updated 11:08 AM UTC, Jan 22, 2021

Nuovo Dpcm, le Faq del governo: si può andare nelle seconde case. Da rossa in altre zone per lavoro, necessità o salute. Dai ristoranti ai musei, dallo sport ai dog sitter: tutte le risposte

Si può andare nelle seconde case, anche furori regione e se si tratta di zona rossa o arancione, ma è consentito "solo a coloro che possano comprovare di avere effettivamente avuto titolo per recarsi in quell'immobile prima dell'entrata in vigore del decreto-legge del 14 gennaio". Lo chiariscono le Faq aggiornate pubblicate sul sito di palazzo Chigi con le risposte alle domande relative al dpcm del 16 gennaio - (LEGGI TUTTO)


Albergatori e mondo dell'agricoltura contro le seconde case

E' possibile raggiungere le seconde case, anche in un'altra Regione o Provincia autonoma (e anche da o verso le zone "arancione" o "rossa"), ma solo a coloro che possano comprovare di avere effettivamente avuto titolo per recarsi in quell'immobile prima dell'entrata in vigore del decreto-legge del 14 gennaio. E' quanto si legge nelle Faq del Governo appena pubblicate. Nelle faq si spiega che si tratta di una possibilità limitata al 'rientro' e questo perché le disposizioni in vigore consentono, dal 16 gennaio 2021, di fare "rientro", appunto, alla propria residenza, domicilio o abitazione, senza prevedere più alcuna limitazione rispetto alle cosiddette "seconde case".

Il titolo per recarsi nella seconda casa, "per ovvie esigenze antielusive, deve avere data certa (come, per esempio, la data di un atto stipulato dal notaio, ovvero la data di registrazione di una scrittura privata) anteriore al 14 gennaio 2021". Sono dunque esclusi, precisano le faq, tutti i titoli di godimento successivi a tale data (comprese le locazioni brevi non soggette a registrazione). Naturalmente, "la casa di destinazione non deve essere abitata da persone non appartenenti al nucleo familiare convivente con l'avente titolo, e vi si può recare unicamente tale nucleo". La sussistenza dei requisiti potrà essere comprovata con copia del titolo di godimento avente data certa o, eventualmente, anche con autocertificazione. La veridicità delle autocertificazioni sarà oggetto di controlli successivi e la falsità di quanto dichiarato costituisce reato.

Ok a non conviventi in auto, ma davanti solo guidatore
Si può usare l'automobile "con persone non conviventi, purché siano rispettate le stesse misure di precauzione previste per il trasporto non di linea: ossia con la presenza del solo guidatore nella parte anteriore della vettura e di due passeggeri al massimo per ciascuna ulteriore fila di sedili posteriori, con obbligo per tutti i passeggeri di indossare la mascherina". E' quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo. "L'obbligo di indossare la mascherina - si legge ancora - può essere derogato nella sola ipotesi in cui la vettura risulti dotata di un separatore fisico (plexiglas) fra la fila anteriore e posteriore della macchina, essendo in tale caso ammessa la presenza del solo guidatore nella fila anteriore e di un solo passeggero per la fila posteriore".

Sì agli accompagnatori per gli spostamenti tra regioni
Se una persona è giustificata a spostarsi tra regioni di diverso colore ma non ha la macchina o la patente, o non sia autosufficiente o abbia un altro impedimento, può farsi accompagnare da un familiare (preferibilmente convivente) o da una persona incaricata del trasporto, da e verso la propria abitazione, anche tenuto conto dell'esigenza di limitare quanto più possibile l'utilizzo di mezzi pubblici. Lo spiegano le Faq del Governo. Nel caso in cui l'accompagnatore e l'accompagnato non siano conviventi devono indossare entrambi la mascherina. Nel rispetto di tali condizioni, anche lo spostamento dell'accompagnatore è giustificato.

Da rossa in altre zone per lavoro, necessità o salute
Il transito nelle aree con restrizioni agli spostamenti diverse dalla rossa (quindi arancione o gialla) è consentito, come ogni altro spostamento, "esclusivamente per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità (per esempio l'acquisto di beni necessari) o motivi di salute". È inoltre consentito "se strettamente necessario ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza, se prevista". Lo spiegano le Faq del Governo.

Sì ad asporto fino 22, non a bar senza cucina o simili
"La vendita con asporto è possibile anche dalle 18.00 alle 22.00, ma è vietata in tali orari ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili - codice ATECO 56.3) o commercio al dettaglio di bevande (codice ATECO 47.25)". E' quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo, nello specifico per tutte le aree. "La consegna a domicilio - si legge ancora - è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti". Nelle sezioni sulla zona arancione e rossa viene aggiunto che "è consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all'interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati".

Sì a spostamenti tra regioni per funerali parenti
Si agli spostamenti tra regioni di diverso colore per i funerali dei parenti. Lo prevedono le Faq del Governo. "La partecipazione a funerali di parenti stretti (per tali potendosi ragionevolmente ritenere almeno quelli fino entro il secondo grado) o di unico parente rimasto - si legge nelle Faq - sempre nel rispetto di tutte le misure di prevenzione e sicurezza, costituisce causa di necessità per spostamenti, anche tra aree territoriali a diverso rischio e con discipline differenziate per il contrasto e il contenimento dell'emergenza da Covid-19".

In zona rossa confermate visite da parte di due persone 
Dal 16 gennaio al 5 marzo 2021, in area rossa sono consentiti esclusivamente spostamenti per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità (anche verso un'altra Regione) ed è sempre consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, comprese le seconde case. Lo ribadiscono le Faq del Governo, che confermano come, tra le 5 e le 22, una volta al giorno, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata situata nello stesso Comune, a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell'abitazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro. A chi vive in un Comune fino a 5.000 abitanti, tale spostamento è consentito anche entro i 30 km dal confine del proprio Comune (quindi anche in un'altra Regione o Provincia autonoma), con il divieto però di spostarsi verso i capoluoghi di Provincia. Il rientro a casa dopo essere andati a trovare amici o parenti deve sempre avvenire tra le 5 e le 22, su tutto il territorio nazionale e indipendentemente dal fatto che il giorno sia feriale o festivo. I motivi che giustificano gli spostamenti tra le 22 e le 5 restano esclusivamente quelli di lavoro, necessità o salute.

Sì a spostamenti tra zone per assistere non autosufficienti
Le Faq del Governo spiegano che lo spostamento per dare assistenza a parenti non autosufficienti è consentito anche tra Comuni e Regioni in aree diverse, "ove non sia possibile assicurare loro la necessaria assistenza tramite altri soggetti presenti" in quel Comune o Regione. Non è possibile, comunque, spostarsi in numero superiore alle persone strettamente necessarie a fornire l'assistenza necessaria: di norma un solo parente adulto, eventualmente accompagnato dai minori o disabili che abitualmente egli già assiste. All'interno della zona rossa si può andare ad assistere un parente o un amico non autosufficiente perchè è "una condizione di necessità". Nel caso si tratti di persone anziane o già affette da altre malattie bisogna però tenere presente "che sono categorie più vulnerabili e quindi occorre cercare di proteggerle dai contatti il più possibile". Per chi vive in zona rossa, invece, fino al 15 gennaio sono vietati gli spostamenti in un'altra regione per andare a trovare i propri genitori, anziani ma in buona salute.

Genitori separati possono andare sempre a trovare figli. Possibile ma fortemente sconsigliato portarli dai nonni
I separati o divorziati possono andare a trovare i figli minorenni anche in un'altra Regione o all'estero. Lo spiegano le Faq del Governo, secondo cui "gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l'altro genitore o comunque presso l'affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche tra Regioni e tra aree differenti". Questi spostamenti dovranno in ogni caso avvenire "scegliendo il tragitto più breve" e nel rispetto delle prescrizioni sanitarie (persone in quarantena, positive, immunodepresse, eccetera). Per quanto riguarda gli spostamenti da e per l'estero occorre informarsi sulle specifiche prescrizioni sanitarie relative al Paese da cui si proviene o in cui ci si deve recare. E' invece "possibile ma fortemente sconsigliato" spostarsi per accompagnare i propri figli dai nonni o per andarli a riprendere all'inizio o al termine della giornata di lavoro perché "gli anziani sono tra le categorie più esposte al contagio e devono quindi evitare il più possibile i contatti con altre persone". Pertanto, questo spostamento è ammesso "solo in caso di estrema necessità, se entrambi i genitori sono impossibilitati a tenere i figli con sé per ragioni di forza maggiore". In questo caso i genitori possono accompagnare i bambini dai nonni, "percorrendo il tragitto strettamente necessario per raggiungerli e recarsi sul luogo di lavoro, oppure per andare a riprendere i bambini al ritorno". Ma se possibile, "è assolutamente da preferire che i figli rimangano a casa con uno dei due genitori che usufruiscono di modalità di lavoro agile o di congedi".

Sì a sport all'aperto nei circoli in zona gialla
"È consentito recarsi presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, dell'area gialla, per svolgere esclusivamente all'aperto l'attività sportiva di base, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall'Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), con la prescrizione che è interdetto l'uso di spogliatoi interni a detti circoli". E' quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo.

Musei e gli altri luoghi della cultura in zona gialla
Il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (di cui all'articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio) è assicurato, dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi, con modalità di fruizione contingentata e nel rispetto delle misure anti-Covid. Alle stesse condizioni sono aperte al pubblico anche le mostre.

Sì a caccia e pesca in area gialla, vietate in zona rossa 
L'attività venatoria o la pesca dilettantistica o sportiva sono consentite ovunque all'interno dell'area gialla; consentite in area arancione solo nell'ambito del proprio Comune; vietate in area rossa. E' quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo.

Dog sitting permesso anche in zona rossa, è come attività colf
"L'attività di dog sitting è consentita dal dpcm" perché si tratta "di attività lavorativa assimilabile a quella di collaborazione domestica". E' quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo, nella sezione che riguarda l'area rossa.

 

(Fonti: Adnkronos, Ansa)

Le frontiere Ue restano aperte, ma a certe condizioni. Restrizioni per gli spostamenti non essenziali. Quali sono le "zone rosso scuro"

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: "Adottiamo misure mirate senza mettere a repentaglio la nostra economia". Il presidente del Consiglio, Charles Michel: "Lavoratori e beni essenziali devono continuare a passare attraverso i confini senza interruzioni. Alle persone che viaggiano da una zona ad alto rischio può essere richiesto di fare il test prima della partenza e di osservare una quarantena all'arrivo"


EU will Close its Borders to All Nonessential Travel to Fight Coronavirus |  أنصار الله

Le frontiere nella Ue restano aperte ma i viaggi non essenziali saranno scoraggiati. Le aree con la circolazione più alta del virus, in particolare delle nuove varianti, saranno classificate come "zone rosso scuro" e in queste gli Stati membri decideranno ulteriori restrizioni alla circolazione: dai test alla quarantena.

Così come per chi arriva da fuori l'Ue, sempre da zone particolarmente colpite. Questo è quanto hanno deciso i leader dei Ventisette dopo un vertice - in videoconferenza - durato oltre quattro ore. "Adottiamo misure mirate" da preferire rispetto alla "chiusura pura e semplice delle nostre frontiere, che metterebbe gravemente a repentaglio la nostra economia senza fermare il virus", ha spiegato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del summit.

Con lei il presidente del Consiglio, Charles Michel: "Noi cerchiamo di trarre insegnamenti da quello che è accaduto" e "sappiamo che sarà probabilmente necessario adottare misure restrittive ulteriori per limitare i viaggi non essenziali" e "questo è l'orientamento e nei prossimi giorni cercheremo di coordinarci con il buon senso" usando "ad esempio il colore della zona" riferito al rischio più o meno alto di contagio, ha spiegato. "Alle persone che viaggiano da una zona rosso scuro può essere richiesto di fare il test prima della partenza e di osservare una quarantena all'arrivo" e "in caso di situazioni sanitarie molto gravi, tutti i viaggi non essenziali devono essere fortemente scoraggiati sia all'interno dei Paesi che attraverso i confini", ha precisato la presidente della Commissione. "Allo stesso tempo - ha sottolineato - è di assoluta importanza mantenere il mercato unico in funzione". Per questo motivo "lavoratori e beni essenziali devono continuare a passare attraverso i confini senza interruzioni".

Finora l'Ecdc, il Centro europeo per la gestione delle malattie, ha sempre classificato le zone del continente in verdi, gialle e rosse. Inutile nascondere la "forte preoccupazione" per la rapida diffusione delle nuove varianti del virus. Per questo von der Leyen chiede "più test e più sequenziamento" che "va aumentato ad almeno il 5% dei test positivi" per avere numeri significativi.

A complicare il quadro è l'incertezza della campagna vaccinale, nonostante gli obiettivi ambiziosi con cui la Commissione si è presentata al tavolo di capi di Stato e di Governo. "I leader Ue chiedono che la vaccinazione aumenti e gli impegni delle aziende devono essere rispettati", ha detto Michel a nome dei colleghi infuriati per i ritardi Pfizer dell'ultima settimana (e l'incertezza della prossima). Ha confermato tuttavia che vi è "ampio sostegno alla proposta della Commissione, molto ambiziosa, di vaccinare il 70% degli adulti entro l'estate". "Se ci saranno degli ostacoli li dobbiamo affrontare insieme", ha esortato.

Nel frattempo sembra congelata la discussione - che aveva già portato alla formazione di almeno due correnti di pensiero - sul possibile passaporto vaccinale. "Pensiamo sia necessario un certificato a finalità mediche e in una fase ulteriore vedremo come questo potrà essere utilizzato" anche se "noi siamo molto cauti, è giusto saper constatare quando le persone sono state vaccinate", ha chiarito Michel. È' una necessità medica" ma "l'uso da farne va considerato con serietà" perché "ci sono ancora interrogativi sulla trasmissibilità e sulla durata" oltre all'accessibilità dei vaccini, e "gli usi possibili del certificato si discuteranno in un secondo momento", ha confermato von der Leyen. Unanime è stato invece l'accordo sull'uso e il reciproco riconoscimento dei test rapidi, favoriranno gli spostamenti e potenzieranno il tracciamento dei casi. 

 

(Fonte: Agi)

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Crisi di governo, il centrodestra da Mattarella: "Preoccupati per il Paese, Conte senza maggioranza. Impossibile lavorare con questo Parlamento".

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani ricevuti dal Presidente della Repubblica. Per rispetto del Colle non è stato chiesto esplicitamente il voto, ma di fronte al Capo dello Stato i leader dell'opposizione hanno fatto intendere chiaramente che non esistono le condizioni per tenere in vita una legislatura senza una guida politica credibile. La via maestra dunque rimane quella delle urne


Nella nota congiunta diffusa dal centrodestra dopo l'incontro al Colle non c'è espressamente la parola voto, ma, raccontano, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, sarebbero stati compatti nel chiedere le urne di fronte a un governo Conte agonizzante. "Con questo Parlamento è impossibile lavorare", si legge.

"Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno manifestato al Presidente della Repubblica - a nome dell’intero centrodestra - la grande preoccupazione per la condizione dell’Italia: mentre emergenza sanitaria ed economica si abbattono su famiglie e imprese, il voto di martedì ha certificato l’inconsistenza della maggioranza. È convinzione del centrodestra che con questo Parlamento sia impossibile lavorare", spiegano i leader. "Il centrodestra ha ribadito al presidente della Repubblica la fiducia nella sua saggezza", si legge ancora.

Un concetto ribadito ai tg da Meloni, quella che più spinge per urne subito: "La nostra convinzione è che il problema non sia semplicemente il Governo ma questo Parlamento, che non può risolvere i problemi della Nazione e che non può dare all'Italia una maggioranza compatta per fare le cose coraggiose delle quali c'è bisogno".

Durante il colloquio al Quirinale, durato circa un'ora, il capo dello Stato Sergio Mattarella, raccontano, avrebbe ascoltato i leader dell'opposizione e preso atto delle loro richieste senza fare commenti o dare indicazioni sulla crisi in atto.

Per Lega Fdi e Fi non c'è in campo nessun Conte bis riveduto e corretto o Conte ter, perché l'attuale premier non ha i numeri per andare avanti, come dimostrato dal doppio passaggio formale in Parlamento, in particolare dai 156 sì al Senato. Si tratta di un 'governo di minoranza' che, avrebbero fatto presente i leader del centrodestra, fa acqua da tutte le parti e non può affrontare un'emergenza economica e sanitaria senza precedenti. Per il centrodestra non è solo un problema di governo, c'è anche un Parlamento che rischia di essere paralizzato e di non lavorare.

 

(Fonte: Adnkronos)

Sci e turismo invernale, la proposta delle Regioni: 4,5 miliardi per i ristori. Fondo per operatori e nuovi interventi una tantum per lavoratori

La costituzione di un Fondo ristori per gli operatori economici del settore del turismo invernale legato alle stazioni sciistiche e ulteriori interventi una tantum a compensazione del mancato reddito per i lavoratori del medesimo settore: sono i due punti contenuti nella proposta condivisa dalle Regioni - su input della Lombardia - per i ristori nel settore dello sci. Sulla base delle stime effettuate, i due interventi - da inserire nel decreto legge "ristori" -, richiedono complessivamente uno stanziamento pari a 4,5 miliardi di euro.

Affitti e pandemia, cosa posso fare se non riesco a pagare? Risponde l'avvocato (VIDEO)

Un tema di scottante attualità quello della difficoltà di adempiere agli obblighi contrattuali nei rapporti di locazione. Che diritti ha chi non riesce temporaneamente a pagare l'affitto. E a cosa è tenuto il proprietario? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Carlo Bortolotti, civilista di Milano, esperto della materia - (VIDEO)


Ristoranti in crisi: i consumi fuori casa sono in picchiata
 
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Lombardia zona rossa, il Tar rinvia a lunedì la decisione sul ricorso: "Servono nuovi dati". La Regione invia integrazione all'Istituto superiore di sanità

Si è conclusa l'audizione di oggi e il giudice ha deciso per l'aggiornamento dell'udienza alla prossima settimana. Nel frattempo il giudice attraverso un decreto istruttorio acquisirà alcuni dati epidemiologici, ovvero il "Report fase 2" contenente i dati sull'emergenza da Covid-19 relativi alla scorsa settimana, ovvero dall'11 al 17 gennaio


Lombardia zona rossa, slitta il verdetto sul ricorso. Il giudice del Tar del Lazio, chiamato a decidere sul ricorso della Regione in merito alla contestata zona rossa, ha infatti disposto un rinvio a lunedì per valutare i nuovi dati sull'emergenza sanitaria. Lo si apprende da fonti legali.

La decisione è stata presa al termine della breve udienza con cui la Regione Lombardia, rappresentata dall'avvocato Federico Freni, chiedeva alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero della Salute e all'Istituto superiore di sanità di rivedere l'ultima decisione assunta nei confronti della Lombardia inserita nella fascia 'rossa', quindi sottoposta a maggiori divieti per l'emergenza coronavirus. L'avvocato della Regione Lombardia "consapevole che la mera sospensione cautelare dell'efficacia del provvedimento impugnato creerebbe un vuoto regolamentare" del tutto "incompatibile con l'emergenza epidemiologica in atto" chiedeva al collegio di valutare - nel contraddittorio delle parti - "l'effettiva correttezza dei dati utilizzati". In questo senso il provvedimento cautelare "non causerebbe un vuoto nell'ordinamento ma costituirebbe uno stimolo per l'amministrazione intimata a rivedere il proprio giudizio, eventualmente implementando i dati e le informazioni a sua disposizione, orientando la propria azione ai principi che codesto giudice vorrà indicargli", si legge nel ricorso. I nuovi dati saranno a questo punto cruciali per la decisione che dovrà prendere il Tar.

Tar: servono dati 11-17 gennaio 2021

"Risulta opportuna l'acquisizione del report fase 2 contenente i dati relativi alla settimana 11 gennaio - 17 gennaio 2021, la cui pubblicazione è attesa per la giornata di domani, venerdì 22 gennaio". E la richiesta contenuta nel decreto con cui il giudice del Tar del Lazio, Riccardo Savoia, ha rinviato a lunedì 25 gennaio, alle ore 12, l'udienza. Nel ricorso della Regione Lombardia, rappresentata dall'avvocato Federico Freni, contro la presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Salute e l'Istituto superiore di sanità si chiedeva di sospendere la decisione sulla zona rossa (in vigore dal 17 al 31 gennaio) e di rivederla alla luce di dati più attuali di monitoraggio del rischio sanitario. Il giudice vista la richiesta inoltrata dal ricorrente ha così deciso, al termine dell'udienza di oggi, di chiedere alle parti di depositare la nuova documentazione richiesta, in tempi utili per la prossima audizione fissata per lunedì 25 gennaio. Un rinvio che di fatto segna un'apertura rispetto alla richiesta della Regione Lombardia di valutare con dati più aggiornati la decisione presa dal governo sulla zona rossa.

Regione Lombardia: "Attendiamo l'udienza"

"Prendiamo atto del rinvio disposto dal Tar del Lazio sul ricorso presentato da Regione Lombardia" sull'ordinanza che la colloca in zona rossa per rischio Covid, "e attendiamo l'udienza di lunedì". Lo comunica in una nota Regione Lombardia, dopo aver appreso la decisione del Tar del Lazio di aggiornare a lunedì prossimo l'udienza.

Lombardia invia integrazione dati a Iss

Nuove valutazioni su Lombardia zona rossa. "I tecnici dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e della Direzione generale del Welfare" della Regione Lombardia "hanno in corso un'interlocuzione e, nelle prossime ore, valuteranno una serie di dati aggiuntivi". A comunicarlo è stata la Regione Lombardia in una nota diffusa dopo che il rinvio disposto dal Tar del Lazio in merito all'esame del ricorso presentato sul provvedimento che decreta la zona rossa.

I dati sono stati inviati "da parte della direzione Welfare lombarda per ampliare e rafforzare i dati standard già trasmessi nella settimana precedente, ai fini di una rivalutazione in vista della Cabina di regia di domani".

 

Biden subito al lavoro e parte "cancellando" Trump: obbligo di mascherina, stop al muro col Messico e via il bando contro l'immigrazione dai paesi islamici nemici

Come primo atto il nuovo inquilino della Casa bianca ha firmato 17 ordini esecutivi: gli Stati Uniti ritornano negli accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico e nell'Oms


Joe Biden e il corteggiamento ai cattolici. Qualche volta sui generis »  Caffestoria

"Non c'è momento migliore per iniziare che l'oggi". Così Joe Biden ha commentato con i giornalisti nello Studio Ovale il fatto di aver voluto firmare già nel primo giorno 17 "coraggiosi" ordini esecutivi, tra i quali quello che impone l'uso della mascherina in tutte le proprietà federali ed altre misure tese, ha detto, a mantenere le sue promesse fatte agli americani tra cui quella per l'eguaglianza razziale. "Credo che con la situazione in cui si trova la nazione non ci sia tempo da perdere, dobbiamo metterci subito al lavoro" ha detto Biden. "Alcune delle azioni esecutive che firmo oggi aiuteranno il corso della crisi del Covid e a combattere i cambiamenti climatici in modi che finora non abbiamo usato", ha detto ancora il presidente che ha definito queste azioni dei "buoni punti di partenza". "Ma dobbiamo ancora fare tanta strada, queste sono azioni esecutive, ma abbiamo bisogno di leggi per molte delle cose che vogliamo fare".

Tra i 17 provvedimenti quello per fermare il processo avviato da Trump di ritiro della dall'Oms, un'organizzazione definita "essenziale" nel contrasto alla pandemia. Con un'altra misura poi si avvierà il rientro nell'accordo di Parigi, sempre rovesciando una politica di Trump. L'atto sarà depositato già oggi presso le Nazioni Unite e gli Stati Uniti ne faranno ufficialmente di nuovo parte tra un mese.

Continuando poi nelle azioni simboliche di ripudio delle politiche di Trump, un altro ordine esecutivo mette fine al cosiddetto 'muslim ban', controverso architrave della politica anti-immigranti dell'ex presidente repubblicano. La misura attualmente in vigore limita l'accesso negli Usa per motivi di sicurezza ai cittadini provenienti da Iran, Libia, Somalia, Siria e Yemen, oltre a quelli provenienti dal Venezuela e dalla Corea del Nord.

Ma forse il gesto simbolicamente più importante è quello dello stop alla costruzione del muro anti-migranti al confine con il Messico con la cessazione immediata della dichiarazione di emergenza nazionale che fu usata come "pretesto" per finanziare il muro.

 

(Fonte: Adnkronos)

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"Il presidente eletto, Bin Laiden", la gaffe del giornalista Rai è un capolavoro linguistico (VIDEO)

Forse si è trattato di una forma di vendetta per tutte le volte che avranno sbagliato il suo di cognome. Il conduttore del Tg2 Marco Bezmalinovich ha chiamato "Bin Laiden" il neopresidente Usa, Joe Biden. Evocando involontariamente lo scomparso leader di Al Qaeda e allo stesso tempo inserendo l'aggettivo "laido" nel cognome del nuovo inquilino della Casa Bianca, un po' come si fa con quegli stucchevoli calembour ad uso social. Marco, genio inconsapevole, si è corretto immediatamente, poco male

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