updated 10:10 AM UTC, Nov 27, 2020

Covid, i primi 200mila vaccini in Lombardia a operatori sanitari, ospedalieri e delle residenze per anziani

"Saranno oltre 200.000 i soggetti coinvolti nella prima fase di somministrazione del vaccino anti Covid-19 in Regione Lombardia, tra operatori sanitari, socio-sanitari e amministrativi degli ospedali pubblici, delle Rsa e ospiti di queste ultime". Lo comunica in una Nota la Direzione generale dell'Assessorato regionale al Welfare.

"Regione Lombardia - prosegue la Nota - lo ha già comunicato in seguito alla richiesta pervenuta dal Commissario Arcuri nell'ambito della predisposizione del piano di fattibilità della campagna. Si sta inoltre concludendo il conteggio anche degli operatori delle strutture ospedaliere private che saranno ugualmente coinvolti sempre nella prima fase".

"Insieme ai soggetti da vaccinare inizialmente, nello specifico 168.525 tra operatori sanitari, socio-sanitari e amministrativi di Asst e Rsa e oltre 57.000 ospiti delle residenze, è stata fornita - spiega la Nota - nella comunicazione indirizzata al Commissario, anche la capacità di stoccaggio dei vaccini. All'occorrenza 11 Asst lombarde sarebbero pronte a stoccare le scorte nei congelatori -70°. È stata indetta inoltre - conclude la Nota - la procedura di gara per l'acquisto e il noleggio di ulteriori 90 refrigeratori". 

(Fonte: Lombardia Notizie)

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Di che colore sarà il Natale? Ipotesi sulle regole delle festività al tempo del Covid

Zone rosse, arancioni e gialle. I dati, i numeri, i parametri dell'epidemia condizioneranno anche le feste di Natale 2020. Tra timori, prudenza e voglia di ritrovare una normalità perduta, sono al vaglio diverse soluzioni per evitare ricadute sanitarie e al tempo stesso restituire un minimo di serenità alle famiglie e dare respiro a un'economia già terribilmente provata


Lettera di Babbo Natale - Telefono Azzurro    

Festività sobrie in arrivo, con un Natale 2020 all'insegna delle restrizioni fra zona rosse e arancioni. Ma, forse e con gli occhi sempre puntati su dati e numeri, con qualche deroga concessa per poter incontrare i parenti più lontani spostandosi fra regioni. A tracciare un primo quadro di come potrebbero essere le imminenti feste per gli italiani e cosa potrebbe cambiare nel corso dei giorni, è stata ieri la sottosegretaria Sandra Zampa ospite di Otto e Mezzo.

Tra gli affetti più cari, ha spiegato infatti la sottosegretaria, l'incontro durante le festività potrebbe avvenire fra "cinque, sei persone al massimo", ma "è ovvio che non sarà possibile controllarlo, quindi a tutti verrà chiesto di limitare il più possibile le persone che si riuniscono. Mancano 40 giorni a Natale e in questo momento i dati epidemiologici ci dicono che non ci si può spostare tra regioni, ma ci aspettiamo che i numeri migliorino e che quindi siano possibili deroghe", ha aggiunto. In ogni caso, ha sottolineato ancora Zampa, "dobbiamo fare lo sforzo di essere davvero il meno numerosi possibile: non è il numero in sé ma più si allarga la cerchia di persone che non si frequenta abitualmente, maggiore è il rischio".

Sul 'capitolo' Capodanno, "non saranno permessi ritrovi in piazza e feste come negli anni passati, saranno adeguatamente normati anche quei giorni. Come governo dobbiamo avere un atteggiamento molto rigoroso e, a differenza di questa estate, non ci saranno deroghe perché non possiamo immaginare una terza ondata", ha affermato quindi la sottosegretaria.

 

(Fonte: adnkronos)

Vaccino anti-Covid, quando arriva in Italia, in quante dosi e a chi sarà dato prima

Diffusa la comunicazione inviata dal commissario Domenico Arcuri alle Regioni e, per conoscenza, ai ministri della Salute e degli Affari regionali, per la predisposizione del futuro piano vaccini anti-Covid. Da fine gennaio 2021 disponibili circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 mln di persone. Precedenza a ospedali e residenze per anziani


Vaccino antitubercolare e protezione contro Covid-19: c'è correlazione?

A fine gennaio 3,4 milioni di dosi di vaccino anti-Covid, da destinare prima agli ospedali e alle Rsa, e una campagna su larga scala a partire dai più fragili. E' quanto prevede una comunicazione inviata dal commissario Domenico Arcuri alle Regioni e, per conoscenza, ai ministri della Salute e degli Affari regionali, per la predisposizione del futuro piano vaccini anti-Covid.

"Come noto - si legge nella comunicazione - l'Italia ha aderito all'iniziativa dell'Ue per l'acquisto del più ampio portafoglio possibile di vaccini" e i primi "potrebbero essere disponibili già a partire dai primi mesi del prossimo anno".

"In particolare - scrive Arcuri - il vaccino Pfizer, il cui iter di validazione sembra essere, ad oggi, il più avanzato, permetterebbe all'Italia di disporre già da fine gennaio 2021 di circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 mln di persone. E' necessario, pertanto, scegliere il target di cittadini a cui somministrare le prime dosi disponibili".

PRIMA OSPEDALI E RSA - Su questo, il commissario non ha dubbi: "Appare prioritario - scrive - salvaguardare quei luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus", a partire da "gli ospedali e i presidi residenziali per anziani".

Dopo aver destinato i primi vaccini anti-Covid ai luoghi "principale canale di contagio e diffusione", come ospedali e Rsa, "per gli altri vaccini in arrivo, destinati, invece, a tutte le altre categorie di cittadini, saranno previste modalità differenti di somministrazione, in linea con la ordinaria gestione vaccinale, attraverso una campagna su larga scala (es drive-through) a partire dalle persone con un elevato livello di fragilità" si legge nella comunicazione visionata dall'Adnkronos.

CONSERVAZIONE E SOMMINISTRAZIONE - "Le caratteristiche di consegna di questo primo vaccino prevedono, per garantire la sua integrità, che questo sia consegnato esclusivamente dal fornitore direttamente ad ogni punto di somministrazione (in apposite borse di conservazione contenenti, al massimo, 5 scatole da 975 dosi ciascuna). Le caratteristiche di conservazione, inoltre, di queste prime dosi di vaccino, prevedono che lo stesso possa essere mantenuto per: 15 giorni dalla consegna nelle borse di conservazione del fornitore; 6 mesi, qualora si disponga di celle frigorifere a temperatura -75°C+-15°C".

"Le caratteristiche di somministrazione - si legge ancora nel documento - prevedono che il vaccino vada utilizzato al massimo entro 6 ore dall'estrazione dalle borse o dalla cella di conservazione. Si consideri inoltre che ogni fiala di vaccino contiene 5 dosi".

LA RICHIESTA ALLE REGIONI - Il commissario Arcuri chiede alle Regioni di iniziare a lavorare sul piano vaccino anti-Covid, iniziando già ora a individuare le strutture più idonee. Le comunicazioni, puntuali, dovranno essere inviate entro il 23 novembre.

"Al fine di definire il piano di fattibilità di questa prima fase di somministrazione - si legge nel testo - è necessario che le regioni da Voi presiedute individuino, in ogni provincia, idonee strutture capaci di rispettare i vincoli sovraesposti quanto alle caratteristiche di consegna, di conservazione e di somministrazione".

Entro il 23 novembre le Regioni devono comunicare "per ogni provincia, il numero e la denominazione dei presidi ospedalieri all'interno dei quali si ritiene utile che il vaccino venga consegnato e somministrato; tale presidio ospedaliero dovrà essere in condizione di vaccinare almeno 2.000 persone" o "più persone ma con multipli di 1000 in 15 giorni". Per ogni presidio ospedaliero così individuato "il numero di personale operante al suo interno, a qualunque titolo; il numero di personale sanitario e sociosanitario operante nel territorio, che potrà raggiungere il presidio ospedaliero in non più di 30-60 minuti; la disponibilità al loro interno di congelatori" con caratteristiche tali da consentire la conservazione del siero ed il "relativo volume di spazio disponibile".

 

(Fonte: Adnkronos)

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Napoli, travolta dal virus, trasforma alcune delle sue chiese in centri diagnostici Covid

Napoli è diventata una delle città italiane con il maggior numero di contagi da coronavirus


Una delle innumerevoli chiese barocche di Napoli è stata trasformata in centro diagnostico Covid. I pazienti si siedono sulle sedie davanti alle immagini dei santi. Lo screening con PCR e test antigene viene effettuato da una ONG tra i residenti in città. L'incidenza del virus in Italia continua a livelli molto elevati, soprattutto in alcune regioni come la Campania, di cui Napoli è il capoluogo.

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Covid, Pregliasco: "Verso il superamento dell'emergenza. In Lombardia primi segnali di miglioramento"

Parla il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano: "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus"


Istituto Ortopedico Galeazzi | Gruppo San Donato

"La curva è in crescita ma è lineare, il picco potrebbe arrivare tra 7 giorni. L'emergenza negli ospedali non è scavallata ma quasi, siamo nella fase di picco. E se le cose andranno avanti così, ci aspettiamo un calo per la prossima settimana". Sono le parole del professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano a Sky Tg24. "In Lombardia si vedono i primi segnali di miglioramento della situazione. Bisogna insistere con il rispetto delle misure. Più lavoriamo bene adesso - spiega - più saremo sereni a Natale".

Quanto alle pressioni per allentare le misure nelle regioni che hanno adottato quelle più rigide per prime, "penso che forse nelle prossime settimane potrebbe essere avviato un allentamento nelle province meno colpite. Ma ritengo sia opportuno assumere una decisione univoca e condivisa su questo tema, in modo da non generare incomprensioni", continua Pregliasco. "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus".

Quanto alle speranze suscitate dagli ultimi annunci sui vaccini in sperimentazione, "si tratta di dati interessanti. Ma dobbiamo avere ben chiaro che questi vaccini non sono stati ancora autorizzati, e che per vedere gli effetti delle vaccinazioni dovremo aspettare dei mesi", conclude Pregliasco.
 
(Fonte: adnkronos)
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Scuola, presidi esasperati: "Non può funzionare con un Dpcm al giorno. si naviga a vista e non si capisce l'obiettivo""

Parla Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi: "I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e Asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi"


Scuola, Regione Lombardia conferma il calendario scolastico 2020-2021 -  Cronaca Monza

Si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole". Lo ha affermato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi alla trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

"Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, - ha continuato Giannelli - una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca. E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus”.

Riguardo alle nuove misure restrittive che riguardano anche le scuole Giannelli ha sottolineato che “sostanzialmente si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se l’obiettivo è la riduzione dei contagi siamo tutti d’accordo, ma deve essere chiaro che se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, questo prezzo molto elevato ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio, se così non è però dobbiamo capire qual è la ratio di questi provvedimenti. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole".

"I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. - ha proseguito Giannelli - La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine perché ci vuole una settimana solo per pianificare tutto. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca”.

“E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Se ognuno cerca di andare avanti a spese del proprio simile calpestandolo ci indeboliamo tutti”, ha concluso Giannelli.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

Nuovo Dpcm, Fontana: "Alle mascherine i lombardi sono abituati, ma no a un altro blocco delle attività che sarebbe una mazzata". Poi replica a Beppe Sala sulla sanità (VIDEO)

Intervista al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine della sua giornata a Varese per presentare il Piano di interventi per il territorio. Si parla del nuovo DCPM, che dovrebbe istituire l'obbligo di mascherine all'aperto e anche delle limitazioni di orario alle attività commerciali. "Alla mascherina i lombardi sono abituati, la usano anche se non è obbligatoria – ha osservato il governatore Fontana. Per quanto riguarda un altro blocco dell’attività, credo che gli imprenditori lombardi, che mi hanno accolto con grande entusiasmo e tenacia nel continuare a operare, credo non sarebbero molto entusiasti. Sarebbe una nuova mazzata".

Covid, la speranza è in uno spray nasale? Secondo gli inglesi sì. Buoni risultati sui furetti, ora la sperimentazione sull'uomo

Uno spray nasale per stroncare il contagio da Covid-19 sul nascere. È quello a cui lavora un gruppo di ricercatori, che ha già avuto risultati promettenti nella sperimentazione sui furetti: utilizzato settimanalmente lo spray potrebbe ridurre considerevolmente la replicazione del virus nell'organismo, riducendo le possibilità di trasmissione dell'infezione. Lo hanno scoperto gli esperti della Porton Down della Public Health England in un studio pubblicato sul sito open access bioRxiv.

Con la pandemia galoppante in tutto il mondo, scienziati di tutto il mondo lavorano al vaccino. Ma c'è chi invece si è concentrato su una molecola simile a un farmaco che interagisce con le cellule nella cavità nasale in modo da attivare il sistema immunitario dell'organismo.

Nello studio un gruppo di furetti ha ricevuto due dosi di una soluzione spray nasale con una molecola artificiale, realizzata dalla società australiana Ena Respiratory, sviluppata per potenziare il sistema immunitario.

Inibita la replicazione del virus

Secondo i risultati del team, che devono ancora essere sottoposti a revisione, lo spray, applicato il giorno prima dell'esposizione al coronavirus, ha inibito la replicazione del virus nel naso e nella gola del 96 per cento, riducendo il rischio di infezione e le probabilità di trasmissione.

"Il nostro composto artificiale, INNA-051 - spiega Christophe Demaison, amministratore delegato di Ena Respiratory - inizierà la sperimentazione umana entro i prossimi quattro mesi. È stato sviluppato inizialmente come presidio per contrastare raffreddore e influenza comune, ma la sua efficacia non era stata ancora dimostrata".

L'esperto aggiunge che il trattamento potrebbe offrire ulteriori difese per i soggetti più vulnerabili a Covid-19, come anziani e pazienti con condizioni pregresse. Lo spray contiene molecole progettate per attivare i recettori TLR2 e TLR6 sulle cellule epiteliali della mucosa che rivestono la gola e il naso, in modo da aumentare la presenza di globuli bianchi e potenziare la risposta immunitaria dell'organismo. 

Come si attiva INNA-051

'Accendendo' il sistema immunitario, la sostanza INNA-051 attiva una serie di processi tra cui il rilascio di proteine di segnalazione chiamate citochine, che stimolano i meccanismi che impediscono al virus di replicarsi all'interno delle cellule.

Le prime sperimentazioni sui furetti hanno dato risultati promettenti: il team - tra i quali scienziati del servizio sanitario inglese - ha somministrato INNA-051 nel naso a tre gruppi di sei furetti, in varie dosi; mentre a un quarto gruppo sempre di sei furetti è stato somministrato un placebo.

I furetti sono un importante modello di sperimentazione animale per il Covid-19. All'indomani della seconda dose di INNA-051 o del placebo, i furetti sono stati esposti al virus che causa il Covid-19 e gli animali sono stati poi monitorati per 12 giorni tramite campioni nasali e faringei.

Cinque giorni dopo che i furetti erano stati esposti al coronavirus, la quantità di RNA virale - il materiale genetico del virus - recuperata dai tamponi faringei era ridotta del 96% nei furetti trattati con l'INNA-051 rispetto a quelli a cui era stato somministrato il placebo.

Risultati promettenti

"Siamo rimasti sorpresi dall'efficacia del trattamento"; commenta Miles Carroll, vicedirettore e capo della ricerca presso Porton Down della Public Health England. "Aumentando la risposta immunitaria naturale dei furetti, abbiamo assistito a una rapida eradicazione del virus. Se la sperimentazione umana porterà agli stessi risultati, i benefici del trattamento saranno duplici: consentiranno la rapida eliminazione del virus ed eviteranno l'insorgere di sintomatologie acute".

"Si tratta di uno sviluppo significativo - afferma Roberto Solari, consulente specialista respiratorio di Ena Respiratory e docente presso l'Imperial College di Londra - sarebbe un grande passo in avanti nella battaglia alla diffusione di Covid-19".

Nella società sono stati già stanziati 7,6 milioni di euro per proseguire le ricerche. Mancano i test tossicologici e quelli sugli esseri umani, per capire se la molecola sia sicura, efficace e non nociva. Ma secondo Solari, che non è tra gli autori del lavoro, uno spray nasale basato sull'INNA-051 potrebbe essere utilizzato un paio di volte a settimane a livello preventivo, a cominciare dai gruppi più a rischio o nelle zone endemiche.

"La speranza è che (lo spray nasale) - ha detto al Guardian - riduca la durata e la gravità dei sintomi e se riduce il numero di particelle virali nel naso, la speranza è che riduca la trasmissione, anche se non sono ancora stati fatti questi studi".

 

(Fonte: Agi)

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