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Poteri Forti’ e sovranità nazionale

Il debito pubblico e gli scheletri nascosti negli armadi


Dietro al debito pubblico di moltissimi stati, ci sono i ‘Poteri Forti’ dell’economia e delle grandi multinazionali, che hanno l’esclusivo interesse di accaparrarsi grandi fette di sovranità nazionale.

In questa surreale intervista John Perkins, come lui ama definirsi, "un sicario dell'economia mondiale" racconta come i poteri forti dell'economia pianificano in modo minuzioso, tutti i passaggi della nostra piccola storia, dalla politica territoriale alle grandi guerre nei paesi più poveri...

L'ascesa del populismo e il crollo del politica

L'ascesa del populismo in queste elezioni europee è sempre più evidente, un'altra stagione politica sta mutando in una nuova realtà, sarà una evoluzione o una pericolosa involuzione? 


Il populismo mette le sue radici nella storia, quando la gestione politica passò dalle mani di re e regine a quelli della piccola nobiltà, rappresentanti di altre persone persone nelle assemblee, nei congressi, nei parlamenti. Il principio era quello di considerare il rappresentante meglio informato sui fatti della vita perchè più colto, più istruito, quindi più adatto a rappresentare e prendere decisioni per il popolo. Come oggi anche allora, gli impegni venivano scritti su dei "Manifesti", una vera dimostrazione di volontà e di politica che veniva condivisa con l'elettorato. Questo principio possiamo chiamarlo "Democrazia", peccato che solo una ESIGUA PERCENTUALE DEI VOTANTI HA LETTO QUESTI MANIFESTI O CONTRATTI CON IL POPOLO e probabilmente la restante percentuale, non li capirebbe se li leggessero. Oggi potremmo anche dire che forse serve poco conoscere il contenuto di un Manifesto, perché nel dopo elezioni risulta sempre molto difficile rispettare gli impegni presi.

La prima linea guida dei nuovi populisti è quella di approcciare gli elettori con i termini "noi e loro",due parole che hanno profonde in tutte le società e a tutti i livelli. Solo per citare un esempio, nel calcio, i termini "noi e loro" sono spesso usati per giudicare un avversario spesso considerandolo il più debole o il meno sportivo. Noi siamo i più bravi, loro rubano sempre, noi aiuteremo il nostro popolo, loro no, due parole che ormai racchiudono il potere di convincere, alcune volte anche in modo forte o violento.

Con l'ascesa dei movimenti pro-popolo (movimenti sociali), spesso associati alla sinistra politica, alla fine del diciannovesimo secolo, si sono conquistati i diritti all'educazione, all'assistenza sanitaria per tutti, i diritti delle donne al lavoro e al voto, i diritti dei bambini a non lavorare. La fame e le povertà assolute sono state battute approcciando a un mondo più sviluppati e quando le persone hanno un lavoro, un tetto e una possibilità di spesa economica è meno probabile che scendano per le strade per proclamare i loro diritti. Questo periodo era guidato dai politici di professione, statisti che guardano prima il futuro del paese e poi il presente.

Politici che hanno sempre salvaguardato il bene dello stato (forse anche il loro) creando una distanza d'intelletto tra istituzioni e territorio, pronti a trasformare un lamento del popolo in semplice borbottio, lasciando tutti felici e contenti. 

Eccoci però al giorno in cui la classe politica diventa "loro" e l'apatia politica, il distacco di pensiero dagli organi istituzionali, spazia attraverso la società moderna, una situazione incontrollabile che oggi ha raggiunto proporzioni epiche. Una situazione in cui i voti, vengono talvolta considerati più numerosi di quelli espressi realmente per un certo partito politico, questo perché nessuno vuole considerare che l'affluenza si avvicina ormai alla metà dell'elettorato o anche meno. Ecco allora che il borbottio torna a essere un lamento, generando un pensiero comune, "ok di qualunque colore sia, sono tutti uguali, un gruppo di truffatori che cercano solo vantaggi per se stessi, cercherò di votare il meno peggio".

Proprio in questo momento dove è crollato il senso di appartenenza che nascono come funghi i movimenti populisti, movimenti di protesta contro tutti e contro ciò che viene considerato cattivo o diverso. Attenzione perché l'errore più comune è pensare che questi siano solo radicati nella destra politica, qualunque forma di discriminazione porta al populismo, nell'eccezione del suo significato, anche quella contro il datore di lavoro o contro le forze di polizia.

Il politico populista è una sorta di mago che agitando la sua bacchetta magica afferma, "Io sono uno di voi, so chi siete e quello che volete, io ve lo darò". Ovviamente contestando e rifiutando tutti quelli che magari già cercano di farlo, i "loro". Cancellando ogni forma di governo e creandone uno nuovo, trionfando in pompa magna su tutti e su tutto, abbattendo il dialogo con dei monologhi urlati (non solo a voce) e occupando tutte le forme di comunicazione.

Un momento politico molto pericoloso, perché con il crollo dei tradizionali partiti e delle strutture politiche, è apparso un vuoto ideologico. La storia ci insegna che il trattato di Versailles, con cui si è sancita la fine della prima guerra mondiale, ha di fatto creato un vuoto istituzionale. Gli stati firmatari, che erano politicamente instabili (il governo era lontano dal popolo e del territorio), si sono isolati, i dialoghi si sono conclusi e 20 anni dopo le controversie mai appianate hanno portato alla alla seconda guerra mondiale

 

Oggi la conoscenza e l'informazione sono a portata di click, così la distanza tra elettore ed eletti è annullata. È arrivata una nuova era politica, quella in cui coloro che sono stati educati o che hanno studiato bene come comunicare possono diventare pericolosi, visto che sempre più persone non hanno conoscenza di cosa voglia dire fare il politico di professione.

Abbiamo ottenuto il benessere e ci sentiamo moderatamente al sicuro, abbiamo una bella macchina, il frigorifero pieno e ci distraiamo sul divano guardando i pessimi programmi generalisti o una partita di calcio, accettando in silenzio che qualcun'altro ci dica di cosa abbiamo bisogno e che lui può .

...forse siamo ancora in tempo...

 

-6 giorni alle Elezioni europee: forti timori per i cambiamenti portati dall'attesa spinta dei populisti

Più di 400 milioni di elettori nei paesi dell'UE saranno chiamati alle urne dal 23 al 26 maggio, per eleggere un nuovo Parlamento europeo


Saranno le elezioni dei partiti populisti che dovrebbero registrare una nuova spinta verso l'alto grazie al problema scottante dell'immigrazione. Queste forze ostili all'Unione europea, tuttavia secondo i sondaggi, saranno ben lontane dall'ottenere la maggioranza, ma sicuramente contribuiranno allo sconvolgimento degli equilibri ormai storici dell'emiciclo europeo, dominato quasi ininterrottamente dal 1979 dai due maggiori partiti della destra e della sinistra europeista.

Ironia della sorte, il voto inizierà nel Regno Unito, costretto a votare perché il suo accordo sul distacco dell'UE non è ancora stato ratificato e si concluderà domenica, con il passaggio nella cabina elettorale degli elettori di paesi importanti come Germania, Francia, Italia e Spagna.

Verranno esaminati in particolare i voti dei partiti di estrema destra del National Rally di Marine Le Pen in Francia, della Lega di Matteo Salvini in Italia e del partito pro-Brexit di Nigel Farage nel Regno Unito.

Considerate dagli studiosi politici come le "elezioni per il run-off ", il rinnovo dei 751 membri eletti del Parlamento è anche tradizionalmente segnato da una forte astensione, grazie alla poca informazione e alla grande disinformazione, che non pongono questo voto come un ingranaggio essenziale nello sviluppo delle leggi europee.

Questo disinteresse degli elettori è aumentato costantemente dalle prime elezioni del 1979, l'astensione è aumentata dal 38% di quell'anno al 57,4% nel 2014 data delle ultime elezioni.

Secondo un sondaggio condotto da YouGov su 8.021 persone in otto paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Ungheria, Svezia), pubblicato a maggio, l'immigrazione e la protezione dell'ambiente, due temi emersi in ambito locale, sono considerati le principali sfide per il futuro dell'UE.  


Quattro anni dopo la crisi migratoria del 2015 e sebbene il flusso degli arrivi abbia cessato la sua veloce corsa, la destra politica continua a focalizzare il suo discorso su questo tema, un tema che diventerà una linea di faglia sul continente europeo. Intanto i vertici della Lega Italiana con Matteo Salvini e i francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen stanno tentando di creare un fronte comune delle forze nazionaliste che combatta l'immigrazione e la forte vocazione centralista dell'attuale Unione Europea.

Secondo le ultime proiezioni pubblicate da Parlamento europeo, sulla base di indagini nei 28 paesi, nella nuova Camera, il gruppo attuale, ENL salirebbe a 62 eletti (25 in più rispetto ad oggi), tra cui 26 italiani (20 Lega) e 20 francesi (5 RN). Aggiungendo gli anti-europeisti e l'ELDD (dove siedono il Movimento Cinque Stelle italiana o pro-Brexit britannico Nigel Farage), gli euroscettici CRE (costituiti dai conservatori britannici e del partito polacco PiS al potere Varsavia), questa proiezione dà un totale di 173 eletti.

"Attualmente, il Parlamento conta quasi il 25% di euroscettici e potrebbe arrivare al 35%", ha dichiarato Jean-Dominique Giuliani, presidente della Robert Schuman Foundation, "Non bloccherà il Parlamento, ma ci sarà un'irradiazione, un'influenza dei partiti di destra e di estrema sinistra nei temi che il nuovo parlamento metterà in discussione".

Inoltre, se questi partiti, che vogliono cambiare l'Unione europea dall'interno, possono avere intenti comuni in materia di immigrazione, sono ben lungi dall'essere d'accordo su altre importanti questioni, come ad esempio l'atteggiamento da avere sulla La Russia di Vladimir Putin o il rispetto delle regole in merito di stabilità economica.

Sempre secondo le ultime proiezioni pubblicate dal Parlamento europeo, le due grandi famiglie tradizionali, il PPE e i socialdemocratici (S&D) a sinistra, si potranno vedere depauperate di ben 37 poltrone, perdendo così la loro maggioranza. I verdi, che potrebbero beneficiare del movimento pro-clima, in particolare in Belgio e in Germania, otterrebbero 5 seggi. Quindi si potrebbero creare 3 macro gruppi che andrebbero a determinare la maggioranza a seconda del tema trattato.

Questo insieme di alleanze sarà cruciale per i futuri dirigenti europei, incluso il successore di Jean-Claude Juncker a capo della Commissione, che vedra chiudersi il suo mandato subito dopo le elezioni.

L'Italia potrebbe diventare il terminal di Belt and Road cinese, per il commercio nell'Europa meridionale

"Partnership Italia-Cina nella Nuova Via della Seta", un convegno che si è tenuto venerdì scorso, durante il quale funzionari ed esperti del governo italiano, hanno espresso il proprio sostegno all'iniziativa Belt and Road (BRI) proposta dalla Cina, discutendo sulla possibilità che l'Italia diventi il ​​terminale BRI cinese nell'Europa meridionale.


Partecipare al BRI potrebbe essere un'opportunità per unirsi a un nuovo percorso globale di multilateralismo concreto, ha affermato Manlio Di Stefano, Sottosegretario di Stato agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, alla conferenza. "L'Italia è un terminal naturale per la nuova Via della seta" nonostante le forti pressioni subite durante i negoziati per firmare il Memorandum of Understanding (MoU) con la Cina, così da poter unirsi al BRI", ha commentato.

L'Italia ha il vantaggio di essere il primo paese del G7 a firmare un MoU, "anche se questo vantaggio non durerà per sempre e il tempo non va sprecato, il governo (italiano) guarda in modo molto positivo agli accordi siglati con la Cina, dobbiamo restare sul campo", ha aggiunto il sottosegretario.

Tra gli esperti presenti alla conferenza, Vladimiro Giacche, presidente del think tank italiano Centro Europa Ricerche (CER), ha dichiarato che BRI è l'unico progetto che punta a rilanciare la crescita con investimenti reali dopo la crisi finanziaria del 2008. Secondo un'analisi condotta dal CER, il BRI potrebbe liberare il potenziale del commercio internazionale rafforzando la connettività, ha detto Giacche.

Marco Donati, General Manager di COSCO Shipping Lines Italia, ritiene che l'obiettivo del BRI non diventerà quello di colonizzare, questo perché "la cultura cinese non ha il concetto di colonizzazione". Secondo Donati, i miglioramenti logistici del BRI andranno a vantaggio di entrambi i paesi e tale vantaggio logistico sarà fondamentale affinché l'Italia diventi competitiva a livello globale, considerando la sua economia centrata sull'esportazione.

"Per COSCO, l'Italia è il secondo paese più importante in Europa, secondo solo alla Germania, e ci stiamo avvicinando", ha affermato Donati.

Alla chiusura della conferenza, il senatore Vito Petrocelli, capo della commissione per gli affari esteri del Senato, ha sottolineato il possibile ruolo che il BRI svolgera nell'aiutare l'Italia a ridurre il divario di sviluppo Nord-Sud, a rafforzare gli scambi tra le persone e a promuovere la cooperazione in terza paesi. La presenza del primo ministro italiano Giuseppe Conte al secondo Forum Cintura e Strada per la cooperazione internazionale a Pechino in aprile è una prova sufficiente del riconoscimento italiano del BRI.

Petrocelli ha inoltre dichiarato che l'Italia è pronta a diventare il terminal di BRI nel sud Europa, non solo nella distribuzione di merci, perché "New Silk Road" significa anche cooperazione tra le persone.

All'evento, organizzato dal gruppo parlamentare italiano, Unione Interparlamentare di Amicizia Italia-Cina, ha partecipato anche l'ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu, che ha sottolineato la necessità sia dell'Italia che della Cina di coltivare la corretta strada, espandere la connettività delle infrastrutture e creare nuove canali per gli scambi tra le persone.

Negli ultimi sei anni, il commercio totale tra Cina e altri paesi che hanno partecipato al BRI ha superato i 6 trilioni di dollari, e gli investimenti della Cina in questi paesi hanno superato gli 80 miliardi di dollari, con quasi 300.000 posti di lavoro creati finora, secondo i dati ufficiali.

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