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updated 12:39 PM UTC, May 29, 2020

Coronavirus, Fontana perplesso e preoccupato dal decreto Conte per la fase 2: "Servono regole chiare. Troppi dubbi e domande senza risposta. Ecco cosa rischiamo"

Il presidente della Ragione Lombardia, Attilio Fontana, critico sulla chiusura prolungata imposta a negozi, bar e ristoranti: "È tutta una situazione che rischia di far scomparire un intero comparto, un'intera sezione della nostra economia rischia di essere travolta". Ma non solo, gli interrogativi sono tanti, troppi: "Bisogna ancora cercare di limare un sacco le regole - ha detto Fontana - non si è ancora entrati nel merito di alcuni problemi fondamentali, come per esempio l'obbligatorietà o meno delle mascherine, o come faranno i genitori a tenere a casa i loro bambini, se entrambi lavorano, essendo chiusi asili e scuole". Fontana inoltre si domanda: "Chi farà che cosa, chi farà i controlli? Come verranno fatti? Che titolo avranno per bloccare la salita sui pullman? Ci sono ancora problemi che vanno affrontati con grande attenzione"


 Lombardia chiusa coronavirus?/ Fontana “fate presto”: verso nuovo ...

"L'idea che mi sono fatto" sulla Fase 2 illustrata ieri da Conte "è che bisogna ancora cercare di limare un sacco le regole, non si è entrati nel merito di alcuni problemi che secondo me sono assolutamente fondamentali". Lo ha detto il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ai microfoni di Cento città su Rai Radio1.

"Ad esempio l'obbligatorietà o non obbligatorietà dell'uso delle mascherine - ha spiegato Fontana - o come faranno i genitori a tenere a casa i proprio bambini se entrambi lavorano ed essendo chiusi gli asili nido e tutte le scuole ed essendo chiusi presumibilmente, da quello che è emerso anche da una dichiarazione recente dell'Iss, i centri estivi. Dove potremo mettere questi bambini?"

Quindi, parlando dei mezzi di trasporto pubblici, Fontana ha aggiunto: "Chi effettuerà i controlli e come, che titolo avranno per bloccare la salita sui pullman? Ci sono ancora dei problemi che dovranno essere affrontati con grande attenzione".

E' allo studio della Regione Lombardia un'ordinanza regionale sulla Fase 2. "Stiamo studiando - ha detto Fontana -. Oggi incontreremo il tavolo della produzione, dove stiamo studiando da tempo tutti questi progetti, arriveremo alle nostre conclusioni". "E' chiaro - ha precisato il governatore lombardo - che queste scelte poi sarebbe opportuno che le condividessimo anche con le Regioni limitrofe per evitare che ci possano essere delle decisioni che devono cambiare al cambio del territorio regionale e non avrebbe molto senso".

"Quello che è certo è che viviamo in un momento di grandissima confusione perché ci si rimpalla la responsabilità del chi deve fare qualcosa a seconda dell'inadempienza. Il mio parere, fin dall'inizio, è che le Regioni dovrebbero avere maggiori competenze, ma soprattutto dovrebbero essere competenze ben delineate e ben chiarite", ha affermato ancora.

"Dopo l'ultimo dl - ha sottolineato Fontana - noi possiamo solo stringere ulteriormente le maglie della rete stabilita dal governo". Poi, parlando della riapertura dei mercati rionali scoperti in Lombardia, ha precisato: "Era una mia competenza averli chiusi. I mercati rionali erano aperti secondo il provvedimento nazionale, io li ho chiusi e adesso li ho riaperti". Quell'ordinanza "non va incidere sulla competenza statale".

Fontana più tardi ha specificato meglio il sio pensiero, parlando a SkyTg24: "Avrei riaperto sicuramente, in modo parziale e contingentato e in modo limitato, alcune attività commerciali, qualche negozio, magari non durante tutto l'arco della giornata, alternando mattino e pomeriggio con ingressi limitati e con controlli di chi ci entra, ma qualcosa si sarebbe potuto aprire". Per Fontana "è questione di rendersi conto della realtà in cui viviamo: se dovessimo aspettare l'R0 non apriremmo più per parecchio tempo. Sulla base di alcune previsioni noi saremo pronti a fine giugno e non è fattibile una cosa di questo genere, si eliminerebbero una serie di comparti interi". 

Coronavirus, industriali contro il governo Conte. Bonomi: "Da cinque settimane chiedo quale sia il metodo per la riapertura. E nessuno pensa alla fase 3, quella degli investimenti"

"Nessuno sta progettando la Fase 3 degli investimenti". Lo ha detto il presidente designato di Confindustria Carlo Bononi a 'Mezz'ora in più' su Rai3, aggiungendo che su questo tema il progetto di Confindustria arriverà a settembre. "Io diventerò presidente il 20 maggio, a quel punto, stante le limitazioni che avremo, la nostra intenzione è di presentarlo agli inizi di settembre, in autunno". Per la Fase 3 servono, secondo Bonomi, "il rilancio di Industria 4.0, massimo investimento sulle tecnologie, sbloccare opere pubbliche ferme per 35 miliardi"


Imprese: Carlo Bonomi designato presidente di Confindustria ...

"E' da cinque settimane che personalmente chiedo quale sia il metodo per arrivare alla riapertura, e non tanto la data della riapertura, e ancora oggi non mi è stata data risposta. Stiamo arrivando alla fatidica soglia del 4 maggio senza sapere ancora quale sarà il metodo" per la fase 2. Lo ha detto Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria, ospite di Mezz'ora in più su Rai3.

"Serve una grande coesione sociale, perché in questo momento molto tragico e drammatico si apre una grande opportunità: possiamo cambiare il Paese, ma dobbiamo avere tutti un approccio di coesione nazionale e capire i problemi del Paese", ha osservato Bonomi.

"Abbiamo una finestra importantissima. Oggi ci troviamo di fronte a una crisi dell’economia reale mondiale e dobbiamo rivedere il Paese e le imprese devono cambiare. Per farlo c’è bisogno di una grande lealtà fra tutte le parti in causa: politica e rappresentanze sindacali e datoriali", ha aggiunto. "Oggi abbiamo bisogno di cambiare impresa per impresa e gli attuali contratti non ce lo consentono e non si può pensare di avere riunioni al Ministero con 60 sigle".

"Il problema - ha evidenziato - non è di liquidità, che è stata immessa, ma di come spendere i nostri soldi. Stiamo tutti pensando alla fase 2, ma nessuno sta pensando alla fase 3, quella degli investimenti. Abbiamo necessità di comprare tempo e questa liquidità serve a comprarlo per arrivare alla fase 3, la fase dei grandi investimenti".

Via libera al Def, previsioni nere per l'economia italiana. Crescita, deficit, debito pubblico, occupazione, redditi e consumi: le stime di uno scenario da incubo

Dopo circa tre ore di riunione il Consiglio dei ministri ha approvato il Def, il Documento di economia e finanza, insieme con la relazione al Parlamento per chiedere l'autorizzazione a uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi di euro, con lo sforamento del deficit al 10,4% del Pil, in vista del decreto di aprile legato all’emergenza coronavirus


Via libera del Consiglio dei ministri al Documento di Economia e finanza e allo scostamento del deficit da 55 miliardi per finanziare gran parte del Dl Aprile, atteso per fine mese. Le stime del Def tratteggiano uno scenario a tinte fosche per effetto del 'cigno nero' del coronavirus che hanno messo in ginocchio l'economia. La crescita crolla infatti dell'8%, il deficit lieviterà al 10,4% e il debito pubblico di quest'anno viaggerà verso il record del 155,7%.

Un'evoluzione difficile, se non impossibile, da immaginare fino a pochi mesi fa: l'Italia senza l'emergenza Covid-19 infatti avrebbe segnato un rialzo del pil dello 0,6% e un calo del disavanzo all'1,8%. Dalla crescita ai consumi, dalla spesa delle famiglie ai redditi, dall'export ai conti pubblici, il quadro invece appare molto diverso.

CRESCITA A PICCO - Previsioni alla mano, il Def indica una contrazione della crescita 2020 dell'8% per poi segnare un rimbalzo nel prossimo anno a +4,7%. In particolare lo shock diretto del lockdown sull'economia italiana per poco meno di due mesi, per l'esatteza 8 settimane, fa registrare un calo del prodotto interno lordo di 6,9 punti percentuali, condizionato anche dall'accresciuto livello di incertezza. In termini di pil nominale l'Italia rispetto al 2019 a causa del coronavirus vede andare in fumo 126 miliardi. Non solo, nell'ipotesi di uno scenario avverso con una seconda ondata di contagi il pil potrebbe calare a picco al -10,6%.

DEFICIT E DEBITO RECORD - La revisione al ribasso della crescita e le misure anti-contagio spingono al rialzo l'asticella del rapporto con deficit e debito. Il disavanzo passa dal 2,2% stimato lo scorso dicembre al ben più alto 10,4%, per poi calare al 5,7% il prossimo anno. Il debito pubblico schizza al 155,7% dal 134,8%; nel 2021 dovrebbe scendere al 152,7%. Ma il governo assicura che "è sostenibile" e "verrà ricondotto verso la media dell’area euro nel prossimo decennio", si legge nella bozza del Def.

PRIVATIZZAZIONI - Le stime tengono conto di proventi da privatizzazioni e altre operazioni pari a 0,2% del pil all'anno nel 2020-21.

DISOCCUPAZIONE - Secondo le stime sul mercato del lavoro contenute nel Def, nel 2020 il tasso di disoccupazione salirà all'11,6% e occupazione calerà del 2,2%, con un monte di ore lavorate che crolla del 6,3%.

GIU' REDDITI E SPESA FAMIGLIE - I redditi da lavoro dipendente, secondo quanto si legge nella tabella del Def, nel corso dell'anno dovrebbero registrare una contrazione del 5,7%. La spesa delle famiglie dovrebbe crollare addirittura del 7,2%.

MOTORE CRESCITA IN PANNE, CALANO CONSUMI E EXPORTNel 2020 i consumi dovrebbero segnare un declino del 7,2%; l'export segnerebbe -14,4% e l'import -13,5.

DEROGHE EDILIZIA E APPALTI - Nel Def il governo annuncia un nuovo pacchetto di interventi urgenti di semplificazioni e deroghe per rilanciare gli investimenti pubblici e privati nell'edilizia e nel commercio, tra gli altri settori interessati.

RIALZI IVA ADDIO - Nel Def il governo annuncia lo stop all'automatismo delle clausole di salvaguardia: una scure da 20,1 mld di rialzi Iva e accise per il prossimo anno in caso di mancato raggiungimento degli impregni Ue di bilancio.

 

Coronavirus, Pil in picchiata: -15% nel primo semestre 2020. Uno shock senza precedenti. Ed esplode la Cassa integrazione

Per l’Italia "si prefigura per la prima metà dell’anno un calo dell’attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica". E' quanto si legge nella nota dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Ubp) sulla congiuntura di aprile. Una crisi che ha fortissime ripercussioni anche sulla richiesta di ammortizzatori sociali


Automobili, stile e ricerca: l'Italia delle eccellenze vince alla ...

Per l'Italia "si prefigura per la prima metà dell'anno un calo dell'attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica": "nell'insieme dei primi due trimestri" 2020 il Pil "si ridurrebbe cumulativamente di circa quindici punti percentuali". E' la stima dell'Upb nella nota congiunturale di aprile. "Nell'ipotesi di un regresso dell'epidemia l'attività tornerebbe ad espandersi nel trimestre estivo". Serve "massima cautela" nella valutazione delle stime che "risentono di un'incertezza estremamente elevata". 

"Si stima, per la sola parte relativa alle richieste CIG, che il numero complessivo di ore autorizzate possa essere ampiamente superiore, anche triplo, rispetto ai valori massimi storicamente osservati su base mensile dalla crisi finanziaria del 2009". E' quanto si legge nella nota congiunturale dell'Upb in cui si sottolinea che la Cig "esplode" ma che "al momento non sono disponibili informazioni sul mercato del lavoro relative al periodo dell'emergenza sanitaria, che potrebbe anche ostacolare la produzione delle statistiche ufficiali".

Per l'Italia "si prefigura per la prima metà dell'anno un calo dell'attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica": "nell'insieme dei primi due trimestri" 2020 il Pil "si ridurrebbe cumulativamente di circa quindici punti percentuali". E' la stima dell'Upb nella nota congiunturale di aprile. "Nell'ipotesi di un regresso dell'epidemia l'attività tornerebbe ad espandersi nel trimestre estivo". Serve "massima cautela" nella valutazione delle stime che "risentono di un'incertezza estremamente elevata". 

Coronavirus, governo al lavoro per la fase 2. Conte: "Entro la settimana illustrerò il programma che partirà dal 4 maggio". L'Italia tra voglia di ricominciare, realismo e timore per le incognite

"Prima della fine di questa settimana confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma" per la fase 2 del Coronavirus. "Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio". Lo annuncia in un lungo post sui social il presidente del Consiglio Giuseppe Conte


Mai aperto un libro di matematica", rivela Giuseppe Conte

Un piano per la riapertura che sarà illustrato in settimana e che si prevede di applicare a partire dal 4 maggio. Questo quanto annunciato oggi dal premier Giuseppe Conte, che in un lungo post su Facebook parla di un "articolato programma" studiato da governo ed esperti per la Fase 2.

"In queste ore - scrive il premier - continua senza sosta il lavoro del Governo, coadiuvato dall’équipe di esperti, al fine di coordinare la gestione della ‘fase due’, quella della convivenza con il virus. Come già sapete, le attuali misure restrittive sono state prorogate sino al 3 maggio. Molti cittadini - continua - sono stanchi degli sforzi sin qui compiuti e vorrebbero un significativo allentamento di queste misure o, addirittura, la loro totale abolizione. Vi sono poi le esigenze delle imprese e delle attività commerciali di ripartire al più presto. Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina. Questo Governo ha messo al primo posto la tutela della salute dei cittadini, ma certo non è affatto insensibile all’obiettivo di preservare l’efficienza del sistema produttivo. Ma una decisione del genere sarebbe irresponsabile. Farebbe risalire la curva del contagio in modo incontrollato e vanificherebbe tutti gli sforzi che abbiamo fatto sin qui. Tutti insieme".

"In questa fase - sottolinea Conte - non possiamo permetterci di agire affidandoci all’improvvisazione. Non possiamo abbandonare la linea della massima cautela, anche nella prospettiva della ripartenza. Non possiamo affidarci a decisioni estemporanee pur di assecondare una parte dell’opinione pubblica o di soddisfare le richieste di alcune categorie produttive, di singole aziende o di specifiche Regioni. L’allentamento delle misure deve avvenire sulla base di un piano ben strutturato e articolato. Dobbiamo riaprire sulla base di un programma che prenda in considerazione tutti i dettagli e incroci tutti i dati. Un programma serio, scientifico. Non possiamo permetterci - scrive ancora - di tralasciare nessun particolare, perché l’allentamento porta con sé il rischio concreto di un deciso innalzamento della curva dei contagi e dobbiamo essere preparati a contenere questa risalita ai minimi livelli, in modo che il rischio del contagio risulti “tollerabile” soprattutto in considerazione della recettività delle nostre strutture ospedaliere".

"Vi faccio un esempio. Non possiamo limitarci a pretendere, da parte della singola impresa, il rispetto del protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro che pure abbiamo predisposto per questa epidemia. Dobbiamo valutare anche i flussi dei lavoratori che la riapertura di questa impresa genera. Le percentuali di chi usa i mezzi pubblici, i mezzi privati, in quali orari, con quale densità. Come possiamo garantire all’interno dei mezzi di trasporto la distanza sociale? Come possiamo evitare che si creino sovraffollamenti, le famose “ore di punta”? Come favorire il ricorso a modalità di trasporto alternative e decongestionanti?", domanda.

"Questo programma deve avere un’impronta nazionale, perché deve offrire una riorganizzazione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative, un ripensamento delle modalità di trasporto, nuove regole per le attività commerciali. Dobbiamo agire - rimarca il premier - sulla base di un programma nazionale, che tenga però conto delle peculiarità territoriali. Perché le caratteristiche e le modalità del trasporto in Basilicata non solo le stesse che in Lombardia. Come pure la recettività delle strutture ospedaliere cambia da Regione a Regione e deve essere costantemente commisurata al numero dei contagiati e dei pazienti di Covid-19".

"È per questo - scrive ancora Conte - che abbiamo gruppi di esperti che stanno lavorando al nostro fianco giorno e notte. C’è il dott. Angelo Borrelli che sin dalla prima ora ci aiuta, per tutta la parte operativa, con le donne e gli uomini della Protezione civile. C’è il dott. Domenico Arcuri che sta mettendo le sue competenze manageriali al servizio dell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale e delle apparecchiature medicali di cui le Regioni erano fortemente carenti (pensate: ad oggi abbiamo fornito alle Regioni 110 milioni di mascherine e circa 3 mila ventilatori per le terapie). C’è il prof. Silvio Brusaferro che insieme agli altri scienziati ed esperti sanitari del Comitato tecnico-scientifico ci forniscono un’analisi scientifica della curva epidemiologica e ci suggeriscono le misure di contenimento del contagio e di mitigazione del rischio. Più di recente si è aggiunto il dott. Vittorio Colao che insieme a tanti altri esperti sta offrendo un contributo determinante per la stesura di un piano per una graduale e sostenibile riapertura, che tenga conto di tutti i molteplici aspetti, operativi e scientifici".

"È fin troppo facile dire ‘apriamo tutto’. Ma i buoni propositi vanno tradotti nella realtà, nella realtà del nostro Paese, tenendo conto di tutte le nostre potenzialità, ma anche dei limiti attuali che ben conosciamo", spiega Conte.

"Nei prossimi giorni analizzeremo a fondo questo piano di riapertura e ne approfondiremo tutti i dettagli. Alla fine - sottolinea il premier -, ci assumeremo la responsabilità delle decisioni, che spettano al Governo e che non possono essere certo demandate agli esperti, che pure ci offrono una preziosa base di valutazione. Assumeremo le decisioni che spettano alla Politica come abbiamo sempre fatto: con coraggio, lucidità, determinazione. Nell’esclusivo interesse di tutto il Paese. Nell’interesse dei cittadini del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole. Non permetterò mai che si creino divisioni. Dobbiamo marciare uniti e mantenere alto lo spirito di comunità. È questa la nostra forza. E smettiamola di essere severi con il nostro Paese. Tutto il mondo è in difficoltà. Possiamo essere fieri di come stiamo affrontando questa durissima prova".

"Prima della fine di questa settimana confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma. Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio", conclude.

Coronavirus, 3 miliardi di euro per far ripartire la Lombardia. L'annuncio di Fontana: "Un piano rivoluzionario per comuni e province". Aziende e sanità, tutte le cifre

Tre miliardi di investimenti in opere pubbliche in tutta la Regione, di cui 400 milioni per Comuni e Province per opere immediatamente cantierabili. E' il "Piano Marshall" messo a punto da Regione Lombardia, spalmato tra quest'anno e il 2022. Si tratta di un investimento senza precedenti e che punta a far lavorare le aziende dopo l'emergenza innescata dal Covid19 - (VIDEO)


Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in diretta Facebook, ha annunciato importanti misure economiche per la ripresa. "Oggi pomeriggio - ha detto - porteremo in Giunta una Proposta di Legge rivoluzionaria: per dare una risposta concreta alla nostra economia, un aiuto concreto alla ripresa del territorio, metteremo a disposizione 3 miliardi di euro. Cifre vere per un grande piano di investimenti".

Entrando nel dettaglio, il governatore ha spiegato che "da subito, 400 milioni per i comuni e le province perché possano intervenire in opere pubbliche per permettere al comparto di ripartire" mentre "10 milioni saranno a favore delle aziende che intendano riconvertirsi per produrre i dispositivi sanitari che tanto ci sono mancati in questi mesi di crisi". I 3 miliardi saranno spalmati tra quest'anno e il 2022. Una sorta di Piano Masrhall regionale, un "investimento senza precedenti e che punta a far lavorare le aziende dopo l'emergenza innescata dal Covid-19'".

Quanto ai dati per singole province, relativi a opere cantierabili entro il 31 ottobre, in testa c'e' Milano con 60.550.000 euro, seguono Bergamo a cui andranno 52.950.000 euro e Brescia (49.800.000 euro). Le altre sono Como (27.750.000 euro), Cremona (16.950.000 euro), Lecco (15.550.000 euro), Lodi (9.700.000 euro), Mantova (17.000.000 euro), Monza e Brianza (25.350.000), Pavia (28.050.000 euro), Sondrio (10.900.000 euro) e Varese con 34.100.000 euro.

L'Italia subirà una contrazione pari al 5% del PIL e rischierà la recessione

La Banca d'Italia ha stimato che il prodotto interno lordo (PIL) del Paese subirà una contrazione del 5% nel primo trimestre, ed entrerà in una recessione tecnica, dopo essere sceso dello 0,3% nell'ultimo trimestre dello scorso.


La banca centrale ritiene che l'emergere del coronavirus, abbia avuto un impatto significativo su alcuni settori dei servizi di grande peso nell'economia italiana. In una nota viene sottolineato come la produzione industriale abbia subito perdite pari al 6% nel primo trimestre e del 15% solo in marzo.

L'Istituto Statistico Nazionale Italiano (Istat) pubblicherà i dati anticipati per la crescita economica del primo trimestre il 30 aprile e quelli della produzione industriale per l'11 marzo.

La Banca d'Italia ritiene inoltre che l'economia italiana rischierà una forte scossa o caduta nel secondo trimestre, causata dalle misure di confinamento approvate dal governo per contenere la pandemia di coronavirus, sebbene ne preveda anche una ripresa dal terzo trimestre, che poi dovrà essere sostenuta.

A suo avviso, l'intensità della ripresa dipenderà innanzitutto dalla durata dell'emergenza e dalla sua portata geografica, ma anche da altri fattori nazionali e internazionali e dall'efficacia delle politiche economiche applicate nel paese per incoraggiare la crescita.

Ogni settimana di blocco dell'economia causa epidemia da Covid-19, provoca un calo del PIL pari allo 0,5% su base annua.

Il governo italiano manterrà il piano attuale di restrizione nazionale fino al 3 maggio, al momento operano solo attività produttive essenziali, sono aperti beni di prima necessità come supermercati o farmacie e da soli non producono un valore economico che possano salvare dal baratro recessione.

Russia & Cina, i nuovi leader mondiali ai tempi del Covid-19

Il leader russo e il leader cinese hanno firmato un pacchetto di accordi economici, che li porterà al comando dell'economia mondiale. 


Pochi leader sono in così grande sintonia quanto il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo cinese Xi Jinping. Alleati per convenienza politica, amici per affinità personale, si sono incontrati 30 volte in sei anni. Queste affinità e sinergie li hanno portati alla firma di un importante accordo economico commerciale e una dichiarazione comune, in cui hanno reso visibile la loro posizione su questioni chiave a livello globale. Ciò ha dato "nuovo slancio" a un legame bilaterale che Putin ha descritto come "situato a un livello senza precedenti". Le relazioni bilaterali sono diventate più importanti che mai per entrambi, con la Russia isolata dall'Occidente e nel mezzo di una guerra commerciale tra Washington e Pechino. Entrambi i leader si sono salutati con sorrisi calorosi. Il presidente cinese ha dichiarato, "Sono convinto che questo ci porterà a nuovi impressionanti successi. Per gradi siamo riusciti a portare le nostre relazioni ai massimi livelli nella loro storia. Non ci sono limiti al perfezionamento delle nostre relazioni. Saranno sempre meglio ”.

Con la pandemia da Covid-19 i rapporti tra Mosca e Washington sono sempre più danneggiati da un'economia vacillante, Putin ha anche bisogno del sostegno dell'uomo che lo vede come un "amico dell'anima", come lo definì Xi un'intervista con l'agenzia statale russa Tass. La Russia spera che aumentare le sue relazioni con la Cina porterà ad un aumento degli investimenti ora che le due economie subiscono un forte rallentamento.

Putin e Xi hanno firmato una serie di accordi su energia, difesa, aviazione, agricoltura, tecnologia e commercio elettronico. Uno di questi, tra Huawei e le società di telecomunicazioni russe per un nuovo sviluppo della rete 5G in Russia. Un altro, tra Alibaba, la più grande società commerciale online in Cina, con società di e-commerce russe. Alleanze per "contrastare le restrizioni americane, all'accesso ai mercati dei prodotti informatici cinesi e russi, con la scusa di garantire la sicurezza nazionale". Inoltre, per contrastare eventuali nuove sanzioni verso i loro paesi, hanno concordato di sviluppare un sistema per utilizzare rubli e yuan nel loro commercio bilaterale e ridurre il più possibile l'uso del dollaro.

  • Pubblicato in Esteri
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