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updated 2:14 PM UTC, Oct 22, 2019

Cara Milano, quanto ci costi! Multe e tariffe, il Comune fa cassa e si frega le mani pensando ai prossimi aumenti

Area B a Milano, la giunta Sala conta di incassare un milione e 800mila euro dalle multe. Raddoppiano le entrate per la sosta e per l'aumento dei passeggeri sui mezzi pubblici. E a luglio il biglietto sale da 1,5 a 2 euro. Il Bilancio di previsione illustrato in commissione da Marco Granelli, assessore alla Mobilità


"Da qui a dicembre Area B porterà nelle casse del Comune 1,85 milioni di euro. Questo l’ammontare delle multe che la Giunta di Palazzo Marino prevede siano comminate solo nel 2019, un importo inserito nel Bilancio di previsione relativo proprio all’anno in corso, presentato ieri in commissione da Marco Granelli, assessore comunale alla Mobilità". E' quanto si legge oggi sul Giorno in un articolo firmato da Giambattista Anastasio.

"Ogni trasgressione alle regole della zona a basse emissioni entrata in vigore lo scorso 25 febbraio - continua il pezzo - comporta una sanzione da 80 euro. Tradotto: il Comune prevede quindi di staccare poco più di 23mila verbali. Previsioni, come detto. Un importo non eccezionale, quello appena riferito, ed il motivo è presto detto: in questa prima fase solo 16 varchi di ingresso in Area B, sui 186 totali, sono dotati di telecamere. E per il primo anno di validità del provvedimento chiunque può contare su 50 giorni di libera circolazione. Due fattori che vanno ad ammorbidire l’impatto della zona anti-diesel e, quindi, a limitare il numero di multe. Almeno per il primo anno. Almeno fino a dicembre, quando si dovranno contare altri 78 varchi dotati di telecamere in aggiunta ai 16 di partenza. Quanto all’altra zona a traffico limitato, Area C, il Comune conta di incassare, tra tagliandi e sanzioni, 31,5 milioni di euro, un dato in linea con quello del Bilancio d’assestamento del 2018. Aumentano invece i proventi della sosta su strada. Anzi, raddoppiano: per il 2019 il Comune prevede di incassare dalle strisce blu 6 milioni di euro, sulla scia dei 5,8 milioni di euro incassati nel 2018 a dispetto di una previsione iniziale di soli 3 milioni.

Dato tutt’altro che secondario, - prosegue l'articolo del Giorno - è quello relativo agli introiti generati dalla vendita di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico locale. Per il 2019 il Comune ha messo in conto di ottenere dalla vendita dei titoli di viaggio 409 milioni di euro. Previsioni che non tengono ancora in considerazione l’aumento del biglietto singolo da 1,5 a 2 euro previsto a partire da luglio, salvo altre sorprese. Nel Bilancio di previsione del 2018, la somma attesa da tagliandi e abbonamenti Atm era stata indicata, invece, a 391 milioni di euro. Nel mezzo c’è stato, però, il riscontro del Bilancio d’assestamento del 2018: l’anno scorso dai titoli Atm si è incassato 401 milioni di euro, quindi 10 milioni in più del previsto. Da qui le stime ulteriormente positive per il 2019. Due i fattori che hanno generato questo aumento: «Nel 2018 i passeggeri dei mezzi pubblici sono aumentati del 6,4% e le multe comminate a chi è stato sorpreso a viaggiare senza biglietto sono aumentate del 30%: da qui il dato in crescendo» spiega Granelli. Lo stesso assessore anticipa che anche nei primi due mesi dell’anno in corso si riscontra un aumento, ulteriore, di passeggeri su metropolitane, tram e autobus, un aumento nell’ordine del 6%. E che «il Bilancio di previsione del 2019 prevede anche 4 milioni di euro per finanziare gli studi di fattibilità dei prolungamenti delle metropolitane nell’hinterland». Il gap tra le entrate del trasporto pubblico (689 milioni di euro) e le spese (825 milioni) è di 136 milioni".

 

 

Alzare il limite di velocità in autostrada a 150 km/h. Così la Lega sorpassa i 5 Stelle?

Quasi una metafora della partita politica (e presto elettorale) in corso nel governo gialloverde. Ma la proposta è reale e viene da Alessandro Morelli, salviniano di ferro, presidente della commissione Trasporti della Camera. I vantaggi? "Traffico più scorrevole, tempi di percorrenza più rapidi per tutti… e poi, vogliamo dirlo? La libertà di muoversi, fatta salva la sicurezza, in maniera meno legata". Ma i grillini frenano: "Dicono che poi ogni incidente verrebbe messo in conto a noi". La corsa è iniziata da tempo, ma il casello si avvicina e toccherà pagare. A chi?


La proposta viene direttamente dalla Lega, in particolare dal presidente della commissione Trasporti della Camera, Alessandro Morelli e prevede di aumentare il limite di velocità in autostrada fino a 150 chilometri all’ora. “Il ragionamento”, spiega il leghista al Corriere della Sera, “è che gli strumenti di sicurezza stradale, attivi e passivi, hanno fatto tanti e tali passi avanti negli ultimi decenni per cui ha poco senso mantenere in vigore quei limiti oggi che i rischi sono connessi a comportamenti diversissimi”.

"Il taffico sarebbe più scorrevole" - Morelli aggiunge: “Vogliamo consentire di arrivare a 150 km all’ora sulle tratte autostradali di massima sicurezza, e cioè quelle coperte da tutor, con tre corsie per ciascun senso di marcia e asfalto drenante". I vantaggi? ”Traffico più scorrevole, tempi di percorrenza più rapidi per tutti... e poi, vogliamo dirlo? La libertà di muoversi, fatta salva la sicurezza, in maniera meno legata”.

"Vero problema la distrazione alla guida" - ”Il punto vero è che oggi il problema è diventato la distrazione alla guida”, spiega Morelli, “in nove casi su dieci significa l’utilizzo di cellulari. In realtà, ne ero già convinto: da motociclista ogni santo giorno mi tocca mandare a quel paese qualcuno che al volante fa stranezze pericolose con in mano il cellulare. C’è persino gente che guidando guarda i film sui tablet. Per questo stiamo studiando misure della massima incisività”.

M5s scettico sulla proposta - Il leghista dice di averne già parlato con il Movimento Cinque Stelle: “Loro sostengono che una cosa del genere si presterebbe a grandi strumentalizzazioni. In pratica, dicono, ogni incidente ci verrebbe messo in conto, a dispetto delle buone ragioni del provvedimento”. In verità, la legge consentirebbe già la possibilità di aumentare il limita a 150 chilometri orari in tratte caratterizzate dalla massima sicurezza e da certe condizioni, ma le autostrade non hanno considerato questa possibilità.

Emendamento su Imu e Tasi - La Lega ha anche proposto di estendere la sanatoria del decreto fiscale alle entrate comunali, quindi ad Imu e Tasi. In un emendamento, presentato dal Carroccio in Commissione Finanze a Palazzo Madama, si prevede che gli enti locali "possono stabilire, entro il termine fissato per la deliberazione del bilancio annuale di previsione, l'esclusione delle sanzioni" con "riferimento alle entrate, anche tributarie, dei comuni, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale, notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione".

 

Targhe straniere, stop ai furbetti: in arrivo multe e confische. Toninelli: "Sarà punito chi risiede in Italia da più di 60 giorni e circola con auto immatricolata all'estero"

Lotta ai 'furbetti' che con l'escamotage della targa estera non pagavano bollo, assicurazione o bollo. Quelli che "fino a ieri utilizzavano in Italia auto immatricolate all'estero", annuncia in una nota il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, "pur risiedendo nel nostro Paese, non potranno più eludere tasse e controlli". Nel decreto Sicurezza, aggiunge, "abbiamo inserito una norma che, con alcune deroghe, vieta a chi risiede in Italia da oltre 60 giorni di circolare sul territorio nazionale con veicoli a targa estera". "Coloro che violeranno il divieto che abbiamo imposto dovranno pagare una multa salata e, se non si metteranno in regola, si potrà arrivare sino alla confisca del veicolo". "Con noi i furbi non avranno più vita facile – conclude il ministro –. Ecco perché sono molto orgoglioso di questa misura, che tenta anche di porre un freno a una pratica scorretta, purtroppo, molto diffusa che danneggia tutti noi, togliendo al fisco soldi dovuti, e fa male anche a tante aziende italiane che lavorano correttamente". 

(Fonte: Adnkronos)

Regione Lombardia, Caparini: "Niente bollo per 3 anni per chi rottama la sua vecchia auto e la sostituisce con una a basse emissioni"

"Esenzione del pagamento della Tassa Automobilistica per tre anni per chi decide di rottamare un vecchio veicolo inquinante con una nuovo mezzo a basse emissioni". A ricordare l'iniziativa e' l'assessore regionale al Bilancio, Finanza e Semplificazione, Davide Caparini, a margine della presentazione dei dati riguardanti Regione Lombardia e l'analisi del rating dell'Agenzia Moody's. (LEGGI TUTTO)


L'assessore Caparini, nel sottolineare l'importanza di questa misura, ha anticipato che il presidente Fontana provvedera' a ringraziare i lombardi che hanno aderito all'iniziativa per ridurre l'inquinamento a tutela della salute dei cittadini e dalla salvaguardia dell'aria che respiriamo.

L'esenzione triennale dal pagamento del bollo e' riconosciuta se i veicoli rottamati sono di proprieta' dell'acquirente o dei componenti del suo nucleo familiare il nuovo veicolo. Esenzione triennale che e' riconosciuta anche in regime di locazione finanziaria. 

In pratica "le autovetture ad uso privato di cilindrata non superiore a 2.000 c.c. acquistate, usate o nuove, nell'anno 2018, appartenenti alle classi emissive EURO 5 e 6 a benzina, sono esenti dal pagamento della tassa automobilistica purche' si sia provveduto, nel medesimo anno 2018, alla demolizione di veicolo appartenente alla classe di inquinamento EURO 0, 1 se alimentato a benzina oppure EURO 0, 1, 2, 3 se alimentato a gasolio". 

E' inoltre riconosciuto un contributo di 90 euro per la demolizione, anche senza rottamazione. 

Va inoltre ricordato che tutti i proprietari possono continuare a beneficiare della riduzione del 10% della Tassa Automobilistica e di altri servizi, tra cui il rimborso automatico di eventuali versamenti non dovuti, aderendo alla modalita' di pagamento in Domiciliazione Bancaria. (Lombardia Notizie)

Milano, quando le multe degli ausiliari della sosta Atm sono illegittime e non andrebbero pagate. L'avvocato Carlo Bortolotti fa chiarezza

Le contravvenzioni per divieto di sosta elevate dal personale dell'Atm (l'azienda dei trasporti di Milano) dovrebbero riguardare solamente le infrazioni nelle aree di loro competenza, ossia le cosiddette "strisce blu" e le zone di transito dei mezzi pubblici. Nella quotidianità meneghina però così non è, in quanto tale personale ausiliario è utilizzato anche per multare veicoli parcheggiati, sia pur impropriamente, sulle "strisce gialle" (riservate ai residenti di una specifica zona) e in aree con divieto di sosta. Molti non sono al corrente di questa irregolarità e pagano l'importo delle contravvenzioni. Coloro che, invece, ne sono consapevoli spesso presentano ricorso davanti al Giudice di Pace ottenendo l'annullamento delle contestazioni con tanto di condanna del Comune di Milano al pagamento delle spese legali. 

Una questione delicata quanto poco nota al grande pubblico, su cui l'avvocato Carlo Bortolotti ci aiuta a fare chiarezza, in attesa di una presa di posizione da parte dell'amministrazione comunale - (VIDEO)

Milano, la guerra "senza sosta" del Comune contro le auto: ecco la stangata per le strisce blu

Da oggi partono i rincari che porteranno anche al raddoppio dei costi per i parcheggi su strada. Si inizia dal centro dove il costo del posteggio schizza da 2 a 3 euro per le prime due ore e 4.5 euro per le ore successive. Aumenta anche la sosta notturna che passa da 2 a 3 euro. Le nuove tariffe applicate prima in alcune vie che si trovano all'interno della Cerchia dei Bastioni saranno poi essere estese in tutta la città entro l'estate - (LEGGI TUTTO)


Come annunciato nei mesi scorsi saranno attive da mercoledì 3 maggio le nuove tariffe della sosta negli stalli contrassegnati dalle strisce blu a partire da alcune località all'interno della Cerchia dei Bastioni.

Il provvedimento era stato varato per contenere la congestione del traffico nell’area urbana e contrastare l’innalzamento delle polveri sottili prodotte dall’uso dei veicoli privati, per favorire un migliore utilizzo degli stalli tenendo conto del valore del suolo pubblico e della necessità di renderlo più disponibile a tutti i cittadini e non solo all’ingombro dei veicoli privati che invece possono fruire dei parcheggi disponibili nelle strutture. Quindi più spazio per i mezzi collettivi, sharing mobility, veicoli elettrici e a due ruote e più rastrelliere per le biciclette.

Si ricorda che sono esentati dal pagamento della sosta in strada i residenti che possono parcheggiare gratuitamente negli spazi regolamentati.

Queste le strade interessate alla variazione da domani: corso di Porta Romana, corso Europa, corso Italia, corso Magenta, corso Venezia, largo Augusto, largo Victor de Sabata, largo Maria Callas, largo Francesco Richini,  piazza Castello, piazza Tommaso Edison, piazza Mentana, piazza Salvatore Quasimodo, piazza S. Stefano, piazza Santi Pietro e Lino, piazza Velasca, piazzale Luigi Cadorna, piazzetta Umberto Giordano, via Alberico Albricci, via Flavio Baracchini, via Bocchetto, via Brisa, via Caminadella, via Cesare Correnti, via dei Giardini, via della Posta, via delle Ore, via Durini,  via Fatebenefratelli, via Foro Buonaparte, via Luigi Illica, via Giovanni Lanza, via Larga, via Alessandro Manzoni, via Giuseppe Mengoni, via Mercato, via Molino delle Armi, via Monte di Pietà, via Gaetano Negri, via Pietro Paleocapa, via Paolo da Cannobio, via Francesco Pecorari, via Pontaccio, via Porlezza, via Romagnosi, via S. Clemente, via S. Maria Valle, via S. Sofia, via S. Tecla, via S. Vito, via Tivoli, via Giuseppe Verdi, via Pietro Verri, via Verziere, via Fernanda Wittgens.

Nei prossimi giorni, progressivamente, saranno cambiati i cartelli della sosta di tutte le strade interne alla Cerchia dei Bastioni e successivamente anche quelli delle vie esterne fino al completamento di tutta la città. Contestualmente alle nuove indicazioni saranno attivate le nuove tariffe fino al completamento entro l'estate degli 83mila stalli contrassegnati dalle strisce blu.

All’interno della Cerchia dei Bastioni la tariffa passa da 2 euro/ora per le prime 2 ore e 3 euro nelle successive, a 3 euro/ora le prime 2 ore e 4,50 euro per le ore successive nelle ore diurne dalle 8,00 alle 19,00, tutti i giorni.  Per le ore notturne, dalle 19.00 alle 24.00: da 2 euro/ora le prime 2 ore e poi gratis a 3 euro/ora nelle prime 2 ore e poi gratis. Per quanto riguarda la sosta singola, la revisione va nella direzione di disincentivare la lunga permanenza.

Vengono sempre favoriti gli abbonamenti, in particolare l’incremento è pari a zero per l’abbonamento integrato sosta/Atm e per l’abbonamento agevolato per chi svolge servizi di pubblica utilità nella cerchia dei Bastioni.

Nella cerchia dei Bastioni, per quanto riguarda l’abbonamento agevolato mattutino (dalle 8.00 alle 15.00) si passa da 70 a 80 euro al mese e da 700 a 800 euro all’anno; l’abbonamento agevolato serale (14.00-24.00) passa da 70 a 80 euro/mese e da 700 a 800 euro/anno. L’abbonamento per l’intera giornata passa da 120 a 140 euro al mese e da 1.200 a 1.400 all’anno.

Milano capitale delle multe: nel 2016 il Comune ha incassato 157 milioni, in media 117 euro per ogni abitante. E col nuovo anno ecco i nuovi autovelox...

Lo studio di "Quattroruote" rivela il poco invidiabile primato italiano della metropoli lombarda. Torino seconda per distacco (47,1 milioni in contravvenzioni), terza Firenze (34,6), Roma, evidentemente molto più disciplinata, solo quinta, ma con un dato da aggiornare. A fronte di un calo degli incassi derivanti dalle contravvenzioni rispetto al 2015 (-21%), la giunta di Beppe Sala ha provveduto a piazzare nuovi temibili rilevatori di velocità. E i milanesi "pagheranno caro, pagheranno tutto"


Divieti di sosta, eccessi di velocità e molto altro. Di verbale in verbale, Milano si conferma capitale italiana delle multe. Anche nel 2016, infatti, Palazzo Marino mantiene il primato delle sanzioni con un incasso di 157 milioni di euro. Al secondo posto c’è Torino (47,1 milioni), seguita da Firenze (34,6 milioni). È quanto emerge da un’elaborazione realizzata da Quattroruote realizzata su dati del Sistema informativo degli enti pubblici e pubblicata sul numero di marzo, in edicola dal 25 febbraio.  

Milano, rispetto al 2015, registra comunque un calo del 21,6 per cento, e “forse è proprio per questo motivo che la giunta guidata da Giuseppe Sala ha deciso un’altra infornata di autovelox fissi in città”, commenta il mensile sul proprio sito internet (clicca qui). Roma è solo quinta in Italia con 31,4 milioni incassati e un calo rispetto all’anno precedente del 78 per cento. In realtà, il dato della Capitale è provvisorio. “I dati definitivi dell’anno 2016, per cui sono in corso di completamento gli atti, si attesteranno sulla media dello scorso anno o in misura leggermente superiore, e saranno disponibili dopo l’approvazione del rendiconto (entro il mese di aprile 2017)”, ha spiegato il Comune di Roma a Quattroruote. Milano primeggia anche nella classifica delle multe pro capite. “Prendendo a riferimento la popolazione residente nelle rispettive città l’1 gennaio 2016”, spiega Quattroruote, “i milanesi hanno versato nelle casse di Palazzo Marino, l’anno scorso, quasi 117 euro a testa. Seguono Padova (92,30), Parma (90,78), Firenze (90,30) e Bologna (89,08)”. (Da Tgcom24)

Parcheggi e "strisce blu", se il Comune ha torto: ecco quando la multa è nulla

L'amministrazione comunale non può ampliare il numero delle strisce blu a proprio piacimento, solo per far cassa. Lo chiarisce la sentenza 11 gennaio - 10 febbraio 2017, n. 95 emessa dalla seconda sezione del Tar Liguria.

Per aumentare i parcheggi a pagamento, spiega la sentenza, occorrono ragioni ben precise, ponderate sulla base di particolari esigenze urbanistiche o di traffico (come ad esempio la viabilità nei centri storici).

Se invece tale motivazione non sussiste e la decisione del Comune è dettata dalla mera volontà di rimpinguare le casse cittadine, allora l'ordinanza è da considerarsi illegittima e, conseguentemente, anche la sanzione amministrativa comminata a chi ha parcheggiato sulle strisce blu.

Nel testo della sentenza si legge inoltre che, nonostante fosse stata commissionata all'Università degli Studi di Genova un'analisi dei flussi di traffico con l'obiettivo di pianificare al meglio l'uso e la destinazione degli spazi pubblici per la viabilità, il Comune aveva optato per un aumento dei parcheggi a pagamento senza aspettare l'esito dello studio

(Fonte: Adnkronos)


 

Brutte notizie per i Comuni che piazzano continuamente strisce blu con il solo obbiettivo di fare cassa, tra tagliandi di parcheggio e multe: a ‘intimare l’alt’ a questa brutta abitudine di tante giunte di città italiane è stata la seconda sezione del Tar della Liguria con la sentenza numero 95 dell’11 gennaio – 10 febbraio 2017.

La sentenza sottolinea infatti che servono ragioni ben specifiche per aumentare il numero dei parcheggi a pagamento, ragioni che devono essere dettate da chiare esigenze, urbanistiche o di traffico – come può capitare per i centri storici – ed essere dunque ben documentate.

Qualora invece tale motivazione non sussista, è evidente che la decisione del Comune sia legata unicamente all’obbiettivo di incassare più denaro possibile ai danni della cittadinanza. In questi casi, allora, l’ordinanza che stabilisce il parcheggio a pagamento è illegittima e di conseguenza lo è anche la multa basata sull’ordinanza stessa. Detto altrimenti: se avete preso la multa su strisce blu che non avevano reali motivi di esistere, potete farvela annullare.

A dimostrazione di come spesso i Comuni adottino strategie meramente speculative nello stabilire ove piazzare i parcheggi a pagamento, il Tar ligure ha riportato proprio il caso di Genova. Qui, il Comune aveva commissionato all’Università degli studi del capoluogo ligure un’analisi dei flussi di traffico con l’obbiettivo di pianificare nel modo migliore possibile l’uso e la destinazione degli spazi pubblici per la viabilità e quindi anche dove localizzare eventuali parcheggi a pagamento.

Tuttavia, ancor prima che l’Ateneo fornisse il risultato dello studio, il Comune aveva deciso di aumentare i parcheggi a pagamento, decisione che il Tar ha quindi sostanzialmente bocciato ritenendola non adeguatamente motivata e quindi illegittima. E chi ha parcheggiato in queste zone con strisce blu ed è stato multato, può quindi farsi annullare la sanzione amministrativa.

 

Leggi il testo della sentenza:


 

 

 

TAR Liguria, sez. II, sentenza 11 gennaio – 10 febbraio 2017, n. 95
Presidente Papilella – Estensore Morbelli

 

Fatto

Con ricorso notificato il 23 marzo 2016 al Comune di Recco e depositato il successivo 30 marzo 2016 i ricorrenti in epigrafe residenti e commercianti del Comune di Recco nonché il comitato “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, i provvedimenti in epigrafe.
In particolare i ricorrenti lamentano che con i provvedimenti impugnati l’amministrazione comunale abbia aumentato in maniera eccessiva il numero dei parcheggi a pagamento.
Avverso i provvedimenti impugnati i ricorrenti hanno dedotto i seguenti motivi:
violazione degli artt. 5, 6 e 7 codice della strada e dell’art. 3 l. 241/90, difetto di motivazione di istruttoria, sviamento in quanto gli atti impugnati non motivano in alcun modo la sussistenza dell’interesse pubblico che giustificherebbe l’aumento del numero dei parcheggi a pagamento, non solo il Comune si sarebbe risolto ad aumentare il numero dei parcheggi in seguito all’indizione di una gara per la gestione di un numero di parcheggi superiore a quello esistente e nonostante nelle more avesse commissionato all’Università degli studi di Genova l’analisi del traffico cittadino e del conseguente fabbisogno di parcheggi;
violazione dell’art. 7 del codice della strada, difetto di presupposto, in quanto il Comune non avrebbe individuato nella zona oggetto dell’istituzione dei nuovi parcheggi un numero sufficiente di parcheggi liberi;
violazione dell’art. 7 del codice della strada in quanto gli atti impugnati non contengono il vincolo di destinazione dei proventi dei parcheggi a pagamento al miglioramento dei parcheggi esistenti e della viabilità;
violazione dell’art. 7 del codice della strada in relazione ai principi costituzionali della libertà di circolazione e dei principi generali sulla destinazione dei beni demaniali, in quanto, non essendo la misura dell’istituzione di nuovi parcheggi a pagamento finalizzata al soddisfacimento di interessi pubblici si risolve in una illegittima limitazione della fruizione dei beni demaniali.
I ricorrenti concludevano per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato con vittoria delle spese di giudizio.
Si costituiva in giudizio l’amministrazione intimata.
All’udienza pubblica dell’11 gennaio 2017 il ricorso è passato in decisione.

 

Diritto

Il ricorso è rivolto avverso i provvedimenti che hanno ampliato in maniera significativa il numero dei parcheggi a pagamento nel Comune di Recco (112 su un totale di 258 per un incremento del 44%).
Deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa del Comune.
Il “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, appare privo dei requisiti individuati dalla giurisprudenza per la azionabilità degli interessi diffusi. Deve, infatti, osservarsi che, per giurisprudenza consolidata, ai fini del riconoscimento giurisdizionale della legittimazione ad impugnare atti amministrativi, occorre che il comitato spontaneo di cittadini sia munito di un adeguato grado di rappresentatività, di un collegamento stabile con il territorio di riferimento, e di un’azione dotata di apprezzabile consistenza, anche tenuto conto del numero e della qualità degli associati. Inoltre, occorre che l’attività del comitato si sia protratta nel tempo e che, quindi, il comitato non nasca in funzione dell’impugnativa di singoli atti e provvedimenti (in tal seno, T.A.R. Toscana, sez. II, 25 agosto 2010, n. 4892). Del resto, anche con riferimento alle associazioni che si fanno portatrici di interessi diffusi, la giurisprudenza ne ammette la legittimazione ad agire dinanzi al giudice amministrativo per l’impugnazione di atti ritenuti lesivi dei predetti interessi a condizione che esse posseggano i seguenti requisiti: a) perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di protezione degli interessi dedotti nel giudizio; b) abbiano un adeguato grado di rappresentatività e stabilità; c) abbiano un’area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso. Ciò in quanto lo scopo associativo non è di per sé sufficiente a rendere differenziato un interesse diffuso o adespota facente capo ad un parte più o meno ampia della popolazione. (in tal senso, Consiglio di Stato sez. V, 14 giugno 2007 n. 3192; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 9 luglio 2012, n. 1914).
Se il Comitato è privo di legittimazione processale la circostanza che gli altri ricorrenti siano cittadini e commercianti di un Comune di ridotte dimensioni rende indubitabile la loro legittimazione.
Il ricorso è fondato avuto riguardo al difetto di motivazione dedotte con il primo motivo.
Deve premettersi che, ai sensi dell’art. 7 codice della strada, i provvedimenti per la regolamentazione della circolazione sono emessi con ordinanze motivate. L’ampia discrezionalità di cui gode l’amministrazione in subiecta materia, pertanto, non impedisce il sindacato del giudice amministrativo ricorrendone i relativi presupposti.
Nella specie una serie di elementi evidenziano come il difetto di motivazione non si risolva esclusivamente in un dato formale ma attinga il profilo sostanziale della vicenda per cui è causa.
In particolare la deliberazione di Giunta comunale 12 gennaio 2016 n. 3 non contiene alcuna motivazione della scelta di aumentare il numero dei parcheggi a pagamento. Né la motivazione può rinvenirsi nel passo della delibera in cui si fa riferimento all’argomento di Giunta 1 dicembre 2015: “richiamate le considerazioni di cui all’argomento di Giunta n. 599 discusso il 1.12.2015 e legate ad incentivare in ogni modo una zona commerciale che risulta parzialmente decentrata, preservando altresì le esigenze dei residenti di tale zona” (doc n. 3 prod. ricorrenti 30 marzo 2016).
Da un primo punto di vista non si comprende come tale accenno possa avere giustificato un aumento considerevole del numero dei parcheggi a pagamento, aumento che neppure è menzionato.
Da altro punto di vista la difesa dei ricorrenti ha chiarito come le esigenze menzionate sopra sono riferite allo spostamento del parcheggio a pagamento da via XXV Aprile a Via Marconi ma non fanno riferimento al numero di parcheggi.
All’assenza di motivazione del provvedimento impugnato corrispondono altri elementi sintomatici dello sviamento.
In primo luogo il Comune, nella direttiva 6 agosto 2015 n. 23, aveva stabilito di bandire una gara per la gestione di un numero di parcheggi a pagamento significativamente superiore a quello esistente (doc n. 11 prod. Comune 19 aprile 2016). Tale circostanza induce a ritenere che la reale giustificazione dell’aumento del numero dei parcheggi a pagamento fosse da rinvenirsi nell’esigenza di porre a gara la gestione di un numero di parcheggi che presentasse un minimo di interesse da parte di potenziali concorrenti piuttosto che nelle esigenze della regolamentazione del traffico e della sosta.
In secondo luogo il Comune, con deliberazione 29 ottobre 2015 n. 127, aveva affidato all’Università degli studi di Genova una analisi dei flussi di traffico al fine, tra l’altro, di disporre degli strumenti necessari per una corretta pianificazione della propria attività decisoria afferente l’uso e la destinazione degli spazi pubblici utilizzati per la viabilità urbana (doc n. 1 prod. ricorrenti 30 marzo 2016). Evidenti ragioni di opportunità avrebbero dovuto indurre l’amministrazione ad attendere gli esiti dello studio dell’Università di Genova senza alterare significativamente il numero dei parcheggi a pagamento nel territorio comunale.
La circostanza che l’amministrazione non abbia inteso attendere gli esiti dello studio commissionato ma abbia proceduto all’aumento del numero dei parcheggi a pagamento, pertanto, consente di ritenere che ciò sia avvenuto in ossequio all’esigenza di dare corso alla gara per l’affidamento della gestione, piuttosto che per soddisfare reali esigenze relative al traffico e alla circolazione.
Con ciò, tuttavia, realizzando una illegittima inversione procedimentale.
Da ultimo occorre rilevare come lo studio dell’Università di Genova abbia evidenziato l’opportunità di istituire un numero di parcheggi a pagamento, se pure superiore a quello attuale, inferiore a quello istituito dal Comune con gli atti impugnati.
Donde la conferma della sussistenza dei vizi denunciati.
Gli altri motivi restano assorbiti.
La spese possono essere compensate stante l’inammissibilità del ricorso del Comitato.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara inammissibile l’impugnazione del “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, accoglie l’impugnazione degli altri ricorrenti e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


 

 

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