updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

SAPERE DI BELLEZZA - L’Arco di Trionfo impacchettato, prende vita l’opera pensata da Christo

Rubrica dedicata all’arte e alla cultura, a cura di CLAUDIO SCACCABAROZZI


Dopo più di sessant’anni dalla prima ideazione, la città di Parigi si appresta a ospitare un’importantissima opera postuma del celebre artista Christo, venuto a mancare lo scorso anno a New York.

Tra gli artisti più importanti della Land Art, lui e la sua compagna Jean-Claude hanno creato opere e installazioni contemporanee in tutta Europa e nel mondo nel corso di più di 60 anni di carriera.

In questa installazione, curata dallo studio dell’artista e finanziata dalla fondazione che porta il suo nome, l’Arco di Trionfo verrà ricoperto da circa 25.000 metri quadrati di tessuto in polipropilene riflettente, legato da 3000 metri di corde rosse. Tutti i materiali utilizzati saranno riciclabili.

L’artista aveva affermato riguardo a quest’opera:

"Sarà come un oggetto vivente che si animerà nel vento e rifletterà la luce.

Le pieghe si muoveranno, la superficie del monumento diventerà sensuale. Le persone avranno voglia di toccarel'Arco di Trionfo"

Christo non è nuovo a “impacchettamenti”, avendo fatto un’operazione simile a Roma nel 1974, su alcuni archi delle Mura Aureliane, e sempre a Parigi nel 1985, coprendo per intero il Pont-Neuf (il ponte più antico della città).

 

Famosissima è stata anche l’opera FloatingPiers nel 2016 sul lago d’Iseo, con la creazione di passerelle galleggianti che collegavano Sulzano a Montisola, con un successo di pubblico incredibile.

L’installazione sarà visibile dal 18 settembre al 3 ottobre 2021.

Claudio Scaccabarozzi

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Il Comizio incontra Radio Studio 107: Roberto Davi, una vita tra dischi e microfoni

I nuovi studi televisivi de ilComizio.it ci permettono di incrociare le nostre esperienze con altre persone che portano avanti progetti con entusiasmo e professionalità. Qualcuno lancia nuove ambiziose avventure forte di una lunga esperienza. E' il caso di Roberto Davi, che insieme a un gruppo di lavoro competente e appassionato, ha dato vita a una radio dal sapore vintage per quanto riguarda le proposte musicali e con un ventaglio di contenuti molto vario, dalle news allo sport ai libri. In una bella chiacchierata Roberto ci ha raccontato la sua vita tutta dedicata alla musica, dalle radio libere al periodo d'oro delle discoteche degli anni 80 fino alle "serate" che ancora fa portandosi dietro bauli pieni di vinili. L'ultima sfida si chiama Radio Studio 107, nostra vicina di casa...

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SAPERE DI BELLEZZA - L’esordio di ItsArt, “la Netflix della cultura italiana”

Rubrica dedicata all'arte e alla cultura, a cura di CLAUDIO SCACCABAROZZI


Il 31 maggio ha debuttato ufficialmente la piattaforma ItsArt, voluta fortemente dal Ministro della Cultura, Dario Franceschini, e da lui stesso definita “la Netflix della cultura italiana”.

Accedendo al portale itsart.tv si nota però che di Netflix ci sia ben poco; non è previsto un abbonamento fisso mensile, ma ogni contenuto può essere noleggiato o acquistato, a prezzi sicuramente fuori mercato.

Per fare un esempio, il tour virtuale del Museo di scienza e tecnica di Torino costa 7€, il biglietto del museo stesso (dal vivo) ne costa 10.

 

La homepage è divisa in 3 sezioni, palco, luoghi e storie, e ognuna rimanda a spettacoli dal vivo, arte e cinema italiano.

Soprattutto in quest’ultima sezione, oltre ai pochi titoli presenti, spiccano i costi sicuramente non popolari, per dei film che sono stati tutti girati nel secolo scorso (le uniche eccezioni sono dei documentari, girati dopo il 2000).

Ad aggravare la situazione il fatto che per ora ItsArt sia fruibile solo da browser (non pervenute app per Android o Apple), e il già citato catalogo limitato.

Tutte le perplessità che avevamo già espresso qui sono state quindi confermate, e pur augurandoci che questo progetto possa avere successo le premesse non sono delle migliori.

 

Claudio Scaccabarozzi

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CHI ASSAGGIA? - Marco De Bartoli, quell'eterno ritorno alle origini: da radici profonde un'esplosione di profumi nei migliori vini di Sicilia

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

Marco De Bartoli, tradizione e qualità come capisaldi nella sua visione enologica

Marco De Bartoli: vini artigianali a Marsala e Pantelleria, Sicilia

Marco De Bartoli è uno dei produttori più caratteristici e interessanti della viticoltura siciliana e italiana. Grazie al suo coraggio e testardaggine è riuscito a riportare in luce e ridare qualità a uno dei vini più storici italiani, il Marsala.

L’azienda vinicola di Marco De Bartoli si trova a Marsala in Sicilia, una vecchia tenuta ereditata dalla famiglia nella contrada Samperi.

Da quando Marco ha preso in gestione l’azienda ha voluto iniziare a produrre il Marsala come era fatto una volta, ovvero senza un’eccessiva aggiunta di alcol (mistella) per fortificare il vino. Partendo dall’utilizzo delle varietà più storiche e tradizionali, come l’uva Grillo, cerca di farle arrivare ad un ottimo grado di maturazione, riducendo la quantità per pianta, favorendo la qualità e ad ottenere un volume alcolico maggiore quando il vino conclude la fermentazione alcolica. Infine, il vino viene fatto maturare secondo il metodo Solera o conosciuto anche come perpetuo. Ovvero viene utilizzato un sistema di travasi di piccole quantità di vino appena prodotto in botti dove sono contenuti vini già invecchiati e la mescolanza di diversi vini e annate permette di raggiungere una perfetta armonia e sapore unico. Questo progetto verrà trasformato in uno dei primi vini prodotti da Marco e uno dei vini più ricercati dagli appassionati, il Vecchio Samperi. Il nome fa riferimento alla contrada dove la cantina è situata, ovvero, la Contrada Samperi.

Marsala and Dry Whites from Marco de Bartoli

Più tardi Marco ha acquisito alcuni terreni e vigneti nella bellissima e unica isola di Pantelleria, da questo territorio sono nati nuovi vini e progetti; sempre in grado di raccontare il territorio siciliano ed esprimere la personalità di Marco De Bartoli. Nella zona di Bukkuram decise di realizzare la nuova cantina e avere il vigneto coltivato a Zibibbo. Marco, con tanta umiltà si consultò con gli agricoltori dell’isola per capire e imparare più approfonditamente tutti i segreti legati al territorio speciale di Pantelleria. Dal vigneto Bukkuram proviene uno dei migliori vini dolci italiani, Passito di Pantelleria, ed è prodotto da Marco De Bartoli. Folgorato dal territorio di Pantelleria decise di produrre un nuovo vino, questa volta un bianco secco a base di Zibibbo, chiamato Pietramarina proveniente dalla contrada Cufurà nella zona nord dove l’uva mantiene un’acidità maggiore e contenuti zuccherini più bassi.

Marco De Bartoli produce vini tradizionali e che sono capaci di rappresentare al meglio la viticoltura siciliana, nei territori dove Marco opera usa esclusivamente varietà locali. Per esempio l’uva Grillo nella zona di Marsala e a Pantelleria è concentrato sulla varietà Zibibbo, nome locale per il Moscato di Alessandria.

Oggi il lavoro di Marco continua anche grazie alla sua famiglia e i figli Renato, Sebastiano e Giuseppina.

                

2018 Terzavia Metodo Classico – Sicilia DOC

Tipologia: Vino spumante

Vitigno: Grillo

Produzione: Matura 18 mesi sui lieviti

Prezzo:  22 euro 

Perlage fine e persistente, colore paglierino di buona concentrazione e luminosità. Naso complesso e intrigante. Frutta secca, fiori di acacia. Poi si apre con note più fruttate, tostato e minerale vulcanico. Vino in bocca secco, bollicine delicate e sensazione cremosa al palato. Lunga persistenza gusto olfattiva.

            

2019 Grappoli del Grillo – Sicilia DOC

Tipologia: Vino bianco fermo

Vitigno: Grillo

Produzione: Matura per 12 mesi in botti da 10 hl

Prezzo:  21 euro 

Giallo paglierino lucente. Profumi intensi, note di albicocca, cedro. Seguono sentori di erbe aromatiche, iodio, delicate sensazioni tostate e speziate. Palato incentrato sulla freschezza e mineralità, ottima struttura. Finale gustativo lungo e saporito.

 

2016 Marsala Oro Superiore Vigna La Miccia – Marsala DOC

Tipologia: Vino bianco liquoroso

Vitigno: Grillo

Produzione: Matura 4 anni in fusti di rovere

Prezzo:  25 euro 

Giallo dorato vivace. Olfatto deciso e molto intenso, profumi di frutta secca, fichi, datteri. Continua con sentori agrumati a ricordare l’arancia, poi spezie come la cannella. Il palato è ricco, intenso. Leggera sensazione dolce in bocca, sensazioni saline e finale gustativo molto lungo e articolato. 

Marco De Bartoli. La svolta del Marsala. - Blog Fresco Di Vigna

Altri vini da provare: Vecchio Samperi, Sole e Vento, Pietranera, Vigna Verde, Lucido, Rosso di Marco, Bukkuram Sole d’Agosto, Terzavia Metodo Classico Cuvée VS

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

 

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SAPERE DI BELLEZZA - Riapre la Tate Modern con Yakoi Kusama

Rubrica dedicata all'arte e alla cultura, a cura di CLAUDIO SCACCABAROZZI


Seguendo le direttive del governo, da pochi giorni ha potuto riaprire a Londra la Tate Modern, uno dei musei simbolo della capitale inglese.

Per festeggiarne i 20 anni (è stata infatti inaugurata nel 2000), sono state allestite due Infinity Mirrored Rooms dell’artista giapponese Yakoi Kusama.

La particolarità di queste stanze è l’incredibile gioco tra specchi, luci e suoni che si ripetono all’infinito, che portano il visitatore in un’altra dimensione.

 

Le Infinity Room di Yayoi Kusama alla Tate Modern | Collater.al

 

In particolare, nella mostra londinese saranno visitabili Infinity Mirrored Room – Filled with the Brilliance of Life, opera creata nel 2012 e a cui si accede attraverso una passerella circondata da acqua, dove ogni immagine si ripete all’infinito.

La seconda installazione è invece Chandelier of grief, una stanza che porta il visitatore in un universo in cui ruotano continuamente lampadari di cristallo.

La mostra sarà visitabile fino al 12 giugno 2022, ma visto il successo già avuto da queste installazioni in passato i biglietti andranno sicuramente a ruba.

 

Claudio Scaccabarozzi

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Musica, Piano City Milano compie 10 anni: in arrivo cento concerti dal vivo in tre giorni

PIANO CITY MILANO compie 10 anni e dà appuntamento al 25, 26 e 27 GIUGNO per una speciale decima edizione del festival di pianoforte più atteso dell'anno


Lo scorso anno Piano City Milano si è contraddistinto per essere riuscito a unire la formula del concerto in streaming alla dimensione del live, riportando, per la prima volta dopo il lungo periodo di lockdown, la musica tra le vie della città. Quest'anno la manifestazione torna finalmente in presenza con 100 concerti in 10 luoghi simbolo, sempre nel completo rispetto delle norme di sicurezza per la salute pubblica.

Le note dei pianoforti risuoneranno da 10 importanti quartieri della città di Milanoma la loro magia sarà trasportata lontano grazie a un palinsesto di dirette streaming che permetteranno a tutti coloro che non potranno partecipare dal vivo di vivere anche a distanza le emozioni di Piano City Milano.

«Negli anni il festival ha portato la musica ovunque, strade, cortili, case private e luoghi ameni, accompagnando i movimenti di una città vivace come solo Milano - dichiara Ricciarda Belgiojoso, direzione artistica di Piano City Milano - L'edizione di quest'anno assume un significato particolare, per riprendere a fare musica insieme in sicurezza. Per i nostri 10 anni vi invitiamo da mattina a sera in 10 luoghi a noi cari, all'aperto, per esserci in tutti i quartieri, con 100 concerti, ospiti d'eccezione italiani e stranieri, grandi nomi e giovani talenti e naturalmente ogni genere musicale. Sarà un'edizione davvero speciale, che ancora una volta abbraccerà a suon di pianoforte tutta la città». 

Nel corso di questi 10 anni, il Festival ha collezionato un grande successo mediatico e di pubblico con oltre 3.000 concerti che hanno coinvolto più di 3.500 pianisti italiani e internazionali.

Un continuo sviluppo e rinnovamento artistico che ha conquistato e continua a conquistare il cuore di Milano, e non solo, toccando anche importanti tematiche sociali e aprendosi ai quartieri più periferici.

Piano City Milano, l'ottava edizione dal 17 al 19 maggio | Radio Lombardia

Piano City Milano è andato alla ricerca di luoghi nuovi e insoliti per raccontare la città attraverso la musica e la cultura: le note hanno risuonato dai tram, dai tetti, hanno invaso le case, i cortili le piazze, i parchi, i musei, le terrazze, le scuole, trasformando la città in un unico grande palcoscenico.

Particolarmente emozionante, i Piano Tandem e Piano Risciò che lo scorso anno, dopo il lungo periodo di lockdown, hanno riportato la musica tra le vie della città acclamati con gioia dal pubblico che ha seguito i loro concerti dalle finestre e dai balconi di casa.

Piano City Milano è un progetto di Associazione Piano City Milano con il Comune di Milano, a cura di Ponderosa Music&Art e Accapiù, che vanta la Direzione Artistica di Ricciarda Belgiojoso e Titti Santini.

Con il sostegno dei partner Intesa Sanpaolo, Volvo ed Hermès in sostegno ai talenti, dei partner tecnici Steinway & Sons, Fazioli, Griffa & Figli, Passadori Pianoforti, Tagliabue, Tarantino Pianoforti e AIARP e dei media partner Corriere della Sera, Radio Monte Carlo, Zero Pianosolo.

Con la collaborazione di YES MILANO.

Nasce nel 2011 come primo festival diffuso della città e contribuisce all'onda di vitalità e alle sperimentazioni urbane e culturali che portano Milano a diventare la vibrante metropoli europea che è oggi. Fra i fondatori del festival e dell'Associazione, Daniela Cattaneo Diaz e Titti Santini, che hanno sempre creduto nel progetto e costruito una rete di partner sostenitori che negli anni hanno investito in Piano City Milano – nell'immaginare una diversa visione di Milano. Tra i soci fondatori dell'Associazione, anche Manuela Rosignoli e Lorenzo Carni, che curano la direzione esecutiva del festival.

 Piano City Milano compie 10 anni e dà appuntamento al 25, 26 e 27 giugno  per una speciale decima edizione del festival di pianoforte più atteso  dell'anno

Ufficio Stampa: Parole & Dintorni Valeria Riccobono (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) – 02.20404727)

Piano City Milano: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Social Media: Monica Zecchino - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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CHI ASSAGGIA? - Nella campagna romana, dove la qualità è senza tempo: i vini principeschi della Tenuta di Fiorano

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

I vini senza tempo della Tenuta di Fiorano, da un’idea di Alberico Boncompagni Ludovisi

L’azienda vinicola Tenuta di Fiorano si trova in Lazio, vicino al Parco Archeologico dell’Appia Antica in provincia di Roma. Un luogo che grazie a favorevoli condizioni climatiche e ambientali permette di produrre vini di alta qualità e unici nel genere, un fiore all'occhiello della viticoltura laziale e italiana.

La Tenuta di Fiorano è proprietà della famiglia Boncompagni Ludovisi dal 1940 quando il Principe Alberico iniziò a produrre vino conseguentemente alla sua grande passione per la materia. L’azienda all’inizio non disponeva di vigneti, quindi Alberico dopo un’attenta selezione e studio dei terreni decise di impiantare le prime vigne. Il Principe Alberico selezionò delle varietà insolite per la regione del Lazio, ovvero piantò Cabernet Sauvignon e Merlot destinati alla produzione di vini rossi mentre per i vini bianchi decise di avere la Malvasia (uva tipica regionale) e il Semillon.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

I vini prodotti dal Principe Alberico nella Tenuta di Fiorano lasciarono senza parole per la loro qualità e crearono forte interesse negli appassionati e nella critica di settore; vini unici nel loro genere che affascinano chiunque gli assaggi. Insieme ad Alberico, Tancredi Biondi Santi era il consulente enologo della tenuta e amico che aiutò la nascita del progetto.

Più tardi, alla fine degli anni ’90 Alberico decise di espiantare tutti i vigneti cessando così la produzione dei vini. Non vi fu un motivo particolare anche perché i vini in quel periodo erano molto ricercati e acquistati, in ogni caso una volta cessata la produzione di vino, Alberico tornò a Roma.

Tenuta di Fiorano | Alice.tv

Paolo Boncompagni Ludovisi, cugino di Alberico, e suo figlio Alessandro erano già proprietari di una parte della Tenuta, mossi dalla decisione di Alberico per l’espianto del vigneto decisero di continuare l’attività vinicola. In particolare Alessandro a quel tempo era giovane, grintoso, tanta passione passione per il vino e grande ammirazione verso suo zio e il progetto vinicolo che aveva iniziato, quindi tra il 1999 e il 2004 Alessandro comprò altri terreni vicini alla tenuta e piantò un vigneto. Il legame tra Alessandro e Alberico era stretto e con la supervisione e permesso di suo zio impiantarono nuove vigne nel vigneto storico dove tutto ebbe inizio.

Alessandro dimostrò grande rispetto per suo zio e mantenne integre le tradizioni della famiglia, sia nella gestione dei vigneti, delle varietà d’uva e nel metodo di produzione; questo fu possibile anche grazie anche alla memoria storica della cantina Gianni Valenti. Dopo qualche anno che Alessandro aveva iniziato a gestire la produzione di vino presso la Tenuta di Fiorano lo zio Alberico ebbe la possibilità di assaggiare i vini prodotti dal nipote, Alberico ne rimase positivamente colpito tanto da incoraggiare ancor di più il nipote a continuare. Per Alessandro avere Alberico e l’enologo Lorenzo Costantini al suo fianco nel guidarlo nelle operazioni tecniche in vigna e in cantina fu fondamentale per costruire il successo di cui oggi i vini godono.

                Tenuta di Fiorano - Roma - Vino Fiorano Bianco

2016 Fiorano Bianco – Lazio IGT

Tipologia: Vino bianco fermo

Vitigno: Grechetto 50% e Viognier 50%

Produzione: Vinificato e maturato in botti di rovere e castagno da 10 hl

Prezzo:  35 euro 

Colore giallo dorato molto luminoso. Profilo olfattivo ampio, sensazioni di frutta tropicale come mango e ananas, continua con pompelmo. Fiori di acacia, miele millefiori, vaniglia e delicate note tostate. Il vino al palato è ricco, avvolgente e strutturato. Lungo finale gustativo con ritorni agrumati, erbe aromatiche mediterranee e minerali.

              Tenuta di Fiorano - Roma - Vino Fiorano Rosso

2013 Fiorano Rosso – Lazio IGT

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Cabernet Sauvignon, Merlot

Produzione: Vinificato e maturato in botti di rovere di Slavonia da 10 hl

Prezzo:  50 euro 

Rosso rubino lucente, leggera variazione granato. Profumi al naso intensi ed eleganti. Note di mirtilli, more e prugna matura. Sottobosco con foglie secche e funghi porcini. Sensazioni speziate come cannella, vaniglia, chiodo di garofano, tabacco da pipa e tè nero. Delicata sensazione erbacea. Il palato ha grande finezza gustativa, equilibrio con trama tannica integrata nella struttura del vino. La persistenza gustativa è molto lunga sfaccettata.

 nobiltà

Altri vini da provare: Fioranello Bianco, Fioranello Rosso

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

 

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SAPERE DI BELLEZZA - Un tesoro ritrovato a Napoli

Rubrica dedicata all'arte e alla cultura, a cura di CLAUDIO SCACCABAROZZI


Nei sotterranei del Maschio Angioino, il famoso castello che domina il lungomare di Napoli, di recente è stata fatta una scoperta incredibile per quanto casuale.

I tecnici del comune infatti hanno effettuato diversi sopralluoghi nei sotterranei del castello nell’autunno del 2020, a causa del forte maltempo che si era abbattuto sulla città, e proprio lì hanno scoperto circa 400 dipinti e sculture, molti dei quali dipinti da artisti della scuola napoletana come Luca Giordano, Agostino Beltrano, Paolo De Matteis, Jacopo Cestaro, Giacinto Diano e Francesco De Mura.

Il ritrovamento ha suscitato scalpore, anche perché molti dei dipinti sono in cattivo stato di conservazione e necessitano di restauri urgenti.

La giunta comunale guidata da Luigi De Magistris ha già stanziato 150 mila euro per i restauri più urgenti, con l’obiettivo poi di esporre alcune delle opere nei musei cittadini.

Il motivo per cui questi dipinti siano stati così a lungo abbandonati non è chiaro, ma sembra che fossero stati riposti nei sotterranei del castello nel 1980, ben quaranta anni fa, dopo che il terremoto dell’Irpinia aveva messo a rischio molte opere in tutta la regione campana.

 

Claudio Scaccabarozzi

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