Attenzione
  • JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 993

updated 12:24 PM UTC, Dec 8, 2019

Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

  • Pubblicato in Esteri

Venezuela, Renzi attacca i 5 Stelle: "Per loro Maduro è un modello, si devono vergognare". E ne ha anche per Salvini (VIDEO)

Tra i diversi attacchi alle forze di governo davanti alla Stampa Estera per la presentazione del suo libro "Un'altra strada", Matteo Renzi ha bocciato senza mezzi termini la posizione del Movimento 5 Stelle sul Venezuela. L'ex premier ha deprecato il fatto che Nicolas Maduro abbia "ringraziato Roma" per non aver appoggiato apertamente l'opposizione alla sua presidenza. Alla Lega il senatore del Pd ha rimproverato di aver fatto dichiarazioni di segno opposto ma di aver votato poi insieme agli alleati grillini

  • Pubblicato in Esteri

Migranti, Salvini corregge la rotta del governo: l'Italia non firmerà il Global Compact. Bruciato sul tempo Conte e smentito il ministro Moavero. Così Matteo è sempre più uomo forte, altro che contratto...

Prima il presidente del Consiglio Conte, davanti all'Onu, e poi il ministro degli Esteri Moavero Milanesi in altre riunioni internazionali avevano sostenuto il Global Migration Compact, il documento delle Nazioni Uninite per una gestione condivisa dell’immigrazione. Ma ora la linea del governo cambia, secondo le indicazioni del vicepremier Salvini e dell'ala leghista: il documento non si firma, prima si passa dal Parlamento


Il governo italiano non sottoscriverà il 'Global Compact for Migration' finché non sarà il Parlamento a esprimersi. Ad annunciarlo alla Camera bruciando sul tempo il premier Conte - intervenuto in seguito con una nota ufficiale -, il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il 'Global Compact for Migration', lanciato dall'Onu nel settembre 2016, è il patto che mira a definire impegni condivisi dalla comunità internazionale sui temi dell'emergenza immigrazione.

"La sinistra - ha detto il titolare del Viminale in aula - si lamenta da ore che il governo tolga spazio di espressione, di discussione, di confronto, di partecipazione e di dialogo al Parlamento. Cosa farà il governo sul Global Compact? Farà come la Svizzera, che ha fatto una scelta di democrazia e cambiamento: ha detto fermi tutti. Il governo italiano non andrà a Marrakech, non firmerà nulla. Il dibattito è così importante che non può essere questa solo una scelta del governo. Deve essere il Parlamento a discutere del Global Compact".
"E' una scelta, noi - ha aggiunto - avremmo potuto fare le scelte che hanno fatto altri governi prima del nostro. A differenza di qualcun altro che ha messo decine e decine di fiducie senza far parlare nessuno, su questo lascerà che sia il Parlamento a pronunciarsi. Se poi a voi non interessa è un vostro problema: Lega, Fdi, M5S e Fi ne discuteranno. Se voi siete ostili a questo approccio il problema è solo del Pd", ha concluso Salvini.

Poco dopo l'intervento di Salvini, ecco arrivare la nota del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Il Global Migration Compact - si legge - è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini: riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all'esito di tale discussione, come pure è stato deciso dalla Svizzera. A Marrakech, quindi, il Governo non parteciperà, riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato".

 

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

Una fredda bufera spazza l'Unione Europea, un europeo su quattro vota populista

I partiti populisti hanno più che triplicato il loro sostegno in Europa negli ultimi 20 anni, assicurando voti sufficienti per mettere i loro leader in posizioni di governo in 11 paesi e sfidare l'ordine politico stabilito in tutto il continente.


La crescita costante del sostegno ai partiti populisti europei, in particolare quelli più a destra, è in costante crescita da 1988  Due decenni fa, i partiti populisti erano in gran parte una forza marginale, rappresentando solo il 7% dei voti in tutto il continente; nelle ultime elezioni nazionali, un voto su quattro era per un partito populista. "Non molto tempo fa il populismo era un fenomeno delle frange politiche", ha detto Matthijs Rooduijn, sociologo politico presso l'Università di Amsterdam. "Oggi è diventato sempre più una guida. Alcuni dei più recenti sviluppi politici come il referendum sulla Brexit e l'elezione di Donald Trump non possono essere compresi senza tenere conto dell'aumento del populismo. Il terreno fertile per il populismo è diventato sempre più fertile e i partiti populisti sono sempre più capaci di raccogliere i frutti della "grande semina passata". I sostenitori del populismo dicono di voler difendere la persona comune, gli interessi acquisiti dando forza alla democrazia. Ma i critici dicono che spesso i populisti al potere, sovvertono le norme democratiche comuni (come quelle dettate dalla UE), minando i media e la magistratura, calpestando in alcuni casi anche i diritti delle minoranze.

I populisti tendono a inquadrare la politica come una battaglia tra le loro masse virtuose, contro una élite malvagia o corrotta,  insistono sul fatto che la volontà generale del popolo deve sempre trionfare. Sullo sfondo dell'aumento della partecipazione e dell'influenza del voto populista ci sono le elezioni parlamentari europee, che potrebbero spostare l'ago della bilancia politica dell'Unione Europea, completamente a destra, come non si era mai visto.

Questo aumento della comunicazione mirata, sui social e sui media tradizionali, hanno fatto le fortune dei populisti di destra come l'ungherese Viktor Orbán e Matteo Salvini, che hanno avuto il maggior successo negli ultimi anni, invece i partiti populisti di sinistra, che si espansero rapidamente all'indomani della crisi finanziaria, non riuscirono a ottenere un  governo in nessuno degli stati membri, tranne che in Grecia, con i risultati che ben conosciamo

 

 
Il populismo si cominciò ad espandere nel continente Europa, verso la fine degli anni '90, conquistando parte dell'Europa Occidentale negli anni 2000. Si è poi diffuso a nord nel periodo immediatamente successivo alla crisi finanziaria, prima di compiere importanti progressi negli stati dove la sinistra sempre più debole, seguiva tutte le regole dettate da Bruxelles e non sapeva come fermare l'onda migratoria che arrivava dall'Africa.

A dover di cronaca è 'Europa non è la sola a sperimentare questo aumento, i populisti sono stati eletti come ufficio esecutivo in cinque delle più grandi democrazie del mondo: India, Stati Uniti, Brasile, Messico e Filippine.

Il populismo in Europa risale a diversi decenni fa, il partito di "estrema libertà d'Austria" fu fondato nel 1956 da un ex nazista e per la prima volta vinse oltre il 20% dei voti nel 1994, ed ora fa parte della coalizione di governo del paese. 

I partiti populisti hanno avuto successo in Norvegia, Svizzera e Italia negli anni '90, ma i legislatori  hanno iniziato a proliferare, dai Paesi Bassi alla Francia, dall'Ungheria alla Polonia, fin dall'inizio del secolo. Da allora, il populismo anti-establishment è aumentato a dismisura, in particolare dopo il crollo finanziario del 2008 e la crisi dei rifugiati del 2015 in Europa. In Grecia con l'anti-austerità Syriza, ha preso il 27% dei voti nelle prime elezioni a cui si presentò e il 36% nelle successive; l'Ukip ha spinto la Gran Bretagna al suo voto sulla Brexit e Marine Le Pen è diventata il secondo membro della sua famiglia a raggiungere un ballottaggio presidenziale in Francia arrivando al 33% dei voti.

 

L'alternativa anti-immigrazione "für Deutschland" è diventata il primo partito di estrema destra dopo la seconda guerra mondiale ad entrare in ogni parlamento statale tedesco e detiene più di 90 seggi nel Bundestag; in Italia, la Lega e il Movimento Cinque Stelle, partiti anti-establishment, hanno avuto quasi il 50% dei voti popolari; in Ungheria Fidesz ha raggiunto il 49% dei voti; e i democratici svedesi di estrema destra, hanno raggiunto il 17,5% del consenso popolare.

I populisti di sinistra, che in Europa hanno meno successo delle loro controparti conservatrici, hanno iniziato ad aumentare la loro percentuale di voti nelle elezioni nazionali, dando vita a parti sfidanti come Podemos in Spagna e Insoumise in Francia.

"Ci sono tre ragioni principali per il forte aumento del populismo in Europa", ha detto Cas Mudde, professore negli affari internazionali all'Università della Georgia. "La grande recessione, che ha creato alcuni forti partiti populisti di sinistra nel sud, la cosiddetta crisi dei rifugiati, che era un catalizzatore per i populisti di destra, e infine la trasformazione dei partiti non populisti in partiti populisti" 

Claudia Alvares, professore associato presso l'Università Lusofona di Lisbona, ha dichiarato: "Il successo di questi politici ha molto a che fare con la loro capacità di convincere il loro pubblico che non appartengono al tradizionale sistema politico. In quanto tali, sono alla pari con le persone, nella misura in cui né loro, né il popolo appartengono alle élite corrotte".

Come detto anche i social media hanno un ruolo nell'ascesa del populismo, con il loro modello algoritmico che premia e promuove i messaggi contraddittori. "La rabbia che i politici populisti riescono a canalizzare è alimentata dai post sui social media, perché i social media sono molto permeabili alla facile diffusione delle emozioni. Il risultato finale è un aumento della polarizzazione del discorso politico e giornalistico ".

Va sottolineato che la tendenza generale in Europa, pur mostrando un drammatico aumento della quota di voto populista, rimane con un quadro abbastanza sfumato ed eterogeneo. In Belgio, ad esempio, il partito nazionalista fiammingo populista Vlaams Belang è in declino da un decennio, i partiti populisti che entrano nel governo e che sono, per necessità, costretti a scendere a compromessi sulle loro promesse, trovano oggi vita difficile.

Il "Partito dei Finlandesi", che si è unito alla coalizione di governo finlandese nel 2015 dopo aver vinto il 17,5% dei voti, è imploso e si è diviso in due e le sue due parti successive hanno un peso pari al 10% e all'1,5%. In Grecia, Syriza è scivolata al 25% dal 36% che l'ha portata al potere nel 2015.

Il sostegno al partito popolare danese, che fornisce sostegno a un governo di minoranza di centro-destra, è sceso dal 21% nel 2015 al 17%. E anche il sostegno popolare di Ukip è caduto in modo spettacolare da quando la Gran Bretagna ha votato l'uscita dall'UE.

A livello continentale, tuttavia, il quadro non è ambiguo: 12,5 milioni di europei vivevano in un paese con almeno un membro del gabinetto populista nel 1998; nel 2018, questo valore è aumentato di oltre dieci volte.

 

 

Cosa succederà nel prossimo futura sarà solo delineato, dalle scelte del governo più colpito dalle leggi europee, quindi quello italiano e dalle future elezioni.

FONTE: (The Guardian)

Più di un italiano su due vuole uscire dall'Unione Europea. Il nostro Paese il più critico con Bruxelles dei 27 Stati membri. Un segnale in vista del voto di maggio

Cresce l'apprezzamento per l'Unione europea nella maggior parte degli Stati europei. Non in Italia, però, che si piazza in fondo all'elenco dei paesi che ritengono che l'Ue sia stata vantaggiosa per loro, preceduta dal Regno Unito. Lo rivela l’ultimo sondaggio Eurobarometro condotto tra l'8 e il 26 settembre scorso da Kantar Public tra 27.474 cittadini europei di 16 anni e oltre, in tutti e 28 gli Stati membri  - (LEGGI TUTTO)


Secondo i dati del sondaggio è il 68% degli europei a pensare che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’Ue. E se si dovesse votare per restare in Europa il 66% direbbe di sì. Ma non è così per gli italiani: solo il 44% voterebbe sì. Una percentuale che si piazza all'ultimo posto della classifica tra i 27, con l'Irlanda al 92%, la Grecia al 54% e i britannici, dove oggi il 53% è per restare. E solo il 43% dei nostri connazionali  pensa che abbiamo beneficiato dall'essere in Europa. Mentre per quanto riguarda coloro che hanno una visione neutrale, cioè "non è né una buona né una cattiva cosa", ci piazziamo sul terzo gradino del podio con il 37%. Quanto alla moneta unica, il 65% degli italiani si dichiara favorevole all'euro.

Tra coloro che credono che l'adesione all'Ue sia stata utile, il più delle volte il motivo è che "l'Ue contribuisce alla crescita economica nel loro paese".

Ma nonostante il sostegno significativo e crescente all'Ue in generale, metà degli intervistati non è soddisfatta della direzione in cui si sta dirigendo l'Unione, con un risultato simile per quanto riguarda il proprio Paese. Anche l'opinione pubblica sembra abbastanza stabile in termini di aspettative sul ruolo dell'Ue in futuro, con il 48% che vuole che giochi un ruolo più importante, mentre il 27% preferisce meno.

Commentando i risultati del sondaggio, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha dichiarato: "Poiché i dettagli dell'accordo di ritiro del Regno Unito sono in via di definizione, queste cifre evidenziano un crescente apprezzamento dei benefici dell'adesione all'Ue in tutto il continente. Tuttavia, c'è molto lavoro da fare: la cooperazione e la solidarietà a livello europeo sono essenziali per fornire risposte alle preoccupazioni dei comuni cittadini europei".

 

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

Ue, Juncker insulta gli Stati membri: "Stupito dall'ignoranza dei leader nazionali". E vuole togliere l'unanimità sulla politica estera comune

Affondo del presidente della Commissione contro le cancellerie dei Paesi europee che non sono d'accordo con lui. E sull'euro e Schengen dice...


Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, a otto giorni dal discorso sullo Stato dell'Unione, replica alle reazioni arrivate dalle capitali ad alcune delle sue proposte, come quella di decidere a maggioranza qualificata in materia di politica estera, rinfacciando ad alcuni capi di Stato e di governo la loro "ignoranza"in materia dei trattati Ue. "Le nuove ambizioni nella politica di difesa - ha detto Juncker, durante la plenaria del Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles - non hanno alcun senso se noi siamo bloccati dall'unanimità a livello di Consiglio dei ministri sulla politica estera". 

"Sono molto sorpreso, devo dire - ha continuato - di vedere che in molti Paesi, e anche a livello di capi di Stato e di governo, ci si sia stupiti: ricordare le disposizioni del trattato e destare sorpresa ricordandole, dimostra la condizione di ignoranza di molti di coloro che pretendono di poter dirigere in ogni circostanza l'Europa". 

"Lo stesso vale per l'euro - ha proseguito Juncker - non ho proposto, mercoledì scorso davanti al Parlamento, di fare degli Stati membri non euro degli Stati membri dell'Eurozona".

"Ho semplicemente ricordato - ha detto ancora Juncker - quello che prevede il Trattato, cioè che tutti gli Stati, salvo la Danimarca e la Gran Bretagna, che lascerà l'Unione, che rispondono ai criteri hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di divenire membri dell'Eurozona". 

"La mia intenzione - ha continuato - non è di forzare la marcia dei Paesi non euro verso il paradiso monetario, che non esiste, ma di dire che, se volete, vi aiuteremo a concretizzare la volontà di entrare, ragione per la quale ho proposto degli strumenti di preadesione". 

"Lo stesso - ha concluso il presidente della Commissione - vale per Schengen: perché rifiutare ai nostri amici bulgari e romeni l'ingresso nell'area Schengen, dal momento che dal 2013 rispettano tutti i criteri? Si tratta delle disposizioni del trattato, senza forzare la mano a nessuno".

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

L'Isis attacca l'Iran. Attentati al parlamento e al mausoleo di Khomeini: almeno 10 morti. La rivendicazione dello Stato islamico

Spari e terroristi suicidi nei due luoghi presi d'assalto. Decine i feriti e persone prese in ostaggio. Il fatto a due giorni dall'atto d'accusa con relative azioni di boicottaggio nei confronti del Qatar (legato a Teheran) da parte di Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo con la benedizione Usa. Quindi, dove sta la verità? Chi aiuta davvero il terrore jihadista? - (VIDEO)


Doppio attacco a Teheran, all'interno del Parlamento iraniano e nel mausoleo di Khomeini a Teheran. Attacchi rivendicati dal sedicente Stato islamico (Is), attraverso un comunicato diffuso dall' 'agenzia' Amaq. Lo ha riferito sul suo account Twitter 'Site', il sito di monitoraggio delle attività jihadiste sui social media diretto da Rita Katz.

Sarebbero una decina le persone rimaste uccise nell'attacco al Parlamento di Teheran. Lo ha riferito sul suo account Twitter l'agenzia di stampa semiufficiale Tasnim, che parla tuttavia di notizie "non confermate". La stessa agenzia sostiene che 4 persone sarebbero state prese in ostaggio.

Secondo i media il commando entrato in azione sarebbe stato composto da 3 o 4 persone, armate di kalashnikov e bombe a mano. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Fars, un assalitore avrebbe sparato diverse volte per poi fuggire. Uno dei terroristi è invece stato ucciso dalle forze dei Guardiani della Rivoluzione iraniani (pasdaran), secondo l'emittente Press Tv.

Un assalitore si sarebbe fatto esplodere mentre era in corso un'operazione delle forze speciali contro due uomini armati. Lo ha riferito la tv di Stato Irib, precisando che il kamikaze si è fatto saltare in aria al quarto piano dell'edificio.

Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, uno scontro a fuoco sarebbe avvenuto in un corridoio del Majlis e una delle pallottole avrebbe raggiunto l'area riservata ai giornalisti. Alcuni testimoni citati dalla Tasnim hanno riportato che dal Parlamento si sentono ancora degli spari. Tutte le strade del centro di Teheran che portano al Parlamento sono state chiuse.

Alcune persone sono invece rimaste ferite in una sparatoria avvenuta al mausoleo dedicato all'ayatollah Ruhollah Khomeini nella zona sud di Teheran, dove sarebbero entrati in azione anche due kamikaze. Un altro terrorista del commando è invece stato ucciso dalle forze di sicurezza prima che riuscisse ad azionare la sua cintura esplosiva.

Le forze di sicurezza iraniane hanno sventato un terzo attacco stamane a Teheran. Lo ha riferito una nota del ministero dell'Intelligence, citata dalla tv di Stato della Repubblica islamica. "Questa mattina due gruppi terroristici hanno attaccato il Parlamento e il mausoleo dell'Imam Khomeini - si legge - I membri di un terzo gruppo sono stati arrestati prima di riuscire ad eseguire un altro attacco".

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri
Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

-2°C

Milano

Clear

Humidity: 39%

Wind: 9.66 km/h

  • 03 Jan 2019 3°C -3°C
  • 04 Jan 2019 2°C -6°C