updated 3:05 PM UTC, Jan 23, 2021

Risparmiare nel modo giusto per guardare al futuro, oltre il Covid e l'emergenza economica (VIDEO)

Al via il ciclo di conferenze online di Assogestioni-FocusRisparmio per raccontare una rivoluzione che investe il nostro modo di vivere, di risparmiare, di stare in società come cittadini che investono nel futuro personale e del Paese. Il primo appuntamento moderato da Nicola Porro - (VIDEO)


Risparmio cosa fare: notizie, consigli ed approfondimenti - Il Sole 24 ORE

di Eugenio Montesano, focusrisparmio.com

L’industria del risparmio gestito “ha il compito del «Good citizen», il cittadino responsabile che si adopera per garantire sviluppi positivi. Dobbiamo porci come un’importante interfaccia a livello istituzionale”.

È l’obiettivo che il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, pone all’intero settore del risparmio e della consulenza finanziaria in occasione dell’apertura di «R-Evolution, Il futuro ha un grande futuro», il ciclo di cinque conferenze online targato Assogestioni-FocusRisparmio.

Moderato da Nicola Porro, il primo appuntamento si dipana a partire dai dati di raccolta del risparmio gestito, che in uno degli anni più difficili della storia recente lancia segnali incoraggianti sulla forza del Paese con afflussi per 10 miliardi da inizio anno, di cui sette nel solo mese di agosto.

Corcos analizza il dato con sobrietà. “Il primo fenomeno che si rileva è che questi risparmi sono figli dell’incertezza economica. Gli italiani, preoccupati di quanto sta succedendo ai bilanci familiari, risparmiano di più. È un fenomeno europeo”, precisa. “In Europa il tasso di risparmio è passato da 11% a 16% nel secondo trimestre, e viaggiamo sopra il 20% nel terzo. È normale in questo contesto.

Covid ha dunque ribadito la propensione al risparmio degli italiani. Rilevazioni della Banca d’Italia indicano che tra fine 2019 e il luglio scorso, i depositi delle famiglie sui conti correnti delle banche italiane sono aumentati di oltre 36 miliardi di euro, raggiungendo quota 1.136 miliardi. Una massa enorme di liquidità che rimane ‘bloccata’ a discapito di crescita industriale, ripresa economica e del proprio portafoglio.

Spiega Corcos: “Per il risparmiatore che ha tenuto un margine di liquidità superiore  per mettersi al sicuro dalle correzioni, e che ora vuole ottenere un rendimento più alto, sarà naturale riallocare – magari sull’azionario. Esistono modalità che aiutano a smussare l’emotività: pensiamo ai piani di accumulo, con cui mensilmente si programmano gli ingressi sul mercato con una quota di investimento a discrezione del cliente. È forse la modalità migliore per allocare i propri risparmi spostandoli dalla liquidità e per iniziare a investire sui mercati azionari senza assumere scommesse eccessive in termini di rischio”.

La chiave? Possono essere i consulenti finanziari e i private banker, che “hanno svolto un grande lavoro di accompagnamento dei clienti in un momento molto difficile”. I professionisti della consulenza hanno visto mutare la loro operatività e, più in generale, le dinamiche alla base delle relazioni tra persone legate da un rapporto fiduciario, prima ancora che professionale. “Si è creato un divario forte tra chi ha investito nella tecnologia e ha avuto modalità e possibilità di interloquire con i clienti anche nelle fasi in cui il lockdown agiva sull’impossibilità di avere dei contatti fisici, e chi è rimasto indietro”, afferma Corcos. “Abbiamo comunque trovato una clientela molto pronta a rispondere e lavorare con modalità tendenzialmente anche molto diverse”.

Molto passa anche da un aumento delle capacità finanziarie dei singoli cittadini. E secondo Corcos, in ambito di educazione finanziaria “si è fatto un po’ di progresso, si è intrapreso un cammino di miglioramento grazie alle società, alle istituzioni e alle autorità pubbliche, che si sono date da fare negli ultimi anni. Siamo ancora lontani dall’ottimo, non c’è dubbio che dobbiamo fare ancora di più. Ma iniziative come il mese dell’educazione finanziaria attualmente in corso, fanno in modo che i risparmiatori italiani siano sempre più a conoscenza di quanto accade alle loro finanze”.

L’educazione finanziaria serve anche a spiegare come il risparmio possa aiutare la ripresa legandosi all’economia reale e agli investimenti in un Paese industriale come l’Italia, che da oltre 20 anni sconta un deficit di crescita peggiorato dal Covid. “Come industria del risparmio gestito abbiamo proposto, lavorando a quattro mani anche con il governo e in particolare con il Mef, tutta una serie di soluzioni per fare da ponte tra risparmio degli italiani ed economia reale”, dice Corcos.

“Pensiamo ai Pir tradizionali, che ora chiamiamo così perché è nata una nuova famiglia, quella dei Pir alternativi”. Entrambi danno la possibilità di beneficiare di un’agevolazione fiscale – nello specifico, l’esenzione dall’imposta sui guadagni in conto capitale, o capital gain – e prevedono vincoli di investimento a vantaggio delle piccole e medie imprese. “Accanto ai Pir tradizionali è stato costruito il mondo dei Pir alternativi, uno strumento di sviluppo di sistema estremamente rilevante perché punta a finanziare ancora di più il mercato delle Pmi”, insiste Corcos. “Assogestioni ha sostenuto fin dall’inizio il percorso di nascita dei Pir alternativi, valorizzando attori importanti in singoli segmenti e in aree di nicchia e dando risorse a una filiera in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano, che a sua volta sostiene il sistema delle Pmi, spina dorsale dell’economia produttiva del Paese”.

In chiusura di intervento, Corcos tocca uno dei temi principali che informano da tempo l’evoluzione del settore, e che si sta scoprendo essere ancora più cruciale in chiave di sviluppo post-Covid: la sostenibilità e i criteri Esg, declinati secondo le specificità del tessuto produttivo del Paese. “Le imprese inserite nel territorio che abbiano un’ottima corporate governance, che investono sul capitale umano e sono rispettose dell’ambiente sono la fotografia dell’eccellenza italiana, e rappresentano il coronamento del nostro lavoro di conduzione del risparmio verso impieghi virtuosi”.

La forza dell’Europa


Proprio le tematiche Esg rappresentano “un aspetto ineludibile delle politiche economiche europee”, come evidenzia Irene Tinagli, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (Econ) e keynote speaker dell’evento. “La Commissione stima che la riduzione delle emissioni richieda investimenti per 350 miliardi all’anno. C’è bisogno di enormi quantità di risorse private: dobbiamo creare un mercato, stimolarlo e supportarlo”, insiste Tinagli. “Abbiamo intenzione di far sì che una quota significativa del Recovery fund sia dedicata agli investimenti sostenibili. Dobbiamo creare tutte le condizioni affinché si si sviluppi un mercato finanziario a sostegno di questa transizione, anche grazie al coinvolgimento del settore privato”.

Tutto passa dal risparmio, dunque. “Il risparmio ha e avrà nei prossimi mesi e anni un ruolo sempre più importante per riattivare la crescita dell’Italia e dell’Europa”, spiega Tinagli. “La ricostruzione del post-Covid non può accadere da un giorno all’altro. Abbiamo davanti a noi una transizione lunga e un percorso complesso, come testimoniano gli accordi di definizione del Recovery plan”.

L’Europa c’è, conferma la presidente dell’Econ, ed è al lavoro su una serie di progetti che hanno l’obiettivo di un’ulteriore integrazione e di un rafforzamento delle fondamenta economico-finanziarie del continente. “Un aspetto fondamentale del nostro lavoro è dedicato all’unione dei mercati dei capitali (Capital markets union, o Cmu). Dobbiamo assolutamente creare un mercato dei capitali europeo più integrato, più efficiente e più fluido, un traguardo fondamentale nel post-Covid”.

Liquidità fa rima con opportunità


L’evento entra nel vivo dando spazio alle voci dei protagonisti del risparmio gestito. Apre il dibattito Cinzia Tagliabue, amministratore delegato per l’Italia e deputy head della retail client division di Amundi Sgr, che riparte dalla liquidità.

“Come industria abbiamo l’opportunità di far investire la grande massa di liquidità presente nel sistema. Dobbiamo però fare i conti con i timori del risparmiatore italiano, che ha sempre guardato alla volatilità di mercato con preoccupazione. Ma il rischio maggiore – a lasciare tutta questa liquidità in conto corrente – è quello di perdere delle opportunità, per cui il nostro ruolo, assieme ai consulenti finanziari, è quello di individuare i bisogni dei clienti e, con la giusta consulenza, traghettarli verso l’investimento consapevole, nel giusto orizzonte temporale”. Un lavoro ambizioso, reso più complicato dal virus, una “variabile incontrollabile, almeno finché mancherà il vaccino”, afferma Tagliabue. “La crisi sanitaria si ripercuote inevitabilmente sull’economia. E qui arriviamo noi, chiamati a gestire questo nuovo paradigma”.

Il lavoro da fare? “Risiede nel valore della consulenza e, per i gestori, nella creazione di prodotti che diano soluzioni in chiave di pianificazione per il futuro. Dobbiamo garantire ai cittadini la possibilità, domani, di avere lo stesso tenore di vita di oggi”. La chiave rimane la diversificazione, ma secondo Tagliabue “manca ancora un anello di congiunzione tra la diversificazione degli investimenti nell’economia reale, il controllo del rischio e la percezione dei risparmiatori”.

Formichine sì, ma poco lungimiranti?

Questo perché, storicamente, gli italiani “sono sempre stati fantastici risparmiatori, ma non necessariamente ottimi allocatori” afferma Saverio Perissinotto, amministratore delegato di Eurizon. “Abituati a vivere di cedole del debito governativo piuttosto generose, non siamo stati abituati ad andare alla ricerca di asset allocation particolarmente diversificate e con componenti diverse dalla curva dei titoli di Stato”.

Oggi però il mondo finanziario è caratterizzato da tassi a zero se non addirittura negativi, per cui “l’unica scelta ragionevole”, spiega Perissinotto, “è avere asset allocation più diversificate, con una componente di rischio e di volatilità implicita più elevata”. Operazione non facile, che presuppone un «salto culturale» del risparmiatore italiano. “Ci sono due merci che non si possono comprare in bottega, e sono il tempo e la fiducia. Nella vita dell’investitore finanziario queste sono due caratteristiche fondamentali”, riassume Perissinotto.

Ciò detto, le risorse messe in campo dall’Europa possono fornire uno stimolo importante, a patto che siano opportunamente canalizzate. Spiega l’ad di Eurizon: “Se indirizzata correttamente, verso iniziative a favore dell’economia reale, questa massa di denaro può fare la differenza. Le Borse salgono se c’è crescita economica, e se le iniziative che partiranno saranno in grado di creare sviluppo, una certa dose di cauto ottimismo appare giustificata. È chiaro che bisogna approntare progetti che facciano partire un volano dell’economia reale che sia assolutamente rilevante”.

Il ruolo dei passivi

Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di J.P. Morgan AM, riflette sulla risposta dei passivi alla crisi di marzo-aprile. “Etf e prodotti passivi vengono scelti per la loro semplicità e la pronta liquidabilità. È evidente che in un momento di forte tensione come all’inizio della pandemia era molto importante testarli”. Secondo Alfieri il risultato “è stato più che soddisfacente”, soprattutto in Europa dove si guarda con grande interesse ai fondi tematici e Esg, esigenze verso le quali “gli Etf stanno rispondendo in modo diversificato”.

Di conseguenza, riflette Alfieri, il dibattito degli ultimi anni che ha inquadrato fondi attivi e passivi in termini quantitativi piuttosto che qualitativi “è ormai un po sterile”. “Quello che ci insegna la maturazione di questa area di prodotti è che bisogna rimettere al centro il cliente con le sue necessità. Oggi come oggi, sia gli attivi che i passivi devono trovare un giusto collocamento all’interno del portafoglio”.

L’importante è che il cliente abbia una soluzione efficace ai propri investimenti. “Se guardiamo al mondo Esg e della sostenibilità, vediamo chiaramente come si possa assolvere alla necessità di rispettare un indice sostenibile utilizzando un Etf. Al contempo, se l’investitore ha bisogno di trovare il cosiddetto «Best in class» all’interno del mondo sostenibile, può utilizzare un fondo attivo. Bisogna integrare entrambi”.

Il valore dei megatrend

Proprio intorno al valore della sostenibilità nel post-Covid e all’incrocio con l’altro grande tema messo al centro dalla pandemia, quello dell’affermazione del digitale, ha incardinato il suo intervento Santo Borsellino, presidente di Generali Insurance Asset Management e di Generali Investments Partners, parlando di “creazione di opportunità: il nostro mondo è più ricco ma non più equo, e nemmeno più sicuro”, spiega Borsellino. “La responsabilità sociale di tutti noi – asset owner, distributori, clienti retail e istituzionali – è sempre più centrale”.

La buona notizia, prosegue, è che nel vecchio continente “siamo posizionati bene su questi temi, e per una questione culturale abbiamo risposto prima di altri. Lo dimostra il fatto che gli asset in gestione legati ai temi sostenibili sono in gran parte domiciliati in Europa”.

Di converso, un’analisi del tema ‘digitalizzazione’ mostra che, come europei, “partiamo in una posizione di svantaggio”, dice Borsellino. “Per far nascere e crescere i colossi che oggi celebriamo nel Nasdaq con valutazioni stellari, c’è bisogno di creare un microclima in cui far fiorire questo tipo di aziende. Questo vuol dire decenni di investimento in infrastrutture, ricerca e sviluppo, in una cornice legale che si trasforma e asseconda le trasformazioni digitali – temi coltivati negli Stati Uniti e ultimamente anche in Cina, Paesi che noi europei ci troviamo a rincorrere”.

Una linea di azione con ampi spazi di crescita, anche in chiave di utilizzo delle risorse europee e nazionali. “Dobbiamo trovare forme di investimento verso cui convogliare il risparmio per avvicinarlo all’economia reale”, afferma Borsellino. Obiettivo cruciale “in un mondo di tassi bassi come quello attuale, in cui vi è molta repressione finanziaria che – di fatto – porta con sé una domanda crescente per rendimenti più interessanti nel medio-lungo termine”. E qui entrano in gioco i megatrend, che “tendono a dare risposte a questo tipo di domanda”. Tenendo comunque presente che “associare un megatrend a un’attitudine di investimento mordi e fuggi potrebbe non portare risultati di successo”.

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

Mercato auto, segnali di ripresa in Europa: immatricolazioni su del 3,1%, in Italia salto triplo (+9.5%). Certo, rispetto a un anno fa...

Le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono cresciute del 3,1% nel mese di settembre 2020. Nel saldo da inizio anno, però, la flessione è del 28,8%, quasi tre milioni di auto in meno


UNRAE, mercato auto settembre 2020: crescita del 9,5% - MotorBox 

Il mercato auto Europa chiude il mese di settembre 2020 con il primo segno positivo dell'anno. Secondo quanto riporta ACEA, le immatricolazioni sono aumentate del 3,1% a quota 933.987. Dato che scende ad un +1,1% includendo anche il Regno Unito e EFTA. Si tratta certamente di una buona notizia visto il delicato momento in cui si trova questo settore pesantemente colpito dalle conseguenze del lockdown sanitario.

Tuttavia, non tutti i mercati europei hanno mostrato segnali di ripresa a settembre. Tra i principali, ci sono stati segni negativi in Spagna (-13,5%) e Francia (-3,0%), mentre Italia (+ 9,5%) e Germania (+ 8,4%) hanno registrato forti progressi. Guardando ai dati dall'inizio dell'anno, la domanda di automobili è diminuita del 28,8% in Europa, un dato che sale al 29,3% includendo Regno Unito e EFTA. L'impatto della pandemia sta pesando moltissimo sui numeri del settore automotive.
 
Da gennaio a settembre sono state immatricolate sette milioni di unità, quasi 2,9 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Andando a vedere più da vicino i numeri del mercato europeo dell'auto di settembre 2020, FCA mostra un progresso del 14,4% (11,8% considerando Regno Unito e EFTA). Bene, in particolare, Fiat, Jeep e Lancia. Segni positivi anche per il Gruppo Volkswagen, il Gruppo Renault e il Gruppo Toyota.
 
Segno negativo, invece, per il Gruppo PSA, il Gruppo BMW e il Gruppo Jaguar Land Rover. Sarà molto interessante scoprire i numeri del mese di ottobre. La fine degli incentivi in alcuni Paesi e la nuova crescita dei contagi del pericoloso virus potrebbero tornare a penalizzare il settore dell'auto che stava tentando lentamente di riprendersi.

Incentivi auto, nessun rifinanziamento. Niente bonus per benzina e diesel di ultima generazione: così il governo spegne il motore del mercato

Fondi terminati e niente rifinanziamento nella conversione in legge del "decreto Agosto" per le automobili che inquinano tra i 61 e 110 grammi di CO2 al chilometro. In sostanza aiuti finiti per la maggior parte di macchine motorizzate a benzina o diesel di ultima generazione in vendita, oltre ad alcuni modelli Gpl. Unrae, l'Associazione delle case automobilistiche estere, e Federauto, che rappresenta i concessionari protestano: "Si tratta di una scelta che sfiora l’autolesionismo, visto che gli incentivi già varati e presto esauriti non solo hanno ravvivato un mercato in fortissima crisi e salvato posti di lavoro, ma hanno prodotto in poche settimane un maggiore incasso per lo Stato e contribuito positivamente al PIL"


Bonus auto, le novità per gli incentivi di Euro6, ibride ed elettriche -  MotorBox

Il programma di incentivi alla rottamazione sembra destinato a una fine prematura dopo poco più di due mesi dall’avvio delle agevolazioni. A dispetto delle indiscrezioni e anche di alcune dichiarazioni pubbliche, l’atteso rifinanziamento non è stato inserito nel testo di conversione in legge del decreto Agosto approvato settimana scorsa dal Senato. 

Il passaggio alla Camera. È ancora possibile una modifica del decreto durante il passaggio alla Camera, ma a oggi le chance sono esigue e alcune associazioni di settore hanno lanciato un allarme sugli effetti di uno stop alle agevolazioni, soprattutto alla luce degli effetti positivi finora riscontrati tra tante difficoltà e molti vincoli. Ad agosto le immatricolazioni sono risultate sostanzialmente stabili nel confronto con l’anno scorso e a settembre hanno messo a segno un consistente rimbalzo proprio grazie alla spinta degli incentivi alla rottamazione. Non sono mancate criticità, tra cui l’ammontare limitato di risorse destinate a particolari fasce di auto (quelle con emissioni di CO2 tra 91 e 110 g/km) e i vincoli imposti ai concessionari nella presentazione delle istanze per accedere al programma. Ecco perché negli ultimi giorni le associazioni di rappresentanza del settore automobilistico hanno spesso chiesto al Governo di intervenire, magari spostando fondi da una fascia all’altra dei veicoli incentivabili dopo l’esaurimento delle risorse. Ora da Roma è arrivato un sostanziale rifiuto ad accogliere le richieste del comparto con la decisione di non inserire il rifinanziamento degli incentivi per lo svecchiamento del parco auto.

L’autolesionismo del Governo. “Si tratta di una scelta che sfiora l’autolesionismo, visto che gli incentivi già varati e presto esauriti non solo hanno ravvivato un mercato in fortissima crisi e salvato posti di lavoro, ma hanno prodotto in poche settimane un maggiore incasso per lo Stato e contribuito positivamente al Pil. Le misure, che si sono complessivamente autofinanziate, hanno infatti fruttato ulteriori 58 milioni di euro incrementali in gettito Iva, oltre ai maggiori introiti legati all’immatricolazione dei veicoli, tra cui l’Ipt”, affermano Federauto e Unrae. “I dati diffusi nei giorni scorsi sulla confortante ripresa del mercato grazie agli incentivi - aggiungono le due associazioni - sono la dimostrazione tangibile di quanto sia stato efficace questo strumento. Rispetto al mese di settembre dello scorso anno assistiamo, nello stesso periodo, all’immatricolazione di oltre 13.600 vetture in più (+9,5%) e ad un incremento del 47,4% di auto rottamate. Inoltre, il beneficio ambientale è palpabile: le emissioni medie di CO2 delle vetture immatricolate sono scese a livelli minimi (da 118,4 a 105,6 g/Km), circa l'11% in meno".

Necessario intervenire. Pertanto, secondo Federauto e Unrae, "è necessario un intervento urgente, da parte del governo e della politica", per sostenere un settore, quello dell’auto, che vale il 10% del Pil italiano e sostiene anche "migliaia di piccole e medie aziende, con decine di migliaia di posti di lavoro attualmente a rischio". "In questa fase particolarmente delicata per l’economia nazionale, non rifinanziare una misura così importante sarebbe un errore imperdonabile. Vanno garantite norme efficaci e di lungo periodo che consentano al consumatore la necessaria chiarezza per non deprimerne la propensione all’acquisto e agli operatori del settore un'adeguata pianificazione delle proprie attività produttive e commerciali”, proseguono le due associazioni lanciando, infine, un appello: "Chiediamo, pertanto, al governo di assicurare che i fondi esauriti o in via di esaurimento vengano rifinanziati per i restanti mesi del 2020 con l'obiettivo di non disperdere i volumi incrementali ottenuti con gli incentivi e quindi assicurare un ritorno certo sull'investimento pubblico fatto continuando anche il cammino virtuoso intrapreso di riduzione delle emissioni ambientali". Federauto e Unrae hanno inoltre ribadito la loro disponibilità a condividere con l’Esecutivo le proprie proposte per sostenere la decarbornizzazione del settore e per accompagnare la transizione verso la mobilità a zero emissioni.

 

(Fonte: quattroruote.it)

Occupazione, un anno molto duro ma a luglio torna a crescere. Cosa dice l'Istat sulla situazione del lavoro in Italia

"Da febbraio 2020 il livello dell'occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila". Lo scrive l'Istat nelle statistiche flash su occupati e disoccupati a luglio

"In quattro mesi, - continua l'Istituto - il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio". L'ultimo anno ha visto un'emorragia di dipendenti a termine (calati del -16,2% a luglio sui 12 mesi, -498mila) e lavoratori indipendenti (-4,5% pari a -239 mila). Il calo degli occupati registrato dall'Istat, non riguarda invece i lavoratori permanenti, che sono tutelati anche dal blocco dei licenziamenti per il Covid-19 e sono cresciuti dell'1,2% (+181 mila).

 

LO SCATTO DI LUGLIO  - A luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l'occupazione "torna a crescere". L'Istat registra un aumento dell'occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) che coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d'età, ad eccezione dei 25-34enni. Gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). Rispetto a luglio 2019 gli occupati diminuiscono di 556.000 unità e il tasso di occupazione perde 1,3 punti percentuali.


10 rivendicazioni perchè salute e sicurezza dei lavoratori non vengano più  sacrificate alla produttività e al profitto

A luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione torna a crescere mentre, a fronte del calo dell’inattività, prosegue l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro. E' quanto rileva l'Istat.

L’aumento dell’occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni; gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). La rilevante diminuzione nel numero di inattivi (-1,6% pari a -224mila unità) riguarda uomini, donne e tutte le classi d’età. Il tasso di inattività diminuisce, attestandosi al 35,8% ( 0,6 punti).

Il confronto tra il trimestre maggio-luglio 2020 e quello precedente (febbraio-aprile 2020) segnala comunque un livello di occupazione inferiore dell’1,2%, corrispondente a -286mila unità. Nel trimestre crescono, invece, sia le persone in cerca di occupazione (+10,4% pari a +218mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3% pari a +39mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali registrate a partire da marzo 2020 hanno contribuito a una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di luglio 2019 (-2,4% pari a -556mila unità), che ha coinvolto uomini e donne di qualsiasi età, così come dipendenti (-317mila) e autonomi (-239mila); unica eccezione sono gli over50 con un incremento di occupati (+153mila) che, tuttavia, è dovuto esclusivamente alla componente demografica. Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,3 punti.

A luglio 2020 il numero di ore pro capite effettivamente lavorate, calcolato sul complesso degli occupati, prosegue nella tendenza all’aumento. Il livello di luglio, pari a 33,1 ore, è solo di 1,2 ore inferiore a quello registrato a luglio 2019. Per i dipendenti il gap rispetto a luglio 2019 è ancora più ridotto (-0,8 ore).

Nell’arco dei dodici mesi, le persone in cerca di lavoro diminuiscono (-1,8%, pari a 44mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +475mila).

A luglio il tasso di disoccupazione sale al 9,7% (+0,5 punti) e, tra i giovani, raggiunge il 31,1% (+1,5 punti). E' quanto rileva l'Istat, nell'evidenziare come il dato sia cresciuto per via "dell'aumento consistente" delle persone in cerca di lavoro nel mese preso in esame (+5,8% pari a +134mila unità). Aumento che, precisa l'istituto di statistica, è diffuso per genere ed età.

"Dopo quattro mesi di flessione, a luglio 2020, il numero di occupati torna a crescere, soprattutto tra le donne e i lavoratori con più di 35 anni; continua il recupero delle ore lavorate pro capite e l’espansione del segmento di persone in cerca di lavoro. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila". E' quanto spiega l'Istat nel diffondere i dati sull'occupazione di luglio.

"In quattro mesi, il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio", ricorda ancora l'istituto di statistica.

 

In leggero calo la fiducia dei consumatori, ma cresce quella delle imprese: l'economia post-Covid in Italia tra incertezza per il futuro e voglia di ripresa

A luglio la fiducia dei consumatori cala anche se lievemente, mentre continua salire per le imprese. Per i primi l'Istat, infatti, stima un indice in "leggera flessione" rispetto a giugno (da 100,7 a 100,0). Invece, per le aziende registra un nuovo rialzo, per il secondo mese consecutivo, (da 66,2 a 76,7). Anche se il livello resta, rimarca l'Istituto, "distante dai livelli precedenti l'emergenza sanitaria". Quanto alle famiglie, il passo indietro segue il "recupero" segnato nel mese precedente. Pesano, in questo caso, la diminuzione del clima economico, relativo alla situazione del Paese, e di quello futuro


A luglio 2020 si stima una leggera flessione del clima di fiducia dei consumatori, rispetto al mese di giugno 2020 (da 100,7 a 100,0); invece, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale per il secondo mese consecutivo, passando da 66,2 a 76,7. Lo rileva l'Istat. L'Istituto spiega che le componenti economica e futura del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione (da 87,1 a 85,7 e da 105,6 a 104,2 rispettivamente), mentre cresce sia la componente personale ( da 104,5 a 105,2) sia quella corrente (da 96,4 a 97,3).

Con riferimento alle imprese, le stime dell'Istat evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 80,2 a 85,2 e nelle costruzioni aumenta da 124,0 a 129,7. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una marcata risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 52,1 a 65,8) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 79,6 a 86,3).

L'Istituto di Statistica rileva inoltre che per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un peggioramento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio, prosegue l'Istat, migliorano tutte le componenti dell’indice; in particolare, nei servizi si segnala il deciso recupero dei giudizi e delle attese sugli ordini e nel commercio l’aumento marcato sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite.

Nella fase di rilevazione dei dati, effettuata tra il 1° e il 17 luglio 2020, non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. Nell’elaborazione dei dati, sono state comunque messe in atto delle azioni per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo, conclude l'Istat.

"A luglio il clima di fiducia delle imprese migliora per il secondo mese consecutivo, pur rimanendo ancora distante dai livelli precedenti l’emergenza sanitaria. La crescita, diffusa a tutti i settori, è più marcata per i servizi. Peraltro, i livelli raggiunti dagli indici rimangono storicamente contenuti ad eccezione delle costruzioni, dove l’indice torna a collocarsi sui livelli storicamente elevati registrati all’inizio del 2018. L’indice della fiducia dei consumatori, invece, dopo il recupero mostrato nel mese di giugno 2020, registra una lieve flessione, determinata dalla diminuzione del clima economico e di quello futuro". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi oggi dall'Istituto sulla fiducia di consumatori e imprese a luglio.

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Sport in Lombardia, dal Grande Trittico di ciclismo agli impianti in sicurezza: la ripartenza spiegata dall'assessore Cambiaghi. Fontana: "Grandi eventi per riscoprire la bellezza del nostro territorio" (VIDEO)

Il "Grande Trittico lombardo" di ciclismo, in programma il 3 agosto, è la prima gara per professionisti che si disputa in Lombardia dopo lo stop causato dall'emergenza Coronavirus. L'evento è stato presentato giovedì dal governatore, Attilio Fontana, e dall'assessore allo Sport e Giovani, Martina Cambiaghi. Quest'ultima è intervenuta nel quotidiano appuntamento video social di Lombardia Notizie, l'agenzia di stampa regionale, che ha dedicato un focus alla ripresa dello sport lombardo - (VIDEO


Ciclismo, Lissone protagonista del Grande Trittico Lombardo con il ...

Fontana e Cambiaghi: grande evento sportivo che ci vede protagonisti

La gara internazionale ciclistica presentata  a Palazzo Lombardia. Agostoni, Bernocchi e Tre Valli Varesine in un unico percorso

Il ‘Grande Trittico lombardo’ di ciclismo è la prima gara per professionisti che si disputa in Lombardia dopo lo stop causato dalla pandemia da Coronavirus. L’evento è stato presentato all’Auditorium Testori dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e dall’assessore allo Sport e Giovani, Martina Cambiaghi.

Intervenuti, tra gli altri, anche i rappresentanti delle società sportive e degli sponsor.

Il ‘Grande Trittico lombardo’ che quest’anno riunirà, in via eccezionale, in un’unica competizione, le tre storiche gare del Trittico Regione Lombardia (Coppa Agostoni, Coppa Bernocchi e Tre Valli Varesine) si svolgerà lunedì 3 agosto.

Segnale per lo sport e il territorio

“Il Gran Trittico Lombardo – ha detto il presidente Fontana – rappresenta, dopo il lockdown, un segnale importante per il ciclismo e una nuova opportunità di crescita per tutto lo sport . È anche motivo di ripresa per il territorio lombardo, e in particolare varesino, che accoglie ogni anno migliaia di turisti, appassionati, atleti e squadre”.

“Il Grande Trittico Lombardo – ha aggiunto – è la prima grande gara mondiale a sancire la ripartenza dello sport delle due ruote”.

“Gli occhi del mondo sportivo – ha concluso Fontana – saranno nuovamente puntati sulla nostra Regione per assistere a un evento eccezionale. Questo sarà l’ennesima dimostrazione di forza e intraprendenza da parte del nostro meraviglioso territorio”.

Ciclismo, salta l'Agostoni: nasce il Grande Trittico Lombardo che ...

Squadre partecipanti

Saranno 21 le squadre al via lunedì 3 agosto con partenza da Legnano, alle ore 12, e arrivo a Varese verso le ore 16,30. I ciclisti toccheranno anche Busto Arsizio, San Giorgio su Legnano, Parabiago e Legnano. Pedaleranno poi verso Lissone dove percorreranno un mini circuito tipico della Coppa Agostoni. Dopo Saronno andranno verso la Valle Olona con la classica salita del ‘Piccolo Stelvio’ di Castiglione Olona. Si dirigeranno quindi a Varese dove percorreranno i quattro giri del circuito Tre Valli Varesine.

Fare squadra

“Il successo di questo evento – ha spiegato l’assessore Martina Cambiaghi – è stato quello di sapere fare squadra, soprattutto in un momento di difficoltà, per andare avanti e raggiungere questo importante obiettivo. Regione Lombardia che fa della concretezza il suo concetto base, crede da sempre nel ‘Trittico’. Che quest’anno diventa il ‘Grande Trittico lombardo’ con un fascino unico davvero da non perdere e da seguire con interesse”.

La gara, che si disputerà nel pieno rispetto delle norme anti Covid, sarà trasmessa in diretta su Rai 2.

(Fonte: Lombardia Notizie)

Economia, ora il decreto Rilancio è legge. Dall'ecobonus allo smart working, dai voucher agli incentivi per l'auto: così il governo vuole farci uscire dalla crisi

Previsti interventi per un valore di 55 miliardi di euro per fronteggiare la crisi economica causata dal coronavirus


Scostamento deficit: ok Camera e Senato/ Diretta voto: sì a ...

Il decreto Rilancio è diventato legge. Il Senato ha confermato la fiducia al governo sul provvedimento, con 159 voti a favore, 121 contrari e nessun astenuto. Approvato alla Camera il 9 luglio e in scadenza il 18 luglio, il dl prevede interventi per un valore di 55 miliardi di euro per limitare l'impatto economico dell'emergenza sanitaria causata dal coronavirus su imprese, lavoratori con partite Iva, dipendenti, famiglie e terzo settore.

Ecco le misure principali:

Estensione ecobonus L'ecobonus 110% viene esteso fino al 30 giugno 2022 solo per interventi di efficienza energetica per le case di edilizia popolare. SI potrà beneficiare della detrazione solo per interventi effettuati su un massimo di due unità immobiliari, fermo restando il riconoscimento, senza limitazioni, delle stesse detrazioni per gli interventi effettuati sulle parti comuni dell'edificio.

Pensioni di invalidità Passa anche la proposta di Giorgia Meloni di FdI, sottoscritta anche da tutti gli altri gruppi parlamentari, di istituire un apposito fondo per aumentare l'importo degli assegni di invalidità civile ad almeno 516 euro.

Smart working Esulta il ministro Fabiana Dadone: "La rivoluzione è in atto", assicura, sottolineando come la proposta approvata introduce il 'Piano organizzativo del lavoro agile' (Pola), con il quale "dal 1° gennaio 2021 la percentuale salirà ad almeno il 60%".

Voucher e rimborsi Diritto di rimborso per viaggi e vacanze, ma anche per concerti ed eventi al termine della validità del voucher (18 mesi) se la data dovesse saltare. Il testo prevede un fondo di Ristoro, di 10 milioni.

Scuola Sale a 300 milioni il fondo per le Paritarie, raddoppiando la cifra iniziale prevista. "La scuola pubblica è statale e paritaria e il nostro sistema educativo, soprattutto in questo momento, ha bisogno di tutti", commenta il viceministro Anna Ascani.

Centri estivi Il nuovo testo amplia la fascia di età dei beneficiari che in origine era da 3 a 14 anni e ora è da 0 a 16 anni.

Stretta sui servizi telefonici Nuovi poteri all'Antitrust che potrà "ordinare, anche in via cautelare la rimozione di iniziative o attività destinate ai consumatori italiani e diffuse attraverso le reti telematiche o di telecomunicazione che integrano gli estremi di una pratica commerciale scorretta". Previste multe fino a 5 milioni "in caso di inottemperanza" degli operatori.

Incentivi per auto Euro 6 Con un emendamento voluto da Pd, Iv e Leu, oltre che per le auto ibride ed elettriche, ci saranno incentivi di 3.500 euro in caso di rottamazione di un veicolo con oltre 10 anni di vita per l'acquisto di vetture Euro 6 con limiti di emissioni tra 61 e 110 grammi a chilometro. Fino a 10 mila euro per passare all'ibrido o al full electric.

Congedi parentali fino al 31 agosto Il congedo parentale di 30 giorni, retribuito al 50%, per i genitori di bambini fino a 12 anni è stato esteso fino al 31 agosto.

Bergamo e Brescia capitali della culturaVia libera con il parere favorevole del governo, alla proposta che indica ufficialmente Bergamo e Brescia come capitali italiane della cultura per il 2023.

 

Fonte: Tgcom24

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