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updated 4:29 PM UTC, Jul 9, 2020

"Il virus dal punto di vista clinico non esiste più": Zangrillo divide gli esperti. Dallo "sconcerto" di Locatelli (Iss) all'apertura con "prudenza" di Pregliasco (Galeazzi)

Il nuovo coronavirus "clinicamente non esiste più" e "terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità". A sostenere che il SarsCov2 abbia cambiato volto, perdendo molta della sua virulenza, è Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Parole che il presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del comitato tecnico scientifico (Cts), Franco Locatelli, accoglie con "assoluto sconcerto" e "grande sorpresa". Ed anche per il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa è "un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani" - (LEGGI TUTTO)


Parla Franco Locatelli, il prof. che spiega agli italiani la ...

"Il virus dal punto di vista clinico non esiste più". Le parole di Alberto Zangrillo (Video), direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, accendono il dibattito mentre l'Italia si appresta ad accelerare ulteriormente nella Fase 2. "Circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per la fine del mese e inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l'università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dell'Istituto di virologia, il professore Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta", dice Zangrillo a 'Mezz’ora in più' su Rai 3.

"Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l'hanno fatta -aggiunge- non si può continuare a portare l'attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma".

Le parole di Zangrillo innescano una serie di reazioni contrarie, in particolare da parte di membri del Comitato tecnico scientifico. "Non posso che esprimere grande sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo con frasi quali il ‘virus clinicamente non esiste più’ e che ‘terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità’. Basta semplicemente guardare al numero di nuovi casi di positività a SARS-CoV-2 che vengono confermati ogni giorno per avere dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo coronavirus", afferma Franco Locatelli (nella foto in alto), presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Comitato tecnico-scientifico.

"Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti che non invitano alla prudenza. E' indubitabilmente vero e rassicurante il fatto che la pressione sugli ospedali si sia drasticamente ridotta nelle ultime settimane. Non va scordato che questo è il risultato delle altrettanto drastiche misure di contenimento della circolazione virale adottate nel nostro Paese", dice Luca Richeldi, direttore di Pneumologia al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico, senza citare espressamente Zangrillo. Peraltro, "è bene ricordare che la circolazione virale è un processo dinamico, per cui la gradualità e la cautela nella ripresa delle attività economiche e sociali devono rimanere la nostra priorità. Soprattutto alla luce delle riaperture del 3 giugno”, afferma.

Interviene anche la sottosegretari alla Salute, Sandra Zampa. "Secondo alcuni esperti, del virus Covid-19 non ci sarebbe più traccia in giro per l’Italia. Se le cose vanno meglio questo è merito delle misure di lockdown assunte dal governo. In ogni caso, in attesa di evidenze scientifiche a sostegno della tesi della scomparsa del virus, della cui attendibilità saremmo tutti felici, invito invece chi ne fosse certo a non confondere le idee degli italiani, favorendo comportamenti rischiosi dal punto di vista della salute", dice in una nota.

Diverse le posizioni di altri medici. "Non credo che Zangrillo abbia voluto dire che è tutto finito. Ha voluto parlare di quello di cui ci siamo accorti noi clinici. La gravità dell'infezione è cambiata, non sappiamo perché: c'è meno carica virale, il virus può essere mutato... Oggi chi arriva al pronto soccorso arriva in condizioni meno gravi. Non fa meno male perché siamo più bravi ad affrontarlo e non c'entra nemmeno il fatto che i malati arrivino prima", afferma Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, a Non è l'arena.

Con Zangrillo "ci siamo confrontati, siamo in contatto. E' un'evidenza la riduzione della capacità del virus di creare casi gravi. L'elemento va studiato, l'università di Brescia dovrà pubblicare i risultati sugli studi su una variante meno aggressiva", dice Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell'IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, a Non è l'arena. "Questo non vuol dire 'tana liberi tutti'. Bisogna continuare con prudenza e con vigile serenità. L'inizio della pandemia ci ha fregato, continuiamo a scoprire cose nuove su questo virus e dobbiamo organizzarci per la situazione peggiore, sapendo che ora siamo in grado di gestirla meglio", aggiunge.

A chiudere il cerchio provvede lo stesso Zangrillo. "Sono molto dispiaciuto che Locatelli sia sconcertato. In medicina non esistono punti di vista e chi dice che il mio è un punto di vista, sbaglia prospettiva. Io riporto la realtà dei fatti", dice all'Adnkronos.

Quanto alle parole della sottosegretaria Zampa, Zangrillo replica: "Rassicuro la sottosegretaria Zampa: non ho detto che da domani ci possono essere gli assembramenti. Ho detto che sarà opportuno essere cauti per un certo periodo. D'altronde, il vice ministro Sileri, che parla la mia stessa lingua, sa che parlo a ragion veduta". Infine, rileva, se l'infettivologo Matteo Bassetti, dell'ospedale San Martino di Genova, "la pensa come me una ragione ci sarà...", conclude Zangrillo.

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Coronavirus, il virologo Silvestri spiazza tutti: "Lockdown forse inutile". Ecco le sue ragioni

"La grande ritirata continua" e "continua imperterrita". In Italia Sars-CoV-2 arretra ogni giorno e Guido Silvestri, virologo tricolore docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, sabato diceva: "Siamo ormai al giorno 18 dalla riapertura del 4 maggio, e del tanto temuto ritorno del virus non se ne vede neanche l'ombra". E oggi lo scienziato rilancia i suoi dubbi sugli effetti benefici della chiusura totale


Roberto Burioni e Guido Silvestri: Contro i negazionisti del ...

I lockdown totali contro il Covid-19 potrebbero non essere così utili: meglio chiusure parziali e mirate in caso di esplosione di nuovi casi. Lo sottolinea su Facebook il virologo Guido Silvestri (nella foto con Francesco Burioni), spiegando che "qui ogni giorno scopriamo cose nuove, e non è saggio rimanere della stessa idea quando cambiano i dati a nostra disposizione".

Per questo la visione ora è diversa: "Se il Presidente Conte o chi per lui mi avesse chiesto il 10 marzo 2020 un parere sul lockdown, avrei detto senza esitazione: "Sì, lo dobbiamo fare, qui e subito". Perché in quel momento non avevamo altra scelta. Ora, due mesi dopo, sappiamo fortunatamente molte più cose sul virus e sulla malattia, ed è normale che, quando cambiano le informazioni a nostra disposizione, cambino anche le nostre opinioni".

Alcuni dei fatti chiave emersi in queste ultime settimane, spiega il virologo, sono che "la stagionalità sembra avere un ruolo molto importante nell'andamento della pandemia in specifiche aree geografiche", e "l'immunità naturale potrebbe essere più facile da raggiungere a causa di cross-reattività dell'immunità cellulare con altri coronavirus".

Inoltre "non sempre le chiusure "totali" hanno dato risultati migliori delle chiusure parziali o limitate (vedi New York vs. Florida). I clusters più grandi di contagi avvengono in ambienti non protetti dalla chiusura (case di riposo, ospedali, famiglie, industria della conservazione della carne, ecc.), mentre i contagi in altri ambienti sono rari".

Senza contare "i danni psicologici della chiusura prolungata sui bambini e adolescenti", per non parlare dei danni socio-economici. "Alcuni modelli epidemiologici" aggiunge Silvestri "che hanno previsto grandi benefici dalla chiusura potrebbero essere basati su dati iniziali incompleti e/o contenere errori metodologici".

E infine, "stanno emergendo terapie in grado di limitare la morbidità e mortalità da COVID-19". Ognuno di questi punti, conclude, "meriterebbe un saggio di dieci o venti pagine che naturalmente non ho il tempo di scrivere adesso. Ma il punto è un altro. Il punto è che io non sono né pro-chiusura né contro-chiusura. Io sono solo pro-scienza, pro-evidenza, e pro-dati. Sono uno che si fa un mazzo cosi' per studiare e comprendere la mole enorme di dati che emergono ogni giorno su COVID-19, e questo compito richiede, oltre a tanta competenza (non ce lo scordiamo, signori virologi della domenica!), anche una notevole apertura mentale ed onestà intellettuale". 

 

(Fonte: Agi)

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Coronavirus, Zangrillo: "Distanziamento? Nessuna evidenza scientifica nella logica del centimetro. Sulle mascherine rasentato il ridicolo. Terapie intensive e fase 3, dobbiamo essere pronti"

Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano, a tutto campo in un'intervista a Libero: "Al cittadino italiano bisogna parlare come a un adulto, non come a un bambino che non possiede tutti gli strumenti della comprensione"


Prof. Alberto Zangrillo

"Non c'è alcuna evidenza scientifica per cui dobbiamo stare distanti, tanto più se questa misura è basata sulla logica del centimetro. E poi: 7 metri quadrati a testa in piscina? Su quale base? Quanto alla mascherina, finché non avremo certezza che la protezione degli anziani e il buon senso vengono applicati, resta una tutela generica". A dirlo è Alberto Zangrillo, primario di Terapia intensiva generale e cardiovascolare del San Raffaele di Milano, in un'intervista oggi su 'Libero'.

Per quanto riguarda le mascherine, continua Zangrillo, "si è creata una dialettica che ha rasentato il ridicolo: siamo passati dall'esasperata ricerca della mascherina che rispondesse ai criteri più rigorosi al proporre quella fatta in casa. Eppure il cittadino italiano ha mediamente dimostrato di essere responsabile e disposto a ogni sacrificio. Bisogna parlargli come a un adulto, non come a un bambino che non possiede tutti gli strumenti della comprensione", dice il primario del San Raffaele che, in base ai dati raccolti nella pratica clinica, spiega: "Ci stiamo abituando a convivere con il virus. Ed è tutto da dimostrare che in autunno il virus tornerà minaccioso. Anche se fosse, non ci troveremmo impreparati, perché ora conosciamo molto più del virus e molto di più delle cure e siamo molto più attrezzati a livello territoriale e ospedaliero".

In fase 2 è "assolutamente fuori luogo pensare di risolvere il problema investendo su un raddoppiamento delle terapie intensive", sottolinea spiegando: "Innanzitutto la terapia intensiva non è solo una struttura sanitaria, ma soprattutto un gruppo di lavoro. Per pensare di raddoppiare le terapie intensive bisogna pensare a chi ci va a lavorare. Ci vuole un gruppo di lavoro molto competente e addestrato e anche molto affiatato. Non è come raddoppiare i supermercati, i barbieri o le piscine". In secondo luogo, prosegue lo specialista, "gli eventuali nuovi posti di terapia intensiva dovrebbero essere creati vicino alla struttura ospedaliera cui fanno riferimento, e con lo stesso gruppo di lavoro che opera nelle terapia intensive dell'ospedale. Ma soprattutto le terapie intensive, che erano il primo problema nella fase 1, adesso devono diventare l'opzione estrema. Dobbiamo fortificare piuttosto la medicina del territorio e la collaborazione tra medico di base e ospedale".

Il Paese deve essere pronto per la fase 3. L'osservazione clinica sta producendo tutti gli elementi utili non per fare la scelta coraggiosa, ma quella razionale che avvia la fase della ripresa". Sostiene il professor Zangrillo, che parla anche del protocollo 'Post' che ha messo a punto per una ripartenza prudente. Un acronimo per sintetizzare i concetti chiave: prudenza, organizzazione, sorveglianza, tempestività, "Il protocollo - spiega - è la base scientifica di una corretta ripartenza. Finora abbiamo vissuto di proiezioni statistiche, epidemiologiche, matematiche, ma non di dati clinici. Chi ha conosciuto il virus sul territorio e soprattutto in ospedale non ha avuto la possibilità di essere ascoltato dal Comitato tecnico-scientifico", dice Zangrillo. Per la fase 2, ricorda ancora il medico, "le indicazioni del Governo riguardano tutti allo stesso modo. Ma, sulla base di un lavoro svolto su più di 4.500 pazienti, siamo giunti alla conclusione che esiste una categoria ben precisa di cittadini che possono sviluppare la forma più grave dell'infezione virale. E' nei loro confronti che dobbiamo esercitare prudenza, ossia le stesse norme di buon senso che finora hanno saputo manifestare gli italiani. Per capirci: impedire la socializzazione dei ragazzi è un controsenso, se poi non si controlla il giovane adulto di 18-20 anni che va a trovare il nonno". La prudenza, dunque, resta fondamentale. Ma va agganciata anche a organizzazione, sorveglianza e tempestività. "Si tratta di organizzare un sistema triangolare in cui l'istituzione ospedaliera, la sanità regionale e il medico di medicina generale sono in collegamento per sorvegliare i soggetti a rischio. E questo al fine di agire con tempestività. La cura tempestiva a domicilio, se adottata correttamente - assicura lo specialista - è una cura efficace".

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Covid, il vaccino ancora non c'è ma la francese Sanofi dà già la precedenza agli Usa. Poi la parziale rettifica dopo le proteste europee

Il ceo del gigante farmaceutico, Paul Hudson, ha dichiarato che, se troverà un vaccino contro il coronavirus, il gruppo servirà "per primi" gli Stati Uniti perché "hanno investito di più". Insorgono il governo francese e l'Europa: "Va sottratto alle logiche di mercato. L'accesso sia per tutti"


Coronavirus, il vaccino non sarà per tutti. La Sanofi ha già ...

Il colosso farmaceutico francese Sanofi è finito nella bufera dopo che l'amministratore delegato, Paul Hudson, aveva fatto sapere che gli Stati Uniti avrebbero ottenuto per primi il vaccino anti-Covid su cui l'azienda sta lavorando. Oggi poi la marcia indietro: il presidente di Sanofi France, Olivier Bogillot, ha assicurato alla televisione Bfmtv che, "se gli europei lavorano rapidamente come gli americani" nel sostenere la ricerca, potrebbero ottenere il vaccino allo stesso tempo.

Hudson aveva detto ieri all'agenzia di stampa Bloomberg che il governo degli Stati Uniti aveva "diritto al maggior pre-ordine perché ha investito nell'assunzione del rischio" legato alla ricerca. Il vantaggio statunitense, secondo le dichiarazioni, sarebbe potuto essere di giorni o settimane. Una dichiarazione stigmatizzata come "inaccettabile" dalla sottosegretaria all'Economia francese, Agnès Pannier-Runacher. Mentre il primo ministro francese Edouard Philippe ha fatto sapere che il presidente di Sanofi, Serge Weinberg, gli ha dato "tutte le assicurazioni necessarie" sulla disponibilità in Francia di qualsiasi vaccino contro il nuovo coronavirus sviluppato dall'azienda. "Come ha affermato" il presidente "Emmanuel Macron, un vaccino contro Covid-19 deve essere un bene pubblico globale", ha twittato Philippe. "La parità di accesso al vaccino per tutti non è negoziabile".

Sanofi sta lavorando a due potenziali vaccini contro il coronavirus, uno dei quali in collaborazione con la Biomedical Advanced Research and Development Authority (Barda) americana. In una dichiarazione inviata via e-mail nella serata di ieri, Sanofi ha affermato che la sua produzione negli Stati Uniti sarebbe destinata principalmente al mercato Usa, mentre gli altri siti avrebbero coperto Europa e resto del mondo.

La prossima settimana Macron incontrerà i vertici della società per ottenere spiegazioni più esaustive. Il Presidente, spiegano fonti dell'Eliseo, è rimasto molto "colpito" dalla vicenda, profondamente convinto che un vaccino sia "un bene comune, estraneo alle leggi di mercato".

"Per noi sarebbe inaccettabile che un paese o un altro abbiano accesso prioritario per ragioni finanziarie", ha dichiarato la vice ministra delle Finanze francese, Agnès Pannier-Runacher, precisando di aver ricevuto assicurazioni della società e ricordando che le sue fabbriche sono in Francia. Sanofi aveva chiesto anche all'Unione europea l'apertura di una linea di credito per lo sviluppo del vaccino, come ha fatto con CureVac, la società tedesca a cui è stato garantito un fondo di 80 milioni di euro. Senza ottenere risposta.

LA REAZIONE UE

"La solidarietà e lo stretto coordinamento sono i modi più efficaci e sicuri per rispondere alla Covid-19. Insieme ai nostri partner globali abbiamo raccolto impegni per 7,4 mld di euro: il vaccino contro la Covid-19 deve essere un bene pubblico globale e l'accesso deve essere equo e universale". Così il portavoce per la Salute della Commissione Europea Stefan De Keersmaecker commenta le dichiarazioni del Ceo di Sanofi Paul Hudson, che in un'intervista a Bloomberg ha affermato che gli Usa saranno i primi a ricevere un vaccino contro la Covid-19, se la compagnia farmaceutica francese, che ha un amministratore delegato britannico, riuscirà a svilupparlo.

Per Hudson, il governo americano è stato il primo finanziatore della ricerca di Sanofi ed è quindi corretto che gli Usa ricevano per primi il vaccino, se la ricerca della società francese darà buoni frutti. "Abbiamo dato 80 mln di finanziamenti alla tedesca Curevac, che ha una tecnologia promettente per il vaccino. Una volta sviluppato, il vaccino deve passare attraverso un processo di approvazione e l'Ema assicurerà un processo il più veloce possibile. Per noi è molto importante che, visto che il virus è globale, ci lavoriamo a livello globale", spiega De Keersmaecker.

Riguardo all'accesso ai finanziamenti Ue da parte della multinazionale francese, il portavoce capo Eric Mamer ha notato che "ci sono dei programmi di ricerca ai quali Sanofi può attingere", aggiungendo però di non avere i dati sottomano. "Questa questione - ha detto ancora de Keersmaecker - sta molto a cuore alla commissaria Stella Kyriakides, che ne ha parlato con i ministri della Salute. E' un elemento davvero al cuore del dibattito nel quadro della risposta europea alla pandemia".

Le dichiarazioni di Hudson hanno scatenato un pandemonio in Francia, dove sono morte più di 27mila persone a causa della pandemia di Covid-19. La viceministra dell'Economia Agnes Pannier-Runacher ha detto che una mossa simile da parte di Sanofi sarebbe "inaccettabile", non senza sottolineare che la compagnia farmaceutica ha stabilimenti produttivi in Francia. Olivier Faure, segretario del Partito Socialista, ha scritto su un social network che la ricerca di Sanofi "è largamente finanziata dal credito d'imposta per la ricerca. Non possiamo dipendere dalla Cina per le mascherine e vedere la nostra stessa produzione partire per gli Usa. Il governo non può permetterlo".

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Coronavirus, superati i 22mila morti in Spagna, migliorano Francia e Regno Unito. Usa, Fauci: "Certo che l'epidemia tornerà in autunno, ma saremo più preparati"

Gli Usa fanno registrare altri 1.738 morti in 24 ore, con il totale di 47.681 persone che nel Paese hanno perso la vita a causa del Covid19. Sono i dati della Johns Hopkins University, che aggiorna a 849.092 il totale delle persone contagiate negli Stati Uniti. Nel dettaglio, sono 14.016 le persone che si trovano in gravi condizioni. Anthony Fauci, virologo della task force anti-coronavirus di Washington spaventa gli americani: "Sono certo che l'epidemia di coronavirus ci sarà anche in autunno, ma allora saremo più preparati. Se sarà grande o piccola, dipenderà dalla nostra risposta"


Usa, Covid-19. Anthony Fauci sotto scorta - Il Foglio

IL QUADRO AGGIORNATO SULLA PANDEMIA NEL MONDO

In Spagna sono stati superati i 22mila morti legati alla pandemia da coronavirus. Il numero dei decessi registrati nelle ultime 24 ore, infatti, è di 440, portando il totale delle vittime a 22.157. Il numero dei casi confermati è di 213.024, con 89.250 guariti. Un gruppo di scienziati dell'Instituto de Salud Carlos III, a Madrid, ha analizzato i 28 primi genomi del virus emerso in Spagna e la traccia che ne deriva non conduce ad un unico paziente zero, bensì conferma una "moltitudine di ingressi" di persone infette da altri Paesi nel mese di febbraio. La ricerca, guidata dal biologo Francisco Diez, dimostra che già dal 14 febbraio circolavano tracce del virus in Spagna e dal 18 a Madrid.

La Francia ha superato quota 21.000 morti per l'epidemia di coronavirus, raggiungendo le 21.340 vittime fra i decessi degli ospedali e quelli delle case di riposo e istituti per disabili. Per la prima volta da diverse settimane, il numero di ricoverati è sceso sotto le 30.000 unità, a 29.741, seguendo un trend ormai consolidato da diversi giorni. Ed è calato di 215 il numero dei pazienti in rianimazione per Covid-19, che ormai sono 5.218. Nove persone, intanto, sono state fermate nella notte tra martedì e mercoledì nell'hinterland di Parigi, quarto giorno consecutivo di tensioni nella zona, con diversi comuni segnati da violenze urbane. A Gennevilliers, è stata anche vandalizzata una scuola elementare, colpita parzialmente da un incendio doloso.

Torna a calare per il secondo giorno di fila il numero dei morti per coronavirus registrati nel Regno Unito nelle ultime 24 ore, nei soli ospedali. Lo rende noto il ministero della Sanità, allineando altri 638 decessi, circa 120 meno di ieri. Il totale censito sale così a 18.738 morti, mentre i contagi diagnosticati superano ora i 138.000, con curva d'incremento appiattita attorno a 4.500 al giorno. Ma i test eseguiti restano ancora lontani dal target di 100.000 al giorno promesso dal governo per fine mese. Intanto, continua la graduale ripresa di Boris Johnson, in convalescenza nella residenza governativa di campagna di Chequers dopo i giorni del contagio da coronavirus. Il premier britannico, formalmente ancora a riposo dal lavoro di governo, è tornato ieri sera alla consuetudine dell'udienza settimanale con la regina, seppure al momento per telefono. Il primo ministro, sempre ieri, ha avuto un colloquio telefonico anche con il suo supplente Dominic Raab, primo segretario di Stato e ministro degli Esteri.

In Finlandia la premier Sanna Marin è in autoisolamento dopo essere entrata in stretto contatto con una persona positiva al coronavirus. In un comunicato si precisa che la premier 34enne non ha sintomi ed è stata sottoposta al test.

Negli Stati Uniti i morti per coronavirus hanno superato quota 46mila (46.609 per l'esattezza), mentre i casi positivi sono 842.319, secondo gli ultimi dati della Johns Hopkins University. Donald Trump, intanto, ha promesso un'altra celebrazione del 4 luglio (giorno dell'Indipendenza) sul Mall di Washington. Il presidente, inoltre, si è detto fortemente in disaccordo con il governatore repubblicano della Georgia Brian Kemp per la sua decisione di riaprire da venerdì spa, saloni di bellezza, barbieri e parrucchieri, centri massaggi e per i tatuaggi. "Amo questa gente, ma possono aspettare ancora un po' perché la sicurezza deve predominare", ha detto nel briefing alla Casa Bianca. Il presidente ha quindi annunciato di aver firmato l'ordine esecutivo che limita l'immigrazione negli Usa, sospendendo per 60 giorni le green card. "Sono certo che l'epidemia di coronavirus ci sarà anche in autunno, ma allora saremo più preparati. Se sarà grande o piccola, dipenderà dalla nostra risposta", ha detto invece Anthony Fauci, virologo della task force Usa anti-coronavirus.

Il numero dei contagi da coronavirus in America Latina ha subito una nuova forte crescita passando in circa 48 ore da 101.636 a 121.087 casi. Anche i morti hanno subito un incremento di oltre 1.000 unità nello stesso periodo, attestandosi a quota 6.116. E' quanto emerge da una statistica elaborata dall'Ansa riguardante 34 Nazioni e territori latinoamericani. E' il Brasile che registra il maggior numero sia di contagiati, quasi i due terzi del totale (45.757), sia di vittime, che sono un po' meno di quelli registrati complessivamente (2.906). Seguono, con più di 1.000 contagiati, Perù (19.250 e 530), Cile (11.296 e 160), Ecuador 10.850 e 537), Messico (10.544 e 970), Repubblica dominicana (5.300 e 260), Panama (4.992 e 144), Colombia (4.356 e 206), Argentina (3.288 e 159) e Cuba (1.189 e 40).

Tornando al Brasile, sono salite a 24 le richieste di impeachment contro il presidente Jair Bolsonaro giunte all'analisi della Camera dei deputati:  tutte si basano su presunti "reati di responsabilità" commessi dal capo dello Stato durante la pandemia da coronavirus.

La Cina ha registrato ieri 10 nuovi casi di infezione da Covid-19, di cui 6 importati e 4 individuati nelle province di Heilongjiang (3) e Guangdong (1). La Commissione sanitaria nazionale (Nhc), che non ha rilevato ulteriori decessi, ha aggiornato il numero di contagi di ritorno a 1.616, di cui 823 risoltisi con la guarigione e 793 sotto cure mediche, comprensivi di 37 in gravi condizioni. I casi a livello nazionale sono saliti a 82.798, di cui 959 pazienti ancora in cura (per la prima volta sotto quota mille), 4.632 decessi e 77.207 persone guarite. I nuovi asintomatici sono stati 27, portando il conto totale a 984, di cui 166 provenienti dall'estero, tutti attualmente sotto osservazione. Nessuna nuova infezione e nessun decesso sono stati poi riportati nell'Hubei, la provincia epicentro della pandemia: a ieri, i pazienti in cura sono scesi a 69, tra cui due gravi.

Pechino, intanto, ha annunciato la donazione di altri 30 milioni di dollari all'Oms in sostegno alla lotta al Covid-19. La mossa, annunciata dal portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, segue la prima donazione di 20 milioni di dollari, a fronte del blocco dei fondi Usa all'agenzia dell'Onu deciso da Trump.

La Corea del Sud ha registrato 8 nuovi casi di contagio da coronavirus, di cui quattro importati, portando il totale a 10.702: nei suoi aggiornamenti a mercoledì, il Korea Centers for Disease Control and Prevention (Kcdc) ha poi reso noti due decessi aggiuntivi, per 240 complessivi dallo scoppio della pandemia. In totale, sono 8.411 i pazienti guariti, in rialzo di 134 unità rispetto a martedì.

In Giappone le infezioni sono giunte al numero di 12.394 con 312 morti accertate. Nel frattempo, le richieste delle Autorità alla popolazione di evitare gli spostamenti da Tokyo si fanno sempre più pressanti in anticipazione della Golden Week, a inizio maggio, che prevede 3 giorni di festività nazionale. Ad oggi, con l'aggiunta di 134 nuovi casi, il numero delle infezioni di coronavirus a Tokyo ha raggiunto quota 3.570, con 6 morti nella giornata di oggi. Tra loro c'era anche la nota attrice e commentatrice televisiva 63enne, Kumiko Okae, la seconda personalità in Giappone scomparsa nella battaglia contro il coronavirus, a distanza di due settimane dalla morte del popolare attore comico Ken Shimura.

Altri 14 membri dell'equipaggio sulla nave da crociera Costa, nel golfo di Nagasaki, sono risultati positivi al coronavirus, portando il totale dei contagi a 48 e, tra questi, ci sono 2 italiani accertati. Alle 623 persone che compongono il personale della nave, sulla quale non si trovano passeggeri, è stato richiesto di rimanere in cabina, sebbene un numero di almeno 130 membri debba rendersi operativo per la regolare manutenzione dell'imbarcazione.

È iniziato alla mezzanotte di ieri un nuovo coprifuoco totale in Turchia, che proseguirà fino a domenica per cercare di ridurre la diffusione del Covid-19. Il divieto generalizzato di uscire di casa riguarda le 31 maggiori province del Paese, con l'eccezione dei lavoratori ritenuti essenziali, tra cui gli operatori sanitari. Vengono comunque garantiti i servizi pubblici di base. Il lockdown, in precedenza, era stato imposto solo negli ultimi due fine settimana per non danneggiare eccessivamente le attività produttive, ma questa nuova stretta fa leva sul ponte festivo legato alla celebrazione oggi della Giornata della sovranità nazionale e dei bambini, in cui si commemora il centenario della nascita della Grande Assemblea nazionale di Ankara. Le Autorità hanno deciso di tenere chiusi fabbriche, uffici e banche anche domani, primo giorno del mese sacro islamico di Ramadan. Il governo di Recep Tayyip Erdogan aveva già chiuso scuole, università e molti locali pubblici e imposto l'isolamento casalingo permanente agli over 65 e agli under 20. Secondo gli ultimi dati ufficiali, in Turchia si registrano oltre 98mila casi e 2.376 vittime per coronavirus.

In Russia sono stati accertati 4.774 nuovi casi di Covid-19 nelle ultime 24 ore, meno dei 5.236 di ieri e dei 5.642 di martedì. In tutto, si registrano 62.773 casi dall'inizio dell'epidemia. Nel corso dell'ultima giornata ci sono state altre 42 vittime, che portano ufficialmente a 555 i morti di Covid-19 in Russia. I guariti sono invece 4.891, di cui 471 nelle ultime 24 ore. Lo fa sapere il centro operativo nazionale per la lotta al coronavirus. Si registrano meno nuovi casi anche a Mosca, l'area più colpita del Paese, dove oggi i nuovi contagi individuali sono 1.959 contro i 2.548 di ieri e i 3.083 di martedì. Nella capitale i casi accertati sono in totale 33.940 e i decessi 288, di cui 27 nell'ultima giornata.

I casi positivi di coronavirus in Israele sono saliti oggi a 14.592, mentre i decessi hanno raggiunto la cifra di 191. Lo ha reso noto il ministero della sanità. I malati gravi sono 136 (l' 8 per cento in meno rispetto a ieri), e di questi 107 sono in rianimazione. Le guarigioni sono state finora 5.334.

Salgono a 87.026 i casi di coronavirus in Iran, con 1.030 contagi confermati nelle ultime 24 ore. Le nuove vittime sono 90, per un totale di 5.481 deceduti. Entrambi i dati si confermano in calo. I pazienti in gravi condizioni scendono a 3.105, mentre quelli guariti aumentano a 64.843. I test complessivi effettuati finora sono 389.507, una cifra che resta significativamente più bassa di
molti altri Paesi. Lo riferisce il ministero della Salute. Sabato, intanto, avrà inizio il mese sacro islamico del Ramadan.

Il bilancio delle vittime per coronavirus in Pakistan è salito a 220 morti, mentre i casi positivi hanno raggiunto quota 10.503. Lo ha reso noto il ministro della Salute nel bollettino odierno. Secondo i nuovi dati, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 15 nuovi morti e 742 nuovi casi di positività al Covid-19.

I governatori dei 36 Stati della Nigeria hanno vietato viaggi interstatali per due settimane con l'obiettivo di arginare la diffusione del coronavirus. Il centro per il controllo delle malattie (Ncdc) registra a oggi 873 casi con nuovi contagi confermati nel nord-est, area in cui ci sono anche attacchi di milizie jihadiste. La capitale Abuja, lo Stato di Lagos e di Ogun nel sud-ovest vivono la quarta settimana di misure restrittive. Misure che potrebbero riguardare presto anche altri Stati come quello di Kano, nel nord del Paese, che si teme possa diventare il nuovo epicentro della pandemia in Nigeria, ora a Lagos.

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"Il coronavirus si rifugia nei testicoli, ecco perché colpisce di più gli uomini". Uno studio che fa discutere, tra consensi e dubbi degli esperti

Perché il coronavirus uccide più uomini che donne? Uno dei tanti misteri che ancora circondano la pandemia può essere vicino a una spiegazione. Secondo uno studio condotto negli Usa dal Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, le ghiandole genitali maschili rappresenterebbero una sorta di roccaforte per il COVID-19 quando è sotto attacco, dunque i testicoli, a differenza delle ovaie, produrrebbero la proteina ACE2, il recettore a cui il Coronavirus si lega per invadere le cellule umane. Tale teoria necessiterà di numerose verifiche e ha raccolto finora sia consensi che reazioni quantomeno caute mondo della scienza


Perché le dimissioni (ritirate) del presidente dei Biologi erano ...

I testicoli possono essere una sorta di rifugio per il coronavirus. E' quanto rivela uno studio condotto negli Usa dal Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, in collaborazione con l’Ospedale di Malattie Infettive Kasturba di Mumbai in India. Lo studio, non ancora sottoposto a peer-review e disponibile sul sito MedRxiv, suggerisce un ulteriore elemento per valutare gli effetti del coronavirus in particolare sui pazienti di sesso maschile.

Quando il Covid-19 entra nel corpo si lega al recettore umano di ACE2, (enzima associato alla trasformazione dell'angiotensina), che costituisce il punto di ingresso nelle cellule umane per il virus Sars-Cov-2. L'ACE2 è individuabile nel tessuto polmonare, intestinale, cardiaco. Secondo lo studio, è presente anche nei testicoli. Nel tessuto ovarico, invece, la concentrazione è notevolmente inferiore.

I dati a livello globale indicano una maggiore mortalità tra gli uomini. Lo studio aggiunge un ulteriore tassello: 20 pazienti di sesso femminile hanno impiegato in media 4 giorni per guarire dal virus. Gli uomini hanno avuto bisogno di 6 giorni.

Il coinvolgimento dei testicoli, come si legge sul Los Angeles Times, induce il professor Aditi Shastri, oncologo al Montefiore Medical Center, a non escludere un'ulteriore ipotesi: "Prenderei assolutamente in considerazione l'ipotesi che il virus possa essere contenuto nel liquido seminale".

I dubbi degli esperti 

Sono diversi gli esperti che sono intervenuti a commentare questo studio.

  • Ron Mitchell, endocrinologo dell’Università di Edimburgo, ha espresso qualche perplessità. I dati analizzati sono pochi e le conclusioni, a detta degli stessi ricercatori, sono teoriche e non sono state testate. Inoltre la ricerca non indica quando una persona ha iniziato a essere infetta e di conseguenza non si può stabilire con certezza la durata della stessa infezione. Nello studio il team ha messo sotto osservazione bambini e adulti. Le differenze nei testicoli tra i primi e i secondi sono grandi e questa è stata giudicata come un “importante omissione”.
  • Anche Paolo Madeddu, professore di Medicina Cardiovascolare Sperimentale all’Università di Bristol, è scettico. Anche lui sottolinea come il campione analizzato sia molto piccolo e comunque le differenze sono statisticamente poco rilevanti. Si tratta di due giorni di permanenza in più del virus. Ci sono poi molte altre ragioni per la differenze di genere come i fattori di rischio come il fumo e la pressione alta, più comuni negli uomini, e la protezione data dagli ormoni femminili. Se la loro ipotesi fosse corretta, dovremmo vedere un’infiammazione dei testicoli, che per il momento non sembra essere un sintomo per Covid 19. Tra l’altro uno studio precedente che sosteneva che il virus riducesse la fertilità è stato ritirato. Bisogna tenere conto che in presenza di febbre alta per qualsiasi ragione sul numero di spermatozoi si riduce. Un’altra ricerca ha invece dimostrato che non c’è traccia del virus nel seme degli uomini. È quindi improbabile che i testicoli fungano da serbatoio per il coronavirus.
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Coronavirus, lo scienziato italiano Ferrari lascia il Consiglio europeo della ricerca: "Volevo finanziare un programma per combattere il Covid-19, sconfitto dalla burocrazia Ue"

L'esperto di nanomedicina era stato chiamato per coordinare l'Erc e affrontare a livello comunitario la pandemia. Ma i 2 miliardi di budget sono rimasti quasi fermi. Il professore dice di aver perso la fiducia nel sistema, bloccato dai burocrati di Bruxelles: "Sono profondamente deluso, vorrei tornare in frontiera, di nuovo al vero servizio di coloro che hanno bisogno di nuove soluzioni"


Lo scienziato italiano Mauro Ferrari si è dimesso dall'incarico di presidente del Consiglio europeo della ricerca (Erc), "deluso" dalla risposta europea all'emergenza Covid-19, come lui stesso ha annunciato in una lettera al 'Financial Times'.

"Ho rassegnato le dimissioni alla presidente Ursula von der Leyen. In questi mesi ho dedicato il mio tempo all'Erc, motivato dal mio entusiasmo per la grande reputazione di questa agenzia leader a livello mondiale, dal mio impegno per il sogno idealistico di un'Europa unita". Motivazioni, sottolinea con amarezza, "spazzate via da una realtà molto diversa, nel giro di appena tre mesi da quando ho assunto l'incarico. In tempo di emergenza le persone e le istituzioni tornano alla loro natura più profonda e rivelano il loro vero carattere".

Il nodo della questione, spiega lo stesso Ferrari, è la sua proposta di istituire, come Erc, un programma speciale per combattere Covid-19. Una mossa quasi dovuta, visto il pesante carico di "morti, sofferenza, trasformazione della società e devastazione economica", a danno soprattutto dei "più deboli". Ma "la proposta è stata respinta all'unanimità dall'organo di governo dell'Erc". Un secco no che ha "profondamente deluso" Ferrari.

"Chiedo scusa", esordisce nella lettera al Ft, ma "ora è tempo per me di tornare in frontiera, in prima linea nella lotta a Covid-19, con risorse e responsabilità reali, lontano dagli uffici di Bruxelles, dove le mie capacità politiche sono chiaramente inadeguate". Tornare "di nuovo al vero servizio di coloro che hanno bisogno di nuove soluzioni" che la scienza può dare.

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Coronavirus, Brusaferro (Iss): "La curva del contagio sembra rallentare, ma non allentiamo le misure. In alcune aree Covid-19 ancora forte" (VIDEO)

Si cominciano a vedere gli effetti delle misure di contenimento sull'andamento dell'infezione di coronavirus in Italia. Lo hanno detto oggi a Roma il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, e il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, nell'incontro con la stampa organizzato dall'Iss.  Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia si sta avvicinando, ma non ci siamo ancora ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). Dal 20 marzo si nota un'apparente riduzione della curva contagi, ma "non siamo in una fase calante, ma di rallentamento della crescita" - (VIDEO)


"C'è un dato rilevante negli ultimi giorni: dal 19-20 marzo la curva dei nuovi casi sembra attenuarsi leggermente nella sua ascesa e stiamo monitorando quanto sta avvenendo". Lo ha affermato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), oggi a Roma, durante una conferenza stampa organizzata dall'Istituto, trasmessa anche in streaming. Ma "non illudiamoci di poter allentare le misure di contenimento - ha aggiunto subito dopo - Ci sono aree del Paese dove la circolazione del virus è forte. In Lombardia, una parte del Piemonte e del Veneto".

"Non abbiamo raggiunto il picco e non l'abbiamo superato - sottolinea l'esperto - Ci sono segnali di rallentamento. Le misure adottate stanno facendo i loro effetti e ci aspettiamo che potremmo arrivare al picco in questi gironi. Quando ci arriveremo lo censiremo insieme. Non siamo in fase calante ma c'è rallentamento della crescita".

"Dai dati che oggi possiamo mettere in campo, emerge che le misure stanno tenendo e questa è la notizia buona -prosegue Brusaferro - Dovremmo conviverci per le prossime settimane. Come? Dovremmo trovare delle modalità di convivenza: proteggendo le figure più fragili che vanno salvaguardate. Siamo il Paese pilota, stiamo mettendo a punto metodologie con evidenze scientifiche che stiamo acquisendo. Dobbiamo prendere atto che le misure adottate da noi sono state seguite anche da altri Paesi".

"Ad oggi i test che vanno alla ricerca dell'Rna sono affidabili, ma sono anche lunghi, complicati. Tutti gli altri test rapidi o sierologioci ad oggi non hanno raggiunto livelli di affidabilità tali da esser usati. Non vengono raccomandati all'uso, questo non vuole dire che quelle tecnologie non si svilupperanno rapidamente ma ad oggi non è così", ha concluso.

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