Il taglio delle accise sul gasolio, introdotto dal governo il 28 luglio e poi prorogato con il decreto del 4 agosto, ha ormai smesso di produrre effetti concreti sul portafoglio degli automobilisti italiani. Lo confermano i dati diffusi oggi, dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il prezzo del gasolio in autostrada ha superato la soglia toccata proprio il 4 agosto scorso, giorno in cui il Consiglio dei ministri aveva varato l’ultimo intervento sulle accise. I rincari, insomma, hanno bruciato lo sconto fiscale prima ancora che la misura arrivasse alla sua scadenza naturale. Sulla rete autostradale il prezzo medio del gasolio in modalità self service è salito a 2,178 euro al litro, contro i 2,173 euro di ieri, un valore che per la prima volta supera il picco registrato il 4 agosto. La benzina self in autostrada viaggia intanto a 2,074 euro al litro. Sulla rete stradale ordinaria la fotografia non cambia di segno, con il diesel a 2,107 euro al litro (2,099 il giorno precedente) e la verde a 1,997 euro. Il prezzo del gasolio oggi racconta dunque una progressione costante che dura da settimane, senza pause davvero significative, e che riporta il costo del pieno agli stessi livelli psicologici toccati a inizio mese.
Una misura pensata per l’esodo, non per settembre
Il decreto varato il 4 agosto aveva prorogato fino a martedì 25 agosto lo sconto di 17 centesimi al litro, Iva compresa, già in vigore dal 28 luglio. L’intervento, costato circa 245 milioni di euro reperiti con tagli alla spesa dei singoli ministeri, ha riguardato esclusivamente il gasolio, lasciando fuori la benzina. La scelta della data di scadenza, un martedì e non la consueta fine mese, non è casuale. La premier Giorgia Meloni ha spiegato che dal 25 agosto tornerà operativo il meccanismo delle accise mobili, lo strumento che consente di ridurre le imposte utilizzando il maggior gettito Iva generato proprio dal rincaro dei carburanti. Un meccanismo, però, che si attiva solo dopo la prima settimana del mese, quando viene contabilizzato in modo definitivo l’incasso del periodo precedente, e che rischia quindi di lasciare una finestra scoperta proprio a ridosso del rientro dalle vacanze.
La fotografia dei prezzi ha riacceso subito le proteste delle categorie produttive. Il presidente della Fapi, Federazione Autonoma Piccole Imprese, Gino Sciotto, segnala che il gasolio è tornato ai valori precedenti l’intervento del governo e che la situazione impone di valutare nuove misure a sostegno di famiglie e imprese. Sulla stessa linea si muove Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, che punta il dito soprattutto sul comparto della pesca e sull’autotrasporto, due settori dove il gasolio pesa in modo determinante sui costi operativi, e parla di una condizione ormai allo stremo per migliaia di imprenditori. Anche il Codacons è intervenuto, chiedendo di prorogare lo sconto e di estenderlo alla benzina, dal momento che entrambi i carburanti, sia in autostrada sia sulla rete ordinaria, hanno ormai superato i livelli del 27 luglio, il giorno precedente all’entrata in vigore del taglio.
Il petrolio torna a far paura, tensioni in Medio Oriente
Dietro la corsa dei prezzi alla pompa c’è soprattutto l’andamento del greggio. Il Brent, il paniere di riferimento per il mercato europeo, ha superato oggi quota 91 dollari al barile, in crescita per la quarta seduta consecutiva, mentre il WTI americano si muove intorno agli 85-86 dollari. A pesare sono le nuove tensioni tra Emirati Arabi Uniti e Iran, con Abu Dhabi che ha sospeso i rapporti economici e finanziari con Teheran dopo aver accusato l’Iran di aver lanciato missili balistici verso il proprio territorio, e le parole del presidente statunitense Donald Trump, che ha escluso trattative in corso per porre fine al conflitto. Nello Stretto di Hormuz restano segnalati episodi di rischio per la navigazione, comprese petroliere che hanno invertito la rotta e un’imbarcazione colpita da un ordigno nei pressi dello stretto. In un simile contesto, l’ipotesi che il gasolio possa avvicinarsi ai 3 euro al litro nei prossimi mesi, avanzata da Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, non appare più così remota.
C’è poi un fattore strutturale che aggrava la percezione dei consumatori, l’asimmetria fra la velocità con cui sale il prezzo alla pompa quando aumenta il petrolio e la lentezza con cui scende quando il petrolio si raffredda. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani, in Italia come negli altri grandi Paesi avanzati un rialzo del greggio si trasferisce sul prezzo alla pompa per due terzi già entro tre giorni, e quasi per intero entro dieci giorni. Le riduzioni, al contrario, impiegano tre giorni per trasferirsi solo per un terzo, e servono diciassette giorni perché l’effetto arrivi ai quattro quinti. È la ragione per cui, ogni volta che il petrolio sale, gli automobilisti se ne accorgono quasi subito, mentre i benefici di un calo si fanno attendere molto più a lungo.
Cosa succede dopo il 25 agosto
Con la scadenza ormai vicina e il petrolio che non accenna a scendere, il governo si trova davanti a un bivio, prorogare ancora una volta lo sconto con un nuovo provvedimento straordinario, oppure lasciare che scatti da solo il meccanismo delle accise mobili, meno generoso e legato all’andamento del gettito Iva. Nel frattempo, il taglio delle accise sul gasolio varato a fine luglio ha già esaurito la sua funzione calmierante, e il prezzo del gasolio oggi si muove sugli stessi livelli, se non peggio, di prima del decreto. Per le famiglie, per gli autotrasportatori e per le imprese della pesca, la variabile davvero decisiva resta però l’evoluzione delle tensioni in Medio Oriente e l’andamento del Brent nelle prossime settimane, più che le prossime mosse di Palazzo Chigi.












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