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updated 4:28 PM UTC, Jul 13, 2020

L'ombra dell'Isis dietro l'accoltellamento alla Stazione Centrale di Milano? Ecco il video dell'aggressione

E' stata ripreso dalle telecamere di sorveglianza l'attacco a due militari e un agente della Polfer avvenuto ieri sera. Il responsabile, il 20enne italo-tunisino Ismail Tommaso Ben Yousef Hosni, è poi stato arrestato. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c'è anche il terrorismo - (VIDEO)


Milano, l'aggressore della stazione postò video dell'Isis. "Sono solo e abbandonato"Milano, l'aggressore della stazione postò video dell'Isis. "Sono solo e abbandonato"

E' stata ripreso dalle telecamere di sorveglianza l'attacco a due militari e un agente della Polfer avvenuto ieri sera. Il responsabile, il 20enne italo-tunisino Ismail Tommaso Ben Yousef Hosni, è poi stato arrestato. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c'è anche il terrorismo.

E' spuntato infatti un  profilo Facebook di cui è titolare è un tale Ismail Hosni, che qualche mese fa ha condiviso un video di un inno dello Stato Islamico, commentandolo in arabo come “il più bello che abbia mai sentito in vita mia”.

L'accoltellatore alla polizia ha dichiarato di essere rientrato dalla Tunisia nel 2015 0 e raccontato di essere andato via dall'Italia da bambino e di non avere più contatti con la madre che vivrebbe in Puglia. Di lui per ora si sa che ha precedenti per spaccio di droga e che dormiva in un'automobile a Quarto Oggiaro, nella periferia del capoluogo lombardo.

Terrorismo in Francia, Marine Le Pen: "Siamo in guerra, ripristinare le frontiere ed espellere immediatamente i sospettati"

La leader del Front National e candidata alla presidenza della Repubblica commenta l'attacco sugli Champs-Elisées: "Vinceremo solo se porremo fine al lassismo che ha permesso a questo criminale di compiere un ennesimo attentato ieri sera. Il nostro popolo si è sempre opposto alla barbarie" - (VIDEO)


Gli Champs Elisées dopo l'attentato di ieri sera

"Il paese è in stato di guerra, la risposta deve essere totale, globale". Lo ha dichiarato Marine Le Pen, leader del Front National e candidata all'Eliseo, commentando l'attacco di ieri sugli Champs-Elisées.

"Una guerra - ha proseguito Marine Le Pen - asimmetrica, rivoluzionaria per sottometterci a un'altra potenza, una potenza assassina. Questa guerra non possiamo permetterci di perderla". Le Pen ha poi chiesto ai francesi di essere uniti "senza se e senza ma", unità "nella compassione ma anche nella lucidità". "Dobbiamo rinunciare all'ingenuità, all'innocenza, al lassismo. Il nostro popolo si è sempre opposto alla barbarie".

Le Pen torna poi a chiedere "il ripristino delle frontiere e l'espulsione immediata degli schedati stranieri con la lettera S" (sospettati di attentare alla sicurezza dello Stato, ndr). In una dichiarazione dal suo quartier generale, la candidata del Fn alle presidenziali ha invocato "la fine del lassismo giudiziario" e "nuove regole restrittive in materia di immigrazione, asilo e di cittadinanza".

Marine Le Pen a margine di un comizio

Le Pen ha inoltre sostenuto con forza che "l'ideologia islamista non deve aver diritto di cittadinanza in Francia" e elencato una serie di misure da adottare, dalla chiusura delle moschee islamiste alla stretta applicazione del principio di laicità "in conformità con i principi repubblicani" a restrizioni su immigrazione, asilo politico e cittadinanza. "Il terrorismo - ha detto - deve essere combattuto con tutti i mezzi. Vinceremo questa guerra solo se porremo fine al lassismo che ha permesso a questo criminale di compiere un ennesimo attentato ieri sera".

"Marine Le Pen dimentica che oltre 105 milioni di persone sono state controllate" alle frontiere, replica Bernard Cazeneuve, primo ministro ed ex ministro dell'Interno. "Voglio ricordarle che dal maggio 2012, 117 persone sono state espulse dal territorio" nel quadro della lotta al terrorismo, ha affermato.

Il primo ministro francese Bernarde Cazeneuve con il presidente François Hollande

Cazeneuve ha anche criticato Le Pen che - ha detto - "dimostra la sua cattiva conoscenza nei confronti dei dispositivi della lotta antiterrorismo e del suo arsenale penale". Il premier ha poi ricordato che il Front National non ha votato a favore della maggior parte delle leggi adottate negli ultimi anni contro il terrorismo". Per Cazeneuve Le Pen vuol "far dimenticare in realtà di essersi opposta a tutto senza proporre mai nulla di serio né di credibile. Questi propositi più di ogni altra cosa rivelano il suo vero obiettivo: cerca, come dopo ogni tragedia, di approfittare e strumentalizzare per dividere, sfruttare senza vergogna paura ed emozione a fini esclusivamente politici".

François Fillon, candidato all'Eliseo della destra "repubblicana"

Bernard Cazeneuve ha concluso attaccando Fillon per la sua proposta di rivedere Schengen ricordando la soppressione dei posti di lavoro decisa sotto il suo governo tra il 2007 e il 2012 soprattutto nei servizi. Il premier ha poi fatto riferimento alla programmata soppressione da parte di Fillon di 500mila funzionari in 5 anni.

(Fonte: Adnkronos)

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Francia, elezioni presidenziali ad alta tensione. Arrestati due islamici radicalizzati: "Pronti ad attacco imminente". E l'estrema sinistra aggredisce Marine Le Pen: bombe molotov contro deputato Fn

A Marsiglia bloccati due fanatici musulmani, ex detenuti e ricercati, che stavano tentando di confezionare degli ordigni esplosivi. La campagna elettorale per l'Eliseo intanto, letteralmente, s'infiamma. I collettivi antifascisti assediano il teatro del comizio della candidata nazionalista: un parlamentare se la vede brutta e viene salvato dal servizio d'ordine - (VIDEO)


Arrestati islamisti - Due uomini, radicalizzati in carcere, appartenenti a movimenti islamisti, sono stati arrestati questa mattina a Marsiglia con l’accusa di voler compiere un attentato durante la campagna per le presidenziali in Francia. Secondo Franceinfo i due sospetti, Mahiédine M., 30 anni, e Clément B., 24, entrambi di nazionalità francese e originari della regione dell’Alta Francia si erano radicalizzati nella prigione di Sequedin, nel nord del Paese - erano pronti "ad un attacco imminente" e stavano tentando di confezionare degli ordigni esplosivi. Fermati all’uscita di un appartamento che avevano affittato a Marsiglia, erano ricercati dallo scorso fine settimana. Durante una perquisizione nell’abitazione sono stati trovati esplosivi di tipo Tap.  

Rischio attentati - Nelle scorse ore i servizi di sicurezza francesi avevano lanciato un’allerta ai candidati delle elezioni presidenziali sul «rischio attentati" e la minaccia "particolarmente pesante» che incombe sulla campagna elettorale. Gli inquirenti hanno scoperto un video in cui i due sospetti prestano giuramento all’Isis e in cui viene filmata, tra l’altro, la prima pagina di un giornale con la foto del candidato Francois Fillon cui è stata rafforzata la scorta. "Il rischio terrorismo è più elevato che mai» ha detto il ministro dell’Interno, Mathias Fekl. "Oltre cinquantamila uomini - ha aggiunto - sono dispiegati sull'insieme del territorio per garantire la sicurezza del voto". 

Marine Le Pen - "Intendo ripristinare le frontiere immediatamente dopo l'arrivo al potere". Intervenendo questa mattina su 'RTL', la candidata del Front National alle presidenziali francesi ha detto che "non si può lottare contro il terrorismo senza ristabilire le frontiere".

Molotov e antifascismo - Proprio prima del comizio di Marine Le Pen a Parigi si sono verificati incidenti. Un deputato del Fn, Gilbert Collard, è stato obiettivo del lancio di alcuni oggetti e di una bomba molotov al suo arrivo al teatro Zenith della capitale, ma è rimasto illeso, protetto dagli agenti e dal servizio d'ordine del Front national. Un centinaio di persone, rispondendo all'appello dei collettivi antifascisti e di estrema sinistra, si era data appuntamento nel tardo pomeriggio, in attesa del comizio della candidata alle presidenziali.

Alcune di loro, con il volto mascherato, hanno cercato di avanzare verso lo Zenith, ma sono state bloccati da un cordone della polizia. "Tutto il mondo odia il Fn", "Tutti i poliziotti sono fascisti", alcuni degli slogan gridati dai manifestanti, che hanno lanciato oggetti contro gli agenti, i quali hanno risposto usando gas lacrimogeni. Gli incidenti, iniziati poco prima delle 19, si sono conclusi intorno alle 21.

 
 
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Un italiano a Londra ci racconta la "sua" Brexit: le certezze, i dubbi e le speranze. Che rabbia verso Bruxelles: "Sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un nostro connazionale che vive e lavora nella capitale britannica. Nell'attesa di capire quali sviluppi avrà il negoziato per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dalle sue parole traspare una certa soddisfazione per lo stile di vita inglese e per le politiche del governo di Theresa May. Il recente attentato davanti al Parlamento di Westminster gli induce però preoccupazione, legata anche a un'integrazione etnico-religiosa che evidenzia tutti i suoi limiti. Il nostro lettore poi non risparmia aspre critiche ai vertici comunitari, accusati di inettitudine di fronte alla crisi di civiltà che sta vivendo il Vecchio Continente. Che si sia d'accordo o meno, un contributo che merita attenzione


Caro Comizio,

Ho letto l'articolo di Fabio Pasini del 29 Marzo ("Arrivato il giorno della Brexit...") e vorrei condividere qualche considerazione da residente a Londra. Le domande che tutti si pongono, specialmente noi Expat, rimangono al momento senza risposta: cosa succederà quando il negoziato avrà termine (sempre che si raggiunga un accordo), se i cittadini UE saranno costretti a lasciare l'isola, quale sarà l’impatto sull'economia, sui prezzi delle case e dei beni necessari.

Indipendentemente dall'interlocutore, colleghi e manager, clienti ed amici, traspare un po' di preoccupazione, ma soprattutto incertezza. Il governo di Theresa May, che personalmente non mi dispiace perché sembra una leader determinata (tanto da attrarre paragoni scomodi…), dà l'impressione di non avere ancora pianificato in dettaglio tutti gli scenari. "Niente accordo" sarà meglio di un cattivo accordo, sostiene la May, il che potrà anche fare piacere ai suoi elettori, ma a noi e soprattutto alle aziende e alla maggior parte dei business non dà sufficienti certezze. Tutti, sia a livello personale che professionale, dovranno avere un piano B (o più di uno) nel caso le cose dovessero mettersi male. Detto questo è inutile fasciarsi la testa adesso. La vita qui e nel resto del Regno Unito procede come al solito. Si lavora (parecchio), si esce a cena e si va al pub. Non vedo tracce di intolleranza verso gli stranieri, come blatera il Guardian, forse perché anche l'inglese medio sa distinguere, come dovremmo fare noi, tra chi è qui per contribuire ed integrarsi e chi è qui per vivere alle spalle altrui e "pretendere" accettazione.

Sul sito del Governo britannico ci si può iscrivere ad una newsletter per ottenere informazioni e il Governo scriverà a tempo debito spiegando la procedura e i passaggi, se necessari, che i cittadini UE dovranno seguire per avere diritto a restare. Non è necessario fare domanda per il permesso di residenza, visto che le regole UE resteranno in vigore almeno per i prossimi due anni. In ogni caso, sembra irrealistico che il Regno Unito si liberi di qualche milione di europei da un giorno all'altro, quanto meno senza beneficiare chi, come lo scrivente, è qui da parecchio pagando fior di tasse e un mutuo. Le multinazionali minacciano di spostare migliaia di posti di lavoro in UE? Del resto lo facevano anche prima, quando delocalizzavano in Polonia o Romania: sicuramente stanno studiando tutti i potenziali scenari, ma dubito Londra perderà il suo ruolo centrale nel mondo, anche e non solo come Capitale Finanziaria. Qualunque accordo si raggiunga, l'unica certezza è che ci vorranno anni di transizione prima di vedere dei cambiamenti effettivi. Situazione confusa, aspettiamo e vediamo. La sensazione di insicurezza generale si è naturalmente accentuata dopo il recente attacco terroristico al Parlamento britannico. Tuttavia la città ha reagito come ci si aspettava e il giorno dopo tutti hanno ripreso il treno o la metro per andare a lavorare, più determinati che mai. Chi ha superato 56 notti di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale non ha paura di quattro cialtroni che giocano a fare i terroristi editando video su Twitter.

Ciononostante, il mio dubbio "populista" è: siamo sicuri che disincentivare italiani, francesi, spagnoli e tedeschi dal venire qui sia la soluzione, soprattutto se ti ritroverai solo con immigrati dal Commonwealth, spesso senza istruzione e solo alla ricerca di benefits e ricongiungimenti familiari? Personalmente, io sono per il controllo totale alle frontiere, come sostengono i Brexiters, per evitare il colabrodo UE e specialmente gli eventi ormai quotidiani (vedi oggi a Stoccolma) dovuti ad un'insensata apertura generalizzata; ma occorre avere la volontà politica di differenziare i talenti e i soggetti non a rischio legittimati ad entrare, da qualunque parte provengano, da chi quella legittimazione non ce l'ha. Mi auguro che la nostra amica (parole sue) Theresa ci sorprenda positivamente in questo senso.

La speranza, in definitiva, è che la UE non sia miope e che si arrivi ad un accordo in tempi brevi e con soddisfazione reciproca. Non è facile, anche per via degli interlocutori come Juncker & c., disprezzabili esponenti della casta che sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa e della sua cultura, che dovrebbero tralasciare inutili dichiarazioni di convenienza e preoccuparsi maggiormente del fatto che interi quartieri europei sono ormai terra di nessuno in mano a chi –stavolta sul serio - non avrebbe alcun diritto a restarvi, delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere (purtroppo non solo metaforicamente).

Piergiorgio M.

Trump attacca la Siria. La condanna di Putin: "Aggressione contro uno Stato sovrano. Danni significativi alle relazioni Usa-Russia"

Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco missilistico colpendo la base aerea di Shayrat, nella provincia occidentale di Homs, con circa 60 missili cruise. Il bilancio sarebbe di cinque morti e 7 feriti. Dura la reazione di Mosca: "Azione compiuta con un pretesto inventato". Damasco indignata: "Violate tutte le leggi e le convenzioni internazionali. Così l'America si allea coi terroristi". Pollice verso dall'Iran, plaude invece all'atto di guerra di Washington l'Arabia Saudita - (VIDEO)


Sull'azione americana in Siria arriva una dura risposta dal Cremlino, che condanna l'attacco definendolo "un'aggressione contro una nazione sovrana". L'attacco è stato sferrato sulla base di "un pretesto inventato", prosegue Mosca, per cui l'esercito siriano non dispone di armi chimiche. Quanto accaduto, aggiunge, arrecherà "danni significativi alle relazioni Usa-Russia" e crea "un serio ostacolo" alla costituzione di una coalizione internazionale per sconfiggere l'Is. Il presidente russo Vladimir Putin, prosegue il Cremlino, considera l'attacco un tentativo di sviare l'attenzione del mondo dalle vittime civili in Iraq dove una serie di raid della coalizione ha provocato la morte di almeno 150 persone a Mosul il mese scorso.

Gli Stati Uniti hanno fornito versioni contrastanti sull'avvenuta comunicazione preventiva a Mosca dell'attacco alla base aerea in Siria. Secondo il segretario di Stato Rex Tillerson, questa comunicazione non c'è stata. "Non ci sono state discussioni o contatti precedenti, né ce ne sono stati con Mosca da quando è stato sferrato l'attacco", ha dichiarato parlando con i giornalisti. Il Pentagono invece ha sostenuto che la Russia è stata allertata in anticipo, attraverso canali militari. Secondo il portavoce Jeff Davis, la Russia è stata avvertita nel corso di "plurime conversazioni" ieri, per il tramite del canale di comunicazione con la base di Latakia usato per evitare scontri a fuoco o collisioni tra i velivoli americani ed alleati da una parte e russi dall'altra. "Ci sono russi alla base ed abbiamo adottato precauzioni straordinarie per non colpire l'area in cui si trovano".

A condannare l’attacco americano, oltre alla Russia, è anche l ’Iran. “È un’azione unilaterale è pericolosa, distruttiva e viola i principi del diritto internazionale”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Bahram Ghasemi, sottolineando che a suo modo di vedere “queste misure rafforzeranno i terroristi in Siria e complicheranno la situazione in Siria e nella regione”. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, invece ha invitato “le parti a mantenere la calma e ad evitare l’escalation delle tensioni”. Plaude ai missili americani contro Assad, invece, l’Arabia Saudita (nella foto sotto una visita di Barack Obama con signora alla corte di Riad) che definisce la “decisione coraggiosa” come la giusta risposta ai “crimini del regime contro il suo popolo alla luce del fallimento della comunità internazionali di porvi fine”.

La tv di Stato di Damasco ha definito l'attacco un'"aggressione". "Aggressione americana contro obiettivi militari siriani con diversi missili", ha titolato l'emittente dopo l'annuncio dell'intervento militare.

"Non mi aspetto alcuna escalation militare", ha poi dichiarato il ministro siriano dell'Informazione, Mohammad Ramez Tourjman, rispondendo a una domanda sulla possibilità di una risposta russa all'attacco lanciato dagli Usa.Nel corso di un'intervista telefonica alla tv di Stato siriana, Tourjman si è detto convinto che il raid statunitense sia stato "limitato nel tempo e nello spazio" e ha detto che era "previsto". L'attacco contro la base aerea siriana di Shayrat rende gli Stati Uniti "alleati" di gruppi terroristici come il sedicente Stato islamico (Is). Questa la posizione delle forze armate di Damasco in un comunicato letto da un portavoce davanti alle telecamere della tv di Stato siriana.

Secondo il portavoce, il tentativo degli Usa di "giustificare questa aggressione", sostenendo che si tratta di una risposta al raid con armi chimiche dell'esercito siriano senza che ancora siano stati accertati i responsabili, "invia messaggi sbagliati alle organizzazioni terroristiche che potrebbe incoraggiarle ulteriormente a usare armi chimiche in futuro ogni volta che subiranno gravi perdite sul campo di battaglia". L'attacco, ha concluso il portavoce, rappresenta una "violazione di tutte le leggi e le convenzioni internazionali e mira a ridurre le capacità dell'esercito siriano nella sua lotta contro il terrorismo".

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Attentato a San Pietroburgo, le immagini dell'esplosione in metropolitana (VIDEO)

Le telecamere di videosorveglianza dislocate nella stazione di Sennaya mostrano, da diversi punti, l'esatto momento della deflagrazione. Intanto sei persone sospettate di "appoggiare l'attività terroristica” sono state fermate a San Pietroburgo. Secondo gli investigatori russi, avrebbero cercato di reclutare adepti per lo Stato Islamico e Al Nusra, che in Siria sono combattuti da Assad, accusato di crimini in queste ore proprio sulla base di informazioni fornite da tali soggetti - (VIDEO)


Sei persone sospettate di "appoggiare l'attività terroristica” sono state fermate a San Pietroburgo. Secondo gli investigatori russi, avrebbero cercato di reclutare adepti per lo Stato Islamico e Al Nusra.

Sono tutti cittadini di Stati dell’Asia centrale, secondo una dichiarazione della commissione investigativa statale russa, che ha precisato come non ci siano prove che i 6 siano in alcun modo collegati all'esplosione di lunedì nella metropolitana di San Pietroburgo. 

In Russia dal 2015 per lavoro - I fermati sono sospettati di essere attivi da novembre 2015 nell’arruolamento, soprattutto di loro connazionali delle repubbliche centro asiatiche per "attività terroristica” legata all'Isis e al movimento islamista al-Nusra. Durante una perquisizione nelle abitazioni dei sospetti è stato rinvenuto materiale riconducibile all'estremismo islamico.

Nessun legame con Jalilov - Le autorità, dunque, per il momento sembrano escludere legami con Akbarzhon Jalilov, il 22enne kirghiso ritenuto l'attentatore della metropolitana. L’attacco kamikaze ha causato 14 morti e 49 feriti, molti dei quali in gravi condizioni.

Le telecamere di videosorveglianza dislocate nella stazione di Sennaya mostrano, da diversi punti, l'esatto momento della deflagrazione.

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Moschee, la Lombardia va avanti. Maroni: "La Consulta ha confermato la nostra legge". Beccalossi: "Aiutiamo le Forze dell'ordine nella prevenzione del terrorismo"

Intervista all'assessore regionale al Territorio, incaricata dal governatore di occuparsi anche del tema dei luoghi di culto e della questione islamica: "I sindaci ci hanno chiesto aiuto per regolamentare il fenomeno. E' necessario avere informazioni precise per evitare rischi" - (VIDEO)


La Regione Lombardia detta le regole sui centri culturali islamici presenti sul proprio territorio. La giunta Maroni ha presentato una circolare in cui si chiarisce che i centri nati dopo l'entrata in vigore della legge regionale del 2015 sui nuovi luoghi di culto (la cosiddetta legge "anti-moschee"), in cui si svolge regolarmente attività di preghiera sono equiparabili alle moschee e vi si devono applicare le stesse norme urbanistiche. Per i centri culturali islamici preesistenti alla legge regionale, vi si possono svolgere attività di culto solo se lo si è segnalato al Comune, che dovrà fare una variante al Pgt (Piano di governo del territorio), inserendolo nel Piano per le attrezzature religiose. Il contenuto della circolare è stato illustrato in una conferenza stampa del dopo giunta a Palazzo Lombardia dall'assessore al Territorio Viviana Beccalossi, incaricata dal governatore Roberto Maroni di occuparsi anche del tema dei luoghi di culto e del fenomeno islamico in Lombardia. Beccalossi ha spiegato che il provvedimento risponde "all'esigenza dei sindaci di aver più chiarezza nelle regole su quei centri culturali islamici che, a detta dei sindaci, sono di fatto delle moschee". "Nessuno pensa che siano popolati da terroristi ma è importate sapere dove sono e chi li frequenta", ha detto l'assessore. Maroni, presente alla conferenza stampa ha ricordato che la legge regionale, che mesi fa è stata oggetto di "un paio di rilievi" dalla Consulta, è "in vigore per tutte le altre parti".

L'esperta di terrorismo islamico: "Il killer di Quebec City ammirava Trump, Marine Le Pen e le forze israeliane"

Il tweet di Rita Katz, analista cittadina dello Stato ebraico, direttrice del Site Intelligence Group, società americana che pubblica tutte le attività online delle organizzazioni jihadiste, rivela a modo suo le simpatie di Alex Bissonette, lo studente canadese, arrestato per l'attacco al centro islamico costato la vita a sei persone.

Rilasciato il giovane marocchino fermato dopo la sparatoria. Restano i dubbi: chi ha gridato Allah Akbar? Testimonianze, news e commenti risultano contraddittori. Serve una verità "politica"?


 

''A uno degli assalitori della moschea di Quebec, Alex B (Bissonnette, ndr), piacevano Trump, Marine Le Pen e le forze di difesa israeliane su Fb, rendendo improbabili i legami con la Jihad'': lo ha twittato l'analista israeliana Rita Katz, direttrice di Site Intelligence Group, società Usa che si occupa di pubblicare tutte le attività online delle organizzazioni jihadiste.

(Fonte: Ansa)

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