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updated 2:03 PM UTC, Dec 9, 2019

Sicurezza sui treni lombardi, i militari viaggeranno gratis anche in borghese o fuori servizio

Firmato oggi un Protocollo d'Intesa che estende alle Forze armate la possibilità di spostarsi liberamente sui convogli di Trenord. L'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte: "Pur non essendo la sicurezza una materia di competenza regionale stiamo facendo di tutto per garantire spostamenti piu' tranquilli agli otre 700.000 pendolari che, quotidianamente, si spostano sui nostri treni. E' anche un giusto riconoscimento a chi, tutti i giorni, si prodiga a difesa della patria"


 

 

Continua l'impegno di Regione Lombardia per rendere piu' sicuri gli spostamenti di chi viaggia sui treni di Trenord. L'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilita', Alessandro Sorte, ha infatti sottoscritto oggi con il generale di brigata, Michele Cittadella, comandante militare esercito Lombardia e il generale di Brigata aerea, Silvano Frigerio, rappresentante del comando di presidio dell'Aeronautica militare, un Protocollo d'Intesa che estende a tutte le forze armate possibilita' di viaggiare gratuitamente su tutti i treni regionali anche quando non indossano la divisa o sono fuori servizio.


GIUSTO RICONOSCIMENTO PER CHI SI PRODIGA A DIFESA DELLA PATRIA - "Pur non essendo la sicurezza una materia di competenza regionale - ha spiegato Sorte - stiamo facendo di tutto per garantire spostamenti piu' tranquilli agli otre 700.000 pendolari che, quotidianamente, si spostano sui nostri treni. E' anche un giusto riconoscimento a chi, tutti i giorni, si prodiga a difesa della patria". 

DALLA REGIONE 9 MILIONI PER LA SICUREZZA - Sorte ha anche ricordato come questo Protocollo d'Intesa vada a rafforzare provvedimenti gia' in essere. "Proprio a dicembre - ha aggiunto -
abbiamo sottoscritto un Protocollo da 6,1 milioni di euro che consentiva alle Forze dell'ordine di spostarsi su tutti i mezzi del trasporto pubblico locale lombardo. Allo stesso tempo abbiamo stanziato altri 3 milioni di euro per garantire il presidio di guardie giurate armate sui treni e nelle stazioni".

PROTOCOLLO RINFORZA IMPEGNO DEI MILITARI - "Questo accordo - ha detto Cittadella - va a rinforzare l'impegno dei militari dell'esercito gia' presenti in Lombardia. A Milano, in particolare, sono impegnati 800 militari dell'esercito italiano nell'operazione 'Strade sicure'. Il Protocollo e' ulteriormente importante perche', estendendo la possibilita' di viaggiare gratuitamente anche a chi e' in borghese, non da' punti di riferimento a eventuali malintenzionati. Allo stesso tempo, i militari hanno la possibilita' di intervenire piu' rapidamente senza svelare la propria ubicazione e identita'". 

FORZE ARMATE POSSONO DARE SUPPORTO A PERSONALE DI BORDO - "Tutto il personale - ha spiegato Frigerio - puo' essere chiamato a dare supporto agli operatori di bordo perche', come prevedono le norme, i militari delle Forze armate possono essere chiamati a operare come agenti di pubblica sicurezza laddove richiesto dalle Forze dell'Ordine. 

Il Protocollo, fortemente voluto dalla Regione Lombardia, ha subito trovato pieno accoglimento dal comando militare esercito Lombardia di Milano e dal Corpo d'armata italiano di reazione rapida della Nato di Solbiate Olona (Varese). Quest'ultimo, unico nel suo genere in Italia, ospita circa 2.000 militari delle diverse Forze Armate di 12 nazioni alleate. Si tratta di un alto Comando della Nato ad elevata prontezza operativa, cioe' in grado di schierarsi, su disposizione dall'autorita' politica, in qualsiasi area di crisi con tempi di reazione brevissimi, con lo scopo di coordinare e gestire una operazione a guida Nato. 

Salute, Gallera sui pazienti cronici: "Dalla Lombardia un cambio culturale: passiamo dalla cura al prendersi cura". E sulla carenza di pediatri dice...

L'assessore regionale al Welfare illustra l'ultima delibera della giunta Maroni: "Il provvedimento stabilisce che i soggetti candidati (gestori) che garantiranno di poter offrire al paziente cronico un servizio integrato che gli consenta di effettuare le visite e gli accertamenti nello stesso luogo, senza dover più girare da una parte all'altra, evitando quindi le perdite di tempo, le difficoltà di prenotazione e di accesso, in sintesi una presa incarico completa, saranno selezionati dalle Ats e iscritti in una lista". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


 

"Il 2017 e' l'anno in cui diamo attuazione alla legge di evoluzione del sistema sociosanitario regionale. Grazie alla delibera appena approvata, da oggi e fino al mese di maggio i medici di Medicina generale, soggetti erogatori pubblici e privati accreditati potranno candidarsi, sulla base di requisiti e criteri specifici forniti da Regione, per la presa in carico dei pazienti cronici della nostra

Regione (3.350.000), che rappresentano il 30% della popolazione assistita, a cui e' destinato il 75% delle risorse per ricoveri, visite specialistiche ambulatoriali e di farmaceutica territoriale e ospedaliera". Lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera illustrando la delibera della domanda, in attuazione dell'articolo 9 della Legge di evoluzione del sistema socio sanitario, approvata, questo pomeriggio, dalla Giunta.

Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia

 

I PAZIENTI SCEGLIERANNO GESTORE PRESA IN CARICO - "Il provvedimento - ha spiegato l'assessore - stabilisce che i soggetti candidati (gestori) che garantiranno di poter offrire al paziente cronico un servizio integrato che gli consenta di effettuare le visite e gli accertamenti nello stesso luogo, senza dover piu' girare da una parte all'altra, evitando quindi le perdite di tempo, le difficolta' di prenotazione e di accesso, in sintesi una presa incarico completa, saranno selezionati dalle Ats e iscritti in una lista. Lista che i pazienti interessati dalle condizioni di cronicita' piu' diffuse riceveranno tramite una lettera di Regione Lombardia, che invieremo nella seconda meta' dell'anno. Saranno poi i pazienti a scegliere da chi essere presi in carico all'interno della lista degli accreditati".

CAMBIO CULTURALE - "Si tratta quindi - ha continuato Gallera - della concretizzazione del cambio culturale introdotto dalla nostra legge che impone il passaggio dalla cura al prendersi cura. A differenza di quanto avveniva in passato, infatti, offriamo un sistema di presa in carico che affianca e accompagna il paziente in tutto il suo percorso. Un sistema che attraverso reti di cura e assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale, assicura l'integrazione e il raccordo tra tutte le diverse competenze professionali coinvolte, ospedaliere e territoriali. Un sistema che ci consentira' anche di tagliare le liste d'attesa e impedire il sovraffollamento dei Pronto soccorso. 

PATTO DI CURA - "Nel momento in cui l'utente sceglie il gestore sottoscrive con lui un Patto di cura che prevede responsabilita' precise. L'erogatore si impegna a predisporre il Piano di assistenza individuale (Pai) e la programmazione di un percorso di cura personalizzato. Dovra' inoltre garantire e accompagnare, tramite un case manager, l'erogazione delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie in base alle patologie e alle necessita' del paziente".

"Seguendo il modello di classificazione della Banca dati assistiti, in coerenza con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), - ha proseguito l'assessore - i soggetti verranno raggruppati sulla base della patologia principale e del livello di particolari condizioni di fragilita'. Questo livello e' suddiviso in base alla gravita' della cronicita' : il Livello 1, che riguarda i soggetti (150.000) ad elevata fragilita' clinica in cui sono presenti, oltre alla patologia principale, almeno quattro o piu' patologie complessive (ad esempio scompenso cardiaco grave, insufficienza respiratoria grave); il Livello 2, che riguarda i soggetti (1.300.000)con cronicita' poli-patologica, in cui sono presenti due o tre patologie complessive (infartuato, ictus); il Livello 3, che coinvolge i soggetti (1.900.000) con una cronicita' in
fase iniziale, in cui e' presente solo la patologia principale(iperteso, diabetico tipo 2)". La presa in carico del Livello 3 e' riservata in via prioritaria ai medici di Medicina generale.

RUOLO DEL MMG - Il medico di Medicina generale mantiene il ruolo di riferimento del paziente, assicurando le funzioni previste dalla convenzione nazionale. Puo' diventare sia gestore diretto
della presa in carico, sia avere un ruolo di raccordo con il Gestore scelto dal proprio paziente per la presa in carico.

TARIFFA E REMUNERAZIONE PRESA IN CARICO - "La tariffa di presa in carico prevista dalla legge - ha concluso Gallera - introduce un modello innovativo di remunerazione che non si basa piu' sulla
singola prestazione erogata, ma su un set predefinito di prestazioni e servizi associati ad una tariffa omnicomprensiva, che viene calcolata sulla base dei consumi storici osservati e normalizzati dal punto di vista statistico, da un paziente affetto da una specifica patologia principale. In questo modo andiamo a ridurre l'inappropriatezza clinica e organizzativa. Ai gestori (medici di Medicina generale, soggetti erogatori pubblici e privati accreditati) che attuano la presa in carico viene corrisposta una tariffa comprensiva di una maggiorazione dell'8% per i costi generali.


CENTRO SERVIZI - Il Centro servizi supporta il gestore a tutela dell'aderenza al Pai al fine di assicurare agli utenti un insieme di servizi che realizzano concretamente il concetto del 'prendersi cura'. Tra i piu' importanti: il supporto nella gestione delle prestazioni, anche in caso di telemedicina; le prenotazioni; il contatto telefonico per ricordare appuntamenti e accertamenti; la fornitura a domicilio di presidi sanitari e sociosanitari.

Caos Pd, Emiliano: "Carte bollate per arrivare al congresso". Orfini e Guerini: "Non conosce lo statuto". Rossi: "Lancio una petizione"

Dopo la dura presa di posizione di Massimo D'Alema che, con il suo "liberi tutti", aveva reso più concreto il rischio di una scissione nel partito, arrivano nuovi affondi. Alzano la voce il presidente di Regione della Regione Puglia e il governatore toscano. Nel mirino il segretario Renzi, difeso da suoi che contrattaccano: "Se ne riparla a dicembre 2017"


 

E' caos nel Pd. L'intervista rilasciata a 'In mezz'ora' da Michele Emiliano, in cui il politico ha espresso la necessità di convocare un congresso, ha aperto una profonda spaccatura del partito. Sulla scia delle parole dell'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, il governatore della Puglia si è scagliato contro il segretario del partito, Matteo Renzi perché "non sta rispettando le norme dello Statuto" e "non sta aprendo il congresso". Secondo Emiliano "si può arrivare persino alle carte bollate" per obbligare Renzi a fare il congresso per cui ha esortato l'ex premier ad "iniziare immediatamente la procedura".

Le parole di Emiliano hanno subito ricevuto una pioggia di repliche. "Mi auguro che l'Emiliano magistrato conosca la legge meglio di come l'Emiliano politico conosce lo statuto del suo partito", ha commentato su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Sulla stessa linea il vice segretario dem, Lorenzo Guerini. "L'unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge", ha ribattuto Guerini, spiegando che "il congresso viene convocato dall'assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l'art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017".

E' intervenuto nel dibattito anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha deciso di lanciare una petizione. "Io proporrò una petizione", ha annunciato Rossi in un'intervista a Controradio, "una petizione di poche righe, rivolta a elettori e iscritti, che vada alla direzione nazionale con la richiesta di convocazione di un congresso immediato".

(Fonte: Adnkronos)

 

Cosa aveva detto D'Alema:

 

Cambiare politica per riconquistare un popolo che ha voltato le spalle ma per cambiare politica il Pd deve cambiare segretario. E' l'opinione di Massimo D'Alema, che ha chiuso l'assemblea di "Scelgo no", i comitati che si sono battuti contro la modifica della Costituzione firmata Renzi-Boschi, sommersa da 20 milioni di voti contrati al referendum del 4 dicembre.

"Questo incontro - ha chiarito subito chiudendo i lavori dell'incontro che si è svolto al centro congressi Frentani - non è una riunione per festeggiare il risultato del referendum. No e Sì sono alle nostre spalle, quel dibattito è chiuso. Il risultato così straordinario è dovuto anche al fatto che, cittadini che non votavano più alle elezioni politiche o alle amministrative, hanno votato il referendum e, tra questi, molti elettori della sinistra. Organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, creare i comitati, raccogliere fondi e adesioni", è la missione che d'ora in avanti attende le articolazioni di 'Scelgo no'.

"Noi non stampiamo tessere, non faremo il tesseramento. Non vogliamo generare equivoci e tutti ci direbbero 'ecco vogliono fare un partito, saremmo tormentati da un sistema informativo che è orientato a sostenere l'establishment, l'unica categoria che è stata veramente favorita dal governo in questi anni. Compresi molti proprietari di giornali che non si fanno pregare nel dimostrare la propria gratitudine", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio.

"Abbiamo rotto con il nostro popolo - ha osservato D'Alerma addentrandosi nel dibattito sul partito e sul congresso - certo non è un processo iniziato adesso. Però, non c'è dubbio, che la politica seguita dal governo negli ultimi tre anni ha sicuramente e fortemente accelerato questo processo".

"In questa situazione cosa deve fare il centro sinistra? Precipitare verso le elezioni? Come - ha domandato ancora D'Alema - con quale progetto politico e con quali alleanze? Ho letto che il presidente del Pd ha detto: 'entro 10 giorni o si approva una nuova legge elettorale che vogliamo noi, o si va a votare subito...'. E' sconcertante, io sono sconcertato da questo atteggiamento".

"Quando poi leggo Zanda dire che 'si può andare a votare perché la sentenza della Consulta ha sostanzialmente confermato l'impianto dell'Italicum...' Direbbe il Poeta: 'non so se il riso o la pietà prevale'. Che cosa gli devi dire a uno così. In questi casi è meglio se arriva uno con un camice bianco che gli dice 'stia tranquillo, venga con me, non si agiti'. Passare da una legge super maggioritaria al proporzionale puro e per lui non fa differenza".

"Noi - ha proseguito D'Alema - abbiamo la responsabilità di correre in soccorso di un gruppo dirigente che ha smarrito la ragione. Quello che si deve fare è semplice: il governo deve andare avanti, introdurre qualche elemento di discontinuità almeno sul Jobs act e sulla Buona scuola, perché questo può aiutare il centro sinistra a recuperare consensi e credibilità. Poi bisogna mettere mano alla legge elettorale, discutendo in Parlamento, trovando un compromesso".

"Renzi diceva 'con me sono finiti gli inciuci' ma a me pare che con questa legge elettorale l'unica forma di governo possibile e è un super inciucione, perché, con la proporzionale pura, la somma Pd-Fi non farà maggioranza. Per cui nemmeno l'accordo, che a mio avviso già hanno con Berlusconi, garantisce una maggioranza di governo. Quindi noi rischiamo di avere un governo M5S-Lega, che è la previsione più ragionevole. Non dimentichiamoci che la linea 'al voto al voto' è la linea che abbiamo seguito alle comunali a Roma e sappiamo bene come è andata a finire".

Di conseguenza D'Alema ha sottolineato che "il governo fa quel che deve e il Pd fa il suo congresso, che è necessario per fare un bilancio di questi anni e intraprendere una strada che possa portare credibilmente il nostro partito a fare quel che ora non è in grado di svolgere: essere la forza centrale di un centro sinistra allargato. Io penso che si dovrebbe andare alle elezioni con una lista che vada oltre i confini del Pd e non nel senso del listone Alfano-Pisapia, peraltro già fallito in partenza".

"Il segretario del Pd - ha affermato D'Alema - ha il dovere di convocare il congresso e di spiegare cosa vuole fare. Ritengo si debba lavorare al processo di riorganizzazione del centro sinistra, con una nuova piattaforma politica rispetto ai programmi applicati in questi anni, che ci hanno portato a gravi sconfitte, delle quali un gruppo dirigente che dovrebbe prendersi le responsabilità, anzichè fare finta di nulla".

"Abbiamo lasciato per strada un pezzo fondamentale del nostro mondo e difficilmente lo recupereremo senza un cambio di rotta e, affettuosamente aggiungo, senza un cambio di leadership. Perché non si cambia politica se non si cambia leadership".

"Se invece ci troveremo di fronte alla sordità del gruppo dirigente, se prevarrà l'idea di precipitare verso le elezioni allo scopo di poter uniformare i gruppi parlamentari, senza un progetto di governo e alleanze, al solo scopo di ridurre deputati e senatori all'obbedienza e normalizzare il partito, allora deve essere chiaro che una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno di noi libero. Alcuni di noi, quelli che invece ritengono ancora di avere delle responsabilità e degli obblighi nei confronti della sinistra, non sarebbero nemmeno liberi di decidere ma dovrebbero agire".

(Fonte: Adnkronos)

 

Immigrazione, Maroni: "Minniti non cambi idea sui Cie. E Dall'Europa zero risultati. Il 2 febbraio vedrò Donald Trump"

Il presidente della Regione Lombardia auspica che il ministro dell'Interno mantenga i propositi espressi a fine dicembre scorso durante un vertice in Prefettura a Milano e commenta le politiche allo studio dell'Unione Europea che prevedrebbero anche un blocco navale al largo delle coste libiche per controllare le partenze dei barconi: "Da anni Bruxelles fa solo annunci senza alcuna concretezza". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


"A Roma Minniti ha parlato dei Cie in maniera diversa rispetto a quanto aveva fatto a Milano. Secondo me, l'ha fatto sotto la pressione di alcuni governatori di centrosinistra che non vogliono i Cie. Se fosse così, mi dispiacerebbe. Io gli do credito, rimango a quanto ha detto a Milano al comitato per l'Ordine e la sicurezza. Spero non cambi idea. Aspettiamo i fatti concreti, perché fino ad ora abbiamo ascoltato solo parole".

Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, conversando con i giornalisti, su precisa domanda de ilComizio.it, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università degli Studi di Milano, a proposito dell'emergenza immigrazione. Duro il giudizio del governatore sulle politiche allo studio dell'Unione europea: "Da anni l'Ue annuncia, sta pensando, ha programmi... Concretezza zero, risultati zero".

Sempre sollecitato da noi Maroni ha anche detto: "Vedrò il presidente americano Donald Trump il 2 di febbraio al 'National prayer breakfast'". Il presidente lombardo sarà negli Stati Uniti, "fra Washington e New York, e - ha sottolineato - parteciperò a un incontro alle Nazioni Unite sul tema dell'immigrazione. Voglio capire se loro hanno programmi, progetti, idee".

Parolini: "Anche nel turismo la Lombardia diventerà la prima Regione d'Italia". L'importanza fondamentale dell'enogastronomia

L'assessore lombardo allo Sviluppo economico parla a margine della presentazione di Milano Food City: "Il cibo è un elemento decisivo. Da noi è bello vivere, si mangia bene e si fanno straordinarie esperienze turistiche". La nostra intervista - (VIDEO)


Nel solco di Expo 2015, il cibo e la cultura dell'alimentazione saranno di nuovo protagonisti nel capoluogo lombardo dal 4 all'11 maggio prossimi con "Milano Food City".  Una settimana ricca di eventi, incontri e show cooking diffusi in città, una vetrina internazionale di grande attrattività per Milano sulla scia di quanto avviene già in occasione delle settimane della moda e del design. A illustrare questa mattina obiettivi e contenuti dell'iniziativa è stato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, con gli assessori Cristina Tajani (Attività produttive e Commercio) e Roberta Guaineri (Turismo e Qualità della vita), Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, Roberto Rettani, Presidente di Fiera Milano, Alberto Meomartini, Vice Presidente Camera Commercio di Milano, Giorgio Rapari, consigliere di Confcommercio Milano incaricato allo sviluppo associativo.

L'assessore Parolini ai microfoni de ilComizio.it spiega: "E' una bella iniziativa a cui stiamo lavorando insieme al Comune di Milano, ma che vogliamo estendere ad un'area più vasta dentro la Lombardia, cioè creare, come accade con il Fuori Salone e con la Settimana della Moda, una serie di eventi sul cibo, sull'enogastronomia che si accompagni alla fiera che si svolgerà in primavera. Insomma, vogliamo fare in modo di creare occasioni perché l'enogastronomia diventi una sorta di fil rouge che permetta di apprezzare ancor di più le molte bellezze nostra Regione. La nostra iniziativa "Sapori in Lombardia", che realizziamo insieme a Gualtiero Marchesi, grande maestro dell'enogastronomia lombarda, ha questo scopo: presentare la Lombardia come un luogo in cui è bello vivere, si mangia bene e si fanno straordinarie esperienze turistiche. Il 29 maggio chiuderemo in bellezza l'Anno del Turismo lombardo con una grande serie di iniziative in tutti i capoluoghi in cui faremo vedere che la nostra Regione può diventare, come diventerà, la prima in Italia anche nel turismo, oltre che in tutti gli altri settori".

Casa, il viceministro Nencini: "Grandi città a rischio banlieue. Affrontare i problemi dell'immigrazione e della fragilità sociale"

A Palazzo Lombardia il workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", cui ha partecipato anche il rappresentante del governo, oltre a quelli di Comune, Regione, Cassa depositi e prestiti e Fondazione Cariplo. "Da Milano deve partire un progetto pilota per tutto il Paese". La nostra intervista - (VIDEO)


"Vogliamo utilizzare Milano per costruire uno schema flessibile di governo delle grandi città italiane, perché i fenomeni sono e saranno gli stessi: forti migrazioni, forte fragilità sociale e questi due fattori o cominciano a essere affrontati o, altrimenti, anche noi rischiamo le banlieue parigine. Siamo qui per un progetto pilota: Milano è la porta per il futuro". Lo ha dichiarato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini, a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", che si è tenuto a Palazzo Lombardia, sede dell'amministrazione regionale, alla presenza oltre che del governo, del Comune di Milano, della Regione, della Cassa depositi e prestiti e della Fondazione Cariplo.

Milano, Sala: "Affrontare il problema della casa in una Milano che sta cambiando"

Il sindaco parla a margine a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale" a Palazzo Lombardia cui hanno partecipato oltre al Comune, la Regione, il Governo, la Cassa depositi e prestiti e la Fondazione Cariplo. Un momento di riflessione e confronto sulle politiche urbane realizzate e in corso di realizzazione. "E'finita l'epoca delle speculazioni edilizie", dice il primo cittadino della metropoli. La nostra intervista - (VIDEO)


"Milano può essere un buon laboratorio per un paio di motivi: stiamo lavorando bene insieme tra Comune, Regione, Fondazione Cariplo e Cassa depositi e prestiti, quindi un modello condiviso; secondo, Milano sta cambiando, è destinata a diventare la città più giovane d'Italia ma è chiaro che, a livello di abitare, c'è un bisogno". Lo ha dichiarato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a margine del workshop "Abitare nel futuro. Prospettive per le politiche abitative, tra sviluppo urbano ed inclusione sociale", che si è tenuto a Palazzo Lombardia, sede dell'amministrazione regionale. "Io penso - ha aggiunto Sala - che stia radicalmente cambiando la situazione: penso e spero che sia finita l'epoca delle speculazioni edilizie e che si vada verso un modello di affitto residenziale a canoni calmierati e adeguati, come in tutta Europa". "Quindi, bene investire ancora in immobili ma - ha concluso - accettando rendimenti bassi ma sicuri e andando incontro alle esigenze della gente". 

Daniela Reho: "Ecco la mia battaglia per i diritti dei disabili. Il Comune di Milano è troppo burocratico, si comporti da buon padre famiglia"

La giovane professionista, esponente di Forza Italia, è fortemente impegnata sul fronte della tutela delle persone con disabilità, spesso alle prese con ulteriori difficoltà poste dalla severità della pubblica amministrazione. Il problema dei pass per i parcheggi e la circolazione delle auto dei portatori di handicap - (VIDEO)


Ai microfoni de ilComizio.it l'annuncio di Daniela Reho, giovane professionista amministrativa, esponente di Forza Italia, sull'inizio di una battaglia a favore dei disabili milanesi, che, oltre ai problemi dovuti alla propria condizione fisica, devono confrontarsi sempre più spesso con l'intransigenza del Comune, soprattutto in materia burocratica.

La sua campagna, frutto della sensibilità dimostrata da sempre verso il tema, parte dalle numerose segnalazioni che le sono pervenute da parte di cittadini e cittadine con disabilità. Particolarmente sentito è il problema delle multe comminate a coloro che non hanno rispettato le scadenze dei rinnovi dei pass per i parcheggi e il transito in zone a traffico limitato cui hanno diritto. "Il Comune di Milano - è l'appello accorato di Daniela Reho - non si comporti da burocrate, ma dimostri verso i concittadini disabili la sensibilità del buon padre di famiglia".

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