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updated 4:52 PM UTC, Jul 6, 2020

Coronavirus, l'Italia riparte ma non troppo. Cosa si potrà fare e cosa no dal 4 maggio: la fase 2 punto per punto

L'Italia riparte con il decreto firmato dal premier Conte ma con prudenza e gradualità per evitare una ripresa dei contagi. Oggi riaprono i cantieri pubblici e le aziende votate all'export, ma la vera fase 2 scatterà il 4 maggio, con una maggiore libertà di movimento nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Solo allora riaprirà la maggior parte delle attività produttive, ma i negozi dovranno attendere il 18 maggio, parrucchieri ed estetisti l'inizio di giugno


I sindacati dei medici «Fase 2, come partire se restano gli stessi ...

Sì agli incontri con i familiari più stretti, alla ripresa delle attività sportive anche lontano da casa purché a distanza dagli altri e alle cerimonie funebri, ma soltanto alla presenza dei familiari più stretti. Saranno ancora vietati gli spostamenti da regione a regione, anche se sarà "consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza". Sono questi alcuni dei punti del nuovo Dpcm con le nuove misure per la graduale uscita dal lockdown annunciato ieri dal premier Giuseppe Conte.

Spostamenti - "Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie". "In ogni caso - si legge nel testo - è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

Trasporti garantiti "ma evitare sovraffollamento" - "Il presidente della Regione dispone la programmazione del servizio erogato dalle aziende del trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza COVID-19 sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali, la cui erogazione deve, comunque, essere modulata in modo tale da evitare il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza di utenti". ''I passeggeri dovranno indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca'' e '''sugli autobus e sui tram si dovrà garantire ''un numero massimo di passeggeri, in modo da consentire il rispetto della distanza di un metro tra gli stessi, contrassegnando con marker i posti che non possono essere occupati. Per la gestione dell’affollamento del veicolo, l’azienda può dettare disposizioni organizzative al conducente tese anche a non effettuare alcune fermate''.
''Nelle stazioni della metropolitana si dovranno prevedere differenti flussi di entrata e di uscita e si dovrà prevedere ''l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza e/o telecamere intelligenti per monitorare i flussi ed evitare assembramenti, eventualmente con la possibilità di diffusione di messaggi sonori/vocali/scritti".
E ancora: sospendere l’attività di bigliettazione a bordo da parte degli autisti; installare apparati, ove possibile, per l’acquisto self-service dei biglietti, che dovranno essere sanificate più volte al giorno, contrassegnando con specifici adesivi le distanze di sicurezza. aumento della frequenza dei mezzi nelle ore considerate ad alto flusso di passeggeri.

Obbligo mascherine in luoghi pubblici al chiuso - Obbligo mascherine in luoghi pubblici al chiuso - "Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza". ''Non usare il trasporto pubblico se hai sintomi di infezioni respiratorie acute (febbre, tosse, raffreddore); acquistare, ove possibile, i biglietti in formato elettronico, on line o tramite app; seguire la segnaletica e i percorsi indicati all’interno delle stazioni o alle fermate mantenendo sempre la distanza di almeno un metro dalle altre persone; Utilizzare le porte di accesso ai mezzi indicate per la salita e la discesa, rispettando sempre la distanza interpersonale di sicurezza di un metro; sedersi solo nei posti consentiti mantenendo il distanziamento dagli altri occupanti; evitare di avvicinarsi o di chiedere informazioni al conducente; nel corso del viaggio, igienizzare frequentemente le mani ed evitare di toccarsi il viso; indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca''.

Riaprono parchi e ville - Dal 4 maggio riaprono parchi, ville e giardini, ma resta il divieto di assembramenti, al punto da consentire al sindaco anche di chiudere gli spazi verdi usciti dal lockdown se necessario. "E' vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati - si legge infatti nel testo del Dpcm - il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto dalla presente lettera". "L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto di quanto previsto dalla lettera d)", ovvero divieti di assembramenti "nonché della distanza di sicurezza interpersonale di un metro; il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto dalla presente lettera; le aree attrezzate per il gioco dei bambini sono chiuse".

Attività sportiva anche lontano da casa - "Per consentire una graduale ripresa delle attività sportive, saranno consentite dal 4 maggio le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionali dal Coni e dalle federazioni, ma solo nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, evitando assembramenti. Dunque allenamenti a porte chiuse per le discipline individuali". "Ora per fare attività fisica ci si potrà allontanare dalla propria abitazione - ha aggiunto il premier - ma rispettando la distanza di almeno due metri dalle altre persone se si tratta di attività sportiva più dinamica, mentre basterà un metro se si tratta di semplice attività motoria".

Per esercizi commerciali pulizie due volte al giorno - Queste le misure per gli esercizi commerciali - 1. Mantenimento in tutte le attività e le loro fasi del distanziamento interpersonale. 2. Garanzia di pulizia e igiene ambientale con frequenza almeno due volte giorno ed in funzione dell’orario di apertura. 3. Garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria. 4. Ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani. In particolare, detti sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento. 5. Utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e comunque in tutte le possibili fasi lavorative laddove non sia possibile garantire il distanziamento interpersonale. 6. Uso dei guanti "usa e getta" nelle attività di acquisto, particolarmente per l’acquisto di alimenti e bevande. 7. Accessi regolamentati e scaglionati secondo le seguenti modalità: a) attraverso ampliamenti delle fasce orarie; b) per locali fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori; c) per locali di dimensioni superiori a quelle di cui alla lettera b), l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. 8. Informazione per garantire il distanziamento dei clienti in attesa di entrata.  

Restano chiusi parrucchieri, barbieri, estetisti - La cura della persona resterà sul binario del fai da te. Anche dopo il 4 maggio, infatti, resteranno "sospese le attività inerenti servizi alla persona, fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti".

Palestre e piscine chiuse - "Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi".

Via libera a ristorazione con asporto - "Dal 4 maggio sarà consentita anche attività di ristorazione con asporto" e non solo di consegna come finora, "ma nessuno pensi che siano consentiti assembramenti davanti" agli esercizi: "Occorrerà mettersi in fila, entrare uno alla volta e il cibo si consumerà a casa, non davanti" al ristorante.

No alle messe, sì ai funerali in forma ristretta - "Sono sospese le cerimonie civili e religiose; sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro". Nel testo viene precisato che "l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro".

Ingressi e uscite scaglionati da aziende - Per la gestione dell'ingresso e dell'uscita dei dipendenti delle imprese ''si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa) . Dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni''. In azienda, si legge ancora, ''non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove le stesse fossero connotate dal carattere della necessità e urgenza, nell’impossibilità di collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione necessaria e, comunque, dovranno essere garantiti il distanziamento interpersonale e un’adeguata pulizia/areazione dei locali''. ''Gli spostamenti all’interno del sito aziendale devono essere limitati al minimo indispensabile e nel rispetto delle indicazioni aziendali sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati; è comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in smart work''. ''Il mancato completamento dell’aggiornamento della formazione professionale e/o abilitante entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dovuto all’emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l’addetto all’emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista)''. "La mancata attuazione dei protocolli che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza", spiega ancora il Dpcm.
L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza''. Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione - nel rispetto delle indicazioni riportate in nota - saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni''.
''Il datore di lavoro informa preventivamente il personale, e chi intende fare ingresso in azienda, della preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS2 Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione''.

Tornano esami in università e riaprono le biblioteche - Tornano gli esami all'università e riaprono le biblioteche negli atenei italiani, "a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione". "Nelle università, nelle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e negli enti pubblici di ricerca possono essere svolti esami, tirocini, attività di ricerca e di laboratorio sperimentale e/o didattico ed esercitazioni, ed è altresì consentito l’utilizzo di biblioteche", si legge nel testo, dove viene tuttavia precisato che l'organizzazione degli spazi deve essere tale da ridurre rischi di prossimità e aggregazione.

No a party, spettacoli e visite musei - Niente party. Lo ha detto in conferenza stampa il premier Giuseppe Conte, ma è scritto nero su bianco anche nel Dpcm da lui firmato. "Sono sospese le manifestazioni organizzate, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, quali, a titolo d’esempio, feste pubbliche e private, anche nelle abitazioni private - si legge nel testo - eventi di qualunque tipologia ed entità, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività". Sono inoltre "sospesi i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42".

Sospesi eventi e match sportivi - "Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati". Parla chiaro, su questo, il Dpcm siglato dal premier Giuseppe Conte, lasciando poco spazio ai tifosi che speravano di tornare a vedere match sportivi. Anche se viene dato via libera agli allenamenti, rigorosamente a porte chiuse.

Coronavirus, calcio spagnolo in ginocchio. E anche il ricco Barcellona dovrà rinunciare ai sogni di mercato: addio Lautaro e Neymar? E l'opposizione al presidente blaugrana evoca persino la bancarotta

La stampa spagnola parla da settimana dell'intenzione da parte del club catalano di strappare l'attaccante argentino all'Inter anche pagando la clausola da 110 milioni, così come dell'ipotesi di un clamoroso ritorno del fuoriclasse brasiliano dal Paris Saint-Germain. Operazioni che risultano fuori portata anche per un colosso come quello del presidente Bartomeu. La conferma dal presidente della Liga, Javier Tebas


Between Neymar and Lautaro Martinez, this Barcelona legend has ...

Né Lautaro Martinez né tantomeno Neymar: il Barcellona non può permettersi affari di mercato di tale portata perché in questo momento operazioni che interessino giocatori di questo calibro con valori iper-milionari sono semplicemente impossibili. Un'opinione, o meglio una certezza, espressa senza giri di parole dal presidente della Liga spagnola Javier Tebas che a causa dell'emergenza coronavirus prevede che nella prossima sessione di mercato "ci saranno solo molti scambi". E quindi, a meno di idee ingegnose, sono da escludere trattative che comportino ingenti esborsi di denaro.

"Non è vero dunque che attualmente il Barcellona sta negoziando l'acquisto di quei due giocatori" ha così puntualizzato Tebas. "Tutti i club sono ora più focalizzati su quando la stagione potrà riprendere che non sulla futura campoagna acquisti. I trasferimenti non sono una priorità per i club europei in questa fase. Tutti vogliono semmai limitare i danni legati allo stop alle attività Oggi è impossibile pensare ad affari del genere".

Dalla Spagna - Il Barcellona diviso tra Lautaro e Neymar: i tifosi...

"Il Barcellona rischia la bancarotta". Diceva addirittura una decina di giorni fa Victor Font, candidato alla carica di presidente nelle elezioni dell'anno prossimo della società blaugrana. Dopo le dimissioni di 6 membri del Cda, arriva un'altra grana per Bartomeu. L'imprenditore che ha deciso di correre alla massima carica di uno dei club più importanti d'Europa, ha voluto denunciare tramite una lettera inviata ai giornali spagnolo, la mala gestione del club da parte dell'attuale presidente:"Per molto tempo abbiamo avvertito i membri della società che il club si sta avviando alla tempesta perfetta. E i problemi non nascono adesso - ha scritto - abbiamo vissuto la condanna del club sul caso Neymar, le divergenze pubbliche tra dipendenti e giocatori, e l’udienza sul caso dei social media che sembra confermare lo scandalo". Ma non solo:"Se ci aggiungiamo una politica sportiva irregolare, la ripartizione del CdA e una significativa riduzione degli incassi a causa della pandemia, il risultato è il pericolo di una bancarotta economica e morale verso cui il club si sta muovendo. Game over”. Una situazione incandescente non nel momento migliore per i catalani. 

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Cornoavirus, il calcio si riunisce (a distanza) tra mille dubbi. Il governo dice: "E' l'ultimo dei problemi". In realtà non è così: tutti gli interessi in ballo

La possibile ripartenza del campionato e la spinosa questione dei pagamenti da parte dei detentori dei diritti tv sono al centro dell'Assemblea della Lega Serie A in corso di svolgimento in videoconferenza. Presenti collegati - a quanto si apprende - tutte e venti le società per discutere dei vari punti all'ordine del giorno, a partire dagli scenari futuri alla vigilia del vertice fra il mondo del calcio e il ministro dello sport, Vincenzo Spadafora. Altro tema caldo è quello dei rapporti con i licenziatari dei diritti tv, per la fatturazione e il pagamento della sesta rata dei corrispettivi 2019/2020. Si discuterà anche dell'audience certificata della stagione sportiva 2029/2020 e dell'adozione di parametri di rivalutazione ed eventuali criteri correttivi


FIGC

Mentre la Serie A si prepara a definire le regole per tornare a giocare, il governo frena sulla ripartenza. "Al momento non do per certa né la ripresa degli allenamenti il 4 maggio né del campionato - ha spiegato il ministro dello Sport Spadafora -. L'eventuale ripresa degli allenamenti non deve dare l'illusione alle società che questo voglia dire riprendere il campionato". Gli fa eco il ministro della Salute Speranza: "Sono un grande appassionato di calcio ma, con oltre 400 morti al giorno, con sincerità è l'ultimo problema di cui possiamo occuparci". 

In attesa del confronto ccon la Figc, dunque, il governo prende tempo e resta molto cauto sull'eventuale ripresa del campionato. "Lo sport non è solo il calcio e il calcio non è solo la Serie A, ma è anche vero che la Serie A è un'industria dal punto di vista economico - ha precisato Spadafora -. Avrò questo incontro mercoledì con la Figc, che mi presenterà un protocollo sanitario per gli allenamenti, ma per ora non posso dare certezze".

In chiave sicurezza per quanto riguarda il futuro della Serie A la "partita" è ancora aperta. E non si possono escludere colpi di scena. Sia il ministro dello Sport, sia quello della Salute del resto sono stati molto chiari sulla questione, spegnendo in parte gli entusiasmi di chi sta spingendo per tornare in campo. "Le priorità del Paese oggi sono altre, dobbiamo mettere al centro la questione sanitaria e salvare le vite, lavoreremo perché a un certo punto chiaramente si possa riprendere la vita normale", ha detto Speranza. "Anche se dovessero riprendere gli allenamenti non significa che possa ripartire il campionato", ha aggiunto Spadafora. E anche il viceministro della salute, Piepaolo Sileri, ha rincarto la dose, parlando degli impianti sportivi: "Gli stadi non potranno riaprire, i rischi sono troppo alti". 

(Fonte: Sportmediaset)

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Coronavirus, la proposta del virologo belga: "I calciatori potrebbero tornare in campo con la mascherina". E in Germania c'è chi vorrebbe mettere i giocatori "sotto vetro"

Uno scienziato avanza l'idea di tornare in campo con le protezioni per il viso: "È una possibilità da prendere in considerazione, consentirebbe la ripresa del calcio. Non parlo di quelle da chirurgo, inadatte, ma del tipo anti-inquinamento, più comode". Isolamento degli atleti e test a tappeto è invece la soluzione che viene dall'Università di Lipsia


 Coronavirus, Gremio in campo con le mascherine: "Non ci tutelano ...

Marc van Ranst, virologo belga consulente della Jupiler Pro League, non esclude la possibilità che i calciatori possano tornare in campo indossando le mascherine. "E' sicuramente una strada da considerare - ha detto a Le Soir - Non si tratta di quelle chirurgiche totalmente inadatte. Su internet si trovano mascherine anti-inquinamento che possono essere indossate da giocatori di football americano o ciclisti. Sono più comode".

Le immagini dei calciatori del Gremio all'ingresso in campo con le mascherine per protesta di un mese fa potranno diventare la normalità del calcio ai tempi del coronavirus. Almeno in Belgio, dove c'è in atto un braccio di ferro tra Federazione e Lega Calcio (da una parte) e Uefa dall'altra. I vertici del calcio locale, infatti, spingono per chiudere il campionato (il 24 ci sarà l'assemblea definitiva), ma hanno preso tempo dopo che la massima organizzazione europea ha minacciato di escludere i club belgi dalle competizioni europee. Intanto in settimana i club di Jupiler Pro League hanno ripreso ad allenarsi.

In Germania sono invece convinti basti molto meno. Uwe Liebert, direttore dell'Istituto di virologia dell'Università di Lipsia, sarebbe soddisfatto già di poter garantire l'isolamento dei giocatori e i test a tappeto: "L'ideale sarebbe che tutti i giocatori fossero in una sorta di scatola di vetro e fossero separati l'uno dall'altro", ha detto al giornale tedesco Mitteldeutsche Zeitung. Per questo riguarda i test, da utilizzare soprattutto per capire chi ha già avuto il virus e quindi potrebbe essere immune, il costo sarebbe di circa 130 euro, per una partita quindi non si spenderebbero più di 4.000 euro a squadra.

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Coronavirus, il calcio si divide sul destino del campionato. Gravina insiste: "Terminare la stagione". Da Cairo a Commisso: "Annata già finita". E la Lazio attacca: "La Juve vuole scudetto d'ufficio per pensare alla Champions"

Parla il presidente della Federcalcio: "Non possiamo permetterci un'estate piena di contenziosi sul profilo procedurale e legale". I patron di Torino e Fiorentina guidano il fronte del "no". Dura polemica di Arturo Diaconale, direttore della comunicazione biancoceleste, che non risparmia il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora: "Non conosce il ruolo del calcio nell'economia e nell'immaginario collettivo del Paese"


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LA POSIZIONE DELLA FEDERCALCIO

Il presidente della Figc Gabriele Gravina insiste: "La priorità è terminare i campionati entro l'estate, senza compromettere la stagione 2020-21". "La priorità è terminare i campionati entro l'estate, senza compromettere la stagione 2020-21 - ribadisce Gravina ai microfoni di Radio Cusano Campus -. Non possiamo permetterci un'estate piena di contenziosi sul profilo procedurale e legale. Vincenzo Spadafora ha detto che proporrà il blocco delle attività sportive fino alla fine di aprile compresi gli allenamenti, ma aspetterei la decisione del Consiglio dei ministri". "Certo, è un messaggio che richiede alcune riflessioni - ammette il presidente della federcalcio -: la prima riguarda il momento di grande difficoltà che stiamo vivendo e che sta cambiando i nostri modelli di vita. I nostri campionati sicuramente non riprenderanno prima di maggio, questo era uno scenario che avevamo già ipotizzato".

Intervenuto a 'La politica nel pallone' su Gr Parlamento il patron viola ha aggiunto: "Ripresa del campionato? Ancora questa crisi sanitaria non è finita, adesso pensiamo alla salute poi parleremo di calcio, vedremo se e quando le squadre potranno tornare ad allenarsi, al momento c'è una grande possibilità che questo campionato non possa terminare".

Quindi una riflessione sull'emergenza Covid-19 che ha coinvolto direttamente pure la Fiorentina con 12 contagiati fra giocatori, medici, dipendenti: "Il lato positivo di questo dramma se così si può dire nella mia squadra è che il gruppo si è ancor più compattato e da questa situazione uscirà umanamente piu' forte - ha evidenziato il magnate italo-americano -. Grazie a Dio nessuno dei nostri tesserati è più all'ospedale e sono tutti a casa, ma l'emergenza non è finita, non sappiamo ancora quando arriveremo a zero casi. Il mio augurio è che il virus non arrivi in meridione che non è attrezzato come il Nord. Quanto agli Stati Uniti, il rischio è che in un certo senso possa essere peggio dell'11 settembre".

TORINO, CAIRO: "PER ME IL CAMPIONATO E' FINITO"

Si allarga il fronte di quanti ritengano che il campionato sia ormai finito. Urbano Cairo, presidente del Torino, ne parla ospite di "Un giorno da pecora" su RadioUno. "L'ho gia' detto, secondo me il campionato e' finito" sostiene. "Se penso che a Wuhan hanno cominciato con le misure restrittive intorno al 23 gennaio e le scioglieranno l'8 aprile, due mesi e mezzi dopo, significa che da noi gli allenamenti potrebbero ripartire a fine maggio. A quel punto si potrebbe ricominciare a giocare a fine giugno, per finire ci vorrebbero due mesi e arriviamo ad agosto. La stagione successiva riparte a novembre?", sottolinea Cairo, per il quale, in caso di mancata ripresa, "lo scudetto non va assegnato perche' il campionato non e' finito". Anche al Torino si parla di riduzione degli ingaggi per far fronte alle conseguenze economiche dell'emergenza coronavirus. "Ho parlato ieri con alcuni giocatori che mi hanno chiamato - conferma il presidente granata - Ci ragioneremo insieme per trovare un punto d'incontro che tenga conto di tutto, ognuno deve fare dei sacrifici. Il Torino in questo momento non sta incassando nulla, ci deve essere un sacrificio, il contributo di tutti per uscire da questa situazione e ripartire bene ma sono molto fiducioso.

LA POLEMICA DELLA LAZIO
 
Il direttore della comunicazione della Lazio, Arturo Diaconale, è tornato per l'ennesima volta sulla questione campionato, attaccando direttamente la Juventus: "Vogliono lo scudetto d'ufficio per dedicarsi solo alla Champions". Diaconale non ha risparmiato anche il Ministro dello Sport Spadafora: "Non conosce il ruolo del calcio nell’economia e nell’immaginario collettivo del Paese".

Il portavoce della Lazio sta affidando al proprio profilo Facebook le riflessioni sul momento complicato del calcio in generale, non risparmiando attacchi vari sulla questione ripresa del campionato o meno. Nel mirino Juventus e Inter, le dirette concorrenti della Lazio per lo Scudetto, ma in questa occasione Diaconale se l'é presa con i bianconeri: "Le polemiche per spiegare che il legittimo interesse della Lazio a finire regolarmente il campionato non nasce dalla pretesa di vincere lo scudetto a tavolino, ma solo dalla speranza di poterlo conquistare sul campo e per rilevare come questo interesse abbia la stessa legittimità di quello di chi vorrebbe annullare il campionato in corso o per avere lo scudetto d’ufficio e potersi dedicare solo alla Champions o per evitare una rovinosa retrocessione".

Diaconale poi si è rivolto anche al Ministro Spadafora, definito "inconsapevole": "Le polemiche nei confronti di un inconsapevole ministro che non conosce il ruolo del calcio nell’economia e nell’immaginario collettivo del Paese. Ma soprattutto le polemiche per interrompere quella vulgata politicamente corretta e frutto di interessi precisi che tende a dipingere sempre e comunque Lotito non come un imprenditore che ha costruito negli anni una società sana ed una squadra competitiva recuperandola da una condizione drammatica e fallimentare, ma una sorta di diavolo del calcio nazionale che si permette di mettersi di traverso ai potenti per eredità, censo o grande presenza mediatica e che per questo va relegato nell’inferno fasullo ed ipocrita dei presunti cattivi"

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Coronavirus, Spadafora: "Difficile che la Serie A riparta il 3 maggio". Campionato saltato o gare in estate?: "Deciderà la Figc"

"Le previsioni che facevano pensare di poter riprendere a fine aprile o ai primi di maggio le competizioni sportive sono state un po' troppo ottimistiche. Rispetto all'ipotesi del 3 maggio oggi sono molto, molto dubbioso". Lo dice il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, ospite di 'Chi lo ha visto' su Rai3. "Di sicuro posso dire che qualora ci dovessero essere le condizioni per riprendere in alcune circostanze le competizioni, certamente" queste si svolgeranno "a porte chiuse"


"Le ottimistiche previsioni che facevano pensare di poter riprendere le competizioni sportive a fine aprile o ai primi di maggio credo siano un po' troppo ottimistiche, come del resto ci ha detto l'evoluzione dell'emergenza. Io, rispetto all'ipotesi del 3 maggio, sono molto, molto dubbioso. Di sicuro posso dire che, qualora ci dovessero essere le condizioni per riprendere in alcune circostanze le competizioni, certamente avverrà a porte chiuse". Lo ha detto il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, che è intervenuto a Chi l'ha visto, su Rai 3, tornando a parlare dell'ipotesi di una ripresa a inizio maggio, da lui stesso auspicata alcuni giorni fa, dell'attività agonistica.

"A oggi non è pensabile dire che a maggio si possa riprendere regolarmente con tutte le competizioni, soprattutto con gli spettatori - ha aggiunto Spadafora -. Sinceramente a oggi ho anche qualche dubbio rispetto alle decisioni di qualche Federazione di poter riprendere il 3 maggio: sono gli stessi scienziati a non avere certezze sull'evoluzione dell'epidemia, non è che stiamo sbandando o non è che non sappiamo cosa fare. Dobbiamo adattare le nostre decisioni alle situazioni che cambiano". Alla domanda se ritenga che a questo punto il campionato è saltato, il ministro ha risposto: "La scelta finale spetterà alla Figc, quando parlavo di previsioni ottimistiche era proprio alle previsioni del calcio di poter riprendere il 3 maggio che mi riferivo. Se poi - la conclusione - il calcio deciderà di posticipare tutto all'estate, questo ricade nell'autonomia dello sport: a oggi la situazione è complicata, il calcio ci ha messo un po' di tempo in più degli altri a capire l'emergenza, immagino che ora si muoverà con tutta la cautela possibile per evitare episodi", come quello di Atalanta-Valencia.

"Lo sport sarà uno dei motori che ci permetteranno di rilanciare il Paese dopo la crisi sanitaria". Il ministro Spadafora punta sulla grande passione sportiva degli italiani per ripartire al termine dell'emergenza. "Per il suo ruolo e per la sua capillarità nel tessuto sociale ed economico - precisa il titolare del dicastero per le politiche giovanili e lo sport in una nota, dopo aver partecipato alla Giunta del Coni -. Dobbiamo e vogliamo essere pronti a ripartire non appena sarà possibile".

Spadafora poi entra nel merito del confronto con i maggiori rappresentanti dello sport italiano. "È stata una importante occasione di dialogo, molto utile per raccogliere dalle rappresentanze del mondo dello sport tutti gli elementi necessari per ragionare al meglio sui prossimi provvedimenti - spiega -. Ho avuto conferma della grande collaborazione dimostrata da parte di tutti in questo momento difficile e ho chiesto al Coni di raccogliere le richieste, i suggerimenti e le proposte nei prossimi giorni. Presto mi confronterò con tutti i rappresentanti dello sport di base, come ho fatto sin dall'inizio del mio mandato e di questa emergenza".

(Fonte: gazzetta.it)

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Calcio, ora è ufficiale: Europei rinviati al 2021, ecco le nuove date per campionati e coppe. Il comunicato dell'Uefa

I campionati europei di calcio, in programma dal 12 giugno al 12 luglio 2020, sono stati rinviati di un anno per l'emergenza coronavirus. La priorità sarà quella di portare a termine i campionati nazionali e le competizioni europee: Champions League ed Europa League


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Prima i campionati e le Coppe, poi l'Europeo. La Uefa ha infatti deciso: il Campionato Europeo di calcio slitta al 2021 per l'emergenza coronavirus, in calendario dall'11 giugno (inauguarazione a Roma) all'11 luglio (finale a Londra) dell'anno prossimo. La decisione è ufficiale. La scelta di rimandare di un anno la competizione è arrivata al termine di una riunione con tutte le Federazioni, le varie Leghe, i club e le rappresentanze dei calciatori  La priorità è stata dunque concessa a campionati e Coppe, Champions ed Europa League, da portare a chiusura tra maggio e giugno, sempre che la situazione continentale torni presto alla normalità. Nel corso del vertice Uefa si è lavorato a tal proposito su varie ipotesi: la più ottimistica prevede che le competizioni possano ripartire il 14 aprile, mentre quella più pessimistica si sposta a inizio giugno (addirittura il 13 giugno, con fine della stagione a luglio inoltrato). L’obiettivo sarebbe quello di portare a termine sia i campionati che le Coppe mantenendo inalterati i format (virus permettendo). Per l’Europa League si è ipotizzata la ripartenza il 30 aprile e per la Champions il 5 maggio, con le due finali in calendario il 24 e il 27 giugno.

Il comunicato dell'Uefa

"Uefa oggi ha annunciato il rinvio di Euro 2020, che era previsto tra giugno e luglio di quest'anno. La salute di tutte le componenti coinvolte nel calcio è la priorità, così come evitare di caricare con una pressione non necessaria i sistemi sanitari delle singole nazioni. Lo spostamento aiuterà tutte le competizioni nazionali, sospese per l'emergenza Covid-19, a terminare.
Tutte le competizioni Uefa e tutte le partite (amichevoli incluse) delle nazionali e dei club maschili o femminili sono sospese fino a nuova comunicazione. Le partite dei playoff di Euro 2020 e le amichevoli internazionali, previste per la fine di marzo, sono ora previste all'inizio di giugno, se la situazione mondiale lo permetterà.
Una commissione di leghe e club è stata formata per esaminare le possibili soluzioni che permetteranno alle varie competizioni di concludersi regolarmente nella stagione in corso e le possibili conseguenze delle decisioni prese oggi. 
La decisione è stata presa dal Comitato Esecutivo dopo la videoconferenza che si è tenuta oggi con i rappresentanti delle 55 federazioni nazionali, dei club e delle varie leghe cui ha partecipato anche il Presidente Aleksander Čeferin".

 
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Coronavirus, l'Inter ha già vinto lo scudetto della solidarietà. Dopo la donazione del presidente Zhang, raccolti altri 500mila euro per l'ospedale Sacco

Da Zhang all’Inter, al mondo. Il tutto per aiutare l’ospedale Sacco nella ricerca per il vaccino per il Covid-19. È l’ultima iniziativa del club nerazzurro: dai giocatori all’ultimo dei dipendenti, passando per lo staff tecnico, l’Inter ha raccolto 500 mila euro da donare alla struttura milanese, in prima fila nella lotta al coronavirus. Non solo: la donazione vuole essere un punto di partenza. Perché attraverso i suoi social il club ha lanciato anche una campagna di crowdfunding, ovvero una raccolta fondi aperta a chiunque voglia partecipare, da destinare al Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche del Sacco di Milano. L’iniziativa è stata pensata in collaborazione con la Fondazione Francesca Rava – NPH Italia Onlus. E segue la donazione di 100 mila euro del presidente Zhang e, ancor prima, l’invio di mascherine e prodotti sanitari alla città di Wuhan e allo stesso Sacco.

 

(Fonte: gazzetta.it)

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