updated 11:20 AM UTC, Sep 24, 2021

Caricabatterie universale, la proposta europea costringerà Apple ad adeguarsi? Il futuro comunque è senza fili

Bruxelles richiede a tutti i produttori di utilizzare un punto di ricarica comune USB-C e di rendere i protocolli software di ricarica interoperabili tra marchi. Il colosso della Mela dovrebbe modificare il suo attuale sistema di cavo Lightning


La Commissione Ue presenterà giovedì 23 settembre una proposta legislativa per l'introduzione di un caricabatterie universale per tutti i dispositivi mobili. Lo riferiscono fonti vicine al dossier.

Bruxelles richiede a tutti i produttori di utilizzare un punto di ricarica comune USB-C e di rendere i protocolli software di ricarica interoperabili tra marchi. In base alla proposta, Apple dovrebbe modificare il suo attuale sistema di cavo Lightning. Nell'ottica di ridurre i rifiuti elettronici, le aziende dovrebbero anche smettere di vendere caricabatterie nuovi per ogni dispositivo dando ai consumatori la possibilità di usare i loro vecchi cavi. 

L’USB-C è già uno standard condiviso nel panorama dei dispositivi mobili. Tutti i principali produttori di smartphone al mondo, da Samsung a Xiaomi e Huawei, hanno adottato la porta di nuova generazione da qualche anno, per consentire ai consumatori di ricaricare i loro dispositivi con gli stessi accessori.

Da febbraio 2021, Samsung ha fatto un passo importante nella direzione di riduzione dell'inquinamento tecnologico, eliminando l'alimentatore a muro dalla confezione dei Galaxy S21 e lasciando nel box il solo cavetto. Per ora è la sola ad aver intrapreso tale mossa. Da parte sua, Apple fa lo stesso a partire dagli iPhone 12 lanciati a ottobre 2020, sebbene questi conservino ancora la porta di alimentazione proprietaria lightning. La probabile proposta dell'UE, di uniformare lo scenario delle ricariche, porterebbe il colosso di Cupertino a seguire la stessa strada intrapresa con gli iPad, compresi i Mini 2021,
che già presentano un ingresso USB-C.

Ad ogni modo, il futuro dell'alimentazione dei telefonini è sempre più 'senza fili'. Oramai tutti, sia Android che Apple, supportano la ricarica wireless, condivisa e interoperabile, basata sulla tecnologia Qi, che permette di sfruttare basette di vari marchi per alimentare lo smartphone, seppur con tempistiche maggiori rispetto alla modalità cablata.

L'Italia non manda giù il "Prosek" croato: si muove il governo. E Fratelli d'Italia scende in piazza: "Giù le mani dal Prosecco"

Zagabria presenta all'Ue la domanda di protezione dell'etichetta di quattro vini così denominati. Il ministro Patuanelli: "Già attivato un tavolo tecnico per opporci. Grazie a Centinaio che si è subito impegnato in prima persona". Flash mob dei parlamentari di Giorgia Meloni


Da Prosek a Consecco fino a Perisecco, il Prosecco è il vino più imitato  nel mondo - Economia

Continua la battaglia tra Italia e Croazia sul Prosecco. La Commissione europea ha pubblicato sulla Gazzetta Ue la domanda di protezione della menzione tradizionale "Prosek", presentata dalla Croazia.

La pubblicazione era stata anticipata dall'Esecutivo Ue nella risposta data dal commissario all'agricoltura Janusz Wojciechowski a un'interrogazione di europarlamentari di diversi paesi e schieramenti. La Croazia vuole utilizzare la menzione tradizionale "Prosek" per quattro vini a denominazione d'origine protetta. La pubblicazione conferisce il diritto di opporsi alla domanda entro un termine di due mesi.

"Non spetta a me dirlo ma pare indubbiamente che il termine Prosek per affinità fonetica e visiva evochi nella mente del consumatore medio europeo proprio il Prosecco italiano. Pertanto ritengo che non ci siano le condizioni giuridiche affinché esso possa essere registrato", ha detto il ministro Stefano Patuanelli.

 "E' stato già attivato un Tavolo tecnico per predisporre una dichiarazione debitamente motivata relativa alle condizioni di ammissibilità al fine di opporci a a quanto proposto dalla Croazia. E permettetemi a tar riguardo un ringraziamento al Sottosegretario Gian Marco Centinaio che, oltre ad aver seguito immediatamente in prima persona la questione anche in forza alla sua delega, oggi è voluto essere presente proprio per rappresentare l'unità del Governo e di come ci muoviamo in modo sincrono". "Fin da subito il Sottosegretario ha attivato un dossier - ha precisato il ministro - e a lui ho personalmente chiesto il coordinamento necessario a rendere proficua ed efficace l'azione ministeriale nel suo complesso". 

Flash mob di Fratelli d'Italia sotto il Senato a piazza San Luigi dei francesi per la difesa dell'italianità del prosecco e denunciare "il rischio che l'ennesima eccellenza italiana venga travolta dai furbi e dai falsificatori". In piazza i parlamentari di Giorgia Meloni, a spiegar il motivo della protesta il senatore Luca De Carlo responsabile nazionale del dipartimento agricoltura di FdI.

Sulla questione Prosek l'Unione italiana vini (Uiv) farà squadra con Francia, Spagna, Portogallo e Germania affinchè le federazioni vini di questi paesi "presentino anch'esse mozioni contrarie all'indicazione della Commissione. Tra l'altro il Comitato dello Champagne ha già annunciato opposizione alla vicenda Prosek". Lo annuncia la Uiv, condividendo la linea tracciata dal ministro alle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, oggi al Senato nel corso di un'informativa sulla tutela della denominazione di origine controllata del Prosecco.

Economia, il commissario Ue Gentiloni: "Italia in ripresa sorprendente, ma il vero test sarà in autunno. Fiducia in Draghi"

Per l'ex premier, ora a Bruxelles, "a questa vitalità deve corrispondere una consapevolezza della missione, appunto, altrimenti l'ottimismo può portarci a sottovalutare le sfide che abbiamo davanti e magari a pensare - sbagliando - che le risorse non sono da conquistare mese per mese, semestre dopo semestre, ma sono già acquisite". Resta la questione del debito


Gentiloni: «Per Italia nessun allarme sui mercati e per lo spread» - Il  Sole 24 ORE

"I dati di crescita dell'area euro nel secondo trimestre, +2,2%, sono anche meglio delle prime stime" e ora "andiamo verso l'autunno più importante per l'economia italiana da mezzo secolo, un autunno storico perché ci giochiamo l'ingresso in questo piano europero che può dare qualità, durata e spinta per la ripresa": ad affermarlo è il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, in un'intervista al Corriere della Sera. "Il grande ottimismo, i segnali positivi sono una prima parte di ciò che ci serve" perchè ci vuole "la consapevolezza che qualche problema c'è e della sfida del piano europeo".

Per l'ex premier "a questa vitalità deve corrispondere una consapevolezza della missione, appunto, altrimenti l'ottimismo può portarci a sottovalutare le sfide che abbiamo davanti e magari a pensare - sbagliando - che le risorse non sono da conquistare mese per mese, semestre dopo semestre, ma sono già acquisite". "Può farci pensare che la questione del debito sia svanita", ha insistito.

Ma il Patto di stabilità è sospeso, no? "A Bruxelles il mio pane quotidiano è evitare le strette premature e permettere che si continui con le politiche espansive, finché serviranno. Ma è chiaro che nei Paesi con debito più alto il problema non è svanito. Ora abbiamo dei risultati, c'è una risposta dinamica di tantissime imprese. Il punto è che, per una volta, questa società molto frammentata e individualista che noi siamo ritrovi il senso di una missione nazionale. È fondamentale per reggere la sfida nella sua complessità. E ho fiducia perché Mario Draghi su questi obiettivi ha una leadership riconosciuta".

Per il commissario Ue va bene il taglio cuneo nella delega fiscale, ma "nei Paesi ad alto debito serve una cautela particolare" nel ricorrere al deficit: "Se un Paese ad alto debito usasse l'occasione del piano di Recovery per avere un aggravio permanente nel bilancio sarebbe un errore", ha spiegato. "Dopo la pandemia e con il traguardo della transizione climatica è giusto discutere il patto di stabilità per evitare ritorni all'austerità e studiare nuove regole che abbiano ragionevolezza, realismo e gradualita'", ha spiegato Gentiloni, "ma nei Paesi ad alto debito serve una cautela particolare".

 

(Fonte: Agi)

WhatsApp, che stangata dall'Irlanda: 225 milioni di multa per violazione delle leggi Ue sulla privacy

Il Paese è sede europea di Facebook, la sanzione è il risultato di una indagine avviata nel dicembre 2018. L'app di messaggistica non avrebbe "assolto ai suoi obblighi di trasparenza" per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull'utilizzo dei dati


Bisogna preoccuparsi per le nuove regole sulla privacy di WhatsApp? - Il  Post

L'Irlanda, sede europea di Facebook, ha imposto una multa di 225 milioni di euro a WhatsApp per aver violato le leggi sulla privacy dei dati dell'UE. Risultato di una indagine avviata nel dicembre 2018, la sanzione inizialmente decisa dall'Irlanda è stata rivista al rialzo su richiesta degli enti regolatori europei.

La Commissione per la protezione dei dati (DPC) irlandese è in gran parte responsabile del controllo dell'adesione alla carta dei diritti dei dati GDPR dell'UE. L'app di messaggistica non avrebbe "assolto ai suoi obblighi di trasparenza" per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull'utilizzo dei dati.

"Non siamo d'accordo con la decisione odierna sulla trasparenza che abbiamo fornito alle persone nel 2018 e le sanzioni sono del tutto sproporzionate. Faremo appello contro questa decisione": è il commento alla multa comminata dall'Irlanda di un portavoce di WhatsApp, che sottolinea come la piattaforma "si impegna a fornire un servizio sicuro e privato. Abbiamo lavorato per garantire che le informazioni fornite siano trasparenti e complete e continueremo a farlo".

 

(Fonte: Ansa)

Austria, Danimarca e Repubblica Ceca: aiutiamo gli afghani ma restino nel loro Paese. Il tema dei rifugiati divide già l'Europa

Tre Paesi Ue promettono aiuti a Kabul ma avvertono gli afghani: "Rimanete nel vostro Paese". Si tratta di Austria, Repubblica Ceca e Danimarca, che dicono: "Restate là e sosterremo la regione perché vi aiuti". A margine del Consiglio straordinario Ue, il ministro dell'Interno viennese Karl Nehammer e i due colleghi Jan Hamacek di Praga e Mattias Tesfaye di Copenaghen affermano: "La questione va risolta nella regione afghana".

  • Pubblicato in Esteri

Afghanistan, asse Meloni-Orban sull'accoglienza dei profughi: "Farsene carico senza gravare ancora sull'Europa"

Incontro tra la presidente di Fratelli d'Italia e il premier ungherese a Roma: la proposta di distribuire i rifugiati nei Paesi limitrofi. La nota: "Il confronto si è poi concentrato sulla gestione della pandemia e sulle ricette per la ripresa economica, che a detta dei due leader sarà quanto più significativa quante più risorse saranno destinate a sostenere le imprese, anziché dilapidate in misure assistenziali"


Meloni incontra Orban, la linea è chiara: «I profughi afghani non devono  gravare sull'Europa» - Secolo d'Italia

La leader di Fratelli d’Italia e presidente dei Conservatori europei Giorgia Meloni ha incontrato sabato a Roma il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che si trova in Italia per alcuni giorni di vacanza e per partecipare al meeting della rete internazionale dei legislatori cattolici (ICLN)". Lo fa sapere l'ufficio stampa di Fratelli d'Italia in una nota.

"In un clima di cordialità i due leader, accompagnati rispettivamente dal Ministro per la Famiglia e Vice Presidente di Fidesz Katalin Novak e dal responsabile Esteri di FdI Carlo Fidanza, si sono confrontati sui principali argomenti di attualità. Particolare attenzione -si legge- è stata dedicata all’Afghanistan, alle conseguenze della disastrosa gestione Biden e alla gestione dei flussi di profughi che potrebbero generarsi".

"Meloni e Orbán -prosegue la nota- hanno condiviso la necessità che la comunità internazionale si faccia carico di questi rifugiati sostenendone l’accoglienza nei paesi limitrofi, senza gravare ulteriormente sull’Europa, e sulla necessità di vigilare attentamente sulle possibili infiltrazioni terroristiche".

"Il confronto si è poi concentrato sulla gestione della pandemia e sulle ricette per la ripresa economica, che a detta dei due leader sarà quanto più significativa quante più risorse saranno destinate a sostenere le imprese, anziché dilapidate in misure assistenziali. Meloni -aggiunge la dichiarazione- si è complimentata con Orbán per i significativi successi della politica economica ungherese, che sta vivendo una fase di crescita senza precedenti negli ultimi 30 anni".

"L’occasione è stata importante anche per ribadire la stretta collaborazione tra Fidesz, Fratelli d’Italia e i Conservatori europei nel perseguire l’obiettivo comune del rafforzamento della Destra europea, nel nome del rispetto delle sovranità nazionali, della difesa della famiglia naturale e dell’identità cristiana, dell’economia sociale di mercato", termina Fratelli d'Italia.

 
(Fonte: Adnkronos)

Stop Ue a benzina e diesel, i produttori di auto non ci stanno: "Decisione irrazionale, non tiene conto dell'impatto economico e sociale"

Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica)  esprime "sconcerto e forte preoccupazione" per la proposta della Commissione europea. I costruttori continentali: "Vietare una singola tecnologia è un errore"


Auto, boom 2015 per il "made in Italy": produzione a +47% e 2.700 assunzioni

La principale associazione europea dei produttori di automobili considera "irrazionale" lo stop ai motori a benzina e diesel nel 2035 come proposto nel nuovo pacchetto clima europeo. I produttori affermano di sostenere "tutti gli sforzi per rendere l'Europa a emissioni zero entro il 2050, come previsto dalla proposta di legge sul clima", ma "vietare una singola tecnologia non è una via razionale da perseguire in questo momento". 

L'associazione fa presente alla commissione Ue che sta commettendo un vero e proprio "errore" cercando di "eliminare le auto a benzina e diesel" dalla circolazione "entro il 2035".  La novità per gli automobilisti riguarda infatti il settore del trasporto privato, dove ci sarà una vera rivoluzione. Tutte le nuove auto immatricolate a partire dal 2035 dovranno essere a emissioni zero, questo significa addio a benzina e diesel e un fortissimo impulso all'elettrico e allo sviluppo di nuove tecnologie. Il regolamento Ue richiederà agli Stati membri di aumentare le capacità di ricarica in linea con le vendite di auto a emissioni zero e di installare punti di ricarica e rifornimento intervalli regolari sulle principali autostrade: ogni 60 chilometri per la ricarica elettrica e ogni 150 chilometri per il rifornimento di idrogeno.

La lotta al cambiamento climatico della Ue - Su questo von der Leyen ha detto che ci sono gia' una dozzina di produttori di auto disposti a cambiare la loro politica per raggiungere gli obiettivi. Il provvedimento è uno di quelli che segnano il mandato della Commissione von der Leyen. La presentazione del pacchetto per la neutralità climatica da parte della Commissione Ue era segnata da tempo sul calendario degli appuntamenti di Bruxelles. Fit for 55 è il nome dato alla serie di proposte che, una volta approvate, cambieranno in modo consistente la politica ambientale europea e forse, l'idea e' quella di fare da apripista a livello globale. Con importanti ricadute nella vita dei cittadini e nella gestione di ampi settori industriali. L'obiettivo ultimo e' rendere l'Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. 

Anfia: "Sconcertati, non si tiene conto dell'impatto" - Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica)  esprime "sconcerto e forte
preoccupazione per la proposta, prevista nel pacchetto Fit for 55, di inasprire i target di riduzione delle emissioni di CO2 previsti dalla regolamentazione vigente. "Pur consapevoli dell'importante ruolo che l'industria automotive può giocare nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal europeo - scrive in una nota l'associazione - riteniamo che lo sforzo richiesto dall'attuale proposta non tenga in debito conto degli impatti industriali, economici e sociali di scelte così ambiziose e categoriche". 

 

(Fonte: Tgcom24)

Motori e clima, l'Ue drastica: dal 2035 stop alla vendita di auto a benzina e diesel

Saranno immatricolate solo vetture ad emissioni zero. E' una delle proposte contenute nel pacchetto clima presentato oggi della Commissione europea. L'obiettivo sarà raggiunto gradualmente e sarà accompagnato dalla creazione di un nuovo mercato della CO2 per il trasporto su gomma e per gli edifici. Gli introiti finiranno in un fondo sociale per il clima dal valore stimato di 70 miliardi in 7 anni, con cui l'Ue potrebbe cofinanziare al 50% regimi di incentivazione nazionale per l'acquisto di auto a zero emissioni e la riqualificazione energetica degli edifici


Auto, a ottobre le immatricolazioni nell'Ue tornano in calo. Il Csp: subito  un pacchetto di sostegno - ItaliaOggi.it

Nell'Ue dal 2035 verranno immatricolate solo auto nuove a emissioni inquinanti zero. Stop quindi a benzina e diesel. La Commissione Europea propone, nel pacchetto Fit for 55 presentato oggi a Bruxelles, di ridurre le emissioni medie delle auto nuove del 55% entro il 2030 e del 100% entro il 2035, rispetto ai livelli del 2021. Se la proposta verrà approvata, in Europa verrà archiviato il motore a scoppio, una delle invenzioni, attribuita ai lucchesi Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, che hanno inciso più profondamente nella storia del XIX e XX secolo: "Emissioni zero significa emissioni zero - dice un alto funzionario Ue - se si inventerà un motore a combustione interna a emissioni zero, bene, ma finora non è stato inventato".

PER ORA NON VENGONO TOCCATE LE MOTO

Il pacchetto Fit for 55 propone interventi nei diversi settori dei trasporti. Nel dettaglio, è prevista una revisione degli standard di emissioni di anidride carbonica per auto e furgoni, per accelerare la produzione e la vendita di veicoli ad emissioni zero. Non vengono toccate per il momento moto e motorini, perché incidono relativamente poco e perché la tecnologia non è ancora matura, ma "arriverà anche il loro momento", prevede un alto funzionario Ue. C'è poi un nuovo regolamento che riguarda l'aviazione, Refuel Aviation, che prevede una transizione dai combustibili fossili ai carburanti sostenibili, in particolare quelli sintetici.

PER AVIAZIONE SI PUNTA A CARBURANTI SOSTENIBILI

Contrariamente a quanto accade nel settore auto, nell'aviazione non sono ancora disponibili velivoli a emissioni zero: gli sforzi di decarbonizzazione si concentrano allora sui carburanti e i Saf (Sustainable Aviation Fuels), carburanti sostenibili, per la Commissione permettono "significative riduzioni" delle emissioni. Il regolamento mira a incentivare la produzione di questi carburanti: le linee aeree saranno obbligate a rifornire i velivoli con carburanti che includano una parte di Saf, quando decollano da un aeroporto Ue.

Verranno obbligati i fornitori di carburanti a includere più Saf nei carburanti per aerei, secondo un calendario progressivo: il 2% entro il 2025, il 5% entro il 2030, il 20% entro il 2035, 32% entro il 2040, 38% entro il 2045 e il 63% entro il 2050.

ANCHE SETTORE MARITTIMO DOVRÀ INQUINARE MENO

Vengono incentivati in particolare i biocarburanti avanzati e i carburanti sintetici prodotti con energia pulita, in linea con i requisiti della direttiva sulle rinnovabili. Non vengono invece incentivati i biocarburanti provenienti da colture, per ragioni di sostenibilità. Non sono inclusi l'idrogeno né l'elettrico: per la Commissione sono opzioni promettenti per decarbonizzare l'aviazione, ma si prevede che siano disponibili solo per i voli di corto raggio e non prima del 2035.

C'è anche una proposta per il settore marittimo, che mira a stimolare l'uso di carburanti puliti e le tecnologie di propulsione a emissioni zero, fissando tra l'altro un limite massimo per le emissioni di gas serra delle navi che si fermano nei porti dell'Ue, a prescindere dalla bandiera che battono.

PER OGNI AUTO ELETTRICA 1 KW DI RICARICA INSTALLATA

Il regolamento sulle infrastrutture per i carburanti alternativi, poi, dovrebbe garantire la creazione di una rete di rifornimento adeguata al ricambio previsto della flotta dei veicoli. Per quanto riguarda i veicoli privati, la Commissione conta sul fatto che sempre più auto elettriche arriveranno sul mercato e prevede che i prezzi per le vetture elettriche, oggi piuttosto elevati, caleranno.

Secondo le valutazioni della Commissione, le auto a emissioni zero porterebbero benefici a tutte le classi di reddito, "incluse e in modo particolare le famiglie a basso reddito", per le quali il costo del carburante è una voce importante nel bilancio mensile. Entro il 2030, la Commissione prevede che nell'Ue saranno su strada almeno 30 mln di veicoli elettrici. Gli obiettivi per Paese, commisurati all'entità del parco auto, faranno sì che per ogni auto elettrica immatricolata sia installato 1 kilowatt di capacità di ricarica.

 

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

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