendere i controlli antimafia preventivi anche su tutto il post Expo, Maroni ha risposto con una frecciata all'ex commissario unico dell'esposizione universale: "Sì, se fosse stato fatto già per Expo non sarebbe stato male".

Pd, Fabio Pizzul: "No regolamenti di conti e logiche di potere interne. Si torni a lavorare su idee e temi per il Paese"

Il consigliere regionale lombardo commenta ai microfoni de ilComizio.it, le discussioni interne al suo partito che negli ultimi tempi è apparso diviso sulla leadership di Matteo Renzi (con candidature più o meno esplicite alla segreteria), sul congresso e sulla possibilità di elezioni anticipate - (VIDEO)


"Nel Partito democratico è giusto che si discuta e ci sarà la Direzione nazionale dedicata proprio a questo. Tutti sono importanti e nessuno è indispensabile; Renzi è più che mai importante e ha la responsabilità di gestire al meglio questa fase di transizione. in ogni caso, mi appassionano poco gli incontri serali piuttosto che le dichiarazioni sui giornali. il Pd deve recuperare un po' di credibilità sviluppando idee e proposte credibili per il Paese e il segretario non sia un ostacolo in tal senso, ma che anzi sia una risorsa da utilizzare al meglio. Ben vengano le discussioni ma senza quel clima da 'O.K Corral' o da sfida finale che tutti giorni emerge sulla stampa. Il congresso? Prima o poi ci sarà - la scadenza naturale e quella di fine anno - ma la cosa più importante è che il partito torni a ragionare sulle soluzioni per l'Italia, se poi questo passerà anche attraverso il congresso ben venga basta che non si tratti di un regolamento di conti interno che non verrebbe capito dagli iscritti, dai simpatizzanti, dagli elettori né dagli italiani più in generale. I nomi di Emiliano, Orlando e altri? Li leggo anch'io sui giornali, basta che le varie ipotetiche candidature emergano - ribadisco - per far emergere idee per il Paese e non per logiche di potere interne". E' quanto dichiarato ai microfoni de ilComizio.it da Fabio Pizzul, consigliere del Pd in Regione Lombardia, a margine di un'iniziativa a sostegno del periodico della Caritas Ambrosiana "Scarp de' tenis".

La Lega e la svolta sovranista di Salvini, Boni: "Non c'è contraddizione, restiamo federalisti e vogliamo cambiare lo Stato"

Intervista de ilComizio.it al segretario milanese del Carroccio: "Si vada al voto il prima possibile per dare una risposta alla domanda di cambiamento che si è sentita forte con l'esito del referendum costituzionale. L'obiettivo è mandare a casa il governo di centrosinistra, ma anche modificare l'assetto istituzionale del Paese. Il nostro leader sa come muoversi e che più siamo forti sul territorio, portando avanti l'idea federalista, maggiori sono le possibilità di successo" - (VIDEO)

Elezioni anticipate, Napolitano contrario: "Nei Paesi civili si vota a scadenza naturale". Salvini lo massacra: "Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita"

Il leader leghista, rilancia l'accusa di tradimento della Nazione nei confronti dell'ex Presidente della Repubblica che sul quadro politico attuale aveva detto: "Per togliere le fiducia a un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno". Reagisce anche Giorgia Meloni: "Vergogna! Basta con gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito"


 

Nel dibattito sulla fine prima del tempo della legislatura, con conseguente ritorno alle urne, entra anche l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si dice contrario al voto anticipato.

"Nei paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno", ha detto il senatore a vita. "Per togliere le fiducia a un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno".

Parole che hanno scatenato la veemente reazione dei fautori della necessità del ritorno urgente alle urne, a cominciare da Matteo Salvini. "Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita", ha scritto su Twitter il leader leghista.

  

Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita.pic.twitter.com/dOGXFKfdMh

Il post di Salvini

 

 

A fargli eco, anche Giorgia Meloni: "Vergogna! Basta con gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito".

 

Pd nella bufera, Scalfarotto: "Scissione? Se qualcuno vuole perdere..."

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico parla della legge elettorale e delle frizioni all'interno del suo partito che negli ultimi giorni sono aumentate con le prese di posizione molto critiche nei confronti del segretario Renzi di Bersani, che ipotizza la nascita di un "nuovo Ulivo", di D'Alema, Emiliano ed altri: "Ci sono personaggi della nostra politica che hanno servito il Paese per lunghi decenni che dovrebbero prendere atto che la realtà è cambiata e che si sta costruendo una sinistra di governo che si assume le sue responsabilità e non fa solo testimonianza di principi che senza i voti non diventeranno mai realtà". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


Matteo Renzi con Pier Luigi Bersani

 

"Se Renzi forza, rifiutando il congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D'Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico”. Lo dice Pier Luigi Bersani all'Huffington Post.

L'ex segretario chiede il congresso anticipato e una nuova legge elettorale, altrimenti la strada non potrà che essere quella di una rottura. "Io lavoro per evitarla", sottolinea ma serve un cambio di rotta altrimenti "la sconfitta, andando avanti così, non è evitabile. Napolitano ha ragione, ma io non sto dicendo che non si può votare prima della scadenza naturale. Sto dicendo: andiamoci con ordine, dopo un Congresso e con una legge elettorale decente".

"C’è Renzi nel Pd, ma anche tanti altri. È ora che dicano qualcosa perché così si va a sbattere e si dissolve il Pd. Chiedo che qualcuno apra bocca". Un accenno poi alla polemica sui vitalizi scatenata dalle parole di Matteo Renzi: "Non può insultare il Parlamento. I vitalizi non ci sono più dal 2012 e ci sono qui dentro deputati 30enni che non sono qui ad aspettare i 65 anni per avere qualche euro di contributi. Non so se siano bersaniani o renziani: oggi ne ho visto qualcuno che piangeva".

Replica Matteo Orfini a Carta Bianca su Rai 3: "Bersani vuole rifare l'Ulivo, Rossi parla di socialismo. A questo punto rifacciamo il Pci... Questo gioco dell'oca non funziona molto. Abbiamo fatto il Pd proprio per superare quei partiti che non funzionavano più".

"Qualora ci dovesse essere una accelerazione sul voto non faremo in tempo a fare il Congresso, ma se c'è l'esigenza di ridiscutere con quale candidato andiamo alle elezioni, come chiede Bersani, potremmo tranquillamente trovare il modo di fare le primarie prima delle elezioni" aggiunge Orfini, specificando che "il segretario del partito non ha intenzione di sottrarsi".

A rispondere è anche Arturo Parisi, tra i fondatori dell'Ulivo con Romano Prodi. "Io so una cosa sola - dice Parisi all'Adnkronos - Che nel campo del centrosinistra il segno dell'Ulivo è stato dall'inizio il segno dell'unità. Unità contro ogni separazione e oltre ogni distinzione e provenienza passata".

"Anche quando nel '98 gli ulivisti furono costretti a prendere atto della rottura dell'Ulivo imposta da Cossiga, lo fecero - spiega Parisi - per riprendere con più forza la loro battaglia per l'unità". "Ripeto: dire Ulivo significa dire unità, dirsi ulivisti equivale a dirsi impegnati a frenare e ricucire ogni divisione, e a lavorare per il consolidamento e l'allargamento dell'unità presente", conclude.

(Fonte Adnkronos)

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