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updated 7:57 AM UTC, Aug 3, 2020

Prima gravi accuse, poi accordi commerciali, "tra Cina e Usa non mettere il dito"

In un incontro virtuale, le delegazioni di Cina e Stati Uniti trovano un nuovo accordo e promettono di attuare gli accordi commerciali raggiunti a Gennaio


Venerdì scorso i rappresentanti commerciali di Cina e Stati Uniti hanno concordato di dare subito il via all'accordo commerciale firmato il 15 gennaio, che sarebbe dovuto partire dal 14 febbraio. Un incontro inaspettato viste le crescenti tensioni dovute alle accuse derivanti dalla pandemia di covid-19. Questa è la prima apertura da quando il virus si è diffuso nel mondo. Secondo un'informativa del Ministero del Commercio cinese, il vice primo ministro Liu He, che ha guidato la squadra negoziale del suo paese, ha parlato al telefono con il rappresentante commerciale americano Robert Lighthizer e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. La nota riporta che "Entrambe le parti hanno evidenziato che dovrebbero rafforzare la cooperazione macroeconomica nel campo della sanità pubblica, sforzandosi di creare un'atmosfera e le condizioni favorevoli per l'attuazione della prima fase dell'accordo economico/commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, promuovendo risultati positivi".

Inoltre, una dichiarazione congiunta dei rappresentanti degli Stati Uniti ha indicato che le parti "hanno anche convenuto che, nonostante l'attuale emergenza sanitaria globale, i due paesi hanno l'aspettativa di adempiere ai loro obblighi entro i termini appropriati". E che ci sono "progressi" nella creazione delle infrastrutture governative necessarie per il successo dell'accordo commerciale. I rappresentanti di entrambi i paesi hanno inoltre annunciato che continueranno a mantenere regolari contatti telefonici.

La nota agenzia di stampa Bloomberg riferisce che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha annunciato ai giornalisti che tra una settimana o due sarà in grado di rivelare il grado di progresso nei colloqui con la Cina.

Il contatto tra le due delegazioni ha avuto luogo dopo che entrambi i paesi sono stati immersi per settimane in un incrocio di accuse a causa della pandemia di coronavirus che sta colpendo milioni di persone nel mondo e la cui natura è ancora "top secret". La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato nuove tariffe sui prodotti provenienti dalla Cina dopo aver affermato che c'erano prove che collegavano Covid-19 a un laboratorio ad alta sicurezza nella città cinese di Wuhan, dove l'agente patogeno è stato identificato alla fine del 2019.

A gennaio, la Cina ha accettato di importare altri 200 miliardi di Dollari in prodotti statunitensi per due anni, addirittura oltre i livelli raggiunti nel 2017, segnando quindi una tregua nella guerra commerciale. Gli analisti, tuttavia, si chiedono se la Cina sarà in grado di far fronte a impegni così ambiziosi dopo che l'epidemia di coronavirus ha rallentato l'attività commerciale e abbassato i consumi dall'inizio di quest'anno.

Da allora la ripresa è stata lenta e il consumo non è ancora tornato ai livelli pre-epidemici. Le importazioni cinesi sono diminuite del 14,2% su base annua ad aprile, dopo essere diminuite dello 0,9% a marzo.

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Nel Golfo Persico gli Stati Uniti e l'Iran sempre più vicini allo scontro armato

Anche mentre la pandemia da Covid-19 sta devastando il mondo, Gli Stati Uniti e l'Iran continuano a scambiarsi minacce. Il conflitto verbale tra i due avversari geopolitici di lunga data, sembra rischiare di tramutarsi in una vera guerra


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di distruggere qualsiasi nave della marina iraniana che minacciasse le forze armate statunitensi nel Golfo Persico. Neanche la pandemia da coronavirus ferma le parti in conflitto. I recenti incidenti minacciano di esacerbare le relazioni tra Washington e Teheran. Donald Trump ha portato il conflitto a un nuovo livello di allerta, quando in un Tweet a minacciato di voler affondare qualunque nave iraniana potesse rappresentare una minaccia alle navi da guerra statunitensi, dislocate nel Golfo Persico per esercitazioni militari. Questo Tweet diede seguito a numerose dichiarazioni in cui si dichiarava la volontà di aprire il fuoco senza preavviso, contro qualunque nave si avvicinasse troppo alla flotta americana. Gli esperti ritengono che una reazione americana così forte, sia dovuta all'incidente del 15 aprile nel Golfo Persico al largo della costa del Kuwait, dove undici navi della Marina iraniana si sono mosse pericolosamente, quasi a voler cercare lo scontro a fuoco, alle navi da guerra statunitensi.

Nessuno è rimasto ferito, nessuna delle due parti ha aperto il fuoco. La leadership del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC) ha accusato gli Stati Uniti di aver volutamente provocato l'incidente, sostenendo che erano le navi da guerra statunitensi ad agire in modo provocatorio interferendo con le esercitazioni militari iraniane.

Come spiegato dal vice capo del Pentagono David Norquist, Trump ha dato un avvertimento agli iraniani. Le navi americane mantengono il diritto all'autodifesa, afferma il messaggio dell'amministrazione statunitense. Un messaggio volutamente solo provocatorio, perché le regole d'ingaggio in territorio non definito "zona rossa o zona di guerra", sono molto rigide e non ammettono il fuoco a meno di minacce reali. 

Teheran non ha tardato a rispondere alle minacce di Trump, osservando che il paese "non inizia una guerra, ma insegna una lezione a coloro che lo fanno". Il capo del Ministero degli affari esteri della Repubblica islamica, Javad Zarif, ha scritto sul suo Twitter, "A differenza degli Stati Uniti, che giacciono furtivamente, ingannano e commettono omicidi, l'Iran agisce solo a scopo di autodifesa".

Le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Iran sono peggiorate drammaticamente dopo che Washington si è ritirata dall'accordo sul nucleare con Teheran. Gli Stati Uniti hanno sempre imposto sanzioni contro il regime di Teheran, ma l'assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, che è stato ucciso a seguito dell'attacco missilistico vicino a Baghdad nel gennaio di quest'anno, ha acceso nuovamente gli animi. In risposta Teheran ha lanciato un attacco missilistico su una base nell'Iraq occidentale, dove erano stati schierati dei militari statunitensi.

Il 22 aprile, l'IRGC aveva annunciato al mondo che l'Iran aveva lanciato il suo primo satellite militare. A questo proposito, John Hyten, generale dell'aeronautica militare, che è l'undicesimo vicepresidente dei capi di stato maggiore congiunti, ha affermato che il lancio del veicolo spaziale militare doveva essere identificato come un altro esempio del comportamento ostile dell'Iran.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, durante una conferenza stampa tenutasi il 22 aprile, ha accusato l'Iran di aver violato la risoluzione n. 2231 del Consiglio di sicurezza dell'ONU del 2015, che vieta il lancio di missili balistici a capacità nucleare.

Tecnicamente, gli Stati Uniti potrebbero aprire uno scontro militare con l'Iran. Come sempre le guerre sono anche una grossa fonte di profitto, ma è giusto evidenziare che questo non è sicuramente il momento migliore per un simile sforzo. Entrambi gli stati stanno combattendo una guerra privata contro la pandemia da Covid-19. Le aspre polemiche interne consigliano ai due governi, di concentrarsi su questioni che potrebbero rivelarsi più vantaggiose. 

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Gli Stati Uniti tentano l'acquisto di una parte della Groenlandia causando l'indignazione della Danimarca

L'America di Trump firma un accordo milionario con il paese del Nord, un piano di aiuti finanziari da 11 milioni di dollari arriva otto mesi dopo che l'offerta del presidente di acquistare del terreno aveva infastidito Copenaghen


La corsa nell'acquistare territorio Artico è da sempre lo sport preferito dalle super potenze, come America, Russia e Cina. Lo scopo è sfruttare per primi gli enormi giacimenti petroliferi, inermi sotto i ghiacci del Nord. La Groenlandia non è in vendita, ma è in affitto. Questo è ciò che i media danesi hanno scritto quasi un anno fa, quando il primo ministro danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, ha respinto definendola "assurda" l'offerta di acquisto del territorio artico da parte del presidente americano Donald Trump . A soli otto mesi dallo scontro tra i due partner della NATO, i titoli dei giornali si sono rivelati al quanto realistici. Washington e Nuuk, la capitale del territorio danese semi-autonomo, hanno annunciato un accordo di investimento in progetti nel territorio ghiacciato per un totale di 83 milioni di DKK (11 milioni di €), aprendo un intenso dibattito nella capitale del regno. 

"Questa buona notizia conferma che il nostro lavoro per consolidare una relazione costruttiva con gli Stati Uniti ripaga", ha dichiarato il primo ministro groenlandese Kim Kielsen. Il governo socialdemocratico danese, in minoranza, ha anche applaudito agli investimenti di Washington nel suo territorio artico, nei cui negoziati è stato coinvolto dallo scorso autunno. La Groenlandia, nonostante goda di un'ampia autonomia - in effetti appartiene alla Danimarca, ma non all'Unione europea (UE) -, Copenaghen è ancora l'unico interlocutore valido in materia di Esteri e Difesa. "Non è un segreto che abbiamo lavorato con la Groenlandia per garantire che tragga beneficio dalla presenza degli Stati Uniti", il ministro degli esteri danese Jeppe Kofod, che ha cercato di ridurre la tensione a Copenaghen, ha definito l'accordo economico come "locale" e"completamente naturale". 

I fondi americani, secondo l'accordo, andranno a progetti relativi all'estrazione di materie prime, al turismo, all'istruzione e saranno i groenlandesi, insieme agli americani, a decidere esattamente come e quando spendere i soldi. Ma le voci che segnalano il duplice intento di Trump in un territorio in cui Cina e Russia lottano per mantenersi la loro fetta di torta.

La Groenlandia, la cui economia si basa quasi esclusivamente sulla pesca, riceve ogni anno 576 milioni di euro da Copenaghen, che rappresentano i due terzi delle sue finanze. Con il patto con gli Stati Uniti, alcuni deputati del Folketing (il parlamento nazionale) hanno lanciato l'allarme e prevedono che la Groenlandia si allontanerà gradualmente da Copenaghen per allinearsi con i suoi nuovi partner americani. "Dobbiamo chiarire se loro (gli USA) pagano ora e noi (i danesi) saremo indebitati domani", ha affermato il parlamentare groenlandese a Copenaghen Aaja Chemnitz Larsen. Un alto funzionario della Casa Bianca citato dal Financial Times, tuttavia, ha assicurato che gli Stati Uniti non hanno più l'intenzione di "acquistare la Groenlandia".

A novembre Copenaghen ha dato il via libera alla riapertura di Nuuk per la prima volta dagli anni '50, una mossa che è appena diventata ufficiale. L'ufficio diplomatico avrà sede in una base militare nella capitale della Groenlandia - gli Stati Uniti hanno già un'altra base aerea a Thule, nel nord-ovest del territorio - e il nuovo console si sposterà da Copenaghen una volta che le misure per prevenire la diffusione del coronavirus lo permetteranno. La Groenlandia ha una rappresentanza diplomatica a Washington dal 2014.

L'interesse per influenzare l'Artico cresce tra le maggiori potenze del mondo. L'ambasciatrice americana in Danimarca, Carla Sands, ha avvertito in una dichiarazione questa settimana che, nonostante la politica di "bassa tensione" che il Consiglio artico (l'assemblea con la presenza dei paesi del Nord) ha mantenuto dagli anni '90 nel territorio, ora sorgono "nuove sfide". Gli usa, la Cina e la Russia ne sono l'esempio.

Mosca sta dando molto peso alla sua strategia militare nell'Artico riaprendo le basi della Guerra Fredda e stabilendo un nuovo comando artico. E Pechino invece, si definisce "uno stato vicino all'Artico", nonostante la distanza che li separa. "La Cina cerca di aprire la via della seta polare" attraverso lo sviluppo di rotte marittime che emergono al Polo Nord a seguito del riscaldamento globale.

 

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Coronavirus, ora la Cina contrattacca: "Forse il paziente zero è un soldato americano". Dal ministero degli Esteri la prova che "scagiona" Wuhan?

Anche la Cnn ricorda come lo scorso ottobre centinaia di atleti delle forze militari americane fossero a Wuhan per i Military World Games


Risultato immagini per soldati usa coronavirus

Sospetti cinesi sugli americani. Arriva direttamente dal ministero degli Esteri di Pechino la teoria secondo cui potrebbero essere stati i militari americani a portare il coronavirus in Cina. Su Twitter il portavoce Zhao Lijian ha rilanciato ieri un video dell'audizione di due giorni fa alla Camera dei Rappresentanti con il direttore dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc), Robert Redfield, e ha chiesto "trasparenza" agli Usa. Oggi la Cnn ricorda come lo scorso ottobre centinaia di atleti delle forze militari americane fossero a Wuhan per i Military World Games.

"Redfield ha ammesso che alcuni americani apparentemente morti di influenza sono poi risultati positivi al nuovo coronavirus - ha twittato Zhao - Quando è iniziato tutto con il paziente zero negli Usa? Quante persone sono state contagiate? Quali sono gli ospedali? E' possibile che sia stato l'esercito americano a portare l'epidemia a Wuhan. Cercate di essere trasparenti! Diffondete pubblicamente i vostri dati! Gli Usa ci devono una spiegazione".

Redfield non ha fornito indicazioni temporali nel suo intervento. Ma per Zhao si tratterebbe di una prova che 'scagiona' la città di Wuhan, dove è stato inizialmente segnalato il coronavirus.

Risultato immagini per soldati usa coronavirus

Un altro portavoce della diplomazia cinese, Geng Shuang, ha già detto che ci sono "varie opinioni" sulle origini della pandemia, ma - ha avvertito - "il mondo dovrebbe essere unito nella battaglia invece di scambiarsi accuse". Ieri anche il capo del dipartimento per l'Informazione del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, aveva rilanciato con un tweet le parole di Redfield, sottolineando: "E' assolutamente sbagliato e inappropriato parlare di coronavirus cinese".

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Conflitto USA-IRAN, Trump risponde a Khamenei: "deve prestare attenzione alle sue parole"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, avverte l'Iran che Ali Khamenei, il più alto leader spirituale del paese, deve prestare attenzione a ciò che dice.


"Il Leader più alto" dell'Iran Ali Khamenei, oggi guida spirituale del paese, venerdì durante la preghiera sacra, ha rivolto pesanti minacce agli Stati Uniti e all' Europa". Alle accuse ha subito risposto Donald Trump che su Twitter ha scritto, “La loro economia sta collassando e la loro gente sta scappando. Deve prestare molta attenzione alle sue parole! ”. 

 

Donald J. Trump
 
@realDonaldTrump
 
 

The so-called “Supreme Leader” of Iran, who has not been so Supreme lately, had some nasty things to say about the United States and Europe. Their economy is crashing, and their people are suffering. He should be very careful with his words!

  
54.7K people are talking about this
 

Khamenei (80 anni) ha guidato per la prima volta in otto anni, la tradizionale preghiera del venerdì a Teheran. Nel passi del suo discorso, hanno trovato posto pesanti minacce e accuse contro gli Stati Uniti. "L'attacco missilistico contro gli americani in Iraq è stato uno schiaffo frontale a un potere arrogante, questa è la prova che Dio è con noi", ha detto l'Ayatollah, che ha definito il giorno in cui l'Iran ha attaccato gli obiettivi statunitensi "un giorno di Dio".

L'Ayatollah ha anche espresso il suo sostegno per le Guardie rivoluzionarie, il corpo d'élite militare iraniano e mentre gli adepti cantavano "Death to America", ha affermato che la Guardia rivoluzionaria, potra ora condurre la loro lotta anche al di fuori dei confini dell'Iran, dal momento che "Gli Stati Uniti hanno ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani fuori dai loro confini", ha inoltre invitato le truppe statunitensi a lasciare immediatamente la regione.

 

Fonte: Demorgen

 
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I curdi accusano la Turchia: "Usa fosforo bianco e napalm". Dura telefonata tra Conte ed Erdogan, che cestina la lettera di Trump

Napalm e munizioni al fosforo bianco sarebbero stati utilizzati dalle forze turche nella loro offensiva nel nord-est della Siria. A denunciarlo è l'amministrazione autonoma curda in una nota, nella quale si sottolinea come Ankara abbia fatto ricorso alle armi vietate a causa dell'inaspettata resistenza incontrata nella città di Ras al-Ayn. Il premier italiano chiama il presidente turco: "Interrompere questa inaccettabile iniziativa militare". Consiglio europeo a Bruxelles, mentre il vicepresidente americano Pence vola a Istanbul. Tensione internazionale alle stelle


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DURA TELEFONATA TRA CONTE E ERDOGAN - Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel corso della conversazione durata oltre un'ora, a quanto sia apprende da fonti di palazzo Chigi, Conte ha ribadito che l'Italia ritiene inaccettabile l'azione militare avviata in Siria. Durante il colloquio "non sono mancati momenti di forte tensione a fronte del fermo e reiterato invito del presidente Conte ad interrompere questa iniziativa militare, che ha effetti negativi sulla popolazione civile". Conte ha chiesto a Erdogan di ritirare le truppe.

Intanto, crescono di intensità la accuse dei curdi alla Turchia di usare le armi chimiche: secondo le autorità curdo-siriane le forze turche avrebbero usato "fosforo bianco e napalm" dopo aver riscontrato un'inaspettata resistenza curda, in particolare nella città di Ras al Ayn. In un ospedale sarebbero ricoverati alcuni bambini con gravi ferite da ustioni. Non è possibile verificare in modo indipendente l'autenticità delle immagini. Ankara respinge le accuse dei curdi siriani: "Tutti sanno che l'esercito turco non ha armi chimiche. Alcune informazioni ci indicano che" le milizie curde dello "Ypg usano armi chimiche per poi accusare la Turchia", ha detto il ministro della Difesa.

TRUMP SCRIVE A ERDOGAN, IL PRESIDENTE TURCO BUTTA LA LETTERA - "Non fare il duro" o "non fare lo scemo", "lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell'economia turca", ha scritto Donald Trump al presidente Recep Tayyip Erdogan in una lettera datata 9 ottobre. La lettera è stata "gettata nella spazzatura" dal presidente turco.

La crisi siriana sarà anche sul tavolo del Consiglio europeo in programma oggi a Bruxelles, con Conte.  Mentre a Istanbul il presidente turco incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence.

 

(Fonte: Ansa)

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La Casa Bianca minaccia sanzioni mentre la Turchia si spinge in Siria

Domenica 13 ottobre è il quinto giorno dall'offensiva delle forze turche nei territori del nord della Siria, la Casa Bianca afferma di essere disposta a imporre sanzioni se necessario. 


La campagna militare, iniziata pochi giorni dopo che le forze statunitensi si sono ritirate dall'area, ha suscitato preoccupazione diffusa tra i gruppi umanitari e sta emergendo come una questione sempre più divisiva a Washington.

"Si sta manifestando indignazione su tutta la linea", ha dichiarato il rappresentante Salud Carbajal (D-Calif.), un veterano del Corpo dei Marines e attuale membro del Comitato dei servizi armati della Camera. "Questa è l'ennesima crisi creata dal presidente Trump, un modo di agire sciocco, miope e non giusto".

Domenica scorsa, la Casa Bianca ha annunciato che il piccolo gruppo di forze speciali statunitensi che ha appoggiato le forze curde lungo il confine con la Turchia, si sarebbe ritirato, dando di fatto, alle forze militari turche, il via libera all'incursione prevista nell'area. La Turchia ha combattuto a lungo contro le truppe curde e considera alcune sette della milizia come organizzazioni terroristiche. Il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha anche affermato che il suo governo mira a liberare la regione per creare una zona sicura per i profughi siriani sfollati. Eppure molti negli Stati Uniti, tra cui sostenitori convinti del presidente Trump, hanno criticato il ritiro definendolo come un tradimento dei curdi, che hanno aiutato significativamente gli Stati Uniti a confrontarsi con lo Stato islamico (ISIS). Il senatore Lindsey Graham (RS.C.), ha affermato che i curdi sono stati "sfacciatamente abbandonati dall'amministrazione Trump" e che la decisione di Trump avrà "gravi conseguenze" sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Trump, nel frattempo, ha ampiamente difeso la sua decisione di ritirare le truppe statunitensi, ma ha messo in guardia la Turchia da inutili violenze contro i curdi e ha minacciato Ankara con sanzioni economiche qualora la situazione dovesse aggravarsi. Il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha detto ai giornalisti venerdì che il presidente ha autorizzato "nuove sanzioni molto significative" che possono essere emesse contro la Turchia. 

Le cifre variano ampiamente, ma le vittime sembrano aumentare rapidamente, mentre la Turchia si spinge ulteriormente nel nord della Siria, una regione precedentemente detenuta dall'ISIS che ora è sotto il controllo curdo ed è indipendente dal governo di Damasco del presidente Bashar al-Assad.

Quasi 350 combattenti curdi sono stati uccisi, secondo il Ministero della Difesa turco, che ha etichettato le truppe come "terroristi". Le forze democratiche siriane (SDF), la principale milizia curda, tuttavia, ha ridotto i numeri parlando di un paio di dozzine di vittime. La Turchia ha anche annunciato venerdì che uno dei suoi soldati e due truppe siriane alleate sono stati uccise durante l'operazione.

Anche le morti civili da entrambe le parti continuano a salire. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito venerdì, che 17 civili curdi sono stati uccisi, principalmente da attacchi aerei turchi. Secondo i media turchi diversi civili - tra cui un bambino di 9 mesi - sono stati uccisi anche in Turchia da mortai sparati dalla Siria. L'International Rescue Committee ha stimato che 70.000 persone sono già state sfollate a causa del conflitto. L'intera regione controllata dalle SDF ospita 2,2 milioni di persone, oltre la metà delle quali ha bisogno di aiuti umanitari, hanno affermato le Nazioni Unite.

"Come in altre parti della Siria, decine di civili nel nord-est della Siria hanno già sofferto dell'impatto di successive offensive militari, spostamenti multipli e condizioni di vita disastrose", ha affermato Lynn Maalouf, direttore della ricerca in Medio Oriente di Amnesty International. "La Turchia ha l'obbligo, ai sensi del diritto internazionale umanitario, di adottare tutte le misure possibili per proteggere i civili e garantire che abbiano accesso agli aiuti umanitari".

Venerdì, a Istanbul, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato di aspettarsi che "la Turchia agisca con moderazione" e ha messo in guardia dal "destabilizzare ulteriormente la regione, aumentare le tensioni e la sofferenza umana". Stoltenberg ha aggiunto che la Turchia, è anche uno stato membro della NATO, con "problemi di sicurezza" nella regione stessa.

Per tutta la settimana, Trump ha ripetutamente minacciato la Turchia di sanzioni "se non rispettano le regole", come ha dichiarato il presidente in un tweet giovedì , aggiungendo poco dopo la frase, "le stupide guerre senza fine, per noi, stanno finendo!"

Eppure i critici in tutto i corridoi della politica americana hanno attaccato la decisione di Trump di ritirarsi dalla Siria, una decisione che il leader politico della SDF, Amina Omar, ha definito come un abbandono "delle responsabilità nella guerra al terrorismo" che "mina tutti gli sforzi di guerra contro l'ISIS". "Trump ha sostanzialmente dato alla Turchia il via libera per entrare, combattere e annientare i curdi", ha aggiunto il rappresentante Carbajal. "la politica cammina avanti ma spesso con dei tempi che non riflettono realmente sulle conseguenze o sulle implicazioni future".

Al Congresso, è in corso uno sforzo bipartisan guidato dal senatore Graham e dal senatore Chris Van Hollen (D-Md.) Per imporre sanzioni alla Turchia per la sua campagna militare. Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell (R-Ky.) Ha anche condannato la decisione della Casa Bianca di lasciare l'area curda, affermando in una dichiarazione che "gli interessi americani sono meglio serviti dalla leadership americana, non dalla ritirata o dal ritiro".

Da parte della Camera, la portavoce Nancy Pelosi della California - la più alta carica  democratica del governo, ha criticato aspramente la decisione di Trump, che "mina gli sforzi, fatti ad oggi dai nostri coraggiosi membri delle forze speciali, nella guerra al terrorismo ed è un folle tentativo di placare un forte ego autoritario del presidente".

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USA & UFO, la Marina Militare conferma i molti avvistamenti e redige nuove regole d'ingaggio

Un recente aumento degli avvistamenti di oggetti volanti non identificati o come li chiamano i militari, "fenomeni aerei inspiegabili", ha spinto la Marina degli Stati Uniti a redigere procedure formali per documentare gli incontri.


"Dal 2014 queste intrusioni si verificano regolarmente", ha detto a Washington Post il portavoce del ministero delle operazioni navali per la guerra, Joseph Gradisher. Di recente, gli aerei non identificati entrano nello spazio aereo militare più volte al mese. "Vogliamo andare fino in fondo. Dobbiamo determinare chi lo sta facendo, da dove viene e qual è il loro scopo. Dobbiamo cercare di trovare modi per evitare che accada di nuovo". Citando preoccupazioni per la sicurezza e la sicurezza, il ministero della guerra ha promesso di "indagare su ogni singolo rapporto". 

Luis Elizondo, ex alto funzionario dei servizi segreti americani, ha dichiarato al quotidiano americano "The Post", che le nuove linee guida della Marina hanno ufficializzato il processo di rendicontazione, facilitando l'analisi basata sui dati e rimuovendo lo stigma che vietava di parlare degli UFO, definendolo "l'unica grande decisione presa dalla Marina Militare in decenni. Da oggi il governo ammette che da decenni studia questi avvenimenti".

Chris Mellon, ex vice segretario alla Difesa per l'intelligence e lo staff del Senato Intelligence Committee, è stato meno elogiativo e più duro, "Non credo nella sicurezza attraverso l'ignoranza", ha detto, rimproverando alla comunità dell'intelligence la mancanza di "curiosità e coraggio" e una "incapacità di reagire" a un modello forte di avvistamenti. " Un modello di regole d'ingaggio appropriato, ma che sicuramente è arrivato molto tardi".

In alcuni casi, i piloti - molti dei quali laureati in ingegneria e specializzati in mezzi a propulsione, hanno affermato di aver osservato piccoli oggetti sferici che volavano in formazione. Altri dicono di aver visto veicoli bianchi a forma di "Tic Tac". A parte quelli dei droni, tutti i motori si basano sulla combustione di carburante per generare energia, ma questi veicoli, paiono sovvertire le leggi della fisica, non si appoggiano sulla portanza dell'aria, del vento e non mostrano alcuno scarico di gas combusti.

Sempre Mellon afferma, "sono oggetti volanti misteriosi, che possono superare in modo semplice il doppio della velocità dei nostri attuali aeromobili. Questi UFO usano una tecnologia a noi sconosciuta". Secondo l'ex Segretario alla Difesa, i piloti stupefatti e sconcertati erano più preoccupati sulle conseguenze negative alla loro carriera nel divulgare gli avvistamenti, in quanto le indagini sulle loro affermazioni non avrebbero portato a nessun risultato.

Nel 2017, il Pentagono ha confermato l'esistenza del Programma di identificazione delle minacce aerospaziali avanzate (AATIP), un'operazione governativa lanciata nel 2007 per raccogliere e analizzare "anomalie e minacce aerospaziali". 

"Questo tipo di attività è molto allarmante", ha detto il portavoce del Ministero della Difesa, "riconosciamo che ci sono cose nel nostro settore aerospaziale che vanno oltre la nostra comprensione. Ci sono oggetti non identificati, che possono volare impunemente nel nostro paese, sfidando le leggi della fisica, e in pochi istanti potrebbero sganciare un ordigni nucleari a volontà, questa è una questione di sicurezza nazionale"

 

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