updated 2:03 PM UTC, Dec 9, 2019

Ahi "sovranisti", cosa combinate? Tra Giorgia e Matteo volano gli stracci. Ecco perché

Giorgia Meloni e Matteo Salvini, selfie e sorrisi ad Atreju ilComizio.it Facebook - Giorgia Meloni e Matteo Salvini, selfie e sorrisi ad Atreju

Mentre in Germania trionfano i populisti di AfD, in Italia Salvini e la Meloni stentano ad andare d'accordo, rendendo piuttosto fragile la proposta di un "fronte sovranista" vincente. L'ultimo bisticcio sui referendum di Lombardia e Veneto. Ad Atreju, la festa giovanile di Fratelli d'Italia, la presidente li definisce "inutili" e il leader leghista si infuria. Nella diatriba si inserisce poi un dettaglio piuttosto comico: i centralisti romani Alemanno e Storace vanno in soccorso dei nordisti. Ride CasaPound: "Questo centrodestra è una truffa"


Matteo Salvini venerdì scorso aveva raccolto l'ovazione dei giovani di Fratelli d'Italia ad Atreju, la loro tradizionale festa. La breve apparizione del leader leghista era stata salutata dai baby della destra con un'ovazione che forse alla padrona di casa, Giorgia Meloni, deve essere parsa eccessiva. "Non sarà mica venuto qui a portarmi via il consenso dei miei con le sue velleità di leader populista", deve aver pensato se poi nel suo discorso di chiusura ha fatto un brutto sgambetto all'alleato.

 "Io vedo le immagini della Spagna e dico che qui non deve accadere mai, qui non ci sono i popoli italiani ma il popolo italiano, ci sono 1.000 campanili ma una sola patria ecco perché il referendum sul Veneto e la Lombardia non mi appassiona", ha affermato dal palco la presidente di FdI.

Apriti cielo. Pronta la reazione del segretario del Carroccio, in equilibrio tra il suo progetto "nazionale" e la vecchia rendita "padana" cui non intende rinunciare. "Ha sbagliato - ha detto in una diretta su Facebook - più i popoli decidono, meglio si spendono i soldi, più è difficile rubare. E soprattutto meno ci mette becco lo stato centrale e l'Ue, meglio è. La Meloni ha toppato perché l'autonomia farà bene non solo al Veneto e alla Lombardia, ma anche alle altre regioni".

Non si sa se cercato, richiesto o meno, è arrivato a Salvini l'appoggio di un vecchio duo della destra romana, che, va detto, non hanno mai mandato giù l'essere stati scaricati dalla giovane Giorgia. Rieccoli dunque Gianni Alemanno e Francesco Storace, convinti che i referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto non rappresentino una minaccia all'unità nazionale.

"È vero esattamente il contrario: il vero rischio per l’unità nazionale, e anche per il suo sviluppo economico, è continuare a disconoscere l’enorme residuo fiscale che viene versato da queste due regioni allo Stato centrale - dichiarano in una nota Alemanno e Storace - In questo modo, non solo si sottraggono troppe risorse alle aree più competitive della Nazione, ma si alimenta una pericolosa frustrazione negli abitanti di queste due regioni, una frustrazione su cui può tornare a speculare chi trama realmente per il secessionismo. Il federalismo a geometria variabile previsto dalla nostra costituzione come possibilità di acquisire risorse e competenze oggi riconosciute solo alle cinque regioni a statuto speciale, non solo non è incompatibile con l’unità nazionale, ma - sostengono ancora - la può rafforzare trovando un nuovo e più sostenibile equilibrio tra le diverse aree geografiche ed economiche. Siamo così convinti di questa battaglia che giovedì prossimo lanceremo a Milano un nostro comitato per il Sì al referendum per l'autonomia. Fratelli d'Italia, invece, dovrebbe spiegare perché a Roma la Meloni lancia questi sospetti secessionisti, mentre tutti i suoi esponenti in Lombardia e nel Veneto aderiscono ufficialmente ai comitati per il Si al referendum. Queste contraddizioni - concludono  - si pagano politicamente con una inutile e pericolosa divisione dell'area sovranista". 

Di fronte al quadro disordinato del "fronte sovranista" ha buon gioco CasaPound, soggetto più fresco e orgogliosamente autonomo rispetto a logiche politicanti. Scrive Adriano Scianca, direttore del Primato Nazionale: "Malgrado i propositi bellicosi, la Lega Nord continua ad avere un paio di nodi politici da sciogliere, legati fra loro. Quello del secessionismo è uno. Quello del sovranismo è un altro, ma strettamente legato al primo. Come e di chi si vuole la 'sovranità'? Abbiamo già visto, pochi giorni fa, Salvini arringare al grido di 'Prima gli italiani' una folla in cui non c'era neanche un tricolore. Una folla a cui è stato detto per anni che italiana non lo era e che anzi gli italiani erano il primo nemico. Una folla in cui ai padani doc erano mescolati sparuti esponenti campani, pugliesi, calabresi di 'Noi con Salvini', un movimento che non esiste, che doveva guidare una svolta che non c'è mai stata, che doveva essere l'avanguardia di un sovranismo che si è fermato agli slogan. Questo nodo non è stato mai sciolto e le contraddizioni si vedono. Ora spuntano all'orizzonte due eventi che fanno fare un ulteriore passo indietro all'immaginario e al discorso politico leghista. Il primo è il doppio referendum del 22 ottobre sull'autonomia di Lombardia e Veneto voluto da Zaia e Maroni. Una consultazione inutile, in realtà, priva di effetti concreti, che può sicuramente far leva su problematiche reali di tipo fiscale e burocratico ma che, nei fatti, è vissuta nell'ambiente leghista come un grande 'vorrei ma non posso'...". 

Ultima modifica ilLunedì, 25 Settembre 2017 16:49

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