updated 2:03 PM UTC, Apr 14, 2021

La crisi silenziosa del pesce italiano: i nostri pescherecci ridotti a sole 12mila unità

L'analisi analisi della Coldiretti Impresapesca diffusa in occasione della Giornata del Mare che si è celebrata l'11 aprile. Tra invenduto, crollo prezzi e chiusura dei ristoranti le perdite ammontano a 500 milioni di euro. Gli effetti delle importazioni selvagge di prodotto straniero. Pesa anche l'impatto dei cambiamenti climatici


Sequestrati pescherecci italiani. Spari dalle motovedette libiche -  IlGiornale.it

È s.o.s. per il pesce italiano con la flotta tricolore che negli ultimi 35 anni ha perso quasi il 40% delle imbarcazioni e un impatto devastante su economia e occupazione di un settore cardine del Made in Italy, ora ulteriormente aggravato dall’emergenza Covid. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti Impresapesca diffusa in occasione della Giornata del Mare che si celebra l’11 aprile per valorizzare l'oro blu come risorsa culturale, scientifica, ricreativa ed economica. 

Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni selvagge di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante hanno ridotto il numero dei pescherecci italiani ad appena 12 mila unità – denuncia Coldiretti – mettendo a rischio il futuro del comparto ma anche la salute dei cittadini poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno anche la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy, favorendo gli arrivi dall’estero di prodotti ittici che non hanno le stesse garanzie di sicurezza di quelle tricolori.

Il calo dei consumi

A peggiorare ulteriormente la situazione ha contribuito – spiega Coldiretti - la pandemia con il crollo di oltre il 30% degli acquisti di pesce da parte della ristorazione dall’inizio dell’emergenza sanitaria, peraltro reso più pesante dalle chiusure di aprile. 

Il risultato è un crac da 500 milioni di euro tra produzione invenduta, crollo dei prezzi e chiusura dei ristoranti. Senza dimenticare l’aggravio di costi per garantire il rispetto delle misure di distanziamento e sicurezza a bordo delle imbarcazioni, con i pescatori che hanno continuato a uscire in mare per assicurare le forniture di pesce fresco ai consumatori.

Un calo che non è stato compensato dall’aumento degli acquisti domestici del 6,7%, secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi all’anno 2020. 

Ad essere premiati sono stati soprattutto i consumi di prodotto surgelato, cresciuti del 17,6% rispetto al +2,3% del pesce fresco, inferiore anche rispetto alle conserve (tonno ecc.) in salita del 5,8% e a quelli essiccati o affumicati, che guadagnano un +11,1%.

Peraltro proprio il prodotto surgelato è quello che dà minori garanzie rispetto all’origine, considerato che in 9 casi su 10 arriva dall’estero.

Alla difficoltà economiche aggravate dalla pandemia – continua Coldiretti – si aggiungono quelle legate alla drastica riduzione dell’attività di pesca imposte dalla dalle normative europee e nazionali. Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta a poco meno di 140 di media all’anno, rendendo non più sostenibile l’attività di pesca per una buona fetta della flotta nazionale considerata anche l’assenza di ammortizzatori e di valide politiche di mercato capaci di compensare le interruzioni.

L'effetto dei cambiamenti climatici

Ma a pesare è anche l’impatto dei cambiamenti climatici – rileva Coldiretti - che ha profondamente mutato la disponibilità di pescato. Sono apparse nuove specie non comuni nel Mediterraneo e stanno diventando rare specie fino a ieri comuni nei nostri mari.

Pesci, come ad esempio le alacce o la lampuga, sino a qualche anno fa scarsamente presenti a certe latitudini, sono oggi diffusamente presenti nelle acque del centro-nord Adriatico e del Tirreno, mentre sono andate in sofferenza specie tradizionali come le sardine o le alici, messe in crisi dall’innalzamento delle temperature.

Il consumo pro capite degli italiani è di circa 28 kg di pesce all’anno – conclude Coldiretti -, superiore alla media europea ma decisamente basso se confrontato con quello di altri Paesi che hanno un’estensione della costa simile, come ad esempio il Portogallo, dove se ne mangiano quasi 60 kg, praticamente il doppio.

 

(Fonte: Ansa)

CHI ASSAGGIA? - Pura tradizione sarda, il Cannonau della Cantina Berritta: quando la qualità è di famiglia

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

Cantina Berritta, Il Cannonau e Dorgali

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 2 persone e persone in piedi

La Cantina Berritta è un’azienda vinicola sarda a conduzione familiare. Antonio, più di dieci anni fa raccolse il testimone da generazioni precedenti ed ora l’ha passato ai figli, coinvolgendoli nelle attività vinicole aziendali. La famiglia lavora e vive in Sardegna nella città di Dorgali. L’azienda agricola oltre alla produzione vinicola si dedica alla coltivazione degli ulivi, avendo circa 3 ettari di terreno come oliveto.

I vigneti familiari si trovano nella zona di Dorgali poco distanti dalla costa e dal mare, racchiusi nella vallata di Oddoene. Questa vallata influenza positivamente questa zona, grazie a un perfetto microclima per la viticoltura, che porta a produrre uva di altissima qualità e di conseguenza vini di ottima qualità. Il territorio offre anche un suolo ricco di granito e calcare derivante dalle montagne calcaree che formano la valle.

Alcune delle vigne fanno parte della zona “Classico” per l’appellazione Cannonau di Sardegna, zona che ricopre il territorio intorno a Nuoro.

Cantina Berritta - Vinix Platform

I vini prodotti dalla Cantina Berritta sono genuini e seguono le tradizioni sarde. In vigna e in cantina viene seguito il regime biologico in rispetto dell’ambiente, una scelta naturale dovuta anche alla bellezza del territorio in cui si trovano, quasi incontaminato.

La varietà Cannonau è l’uva maggiormente coltivata, però nel vigneto c’è un piccolo spazio lasciato per la Syrah per i vini rossi mentre i vini bianchi sono prodotti da una varietà rara ed unica, il Panzale.

La varietà Panzale è stata introdotta in azienda da Antonio, poiché era molto interessato da quest’uva. L’uva è tipica dell’area di Dorgali, per questo motivo Antonio si è sentito da subito molto legato alla varietà. Panzale è una uva storicamente considerata come da tavolo ma Antonio ha voluto dimostrare che era in grado di produrre vini molto interessanti da questa varietà, così piantò le barbatelle nel suo vigneto. Ad oggi possiamo dire che è riuscito nel suo intento e ha aiutato a non far estinguere una varietà autoctona di Dorgali.

Il focus aziendale comunque rimane sul Cannonau, la Cantina Berritta produce diverse etichette di Cannonau in Purezza. Alcune versioni sono vinificate solo in acciaio, altre vengono fatte maturare in botti di legno di grande capacità, rispettando il profilo aromatico dell’uva.

I vini di Cantina Berritta hanno grande trasparenza territoriale, ovvero caratteristici della zona. La tradizione del territorio viene rappresentata eccellentemente attraverso i vari vini prodotti.

 Cantina Berritta - NOSTRANU Cannonau Doc

2018 Nostranu – Cannonau di Sardegna DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Cannonau

Produzione: Vinificato in acciaio

Prezzo:  11 euro 

Rosso rubino luminoso compatto. I profumi all’olfatto sono intensi, note di lampone, ciliegia e fragola. Continua con profumi di erbe aromatiche mediterranee fresche e viola. Il sorso è dinamico e scorrevole, ottima freschezza e sapidità. La parti di tannicità e alcolicità sono integrate magistralmente. Finale gusto-olfattivo lungo con forti richiami alla susina, ribes rosso e timo fresco.

 Cantina Berritta - THURCALESU Cannonau Doc

2018 Thurcalesu – Cannonau di Sardegna DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Cannonau

Produzione: Vinificato in acciaio e maturazione in botte grande per 12 mesi

Prezzo:  15 euro 

Rosso rubino acceso, buona concentrazione. Olfatto con prugna, ciliegia rossa, mora e rosa. Poi continua con toni tostati, speziati e erbe aromatiche. Espresso, cannella, liquirizia, rosmarino e timo. Il palato è intenso, ricco con ottimo equilibrio che contiene la sensazione alcolica. Finale lungo e saporito.

La Cantina Berritta ottiene tre medaglie d'oro “Gilbert & Gaillard” - Le  Strade del Vino Sardegna                                                            

Altri vini da provare: Panzale, Marinu, Don Baddore, Monte Tundu, Baillanu e Istranzu.

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

Pandemia e chiusure, nel 2021 il lavoro nero crescerà ancora

L'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre: nell'ultimo anno persi 450mila posti. Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Non meno impattante, secondo la Cgia, è l'effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l'associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare


Reddito di cittadinanza e lavoro in nero: cosa si rischia - Lavoro e Diritti

A seguito della pesantissima crisi economica in corso causata dal Coronavirus, l’esercito dei lavoratori in nero presente in Italia è in forte espansione. Lo segnala l’Ufficio studi della Cgia, ricordando che nell’ultimo anno la crisi pandemica ha provocato una perdita di circa 450mila posti di lavoro. Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, "a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che quotidianamente si recano nelle case degli italiani ad esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate" sottolinea una nota.

Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni, sottolinea la Cgia. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l'associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare.

Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Non meno impattante, secondo la Cgia, è l’effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici.

Soprattutto nei territori più provati dalla crisi, non sono pochi, ad esempio, i camerieri che in attesa di tornare ad esercitare la propria professione si stanno improvvisando edili, dipintori, idraulici, giardinieri o addetti alle pulizie. Eseguono piccoli lavori pagati poco e in nero che, tuttavia, consentono a queste persone di portare a casa qualche decina di euro al giorno, permettendo così a molte famiglie di mettere assieme il pranzo con la cena. In questo momento così difficile, chi lavora irregolarmente per necessità non va assolutamente criminalizzato; ci mancherebbe, sottolinea la Cgia.

Tuttavia, osserva l'associazione, il dilagare del lavoro irregolare non comporta un danno solo alle casse dell’erario e dell’Inps, ma anche alle tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti, osserva la Cgia. I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti al prelievo previdenziale, a quello assicurativo e a quello fiscale consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto.

Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire. Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e, in queste condizioni, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto frequenti.

A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero. Secondo l’ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 2018, in Calabria il tasso di irregolarità è pari al 22,1 per cento (136.200 irregolari), in Campania al 19,4 per cento (362.500 lavoratori in nero), in Sicilia al 18,7 per cento (283.700), in Puglia al 16,1 per cento (222.700) e in Sardegna del 15,7 per cento (95.500). La media nazionale è pari al 12,9 per cento.

Le situazioni più virtuose si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna il tasso di irregolarità è al 9,8 per cento (211.700 irregolari), in Valle d’Aosta è al 9,6 per cento (5.900), in Veneto al 9 per cento (207.300) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta all’8,9 per cento (27.000). L’attività in nero di queste 3,2 milioni di persone genera un valore aggiunto pari a 77,8 miliardi di euro all’anno, di cui 26,7 miliardi sono prodotti nel Sud, 19,8 nel Nordovest, 17 nel Centro e 14,3 nel Nordest. A livello regionale in termini assoluti il Pil in 'nero' più importante lo riscontriamo in Lombardia (12,6 miliardi), seguono il Lazio (9,4 miliardi), la Campania (8,3 miliardi) e la Sicilia (6,2 miliardi).

 

(Fonte: Adnkronos)

CHI ASSAGGIA? - Claudio Cipressi, fiero paladino della viticoltura molisana. E quella Tintilia che fa sognare i palati più fini

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

Claudio Cipressi, attraverso il vino valorizza il Molise

 Tintilia, il vitigno storyteller del Molise (Parte II) – Rossi in Fermento

Claudio Cipressi è un vignaiolo originario del Molise, ed è proprio in questa regione Italiana che ha fondato la sua azienda vinicola. La passione di Claudio verso la viticoltura deriva dalla famiglia, dal padre e dal nonno che a loro volta già facevano parte del campo vinicolo.

Il territorio molisano è una regione che si distingue per la sua morfologia e natura quasi incontaminata. Un Insieme di montagne, mare, storici villaggi, antiche festività e tradizioni culinarie definisce l’unicità di questa piccola regione.

L’azienda vinicola si trova a San Felice del Molise, un piccolo paese senza tempo, nell'entroterra montuoso molisano. Le vigne aziendali piantate in questo territorio senza macchia sono a circa 600 metri di altitudine media. I vigneti si estendono per circa 15 ettari, coltivati secondo regime agricolo biologico, e sono piantati solo con varietà autoctone della zona come la Trebbiano e Falanghina per vini bianchi mentre Montepulciano e Tintilia per i rossi.

San Felice del Molise – ITALY | Claudio Cipressi Vignaiolo

La Tintilia del Molise è il vitigno più caratteristico della regione. Purtroppo, questa varietà ha sempre avuto delle difficoltà per via della scarsa produttività, tanto che prima degli anni ’90 era poco diffusa e si preferivano altre tipologia d’uva rispetto alla Tintilia. Invece, oggi la Tintilia contribuisce al patrimonio molisano ed è grazie anche a viticoltori come Claudio, che hanno creduto in questa varietà e l’hanno resa famosa in Italia e non solo.

Il lavoro svolto negli anni da alcuni viticoltori molisani, lungimiranti, ha permesso di elevare la varietà al riconoscimento prima all’interno della DOC Molise (con menzione di vitigno) e successivamente all’appellazione specifica Tintilia del Molise DOC. Da questo momento in poi il Tintilia ha iniziato a ricevere la giusta attenzione tanto meritata. Un ottimo traguardo per una varietà autoctona proveniente da una piccola e affascinante regione Italiana come il Molise.

Il vino della Campania nel dna dell'enologo Vincenzo Mercurio - Italia a  Tavola

Claudio, con l’aiuto dell’enologo Vincenzo Mercurio, produce quattro differenti tipologie di Tintilia a dimostrazione della versatilità dell’uva. In cantina le lavorazioni sono di tipo non invasivo, ovvero, massimo rispetto dell’uva e del suo profilo aromatico.

Claudio Cipressi - Wineyou | Molise

Claudio Cipressi, con l’azienda vinicola, è uno dei paladini della viticoltura molisana. Perfetto interprete del carattere regionale dal quale proviene con tanta fierezza e talento. Claudio è uno dei principali esponenti della varietà Tintilia, producendo vino di altissima qualità e carattere. Un produttore da bere per capire la specialità dei vini molisani.

 

2015 Settevigne Tintilia – Tintilia del Molise DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Tintilia

Produzione: Maturazione in acciaio per 24 mesi

Prezzo: 20 euro 

Colore vivace rosso rubino. Frutta a rossa al naso, ciliegie e lampone, cambia su note di petali di rosa secchi concludendo con sensazioni speziate. In bocca il vino è intenso, energico e dal tannino moderato. Finale di gustativo lungo che sentori di chiodi di garofano, pepe nero e sottobosco.

 

2015 Macchiarossa – Tintilia del Molise DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Tintilia

Produzione: Maturazione in legno per 36 mesi

Prezzo: 22 euro 

Rubino brillante. L’olfatto rivela un bouquet che esprime prugna rossa e amarene, continua su toni speziati e balsamici. Al palato il vino ha un buon corpo e dimostra ottimo equilibrio. Lunga persistenza gusto-olfattiva che evidenzia i sentori di pepe nero e alloro con contorno di frutti di bosco.

 

2012 Tintilia 66 – Tintilia del Molise DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Tintilia

Produzione: Maturazione in legno per 36 mesi

Prezzo:  45 euro 

Rosso rubino, profilo olfattivo intenso ed elegante. Profumi di amarene, frutti di bosco, peonia, resina e tabacco. Il palato è ricco, tannini fusi e buon equilibrio acido-sapido. Il sorso è lungo con richiami di mirto, rosmarino e sensazioni speziate e tostate.

 Vini molisani di Claudio Cipressi Vignaiolo - Luciano Pignataro Wine Blog

Altri vini da provare: Le Scoste, Collequinto, Macchianera e Settevigne (Falanghina, Molise rosso)

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

 

CHI ASSAGGIA? - I venti dell'Appennino e dell'Adriatico fanno volare un vino di fama mondiale: il Verdicchio della famiglia Felici tra premi e percorsi "stellati" (VIDEO)

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

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Felici da generazioni: dalla rigorosa tradizione del Verdicchio alla biodiversità e la viticoltura biologica

Wine Blog Roll - Il Blogger del Vino italiano: Il Verdicchio della Cantina  Andrea Felici di Leopardo Felici: terroir liquido!

L’azienda agricola Andrea Felici si trova nelle Marche nel comune di Apiro. Questa zona è considerata tra le migliori per produrre i vini a base del vitigno autoctono Verdicchio, dove l’azienda è situata.

Il comune di Apiro si trova in una zona molto favorevole, a metà fra gli appennini e il Mar Adriatico. Questa zona collinare subisce l’influenza di due differenti climi, creando così un microclima unico, nel quale i venti freschi appenninici incontrano quelli più caldi provenienti dalla costa adriatica. Questo permette all’uva di maturare senza problemi durante il giorno e poi durante la notte con il calo delle temperature, straordinaria escursione termica, può riposare e preservare freschezza, aromi e acidità.

L’uva Verdicchio è una delle varietà tradizionali Italiane più importanti e rappresentative per i vini nazionali. Nelle Marche ci sono principalmente due aree, Jesi e Matelica, che producono vino usando questa varietà nelle relative appellazioni. Quest’uva è presente anche in altre zone di Italia, però è conosciuta con altri nomi come: Trebbiano di Soave, Trebbiano di Lugana e Turbiana. I vini prodotti da Verdicchio nelle Marche comunque rimango tra i più memorabili vini bianchi italiani, capaci di viaggiare su tutte le tavole del mondo. Dimostrando una grandissima personalità nel bicchiere e capacità di evolversi in bottiglia nel tempo.

IL TERRITORIO | Andrea Felici Azienda Agricola Biologica | Verdicchio | Vini  dei Castelli di Jesi | Apiro – Marche - Italia

La famiglia Felici produce vini nell’appellazione dei Castelli di Jesi ed è presente sul territorio da diverse generazioni; oggigiorno è Leopardo a portare avanti le tradizioni vinicole. Leopardo prima di lanciarsi nella azienda agricola familiare ha avuto un percorso ristorativo in sala lavorando in prestigiosi ristoranti, a Londra con Gordon Ramsey e in Italia presso L’Enoteca Pinchiorri. Queste esperienze hanno arricchito il suo bagaglio culturale nel mondo del vino e oggi lo continuano ad aiutare nella produzione del proprio vino. Oltretutto il dinamico e tenace Leopardo lo scorso anno, è stato premiato come “Vignaiolo dell’anno” per la guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.

Andrea Felici | Azienda Agricola Biologica | Verdicchio | Vini dei Castelli  di Jesi | Apiro – Marche - Italia

La filosofia della famiglia è di produrre vini che rappresentino al meglio il territorio dal quale provengono e che esprimono il carattere varietale del vitigno Verdicchio. Oltretutto i Felici avendo un grande rispetto verso la natura hanno introdotto i principi di biodiversità e la viticoltura biologica all’interno dell’azienda.

I vigneti sono estesi su circa 10 ettari, questo porta la famiglia Felici a seguire al meglio la vigna e, quando è tempo di raccogliere l’uva, questo può essere eseguito tutto a mano. I vini prodotti sono due, il primo è un assemblaggio dei diversi vigneti, mentre il secondo è l’espressione unica di un vigneto conosciuto come “Il Cantico della Figura” che proviene dalla contrada San Francesco.

Lo stile aziendale nella produzione prevede solo l’uso di contenitori di cemento vetrificato e il classico acciaio. I vini vengono lasciati maturare per lungo tempo in questi contenitori prima di essere commercializzati. L'obiettivo è di creare vini con potenziale di invecchiamento e personalità pur sempre lasciando esprimere il territorio.

 Verdicchio Dei Castelli di Jesi Classico Superiore Andrea Felici

2019 Andrea Felici – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore

Tipologia: Vino bianco fermo

Vitigno: Verdicchio

Produzione: Fermentazione in cemento vetrificato e maturazione in acciaio

Prezzo: 15 euro

Colore paglierino lucente. Sentori al naso di pompelmo, pesca bianca, mela gialla e melone bianco. Continua con melissa, muschio e sensazioni rocciose. Il vino al palato è agile però senza mancare di ottima struttura e grande nerbo acido-minerale. Il finale è saporito con note di agrumi e fiori di mandorla.

 Verdicchio Riserva ll Cantico Della Figura Andrea Felici

2017 Il Cantico della Figura – Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva

Tipologia: Vino bianco fermo

Vitigno: Verdicchio

Produzione: Fermentazione e maturazione in cemento vetrificato

Prezzo: 50 euro

Giallo dorato di buona intensità. Profumi intensi di prugne gialle, cedro, aneto e finocchietto. Continua con crema catalana e sensazioni minerali di pietra focaia. Il sorso è ricco, strutturato e deciso. Il finale gustativo è lungo con note di pompelmo, pesca gialla, camomilla, mandorla tostata e torta al limone. Ottima tensione acido-sapida.

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

Il peso della burocrazia che schiaccia cittadini e imprese: 32mila pagine l'anno di norme (80 chili se fossero stampate tutte...)

Il calcolo è della Cgia che denuncia la mole di documenti tra leggi, delibere, decreti e circolari sia nel 2020 che negli anni precedenti


Citazioni e aforismi sulla burocrazia – Frasi Celebri .it

L’anno scorso tra decreti, Dpcm, leggi, ordinanze, delibere, determine, circolari,  l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato hanno prodotto e diffuso 323 Gazzette ufficiali a cui si aggiungono 45 Supplementi ordinari e straordinari. Il calcolo è dell'Ufficio studi della Cgia, secondo cui complessivamente questi documenti erano costituiti da 31.942 pagine. Se fossero state stampate tutte, il peso raggiunto da questa “slavina” di carta ammonterebbe a 80 chilogrammi. Se, inoltre, ipotizzassimo di impiegare 5 minuti a pagina, una persona dotata di una intelligenza media che si fosse dedicata a leggerle tutte, comprendendone ovviamente anche il significato, nel 2020 avrebbe impiegato 333 giorni lavorativi, praticamente un anno di lavoro.

E non si è trattato di un anno eccezionale. Se includiamo anche i Supplementi ordinari e straordinari, nel 2019, ad esempio, sono state pubblicate 305 Gazzette ufficiali per 32.236 pagine totali. Nel 2018, invece, a fronte di 365 Gazzette, il numero di pagine ha toccato quota 30.671, mentre nel 2017 si è raggiunto il record del numero di fascicoli prodotti (371), con quasi lo stesso numero di pagine registrato l’anno scorso (31.959).

Nel 2020 la punta massima di “produttività normativa” è stata registrata l’8 gennaio. In quell’occasione, l’Istituto Poligrafico dello Stato ha stampato il Supplemento ordinario 1 contenente il testo, le tabelle e i grafici degli Isa (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) che da qualche anno hanno sostituito gli studi di settore. In buona sostanza le imprese, i commercialisti, le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori si sono trovati tra le mani un faldone da 4.617 pagine che sviscera gli indicatori di tutte le attività economiche con le relative specificità territoriali che sono soggette agli Isa.

(Fonte: Agi)

CHI ASSAGGIA? - Le radici profonde dell'Oltrepò Pavese nell'inconfondibile Bonarda dei Fratelli Agnes

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

La Bonarda unica dei Fratelli Agnes

L’azienda dei Fratelli Agnes si trova in Oltrepò pavese nel comune di Rovescala. I due fratelli, Cristiano e Sergio, sono la generazione attuale che produce i vini. La tradizione familiare risale però a molto prima, 1900 circa. Nel tempo, la famiglia ha saputo acquistare diversi appezzamenti di vigna nelle zone più vocate nell’area di Rovescala.

Nell’Oltrepò pavese il comune di Rovescala è da sempre stato caratterizzato, in campo vinicolo, dalla coltivazione dell’uva Croatina, conosciuta localmente come Bonarda. Questo comune ha delle radici molto profonde e una lunga tradizione enoica, più in specifico nel classico Bonarda dell’Oltrepò pavese. L’importanza di questo comune viene attestata in particolare in due documenti: il primo risale al 1192, nel quale si legge di una stipula di contratto che prevedeva un pagamento in vino anziché in denaro, così sottolineando la qualità pregiata dei vini del luogo; il secondo documento invece, del 1576, riporta in dettaglio l’elenco dei produttori e viticoltori rovescalesi, confermando la storica tradizione enoica.

I Fratelli Agnes nel rispetto delle tradizioni vinicole hanno fondato la cantina e iniziato a produrre vino. La coltivazione delle vigne è in pieno rispetto della natura con un sistema di “lotta integrata” ed in cantina seguono una filosofia di vinificazione tradizionale. I vini prodotti come Bonarda hanno diverse versioni, dalle frizzanti e vivaci e di pronta beva sino a quelle ferme, strutturate e più austere.

La cantina durante il recupero di vitigni e vigne vecchie ha diviso il suo vigneto in diversi luoghi, o Crus se vogliamo, in modo da esaltare la tipicità del posto in relazione con l’uva. Ad oggi in azienda sono presenti diverse parcelle come: Campo del Monte, Vignazzo, Cresta del Ghiffi, Possessione del Console, le quali danno nome ad alcune etichette presenti nella gamma di produzioni. I Fratelli Agnes producono inoltre alcune selezioni, utilizzando le migliori uve dai diversi Crus, come: Poculum, Loghetto, Millennium. Il vino Loghetto viene da vigneti con oltre 80 anni e da un clone molto antico di Croatina.

Ad oggi, i Fratelli Agnes vengono considerati fra i migliori interpreti di Bonarda dell’Oltrepò pavese e si sono fatti ambasciatori di un territorio, di un vino e di un vitigno. Un MUST da bere e conoscere.

 Risultato immagini per fratelli agnes rovescala

2019 Campo del Monte – Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC Frizzante

Tipologia: Vino rosso frizzante

Vitigno: Croatina

Produzione: Acciaio

Prezzo: 10 euro

Colore porpora molto vivace. I profumi sono molto intensi con sentori di ciliegia rossa, susina, petali di rosa e leggeri sentori erbacei. Il palato è intenso nella parte fruttata, delicata frizzantezza con medio alta tannicità. Il finale gustativo è dinamico con una parte fruttata molto in evidenza, sensazioni vinose, note di peonia e rabarbaro.

Risultato immagini per fratelli agnes rovescala 

2019 Possessione del Console – IGT

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Croatina, clone pignolo

Produzione: Acciaio

Prezzo: 9 euro

Rosso fitto con riflessi violacei. Ottimo impatto olfattivo con sentori di more, mirtillo, prugna e delicate sensazioni speziate e balsamiche. Il vino al palato è strutturato, austero per via di tannini giovani e ben in evidenza. Il finale gustativo è improntato su sentori di frutti di bosco, viola e pepe verde.

 Risultato immagini per fratelli agnes rovescala

2019 Loghetto – IGT

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Croatina (75%), altri vitigni locali come: barbera e uva rara

Produzione: Acciaio, breve appassimento delle uve

Prezzo: 18 euro

Colore rubino intenso. Il vino all’olfatto ha un’ottima intensità con profumi di marasca, visciola e more. Seguono sentori di iris, cardamomo e chiodi di garofano. Il vino al palato è di grande impatto con tannino bilanciato da sensazioni di morbidezza, finale gustativo lungo con rimandi alla parte fruttata e alla mandorla amara.

Risultato immagini per fratelli agnes rovescala

Altri vini da provare: Vignazzo, Cresta del Ghiffi, Poculum, Millennium.

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

Il Covid fa crollare la produzione industriale (-11,4): mai così male dal 2009. La seconda ondata ha bloccato la ripresa

I dati Istat per il 2020 fotografano un quadro disastroso. Anno terribile per l'auto, giù del 13%. Tengono i livelli pre-pandemia solo Alimentare e bevande e Farmaceutica


La pandemia manda a picco la produzione industriale, che nel 2020 crolla dell'11,4% registrando il maggior calo dalla crisi del 2009 e il secondo peggior risultato dal 1990, inizio della serie storica dell'Istat. La flessione, spiega l'istituto, è estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata.

Crollo senza precedenti anche per il settore auto, giù al 13% nell''anno nero' del Covid e che solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, ha perso il 2,1%.

La produzione industriale nel suo complesso ha fatto registrare a dicembre un calo dello 0,2% mensile e del 2% annuo. A novembre era diminuita dell'1,4% e del 4,2% su base annua. Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.   

Ed è di oggi la stima di Prometeia e Intesa Sanpaolo secondo cui l'industria manifatturiera italiana chiuderà il 2020 con un calo tendenziale del giro d'affari del 10,2%, pari a 132 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. 

Nel panorama europeol'Italia continua a far registrare una delle performance più preoccupanti. In Germania nell'intero 2020 la produzione è crollata dell'8,5% e in Spagna del 9,4%. Per il dato francese bisognerà aspettare domani, ma quello provvisorio calcolato dall'Insee a novembre sui primi 11 mesi dello scorso anno parla di una riduzione del 4,8%.

La seconda ondata del virus ha impedito la ripresa

La flessione è dunque estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e purtroppo, rileva l'Istat, non è stato possibile alcun recupero durante l'anno perché la seconda ondata di Covid ha spento sul nascere qualsiasi possibilità di ripresa.

"Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subìto una battuta d'arresto nei mesi recenti - osserva l'istituto nel commento - impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l'emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre l'indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020".

Tutti i numeri dell'industria italiana

L'indice destagionalizzato mensile mostra a dicembre 2020, indica inoltre l'Istat, un aumento congiunturale sostenuto per l'energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, per quelli di consumo (-0,3%).

Nel confronto annuo, si registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+4,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-9,8%) e meno marcato per gli altri aggregati (-2,1% per i beni strumentali e -0,7% per l'energia).

I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi rispetto a dicembre 2019 sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), quella i prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%).

Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%).

L'anno nero dell'auto

La produzione industriale di automobili ha registrato un crollo senza precedenti, pari al 13%: si tratta del comparto - ossia quello dei beni" strumentali" che includono la fabbricazione di macchine e motori e anche quella di autoveicoli - più colpito dal calo della produzione.

Solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, la flessione è stata del 2,1%. 

A novembre, la produzione di beni strumentali aveva fatto registrare un calo di appena lo 0,1% rispetto a ottobre ed era rimasta invariata su base tendenziale. Per quanto riguarda il settore di attività economica, l'Istat mette inoltre in risalto che la "fabbricazione di mezzi di trasporto" ha fatto registrare una caduta del 18,3% nell'intero anno e solo a dicembre è stata del 3,8%.

Prometeia, nel 2020 fatturato in calo del 10,2%. Persi 132 miliardi

Secondo Prometeia, la contrazione, inferiore a quella subita con la crisi 2009 (-18.8%), riflette il progressivo recupero dal punto di minimo del ciclo toccato durante il lockdown primaverile: nel periodo agosto-novembre, il fatturato si è riposizionato sui livelli pre-Covid (-0.4%).

Tutti i maggiori player dell'Eurozona hanno subito l'impatto dell'emergenza sanitaria: nella media dei primi undici mesi del 2020, l'indice della produzione industriale registra un calo del -13% in Italia e Francia, -10.8% in Germania e -10.5% in Spagna. Il gap nei confronti del manifatturiero tedesco, rimasto attivo durante il lockdown primaverile, è stato in parte colmato grazie alle chiusure ridotte degli impianti in estate. 

l peggioramento autunnale della curva dei contagi non ha comunque intaccato in modo significativo la ripresa industriale, pur aggiungendo incertezza a uno scenario mondiale caratterizzato da una domanda ancora debole. A livello settoriale, emerge una tenuta dei livelli pre-Covid per Alimentare e bevande e Farmaceutica, e un recupero piu' intenso delle attese per Elettrodomestici e Mobili, trainati da consumi in risalita dai minimi primaverili.

La ripresa del ciclo edilizio ha dato un forte impulso al settore Prodotti e materiali da costruzione e un parziale sostegno alla filiera dei metalli. In rapida risalita anche i livelli di attività degli Autoveicoli e moto, sulla spinta degli incentivi all'acquisto di vetture ecologiche. Il settore sconta però il crollo della fase primaverile, stazionando ancora nella parte bassa della classifica, poco distante dalla Meccanica, penalizzata dalla ripresa incerta degli investimenti in beni strumentali.

Situazione ancora critica nel Sistema moda, fortemente colpito dalle restrizioni alla socialita' e al turismo. Gli indicatori anticipatori mostrano segnali di consolidamento dell'attività manifatturiera in avvio del 2021, con attese di rafforzamento nella seconda meta' dell'anno. Il dispiegarsi degli effetti della campagna vaccinale comporterà un allentamento delle restrizioni a livello mondiale, con effetti visibili anche sul commercio internazionale.

La velocità di marcia del manifatturiero italiano dipenderà dalle scelte strategiche finalizzate a ricevere le risorse europee, che potranno dare impulso anche agli investimenti privati.

 

(Fonte: Agi)

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