updated 4:47 PM UTC, Dec 13, 2018

Riaprire i Navigli, Biscardini: "Vi spiego perché non è un costo ma un investimento"

Ai microfoni de ilComizio.it il presidente dell'Associazione "Riaprire i Navigli", Roberto Biscardini, a margine del workshop che si è tenuto a Palazzo Pirelli. All'incontro sono intervenuti incontro l'ingegner Claudio Masi, l'architetto Giorgio Goggi, la ricercatrice Angela Airoldi, l'economista Remy Cohen e l'avvocato Monica Colombera, oltre a Roberto Tasca assessore al Bilancio del Comune di Milano e Massimo Garavaglia, assessore al bilancio della Regione Lombardia. La nostra intervista - (VIDEO)


"Con la ricerca che prende le mosse da questo primo incontro pubblico vogliamo aprire una pagina nuova sul tema ormai acquisito della riapertura dei Navigli a Milano.

Si perché abbiamo grosso modo alle spalle alcune certezze, e adesso bisogna affrontare questioni nuove. Dopo l’intuizione di 10 anni fa di riaprire a Milano quei Navigli che erano stati chiusi dopo il 1929, il consenso popolare si manifestò subito in maniera chiara con il referendum del 2011, quando più 450.000 cittadini milanesi, pari al 95% dei votanti, andarono a votare Si.

Successivamente a quella data la proposta di riaprire i Navigli è stata fatta propria dal Comune di Milano e dalla stessa Regione Lombardia trovando consensi in tutto il sistema istituzionale pubblico e privato della regione, confortati dalle prime verifiche di fattibilità sia quelle contenute nel libro pubblicato dalla nostra Associazione sia quelle successive e più dettagliate del Politecnico di Milano.

Oggi, quindi la questione non è più se riaprire o non riaprire gli otto chilometri di Navigli milanesi, dalla Cassina de Pomm alla Darsena, per riattivare l’intero sistema della rete navigabile di 140 km di Navigli lombardi,  ma come finanziare l’opera e come progettarla,  quantificando i benefici socioeconomici alla scala urbana e regionale,  verificando la possibilità di ”catturare” parte dei vantaggi economici che essa produrrà, per finanziare l’opera stessa e la sua gestione nel tempo, anche coinvolgendo nel finanziamento risorse private e riducendo al minimo quelle pubbliche e l’impatto sulla fiscalità generale.

Secondo un principio che le amministrazioni pubbliche, e cioè lo Stato, possano essere il motore dinamico  del nostro sviluppo in modo nuovo.

Questo è lo scopo della ricerca che presentiamo oggi e che svilupperemo nei prossimi sei mesi.

La nostra convinzione è che riaprire i Navigli a Milano possa rappresentare un grande investimento con importanti ricadute economiche, occupazionali, di riqualificazione urbana e ambientale, uscendo dalla logica che un’opera come questa sia un costo, anziché un investimento.

La ricerca che oggi presentiamo, il dibattito che vogliamo aprire, insieme ai contributi che ci auspichiamo possano arrivare nel corso dei prossimi mesi, lascia quindi alle spalle il tema della fattibilità, ormai data per certa (fattibilità d’ingegneria, idraulica, urbanistica e trasportistica), per affrontare il tema più stimolante del suo finanziamento, quali procedure e anche con quali livelli di innovazione finanziaria, quest’opera (ancorché di modesta entità economica) possa essere realizzata.

In questo senso Milano, che innoverà se stessa con la riapertura dei Navigli, potrà essere anche un buon esempio nell’individuazione di procedure innovative per la realizzazione di opere pubbliche, allineandosi così alle esperienze più virtuose già in uso in altri paesi. Così i Navigli, che saranno percepiti, anche a livello internazionale, come un esempio eccezionale della riqualificazione ambientale e urbana della nostra città, potranno essere un “bell’esempio” di cosa significa un “buon” investimento pubblico. Cioè un investimento, che trascina e attiva nuovi investimenti privati, con un effetto moltiplicatore pari o superiore a 2 nell’arco di pochi anni.

E’ infatti attendibile che l’investimento della riapertura dei Navigli sia efficiente perché sono massimi i benefici socioeconomici che produce e minimi i costi di realizzazione dell’opera. Siamo sicuri che dimostrando questo semplice elemento, e cioè che la realizzazione di quest’opera ha ricadute economiche tali che tutti potranno averne un vantaggio, ogni residuo timore sarà superato e si potrà procedere con più convinzione ad una loro riapertura totale. 

Il desiderio di riappropriarsi di questa grande opera del passato per costruire nuova modernità, si coniugherà con la consapevolezza che riaprire i Navigli sarà la chiave di volta per un futuro in cui Milano sarà capofila delle città avanzate per un diverso sviluppo economico, innovazione e nuova qualità ambientale.  

Questo insieme di questioni fa giustizia non solo sulla discussione ormai quasi mortificante per cui un’opera di soli 200 milioni possa “preoccupare” una amministrazione come quella di Milano o della Regione Lombardia, ma fa giustizia anche di un dibattito che non cogliendo la dimensione innovativa ed economica della proposta si lascia fuorviare dal tema improprio delle priorità.

10 anni fa siamo stati bonariamente accusati di aver proposto un “sogno irrealizzabile” legato all’idea di una “città più bella”, non comprendendo che il nostro progetto della riapertura totale degli otto chilometri dei Navigli in Milano nulla ha a che fare con la riproposizione antiquaria di quelli vecchi, né con la ricostruzione “pittoresca” di alcune sue parti. Allora ci siamo assunti la responsabilità di affermare che il “sogno” si poteva realizzare, oggi ci assumiamo la responsabilità di dire che porterà benefici economici, sociali e ambientali sostanzialmente utili a tutti.

Utile alla scala urbana e alla scala regionale, nella profonda convinzione che  questi otto chilometri, ancorché dentro i confini di Milano, siano la riproposizione di quel “passante idraulico”  che consentiva all’acqua dell’Adda di trasportare persone e merci penetrando in città fino alla Darsena.

In questo senso la riqualificazione dell’intera Martesana, la realizzazione per intero del tratto di Via Melchiorre Gioia fino ai Bastioni di Porta Nuova e persino la rifunzionalizzazione del Naviglio di Paderno, sono una priorità, per la costruzione dell’itinerario navigabile dal lago di Lecco fino al Po.

Un progetto per la Grande Città di Lombardia verso una “città più naturale”, dopo quella industriale e terziaria, alla riscoperta moderna del valore delle vie d’acqua.

Con questa ulteriore ricerca, sostenuta da Fondazione Cariplo, da alcuni soggetti privati e da altri che ci auguriamo potranno aggiungersi per ridurre l’impegno finanziario della nostra Associazione, intendiamo offrire alla città e alle istituzioni lombarde, un materiale di riflessione nuovo. 

Affinché l’opera possa essere realizzata nei tempi più brevi possibili, ma anche con procedure certe, le più convenienti e innovative, oltre la dimensione della pura e semplice opera pubblica finanziata  unicamente in ragione delle sole disponibilità di cassa dell’Amministrazione Comunale". 

Lo ha detto Roberto Biscardini nella sua introduzione al workshop "RIAPRIRE I NAVIGLI. UN INVESTIMENTO. NON UN COSTO.", tenutosi a Palazzo Pirelli lo scorso 22 gennaio

Forza Italia, tre giorni di ascolto a Milano: "Ma non chiamatela l'anti-Leopolda". Via al workshop del Gallia con tutte le categorie. Domenica chiude Berlusconi

Parte oggi #IdeeItalia, la tre giorni azzurra all'Hotel Gallia, organizzata dal Coordinamento lombardo del partito, per un confronto ad ampio raggio con il mondo che lavora. Numerosi i rappresentanti delle professioni e della società civile, oltre alle personalità politiche per affrontare i grandi temi che saranno al centro del programma di governo.  In apertura i saluti del sindaco Sala

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Si chiama #IdeeItalia – La voce del Paese l’evento in programma il 24, 25 e 26 novembre a Milano e organizzato dal Coordinamento Forza Italia Lombardia, presieduto da Mariastella Gelmini, con Paolo Romani, capogruppo di FI al Senato, insieme a parlamentari ed europarlamentari, assessori e consiglieri regionali, consiglieri comunali, sindaci e amministratori locali di Forza Italia.

Workshop, approfondimenti e dibattiti. Una tre giorni dedicata al futuro dell’Italia con l’intento di dar voce al mondo dell’impresa, del lavoro e delle professioni per raccogliere le esperienze e le difficoltà vissute ogni giorno dagli italiani. Un seminario che metterà al centro gli imprenditori, i liberi professionisti, i sindacati, gli amministratori locali e tutti quei lavoratori che assieme creano la ricchezza del nostro Paese, senza dimenticare chi un lavoro non ce l’ha. L’iniziativa vuole rafforzare la naturale continuità fra Forza Italia e il mondo dell’impresa e del lavoro, traducendo l’ascolto della società civile nell’elaborazione di un progetto Paese in grado di ridare all’Italia il futuro che merita.

“L’Italia è diventata il fanalino di coda dell’Europa – afferma Gelmini - le cifre, al di là dell’ottimismo di facciata ostentato dalla sinistra, non riescono a nascondere la dura realtà vissuta ogni giorno dai cittadini. L’occupazione continua a essere in sofferenza, la pressione fiscale è ormai alle stelle, per non parlare del mondo dell’impresa che, con le numerose imposte che la zavorrano, spinge a fatica l’economia del Paese.

L’Italia merita un cambio di rotta e, per farlo, occorre ripartire dalle buone pratiche messe in atto, nonostante le difficoltà, da imprenditori, professionisti, esperti, amministratori. Ecco perché vogliamo dar voce al Paese: ci confronteremo, prenderemo appunti e insieme definiremo quelle proposte da mettere al centro del nostro prossimo programma politico. Domenica 26 novembre, alla conclusione dei lavori, le proposte emerse da ciascun workshop saranno consegnate direttamente al presidente Silvio Berlusconi con l’obiettivo di arricchire ulteriormente l’Albero della Libertà. Come sempre, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, Forza Italia non vuole proporre agli italiani soluzioni imposte dall’alto, ma un programma scritto insieme. L’Italia merita delle risposte, ma prima bisogna saperla ascoltare”.

“Il futuro del nostro Paese passa sicuramente dal rilancio economico - prosegue Romani - e soprattutto dal recupero di quella posizione nei mercati internazionali che ci compete per la qualità del Made in Italy e la capacità produttiva che possiamo vantare come secondo paese manifatturiero d’Europa. Ed è da lì che si deve ripartire, con politiche fiscali e per lo sviluppo. Non dimenticando però che è necessario affiancare da una lato politiche sociali e per la sicurezza dei nostri cittadini e dall’altro una politica estera che riporti centralità al nostro Paese e in particolare capacità di intervenire nell’ambito di una Unione Europea sempre più ostaggio della burocrazia e delle cancellerie, nel Mediterraneo solcato da autostrade criminali di trafficanti umani, ma anche in tutti quegli scenari internazionali dove la cultura, l’esperienza e la capacità italiana possono fare la differenza. Con il corollario che la politica deve sempre prevalere sulla burocrazia, ma perde la sua ragion d’essere quando è priva del suo naturale legame con le realtà sociali ed economiche che è chiamata a rappresentare”.

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Luca Squeri, deputato di Forza Italia, interverrà sabato 24 novembre durante il dibattito "Fare impresa: l'Italia 4.0"

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