updated 2:14 PM UTC, Oct 22, 2019

L'Italia potrebbe diventare il terminal di Belt and Road cinese, per il commercio nell'Europa meridionale

"Partnership Italia-Cina nella Nuova Via della Seta", un convegno che si è tenuto venerdì scorso, durante il quale funzionari ed esperti del governo italiano, hanno espresso il proprio sostegno all'iniziativa Belt and Road (BRI) proposta dalla Cina, discutendo sulla possibilità che l'Italia diventi il ​​terminale BRI cinese nell'Europa meridionale.


Partecipare al BRI potrebbe essere un'opportunità per unirsi a un nuovo percorso globale di multilateralismo concreto, ha affermato Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, alla conferenza. "L'Italia è un terminal naturale per la nuova Via della seta" nonostante le forti pressioni subite durante i negoziati per firmare il Memorandum of Understanding (MoU) con la Cina, così da poter unirsi al BRI", ha commentato.

L'Italia ha il vantaggio di essere il primo paese del G7 a firmare un MoU, "anche se questo vantaggio non durerà per sempre e il tempo non va sprecato, il governo (italiano) guarda in modo molto positivo agli accordi siglati con la Cina, dobbiamo restare sul campo", ha aggiunto il sottosegretario.

Tra gli esperti presenti alla conferenza, Vladimiro Giacche, presidente del think tank italiano Centro Europa Ricerche (CER), ha dichiarato che BRI è l'unico progetto che punta a rilanciare la crescita con investimenti reali dopo la crisi finanziaria del 2008. Secondo un'analisi condotta dal CER, il BRI potrebbe liberare il potenziale del commercio internazionale rafforzando la connettività, ha detto Giacche.

Marco Donati, General Manager di COSCO Shipping Lines Italia, ritiene che l'obiettivo del BRI non diventerà quello di colonizzare, questo perché "la cultura cinese non ha il concetto di colonizzazione". Secondo Donati, i miglioramenti logistici del BRI andranno a vantaggio di entrambi i paesi e tale vantaggio logistico sarà fondamentale affinché l'Italia diventi competitiva a livello globale, considerando la sua economia centrata sull'esportazione.

"Per COSCO, l'Italia è il secondo paese più importante in Europa, secondo solo alla Germania, e ci stiamo avvicinando", ha affermato Donati.

Alla chiusura della conferenza, il senatore Vito Petrocelli, capo della commissione per gli affari esteri del Senato, ha sottolineato il possibile ruolo che il BRI svolgera nell'aiutare l'Italia a ridurre il divario di sviluppo Nord-Sud, a rafforzare gli scambi tra le persone e a promuovere la cooperazione in terza paesi. La presenza del primo ministro italiano Giuseppe Conte al secondo Forum Cintura e Strada per la cooperazione internazionale a Pechino in aprile è una prova sufficiente del riconoscimento italiano del BRI.

Petrocelli ha inoltre dichiarato che l'Italia è pronta a diventare il terminal di BRI nel sud Europa, non solo nella distribuzione di merci, perché "New Silk Road" significa anche cooperazione tra le persone.

All'evento, organizzato dal gruppo parlamentare italiano, Unione Interparlamentare di Amicizia Italia-Cina, ha partecipato anche l'ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu, che ha sottolineato la necessità sia dell'Italia che della Cina di coltivare la corretta strada, espandere la connettività delle infrastrutture e creare nuove canali per gli scambi tra le persone.

Negli ultimi sei anni, il commercio totale tra Cina e altri paesi che hanno partecipato al BRI ha superato i 6 trilioni di dollari, e gli investimenti della Cina in questi paesi hanno superato gli 80 miliardi di dollari, con quasi 300.000 posti di lavoro creati finora, secondo i dati ufficiali.

Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

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Economia italiana, le fosche previsioni dell'Ocse: Pil 2019 al -0,2%. Confindustria: "Andare oltre il contratto di governo, serve sviluppo". E nel resto del mondo cosa succede?

L'Outlook dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ci mette dietro la lavagna, anche se in "buona" compagnia. Rallentano Europa e Cina, i motivi dell'indebolimento della crescita globale


L'Ocse rivede al ribasso la stima del Pil 2019 per l'Italia (-0,2%) mentre indica allo 0,5% il Pil 2020. E' quanto emerge dall'ultimo Economic Outlook che rispetto a quello di novembre taglia di 1,1 punti percentuali la crescita del Pil per l'anno in corso e di 0,4 p.p. quella prevista per il 2020.

Quanto all'economia mondiale, l'Ocse prevede che crescerà del 3,3% nel 2019 e del 3,4% nel 2020. Le prospettive e le proiezioni dell'Organizzazione con sede a Parigi coprono tutte le economie del G20. Le revisioni al ribasso delle precedenti previsioni economiche diffuse nel novembre 2018 sono particolarmente significative per l'area dell'euro, in particolare la Germania e l'Italia, nonché per il Regno Unito, il Canada e la Turchia. Il nuovo Interim Economic Outlook dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico identifica il rallentamento cinese ed europeo, nonché l'indebolimento della crescita del commercio mondiale, come i principali fattori che pesano sull'economia mondiale. Sottolinea che ulteriori restrizioni commerciali e l'incertezza delle politiche potrebbero portare ulteriori effetti negativi sulla crescita globale. Mentre si prevede che lo stimolo delle politiche contribuirà a compensare gli sviluppi commerciali deboli in Cina, permangono rischi di un rallentamento più accentuato che colpirebbe la crescita globale e le prospettive commerciali.

 
 

Il taglio delle stime del Pil dell'Italia nel 2019 da parte dell'Ocse sono un "motivo in più per reagire", secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.  "Bisogna prendere atto- afferma - di questa situazione e costruire una stagione che va al di là del contratto di Governo". E dal contratto "si evolva in una sorta di stagione di sviluppo del Paese".  Secondo l'imprenditore, "ci sono da fare passi importantissimi. Il primo è reagire a questa situazione è il secondo è affrontare la manovra dell'anno prossimo che non è un fatto marginale per i numeri che avrà. Prima lo facciamo meglio è", conclude.

A constatare ''le difficoltà dell'attuale fase ciclica dell'economia italiana'' anche l'Istat nella nota mensile sull'economia a febbraio, sottolineando che nel quarto trimestre 2018, il Pil italiano ha segnato una lieve diminuzione, la seconda consecutiva.

(Fonte: Adnkronos)

La Cina sfida il ruolo principale dell'America nel mondo

L'anno uscente è passato sotto il segno delle contraddizioni tra l'America, una superpotenza universalmente riconosciuta, e la Cina, che si identifica come un paese in via di sviluppo, il 2019 potrebbe essere l'anno della ripresa delle ostilità.


L'attuale guerra economico/politica tra le due super potenze potrebbe terminare presto, l'incarnazione più visibile della rivalità tra Pechino e Washington è stata la guerra commerciale, che ha portato gli Stati Uniti a fissare un dazio del 10% sulle importazioni cinesi per un valore di $ 250 miliardi. In questi giorni il presidente Donald Trump ha inoltre minacciato di aumentare ancora le tariffe dei prodotti cinesi, venduti sul territorio americano, di un'ulteriore 25%. In risposta, la RPC ha introdotto restrizioni su un numero di merci americane, principalmente soia e altri prodotti agricoli, andando così a colpire gli interessi degli agricoltori di quegli stati che erano la base elettorale di Trump.

Tuttavia, la reazione della RPC alle sanzioni non è stata violenta, in quanto Pechino teme chiaramente che, la proliferazione delle dimensioni di una guerra commerciale potrebbe portare alla chiusura delle imprese industriali cinesi che operano nel mercato statunitense. E questo a fronte di un attuale calo dei tassi di crescita dell'economia interna, che significa un aumento della disoccupazione e un abbassamento della stabilità sociale.

Anche la Casa Bianca è  consapevole del fatto che, una brusca rottura delle catene di produzione che collega la società della Cinese e gli Stati Uniti, con l'aumento dei prezzi di iPhone, computer ed elettrodomestici fabbricati in Cina, potrebbe causare una reazione negativa da parte dei consumatori americani, con conseguente indebolimento del governo. Sembra comunque che gli sforzi del segretario al Tesoro Usa Stephen Mnuchin e degli altri sostenitori di un approccio più morbido alla risoluzione del conflitto commerciale, stiano avendo dei risultati positivi e riscano a mantenere ancora incappucciati i falchi nell'amministrazione Trump, sostenitori di una linea più dura.

Il risultato è stato un incontro tra Trump e il presidente Xi Jinping a margine del vertice del G20 a Buenos Aires il 1 ° dicembre, le due parti hanno convenuto nel voler astenersi dall'introdurre nuove tariffe e dazi per ben 90 giorni, contemporaneamente si sono accordati per la firma di un documento, entro il 1° marzo 2019, che porterebbe alla risoluzione della controversia.

I media statunitensi hanno definito l'accordo non la pace, ma una semplice tregua. In primo luogo perchè  l'obiettivo di Trump, annunciato durante la sua campagna elettorale, rimane quello di eliminare l'enorme deficit commerciale degli Stati Uniti con la RPC e questo è impossibile senza riforme strutturali nell'economia cinese, che Pechino, anche se lo desidera, non può attuare in breve tempo.

Soprattutto, non si tratta solo di una controversi commerciale, il Vice Presidente Michael Pence, ha da sempre accusato Pechino di aver violato le norme internazionali che regolano lo sviluppo degli armamenti militari e di aver svolto attività sovversive contro gli interessi statunitensi, rubando le proprietà intellettuali nell'alta tecnologia e interferendo nelle elezioni americane. A questo dobbiamo aggiungere la continua espansione militare nel Mar Cinese Meridionale, che avvicina troppo pericolosamente i fronti delle due super potenze, generando una nuova guerra fredda, che potrebbe portare anche a scontri armati tra le due marine militari, salvo giustificare poi errori di calcolo o incomprensioni negli avvertimenti.

Oltre al Mar Cinese Meridionale, la situazione intorno a Taiwan è preoccupante. In effetti, in Cina, l'uso della forza militare è legalmente autorizzato a prevenire il separatismo sull'isola e gli Stati Uniti di Trump, invece danno un forte contributo in termini di sostegno militare e politico a Taipei.

Junker accusa i paesi dell'Unione Europea di "sfacciata ipocrisia"

Secondo il presidente della commissione europea, quindi l'Europa non può funzionare! 


Junker riparte nel 2019 con la tattica dell'indebolimento degli stati sovrani all'interno dei confini europei. Il capo della Commissione europea, ha affermato che i leader dei paesi dell'Unione europea mostrano troppa ipocrisia in materia di rafforzamento della protezione delle frontiere esterne.

Secondo lui, per più di due anni tutti i capi di stato e di governo dei paesi dell'UE hanno chiesto una maggiore sicurezza alle frontiere. Allo stesso tempo sono preoccupati perchè un rafforzamento dei controlli di confine, con l'utilizzo di una forza militare congiunta (la temuta POLIZIA EUROPEA), potrebbe minare e quindi influenzare negativamente la SOVRANITA' NAZIONALE di ogni singolo stato. Questa forza di polizia è al di sopra di ogni legge interna dei singoli stati e potrebbe attuare azioni anche senza l'autorizzazione degli stati in cui opera. Cosa decisamente inaccettabile per i governi sovranisti, che si sono già visti depauperare della sovranità economica e hanno paura di diventare un ingranaggio della "poco democratica" macchina europea, ingranaggio sostituibile in qualunque momento. 

Juncker ha sottolineato che i leader criticano l'inadeguata protezione dei confini dell'Unione europea, ma non vogliono assumersi gli obblighi associati, in poche parole non vogliono correre il rischio di diventare burattini di un governo troppo distante dai territori.  "Quindi l'Europa non può funzionare. Dobbiamo agire rapidamente per essere preparati e permettere sotto controllo i confini esterni dell'UE", ha concluso.

Gli scienziati politici presagiscono un cambio di paradigma nell'ordine internazionale, cosa che potrebbe solo portare solo su due strade. La prima vede un'Europa centralista che non riconosce più le sovranità politiche dei territori, passando dalla formula "Stati Nazionali" a quella di "Stati Federali" e muovendo le fila da un singolo governo centrale. La seconda l'Europa così come doveva essere si sfalda e gli stati interni riprendono la loro sovranità economica e politica, lasciando al governo centrale solo la gestione delle politiche internazionali, lasciando (com'è oggi) la palla che muove il futuro di questo nostro mondo, alle 3 super potenze, Russia, Cina e America.

Huawei, alta tensione Usa-Cina. Pechino convoca l'ambasciatore americano: "Gravi violazioni, risponderemo"

Il viceministro degli Esteri cinese Le Yucheng ha convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti, Terry Branstad, e ha protestato vigorosamente, come riferisce l'agenzia Xinhua, contro l'arresto e la detenzione di Meng Wanzhou, Cfo di Huawei e figlia del fondatore del colosso della telefonia. Meng è stata arrestata la scorsa settimana a Vancouver, in Canada, su disposizione delle autorità statunitensi. Ieri Le Yucheng aveva convocato l'ambasciatore canadese John McCallum. "Gli Stati Uniti hanno violato in maniera grave i diritti legittimi e gli interessi di cittadini cinesi, la natura della violazione è estremamente negativa", afferma il viceministro, che chiede immediate misure correttive e il ritiro del mandato di arresto nei confronti di Meng. "La Cina risponderà in base alle azioni" che verranno intraprese "dalla parte americana".

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Commercio: Donald Trump critica la politica monetaria dell'UE e dalla Cina

Nuova escalation commerciale di Donald Trump che ha accusato la Cina e l'Unione Europea di manipolare le rispettive valute per colpire gli Usa e minacciato Pechino di tassare duramente tutte le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti. 


"La Cina, l'Unione europea e gli altri manipolano le loro valute abbassando i loro tassi di interesse mentre gli Stati Uniti aumentano i loro tassi con un dollaro che diventa più forte, giorno dopo giorno, tutto questo degrada la nostra competitività" così il presidente degli Stati Uniti in un tweet, criticando anche la politica monetaria della Banca Centrale degli Stati Uniti che ha permesso alla polita monetaria cinese di ottenere grossi vantaggi da una moneta di basso peso.

Dal mese di aprile, lo yuan, biglietto rosso con l'immagine di Mao Tse-tung, ha perso quasi l'8% del suo valore nei confronti del dollaro, dando grossi benefici all'esportazione di merci cinesi sul mercato statunitense compensando in parte, le tasse punitive negli Stati Uniti.

Molte le critiche rivolte anche alla Banca Centrale Europea che ha indebolito l'euro rafforzando il dollaro che è arrivato ad un cambio di circa 1,17 dollari per comprare un euro, contro gli 1,23 dollari necessari ad aprile.

In un altro tweet sulla Fed, Donald Trump ha dichiarato che "gli Stati Uniti non dovrebbero essere penalizzati per aver fatto molto bene, l'inasprimento della politica monetaria interna, ora ferisce tutto ciò che abbiamo fatto" ha scritto, riferendosi a un'economia fiorente spinta dalla riforma fiscale, che ha drasticamente ridotto le tasse per le famiglie e le imprese.

Né la BCE, né la Fed, hanno reagito ai tweet di Trump, la Fed, che ha iniziato l'uscita dalla politica monetaria a tasso zero due anni fa, prevede di aumentare gradualmente il suo tasso di riferimento due volte quest'anno per avvicinarsi al 2,50%, anziché al 2% oggi, così da controllare l'inflazione ed evitare il surriscaldamento dopo il massiccio stimolo fiscale che, tra l'altro, potrebbe favorire l'aumento dei prezzi.

In precedenza, Donald Trump ha attaccato Pechino, dicendo che era pronto ad imporre tasse punitive su tutte le importazioni cinesi - "Sono pronto a salire fino a 500", ha detto alla CNBC, chiara allusione ai $ 505,5 miliardi di beni cinesi importati dagli Stati Uniti nel 2017. "Io non non lo faccio per scopi politici, lo faccio per fare ciò che è buono per il nostro paese ", ha detto, accusando la Cina di "truffare"gli Stati Uniti da molto tempo.

Il presidente degli Stati Uniti, che accusa Pechino di pratiche "ingiuste" e "furto di proprietà intellettuale" e chiede al gigante asiatico di ridurre il deficit di 200 miliardi di dollari. Ma dopo una breve tregua in primavera, la Casa Bianca ha implementato il 6 luglio, ulteriori dazi doganali pari al 25% su 34 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Altre importazioni peri sedici miliardi di dollari saranno tassate a breve.

"La Grande Guerra Commerciale" -

Le autorità cinesi, che denunciano atti "irrazionali" del presidente degli Stati Uniti, ritengono che Washington abbia innescato "la più grande guerra commerciale nella storia economica".

A metà aprile, il Tesoro degli Stati Uniti stimando che la Cina non stesse gestendo la sua valuta, ha posto il paese sotto sorveglianza, così come la Corea del Sud, la Germania, il Giappone, la Svizzera e l'India.

A questo punto gli economisti sono allarmati dalla politica commerciale aggressiva degli Stati Uniti. Questa settimana, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha mantenuto le sue previsioni di crescita globale al 3,9% per il 2018 e il 2019, ma il suo CEO, Christine Lagarde, ha detto che probabilmente questo è solo un picco. E Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo, ha anche affermato che le tensioni commerciali sono "la più grande minaccia a breve termine per la crescita globale". Soprattutto da quando la Casa Bianca ha avviato una disputa commerciale non solo con Pechino ma anche con i suoi principali partner come l'Unione Europea, il Canada o il Messico.

L'amministrazione Trump sta prendendo in considerazione le tasse punitive sul settore strategico dell'automobile, causando grande preoccupazione sia all'estero sia negli Stati Uniti, dove industria e sindacati temono tagli massicci di posti di lavoro.

 

Fonte: AFP

 

Droni-corrieri e Droni-fattorino, ora le consegne avvengono via cielo

JD.com e SF Holding (made in Cina) stanno costruendo reti di UAV grandi e piccoli, cercando di collaborare con le autorità di tutto il mondo, per lo sviluppo di nuove norme che ne consentano l'utilizzo diffuso.


Il giorno dopo la vendita del gigante cinese dell'e-commerce JD.com Inc, un drone della compagnia è decollato da un parco giochi nella città di Xi'an per consegnare, in un villaggio nelle montagne del sud cinese, uno degli ultimi ordini, contenuto in un pacco delle dimensioni di una scatola di scarpe. Il velivolo a sei rotori è uno dei circa 40 JD.com progettato per ridurre i tempi di consegna di articoli come smartphone e cibo, in aree remote e difficili da raggiungere, in cui il trasporto via terra è troppo costoso o lento.

La multinazionale JD.com sta aprendo società di tutto il mondo per sviluppare potenti veicoli aerei senza equipaggio utili per il trasporto di merci. In questo ancora aperto mercato la Cina sta investendo miliardi di Dollari per arrivare a produrre UAV capaci di sostituire i corrieri utilizzati nel più grande mercato del mondo, quello dell'e-commerce.

 
 

Così lo scorso anno, l'Amministrazione dell'Aviazione Civile della Cina (CAAC) ha dato il via libera alla JD.com e alla SF Holding Co., le più grande compagnia di corriere espresso del paese, per iniziare a inviare pacchi con drone in alcune zone rurali.

Il grosso vantaggio cinese è il mercato, il paese ha sia le tecnologie avanzate in tema di UAV e milioni di consumatori che vivono in aree remote che sono difficili da raggiungere - a volte impossibili da raggiungere, con mezzi su gomma, secondo l'ufficio delle statistiche, alla fine del 2017 la Cina aveva più di 590 milioni di residenti "rurali".

"Le persone che vivono in regioni montane difficilmente accessibili con i trasporti terrestri hanno anche il diritto di fare acquisti!", Ha detto Cui Zheng, un manager che supervisiona il programma di droni di JD nella Cina nord-occidentale. "Stiamo dando loro la stessa esperienza di acquisto, allo stesso prezzo, solo facendo le consegne con droni. "

La corsa per la realizzazione di droni in Cina è alimentata dalla concorrenza tra la JD.com e la rivale Alibaba. Quest'ultima applica un modello di business più semplice e si  affida ai partner terzi per effettuare consegne, ciò nonostante sta collaborando con la Beihang Unmanned Aircraft System per sviluppare droni cargo. Un nuovo modello di veivolo in grado di trasportare tonnellate di merci per oltre 1.500 chilometri. Un esempio di quanto la corsa ad occupare per primi i cieli commerciali sia importante, è dato dall'importante traguardo ottenuto dalla Ele.me, società che si occupa di consegnare gli alimenti acquistati sul portale Alibaba, che ha avuto il benestare dell'Aviazione civile cinese, per testare i droni in una grande zona industriale.

 

Anche negli Stati Uniti, il Dipartimento dei trasporti ha selezionato 10 governi statali, locali e tribali per testare i droni commerciali in collaborazione con aziende come Intel Corp., Uber Technologies Inc. e Qualcomm Inc. La blasonata Amazon.com Inc. è stata esclusa dalla sperimentazione.

L'intenzione del governo cinese è quella di usare la tecnologia per alleviare la povertà nelle aree rurali e ridurre il divario di ricchezza con i centri urbani, questa forte volontà potrebbe anche fare della Cina un modello per altri governi che cercano di redigere norme per i prossimi sciami di droni civili.

La JD.com, che ha accumulato oltre 5.000 ore di volo con drone, ha affermato che i costi di consegna dei pacchi nelle aree rurali retrostanti possono essere cinque volte tanto quanto nelle città, però per ora non vengono affrontati i costi di consegna anche se si presume che, una volta che la tecnologia sarà pronta per un uso su vasta scala, saranno inferiori a quelli con consegna umana 

La SF mira a integrare i piccoli voli last-hop (corto raggio), con droni più grandi, che trasportino le merci partendo dai centri di distribuzione, per raggiungere l'obiettivo di garantire che tutte le consegne in Cina siano completate in meno di 36 ore. Obiettivo raggiungibile con droni ad ala fissa che potrebbero operano da piccoli aeroporti utilizzati esclusivamente per elicotteri, o da piste di atterraggio appositamente costruite nei magazzini delle aziende.

 

 

 

Terminata questa sperimentazione il prossimo passo sarà passare alla sperimentazione con Droni per il trasporto di persone, veri e propri Taxi autonomi (senza pilota) che possano solcare i cieli delle nostre città.

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