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Terrorismo in Francia, Marine Le Pen: "Siamo in guerra, ripristinare le frontiere ed espellere immediatamente i sospettati"

La leader del Front National e candidata alla presidenza della Repubblica commenta l'attacco sugli Champs-Elisées: "Vinceremo solo se porremo fine al lassismo che ha permesso a questo criminale di compiere un ennesimo attentato ieri sera. Il nostro popolo si è sempre opposto alla barbarie" - (VIDEO)


Gli Champs Elisées dopo l'attentato di ieri sera

"Il paese è in stato di guerra, la risposta deve essere totale, globale". Lo ha dichiarato Marine Le Pen, leader del Front National e candidata all'Eliseo, commentando l'attacco di ieri sugli Champs-Elisées.

"Una guerra - ha proseguito Marine Le Pen - asimmetrica, rivoluzionaria per sottometterci a un'altra potenza, una potenza assassina. Questa guerra non possiamo permetterci di perderla". Le Pen ha poi chiesto ai francesi di essere uniti "senza se e senza ma", unità "nella compassione ma anche nella lucidità". "Dobbiamo rinunciare all'ingenuità, all'innocenza, al lassismo. Il nostro popolo si è sempre opposto alla barbarie".

Le Pen torna poi a chiedere "il ripristino delle frontiere e l'espulsione immediata degli schedati stranieri con la lettera S" (sospettati di attentare alla sicurezza dello Stato, ndr). In una dichiarazione dal suo quartier generale, la candidata del Fn alle presidenziali ha invocato "la fine del lassismo giudiziario" e "nuove regole restrittive in materia di immigrazione, asilo e di cittadinanza".

Marine Le Pen a margine di un comizio

Le Pen ha inoltre sostenuto con forza che "l'ideologia islamista non deve aver diritto di cittadinanza in Francia" e elencato una serie di misure da adottare, dalla chiusura delle moschee islamiste alla stretta applicazione del principio di laicità "in conformità con i principi repubblicani" a restrizioni su immigrazione, asilo politico e cittadinanza. "Il terrorismo - ha detto - deve essere combattuto con tutti i mezzi. Vinceremo questa guerra solo se porremo fine al lassismo che ha permesso a questo criminale di compiere un ennesimo attentato ieri sera".

"Marine Le Pen dimentica che oltre 105 milioni di persone sono state controllate" alle frontiere, replica Bernard Cazeneuve, primo ministro ed ex ministro dell'Interno. "Voglio ricordarle che dal maggio 2012, 117 persone sono state espulse dal territorio" nel quadro della lotta al terrorismo, ha affermato.

Il primo ministro francese Bernarde Cazeneuve con il presidente François Hollande

Cazeneuve ha anche criticato Le Pen che - ha detto - "dimostra la sua cattiva conoscenza nei confronti dei dispositivi della lotta antiterrorismo e del suo arsenale penale". Il premier ha poi ricordato che il Front National non ha votato a favore della maggior parte delle leggi adottate negli ultimi anni contro il terrorismo". Per Cazeneuve Le Pen vuol "far dimenticare in realtà di essersi opposta a tutto senza proporre mai nulla di serio né di credibile. Questi propositi più di ogni altra cosa rivelano il suo vero obiettivo: cerca, come dopo ogni tragedia, di approfittare e strumentalizzare per dividere, sfruttare senza vergogna paura ed emozione a fini esclusivamente politici".

François Fillon, candidato all'Eliseo della destra "repubblicana"

Bernard Cazeneuve ha concluso attaccando Fillon per la sua proposta di rivedere Schengen ricordando la soppressione dei posti di lavoro decisa sotto il suo governo tra il 2007 e il 2012 soprattutto nei servizi. Il premier ha poi fatto riferimento alla programmata soppressione da parte di Fillon di 500mila funzionari in 5 anni.

(Fonte: Adnkronos)

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Trump attacca la Siria. La condanna di Putin: "Aggressione contro uno Stato sovrano. Danni significativi alle relazioni Usa-Russia"

Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco missilistico colpendo la base aerea di Shayrat, nella provincia occidentale di Homs, con circa 60 missili cruise. Il bilancio sarebbe di cinque morti e 7 feriti. Dura la reazione di Mosca: "Azione compiuta con un pretesto inventato". Damasco indignata: "Violate tutte le leggi e le convenzioni internazionali. Così l'America si allea coi terroristi". Pollice verso dall'Iran, plaude invece all'atto di guerra di Washington l'Arabia Saudita - (VIDEO)


Sull'azione americana in Siria arriva una dura risposta dal Cremlino, che condanna l'attacco definendolo "un'aggressione contro una nazione sovrana". L'attacco è stato sferrato sulla base di "un pretesto inventato", prosegue Mosca, per cui l'esercito siriano non dispone di armi chimiche. Quanto accaduto, aggiunge, arrecherà "danni significativi alle relazioni Usa-Russia" e crea "un serio ostacolo" alla costituzione di una coalizione internazionale per sconfiggere l'Is. Il presidente russo Vladimir Putin, prosegue il Cremlino, considera l'attacco un tentativo di sviare l'attenzione del mondo dalle vittime civili in Iraq dove una serie di raid della coalizione ha provocato la morte di almeno 150 persone a Mosul il mese scorso.

Gli Stati Uniti hanno fornito versioni contrastanti sull'avvenuta comunicazione preventiva a Mosca dell'attacco alla base aerea in Siria. Secondo il segretario di Stato Rex Tillerson, questa comunicazione non c'è stata. "Non ci sono state discussioni o contatti precedenti, né ce ne sono stati con Mosca da quando è stato sferrato l'attacco", ha dichiarato parlando con i giornalisti. Il Pentagono invece ha sostenuto che la Russia è stata allertata in anticipo, attraverso canali militari. Secondo il portavoce Jeff Davis, la Russia è stata avvertita nel corso di "plurime conversazioni" ieri, per il tramite del canale di comunicazione con la base di Latakia usato per evitare scontri a fuoco o collisioni tra i velivoli americani ed alleati da una parte e russi dall'altra. "Ci sono russi alla base ed abbiamo adottato precauzioni straordinarie per non colpire l'area in cui si trovano".

A condannare l’attacco americano, oltre alla Russia, è anche l ’Iran. “È un’azione unilaterale è pericolosa, distruttiva e viola i principi del diritto internazionale”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Bahram Ghasemi, sottolineando che a suo modo di vedere “queste misure rafforzeranno i terroristi in Siria e complicheranno la situazione in Siria e nella regione”. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, invece ha invitato “le parti a mantenere la calma e ad evitare l’escalation delle tensioni”. Plaude ai missili americani contro Assad, invece, l’Arabia Saudita (nella foto sotto una visita di Barack Obama con signora alla corte di Riad) che definisce la “decisione coraggiosa” come la giusta risposta ai “crimini del regime contro il suo popolo alla luce del fallimento della comunità internazionali di porvi fine”.

La tv di Stato di Damasco ha definito l'attacco un'"aggressione". "Aggressione americana contro obiettivi militari siriani con diversi missili", ha titolato l'emittente dopo l'annuncio dell'intervento militare.

"Non mi aspetto alcuna escalation militare", ha poi dichiarato il ministro siriano dell'Informazione, Mohammad Ramez Tourjman, rispondendo a una domanda sulla possibilità di una risposta russa all'attacco lanciato dagli Usa.Nel corso di un'intervista telefonica alla tv di Stato siriana, Tourjman si è detto convinto che il raid statunitense sia stato "limitato nel tempo e nello spazio" e ha detto che era "previsto". L'attacco contro la base aerea siriana di Shayrat rende gli Stati Uniti "alleati" di gruppi terroristici come il sedicente Stato islamico (Is). Questa la posizione delle forze armate di Damasco in un comunicato letto da un portavoce davanti alle telecamere della tv di Stato siriana.

Secondo il portavoce, il tentativo degli Usa di "giustificare questa aggressione", sostenendo che si tratta di una risposta al raid con armi chimiche dell'esercito siriano senza che ancora siano stati accertati i responsabili, "invia messaggi sbagliati alle organizzazioni terroristiche che potrebbe incoraggiarle ulteriormente a usare armi chimiche in futuro ogni volta che subiranno gravi perdite sul campo di battaglia". L'attacco, ha concluso il portavoce, rappresenta una "violazione di tutte le leggi e le convenzioni internazionali e mira a ridurre le capacità dell'esercito siriano nella sua lotta contro il terrorismo".

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Attentato a San Pietroburgo, le immagini dell'esplosione in metropolitana (VIDEO)

Le telecamere di videosorveglianza dislocate nella stazione di Sennaya mostrano, da diversi punti, l'esatto momento della deflagrazione. Intanto sei persone sospettate di "appoggiare l'attività terroristica” sono state fermate a San Pietroburgo. Secondo gli investigatori russi, avrebbero cercato di reclutare adepti per lo Stato Islamico e Al Nusra, che in Siria sono combattuti da Assad, accusato di crimini in queste ore proprio sulla base di informazioni fornite da tali soggetti - (VIDEO)


Sei persone sospettate di "appoggiare l'attività terroristica” sono state fermate a San Pietroburgo. Secondo gli investigatori russi, avrebbero cercato di reclutare adepti per lo Stato Islamico e Al Nusra.

Sono tutti cittadini di Stati dell’Asia centrale, secondo una dichiarazione della commissione investigativa statale russa, che ha precisato come non ci siano prove che i 6 siano in alcun modo collegati all'esplosione di lunedì nella metropolitana di San Pietroburgo. 

In Russia dal 2015 per lavoro - I fermati sono sospettati di essere attivi da novembre 2015 nell’arruolamento, soprattutto di loro connazionali delle repubbliche centro asiatiche per "attività terroristica” legata all'Isis e al movimento islamista al-Nusra. Durante una perquisizione nelle abitazioni dei sospetti è stato rinvenuto materiale riconducibile all'estremismo islamico.

Nessun legame con Jalilov - Le autorità, dunque, per il momento sembrano escludere legami con Akbarzhon Jalilov, il 22enne kirghiso ritenuto l'attentatore della metropolitana. L’attacco kamikaze ha causato 14 morti e 49 feriti, molti dei quali in gravi condizioni.

Le telecamere di videosorveglianza dislocate nella stazione di Sennaya mostrano, da diversi punti, l'esatto momento della deflagrazione.

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Strage di Quebec City, Toni Capuozzo: "Si sospetta una vendetta islamica, ma l'informazione italiana..."

L'attacco armato alla moschea in Canada ha dato subito adito a interpretazioni mediatiche e politiche quasi tutte a senso unico, accreditando l'atto di odio verso i musulmani. Mentre emerge che uno dei due presunti attentatori arrestati è arabo e avrebbe gridato "Allah Akbar", il giornalista avanza un'ipotesi diversa citando un sito canadese: potrebbe trattarsi di una ritorsione contro chi potrebbe aver denunciato un traffico per la raccolta di armi e l'addestramento finalizzati alla jihad in Siria o al compimento di attentati. E punge i colleghi: "Potrebbero svegliarsi"


"Ancora sulla strage nella moschea di Quebec City. Mentre tutta l'informazione italiana - per non dire dei commenti in rete - trascura le notizie filtrate sull'identità dei due arrestati e invece sottolinea dichiarazioni premier Trudeau su Trump, attentato e politiche immigratorie, un sito canadese racconta una storia interessante". Toni Capuozzo, sul suo profilo Facebook, riporta un articolo uscito sul web sull'attentato a una moschea in Canada, dove sono morte sei persone e altre otto sono rimaste ferite. "La riassumo: fondamentalisti raccolgono armi e si addestrano, per combattere in Siria o colpire infedeli. Qualcuno lo viene a sapere e segnala alle autorità... E se fosse vendetta? Varrebbe doppia solidarietà al centro islamico di Quebec City, imbarazzo per Trudeau, e una sveglia per informazione nostrana. Vedremo". Capuozzo, insomma, caldeggia la teoria secondo la quale quel bagno di sangue altro non sia che una vendetta islamica. Una circostanza che tra l'altro è stata supportata da altre testimonianze: in primis, la moschea aveva denunciato degli estremisti islamici e potrebbe essere stata esposta a una vendetta. E ancora, testimoni affermano di aver sentito i terroristi urlare "Allah Akbar".

E poco dopo le parole di Capuozzo, la più fragorosa delle conferme: alcuni media canadesi hanno diffuso l’identità delle due persone arrestate per la strage. Si tratterebbe di Mohamed Khader e Alexandre Bissonnette. Stando a quanto si è appreso nessuno dei due era conosciuto alle forze di polizia che continuano a mantenere il massimo riserbo sul profilo dei due arrestati. Il secondo dei due ha 27 anni, è originario di Cap Rouge ed è stato arrestato a una ventina di chilometri di distanza dal luogo dell’attentato e sarebbe uno studente dell’università Laval, quella con il maggior numero di studenti stranieri di tutto il Canada. Anche l’altro arrestato potrebbe essere uno studente dello stesso ateneo. Bissonnette, sempre secondo le prime notizie che arrivano dal Canada, si sarebbe costituito spontaneamente con una telefonata alla polizia. Le autorità canadesi hanno poi specificato che non ci sono altri sospettati e che delle otto persone ricoverate in ospedale, cinque sono in condizioni critiche. Nel dettaglio, i morti sono due cittadini algerini, un tunisino, un marocchino e due giovani provenienti da altri paesi africani.

Fonte: liberoquotidiano.it

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Siria, barbarie islamista senza fine: l'Is distrugge la facciata del teatro romano di Palmira

I terroristi devastano ancora una volta il sito archeologico nella provincia di Homs, nella zona centrale del Paese, di cui a dicembre hanno ripreso il controllo dopo essere stati cacciati mesi prima dalle forze di Damasco del presidente Assad. L'Unesco: "Un nuovo crimine di guerra e una perdita immensa per il popolo siriano e per l'umanità"


"L'organizzazione terroristica del Daesh (Is) ha distrutto la facciata del teatro romano e il Tetrapilo nella città di Tadmur", l'antica città siriana di Palmira, nota per il sito archeologico patrimonio dell'umanità. Lo riferisce l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, che cita "fonti della società civile".

 Il Tetrapilo, di epoca romana, è considerato uno dei 'gioielli' del sito di Palmira. I jihadisti dell'Is hanno nuovamente occupato lo scorso dicembre la città che si trova nella provincia di Homs, nella Siria centrale, dopo che a marzo le forze di Damasco avevano ripreso il controllo della zona.

A Palmira, come altrove, l'Is si è reso responsabile di un'infinità di atrocità, anche della decapitazione dell'archeologo siriano Khaled Asaad, custode del sito della città.

UNESCO - "Questa distruzione è un nuovo crimine di guerra e una perdita immensa per il popolo siriano e per l'umanità". Lo afferma il direttore generale dell'Unesco, Irina Bokova, dopo le notizie e le immagini satellitari sulla distruzione del Tetrapilo e di parti del proscenio del teatro romano della città.

"E' un nuovo attacco contro il patrimonio culturale che, a poche ore dalle notizie ricevute dall'Unesco riguardo esecuzioni di massa nel teatro, dimostra come la pulizia culturale da parte degli estremisti violenti stia cercando di distruggere sia vite umane che monumenti storici per privare il popolo siriano del suo passato e del suo futuro - aggiunge la Bokova in una nota - E' per questo che la tutela del patrimonio è inalienabile della difesa delle vite umane".

(Fonte: Adnkronos)

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Terrorismo: ecco la prima bandiera dell'Isis in Italia. L'ha portata un tunisino sposato con un'italiana convertita all'Islam...

Il vessillo del Califfato ritrovata a casa di un nordafricano affiliato al gruppo terroristico Ansar al-Sharia, già in cella per detenzione abusiva di armi da fuoco. In carcere faceva reclutamento per la jihad, minacciava gli agenti e compiva spedizioni punitive contro detenuti cattolici - (VIDEO)


Nella casa a Ciampino di Hmidi Saber, il 34enne tunisino arrestato dalla Polizia, è stata trovata una bandiera dell'Isis. E' la prima volta che un vessillo originale viene trovato a casa di un musulmano in Italia.

L'uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe collegato all'Ansar al-Sharia (un gruppo terroristico jihadista attivo in Tunisia dal 2011). Padre di una bimba e marito di un'italiana convertita all'Islam, si trova già in carcere per una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione per porto e detenzione di arma da fuoco.

Sulla bandiera ci sono le scritte della "Shaada", ossia la professione di fede: "non vi è altro Dio oltre Allah". Mentre al centro compare il sigillo di Maometto che si traduce in: "Mohamed è il suo profeta". Sotto il logo centrale c'è la scritta "Ansar al Shari-a", simbolo dell'organizzazione terroristica operativa in Tunisia e Libia.

 "Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani". E' quanto avrebbe detto ai compagni di cella il tunisino Saber Hmidi. Descritto come una persona "violenta" nei periodi di reclusione in carcere avrebbe urlato anche agli agenti: "Vi taglio la testa se non mi accontentate". Inoltre avrebbe reclutato adepti in carcere e sarebbe stata riscontrata la sua "particolare capacita' di indottrinamento dei compagni di detenzione". In carcere avrebbe dato vita a spedizioni punitive nei confronti dei cattolici. L'uomo si trovava attualmente nel carcere romano di Rebibbia per altra causa dove gli è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare.

 

La storia di Hmidi Saber, tra carcere, Islam e violenza 

  • Carcere di Velletri, 2011 - Inizia la "radicalizzazione religiosa" di Hmidi finito in prigione dopo essere stato arrestato per droga.

  • Uscito dal carcere Saber comincia a praticare l'Islam frequentando le moschee. Sempre a questo periodo risalgono i primi contatti con i tunisini di Ansar al-Sharia.

  • 9 novembre 2014 - Saber è fermato insierme con un'altra persona a Roma, in via dei Sette Metri, zona Malafede. Sula Golf che stava guidando gli agenti trovano una bomboletta spray anti aggressione, un passamontagna e un paio di guanti in lattice. Punta una pistola contro gli agenti che gli chiedono spiegazioni e dopo una colluttazione riesce a fuggire insieme al complice. Qualche ora dopo durante una perquisizione in casa sua vengono sequestrati anche 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed una bandiera nera.

  • 10 novembre 2014 - Viene arrestato nel quartiere romano di San Basilio. Processato, è condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione che sta ancora scontando.

  • Febbraio 2015 - Hmidi Saber si autoproclama capo di un gruppo di preghiera in carcere.

  • Carcere di Civitavecchia, giugno 2015 - E' il mandante di una spedizione punitiva contro un detenuto che si era lamentato delle preghiere notturne.

  • Carcere di Frosinone, luglio 2015 - Si fa notare per una violenta aggressione nei confronti di un detenuto italiano che aveva contestato i continui ed insistenti discorsi inneggianti all'Islam.

  • Agosto 2015 - Un suo compagno di preghiera denuncia di aver subito soprusi e imposizioni.

  • Carcere di Napoli, maggio 2016 - Nuovo episodio di violenza ai danni di un detenuto nigeriano di fede cristiana.

  • Carcere di Salerno - Saber urla agli agenti che avrebbe tagliato la testa a chi non avesse accontentato le sue richieste.

  • Carcere di Viterbo, settembre 2016 -  Hmidi aggredisce i secondini

    (Fonte: Agi)
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