updated 10:51 AM UTC, Nov 19, 2019

USA & UFO, la Marina Militare conferma i molti avvistamenti e redige nuove regole d'ingaggio

Un recente aumento degli avvistamenti di oggetti volanti non identificati o come li chiamano i militari, "fenomeni aerei inspiegabili", ha spinto la Marina degli Stati Uniti a redigere procedure formali per documentare gli incontri.


"Dal 2014 queste intrusioni si verificano regolarmente", ha detto a Washington Post il portavoce del ministero delle operazioni navali per la guerra, Joseph Gradisher. Di recente, gli aerei non identificati entrano nello spazio aereo militare più volte al mese. "Vogliamo andare fino in fondo. Dobbiamo determinare chi lo sta facendo, da dove viene e qual è il loro scopo. Dobbiamo cercare di trovare modi per evitare che accada di nuovo". Citando preoccupazioni per la sicurezza e la sicurezza, il ministero della guerra ha promesso di "indagare su ogni singolo rapporto". 

Luis Elizondo, ex alto funzionario dei servizi segreti americani, ha dichiarato al quotidiano americano "The Post", che le nuove linee guida della Marina hanno ufficializzato il processo di rendicontazione, facilitando l'analisi basata sui dati e rimuovendo lo stigma che vietava di parlare degli UFO, definendolo "l'unica grande decisione presa dalla Marina Militare in decenni. Da oggi il governo ammette che da decenni studia questi avvenimenti".

Chris Mellon, ex vice segretario alla Difesa per l'intelligence e lo staff del Senato Intelligence Committee, è stato meno elogiativo e più duro, "Non credo nella sicurezza attraverso l'ignoranza", ha detto, rimproverando alla comunità dell'intelligence la mancanza di "curiosità e coraggio" e una "incapacità di reagire" a un modello forte di avvistamenti. " Un modello di regole d'ingaggio appropriato, ma che sicuramente è arrivato molto tardi".

In alcuni casi, i piloti - molti dei quali laureati in ingegneria e specializzati in mezzi a propulsione, hanno affermato di aver osservato piccoli oggetti sferici che volavano in formazione. Altri dicono di aver visto veicoli bianchi a forma di "Tic Tac". A parte quelli dei droni, tutti i motori si basano sulla combustione di carburante per generare energia, ma questi veicoli, paiono sovvertire le leggi della fisica, non si appoggiano sulla portanza dell'aria, del vento e non mostrano alcuno scarico di gas combusti.

Sempre Mellon afferma, "sono oggetti volanti misteriosi, che possono superare in modo semplice il doppio della velocità dei nostri attuali aeromobili. Questi UFO usano una tecnologia a noi sconosciuta". Secondo l'ex Segretario alla Difesa, i piloti stupefatti e sconcertati erano più preoccupati sulle conseguenze negative alla loro carriera nel divulgare gli avvistamenti, in quanto le indagini sulle loro affermazioni non avrebbero portato a nessun risultato.

Nel 2017, il Pentagono ha confermato l'esistenza del Programma di identificazione delle minacce aerospaziali avanzate (AATIP), un'operazione governativa lanciata nel 2007 per raccogliere e analizzare "anomalie e minacce aerospaziali". 

"Questo tipo di attività è molto allarmante", ha detto il portavoce del Ministero della Difesa, "riconosciamo che ci sono cose nel nostro settore aerospaziale che vanno oltre la nostra comprensione. Ci sono oggetti non identificati, che possono volare impunemente nel nostro paese, sfidando le leggi della fisica, e in pochi istanti potrebbero sganciare un ordigni nucleari a volontà, questa è una questione di sicurezza nazionale"

 

Disastro in Etiopia, la Gran Bretagna chiude lo spazio aereo al Boeing 737 Max. Anche l'Europa vauta lo stop. Il costruttore americano annuncia un aggiornamento del software dell'intera flotta

Dopo lo schianto del volo 302 della Ethiopian Airlines, diversi Paesi e compagnie aeree hanno deciso di bloccare l'utilizzo dei Boeing 737 Max 8. Martedì è arrivata anche la decisione del Regno Unito: lo spazio aereo sarà chiuso ai 737 Max 8 e una misura simile potrebbe essere adotatta in tutta l'Unione europea dall'agenzia che si occupa di vigilare sul trasporto aereo, l'Easa, secondo indiscrezioni raccolte dall'agenzia Bloomberg


Il Regno Unito ha annunciato di aver bandito tutti i voli nel suo spazio aereo dei Boeing 737 Max 8, dopo il disastro aereo della Ethiopian Airlines. E, secondo quanto riferisce Bloomberg, l'agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) sarebbe pronta a seguire la Gran Bretagna e a bloccare tutti i voli dei Boeing 737 Max 8, dopo il disastro aereo della Ethiopian Airlines. 

Boeing ha affermato che procederà ad un aggiornamento del software dell'intera flotta dei 737 Max 8. L'annuncio poche ore dopo che Fedaral Aviation Administration statunitense era intenzionata a chiedere alcuni cambiamenti riguardanti l'aereo in questione entro aprile.

Intanto i titoli Boeing ancora in calo a Wall Street, dove aprono le contrattazioni perdendo il 4,08%.

L'Autorità dell'aviazione civile di Singapore ha temporaneamente vietato a tutti gli aerei Boeing 737 Max di entrare e uscire dal Paese in seguito ai due incidenti mortali che hanno coinvolto questo tipo di aeromobile in meno di cinque mesi. Lo stop, precisa l'Autorità, ha inizio oggi e sarà passibile di revisione quando saranno disponibili le informazioni sulla sicurezza di questi aeromobili".

Anche l'Australia ha sospeso tutti voli dell'aereo Boeing 737 Max 8. Stessa decisione da parte della compagnia aerea sudcoreana Eastar Jet. La compagnia Aerolineas Argentinas ha disposto un "riposo obbligato" per i suoi cinque Boeing 737 Max 8. In un comunicato la compagnia ha precisato che "il fermo degli aerei permetterà una loro ispezione e successivamente, secondo quanto comunicherà il costruttore Boeing, si deciderà se torneranno a volare".

Poi la compagnia aerea brasiliana Gol ha annunciato la sospensione dei suoi voli con aerei del modello Boeing 737 Max 8. La compagnia ha spiegato che "la sicurezza è il valore numero uno per la Gol, che orienta in modo assoluto tutte le iniziative dell'azienda", per cui dalle 20 di lunedì (mezzanotte in Italia) si sospendono tutte le operazioni commerciali dei suoi aerei 737 Max 8. La Gol ha precisato che la sua flotta aerea è composta da 121 aerei Boeing, dei quali solo 7 sono del modello 737 Max 8, sottolineando che da quando sono operativi questi velivoli "hanno già portato a termine 2.933 voli, per un totale di 12.700 ore di volo, in totale efficienza e sicurezza".

Alla lista si aggiunge anche la Lion Air, la più grande compagnia aerea privata indonesiana, che ha sospeso tutti i voli dei suoi 10 velivoli Boeing 737 Max 8. 

L'autorità per l'aviazione civile della Malaysia ha annunciato che sospenderà i voli degli aerei Boeing 737 Max 8 da e per il Paese, con effetto immediato, dopo l'incidente alle Ethiopian Airlines. Lo ha comunicato la stessa authority con un tweet citato dall'agenzia Bloomberg.

TRUMP - "Gli aerei stanno diventando troppo complicati per volare. I piloti non sono più necessari, piuttosto servono scienziati informatici del MIT". Donald Trump, con un tweet, si esprime così a due giorni dal disastro aereo. "Lo vedo continuamente in molti prodotti. Si cerca sempre di fare un passo avanti non necessario, quando spesso è decisamente meglio ciò che è vecchio e più semplice", aggiunge il presidente degli Stati Uniti. "Bisogna prendere decisioni nel giro di un secondo e la complessità crea pericolo. Tutto questo comporta costi enormi e guadagni minimi. Non so voi, ma io non voglio che Albert Einstein sia il mio pilota. Voglio grandi professionisti del volo a cui sia permesso di prendere facilmente e rapidamente il controllo di un aereo".

 

(Fonti d'agenzia)

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Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

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Economia italiana, le fosche previsioni dell'Ocse: Pil 2019 al -0,2%. Confindustria: "Andare oltre il contratto di governo, serve sviluppo". E nel resto del mondo cosa succede?

L'Outlook dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ci mette dietro la lavagna, anche se in "buona" compagnia. Rallentano Europa e Cina, i motivi dell'indebolimento della crescita globale


L'Ocse rivede al ribasso la stima del Pil 2019 per l'Italia (-0,2%) mentre indica allo 0,5% il Pil 2020. E' quanto emerge dall'ultimo Economic Outlook che rispetto a quello di novembre taglia di 1,1 punti percentuali la crescita del Pil per l'anno in corso e di 0,4 p.p. quella prevista per il 2020.

Quanto all'economia mondiale, l'Ocse prevede che crescerà del 3,3% nel 2019 e del 3,4% nel 2020. Le prospettive e le proiezioni dell'Organizzazione con sede a Parigi coprono tutte le economie del G20. Le revisioni al ribasso delle precedenti previsioni economiche diffuse nel novembre 2018 sono particolarmente significative per l'area dell'euro, in particolare la Germania e l'Italia, nonché per il Regno Unito, il Canada e la Turchia. Il nuovo Interim Economic Outlook dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico identifica il rallentamento cinese ed europeo, nonché l'indebolimento della crescita del commercio mondiale, come i principali fattori che pesano sull'economia mondiale. Sottolinea che ulteriori restrizioni commerciali e l'incertezza delle politiche potrebbero portare ulteriori effetti negativi sulla crescita globale. Mentre si prevede che lo stimolo delle politiche contribuirà a compensare gli sviluppi commerciali deboli in Cina, permangono rischi di un rallentamento più accentuato che colpirebbe la crescita globale e le prospettive commerciali.

 
 

Il taglio delle stime del Pil dell'Italia nel 2019 da parte dell'Ocse sono un "motivo in più per reagire", secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.  "Bisogna prendere atto- afferma - di questa situazione e costruire una stagione che va al di là del contratto di Governo". E dal contratto "si evolva in una sorta di stagione di sviluppo del Paese".  Secondo l'imprenditore, "ci sono da fare passi importantissimi. Il primo è reagire a questa situazione è il secondo è affrontare la manovra dell'anno prossimo che non è un fatto marginale per i numeri che avrà. Prima lo facciamo meglio è", conclude.

A constatare ''le difficoltà dell'attuale fase ciclica dell'economia italiana'' anche l'Istat nella nota mensile sull'economia a febbraio, sottolineando che nel quarto trimestre 2018, il Pil italiano ha segnato una lieve diminuzione, la seconda consecutiva.

(Fonte: Adnkronos)

Tenta di derubare campionessa brasiliana di Mma e prende un sacco di botte: "Basta, chiama pure la polizia!"

Dolorosa disavventura per un ladro che ha provato a portar via il cellulare a Polyana Viana, fighter professionista delle arti marziali miste. L'uomo l'ha minacciata dicendole di essere armato, ma lei non si è affatto impressionata e ha reagito: due pugni, un calcio e la classica "sottomissione" della disciplina di combattimento nella gabbia. Il malvivente ha accolto quasi con sollievo l'arresto da parte degli agenti che lo hanno sottratto alla furia della Dama di Ferro...


A vederla così, fuori dal suo mondo, sembra una bella ragazza qualunque, minuta e delicata. Almeno, così doveva pensarla Max Gadelha Barbosa, un ladro che ha nel quartiere di Pechincha, a Jacarepaguá, a ovest di Rio de Janeiro (dove c’è pure il vecchio circuito di F1), la sua zona di misfatti. Solo che Polyana Viana, 1,70 di altezza e circa 60 kg quando non è in fase di preparazione, di professione è una fighter della Mma, le arti marziali miste, popolarissime anche in Brasile, e ha già sostenuto due incontri per la Ufc, la sigla più importante del variegato mondo dei combattimenti dentro la gabbia, tanto da meritarsi il soprannome di Dama di Ferro. E così il malcapitato malfattore ha passato una serata terribile.

IL RACCONTO — Come sono andate le cose, lo ha raccontato la stessa Viana in un’intervista: “Ho chiamato un auto dal mio appartamento: quando l’auto arriva, chiamano per farti sapere. Ma ero di fretta e e sono scesa in strada ad aspettare. Ho controllato e non ho visto nessuno, penso che lui sia arrivato molto velocemente. Si è seduto e mi ha chiesto l’ora, gli ho risposto, ma non se ne andava. Per sicurezza ho messo il cellulare in tasca, e in quel momento lui mi ha intimato di consegnarglielo, dicendomi che era armato. Ho visto quella che sembrava una pistola, ma ho capito che non era una vera arma. Non potevo dargli comunque il tempo di tirarla fuori, così mi sono avvicinata di scatto e gli ho tirato due pugni e un calcio e poi l’ho sottomesso con uno strangolamento”. Intanto la gente che passava non interveniva, e anzi qualcuno ha perfino immaginato che l’aggressore potesse essere la donna.

CHE SPAVENTO — Dopo averlo colpito, Polyana lo ha rimesso a sedere e ha chiamato la Polizia, e il ladro non ha reagito: “Da quando ha preso i pugni, si è spaventato. Mi ha visto molto arrabbiata, gli ho detto che non l’avrei lasciato andare e avrei chiamato gli agenti e lui ha risposto di farlo, temeva potessi picchiarlo ancora”. Dopo la denuncia, è emerso che Gadelha Barbosa è una vecchia conoscenza della polizia del luogo, visto che aveva appena finito di scontare tre anni di carcere.
 
(Fonte: Gazzetta dello Sport)
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La Cina sfida il ruolo principale dell'America nel mondo

L'anno uscente è passato sotto il segno delle contraddizioni tra l'America, una superpotenza universalmente riconosciuta, e la Cina, che si identifica come un paese in via di sviluppo, il 2019 potrebbe essere l'anno della ripresa delle ostilità.


L'attuale guerra economico/politica tra le due super potenze potrebbe terminare presto, l'incarnazione più visibile della rivalità tra Pechino e Washington è stata la guerra commerciale, che ha portato gli Stati Uniti a fissare un dazio del 10% sulle importazioni cinesi per un valore di $ 250 miliardi. In questi giorni il presidente Donald Trump ha inoltre minacciato di aumentare ancora le tariffe dei prodotti cinesi, venduti sul territorio americano, di un'ulteriore 25%. In risposta, la RPC ha introdotto restrizioni su un numero di merci americane, principalmente soia e altri prodotti agricoli, andando così a colpire gli interessi degli agricoltori di quegli stati che erano la base elettorale di Trump.

Tuttavia, la reazione della RPC alle sanzioni non è stata violenta, in quanto Pechino teme chiaramente che, la proliferazione delle dimensioni di una guerra commerciale potrebbe portare alla chiusura delle imprese industriali cinesi che operano nel mercato statunitense. E questo a fronte di un attuale calo dei tassi di crescita dell'economia interna, che significa un aumento della disoccupazione e un abbassamento della stabilità sociale.

Anche la Casa Bianca è  consapevole del fatto che, una brusca rottura delle catene di produzione che collega la società della Cinese e gli Stati Uniti, con l'aumento dei prezzi di iPhone, computer ed elettrodomestici fabbricati in Cina, potrebbe causare una reazione negativa da parte dei consumatori americani, con conseguente indebolimento del governo. Sembra comunque che gli sforzi del segretario al Tesoro Usa Stephen Mnuchin e degli altri sostenitori di un approccio più morbido alla risoluzione del conflitto commerciale, stiano avendo dei risultati positivi e riscano a mantenere ancora incappucciati i falchi nell'amministrazione Trump, sostenitori di una linea più dura.

Il risultato è stato un incontro tra Trump e il presidente Xi Jinping a margine del vertice del G20 a Buenos Aires il 1 ° dicembre, le due parti hanno convenuto nel voler astenersi dall'introdurre nuove tariffe e dazi per ben 90 giorni, contemporaneamente si sono accordati per la firma di un documento, entro il 1° marzo 2019, che porterebbe alla risoluzione della controversia.

I media statunitensi hanno definito l'accordo non la pace, ma una semplice tregua. In primo luogo perchè  l'obiettivo di Trump, annunciato durante la sua campagna elettorale, rimane quello di eliminare l'enorme deficit commerciale degli Stati Uniti con la RPC e questo è impossibile senza riforme strutturali nell'economia cinese, che Pechino, anche se lo desidera, non può attuare in breve tempo.

Soprattutto, non si tratta solo di una controversi commerciale, il Vice Presidente Michael Pence, ha da sempre accusato Pechino di aver violato le norme internazionali che regolano lo sviluppo degli armamenti militari e di aver svolto attività sovversive contro gli interessi statunitensi, rubando le proprietà intellettuali nell'alta tecnologia e interferendo nelle elezioni americane. A questo dobbiamo aggiungere la continua espansione militare nel Mar Cinese Meridionale, che avvicina troppo pericolosamente i fronti delle due super potenze, generando una nuova guerra fredda, che potrebbe portare anche a scontri armati tra le due marine militari, salvo giustificare poi errori di calcolo o incomprensioni negli avvertimenti.

Oltre al Mar Cinese Meridionale, la situazione intorno a Taiwan è preoccupante. In effetti, in Cina, l'uso della forza militare è legalmente autorizzato a prevenire il separatismo sull'isola e gli Stati Uniti di Trump, invece danno un forte contributo in termini di sostegno militare e politico a Taipei.

Junker accusa i paesi dell'Unione Europea di "sfacciata ipocrisia"

Secondo il presidente della commissione europea, quindi l'Europa non può funzionare! 


Junker riparte nel 2019 con la tattica dell'indebolimento degli stati sovrani all'interno dei confini europei. Il capo della Commissione europea, ha affermato che i leader dei paesi dell'Unione europea mostrano troppa ipocrisia in materia di rafforzamento della protezione delle frontiere esterne.

Secondo lui, per più di due anni tutti i capi di stato e di governo dei paesi dell'UE hanno chiesto una maggiore sicurezza alle frontiere. Allo stesso tempo sono preoccupati perchè un rafforzamento dei controlli di confine, con l'utilizzo di una forza militare congiunta (la temuta POLIZIA EUROPEA), potrebbe minare e quindi influenzare negativamente la SOVRANITA' NAZIONALE di ogni singolo stato. Questa forza di polizia è al di sopra di ogni legge interna dei singoli stati e potrebbe attuare azioni anche senza l'autorizzazione degli stati in cui opera. Cosa decisamente inaccettabile per i governi sovranisti, che si sono già visti depauperare della sovranità economica e hanno paura di diventare un ingranaggio della "poco democratica" macchina europea, ingranaggio sostituibile in qualunque momento. 

Juncker ha sottolineato che i leader criticano l'inadeguata protezione dei confini dell'Unione europea, ma non vogliono assumersi gli obblighi associati, in poche parole non vogliono correre il rischio di diventare burattini di un governo troppo distante dai territori.  "Quindi l'Europa non può funzionare. Dobbiamo agire rapidamente per essere preparati e permettere sotto controllo i confini esterni dell'UE", ha concluso.

Gli scienziati politici presagiscono un cambio di paradigma nell'ordine internazionale, cosa che potrebbe solo portare solo su due strade. La prima vede un'Europa centralista che non riconosce più le sovranità politiche dei territori, passando dalla formula "Stati Nazionali" a quella di "Stati Federali" e muovendo le fila da un singolo governo centrale. La seconda l'Europa così come doveva essere si sfalda e gli stati interni riprendono la loro sovranità economica e politica, lasciando al governo centrale solo la gestione delle politiche internazionali, lasciando (com'è oggi) la palla che muove il futuro di questo nostro mondo, alle 3 super potenze, Russia, Cina e America.

Le tempeste in America e nel Pacifico sono la prova del cambiamento climatico

Persone che vivono su lati opposti del pianeta, hanno vissuto negli ultimi giorni le conseguenze disastrose di lontani sconvolgimenti nel profondo degli oceani


Mentre in America, stavano ancora soffrendo la devastazione lasciata dall'uragano Florence, che ha causò morte e distruzione nel North Carolina il 14 settembre, a distanza di 12 ore il super-tifone Mangkhut distrusse Filippine, per poi colpire Hong Kong e la Cina meridionale. Mangkhut colpì con il pugno più grande mai riscontrato negli ultimi 40anni, le fragili terre e quando arrivò a terra la prima volta fu classificato "tempesta di categoria 5". Gli scienziati vedono come prima causa della formazione di entrambi i mostri, l'aumento dei livelli di gas serra nell'atmosfera, che stanno cambiando il clima e riscaldando il mare.

Per questo motivo, anche le tempeste future saranno probabilmente più pericolose rispetto al passato. Florence e Mangkhut hanno mostrato come si formano i potenti uragani prima prepararsi al colpire, ma principalmente hanno anche evidenziato quanto siano vulnerabili molte comunità, specialmente in Asia. 

Il legame con il cambiamento climatico deriva dall'accumulo nell'atmosfera dei gas serra prodotti dalla combustione industriale dei combustibili fossili e dalla deforestazione. Creano uno squilibrio nell'energia che fluisce dentro e fuori dal pianeta, innalzando le temperature. Circa il 90% di questa energia aggiuntiva finisce negli oceani. I ricercatori che monitorano la temperatura del mare fino a 2.000 metri hanno tracciato un costante aumento dagli anni '50, raggiungendo un livello record l'anno scorso (vedi grafico). Finora, il 2018 è sulla buona strada per stabilire un nuovo record.

Le tempeste tropicali nell'Atlantico (conosciute come "uragani") e nel Pacifico ("tifoni") traggono la loro energia da questo deposito di calore abissale. Oceani più caldi significano tempeste più intense e più durature. I modelli climatici lo prevedono da tempo. Inoltre, i livelli del mare aumentano a una velocità di 3 mm all'anno. Due fattori spiegano questo: l'acqua si espande mentre si riscalda; e i ghiacciai si stanno sciogliendo su entrambi i poli. Mari più alti significa che le mareggiate raggiungono più nell'entroterra. E, mentre l'atmosfera si scalda, aumenta l'umidità alle alte quote che alla fine cade sotto forma di bombe d'acqua.

Studi recenti hanno esplorato questi effetti in dettaglio, usando eventi reali. All'inizio di quest'anno, ad esempio, una ricerca ha mostrato che le temperature del profondo oceano  poco prima dell'uragano Harvey (che ha provocato disastrose inondazioni a Houston nell'agosto 2017), erano le più alte sia a livello globale sia nel Golfo del Messico.

I dati registrati subito dopo la tempesta hanno rivelato una diminuzione del contenuto di calore del Golfo, in modo strettamente proporzionale alla quantità di pioggia scatenata dall'uragano, più la pioggia aumentava, più la temperatura diminuiva. Questi dati hanno definito che Harvey "non avrebbe potuto produrre così tanta pioggia senza i cambiamenti climatici indotti dall'uomo". Kerry Emanuel, del Massachusetts Institute of Technology, stima che la probabilità che si formi un uragano come Harvey, entro il 2100 sarà 18 volte superiore rispetto alla fine del 20° secolo. 

 

Se le tempeste possono provocare il caos nel paese più ricco del mondo, il loro impatto nei paesi poveri dell'Asia-Pacifico è ancora più vasto. Ogni anno, la regione Asia-Pacifico è colpita da tempeste sempre più grandi di quelle che colpiscano l'America. Lì, l'approccio è stato quello di spostare le persone lontano dalla costa, ove possibile. Il Bangladesh dopo che si trovò nel 1970 sulla strada del ciclone Bhola, che uccise tra 300.000 e 500.000 persone, diventando il più mortale ciclone tropicale mai registrato, iniziò a costruire una vasta rete di rifugi rialzati. Tuttavia, ancora oggi alcune persone si rifiuterebbero di usarle. Quindi ora ospitano molto bestiame e poche persone.

Anche le Filippine hanno una cupa esperienza di tempeste. Haiyan, uno dei più forti cicloni tropicali mai registrati, che ha colpito la regione nel 2013, rimane un forte ricordo. Colpì la parte centrale delle Filippine e attraversò il paese, uccidendo 6.300 persone e lasciando 1.062 dispersi, dal conteggio ufficiale. In confronto, la gestione del Typhoon Mangkhut da parte del governo è considerata un successo. Eppure, il 19 settembre il bilancio delle vittime era di 81 persone e 70 erano ancora disperse. Il numero probabilmente aumenterà. I soccorritori stanno ancora trovando vittime nell'ultima mortale frana causata dal passaggio del ciclone, che ha seppellito una comunità di minatori illegali che cercavano l'oro in una miniera scavata nelle montagne della Cordillera, a nord di Luzon, l'isola principale delle Filippine. Il 15 settembre, giorno in cui Mangkhut ha colpito Luzon, il Consiglio nazionale per la riduzione dei rischi e la gestione dei disastri (NDRRMC) ha riferito che 194.368 persone avevano trovato scampo in rifugi (principalmente scuole). Stimò il costo del danno all'agricoltura a 14,3 miliardi di pesos (264 milioni di dollari). Successivamente il NDRRMC ha stimato che circa 1,1 milioni di persone erano state colpite dalla tempesta. Le sue fasce di nubi portanti la pioggia turbinavano intorno a un'area di 900 km di diametro. Mentre si avvicinava a Luzon, i suoi venti sostenevano velocità fino a 205 km/h vicino al centro, con raffiche fino a 255 km/h. I venti di Mangkhut spazzarono via fragili edifici, e abbatterono gli alberi ma, come Florence, ha portato gran parte della sua distruzione attraverso la pioggia, che ha causato frane e inondazioni improvvise, inondando campi e rovinando i raccolti, rendendo le strade impraticabili e tagliando le forniture di elettricità. La tempesta ha fermato tutta la normale vita economica. Le scuole erano chiuse, per tenere gli alunni al sicuro e per essere usati come rifugi pubblici; le imprese erano chiuse; le partenze dei traghetti e i voli internazionali e nazionali sono stati cancellati.

Da nord a sud, da est a ovest la natura ci sta facendo capire quanto terribile può essere la sua vendetta, i cambiamenti climatici dovuti all'azione dell'uomo paiono aver cambiato gli equilibri della natura. Questo dovrebbe farci riflettere prima di arrivare...

al punto di non ritorno.

FONTE: Economist

 

 

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