updated 4:47 PM UTC, Dec 13, 2018

Spray al peperoncino, Salvini: "Ha salvato tante donne da violenze e stupri. Chi ne abusa va arrestato, anche se è minorenne" (VIDEO)

"Lo spray al peperoncino ha salvato tante donne da violenze e stupri: va usato in maniera intelligente. Chi ne abusa per quello che mi riguarda non va richiamato, ma va arrestato anche se minorenne". Così il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ha risposto alla domanda se sia necessaria una revisione delle norme che regolano la vendita dello spray urticante, alla luce della tragedia nella discoteca di Corinaldo ma anche di quanto avvenuto in una scuola superiore di Pavia, dove sono stati soccorsi per intossicazione circa trenta studenti.

Quanti fronti per il capitano Salvini. L'ultima polemica è con Confindustria: "Sono stati zitti per anni, ora ci lascino lavorare". Boccia: "Basta battute, serve un confronto vero" (VIDEO)

"C'è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ora ci lasciassero lavorare e l'Italia sarà molto migliore di come l'abbiamo trovata". Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini è tornato a criticare Confindustria a margine delle celebrazioni di Santa Barbara, patrona dei Vigili del fuoco. "Siamo qui da sei mesi - ha ribadito - ascolterò tutti, incontrerò tutti, ma lasciateci lavorare". Poi con toni più distesi aveva auspicato un caffè col leader degli industriali che aveva replicato: "Serve un confronto vero" - (VIDEO)


«Andiamo oltre le battute. È il momento di un confronto vero e nelle sedi deputate. E se questo non avvenisse, comunque a breve a parlare saranno le norme scritte nella legge di Bilancio». Raggiunto ieri sera dopo una lunga giornata a Palermo, in Confindustria Sicilia, il presidente di Viale dell’Astronomia Vincenzo Boccia tirava così le somme della giornata. Fatta di schermaglie a distanza con il leader della Lega Matteo Salvini. «Se Boccia vuole, lo incontro anche domani e gli offro un caffè», aveva detto ieri il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio. «Un caffè non basta, questa volta ce ne vogliono dodici», ha risposto il leader della Confindustria, facendo riferimento al fatto che le associazioni firmatarie del manifesto pro infrastrutture, ieri a Torino, erano appunto una dozzina.

Dietro le punture di spillo

Dietro le punture di spillo c’è una questione cruciale per le associazioni delle imprese: il riconoscimento della rappresentanza. «Alcuni come Confindustria non so quanto rappresentino gli imprenditori veri», aveva detto solo lunedì sera Salvini. «Il ministro dell’Interno incontra molti imprenditori, voglio segnalare che ieri a Torino c’erano associazioni che rappresentano tre milioni di imprese», ha risposto Boccia. Resta la dicotomia tra la Lega nelle Regioni e quella di governo. «Queste manifestazioni non sono sbagliate — ha aperto ieri il presidente leghista del Veneto Luca Zaia riferendosi agli imprenditori riuniti a Torino —. La Tav, la Pedemontana, la Valdastico Nord, la Romea Commerciale, si devono fare». In tutto questo botta e risposta tra leghisti e imprenditori in grisaglia, da segnalare il silenzio dei Cinque Stelle e, in particolare, del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

Timide convergenze

Intanto il fronte delle aziende resta in movimento. L’alleanza delle 12 sigle sta imbarcando nuove adesioni, dopo gli artigiani della Claai, i trasportatori di Confetra, ieri è stata la volta delle catene della distribuzione di Confimprese. Si sale così a quota 15 organizzazioni. Avanzano poi i preparativi per l’evento organizzato il 13 dicembre da Confartigianato. «Quelli del Sì»: questo lo slogan. Le territoriali sono mobilitate per raccogliere le adesioni e riempire i bus che porteranno gli associati al centro congressi della Fiera di Milano. Si parla di 1.600 persone. Questa volta la chiamata è rivolta ai piccoli imprenditori della «base». «No a interventi di politici — dicono in Confartigianato —. Il palco sarà riservato alle nostre imprese e alle loro ragioni. Certo se esponenti del governo o dell’opposizione si presentassero e volesse ascoltare, non li metteremmo certo alla porta». Da segnalare, per finire, qualche timida convergenza tra organizzazioni datoriali e sindacati. Le manifestazioni più chiare di supporto vengono dalla Cisl («Parliamo la stessa lingua», ha detto la segretaria Annamaria Furlan) e dalla Uil con il segretario della Uiltec Paolo Pirani che dice: «I mondi del lavoro e della produzione insieme sono in grado di dare le risposte che chiede la società».

(corriere.it)

Una fredda bufera spazza l'Unione Europea, un europeo su quattro vota populista

I partiti populisti hanno più che triplicato il loro sostegno in Europa negli ultimi 20 anni, assicurando voti sufficienti per mettere i loro leader in posizioni di governo in 11 paesi e sfidare l'ordine politico stabilito in tutto il continente.


La crescita costante del sostegno ai partiti populisti europei, in particolare quelli più a destra, è in costante crescita da 1988  Due decenni fa, i partiti populisti erano in gran parte una forza marginale, rappresentando solo il 7% dei voti in tutto il continente; nelle ultime elezioni nazionali, un voto su quattro era per un partito populista. "Non molto tempo fa il populismo era un fenomeno delle frange politiche", ha detto Matthijs Rooduijn, sociologo politico presso l'Università di Amsterdam. "Oggi è diventato sempre più una guida. Alcuni dei più recenti sviluppi politici come il referendum sulla Brexit e l'elezione di Donald Trump non possono essere compresi senza tenere conto dell'aumento del populismo. Il terreno fertile per il populismo è diventato sempre più fertile e i partiti populisti sono sempre più capaci di raccogliere i frutti della "grande semina passata". I sostenitori del populismo dicono di voler difendere la persona comune, gli interessi acquisiti dando forza alla democrazia. Ma i critici dicono che spesso i populisti al potere, sovvertono le norme democratiche comuni (come quelle dettate dalla UE), minando i media e la magistratura, calpestando in alcuni casi anche i diritti delle minoranze.

I populisti tendono a inquadrare la politica come una battaglia tra le loro masse virtuose, contro una élite malvagia o corrotta,  insistono sul fatto che la volontà generale del popolo deve sempre trionfare. Sullo sfondo dell'aumento della partecipazione e dell'influenza del voto populista ci sono le elezioni parlamentari europee, che potrebbero spostare l'ago della bilancia politica dell'Unione Europea, completamente a destra, come non si era mai visto.

Questo aumento della comunicazione mirata, sui social e sui media tradizionali, hanno fatto le fortune dei populisti di destra come l'ungherese Viktor Orbán e Matteo Salvini, che hanno avuto il maggior successo negli ultimi anni, invece i partiti populisti di sinistra, che si espansero rapidamente all'indomani della crisi finanziaria, non riuscirono a ottenere un  governo in nessuno degli stati membri, tranne che in Grecia, con i risultati che ben conosciamo

 

 
Il populismo si cominciò ad espandere nel continente Europa, verso la fine degli anni '90, conquistando parte dell'Europa Occidentale negli anni 2000. Si è poi diffuso a nord nel periodo immediatamente successivo alla crisi finanziaria, prima di compiere importanti progressi negli stati dove la sinistra sempre più debole, seguiva tutte le regole dettate da Bruxelles e non sapeva come fermare l'onda migratoria che arrivava dall'Africa.

A dover di cronaca è 'Europa non è la sola a sperimentare questo aumento, i populisti sono stati eletti come ufficio esecutivo in cinque delle più grandi democrazie del mondo: India, Stati Uniti, Brasile, Messico e Filippine.

Il populismo in Europa risale a diversi decenni fa, il partito di "estrema libertà d'Austria" fu fondato nel 1956 da un ex nazista e per la prima volta vinse oltre il 20% dei voti nel 1994, ed ora fa parte della coalizione di governo del paese. 

I partiti populisti hanno avuto successo in Norvegia, Svizzera e Italia negli anni '90, ma i legislatori  hanno iniziato a proliferare, dai Paesi Bassi alla Francia, dall'Ungheria alla Polonia, fin dall'inizio del secolo. Da allora, il populismo anti-establishment è aumentato a dismisura, in particolare dopo il crollo finanziario del 2008 e la crisi dei rifugiati del 2015 in Europa. In Grecia con l'anti-austerità Syriza, ha preso il 27% dei voti nelle prime elezioni a cui si presentò e il 36% nelle successive; l'Ukip ha spinto la Gran Bretagna al suo voto sulla Brexit e Marine Le Pen è diventata il secondo membro della sua famiglia a raggiungere un ballottaggio presidenziale in Francia arrivando al 33% dei voti.

 

L'alternativa anti-immigrazione "für Deutschland" è diventata il primo partito di estrema destra dopo la seconda guerra mondiale ad entrare in ogni parlamento statale tedesco e detiene più di 90 seggi nel Bundestag; in Italia, la Lega e il Movimento Cinque Stelle, partiti anti-establishment, hanno avuto quasi il 50% dei voti popolari; in Ungheria Fidesz ha raggiunto il 49% dei voti; e i democratici svedesi di estrema destra, hanno raggiunto il 17,5% del consenso popolare.

I populisti di sinistra, che in Europa hanno meno successo delle loro controparti conservatrici, hanno iniziato ad aumentare la loro percentuale di voti nelle elezioni nazionali, dando vita a parti sfidanti come Podemos in Spagna e Insoumise in Francia.

"Ci sono tre ragioni principali per il forte aumento del populismo in Europa", ha detto Cas Mudde, professore negli affari internazionali all'Università della Georgia. "La grande recessione, che ha creato alcuni forti partiti populisti di sinistra nel sud, la cosiddetta crisi dei rifugiati, che era un catalizzatore per i populisti di destra, e infine la trasformazione dei partiti non populisti in partiti populisti" 

Claudia Alvares, professore associato presso l'Università Lusofona di Lisbona, ha dichiarato: "Il successo di questi politici ha molto a che fare con la loro capacità di convincere il loro pubblico che non appartengono al tradizionale sistema politico. In quanto tali, sono alla pari con le persone, nella misura in cui né loro, né il popolo appartengono alle élite corrotte".

Come detto anche i social media hanno un ruolo nell'ascesa del populismo, con il loro modello algoritmico che premia e promuove i messaggi contraddittori. "La rabbia che i politici populisti riescono a canalizzare è alimentata dai post sui social media, perché i social media sono molto permeabili alla facile diffusione delle emozioni. Il risultato finale è un aumento della polarizzazione del discorso politico e giornalistico ".

Va sottolineato che la tendenza generale in Europa, pur mostrando un drammatico aumento della quota di voto populista, rimane con un quadro abbastanza sfumato ed eterogeneo. In Belgio, ad esempio, il partito nazionalista fiammingo populista Vlaams Belang è in declino da un decennio, i partiti populisti che entrano nel governo e che sono, per necessità, costretti a scendere a compromessi sulle loro promesse, trovano oggi vita difficile.

Il "Partito dei Finlandesi", che si è unito alla coalizione di governo finlandese nel 2015 dopo aver vinto il 17,5% dei voti, è imploso e si è diviso in due e le sue due parti successive hanno un peso pari al 10% e all'1,5%. In Grecia, Syriza è scivolata al 25% dal 36% che l'ha portata al potere nel 2015.

Il sostegno al partito popolare danese, che fornisce sostegno a un governo di minoranza di centro-destra, è sceso dal 21% nel 2015 al 17%. E anche il sostegno popolare di Ukip è caduto in modo spettacolare da quando la Gran Bretagna ha votato l'uscita dall'UE.

A livello continentale, tuttavia, il quadro non è ambiguo: 12,5 milioni di europei vivevano in un paese con almeno un membro del gabinetto populista nel 1998; nel 2018, questo valore è aumentato di oltre dieci volte.

 

 

Cosa succederà nel prossimo futura sarà solo delineato, dalle scelte del governo più colpito dalle leggi europee, quindi quello italiano e dalle future elezioni.

FONTE: (The Guardian)

Salvini avverte la UE, "attenti alle conseguenze delle sanzioni..."

Venerdì parlando con i Media, il ministro dell'Interno ha avvertito l'Unione europea (UE) delle conseguenze negative di eventuali misure punitive contro l'Italia nella disputa sul bilancio di Roma.


"Vogliono punirci, ma ciò influenzerà l'UE, perché se ci impongono sanzioni il vero danno sarà per l'Europa, 60 milioni d'italiani insorgeranno. Come fanno a non capirlo? Sono dei pazzi se davvero aprono contro il nostro Paese la procedura d’infrazione." Il governo italiano mantiene il suo progetto di bilancio nonostante il rifiuto della Commissione europea, il consiglio di amministrazione dell'UE ritiene che i piani per un livello elevato di debito siano contrari alle norme europee di stabilità e che la Commissione possa introdurre sanzioni.  Anche il primo ministro Giuseppe Conte ha informato il suo ufficio che l'obiettivo di crescita e di bilancio per il prossimo anno non sarà influenzato. Se Roma non invia nuove o "inaccettabili nuovi conti", la commissione potrà avviare un procedimento penale, in cui potranno essere inflitte ammende fino allo 0,2 per cento del prodotto interno lordo (PIL). Il ministro dell'Interno avverte in modo velato la Commissione e i burocrati di Bruxelles, non parla di uscita dall'Euro ma dice, "Se l’Europa crede di poter rivivere il film del passato, quello di un’Italia subalterna, con governi sempre pronti a dire di sì a qualsiasi diktat targato Bruxelles, Berlino o Parigi, non ha capito proprio niente. E mi dispiace per loro".

Bruxelles sta preparando una procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti di Roma

La Commissione europea si sta preparando per una procedura nei confronti dell'Italia. Nel far ciò, risponde al rifiuto del governo di Roma di correggere il controverso bilancio per il 2019, che racchiude un nuovo debito del 2,4 per cento del PIL. Il processo potrebbe iniziare mercoledì e comportare pene severe.


Questa settimana è scaduto l'ultimatum dell'autorità di Bruxelles. Il governo Conte doveva presentare un nuovo bilancio e ridurre il deficit. Ma Roma è testarda. "Il bilancio non cambia", ha detto Luigi Di Maio, dopo un incontro del Gabinetto a Roma. "Riteniamo che questo sia il budget che il Paese deve riprendere", ha detto Di Maio. In una lettera, il ministro delle finanze Giovanni Tria ha invitato la Commissione europea a prendere in considerazione "eventi straordinari" come il crollo del ponte a Genova e il danno causato da giorni di temporali maltempo e alluvioni. Inoltre, il nuovo progetto italiano ipotizza un debito totale in calo. Questo obiettivo si raggiungerà attraverso la vendita di azioni statali. Secondo gli addetti ai lavori, il ministero delle Finanze sta studiando la vendita di blocchi di azioni governative, alla banca di proprietà statale Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. (CDP)  che è una rilevante istituzione finanziaria italiana. Nella realtà è una società per azioni, controllata per circa l'83% da parte Ministero dell'economia e delle finanze e per circa il 16% circa da diverse fondazioni bancarie. La CDP opera all'interno del sistema economico italiano essenzialmente come una banca di stato, con un'operatività in parte simile ormai a quella di una banca d'affari, avendo fra le sue diverse attività principali anche la partecipazione nel capitale di rischio delle medie e grandi imprese nazionali, quotate e non, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese. La principale fonte di raccolta delle risorse finanziarie è costituita da tutto il risparmio postale italiano che CDP gestisce dal 1875. A quest'ultimo, pari a circa 250 miliardi di euro, si aggiunge la raccolta obbligazionaria effettuata sui mercati, sia presso investitori istituzionali sia al dettaglio. Il principale impiego delle risorse finanziarie è rappresentato dai prestiti verso lo Stato e le amministrazioni locali, dall'investimento nel capitale di rischio di imprese italiane che operano anche all'estero e dalla partecipazione in progetti immobiliari, infrastrutturali e finanziari ritenuti strategici per lo sviluppo dell'economia nazionale. Cdp nel perseguire i suoi compiti collabora con le principali istituzioni economiche e finanziarie che operano a livello internazionale e si coordina con gli enti che svolgono un ruolo analogo in altri paesi europei. Sulla base del valore totale delle attività, pari a 410 miliardi di euro nel bilancio consolidato del 2016, CDP rappresenta la terza istituzione bancaria italiana più grande dopo UniCredit e Intesa Sanpaolo. (wikipedia)

Tornando al conflitto Italia vs Unione Europea, il debito del 130 percento è particolarmente preoccupante per Bruxelles, che vede una crescita troppo lenta e instabile, per pensare di riuscire a ridurre il debito pubblico. Ora, l'alto debito sembra essere anche una giustificazione per una procedura di deficit rapido, normalmente la Commissione europea si attiva solo quando, una proposta di bilancio di uno stato membro, potrebbe causare problemi all'intera stabilità economica europea. Il nuovo governo di Roma da poca fiducia e la commissione prevede nuove elezioni nell'Aprile del prossimo anno (2019), termine che la Commissione europea non vuole aspettare. Ecco il perchè di una procedura ai sensi dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato UE, in cui vengono idefinte le norme da applicare in caso di  "deficit eccessivo". Una procedura che porterebbe a multe fino allo 0,2 per cento del prodotto interno lordo. Nel caso dell'Italia, questo varrebbe un massimo di 3,4 miliardi di euro, pari a una manovra economica di alto livello.

Tuttavia, è discutibile se i vecchi debiti siano sufficienti per avviare una procedura di deficit. Dopo tutto, l'Italia è rimasta per anni seduta sulla sua montagna di debiti. che non si è ristretta anche quando il governo di Roma rispettava ancora i requisiti dettati da Bruxelles. 

Intervista doppia Salvini - Di Maio su "condono e pace fiscale" (VIDEO)

Un governo poco preparato e un'opposizione inesistente, fatta di "radical Chic" sostenitori e promotori di riforme ormai non più credibili.


Un Berlusconi ormai dedito ad altri campi, quelli verdi del calcio, con la nuova acquisizione del Monza e gli "intellettuali" che con Renzi stavano zitti e adesso giocano ad essere contro a tutti i costi. Salvini e Di Maio sono al potere senza la giusta opposizione che serve al buon andamento della democrazia, tutto quello che fino a pochi mesi fa aveva un valore oggi passa in secondo piano. Sono scomparse "le eminenze grigie" o "i colletti bianchi", che si muovevano nei corridoi del parlamento tessendo tele o organizzando i giochi del potere politico, sia nazionale che internazionale.  Oggi troviamo seduti nelle aule "giovani" che fino a qualche tempo fa non avevano niente a che fare con il mondo politico e poco conoscevano delle rigide "leggi e regole del palazzo" dove, anche solo una parola messa male o un congiuntivo sbagliato, causa degli tsunami nel mondo dell'economia nazionale. Forse Troppo scavezzacollo e populisti, sono sempre in campagna elettorale, non curanti delle continue cadute nelle reti gettate dall'informazione internazionale. Definito un "governo del cambiamento", forse troppo ambizioso, che si sforza di stare unito, anche quando i due Leader oggi al comando, Salvini e Di Maio si lanciano accuse attraverso media e social, anche quando le accuse diventano importanti. Questo governo "Giallo/Verde o  SalviMaio" va avanti tra il "Sovranismo Leghista" e l'"Inquisizione alla Morale" " del Movimento 5 Stelle, in mezzo ai due un arbitro a cui poco donano gli abiti da direttore di gara, il premier Conte, sempre preso tra un viaggio in Europa, dove calmare i germanici isterismi e uno a Roma per bacchettare le mani dei due giovani leader. Una doppia intervista (simulata), ci mostra quali sono le grosse crepe nell'esecutivo del paese, guardando il video sorgono spontanee domande; quando le prossime elezioni? quali reali danni economici sta causando un governo così spaccato? e quale voce può avere in un Europa sempre più debole, che sta mettendo sempre più impegno per frenare i forti venti populisti e nazionalisti?

 

Manovra e condono, che botte tra i due vicepremier! Salvini: "Non passo per scemo". Di Maio: "La smetta di fare il fenomeno". Ma entrambi allontanano la crisi

Alta tensione sui mercati dopo la lettera dell'Ue all'Italia sulla manovra e lo scontro nel governo sul condono fiscale. Piazza Affari perde l'1,6%. Lo spread è a 335 dopo avere toccato quota 340, contro i 327 di ieri. Il leader leghista non cede sul decreto fiscale: "Di Maio sapeva tutto del condono", ma "non c'è una crisi all'orizzonte", certo se cambiamo la pace fiscale "si crea un precedente pericoloso".  Il capo politico del M5S ribatte di non "volere passare per bugiardo"


"Per scemo non passo". Dopo aver assicurato che domani volerà a Roma "per risolvere i problemi", Matteo Salvini mette i puntini sulle 'i' e torna a chiarire quanto avvenuto riguardo al 'caso condono' che ha scatenato lo scontro con i Cinque Stelle. "Domani prenderò un aereo con mia figlia, andrò al Consiglio dei ministri, ma chiederò però di lasciare agli atti la verità del Cdm" che ha approvato il decreto, "quello da cui è nato questo can can" sottolinea il vicepremier, in una diretta Facebook, in cui fa il punto in vista del Cdm, dopo le polemiche sul decreto fiscale. "Non volete quella roba? - dice rivolto ai Cinque Stelle - Chi l'ha letta e verbalizzata sono Conte e Di Maio. Chi leggeva non leggeva bene? Non lo so. Chi scriveva non scriveva bene? Non lo so".

"Io non ho intenzione di fare un regalo al Pd, agli speculatori di Bruxelles, questo governo ha tutto il dovere di proseguire sulla via cambiamento" scandisce Salvini garantendo sulla tenuta del governo. "Io non voglio far saltare nulla - assicura - spero che anche i Cinque Stelle vogliano proseguire con questa esperienza. Io sono a disposizione per andare avanti, con questo governo e questa alleanza" ma dico "patti chiari e amicizia lunga". "Porto pazienza, credo in questo governo, credo in questa alleanza, però per scemo non passo", avverte il vicepremier leghista.

"Non volete quella roba? Passare noi per quelli che hanno fatto tutto no, riscriviamo tutto, chissenefrega dei condoni e condonini" dice il leader della Lega rivolgendosi ancora a Cinque Stelle. "Basta litigare, gli avversari sono fuori, non cerchiamo altrove manine che cambiano i decreti di notte", aggiunge. Per il ministro dell'Interno "se qualcuno ha cambiato idea o era distratto, non si diano le colpe agli altri". Ma "quel decreto lo abbiamo scritto tutti insieme", sottolinea. "Se avete problemi interni voi, non scaricateli sul governo, sulla Lega. Lavoriamo per il bene del Paese", afferma Salvini.

Il leader della Lega si toglie un altro sassolino dalla scarpa. "Oggi dico ai Cinque Stelle che scadeva la presentazione degli emendamenti per il decreto Salvini: perché i vostri parlamentari hanno presentato 81 emendamenti, come se fossero all'opposizione?" chiede il vicepremier. "Non si fa così tra alleati di governo - lamenta il titolare del Viminale - Io voglio andare avanti, sgobbo e lavoro, però mantengo la parola, spero che la notte porti consiglio". "Ma se mi presentate 81 emendamenti sul decreto immigrazione, se la fate lunga e difficile sulla legittima difesa, e poi qualche ministro la tira in lungo sul tema dell'autonomia, io faccio finta di niente, io vado avanti, ci metto la salute, il cuore, ma quello che è giusto è giusto", conclude Salvini.

LA REPLICA DI DI MAIO: "SALVINI SMETTA DI FARE IL FENOMENO

"Nessuna chiamata, ma chiariremo quando rientrerà a Roma, al più tardi domani prima del Cdm". Luigi Di Maio con i suoi fedelissimi si mostra sereno sulla crisi con la Lega innescata sui temi -scivolosissimi per il M5S - del condono penale e dello scudo per i capitali all'estero contenuti nel dl fiscale. "Domani si tratta solo di togliere la norma sul condono penale. Sia chiaro: nessun mercimonio su altri tavoli. Il condono tombale nell'accordo non c'era". E, ancora: "L'accordo lo troveremo, di certo su questo non cade il governo. Ma Salvini deve smetterla di fare il fenomeno", si sfoga il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico con una pattuglia di fedelissimi.

Tanta sicurezza è legata, in parte, anche ai rilievi che sarebbero giunti dal Quirinale circa l'indisponibilità del Colle a far passare nel dl fiscale il condono penale: "E' stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso e Matteo lo sa perfettamente...". Nel faccia a faccia tra i due, che si terrà al più tardi domani, a quanto apprende l'Adnkronos Di Maio intende chiarire anche il ruolo in tutta questa vicenda di Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio considerato il Richelieu del Carroccio.

Stavolta sotto accusa, viene raccontato da autorevoli fonti di governo grilline, per non aver voluto convocare quel preconsiglio dei ministri che avrebbe dovuto definire nel dettaglio i contenuti tecnici dei provvedimento approvati lunedì scorso in Cdm. Dunque manovra e dl fiscale.

"Con la scusa di voler evitare fughe di notizie alla stampa - spiegano le stesse fonti - Giorgetti l'ha tirata talmente per le lunghe che il preconsiglio non si è mai tenuto. Risultato? Al Cdm si è arrivati con un foglietto volante", sottolineano fonti M5S. Ma c'è di più. Tra i 5 Stelle serpeggia un'accusa pesantissima verso il sottosegretario, dal primo giorno inviso a molti nelle file del Movimento. E che Di Maio intende sottoporre a Salvini nelle prossime ore.

Si tratta del presunto inserimento, ad opera di Giorgetti, di due norme mai concordate con gli altri membri di governo: una su un condono per le società sportive dilettantistiche - il cui 'stralcio' avrebbe provocato una sfuriata del leghista, portandolo addirittura ad abbandonare la riunione - l'altra, rimarcano fonti grilline, relativa a Pantelleria e ai bilanci pregressi dell'isola perla del Mediterraneo, peraltro amministrata da un sindaco 5 Stelle dal giugno scorso.

Di concreto c'è che la diffidenza di Di Maio e dei 5 Stelle nei confronti di Giorgetti - considerato pedina irrinunciabile dei leghisti e interlocutore anche del Quirinale - ha superato i livelli di guardia. C'è chi si chiede, nelle fila grilline, come si possa andare avanti in un clima di tale diffidenza e sospetto. Altra spina nel fianco, la 'coabitazione' al Mef di Laura Castelli e Massimo Garavaglia, considerato dai 5 Stelle altro "avvelenatore di pozzi".

"Sono stati lui e Giorgetti ad informare Matteo nelle ultime ore - avrebbe lamentato ieri sera Di Maio ad alcuni ministri M5S - facendo alzare il livello di scontro. Ma sono certo che chiarendo verrà ripristinata la verità. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro. I patti del resto erano chiari...".

Eppure il braccio di ferro sembra ben lungi dal rientrare. Oggi sul terreno di scontro entra anche la sanatoria per gli abusi edilizi per le case danneggiate o crollate in seguito al terremoto di Ischia, "uno scempio" l'etichetta Salvini annunciando la volontà della Lega di fermarlo con una norma ad hoc.

La risposta dei vertici M5S non si fa attendere. "La norma sul condono edilizio - sottolineano all'Adnkronos - è stata chiesta dai sindaci locali, per giunta vicini al centrodestra, ed era stata sottoposta a Salvini oltre che a Di Maio. Vorrà dire che la Lega bloccherà la ricostruzione, problemi loro. Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia". 

 

(Fonte: Adnkronos)

La signora è tornata; Marine Le Pen vuole diventare il primo partito alle prossime Elezioni Europee

Dopo la sfortunata performance dello scorso anno, oggi (gli storici alleati di Salvini) i Nazionalisti della Le Pen, sono in forte ripresa 


Meno di 18 mesi fa, Marine Le Pen uscì sconfitta ed esausta dalle elezioni che hanno visto il prevalere di Macron. Aveva perso il ballottaggio presidenziale francese, dopo una un dibattito molto sentito in cui i contendenti sembravano spinti in una selva senza regole e Marine non ha retto il confronto. La sua leadership nel "Fronte nazionale", un partito di populisti di sangue e terra, veniva meno e negli ambienti politici francesi si diceva che la Le Pen ne fosse uscita depressa. In pochi mesi, perse il suo alleato più stretto, Florian Philippot, e scoprì che i conti bancari francesi del suo partito erano vuoti e inaspettatamente venivano chiusi.

Ma ecco che la leonessa ritorna pronta a nuove battaglie, era a Roma l'8 ottobre con un nuovo bagliore negli occhi, accanto a Matteo Salvini, una raggiante signora Le Pen ha lanciato una protesta contro l'Europa "totalitaria" e ha proclamato l'inizio di una nuova storia con la "S" maiuscola.il Populismo e il nazionalismo potrebbero anche essere stati sconfitti alle urne in Francia nel 2017, ma le Elezioni Europee sono un'altra storia, sia la signora Le Pen, sia Matteo Salvini sperano che le elezioni del prossimo maggio dimostrino che le loro idee e i loro partiti, cavalcando un'onda anomala anti Europa, hanno molto da dire. La Lega e il nuovo "Rassemblement national" (Raggruppamento Nazionale), di Marine Le Pen sono delle forze populiste da non sottovalutare. L'idea potrebbe essere quella di sfruttare un'affluenza generalmente bassa e l'opportunità di un voto di protesta, in queste circostanze l'estrema destra francese e la destra italiana hanno spesso fatto bene nei sondaggi europei. Nel 2014 il "Front Nazional" ha ottenuto il primo posto in Francia, con il 25% dei voti. Per i francesi, il voto del prossimo anno sarà determinante anche come test elettorale politico a medio termine, Macron viene da un'estate di scandali mal gestiti e commenti offensivi e oggi i rating di popolarità del presidente francese sono crollati. Questa settimana ha visto Macron lottare per rimescolare il suo governo, dopo che il suo ministro degli Interni, Gérard Collomb, si è dimesso, lamentando il fatto che il presidente era privo di umiltà. Le elezioni del prossimo maggio saranno "molto complicate", afferma uno dei suoi deputati. "Il rischio è che il voto si trasformi in un referendum proprio su Macron." Un sondaggio dell'ultima ora pone la signora Le Pen al 20% e questo la potrebbe vedere di nuovo in cima alla scala di gradimento francesi. "Il vento populista soffia ovunque," avverte Xavier Bertrand, presidente della regione Hauts-de-France, che ha battuto la signora Le Pen nel 2015.

La Le Pen e Salvini sperano di beneficiare di questa brezza, che ha messo in atto uno spostamento strategico sull'Europa e che potrebbe rendere sia il "Rassemblement national" (Raggruppamento Nazionale), sia la Lega una prospettiva meno allarmante per alcuni elettori. Dopo il referendum sulla Brexit nel 2016, guidato dal signor Philippot, allora vicepresidente del partito, l'onorevole Le Pen è diventata un "frexiteer". Un manifesto di partito all'epoca mostrò un paio di pugni che rompevano le catene accanto allo slogan: "Brexit, e ora la Francia!" L'anno scorso ha basato la sua campagna appoggiando un referendum che proponeva delle modifiche sui trattati dell'adesione all'UE e un ritorno a una "valuta nazionale" al posto del Euro. Purtroppo per lei però era troppo presto, i risparmiatori, in particolar modo i pensionati, hanno temuto per i loro risparmi e al primo turno, solo il 10% degli over 70 ha votato per la signora Le Pen, meno della metà del totale dei voti che si sarebbe aspettata.

Da qui partì l'impegno a lavorare verso una "Europa delle nazioni" riformata, un idea molto discussa anche con la Lega di Salvini, insieme hanno promesso di rimodellare l'UE e liberarla dalle grinfie di "quelli rintanati nel bunker di Bruxelles". La signora Le Pen non è più favorevole a lasciare l'UE, ma a conquistarla. Richiamando gli slogan inglesi, "in Europa, ma non governati dall'Europa", il ritornello di molti leader conservatori in Gran Bretagna.

In tutto questo trambusto è doveroso ricordare che Marine ha ancora qualche difficoltà a casa, un tribunale le ha ordinato di sottoporsi a un test psichiatrico in relazione al caso in cui le viene contestato di aver postato su Twitter immagini che mostrano la violenza dello Stato islamico. Ma non è il solo problema che la nuova Le Pen deve fronteggiare, come il suo "oggi amico Salvini", un'indagine che ha portato al sequestro 1 milione di dollari di sussidi pubblici al partito. 

Nonostante tutto la leonessa ricorda che i nazionalisti francesi furono sconfitti nel 2017, non schiacciati. 

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