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Cara Milano, quanto ci costi! Multe e tariffe, il Comune fa cassa e si frega le mani pensando ai prossimi aumenti

Area B a Milano, la giunta Sala conta di incassare un milione e 800mila euro dalle multe. Raddoppiano le entrate per la sosta e per l'aumento dei passeggeri sui mezzi pubblici. E a luglio il biglietto sale da 1,5 a 2 euro. Il Bilancio di previsione illustrato in commissione da Marco Granelli, assessore alla Mobilità


"Da qui a dicembre Area B porterà nelle casse del Comune 1,85 milioni di euro. Questo l’ammontare delle multe che la Giunta di Palazzo Marino prevede siano comminate solo nel 2019, un importo inserito nel Bilancio di previsione relativo proprio all’anno in corso, presentato ieri in commissione da Marco Granelli, assessore comunale alla Mobilità". E' quanto si legge oggi sul Giorno in un articolo firmato da Giambattista Anastasio.

"Ogni trasgressione alle regole della zona a basse emissioni entrata in vigore lo scorso 25 febbraio - continua il pezzo - comporta una sanzione da 80 euro. Tradotto: il Comune prevede quindi di staccare poco più di 23mila verbali. Previsioni, come detto. Un importo non eccezionale, quello appena riferito, ed il motivo è presto detto: in questa prima fase solo 16 varchi di ingresso in Area B, sui 186 totali, sono dotati di telecamere. E per il primo anno di validità del provvedimento chiunque può contare su 50 giorni di libera circolazione. Due fattori che vanno ad ammorbidire l’impatto della zona anti-diesel e, quindi, a limitare il numero di multe. Almeno per il primo anno. Almeno fino a dicembre, quando si dovranno contare altri 78 varchi dotati di telecamere in aggiunta ai 16 di partenza. Quanto all’altra zona a traffico limitato, Area C, il Comune conta di incassare, tra tagliandi e sanzioni, 31,5 milioni di euro, un dato in linea con quello del Bilancio d’assestamento del 2018. Aumentano invece i proventi della sosta su strada. Anzi, raddoppiano: per il 2019 il Comune prevede di incassare dalle strisce blu 6 milioni di euro, sulla scia dei 5,8 milioni di euro incassati nel 2018 a dispetto di una previsione iniziale di soli 3 milioni.

Dato tutt’altro che secondario, - prosegue l'articolo del Giorno - è quello relativo agli introiti generati dalla vendita di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico locale. Per il 2019 il Comune ha messo in conto di ottenere dalla vendita dei titoli di viaggio 409 milioni di euro. Previsioni che non tengono ancora in considerazione l’aumento del biglietto singolo da 1,5 a 2 euro previsto a partire da luglio, salvo altre sorprese. Nel Bilancio di previsione del 2018, la somma attesa da tagliandi e abbonamenti Atm era stata indicata, invece, a 391 milioni di euro. Nel mezzo c’è stato, però, il riscontro del Bilancio d’assestamento del 2018: l’anno scorso dai titoli Atm si è incassato 401 milioni di euro, quindi 10 milioni in più del previsto. Da qui le stime ulteriormente positive per il 2019. Due i fattori che hanno generato questo aumento: «Nel 2018 i passeggeri dei mezzi pubblici sono aumentati del 6,4% e le multe comminate a chi è stato sorpreso a viaggiare senza biglietto sono aumentate del 30%: da qui il dato in crescendo» spiega Granelli. Lo stesso assessore anticipa che anche nei primi due mesi dell’anno in corso si riscontra un aumento, ulteriore, di passeggeri su metropolitane, tram e autobus, un aumento nell’ordine del 6%. E che «il Bilancio di previsione del 2019 prevede anche 4 milioni di euro per finanziare gli studi di fattibilità dei prolungamenti delle metropolitane nell’hinterland». Il gap tra le entrate del trasporto pubblico (689 milioni di euro) e le spese (825 milioni) è di 136 milioni".

 

 

Stop ai diesel: 5 milioni di auto verso il blocco. Le differenze tra le regioni e passaggi delle limitazioni

Già dal 1 ottobre centinaia di migliaia di veicoli alimentati a gasolio hanno subito restrizioni. Per alcune regioni, in particolare, si è raggiunto un "accordo per il miglioramento della qualità dell'aria nel Bacino Padano": in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, è stata disposta "una limitazione della circolazione dal 1 ottobre al 31 marzo di ogni anno, da applicare entro il 1 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,30 alle ore 18,30, salve le eccezioni indispensabili, per le autovetture e i veicoli commerciali di categoria N1, N2 ed N3 ad alimentazione diesel, di categoria inferiore o uguale ad Euro 3". "La limitazione è estesa alla categoria Euro 4 entro il 1 ottobre 2020, alla categoria Euro 5 entro il 1 ottobre 2025". E' difficile però trovare uniformità nelle misure per il resto del Paese. Ecco cosa sta accadendo e chi rischia di restare a piedi


Sono quasi 5 milioni, circa il 12,9% del totale delle auto in circolazione, i veicoli diesel Euro 3 o inferiori a rischio stop. E' quanto emerge dall'analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), è riuscito a disegnare la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio, quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione. Parte di questi veicoli però, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso.

ANALISI TERRITORIALE - Dall'analisi di Facile.it in particolare è emerso che il peso percentuale delle auto diesel Euro 3 o inferiori varia sensibilmente da regione a regione, con una forbice compresa tra l'8,5% e il 22%. La diffusione di questo tipo di vetture risulta maggiore nelle regioni del Meridione, che occupano le prime otto posizioni della classifica nazionale. In vetta si trovano il Molise e la Basilicata, aree dove più di 1 auto privata su 5 è un diesel Euro 3 o inferiore (rispettivamente il 21,9% e il 21,7%); segue la Calabriacon una percentuale pari al 19% e la Puglia, con il 18,5%. Giù dal podio, ma con valori decisamente superiori alla media nazionale anche Sicilia (17,2%), Campania (16,7%) e Abruzzo (15,4%).

Osservando la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d'Aosta a risultare prima in quanto solo l'8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore. A seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia(9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l'Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%). Se si analizza la distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori in termini assoluti, invece, è la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, a guadagnare il primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

IL PARCO VEICOLI - Estendendo l'analisi a tutti i veicoli presenti nell'archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione, sempre stando all'analisi di Facile.it, emerge che in totale i mezzi diesel Euro 3 o inferiori ancora regolarmente immatricolati sono più di 8 milioni (8.268.179), pari al 15,8% del parco mezzi italiano potenzialmente circolante mentre, se si guarda al numero totale di veicoli alimentati a diesel (includendo quindi anche gli Euro 4, 5 e 6), i mezzi sono più di 22,3 milioni (il 42,9% del totale).

COSTO RC AUTO - Chi possiede una vettura di questo tipo, secondo gli analisti di Facile.it, è svantaggiato anche per il costo dell'assicurazione. Prendendo in considerazione due modelli uguali, infatti, emerge che assicurare l'auto più inquinante risulta superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari pe il veicolo Euro 6). "Ad incidere sull'Rc auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità", spiega Diego Palano, responsabile BU assicurazioni di Facile.it. "Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un'età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari".

 

(Fonte: Adnkronos)

Milano, la guerra "senza sosta" del Comune contro le auto: ecco la stangata per le strisce blu

Da oggi partono i rincari che porteranno anche al raddoppio dei costi per i parcheggi su strada. Si inizia dal centro dove il costo del posteggio schizza da 2 a 3 euro per le prime due ore e 4.5 euro per le ore successive. Aumenta anche la sosta notturna che passa da 2 a 3 euro. Le nuove tariffe applicate prima in alcune vie che si trovano all'interno della Cerchia dei Bastioni saranno poi essere estese in tutta la città entro l'estate - (LEGGI TUTTO)


Come annunciato nei mesi scorsi saranno attive da mercoledì 3 maggio le nuove tariffe della sosta negli stalli contrassegnati dalle strisce blu a partire da alcune località all'interno della Cerchia dei Bastioni.

Il provvedimento era stato varato per contenere la congestione del traffico nell’area urbana e contrastare l’innalzamento delle polveri sottili prodotte dall’uso dei veicoli privati, per favorire un migliore utilizzo degli stalli tenendo conto del valore del suolo pubblico e della necessità di renderlo più disponibile a tutti i cittadini e non solo all’ingombro dei veicoli privati che invece possono fruire dei parcheggi disponibili nelle strutture. Quindi più spazio per i mezzi collettivi, sharing mobility, veicoli elettrici e a due ruote e più rastrelliere per le biciclette.

Si ricorda che sono esentati dal pagamento della sosta in strada i residenti che possono parcheggiare gratuitamente negli spazi regolamentati.

Queste le strade interessate alla variazione da domani: corso di Porta Romana, corso Europa, corso Italia, corso Magenta, corso Venezia, largo Augusto, largo Victor de Sabata, largo Maria Callas, largo Francesco Richini,  piazza Castello, piazza Tommaso Edison, piazza Mentana, piazza Salvatore Quasimodo, piazza S. Stefano, piazza Santi Pietro e Lino, piazza Velasca, piazzale Luigi Cadorna, piazzetta Umberto Giordano, via Alberico Albricci, via Flavio Baracchini, via Bocchetto, via Brisa, via Caminadella, via Cesare Correnti, via dei Giardini, via della Posta, via delle Ore, via Durini,  via Fatebenefratelli, via Foro Buonaparte, via Luigi Illica, via Giovanni Lanza, via Larga, via Alessandro Manzoni, via Giuseppe Mengoni, via Mercato, via Molino delle Armi, via Monte di Pietà, via Gaetano Negri, via Pietro Paleocapa, via Paolo da Cannobio, via Francesco Pecorari, via Pontaccio, via Porlezza, via Romagnosi, via S. Clemente, via S. Maria Valle, via S. Sofia, via S. Tecla, via S. Vito, via Tivoli, via Giuseppe Verdi, via Pietro Verri, via Verziere, via Fernanda Wittgens.

Nei prossimi giorni, progressivamente, saranno cambiati i cartelli della sosta di tutte le strade interne alla Cerchia dei Bastioni e successivamente anche quelli delle vie esterne fino al completamento di tutta la città. Contestualmente alle nuove indicazioni saranno attivate le nuove tariffe fino al completamento entro l'estate degli 83mila stalli contrassegnati dalle strisce blu.

All’interno della Cerchia dei Bastioni la tariffa passa da 2 euro/ora per le prime 2 ore e 3 euro nelle successive, a 3 euro/ora le prime 2 ore e 4,50 euro per le ore successive nelle ore diurne dalle 8,00 alle 19,00, tutti i giorni.  Per le ore notturne, dalle 19.00 alle 24.00: da 2 euro/ora le prime 2 ore e poi gratis a 3 euro/ora nelle prime 2 ore e poi gratis. Per quanto riguarda la sosta singola, la revisione va nella direzione di disincentivare la lunga permanenza.

Vengono sempre favoriti gli abbonamenti, in particolare l’incremento è pari a zero per l’abbonamento integrato sosta/Atm e per l’abbonamento agevolato per chi svolge servizi di pubblica utilità nella cerchia dei Bastioni.

Nella cerchia dei Bastioni, per quanto riguarda l’abbonamento agevolato mattutino (dalle 8.00 alle 15.00) si passa da 70 a 80 euro al mese e da 700 a 800 euro all’anno; l’abbonamento agevolato serale (14.00-24.00) passa da 70 a 80 euro/mese e da 700 a 800 euro/anno. L’abbonamento per l’intera giornata passa da 120 a 140 euro al mese e da 1.200 a 1.400 all’anno.

Parcheggi e "strisce blu", se il Comune ha torto: ecco quando la multa è nulla

L'amministrazione comunale non può ampliare il numero delle strisce blu a proprio piacimento, solo per far cassa. Lo chiarisce la sentenza 11 gennaio - 10 febbraio 2017, n. 95 emessa dalla seconda sezione del Tar Liguria.

Per aumentare i parcheggi a pagamento, spiega la sentenza, occorrono ragioni ben precise, ponderate sulla base di particolari esigenze urbanistiche o di traffico (come ad esempio la viabilità nei centri storici).

Se invece tale motivazione non sussiste e la decisione del Comune è dettata dalla mera volontà di rimpinguare le casse cittadine, allora l'ordinanza è da considerarsi illegittima e, conseguentemente, anche la sanzione amministrativa comminata a chi ha parcheggiato sulle strisce blu.

Nel testo della sentenza si legge inoltre che, nonostante fosse stata commissionata all'Università degli Studi di Genova un'analisi dei flussi di traffico con l'obiettivo di pianificare al meglio l'uso e la destinazione degli spazi pubblici per la viabilità, il Comune aveva optato per un aumento dei parcheggi a pagamento senza aspettare l'esito dello studio

(Fonte: Adnkronos)


 

Brutte notizie per i Comuni che piazzano continuamente strisce blu con il solo obbiettivo di fare cassa, tra tagliandi di parcheggio e multe: a ‘intimare l’alt’ a questa brutta abitudine di tante giunte di città italiane è stata la seconda sezione del Tar della Liguria con la sentenza numero 95 dell’11 gennaio – 10 febbraio 2017.

La sentenza sottolinea infatti che servono ragioni ben specifiche per aumentare il numero dei parcheggi a pagamento, ragioni che devono essere dettate da chiare esigenze, urbanistiche o di traffico – come può capitare per i centri storici – ed essere dunque ben documentate.

Qualora invece tale motivazione non sussista, è evidente che la decisione del Comune sia legata unicamente all’obbiettivo di incassare più denaro possibile ai danni della cittadinanza. In questi casi, allora, l’ordinanza che stabilisce il parcheggio a pagamento è illegittima e di conseguenza lo è anche la multa basata sull’ordinanza stessa. Detto altrimenti: se avete preso la multa su strisce blu che non avevano reali motivi di esistere, potete farvela annullare.

A dimostrazione di come spesso i Comuni adottino strategie meramente speculative nello stabilire ove piazzare i parcheggi a pagamento, il Tar ligure ha riportato proprio il caso di Genova. Qui, il Comune aveva commissionato all’Università degli studi del capoluogo ligure un’analisi dei flussi di traffico con l’obbiettivo di pianificare nel modo migliore possibile l’uso e la destinazione degli spazi pubblici per la viabilità e quindi anche dove localizzare eventuali parcheggi a pagamento.

Tuttavia, ancor prima che l’Ateneo fornisse il risultato dello studio, il Comune aveva deciso di aumentare i parcheggi a pagamento, decisione che il Tar ha quindi sostanzialmente bocciato ritenendola non adeguatamente motivata e quindi illegittima. E chi ha parcheggiato in queste zone con strisce blu ed è stato multato, può quindi farsi annullare la sanzione amministrativa.

 

Leggi il testo della sentenza:


 

 

 

TAR Liguria, sez. II, sentenza 11 gennaio – 10 febbraio 2017, n. 95
Presidente Papilella – Estensore Morbelli

 

Fatto

Con ricorso notificato il 23 marzo 2016 al Comune di Recco e depositato il successivo 30 marzo 2016 i ricorrenti in epigrafe residenti e commercianti del Comune di Recco nonché il comitato “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, i provvedimenti in epigrafe.
In particolare i ricorrenti lamentano che con i provvedimenti impugnati l’amministrazione comunale abbia aumentato in maniera eccessiva il numero dei parcheggi a pagamento.
Avverso i provvedimenti impugnati i ricorrenti hanno dedotto i seguenti motivi:
violazione degli artt. 5, 6 e 7 codice della strada e dell’art. 3 l. 241/90, difetto di motivazione di istruttoria, sviamento in quanto gli atti impugnati non motivano in alcun modo la sussistenza dell’interesse pubblico che giustificherebbe l’aumento del numero dei parcheggi a pagamento, non solo il Comune si sarebbe risolto ad aumentare il numero dei parcheggi in seguito all’indizione di una gara per la gestione di un numero di parcheggi superiore a quello esistente e nonostante nelle more avesse commissionato all’Università degli studi di Genova l’analisi del traffico cittadino e del conseguente fabbisogno di parcheggi;
violazione dell’art. 7 del codice della strada, difetto di presupposto, in quanto il Comune non avrebbe individuato nella zona oggetto dell’istituzione dei nuovi parcheggi un numero sufficiente di parcheggi liberi;
violazione dell’art. 7 del codice della strada in quanto gli atti impugnati non contengono il vincolo di destinazione dei proventi dei parcheggi a pagamento al miglioramento dei parcheggi esistenti e della viabilità;
violazione dell’art. 7 del codice della strada in relazione ai principi costituzionali della libertà di circolazione e dei principi generali sulla destinazione dei beni demaniali, in quanto, non essendo la misura dell’istituzione di nuovi parcheggi a pagamento finalizzata al soddisfacimento di interessi pubblici si risolve in una illegittima limitazione della fruizione dei beni demaniali.
I ricorrenti concludevano per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato con vittoria delle spese di giudizio.
Si costituiva in giudizio l’amministrazione intimata.
All’udienza pubblica dell’11 gennaio 2017 il ricorso è passato in decisione.

 

Diritto

Il ricorso è rivolto avverso i provvedimenti che hanno ampliato in maniera significativa il numero dei parcheggi a pagamento nel Comune di Recco (112 su un totale di 258 per un incremento del 44%).
Deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa del Comune.
Il “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, appare privo dei requisiti individuati dalla giurisprudenza per la azionabilità degli interessi diffusi. Deve, infatti, osservarsi che, per giurisprudenza consolidata, ai fini del riconoscimento giurisdizionale della legittimazione ad impugnare atti amministrativi, occorre che il comitato spontaneo di cittadini sia munito di un adeguato grado di rappresentatività, di un collegamento stabile con il territorio di riferimento, e di un’azione dotata di apprezzabile consistenza, anche tenuto conto del numero e della qualità degli associati. Inoltre, occorre che l’attività del comitato si sia protratta nel tempo e che, quindi, il comitato non nasca in funzione dell’impugnativa di singoli atti e provvedimenti (in tal seno, T.A.R. Toscana, sez. II, 25 agosto 2010, n. 4892). Del resto, anche con riferimento alle associazioni che si fanno portatrici di interessi diffusi, la giurisprudenza ne ammette la legittimazione ad agire dinanzi al giudice amministrativo per l’impugnazione di atti ritenuti lesivi dei predetti interessi a condizione che esse posseggano i seguenti requisiti: a) perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di protezione degli interessi dedotti nel giudizio; b) abbiano un adeguato grado di rappresentatività e stabilità; c) abbiano un’area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso. Ciò in quanto lo scopo associativo non è di per sé sufficiente a rendere differenziato un interesse diffuso o adespota facente capo ad un parte più o meno ampia della popolazione. (in tal senso, Consiglio di Stato sez. V, 14 giugno 2007 n. 3192; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 9 luglio 2012, n. 1914).
Se il Comitato è privo di legittimazione processale la circostanza che gli altri ricorrenti siano cittadini e commercianti di un Comune di ridotte dimensioni rende indubitabile la loro legittimazione.
Il ricorso è fondato avuto riguardo al difetto di motivazione dedotte con il primo motivo.
Deve premettersi che, ai sensi dell’art. 7 codice della strada, i provvedimenti per la regolamentazione della circolazione sono emessi con ordinanze motivate. L’ampia discrezionalità di cui gode l’amministrazione in subiecta materia, pertanto, non impedisce il sindacato del giudice amministrativo ricorrendone i relativi presupposti.
Nella specie una serie di elementi evidenziano come il difetto di motivazione non si risolva esclusivamente in un dato formale ma attinga il profilo sostanziale della vicenda per cui è causa.
In particolare la deliberazione di Giunta comunale 12 gennaio 2016 n. 3 non contiene alcuna motivazione della scelta di aumentare il numero dei parcheggi a pagamento. Né la motivazione può rinvenirsi nel passo della delibera in cui si fa riferimento all’argomento di Giunta 1 dicembre 2015: “richiamate le considerazioni di cui all’argomento di Giunta n. 599 discusso il 1.12.2015 e legate ad incentivare in ogni modo una zona commerciale che risulta parzialmente decentrata, preservando altresì le esigenze dei residenti di tale zona” (doc n. 3 prod. ricorrenti 30 marzo 2016).
Da un primo punto di vista non si comprende come tale accenno possa avere giustificato un aumento considerevole del numero dei parcheggi a pagamento, aumento che neppure è menzionato.
Da altro punto di vista la difesa dei ricorrenti ha chiarito come le esigenze menzionate sopra sono riferite allo spostamento del parcheggio a pagamento da via XXV Aprile a Via Marconi ma non fanno riferimento al numero di parcheggi.
All’assenza di motivazione del provvedimento impugnato corrispondono altri elementi sintomatici dello sviamento.
In primo luogo il Comune, nella direttiva 6 agosto 2015 n. 23, aveva stabilito di bandire una gara per la gestione di un numero di parcheggi a pagamento significativamente superiore a quello esistente (doc n. 11 prod. Comune 19 aprile 2016). Tale circostanza induce a ritenere che la reale giustificazione dell’aumento del numero dei parcheggi a pagamento fosse da rinvenirsi nell’esigenza di porre a gara la gestione di un numero di parcheggi che presentasse un minimo di interesse da parte di potenziali concorrenti piuttosto che nelle esigenze della regolamentazione del traffico e della sosta.
In secondo luogo il Comune, con deliberazione 29 ottobre 2015 n. 127, aveva affidato all’Università degli studi di Genova una analisi dei flussi di traffico al fine, tra l’altro, di disporre degli strumenti necessari per una corretta pianificazione della propria attività decisoria afferente l’uso e la destinazione degli spazi pubblici utilizzati per la viabilità urbana (doc n. 1 prod. ricorrenti 30 marzo 2016). Evidenti ragioni di opportunità avrebbero dovuto indurre l’amministrazione ad attendere gli esiti dello studio dell’Università di Genova senza alterare significativamente il numero dei parcheggi a pagamento nel territorio comunale.
La circostanza che l’amministrazione non abbia inteso attendere gli esiti dello studio commissionato ma abbia proceduto all’aumento del numero dei parcheggi a pagamento, pertanto, consente di ritenere che ciò sia avvenuto in ossequio all’esigenza di dare corso alla gara per l’affidamento della gestione, piuttosto che per soddisfare reali esigenze relative al traffico e alla circolazione.
Con ciò, tuttavia, realizzando una illegittima inversione procedimentale.
Da ultimo occorre rilevare come lo studio dell’Università di Genova abbia evidenziato l’opportunità di istituire un numero di parcheggi a pagamento, se pure superiore a quello attuale, inferiore a quello istituito dal Comune con gli atti impugnati.
Donde la conferma della sussistenza dei vizi denunciati.
Gli altri motivi restano assorbiti.
La spese possono essere compensate stante l’inammissibilità del ricorso del Comitato.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara inammissibile l’impugnazione del “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, accoglie l’impugnazione degli altri ricorrenti e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


 

 

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