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Festa della Repubblica? La lezione di Toni Capuozzo sul 2 giugno: "Ecco perché non guarderò la parata. Ma vi racconto che cos'è per me la patria, che amo come amavo mio padre"

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Toni Capuozzo ilComizio.it Facebook Toni Capuozzo

L'interessante messaggio del giornalista, che ha una lunga storia da inviato di guerra, sempre a fianco delle Forze Armate. Uno scritto controcorrente che tocca sentimenti profondi, come quelli, sovrapponibili, per la sua terra e per il genitore. Non a caso i due termini hanno la stessa radice


Patrie e padri

Non vedrò neppure in televisione la sfilata del 2 giugno, e un po' mi dispiace (mi piacerebbe in particolare vedere sfilare gli alpini, i parà del 183 con cui ho diviso un periodo a Kabul, i marò... ho un debole quasi infantile per la fanfara dei bersaglieri e il passaggio delle Frecce.). Mi dispiace perché, pur avendo fatto malvolentieri la naja, ho imparato ad apprezzare quegli italiani in divisa. Ma non sopporto i commenti, e certa retorica.

Se avete pazienza, vorrei dire due cose sull'idea di patria. Sono affezionato all'idea delle piccole patrie, non ostili alle patrie più grandi, e che anzi riempiono l'idea di cose concrete: il senso della comunità, gli accenti, i ricordi comuni. Ma se me lo chiedessero a bruciapelo - "ami la Patria ? " - dovrei fare un discorso strano, per non ripetere quel che mi insegnarono alle elementari, o le lezioni di mia madre che esponeva un vecchio tricolore nei giorni di festa.

Dovrei andare, per restare in famiglia, al ricordo di mio padre, che ho perso quand'ero ancora abbastanza giovane.

Un padre con cui mi ero scontrato, senza avere il tempo, poi, di invecchiare insieme, di riconoscerci più simili di quanto pensassimo. Dunque il ricordo di mio padre, con gli anni, si è un po' affrancato dalla gratitudine inevitabile, per quello che ha fatto per me, o dalla stima postuma per quello che è stato. In modo più complice il suo ricordo, e il mio affetto per quel ricordo, si è legato alle sue debolezze, ai suoi difetti, ai suoi limiti, ai suoi tic.

E' facile amare il superman che ti solleva in braccio da bambino. Più difficile, ma per me più bello, amare le sue sconfitte, e riconoscersi affettuosamente in esse, e ricordare certi tratti del suo carattere che allora non sopportavi, o ti indignavano, o ti spingevano a ribellarti, o te ne vergognavi, e adesso sono le ragioni per cui vuoi bene al suo ricordo.

Dico questo perché la radice delle parole "padre" e "patria" sono le stesse. E come puoi voler bene a una patria come questa nostra, così scassata e modesta, così difettosa e ingrata ? Io le voglio bene come a mio padre: proprio con l'affetto che si deve a chi ha i suoi difetti, che assomigliano ai miei, con l'abbraccio con cui si va incontro alle bellezze sciupate, agli accenti familiari anche quando straparlano. Magari non dico viva il 2 giugno, ma non la dimentico il 3 o il 4.

(Dalla pagina Facebook di Toni Capuozzo)

Ultima modifica ilSabato, 03 Giugno 2017 15:37

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