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updated 10:17 PM UTC, Dec 14, 2019

Il Pd vuole prendersi Lombardia nel 2018. Bussolati: "Questa volta ci siamo mossi per tempo. Pronti ad ascoltare tutti"

Il segretario milanese spiega come intende muoversi il suo partito in vista dei prossimi appuntamenti politici ed elettorali, soprattutto le elezioni regionali del 2018. Reduce dal successo nel capoluogo e in altre città e aree che erano considerate appannaggio del campo avversario, la maggiore formazione del centrosinistra non vuole lasciarsi sfuggire l'occasione di conquistare l'amministrazione della Regione. L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


Questa mattina conferenza stampa di lancio del percorso di ascolto del PD “Nord sud ovest est”, in vista delle elezioni amministrative e di Lombardia 2018. 
“Il mondo non è piatto, ma fatto di complessità e tante diverse realtà, verso cui è indispensabile aprirsi, per comprenderne priorità e fare del PD un partito all’altezza delle sfide future e punto di riferimento per i territori. Questo percorso si svilupperà lungo due direttrici, una rivolta a iscritti ed elettori primaristi sull’organizzazione del partito, l’altra finalizzata al dialogo con cittadinanza e associazioni, per l’ascolto di nuove proposte e contenuti. 
In seguito ad una mappatura di associazioni e vasto mondo del volontariato su tutto il territorio metropolitano, si procederà ad un tour nelle varie zone, con diverse iniziative: una giornata sulle buone pratiche dei circoli in collaborazione con Roma e laboratori su diversi temi, mentre per la città di Milano si riattiveranno i tavoli di “Milano Domani”. Lo stesso modello sarà poi replicato su tutto il territorio regionale, fino ad arrivare ad un primo grande appuntamento di sintesi e raccolta degli sforzi con la “Notte democratica”: aperitivo e cena di autofinanziamento, in programma per il 20 marzo, con ministri, parlamentari e amministratori locali". Così il segretario metropolitano, Pietro Bussolati, nel corso della conferenza stampa di lancio del percorso di ascolto del PD, tenutasi questa mattina al Pirellone. 

De Marchi (Pd): "Contro Sumaya una strumentalizzazione becera e vergognosa"

La consigliera comunale di maggioranza difende la collega Abdel Qader dopo la conferenza stampa di Matteo Forte, rappresentante di Milano Popolare a Palazzo Marino, e Maryan Ismail, l'antropologa musulmana sufi, fuoriuscita dal Partito Democratico che accusa di privilegiare solo alcune componenti del mondo islamico sospettate di legami col radicalismo wahabita: "Lei fa da ponte con una comunità che dobbiamo conoscere meglio e con cui dobbiamo dialogare" - (VIDEO)


"Si è strumentalizzato un tema senza andare a fondo per accusare Sumaya Abdel Qader di situazioni riguardanti suoi lontani parenti che nulla hanno a che fare con le attività che lei svolge come consigliera comunale nella nostra città. Sumaya non è iscritta al Pd, ma la abbiamo invitata a farlo perché la sentiamo parte di noi e soprattutto di un progetto di convivenza nella nostra società, che si basa proprio su principi di rispetto e di attenzione l'uno dell'altro. E' squallido e inaccettabile l'attacco che le è stato rivolto, perché non rispetta la persona, il lavoro, la competenza e le capacità di chi si sta dando un gran da fare per trovare il modo di creare quei legami che sono importanti in una città dove vogliamo vivere tutti insieme nel rispetto di ciascuno di noi". Questo il commento rilasciato ai microfoni de ilComizio.it da Diana De Marchi, consigliera comunale milanese del Pd sui contenuti della conferenza stampa tenuta da Matteo Forte (Milano Popolare) e da Maryan Ismail, antropologa musulana sufi, uscita polemicamente dal maggior partito del centrosinistra proprio sul tema dei rapporti con una parte del mondo islamico.

Salvini: "Gli immigrati? Rimandarli indietro, scaricarli sulle spiagge con noccioline e gelato". Ma ne ha per tutti: il prefetto Morcone, Bello Figo e Il Volo...

Le dichiarazioni del leader leghista a La Zanzara su Radio 24, un contesto dove è facile che escano espressioni sopra le righe. Il commento più "politico" è per il capo del dipartimento immigrazione del ministero dell'Interno che ha proposto di imporre a tutti sindaci italiani una quota fissa di stranieri: "Aiuta i delinquenti e favorisce i clandestini, dovrebbe dimettersi". Parole colorite per il rapper e gli artisti che si sono rifiutati di cantare per Trump


 

"Con gli immigrati che arrivano in Italia è in corso una sostituzione etnica vera e propria". Lo dice Matteo Salvini, leader della Lega Nord, a La Zanzara su Radio 24, spiegando che "bisogna salvare chiunque in mezzo al mare, ma poi riportarlo indietro. Bisogna scaricarli sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”.

 Salvini attacca duramente il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento immigrazione del ministero dell’Interno, che ha proposto di imporre a tutti sindaci italiani una quota fissa di immigrati da accogliere: "Morcone dovrebbe dimettersi. Un tizio che governa l’immigrazione in tutta Italia, si candidò col Pd a Napoli e fortunatamente fu trombato, e ora vorrebbe imporre ad ogni sindaco, a ogni cittadino, la quota minima di immigrati, è uno che dovrebbe prendere il primo barcone ed essere spedito dall’altra parte del Mediterraneo".

"Morcone fa rima con barcone, ma come ti permetti di imporre? Non possiamo ospitare tutta l’Africa in Italia - aggiunge il segretario della Lega - . Morcone aiuta i delinquenti e favorisce l’immigrazione clandestina. Morcone è un prefetto che invece di tutelare l’ordine pubblico si preoccupa di spalmare casini in giro per l’Italia, è uno che dovrebbe cambiare mestiere".

Salvini si sofferma anche sul rapper Bello Figo, autore di alcuni brani a favore degli immigrati. "Lo manderei a raccogliere il cotone. E anche i pomodori, le arachidi e le banane", dice. "Il Volo? Quando ho letto che loro e Bocelli hanno detto di no a Trump ho provato una profonda tristezza. Sono tre sfigatelli", aggiunge poi Salvini: "Comunque ognuno fa quello che vuole. La musica non ha colore politico, sarebbe stato bello avessero cantato a prescindere. Ma sono tre fessacchiotti, dai".

Milano, Sala: "Studiamo un nuovo modello per le case popolari"

Il sindaco incontra in Prefettura il ministro alla Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, e il governatore lombardo, Roberto Maroni per fare il punto sul "Patto per Milano" che per il primo cittadino "non è un'operazione di marketing, perché ha grandi contenuti" - (VIDEO)


Arriverà una "strategia comune" per le politiche abitative e la gestione delle case popolari di proprietà della città di Milano e della Regione Lombardia. Anche se "una proposta non c'è ancora", il primo cittadino Giuseppe Sala e il governatore Roberto Maroni intendono "lavorare insieme per creare un nuovo modello". "Ad oggi non siamo in grado di formulare una proposta, la questione è delicata, ma Milano può essere un esempio virtuoso nell'evoluzione della gestione dell'edilizia popolare", spiega Sala dopo l'incontro con il ministro della Coesione territoriale Claudio De Vincenti. "C'è la volontà di trovare un sistema quanto più unificato possibile". Quanto al Patto per Milano, Sala sottolinea che "non è una scatola vuota né un'operazione di marketing, ma è piena di iniziative che stanno partendo, ha grandi contenuti".

"Patto per Milano", Maroni: "Ecco che cosa possiamo fare subito"

Incontro in Prefettura a Milano tra il governatore lombardo, il sindaco della metropoli, Giuseppe Sala e il ministro della Coesione Sociale, Claudio De Vincenzi. Il presidente leghista: "Sessanta progetti previsti, di cui 21 immediatamente cantierabili, per un importo di circa 5 milardi di euro. La nostra priorità è finire la Pedemontana" - (VIDEO)


"E' stata una riunione molto operativa, come nel nostro stile". Cosi' il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha sintetizzato il lungo incontro tenutosi in Prefettura a Milano con il ministro della Coesione Territoriale, Claudio De Vincenti e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "E' stato costituito - ha raccontato - il comitato di indirizzo e controllo previsto dal 'Patto per la Lombardia', che quindi da oggi e' pienamente operativo. Al ministro abbiamo consegnato una scheda che fa da sintesi agli oltre 60 progetti previsti, di questi 21 sono immediatamente cantierabili, per un importo di circa 5 miliardi di euro. Serve ancora la conclusione di alcune formalita', presso ministeri e Cipe, ma reputo si possano sbrogliare rapidamente".

GLI ALTRI PROGETTI - "39 progetti non sono ancora cantierabili, ma sono nella fase di progettazione, studio di fattibilita', progettazione preliminare o definitiva o esecutiva. Quindi, stanno procedendo. Tre invece sono ancora da definire, in particolare il capitolo di circa 47 milioni per la messa in sicurezza degli itinerari regionali e provinciali, interventi di depurazione dei laghi prealpini per 10 milioni e interventi in campo infrastrutturale e ambientale per 80 milioni", ha proseguito il Governatore, spiegando di aver fatto sapere al ministro e al comitato di controllo, che "l'iniziativa sara' della Regione Lombardia, che dovra' fare una consultazione dei territori, raccogliere i progetti piu' significativi e poi sottoporli al comitato di indirizzo e controllo".

CONDIVISIONE CON MILANO - Inoltre, ha aggiunto Maroni, "abbiamo condiviso con il ministro e il sindaco di Milano, progetti che sono nel 'Patto per la Lombardia', ma riguardano anche Milano, come la metropolitana per Monza, le politiche abitative dell'Aler, dove tenere sotto controllo i costi con la finalita' sociale di dare una casa a chi non ce l'ha, il sito di interesse nazionale di Pioltello-Rodano e il campus per l'Universita' statale di Milano. Su tutti questi temi - ha assicurato - ci sara' una forte collaborazione istituzionale fra Governo, Regione e Comune".

COMPLETAMENTO PEDEMONTANA - Infine, ha concluso il Presidente Lombardo, "ho fatto presente al ministro la nostra priorita': la conclusione della realizzazione, progettuale e pratica, della Pedemontana, finanziata con 2 miliardi e 700 milioni nel Patto per la Lombardia. Ci sono una serie di questioni aperte sulle quali stiamo lavorando, ma ho voluto ribadire che per noi rappresenta una priorita' e su questo il ministro De Vincenti ha garantito la piena collaborazione del Governo".

Maryan Ismail: "Una parte dell'islam che ha rapporti col Pd è antisemita. Lo dicevo ma non mi hanno ascoltato"

L'antropologa, musulmana sufi, denuncia le scelte del Partito democratico, di cui ha fatto parte per poi lasciarlo proprio per divergenze sul tema, sulle relazioni con persone, associazioni e comunità che fanno riferimento a interpretazioni politico-religiose, come quella wahabita, che esprimono posizioni spesso odiose e intolleranti - (VIDEO)


Maryan Ismail era membro della segreteria metropolitana del Pd milanese, ma ne uscì pochi mesi fa per via delle scelte operate in materia di rapporti con una parte minoritaria, quanto potente e per alcuni estremista, dell'islam politico. Una delle cause del dissenso fu la decisione del segretario metropolitano Pietro Bussolati e dell'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino di privilegiare la candidatura di Sumaya Abdel Qader, ritenuta vicina ai Fratelli Musulmani, poi eletta nel Consiglio comunale. Ismail denuncia oggi come allora le posizioni del mondo islamico con cui il Pd ha scelto un canale preferenziale, posizioni che sono quelle dell'islam wahabita, per cui la religione è parte egemonica nella vita pubblica e che non fa mistero di perseguire l'antisemitismo, anche se mascherato da antsionismo. Parole forti quelle dell'antropologa musulmana sufi che ilComizio.it ha raccolto a margine della conferenza stampa che ha tenuto insieme al consigliere comunale di Milano Popolare, Matteo Forte.  

I rapporti pericolosi tra Pd e islamismo politico: la denuncia di Matteo Forte (Milano Popolare)

Il consigliere comunale ha tenuto una conferenza stampa a Palazzo Marino insieme all'antropologa Maryan Ismail per richiamare l'attenzione sulle relazioni del principale partito del centrosinistra con personalità, associazioni e gruppi religiosi che sono espressione di quella parte del mondo musulmano che in molti casi si dimostra vicina a posizioni estremiste. Il caso di Sumaya Abdel Qader - (VIDEO)


"Pd e islamismo politico: un rapporto non occasionale". Hanno voluto intitolare così la propria denuncia il consigliere comunale di Milano Popolare, Matteo Forte, e l'antropologa musulmana Sufi, Maryan Ismail, uscita dallo stesso Pd, di cui era membro della segreteria metropolitana, proprio per divergenze sulle relazioni tra il partito e ambienti minoritari quanto influenti e discutibili, del mondo islamico. 

A margine della conferenza stampa, il consigliere Forte ha spiegato ai nostri microfoni le ragioni di una preoccupazione che è stata condivisa anche da esponenti dello stesso Partito democratico per scelte che, a suo dire, sembrano dettate da un calcolo elettoralistico che rischia di dare ulteriore forza a gruppi ed elementi che si sono dimostrati vicini all'estremismo e al fanatismo islamico.

Immigrazione, Corrado (M5S): "I Cie non funzionano perché non si fanno le espulsioni"

Il consigliere comunale pentastellato a Milano commenta ai microfoni de ilComizio.it l'intenzione espressa dal ministro dell'Interno Minniti di aprire un centro di accoglienza in ogni regione italiana: "Il 70% dei richiedenti asilo non ha diritto a restare, ma noi li ospitiamo per anni. Bisogna cambiare prospettiva" - (VIDEO) 


"Evidentemente il sistema di accoglienza attuato in Italia non è stato idoneo a risolvere la questione così come si è presentata nella nostra società. I Cie non sono la soluzione, si deve rivedere integralmente il tutto. Perché si possa giungere a una vera accoglienza e una vera integrazione, bisogna destinare ingenti risorse ai rimpatri, così che chi ha diritto a rimanere nel nostro Paese possa essere realmente integrato, mentre chi non ne ha diritto non deve drenare risorse agli altri. Al momento è evidente che le espulsioni non si fanno. E' accertato che circa il 70% dei richiedenti asilo non ha il diritto allo status di profugo; quindi finché non si decide di rimpatriare chi non ha diritto a restare è inutile determinare altre questioni, spostando sempre in avanti il problema. Dobbiamo rivedere tutta la questione da un'altra prospettiva". 

Lo ha detto ai microfoni de ilComizio.it il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Milano, Gianluca Corrado, in merito all'intenzione espressa dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, di aprire un centro di accoglienza in ogni regione italiana.

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