updated 3:05 PM UTC, Jan 23, 2021

Lg potrebbe abbandonare il mercato smartphone. Ecco perché. Che fine farà l'annunciato Rollable Phone, il telefono che si arrotola?

La crisi c'è per tutti e la sentono tutti, ma le vendite degli ultimi smartphone top di gamma Lg si sono rilevate oltremodo deludenti. Il colosso tecnologico sudcoreano starebbe dunque prendendo in considerazione una scelta clamorosa, come ipotizzato dal Ceo, Brian Kwon: l'addio alla telefonia mobile. Alcune indiscrezioni sostengono che la società rinuncerà soltanto la fascia alta del mercato, concentrando gli investimenti su una serie di dispositivi più accessibili e meno ambiziosi


This could be our first look at LG’s rollable smartphone

Il 2020 non è stato un anno facile per l’elettronica di consumo, tra i brand che hanno risentito della crisi c’è sicuramente LG che non è parsa entusiasta delle vendite dei suoi ultimi smartphone top di gamma. L’equilibrato Velvet e l’innvativo Wing hanno infatti contribuito a considerevoli perdite economiche per la società coreana, che negli utlimi 5 anni conterebbe un passivo di ben 4.5 miliardi di dollari. Queste cifre sono relative soltanto alla divisione smartphone, proprio per questo sembra che il 2021 vedrà importanti cambiamenti nelle gestione commerciale di LG.

Durante le ultime settimane alcuni rumors hanno sostenuto che LG fosse pronta ad abbandonare del tutto il settore mobile, ma dopo qualche giorno è pervenuta una (parziale) smentita da parte del produttore. Il CEO di LG Brian Kwon durante un’intervista ha dichiarato:

Nel mercato globale, incluso il settore smartphone, la competizione si è fatta ben più agguerrita. LG Electronics ha bisogno di prendere un’importante decisione riguardo al mercato smartphone, tenendo conto della competitività attuale e futura del settore.

Brian Kwon to be the new CEO of LG from 1st Dec

Stando alle parole dell’amministratore delegato la società non ha ancora preso una decisione in merito, ma alla luce dei pochi successi accumulati negli ultimi anni, non si esclude l’eventualità di un addio. In ogni caso LG è pronta a ridurre i propri investimenti nonostante il recente annuncio dell’innovativo Rollable Phone, dispositivo dotato di display estendibile presentato durante il CES. Il lancio del nuovo smartphone sarebbe previsto proprio quest’anno, salvo che la società non scelga di posticiparlo o annullarlo durante i prossimi mesi.

Attendiamo ulteriori informazioni a riguardo, le dichiarazioni del CEO non fanno ben sperare e non escludono la possibilità che LG possa dire addio al mercato smartphone già quest’anno. Alcune indiscrezioni sostengono che LG sia intenzionata ad abbandonare soltanto la fascia alta del mercato, concentrando gli investimenti su una serie di dispositivi più accessibili e meno ambiziosi.

(Da: telefonino.net)

Il viceministro all'Economia: "Lavoratori autonomi e professionisti tra i più colpiti dalla crisi pandemica"

"Il mondo del lavoro autonomo e dei professionisti è tra i più colpiti dalla crisi" pandemica, avendo sofferto "le maggiori difficoltà, sia per le misure restrittive che siamo stati costretti ad assumere, a più riprese, sia per una generale crisi economica che ha colpito tutte le economie avanzate, compreso, purtroppo, il nostro Paese". Così si è espresso il viceministro dell'Economia Antonio Misiani, intervistato al forum di ItaliaOggi di questa mattina, aggiungendo che occorre "continuare a sostenere" nell'emergenza le famiglie, i lavoratori e le imprese, "per metterli in condizione di reggere il più possibile i colpi della recessione", ha proseguito.

 

(Fonte: Ansa)

Lavoro, i danni del Covid: colpite 12 milioni di persone. L'allarme del Cnel: "Con la fine della Cig e del blocco dei licenziamenti situazione esplosiva"

Pandemia e lockdown hanno messo in crisi un numero impressionante di lavoratori dipendenti e autonomi. Donne e giovani pagano il prezzo più alto. Previsto un aumento dell'economia sommersa e del lavoro nero. Treu: "Sono aumentate le diseguaglianze, serve più coesione sociale"


Coronavirus: il protocollo di sicurezza dei lavoratori aggiornato

Il mercato del lavoro "all’inizio del 2021 presenta più ombre che luci" e "la situazione è destinata molto probabilmente ad accentuarsi e diventare ‘esplosiva’ con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti". È la fotografia allarmante che emerge dal 'Rapporto sul Mercato del lavoro e la contrattazione 2020' del Cnel.

Si teme, sottolinea il Cnel, "che una parte degli esuberi verrà sicuramente ‘assorbita’ dall’economia sommersa non riuscendo a trovare un’occupazione in regola andando ad aumentare la quota già aumentata negli ultimi anni di lavoro nero".

"La crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown deciso dal Governo per limitare l’aumento esponenziale dei contagi". 

Giovani e donne pagano il prezzo più alto della crisi innescata dalla pandemia di Covid.

"Lo scarso investimento pubblico sulle nuove generazioni (in particolare la parte che va efficacemente a rafforzare la loro formazione e l’inserimento solido nel mondo del lavoro) è il principale nodo che vincola al ribasso le possibilità di crescita italiane, da sciogliere prima ancora che sul piano del rapporto tra giovani e lavoro, su quello più alto del ruolo delle nuove generazioni nel modello di sviluppo del Paese. Se non si inverte questa tendenza non solo si pregiudicano le prospettive economiche del Paese, ma si rischia di alterare in profondità il patto fra le generazioni che è un elemento costitutivo dell’assetto sociale, della sua equità e stabilità", si legge nel rapporto.    

Con la chiusura delle scuole e l’adozione della didattica a distanza inoltre non è stata bloccata "la frequenza delle lezioni" ma è ne stata ridotta "complessivamente la qualità e ha esposto ad una forte crescita del rischio di dispersione scolastica. Con la conseguenza di inasprire non solo le diseguaglianze generazionali ma anche quelle sociali", dice ancora il Cnel.      

Quanto invece alle donne, per il Cnel hanno pagato il prezzo più alto della crisi "in quanto impegnate a ricoprire ruoli e a svolgere lavori più precari, soprattutto nei servizi.

Il Cnel ha più volte sottolineato "come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi, non soltanto asili nido, ma scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione". 

Dalla crisi generata dalla pandemia dobbiamo trarre insegnamenti per guardare avanti, ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu.

Con il Covid - ha sottolineato - abbiamo scoperto quanti "buchi ci sono nella rete di sicurezza, del welfare: sanita', ammortizzatori, sostegno alla poverta'". In questo anno - ha riconosciuto Treu - si sono moltiplicati gli interventi di carattere generale universalistico: una cosa ottima ma le diseguaglianze sono aumentate".

"Le fondamenta del mondo del lavoro sono ancora fragili - ha fatto notare Treu - ed esposte ancora agli impatti esterni". Le politiche del lavoro devono essere universalistiche ma va fatta un'analisi sulle distorsioni. Questa riflessione dovra' essere centrale nei prossimi mesi".

Secondo Treu, va ricalibrato il sistema del welfare e la protezione del reddito ma va anche perseguita la connessione tra politiche attive e configurazione di un mercato lavoro più resistente agli shock. E' quindi necessario - ha concluso - rafforzare gli strumenti di coesione sociale altrimenti lo squilibrio non si correggerà".

 

(Fonte: Agi)

 

Il premier polacco: "L'Ue in crisi si sfoga con Polonia e Ungheria. Faccia un esame di coscienza"

"L'Ue sembra un matrimonio in crisi. Ha alle spalle la crisi finanziaria, la Brexit, sta vivendo crescenti disuguaglianze. E quando sorgono problemi, si sfoga su Polonia o Ungheria. È ora di un esame di coscienza: cosa è andato storto? Ad esempio, l'euro non ha portato a differenze sempre più profonde? Che cosa ha portato in Italia che ristagna da più di vent'anni?". Lo ha detto il premier polacco Mateusz Morawieczki in un'intervista alla Faz. Sulla proposta di condizionalità legate al bilancio Ue, "la nostra principale preoccupazione - ha aggiunto - è che il meccanismo possa essere usato arbitrariamente e per motivi politici".

Orbán Viktor és Mateusz Morawieczki közös bejelentése - Blikk

 

(Fonte: Ansa)

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Risparmiare nel modo giusto per guardare al futuro, oltre il Covid e l'emergenza economica (VIDEO)

Al via il ciclo di conferenze online di Assogestioni-FocusRisparmio per raccontare una rivoluzione che investe il nostro modo di vivere, di risparmiare, di stare in società come cittadini che investono nel futuro personale e del Paese. Il primo appuntamento moderato da Nicola Porro - (VIDEO)


Risparmio cosa fare: notizie, consigli ed approfondimenti - Il Sole 24 ORE

di Eugenio Montesano, focusrisparmio.com

L’industria del risparmio gestito “ha il compito del «Good citizen», il cittadino responsabile che si adopera per garantire sviluppi positivi. Dobbiamo porci come un’importante interfaccia a livello istituzionale”.

È l’obiettivo che il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, pone all’intero settore del risparmio e della consulenza finanziaria in occasione dell’apertura di «R-Evolution, Il futuro ha un grande futuro», il ciclo di cinque conferenze online targato Assogestioni-FocusRisparmio.

Moderato da Nicola Porro, il primo appuntamento si dipana a partire dai dati di raccolta del risparmio gestito, che in uno degli anni più difficili della storia recente lancia segnali incoraggianti sulla forza del Paese con afflussi per 10 miliardi da inizio anno, di cui sette nel solo mese di agosto.

Corcos analizza il dato con sobrietà. “Il primo fenomeno che si rileva è che questi risparmi sono figli dell’incertezza economica. Gli italiani, preoccupati di quanto sta succedendo ai bilanci familiari, risparmiano di più. È un fenomeno europeo”, precisa. “In Europa il tasso di risparmio è passato da 11% a 16% nel secondo trimestre, e viaggiamo sopra il 20% nel terzo. È normale in questo contesto.

Covid ha dunque ribadito la propensione al risparmio degli italiani. Rilevazioni della Banca d’Italia indicano che tra fine 2019 e il luglio scorso, i depositi delle famiglie sui conti correnti delle banche italiane sono aumentati di oltre 36 miliardi di euro, raggiungendo quota 1.136 miliardi. Una massa enorme di liquidità che rimane ‘bloccata’ a discapito di crescita industriale, ripresa economica e del proprio portafoglio.

Spiega Corcos: “Per il risparmiatore che ha tenuto un margine di liquidità superiore  per mettersi al sicuro dalle correzioni, e che ora vuole ottenere un rendimento più alto, sarà naturale riallocare – magari sull’azionario. Esistono modalità che aiutano a smussare l’emotività: pensiamo ai piani di accumulo, con cui mensilmente si programmano gli ingressi sul mercato con una quota di investimento a discrezione del cliente. È forse la modalità migliore per allocare i propri risparmi spostandoli dalla liquidità e per iniziare a investire sui mercati azionari senza assumere scommesse eccessive in termini di rischio”.

La chiave? Possono essere i consulenti finanziari e i private banker, che “hanno svolto un grande lavoro di accompagnamento dei clienti in un momento molto difficile”. I professionisti della consulenza hanno visto mutare la loro operatività e, più in generale, le dinamiche alla base delle relazioni tra persone legate da un rapporto fiduciario, prima ancora che professionale. “Si è creato un divario forte tra chi ha investito nella tecnologia e ha avuto modalità e possibilità di interloquire con i clienti anche nelle fasi in cui il lockdown agiva sull’impossibilità di avere dei contatti fisici, e chi è rimasto indietro”, afferma Corcos. “Abbiamo comunque trovato una clientela molto pronta a rispondere e lavorare con modalità tendenzialmente anche molto diverse”.

Molto passa anche da un aumento delle capacità finanziarie dei singoli cittadini. E secondo Corcos, in ambito di educazione finanziaria “si è fatto un po’ di progresso, si è intrapreso un cammino di miglioramento grazie alle società, alle istituzioni e alle autorità pubbliche, che si sono date da fare negli ultimi anni. Siamo ancora lontani dall’ottimo, non c’è dubbio che dobbiamo fare ancora di più. Ma iniziative come il mese dell’educazione finanziaria attualmente in corso, fanno in modo che i risparmiatori italiani siano sempre più a conoscenza di quanto accade alle loro finanze”.

L’educazione finanziaria serve anche a spiegare come il risparmio possa aiutare la ripresa legandosi all’economia reale e agli investimenti in un Paese industriale come l’Italia, che da oltre 20 anni sconta un deficit di crescita peggiorato dal Covid. “Come industria del risparmio gestito abbiamo proposto, lavorando a quattro mani anche con il governo e in particolare con il Mef, tutta una serie di soluzioni per fare da ponte tra risparmio degli italiani ed economia reale”, dice Corcos.

“Pensiamo ai Pir tradizionali, che ora chiamiamo così perché è nata una nuova famiglia, quella dei Pir alternativi”. Entrambi danno la possibilità di beneficiare di un’agevolazione fiscale – nello specifico, l’esenzione dall’imposta sui guadagni in conto capitale, o capital gain – e prevedono vincoli di investimento a vantaggio delle piccole e medie imprese. “Accanto ai Pir tradizionali è stato costruito il mondo dei Pir alternativi, uno strumento di sviluppo di sistema estremamente rilevante perché punta a finanziare ancora di più il mercato delle Pmi”, insiste Corcos. “Assogestioni ha sostenuto fin dall’inizio il percorso di nascita dei Pir alternativi, valorizzando attori importanti in singoli segmenti e in aree di nicchia e dando risorse a una filiera in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano, che a sua volta sostiene il sistema delle Pmi, spina dorsale dell’economia produttiva del Paese”.

In chiusura di intervento, Corcos tocca uno dei temi principali che informano da tempo l’evoluzione del settore, e che si sta scoprendo essere ancora più cruciale in chiave di sviluppo post-Covid: la sostenibilità e i criteri Esg, declinati secondo le specificità del tessuto produttivo del Paese. “Le imprese inserite nel territorio che abbiano un’ottima corporate governance, che investono sul capitale umano e sono rispettose dell’ambiente sono la fotografia dell’eccellenza italiana, e rappresentano il coronamento del nostro lavoro di conduzione del risparmio verso impieghi virtuosi”.

La forza dell’Europa


Proprio le tematiche Esg rappresentano “un aspetto ineludibile delle politiche economiche europee”, come evidenzia Irene Tinagli, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo (Econ) e keynote speaker dell’evento. “La Commissione stima che la riduzione delle emissioni richieda investimenti per 350 miliardi all’anno. C’è bisogno di enormi quantità di risorse private: dobbiamo creare un mercato, stimolarlo e supportarlo”, insiste Tinagli. “Abbiamo intenzione di far sì che una quota significativa del Recovery fund sia dedicata agli investimenti sostenibili. Dobbiamo creare tutte le condizioni affinché si si sviluppi un mercato finanziario a sostegno di questa transizione, anche grazie al coinvolgimento del settore privato”.

Tutto passa dal risparmio, dunque. “Il risparmio ha e avrà nei prossimi mesi e anni un ruolo sempre più importante per riattivare la crescita dell’Italia e dell’Europa”, spiega Tinagli. “La ricostruzione del post-Covid non può accadere da un giorno all’altro. Abbiamo davanti a noi una transizione lunga e un percorso complesso, come testimoniano gli accordi di definizione del Recovery plan”.

L’Europa c’è, conferma la presidente dell’Econ, ed è al lavoro su una serie di progetti che hanno l’obiettivo di un’ulteriore integrazione e di un rafforzamento delle fondamenta economico-finanziarie del continente. “Un aspetto fondamentale del nostro lavoro è dedicato all’unione dei mercati dei capitali (Capital markets union, o Cmu). Dobbiamo assolutamente creare un mercato dei capitali europeo più integrato, più efficiente e più fluido, un traguardo fondamentale nel post-Covid”.

Liquidità fa rima con opportunità


L’evento entra nel vivo dando spazio alle voci dei protagonisti del risparmio gestito. Apre il dibattito Cinzia Tagliabue, amministratore delegato per l’Italia e deputy head della retail client division di Amundi Sgr, che riparte dalla liquidità.

“Come industria abbiamo l’opportunità di far investire la grande massa di liquidità presente nel sistema. Dobbiamo però fare i conti con i timori del risparmiatore italiano, che ha sempre guardato alla volatilità di mercato con preoccupazione. Ma il rischio maggiore – a lasciare tutta questa liquidità in conto corrente – è quello di perdere delle opportunità, per cui il nostro ruolo, assieme ai consulenti finanziari, è quello di individuare i bisogni dei clienti e, con la giusta consulenza, traghettarli verso l’investimento consapevole, nel giusto orizzonte temporale”. Un lavoro ambizioso, reso più complicato dal virus, una “variabile incontrollabile, almeno finché mancherà il vaccino”, afferma Tagliabue. “La crisi sanitaria si ripercuote inevitabilmente sull’economia. E qui arriviamo noi, chiamati a gestire questo nuovo paradigma”.

Il lavoro da fare? “Risiede nel valore della consulenza e, per i gestori, nella creazione di prodotti che diano soluzioni in chiave di pianificazione per il futuro. Dobbiamo garantire ai cittadini la possibilità, domani, di avere lo stesso tenore di vita di oggi”. La chiave rimane la diversificazione, ma secondo Tagliabue “manca ancora un anello di congiunzione tra la diversificazione degli investimenti nell’economia reale, il controllo del rischio e la percezione dei risparmiatori”.

Formichine sì, ma poco lungimiranti?

Questo perché, storicamente, gli italiani “sono sempre stati fantastici risparmiatori, ma non necessariamente ottimi allocatori” afferma Saverio Perissinotto, amministratore delegato di Eurizon. “Abituati a vivere di cedole del debito governativo piuttosto generose, non siamo stati abituati ad andare alla ricerca di asset allocation particolarmente diversificate e con componenti diverse dalla curva dei titoli di Stato”.

Oggi però il mondo finanziario è caratterizzato da tassi a zero se non addirittura negativi, per cui “l’unica scelta ragionevole”, spiega Perissinotto, “è avere asset allocation più diversificate, con una componente di rischio e di volatilità implicita più elevata”. Operazione non facile, che presuppone un «salto culturale» del risparmiatore italiano. “Ci sono due merci che non si possono comprare in bottega, e sono il tempo e la fiducia. Nella vita dell’investitore finanziario queste sono due caratteristiche fondamentali”, riassume Perissinotto.

Ciò detto, le risorse messe in campo dall’Europa possono fornire uno stimolo importante, a patto che siano opportunamente canalizzate. Spiega l’ad di Eurizon: “Se indirizzata correttamente, verso iniziative a favore dell’economia reale, questa massa di denaro può fare la differenza. Le Borse salgono se c’è crescita economica, e se le iniziative che partiranno saranno in grado di creare sviluppo, una certa dose di cauto ottimismo appare giustificata. È chiaro che bisogna approntare progetti che facciano partire un volano dell’economia reale che sia assolutamente rilevante”.

Il ruolo dei passivi

Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di J.P. Morgan AM, riflette sulla risposta dei passivi alla crisi di marzo-aprile. “Etf e prodotti passivi vengono scelti per la loro semplicità e la pronta liquidabilità. È evidente che in un momento di forte tensione come all’inizio della pandemia era molto importante testarli”. Secondo Alfieri il risultato “è stato più che soddisfacente”, soprattutto in Europa dove si guarda con grande interesse ai fondi tematici e Esg, esigenze verso le quali “gli Etf stanno rispondendo in modo diversificato”.

Di conseguenza, riflette Alfieri, il dibattito degli ultimi anni che ha inquadrato fondi attivi e passivi in termini quantitativi piuttosto che qualitativi “è ormai un po sterile”. “Quello che ci insegna la maturazione di questa area di prodotti è che bisogna rimettere al centro il cliente con le sue necessità. Oggi come oggi, sia gli attivi che i passivi devono trovare un giusto collocamento all’interno del portafoglio”.

L’importante è che il cliente abbia una soluzione efficace ai propri investimenti. “Se guardiamo al mondo Esg e della sostenibilità, vediamo chiaramente come si possa assolvere alla necessità di rispettare un indice sostenibile utilizzando un Etf. Al contempo, se l’investitore ha bisogno di trovare il cosiddetto «Best in class» all’interno del mondo sostenibile, può utilizzare un fondo attivo. Bisogna integrare entrambi”.

Il valore dei megatrend

Proprio intorno al valore della sostenibilità nel post-Covid e all’incrocio con l’altro grande tema messo al centro dalla pandemia, quello dell’affermazione del digitale, ha incardinato il suo intervento Santo Borsellino, presidente di Generali Insurance Asset Management e di Generali Investments Partners, parlando di “creazione di opportunità: il nostro mondo è più ricco ma non più equo, e nemmeno più sicuro”, spiega Borsellino. “La responsabilità sociale di tutti noi – asset owner, distributori, clienti retail e istituzionali – è sempre più centrale”.

La buona notizia, prosegue, è che nel vecchio continente “siamo posizionati bene su questi temi, e per una questione culturale abbiamo risposto prima di altri. Lo dimostra il fatto che gli asset in gestione legati ai temi sostenibili sono in gran parte domiciliati in Europa”.

Di converso, un’analisi del tema ‘digitalizzazione’ mostra che, come europei, “partiamo in una posizione di svantaggio”, dice Borsellino. “Per far nascere e crescere i colossi che oggi celebriamo nel Nasdaq con valutazioni stellari, c’è bisogno di creare un microclima in cui far fiorire questo tipo di aziende. Questo vuol dire decenni di investimento in infrastrutture, ricerca e sviluppo, in una cornice legale che si trasforma e asseconda le trasformazioni digitali – temi coltivati negli Stati Uniti e ultimamente anche in Cina, Paesi che noi europei ci troviamo a rincorrere”.

Una linea di azione con ampi spazi di crescita, anche in chiave di utilizzo delle risorse europee e nazionali. “Dobbiamo trovare forme di investimento verso cui convogliare il risparmio per avvicinarlo all’economia reale”, afferma Borsellino. Obiettivo cruciale “in un mondo di tassi bassi come quello attuale, in cui vi è molta repressione finanziaria che – di fatto – porta con sé una domanda crescente per rendimenti più interessanti nel medio-lungo termine”. E qui entrano in gioco i megatrend, che “tendono a dare risposte a questo tipo di domanda”. Tenendo comunque presente che “associare un megatrend a un’attitudine di investimento mordi e fuggi potrebbe non portare risultati di successo”.

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

Cina; con il Covid-19 sotto controllo, l'economia avanza a grandi passi

Le esportazioni sono aumentate e le amministrazioni locali si sono impegnate in progetti di costruzione alimentati dal basso costo del denaro. Anche la spesa dei consumatori è finalmente in ripresa.

 
Mentre la maggior parte del mondo è ancora alle prese con la pandemia da coronavirus, la Cina sta dimostrando ancora una volta che una rapida ripresa economica è possibile, quando il virus è saldamente sotto controllo.
 

L'Ufficio nazionale di statistica del paese ha annunciato che l'economia cinese è aumentata del 4,9% nel trimestre da luglio a settembre rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. La robusta performance riporta la Cina quasi al ritmo di crescita di circa il 6% che registrava prima della pandemia.

Molte delle principali economie mondiali sono uscite dalle profondità di una contrazione la scorsa primavera, quando le interruzioni hanno causato un brusco calo della produzione. Ma la Cina è la prima a segnalare una crescita che supera significativamente il livello dello scorso anno nello stesso periodo. Anche gli Stati Uniti e altre potenze economiche, dovrebbero segnalare un aumento nel terzo trimestre, ma sono ancora indietro o stanno solo raggiungendo i livelli pre-pandemici.

Il vantaggio della Cina potrebbe aumentare ulteriormente nei mesi a venire. Non ha quasi nessuna trasmissione locale del virus, mentre gli Stati Uniti e l'Europa devono affrontare un'altra ondata di casi in accelerazione. 

La vigorosa espansione dell'economia cinese significa che è destinata a dominare la crescita globale, rappresentando almeno il 30 per cento della crescita economica mondiale di quest'anno e degli anni a venire. Le aziende cinesi stanno rappresentando la quota maggiore delle esportazioni mondiali, producendo elettronica di consumo, dispositivi di protezione personale e altri beni richiesti durante la pandemia. Allo stesso tempo, la Cina sta acquistando più ferro dal Brasile, più mais e maiale dagli Stati Uniti e più olio di palma dalla Malesia. Ciò ha in parte invertito il crollo dei prezzi delle materie prime la scorsa primavera e attenuato l'impatto della pandemia su alcuni settori. Tuttavia, la ripresa della Cina ha aiutato il resto del mondo meno che in passato, perché le sue importazioni non sono aumentate così tanto come le esportazioni. Questo modello ha creato posti di lavoro in Cina, ma ha frenato la crescita altrove.

La ripresa economica della Cina dipende da mesi anche da enormi investimenti in autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità e infrastrutture. E nelle ultime settimane, con la ripresa della libera circolazione, il Paese ha visto l'inizio di una ripresa anche dei consumi interni.

L'attività sta riprendendo ora anche in luoghi come Wuhan, la città centrale della Cina dove è emerso per la prima volta il nuovo coronavirus.  

 

La crescita economica della Cina negli ultimi tre mesi è stata leggermente inferiore alle previsioni degli economisti, al 5,2% anziché al 5,5%, ma la performance è ancora forte, infatti i mercati azionari di Shanghai, Shenzhen e Hong Kong vedono un continuo e costante aumento del livello delle contrattazioni. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 3,3% il mese scorso rispetto a un anno fa, mentre la produzione industriale è aumentata del 6,9%. Il modello cinese per ripristinare la crescita può essere efficace, ma potrebbe non essere attraente per altri paesi. Determinata a mantenere la trasmissione locale del virus uguale o prossima allo zero, la Cina è ricorsa a un monitoraggio cellulare completo della sua popolazione, blocchi per settimane di quartieri e città e costosi test di massa in risposta anche alle più piccole epidemie.

 
 
 
Il rimbalzo della Cina è accompagnato anche da alcune debolezze, in particolare un aumento del debito complessivo quest'anno di un importo pari a un terzo della produzione complessiva dell'economia. Gran parte del debito extra è costituito da prestiti da parte dei governi locali e delle imprese statali per pagare nuove infrastrutture o da mutui contratti da famiglie e aziende per pagare appartamenti e nuovi edifici. Il governo è consapevole del rischio di lasciare che il debito si accumuli rapidamente. Ma frenare il nuovo credito danneggerebbe l'attività immobiliare, un settore che rappresenta fino a un quarto dell'economia cinese.

Un altro rischio per la ripresa della Cina è la sua forte dipendenza dalle esportazioni. L'impennata delle esportazioni negli ultimi tre mesi, insieme ai prezzi più bassi per le importazioni di materie prime, ha rappresentato una fetta considerevole della crescita economica. Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 17% dell'economia cinese, più del doppio di quelle che costituiscono l'economia americana.

I leader cinesi riconoscono che le esportazioni del paese sono sempre più vulnerabili alle tensioni geopolitiche, comprese le mosse che l'amministrazione Trump, mette in campo per sciogliere le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. I cambiamenti nella domanda globale potrebbero anche minacciare le esportazioni, poiché la pandemia colpisce le economie d'oltremare.

  

Xi Jinping, ha sempre più enfatizzato l'autosufficienza, con una strategia che richiede l'espansione delle industrie dei servizi e l'innovazione nella produzione industriale, oltre a consentire ai residenti di spendere di più.

"Dobbiamo fare dei consumatori il pilastro della nostra economia", ha detto Qiu Baoxing, consigliere di governo che è anche un ex vice ministro dell'edilizia abitativa. "Concentrandoci sulla circolazione domestica, stiamo effettivamente migliorando la nostra capacità di recupero". Ma responsabilizzare i consumatori è stata a lungo una sfida in Cina. In circostanze normali, la maggior parte dei cinesi è costretta a risparmiare per l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la pensione a causa di una rete di sicurezza sociale debole. Il rallentamento economico e la pandemia hanno comportato la perdita di posti di lavoro, aggravando il problema, in particolare per i lavoratori a basso reddito e i residenti rurali.

 
 

 

I governi occidentali hanno sperimentato la fornitura di assegni di disoccupazione extra-large, pagamenti una tantum e persino pasti sovvenzionati nei ristoranti. Queste azioni sono state finalizzate ad aiutare le famiglie a sostenere un tenore di vita minimo durante la pandemia, che a sua volta ha alimentato la domanda di importazioni dalla Cina. Assisteremo a una recrudescenza del conflitto commerciale, e non solo tra gli Stati Uniti e la Cina, ma a livello globale.

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Mercato auto, segnali di ripresa in Europa: immatricolazioni su del 3,1%, in Italia salto triplo (+9.5%). Certo, rispetto a un anno fa...

Le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono cresciute del 3,1% nel mese di settembre 2020. Nel saldo da inizio anno, però, la flessione è del 28,8%, quasi tre milioni di auto in meno


UNRAE, mercato auto settembre 2020: crescita del 9,5% - MotorBox 

Il mercato auto Europa chiude il mese di settembre 2020 con il primo segno positivo dell'anno. Secondo quanto riporta ACEA, le immatricolazioni sono aumentate del 3,1% a quota 933.987. Dato che scende ad un +1,1% includendo anche il Regno Unito e EFTA. Si tratta certamente di una buona notizia visto il delicato momento in cui si trova questo settore pesantemente colpito dalle conseguenze del lockdown sanitario.

Tuttavia, non tutti i mercati europei hanno mostrato segnali di ripresa a settembre. Tra i principali, ci sono stati segni negativi in Spagna (-13,5%) e Francia (-3,0%), mentre Italia (+ 9,5%) e Germania (+ 8,4%) hanno registrato forti progressi. Guardando ai dati dall'inizio dell'anno, la domanda di automobili è diminuita del 28,8% in Europa, un dato che sale al 29,3% includendo Regno Unito e EFTA. L'impatto della pandemia sta pesando moltissimo sui numeri del settore automotive.
 
Da gennaio a settembre sono state immatricolate sette milioni di unità, quasi 2,9 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Andando a vedere più da vicino i numeri del mercato europeo dell'auto di settembre 2020, FCA mostra un progresso del 14,4% (11,8% considerando Regno Unito e EFTA). Bene, in particolare, Fiat, Jeep e Lancia. Segni positivi anche per il Gruppo Volkswagen, il Gruppo Renault e il Gruppo Toyota.
 
Segno negativo, invece, per il Gruppo PSA, il Gruppo BMW e il Gruppo Jaguar Land Rover. Sarà molto interessante scoprire i numeri del mese di ottobre. La fine degli incentivi in alcuni Paesi e la nuova crescita dei contagi del pericoloso virus potrebbero tornare a penalizzare il settore dell'auto che stava tentando lentamente di riprendersi.
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