"Matteo Polo" alla scoperta della vecchia politica... Ovvero la convergenza delle linee parallele.

Dobbiamo risalire ad una analisi storico-politica per comprendere le mosse di questi ultimi tempi nel panorama politico italiano


Sicuramente il suicidio politico di Salvini è stato organizzato in modo scientifico e con precisione micrometrica.
In questa occasione Renzi ha dimostrato di essere un Politico con la P maiuscola, da vecchia scuola in un misto tra quella Democristiana e quella Comunista.
Anche la sua posizione per far nascere il Governo è stata un’opera d’Arte, chi lo dava per finito quando si era dimesso, oggi deve ricredersi perché non solo è vivo e vegeto, ma tiene in scacco tutto il panorama politico italiano.
Si potrebbe obiettare che abbia agito in modo scorretto per non aver declinato in anticipo le sue intenzioni, ma quando mai la Politica ha realmente detto quello che poi ha fatto? E chi sono i catocensori che possono scagliare la prima pietra senza perdere la mano?
Di fatto Renzi ha chiuso un cerchio che gli è stato sempre attribuito, tutti i politici gli hanno sempre dato una collocazione per suo conto, hanno sempre insistito sulla nascita di un nuovo soggetto politico a sua guida, sperando che questo succedesse e indebolisse il PD.
Di fatto è vero che all’interno del PD c’è sempre stata la voglia di liberarsi di un personaggio carismatico che era ed è tuttora scomodo per la classe politica che ha sempre vissuto il Partito come una cosa propria, sia nelle linee guida che nelle strategie molte volte corto miranti e senza visione d’insieme.
Adesso il dado è tratto e bisogna fare i conti con il nuovo gruppo che è stato formato, e secondo la mia opinione si deve fare molta attenzione a sottovalutare questa scelta, perché potrebbe essere la chiave di volta dei cambiamenti del panorama politico Italiano.
Dopo la fine della realtà Democristiana, che radunava nelle sue fila una grande moltitudine di personaggi politici di diversa estrazione e con gruppi formati al suo interno che presidiavano il territorio, il suo elettorato e la sua classe politica rimanente, orfani oramai di un personaggio carismatico che li tenesse uniti, si è sparpagliata in rivoli diversi in partitini nuovi che sono nati, e in gran parte si è riunita sotto Forza Italia, che aveva come personaggio forte Berlusconi, che nonostante tutti gli errori dell’aver personalizzato troppo il suo partito, ha raccolto la maggior parte dell’eredità Democristiana.
Con la stessa forza dirompente con la quale si è imposto nel panorama politico, le vicende varie giudiziarie e personali, hanno fatto sì che si auto eliminasse come figura di riferimento, nel panorama del centro liberale.
A sua volta Bossi si era già autoeliminato con tutte le sue vicende personali, familiari, politiche e aveva indubbiamente lasciato un vuoto a destra non colmabile dopo le vicende che avevano coinvolto Fini come leader di destra.
L’Ascesa di Salvini ha ricompattato l’elettorato di destra che non si è mai riconosciuto in una Leader come la Meloni che pur avendo gestito con intelligenza certi momenti politici, ha ereditato una situazione molto confusa e discutibile con tutti gli scandali che il suo partito ha dovuto affrontare e con i transfughi che si sono riciclati negli altri schieramenti cercando di portare elettori di destra verso una compagine che non li ha mai sdoganati e riconosciuti.
Salvini ha tentato un avvicinamento goffo con il rosario e il Crocefisso verso gli elettori più vicini alla religione, cercando spazi che non gli sono consentiti proprio per le ideologie che la sua parte politica continua a promulgare, scontrandosi con il principio di umanità che contraddistingue quella parte di elettorato che si riconosce di più nella solidarietà umana che nello scontro di piazza.
A questo punto i vari componenti della sinistra del PD si sono anche loro scontrati contro un non riconoscimento del loro ruolo e l’unico Leader che ha avuto voti trasversali in modo massiccio sino ad arrivare ad un 40% è stato Renzi.
Ma come dice lui il fuoco amico ha fatto danni che nessuno poteva pensare, e ancora oggi sembra che l’unico bersaglio sia sempre lui.
E’ naturale che si arrivasse ad una scissione del gruppo che fa riferimento al suo modo di vedere la vita, la politica, l’impegno sociale. Tenendo ben presente che è l’unico leader che propone una visione centrista, con una visione futura, con la capacità di riunire sotto la sua guida molte realtà di impegno sociale che oggi non hanno più nessun riferimento politico e sociale.
Di fatto Renzi sta ricostruendo la Democrazia Cristiana, con attenzione a non ricreare una serie di sottopoteri territoriali che ne hanno decretato la sua fine. La Leopolda (che è cosa sua) può rappresentare il trampolino di lancio di questa iniziativa ed organizzarsi sul territorio in modo radicato e a macchia d’olio, ripetendo le famose sezioni del PCI e della DC che oramai non esistono più, ricreando quel tessuto di presenza che va ad organizzare feste per spiegare alla gente che non sarà più sola raccogliendo le loro idee, sviluppando interesse sociale, culturale, umano; cosa che oramai si è persa e manca nel tessuto sociale di vita comune.
Quindi non sottovalutate la potenza delle visioni soprattutto quando provengono da persone intelligenti !!! E penso che Renzi abbia sino ad oggi dimostrato di essere lungimirante, attento, culturalmente preparato, in poche parole “Intelligente”

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-6 giorni alle Elezioni europee: forti timori per i cambiamenti portati dall'attesa spinta dei populisti

Più di 400 milioni di elettori nei paesi dell'UE saranno chiamati alle urne dal 23 al 26 maggio, per eleggere un nuovo Parlamento europeo


Saranno le elezioni dei partiti populisti che dovrebbero registrare una nuova spinta verso l'alto grazie al problema scottante dell'immigrazione. Queste forze ostili all'Unione europea, tuttavia secondo i sondaggi, saranno ben lontane dall'ottenere la maggioranza, ma sicuramente contribuiranno allo sconvolgimento degli equilibri ormai storici dell'emiciclo europeo, dominato quasi ininterrottamente dal 1979 dai due maggiori partiti della destra e della sinistra europeista.

Ironia della sorte, il voto inizierà nel Regno Unito, costretto a votare perché il suo accordo sul distacco dell'UE non è ancora stato ratificato e si concluderà domenica, con il passaggio nella cabina elettorale degli elettori di paesi importanti come Germania, Francia, Italia e Spagna.

Verranno esaminati in particolare i voti dei partiti di estrema destra del National Rally di Marine Le Pen in Francia, della Lega di Matteo Salvini in Italia e del partito pro-Brexit di Nigel Farage nel Regno Unito.

Considerate dagli studiosi politici come le "elezioni per il run-off ", il rinnovo dei 751 membri eletti del Parlamento è anche tradizionalmente segnato da una forte astensione, grazie alla poca informazione e alla grande disinformazione, che non pongono questo voto come un ingranaggio essenziale nello sviluppo delle leggi europee.

Questo disinteresse degli elettori è aumentato costantemente dalle prime elezioni del 1979, l'astensione è aumentata dal 38% di quell'anno al 57,4% nel 2014 data delle ultime elezioni.

Secondo un sondaggio condotto da YouGov su 8.021 persone in otto paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Ungheria, Svezia), pubblicato a maggio, l'immigrazione e la protezione dell'ambiente, due temi emersi in ambito locale, sono considerati le principali sfide per il futuro dell'UE.  


Quattro anni dopo la crisi migratoria del 2015 e sebbene il flusso degli arrivi abbia cessato la sua veloce corsa, la destra politica continua a focalizzare il suo discorso su questo tema, un tema che diventerà una linea di faglia sul continente europeo. Intanto i vertici della Lega Italiana con Matteo Salvini e i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen stanno tentando di creare un fronte comune delle forze nazionaliste che combatta l'immigrazione e la forte vocazione centralista dell'attuale Unione Europea.

Secondo le ultime proiezioni pubblicate da Parlamento europeo, sulla base di indagini nei 28 paesi, nella nuova Camera, il gruppo attuale, ENL salirebbe a 62 eletti (25 in più rispetto ad oggi), tra cui 26 italiani (20 Lega) e 20 francesi (5 RN). Aggiungendo gli anti-europeisti e l'ELDD (dove siedono il Movimento Cinque Stelle italiana o pro-Brexit britannico Nigel Farage), gli euroscettici CRE (costituiti dai conservatori britannici e del partito polacco PiS al potere Varsavia), questa proiezione dà un totale di 173 eletti.

"Attualmente, il Parlamento conta quasi il 25% di euroscettici e potrebbe arrivare al 35%", ha dichiarato Jean-Dominique Giuliani, presidente della Robert Schuman Foundation, "Non bloccherà il Parlamento, ma ci sarà un'irradiazione, un'influenza dei partiti di destra e di estrema sinistra nei temi che il nuovo parlamento metterà in discussione".

Inoltre, se questi partiti, che vogliono cambiare l'Unione europea dall'interno, possono avere intenti comuni in materia di immigrazione, sono ben lungi dall'essere d'accordo su altre importanti questioni, come ad esempio l'atteggiamento da avere sulla La Russia di Vladimir Putin o il rispetto delle regole in merito di stabilità economica.

Sempre secondo le ultime proiezioni pubblicate dal Parlamento europeo, le due grandi famiglie tradizionali, il PPE e i socialdemocratici (S&D) a sinistra, si potranno vedere depauperate di ben 37 poltrone, perdendo così la loro maggioranza. I verdi, che potrebbero beneficiare del movimento pro-clima, in particolare in Belgio e in Germania, otterrebbero 5 seggi. Quindi si potrebbero creare 3 macro gruppi che andrebbero a determinare la maggioranza a seconda del tema trattato.

Questo insieme di alleanze sarà cruciale per i futuri dirigenti europei, incluso il successore di Jean-Claude Juncker a capo della Commissione, che vedra chiudersi il suo mandato subito dopo le elezioni.

Pesticidi, il gioco tossico della Commissione europea per indebolire le leggi che li vietano

Il quotidiano francese "Libération" svela il contenuto di documenti riservati, ottenuti grazie alla giustizia europea, che mettono in luce le manipolazioni di Bruxelles per aggirare la legislazione sull'autorizzazione dei biocidi.


La legislazione dell'UE in materia di autorizzazione all'uso di biocidi (pesticidi ed erbicidi) era unica per il suo alto livello di protezione, si basava sul principio della possibilità di pericolo, vale a dire che se una sostanza potrebbe potenzialmente essere pericolosa per la salute umana, veniva vietata, senza considerare in che misura sarebbe potuta diventare pericolosa o le condizioni in cui questo pericolo si sarebbe evidenziato.

Questo principio, che mette la salute prima degli interessi commerciali, ovviamente non faceva piacere a tutti. Soprattutto non gli industriali che stanno facendo pressioni su Bruxelles per smantellare o spacchettare questa legge. Al punto che membri "convincenti" della Commissione europea stanno cercando di indebolire e modificare la legislazione, senza chiedere prima il parere dei cittadini. Questo è ciò che rivelano circa 660 documenti riservati (solo alcuni sono disponibili on-line), pubblicati dall'ONG Pesticide Action Network grazie all'autorizzazione della Corte europea, dopo due anni di scontri e processi. Il quotidiano francese Libération ha ieri pubblicato uno stralcio di questi documenti.

Scritte in un gergo tecnocratico specifico per le eminenze grigie di Bruxelles, queste e-mail e documenti di lavoro, parzialmente redatte e in inglese, rivelano come il segretariato generale della Commissione, sostenuto dalle Direzioni generali (DG) dell'agricoltura, dalle aziende, dal libero mercato e persino della salute hanno tentato di indebolire i criteri per la definizione degli interferenti endocrini ovvero dei BIOCIDI. Nuove definizioni che si volevano aggiungere alla attuale normativa europea, così da autorizzare l'uso dei pesticidi in modo incondizionato e non regolamentato.

La definizione finale di questi criteri è stata pubblicata solo il 19 aprile 2018, alla fine di un articolato e ben redatto studio d'impatto, questo studio doveva dare il via all'aggiunta di nuovi piccoli articoli e commi che in qualche modo avrebbero modificato il testo di legge, permettendo escamotage per l'uso di Biocidi. In un'e-mail datata 6 marzo 2014 indirizzata ai membri delle direzioni dell'ambiente e della salute e al Segretario Generale della commissione, i funzionari, coinvolti in questa losca manovra, hanno espresso esplicitamente i loro obiettivi: "Lo studio per la nuova definizione di legge, non mette direttamente in discussione la validità della legislazione originale ma fornisce un'analisi che giustifica il suo cambiamento". In poche parole cambiamo la legge per rendere legale l'uso dei pesticidi.

Il 24 gennaio dello stesso anno, il CEO della società che produce su vasca scala Pesticidi e Biocidi, in una e_mail inviata alla Direzione Generale della Commissione Salute, rilevava le sue intenzioni : "Poiché lo studio sull'impatto include varie opzioni che richiedono cambiamenti nelle leggi, non v'è alcun motivo per non includere nella Legge la definizione "valutazione del rischio", rimuovendo la definizione "valutazione del pericolo" [normativa vigente, ndr]". Una modifica che avrebbe indebolito le maglie della restrizione, passando il principio del rischio e non quello del pericolo.

L'approccio alla valutazione, basato sui rischi e non sui pericoli è la moda dell'industria agrochimica. Permette di stabilire un certo livello di rischio e quindi di autorizzare in modo incondizionato la vendita della sostanza, mentre secondo la normativa vigente, il minimo sospetto di pericolo per l'uomo ne comporta il divieto. La strategia ha funzionato. Tra le varie opzioni proposte nello studio d'impatto, quella che sembra essere la più favorevole è l'opzione 4, la cui conclusione è rivelatrice: "se saranno consentiti più pesticidi, sarà meglio per i cittadini europei."

Hans Muilerman, esperto di politiche chimiche europee per la rete di azione dei pesticidi, afferma che non vi è dubbio che i documenti trovati, rivelano la manipolazione della procedura, per soddisfare gli interessi di una parte della Commissione europea: "Questi sistemi sono contrari al processo democratico dell'UE. Non è compito della Commissione modificare la legislazione votata dagli Stati membri e dal Parlamento. Deve solo applicarla in modo equo e scientifico".

È il governo svedese che ha portato la giustizia europea contro la Commissione. Dopo un giudizio a suo favore, Asa Romson, allora Ministro dell'Ambiente svedese, ha persino lanciato, il 4 gennaio 2016, in una lettera, un avvertimento alle alte autorità di Bruxelles che li invitava a cambiare il loro comportamento. "La Corte [europea] ha concluso che i criteri per la determinazione del disturbo endocrino devono essere basati esclusivamente sulla scienza [...] e non su considerazioni economiche, Spero che la Commissione adotterà le misure necessarie per rispettare i trattati e rispettare la legittima aspettativa dei cittadini europei, secondo cui l'UE protegge la salute umana e l'ambiente dalle minacce degli interferenti endocrini."

Al di là delle manovre del Segretariato generale, la cosa più preoccupante è che questi documenti portano alla luce, gli sforzi deliberati della Direzione generale della Sanità europea, la cui essenza è proteggere i cittadini dai rischi per la salute, di indebolire invece la guardia europea. Nel corso di una riunione svoltasi il 4 aprile 2016 a Bruxelles, il dipartimento della sanità rifiutò di prendere in considerazione le osservazioni del direttore dell'ambiente, che aveva avuto solo due giorni e mezzo per consultare il progetto di studio a lungo impatto, di oltre 300 pagine. Quest'ultimo venne anche respinto quando chiese che le conclusioni della sentenza della Corte europea contro la Commissione, fossero prese in considerazione nella valutazione dello studio d'impatto (pro Pesticidi) presentato.

Dopo un aumento di pressione da parte del Parlamento europeo, le nuove definizioni di interferenti endocrini sono state adottate e applicate a tutte le autorizzazioni di pesticidi da dicembre. Solo "con il pretesto della semplificazione, la Commissione europea continua i suoi sforzi per indebolire la legislazione del 2009 attraverso la sua riforma chiamata Refit", avverte l'eurodeputato Hans Muilerman: "Le sue azioni sono in linea con le richieste dell'industria e di paesi come gli Stati Stati Uniti, i cui sforzi di lobbying raggiungono livelli inimmaginabili."

L'eurodeputato socialista Eric Andrieu in una seduta del Parlamento europeo dichiara: "L'attuale Commissione continua la sua linea politica liberale in cui gli interessi commerciali vanno prima della protezione della salute e dell'ambiente. Il nostro lavoro evidenzia come i giganti delle industrie agrochimiche si siano infiltrati insidiosamente nel processo di convalida dei pesticidi nel corso degli anni. Il loro potere è tale da rappresentare un pericolo per la democrazia europea. Il Parlamento dovrebbe avere più mezzi di pressione per contrastare o bloccare l'esecutivo europeo."

Charlotte Lepitre, coordinatore della rete di ONG Salute Ambiente, dichiara che: "Attualmente, un altro difetto del processo è che non vi sono più riscontri sui dati tossicologici,  la validazione del prodotto non viene più fatta in base ai suoi riscontri tossicologici, che in precedenza dovevano avere valenza zero. Pertanto le sostanze sono consentite senza conoscerne i loro potenziali effetti sulla salute nel lungo periodo. Solo quando vengono utilizzati e diffusi nell'ambiente, se c'è la farmacovigilanza, scopriamo il loro impatto."

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Voleva compiere una strage l'autista senegalese che ha sequestrato e poi incendiato un bus carico di ragazzini nel Milanese. "Le persone in Africa muoiono per colpa di Salvini e Di Maio". Il ministro dell'Interno: "Voglio vederci chiaro" (VIDEO)

Paura sulla provinciale 415 che collega Pantigliate a San Donato Milanese, in provincia di Milano. Il conducente di un bus delle autolinee padane ha sequestrato il mezzo dove viaggiavano 51 ragazzini e alcuni insegnanti e dopo averli fatti scendere, ha cosparso di liquido infiammabile sedili e corridoio appiccando il fuoco. Tanto spavento ma per fortuna nessun ferito. Il conducente del bus si chiama Ousseynou Sy, ha 47 anni ed è di origini senegalesi. L'uomo ha sequestrato la scolaresca e incendiato il bus per protestare contro le morti nel Mediterraneo. "Vanno fermate le morti nel Mediterraneo, ora da qui non scende nessuno" ha detto l'uomo, che è stato fermato dai carabinieri dopo un inseguimento ed è ora indagato per strage e sequestro di persona. Il procuratore capo, Francesco Greco: "Valutiamo tutte le ipotesi, compresa quella di terrorismo"


Milano, autista blocca bus pieno di studenti e appicca il fuoco. "Urlava: Da qui non esce vivo nessuno"

Momenti di terrore, questa mattina, sulla strada provinciale 415 'Paullese' che collega Pantigliate a San Donato Milanese, in provincia di Milano. L'autista di un bus di linea, un 47enne di origine senegalese ma italiano dal 2004 (aveva sposato una donna italiana e ha due figli di 12 e 18 anni), con alcuni precedenti penali  per guida in stato di ubriachezza e per un caso di violenza sessule, ha sequestrato il mezzo dove viaggiavano insegnanti e ragazzini della scuola media Vailati di Crema (nel Cremonese) e gli ha dato fuoco. Poteva essere una strage, ma i passeggeria  bordo sono stati salvati dal tempestivo intervento dei carabinieri.

L'autobus doveva portare i ragazzini in palestra, ma l'uomo alla guida avrebbe cambiato percorso e, rivolgendosi agli studenti con in mano un coltello, avrebbe detto: "Andiamo a Linate, qui non scende più nessuno". Poi, avrebbe sequestrato i cellulari e avrebbe chiesto ad un'insegnante di legare i polsi a tutti i ragazzini con fascette da elettricista. Uno degli studenti a bordo, però, sarebbe riuscito a nascondere il telefonino e a chiamare i genitori che, a loro volta, hanno avvisato i carabinieri. Lo stesso avrebbe fatto uno dei tre accompagnatori, che ha chiamato il 112. "Aiuto, dice che vuole fare una strage, che vuole andare a Linate e bruciare tutto". Durante la telefonata l'operatore del 112 gli ha consigliato di far abbassare tutti per limitare i danni in caso di incidente e l'uomo al cellulare ha risposto "sono tutti legati"», riferendosi alle cinture di sicurezza.

Immediatamente sono scattati una serie di posti di blocco mentre le pattuglie hanno raggiunto il mezzo. L'autista ha forzato uno sbarramento dei carabinieri, speronando le auto, ma ha perso il controllo: il bus ha rallentato e poi è finito contro il guardrail. A quel punto il 47enne avrebbe cosparso di liquido infiammabile sedili e corridoio appiccando il fuoco.  "Voglio farla finita, vanno fermate le morti nel Mediterraneo", avrebbe detto ancora mentre compiva il suo folle gesto minacciando di uccidersi. Una ragazzina ha raccontato: "Continuava a dire che le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini". I militari sono riusciti a mettere in salvo studenti e professori entrando dalla porta posteriore e rompendo i finestrini.

Autobus incendiato sulla Paullese

Sul posto 11 ambulanze, 4 automediche e un elicottero del 118, oltre ai vigili del fuoco che hanno domato l'incendio. Alle fine il bilancio sanitartio parla di 23 bambini visitati sul posto e radunati in una palestra dell'istituto dell'istituto Margherita Hack di San Donato, in attesa dei genitori e con supporto psicologico; altri 12, più due adulti, sono stati invece portati in ospedale per lievi intossicazioni ma le loro condizioni non destano preoccupazione. Anche l'autista fermato è stato portato in ospedale: è piantonato al Niguarda, avrebbe delle ustioni alle mani. 

Ancora da chiarire i motivi del gesto e l'esatta dinamica di quanto accaduto: gli investigatori stanno osservando le immagini delle telecamere di sorveglianzaposte nella zona dove è passato l'autobus. Sulla Paullese si sono formate code in entrambe le direzioni. L'autista 47enne è indagato per strage e sequestro di persona aggravato dalla minore età delle persone coinvolte. Gli specialisti del Ros stanno passando al setaccio la sua abitazione alla ricerca di elementi in grado di chiarire il movente del gesto. "Valutiamo tutte le ipotesi, compresa quella del terrorismo", ha sottolineato il procuratore di Milano, Francesco Greco, proprio per scandagliare a fondo ogni ipotesi, insieme al pm Luca Poniz di turno oggi, del caso di occuperà anche il pm Alberto Nobili, coordinatore delle indagini sul terrorismo. Di certo, ha chiarito il procuratore di Milano, "poteva essere una strage". Invece "è stato un miracolo" soprattutto per merito dei carabinieri che, secondo Greco, "sono stati eccezionali perché sono riusciti a tirare fuori tutti i bambini dal bus".

Autobus incendiato sulla Paullese

Gli insegnanti della scuola media Vailati di Crema, in allarme per il ritardo che l'autobus con a bordo gli alunni di seconda media stava accumulando per rientrare dalla palestra, hanno chiamato una delle insegnanti a bordo del mezzo e hanno "sentito le voci concitate dei ragazzi". "E in quel momento abbiamo capito che stava succedendo qualcosa", hanno riferito.  I responsabili dell'istituto hanno quindi chiamato subito le forze dell'ordine. Alla scuola Vailati è un via vai di genitori che vengono rassicurati dagli insegnanti. Molti dei genitori hanno raggiunto San Donato per stare accanto ai loro figli. "La scuola domani è aperta - ha spiegato la direttrice didattica Cristina Rabbaglio - poi saranno i genitori a scegliere se mandare i propri figli in considerazione del turbamento che hanno subito. La scuola, per assistere psicologicamente i ragazzi, ha già avviato un percorso con gli esperti delle prefettura di Cremona".

Numerose le reazioni dal mondo politico. Il primo ad intervenire sull'episodio è stato il ministro degll'Interno, Matteo Salvini: "Un senegalese con cittadinanza italiana al volante di uno scuolabus, con precedenti per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale, ha dirottato il mezzo e infine gli ha dato fuoco. È successo in provincia di Milano. L'uomo è stato arrestato. In questo momento le forze dell'ordine stanno perquisendo la sua abitazione. Voglio vederci chiaro: perché una persona con simili precedenti guidava un pullman per il trasporto di ragazzini?''.

Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

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Salvini ha un problema che si chiama Berlusconi. In Sardegna Forza Italia va bene e l'Udc sorprende: così il centrodestra frena le ambizioni del "Capitano"

Il leader leghista, giustamente, canta vittoria dopo aver conquistato un'altra regione grazie a un uomo suo. Ma, fermandosi sotto il 12%, non fa il pieno e gli alleati "storici", che insieme ottengono un bel risultato, lo costringono a fare i conti con la tradizionale idea di coalizione moderata. Lui giura che non tornerà mai indietro e si tiene stretti i compagni di governo grillini, ma intanto il Cav gongola: "Senza di noi non va da nessuna parte"


Ho ragione io, il centrodestra è la maggioranza naturale del Paese e Forza Italia resta una sua componente essenziale... Ogni giorno dico a Salvini di staccare la spina a questo governo, ora che i Cinque stelle vengono sempre più abbandonati dagli italiani, è arrivato il momento di farlo...Dopo la vittoria in Abruzzo, Silvio Berlusconi considera il bis in Sardegna un risultato positivo, soprattutto per la sua creatura politica lanciata nel '94 e la sua leadership. Il crollo dei Cinque stelle e la Lega che non sfonda, secondo il Cav, gli consentono di restare in carreggiata e di marcare stretto Matteo Salvini. E nello stesso tempo, sono due fattori che rappresentano un segnale molto incoraggiante per le europee. Della serie: Matteo non può fare a meno di noi, i voti di Fi restano determinanti. "Senza Fi e il centrodestra la Lega non va da nessuna parte", esultano gli azzurri.

Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari, lo dice chiaramente: ''Il voto in Sardegna offre innanzitutto un dato preciso e chiarissimo: alla maggioranza parlamentare non corrisponde più la maggioranza elettorale. Nella coalizione di centrodestra nessuna forza politica è autosufficiente...''. Prima di mandare un lunga nota a fine giornata, dove definirà il ''centrodestra maggioranza naturale degli italiani'', parlerà del ''declino irreversibile dei Cinque stelle'' e di un ''centrosinistra in crisi'' senza mai citare direttamente Salvini, il leader azzurro si congratula con tutti i vertici forzisti nell'isola, a cominciare dal coordinatore regionale Ugo Cappellacci.

Berlusconi cita anche l'importanza delle liste apparentate (civiche e non), in primis quelle centriste, che ancora una volta hanno portato voti alla causa e che, sommate, di fatto, permettono a Fi di raggiungere quota 16%, come fa notare Cappellacci che scrive: "Se consideriamo anche il contributo delle liste collegate e riconducibili al nostro movimento a livello nazionale, i voti del popolo di Fi nel complesso arrivano al 16%". Nel dettaglio, all'8% circa portato in dote da Forza Italia vanno aggiunti il 4% di 'Sardegna 2020' del senatore azzurro Emilio Floris e il 4% dell'Udc. Numeri, spiegano fonti forziste, che ''fanno ben sperare per le europee e le prossime politiche''.

 

Fonte: (Adnkronos)

 

Elezioni europee, i sondaggi prevedono un terremoto: avanzano i sovranisti, popolari e socialisti senza maggioranza. Il boom di Salvini insieme all'eurodestra dell'Enf

Popolari e Socialisti non avranno la maggioranza dei seggi alla prossima Eurocamera dopo il voto di maggio per le Europee. Lo dicono le prime proiezioni raccolte dal Parlamento Ue, basate su sondaggi nazionali. Il Ppe scenderebbe dagli attuali 217 seggi a 183, i Socialisti (S&D) da 186 a 135, i Conservatori (Ecr) da 75 a 51, i Verdi da 52 a 45. Salgono i Liberali da 68 a 75, l'Efdd (dove c'è M5S) da 41 a 43, l'Enf (dove c'è la Lega) da 37 a 59. Nelle proiezioni i partiti nazionali sono assegnati nei gruppi politici esistenti. La Lega sarebbe il primo partito italiano con più eletti, passando dagli attuali 6 eurodeputati a 27, ed il secondo dopo i tedeschi della Csu/Cdu che ne avrebbero invece 29


 

Salgono i Liberali e l'estrema destra dell'Enf, perdono terreno i Popolari, ma restano di gran lunga il primo gruppo nel Parlamento europeo, e soprattutto i Socialisti, che tuttavia dovrebbero restare il secondo gruppo, ma anche i Verdi, che erano considerati in crescita. Il quadro che emerge dal sondaggio diffuso oggi dal Parlamento europeo, con le proiezioni dei seggi, in vista delle prossime elezioni europee, realizzato da Kantar Public sulla base delle intenzioni di voto rilevate all'inizio di febbraio, prevede un'Aula in cui i Socialisti e i Popolari non avranno più la maggioranza. Ma già un'alleanza tra Socialisti, Popolari e Liberali avrebbe una maggioranza confortevole, che diverrebbe inattaccabile se imbarcasse anche i Verdi.

Per quanto riguarda l'Italia, secondo l'indagine realizzata da Kantar Public, la Lega è prima al 32,4% nelle intenzioni di voto, con 27 seggi. Secondo il Movimento Cinque Stelle al 25,7%, con 22 seggi. Terzo il Partito democratico al 17,3%, con 15 seggi, poi Forza Italia all'8,7%, con 7 seggi e Fratelli d'Italia al 4,4%, con 4 seggi. L'indagine è stata realizzata sulla base di otto sondaggi di istituti italiani tra il 19 gennaio e l'8 febbraio (due di Ipsos, due di Emg Acqua, due di Swg, uno dell'Istituto Piepoli e uno di Euromedia Research). Sotto la soglia di sbarramento, e quindi con zero seggi, sono Più Europa (3,3%), Potere al Popolo (2,2%), Articolo 1-Mdp (1,9%) e altri partiti (4,1%).

Il gruppo che guadagna più seggi è dunque quello dell'Enf, in cui siede la Lega, il partito che in Europa, secondo queste proiezioni, dovrebbe fare il salto maggiore. Nel dettaglio: il Ppe è previsto passare da 217 seggi, quanti ne ha oggi (in un'Aula con 751 seggi, che dovrebbero diventare 705 nella prossima legislatura per via della Brexit) a 183, scendendo da 28 a 23 delegazioni nazionali; l'Italia passa da 13 a 8 seggi nel gruppo Ppe. Il gruppo dei Socialisti e Democratici, S&D, passa da 186 a 135, perdendo 51 seggi (con 26 delegazioni nazionali, ne perde due); l'Italia qui è più che dimezzata, passando da 31 a 15 seggi e cedendo lo 'scettro' di delegazione più numerosa ai Socialisti.

L'Ecr, Conservatori e Riformisti, cala da 75 a 51 seggi, con gli italiani stabili a 4 (il gruppo ben 8 delegazioni nazionali, scendendo a 11). L'Alde, i Liberaldemocratici, cresce da 68 a 75 seggi, con gli italiani assenti (perde tre delegazioni nazionali, a 18). I Verdi, che erano considerati in ascesa, perdono 7 seggi, da 52 a 45; l'Italia passa da un seggio a zero all'interno del gruppo (il gruppo passa da 18 a 10 delegazioni nazionali). L'estrema sinistra della Gue/Ngl cala da 52 a 46 seggi; l'Italia passa da 3 seggi a zero (il gruppo perde una delegazione nazionale, scendendo a 13). L'Efdd, il gruppo in cui siedono oggi i Cinque Stelle, cresce da 41 a 43 seggi; l'Italia sale da 14 a 22 seggi, assumendo che i Cinque Stelle restino nell'Efdd, cosa che non è detta dato che hanno dichiarato l'intenzione di creare un nuovo gruppo.

Il gruppo Efdd sulla carta è a rischio, perché, secondo queste proiezioni, perderebbe due delegazioni nazionali, passando a 5, sotto la soglia minima necessaria per costituire un gruppo. La destra dell'Enf è il gruppo che aumenta di più, da 37 a 59 seggi; l'Italia passa da 6 a 27 seggi, l'aumento di gran lunga maggiore in tutta l'Unione europea. Sulla carta il gruppo è però a rischio, perché è sul filo per il numero di delegazioni nazionali (da 8 passa a 6). I non iscritti scendono da 22 a 10; gli altri, cioè i gruppi che per ora non hanno una precisa affiliazione politica (tra cui la Lrem di Emmanuel Macron) sono 58; di essi 18 sono francesi, nessuno è italiano.

 

(Fonte: Ansa, Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

De Magistris e il sogno del Grande Sud: "Entro l'anno referendum per l'autonomia totale di Napoli. Finita la pacchia per i politici antimeridionali"

Il sindaco lancia una sfida senza precedenti per la sua città annunciando una consultazione che mira a dare più risorse economiche e meno vincoli al capoluogo campano. Poi si lancia in un durissimo attacco al governo ("Il più nero della Repubblica, altro che giallo verde") e a Matteo Salvini: "Sconfiggeremo chi ha fondato la sua fortuna sull'odio e sul razzismo" - (LEGGI TUTTO)


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"Faremo, entro quest’anno, un referendum per la totale autonomia della Città di Napoli". Ad annunciarlo è il sindaco Luigi De Magistris sul suo profilo Facebook. "Avremo così più risorse economiche, meno vincoli finanziari, più ricchezza, più sviluppo, meno disuguaglianze - sottolinea - Successivamente proveremo a realizzare, se lo vorranno anche le altre popolazioni del Sud, un referendum per l’autonomia differenziata dell’intero mezzogiorno d’Italia".

"Altro che zavorra del Paese - sottolinea il primo cittadino partenopeo - dimostreremo con orgoglio e passione, che siamo e saremo, con le nostre risorse umane e territoriali, il motore per un’Italia più coesa, più giusta e con minori disuguaglianze. Noi non siamo contro i popoli della Lombardia e del Veneto che hanno votato per l’autonomia. Siamo anche noi per l’autonomia. Noi siamo per sconfiggere quei politici che hanno fondato la loro fortuna personale sull’odio e sul razzismo: quelli che hanno disprezzo per i meridionali (come Salvini ed il Ministro dell’ignoranza), quelli che hanno oltraggiato ed ostacolato i lavoratori meridionali al Nord, quelli che dicevano di non affittare ai terroni, quelli che offendendo si arricchiscono grazie a noi meridionali. Quelli che oggi se la pigliano non più solo con i meridionali ma con gli stranieri dalla pelle nera".

E continua: "È finita la pacchia per voi politici antimeridionali. Sentirete sul collo il fiato della riscossa dei Sud. Noi al Sud dopo anni di ingiustizie, discriminazioni, depredazioni e saccheggi delle nostre risorse - umane, naturali e materiali - ci stiamo riscattando raggiungendo risultati incredibili ed abbiamo tutto da guadagnare con l’autonomia totale. Autonomia per un’Italia unita, non contro come fate voi. Del resto Napoli è stata nella Storia Capitale e Repubblica. Siamo pronti per l’attacco! Da noi, vinta la sfida, regnerà l’umanità, la giustizia sociale, la felicità. Voi governate con il rancore, noi governeremo con la fratellanza". Secondo De Magistris "il Governo più nero - altro che giallo-verde - della Repubblica sarà travolto dalla ribellione pacifica per le autonomie del sole che i popoli del mezzogiorno guideranno, in prima linea, per un’Italia unita e coesa che valorizza tutte le autonomie e le differenze. Costruiremo con i popoli e con il diritto l’Italia dei popoli e delle città, dei territori e dei beni comuni, contro l’Italia dei politicanti, degli affaristi, dei corrotti e dei mafiosi".

 

(Fonte: Adnkronos)

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