updated 5:11 PM UTC, Oct 21, 2021

Afghanistan; nuovo governo con ministri RICERCATI per terrorismo

Tra i nomi c'è anche un ministro con una taglia da 5 milioni di dollari sulla testa


Il mullah Mohammad Hassan Akhund, cofondatore e capo del consiglio direttivo dei talebani, è stato nominato primo ministro ad interim dell'Afghanistan. Il mullah Abdul Ghani Baradar, considerato il leader di fatto del gruppo militante armato più ricercato al mondo, è stato invece nominato vice primo ministro.

Akhund è considerato un terrorista dalle Nazioni Unite, dall'UE e dal Regno Unito ed è stato sanzionato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, insieme a tutti i membri del governo talebano nominati martedì. Gli Stati Uniti considerano alcune fazioni talebane come organizzazioni terroristiche straniere e le considerano a tutti gli effetti come gruppi "terroristici globali appositamente designati".

Baradar una volta fu cacciato dagli Stati Uniti, prima di essere catturato e imprigionato dalle autorità pakistane. Dopo otto anni in una prigione pakistana, è stato rilasciato nel 2018 e due anni dopo ha fatto la storia, diventando il primo leader talebano a parlare direttamente con un presidente degli Stati Uniti, Donald Trump dopo aver firmato un accordo di pace proprio con gli Stati Uniti.

Sirajuddin Haqqani è stato nominato ministro dell'Interno facente funzione, la sua nomina si distingue per un motivo: Haqqani è considerato un terrorista internazionale dalle autorità statunitensi, con l'FBI che offre una ricompensa fino a 5 milioni $ per informazioni che possano portare al suo arresto. 
 

Haqqani è ricercato in relazione a un attacco del 2008 a un hotel a Kabul, dove sono morte sei persone, tra cui un cittadino americano. Haqqani avrebbe anche partecipato ad attacchi transfrontalieri contro gli Stati Uniti e le forze della coalizione in Afghanistan, avrebbe anche preso parte al complotto per assassinare l'allora presidente afghano Hamid Karzai nel 2008.

Il mullah Yaqoob, figlio del leader dei mujahideen e fondatore dei talebani, il mullah Mohammed Omar, è stato nominato ministro della Difesa ad interim. Nonostante il suo pedigree da guerriero, Yaqoob è considerato dall'Occidente un moderato per gli standard talebani ed è stato parte attiva per la fine del conflitto afghano di 20 anni.

Il ministro degli Esteri ad interim e il viceministro degli Esteri ad interim Amir Khan Muttaqi e Abas Stanikzai sono entrambi già noti in Occidente, avendo preso parte ai colloqui di pace in Qatar nell'ultimo anno. Stanikzai, in particolare, ha pubblicamente sostenuto relazioni cordiali con Washington, apparendo sulla televisione nazionale per dichiarare anche l'Afghanistan off limits per le operazioni pachistane contro l'India, e promettendo di rispettare i diritti delle minoranze religiose del suo Paese.

La formazione del governo da parte dei talebani arriva una settimana dopo che le ultime truppe americane hanno lasciato Kabul e quasi un mese dopo la caduta di Kabul in mano al gruppo militante. Il segretario di Stato Tony Blinken in una conferenza stampa del Dipartimento di Stato ha dichiarato che sebbene gli Stati Uniti non abbiano diplomatici rimasti in Afghanistan, Washington negozierà con i talebani e farà pressione sui nuovi governanti dell'Afghanistan per salvaguardare i diritti delle donne e delle minoranze religiose. Blinken ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti useranno qualsiasi "leva e influenza"  possibile per modellare il comportamento dei talebani, molto probabilmente con promesse di aiuti e assistenza finanziaria. 

Tuttavia, senza truppe internazionali sul territorio e con alti leader governativi già induriti da decenni di guerra,privazione e prigionia, è facile pensare che i Talebani gestiranno il nuovo governo secondo quanto già programmato, senza cedere a qualunque pressione estera, Washington compresa.

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Arrestati a Parigi sette ex terroristi rossi, c'è anche Pietrostefani. Tre in fuga. Sono responsabili di reati di sangue. Draghi: "Ferita aperta, memoria di quegli atti barbarici ancora viva"

Macron: "Risolto un problema come l'Italia chiedeva da anni". Salvini: "Grazie alla ritrovata autorevolezza del nostro Paese". L'avvocato degi ex terroristi: "Tradimento della Francia, sono indignata e senza parole", Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni


Da sinistra in alto: Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella ed Enzo Calvitti; da sinistra in basso: Roberta Cappelli e Sergio Tornaghi

Sette ex membri delle Brigate Rosse sono stati arrestati stamani in Francia su richiesta dell'Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono ricercati. Lo annuncia l'Eliseo.

I dieci sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni '70 e '80. Sono in attesa di essere presentati al giudice per la comunicazione della richiesta di estradizione da parte dell'Italia. Secondo quanto apprende l'ANSA da fonti investigative francesi, gli arrestati sono Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. 

tre in fuga sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura. 

I sette sono stati arrestati tutti a Parigi. L'operazione, secondo quanto si apprende da fonti italiane, è stata condotta dall'Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l'Antiterrorismo della Polizia italiana e con l'esperto per la sicurezza della polizia italiana nella capitale francese.

La decisione di procedere all'operazione che ha portato all'arresto di 7 ex brigatisti italiani (altri 3 sono ricercati) è stata presa direttamente dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo quanto riferito dall'Eliseo. La presidenza sottolinea che Macron ha deciso di "trasmettere alla Procura i 10 nomi sulla base di domande italiane che riguardavano in origine 200 persone.

'Ombre rosse': così è stato chiamato dalle autorità francesi e italiane il dossier riguardante gli ex terroristi italiani arrestati questa mattina in Francia. Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.

L'Eliseo, in merito all'arresto degli ex brigatisti italiani, ha precisato che la decisione del presidente Macron "si colloca strettamente nella logica della 'dottrina Mitterrand' di accordare l'asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue'". La compilazione della lista dei 10 nomi (7 arrestati e 3 in fuga) è il frutto "di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi - sottolinea l'Eliseo - che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi".

"Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta". Lo afferma il presidente del Consiglio, Mario Draghi. "La memoria di quegli atti barbarici - prosegue il premier - è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime", conclude Draghi.

"Sette brigatisti ricercati dall'Italia, catturati grazie alla collaborazione tra le due polizie italiana e francese, il Servizio di cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol e l'Esperto per la sicurezza della Polizia di Stato, cui va un plauso corale per lo storico risultato". E' quanto scrive su Twitter il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia dopo l'arresto degli ex terroristi in Francia.

Irene Terrel, storica avvocata degli ex terroristi italiani in Francia, ha denunciato stamattina un "tradimento senza nome da parte della Francia". "Sono indignata - ha detto la Terrel dopo l'arresto di 7 ex brigatisti - e non ho parole per descrivere questa operazione che assomiglia a una piccola retata". 

"Sette ex brigatisti arrestati in Francia su richiesta dell'Italia. Dopo aver sollevato il problema con la Lega al governo - tanto da aver dato la caccia a Cesare Battisti fino in Bolivia - ora la ritrovata autorevolezza del nostro Paese ci consente di festeggiare un altro successo. Grazie al governo e in primis al Presidente Mario Draghi, bene la collaborazione della Francia". Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini

 

(Fonte: Ansa)

Rischio Covid, l'ambasciata Usa: "Non viaggiate in Italia. E cautela per il pericolo terrorismo"

Gli Stati Uniti raccomandano ai connazionali di "non viaggiare" in Italia elevando a livello massimo il rischio Covid, così come fatto con l'80% dei Paesi mondiali. E' quanto si legge sul sito dell'ambasciata Usa a Roma, dove compare un "Travel Advisory" datato 20 aprile 2021. Nello stesso avviso si ricorda agli americani di usare "maggiore cautela" contro il potenziale pericolo di attentati terroristici sul suolo italiano


"Non viaggiate in Italia a causa del Covid 19 ed esercitate una cautela accresciuta a causa del terrorismo". E' quanto si legge nel 'travel advisory' con data di ieri pubblicato sul sito dell'ambasciata americana a Roma, che pone a 4 il livello di allerta per il nostro Paese.

Nell'advisory si legge che "i Centri di controllo e prevenzione delle malattie (Cdc) hanno emesso un nota sanitaria di livello 4 per l'Italia a causa del Covid 19, indicando un livello molto alto di coronavirus nel Paese" e ricordando che "sono in vigore restrizioni che riguardano l'ingresso dei cittadini americani in Italia".

Quanto alla cautela sul terrorismo, l'ambasciata ricorda che "in Italia esiste un rischio di lunga data rappresentato dai gruppi terroristici, che continuano a pianificare possibili attacchi. I terroristi potrebbero attaccare con poco o nessun preavviso, colpendo le località turistiche, gli hub dei trasporti, i mercati e i centri commerciali, le sedi dei governi locali, hotel, club, ristoranti, luoghi di preghiera, parchi, eventi culturali e sportivi, istituzioni educative, aeroporti e altre aree pubbliche".

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Attraverso i social, l'Isis rilancia la sua minaccia all'Europa

Le tipologie degli attacchi in Francia e in Austria, riaccendono la paura di atti terroristici incontrollati e imprevedibili


Nel bel mezzo di una pandemia, il terrorismo jihadista colpisce in Europa. Ma è molto diverso da quello che, fino a quattro anni fa, era capace di provocare decine di morti con sofisticati attacchi, perpetrati da uomini con esperienza sui campi di battaglia in Medio Oriente e legati a gruppi internazionali. Oggi sono un pakistano di 25 anni che era in Francia da due anni, un ceceno di 18 anni che era venuto in Francia da bambino e aveva studiato nelle scuole francesi, poi un tunisino di 21 anni appena sbarcato nel continente attraverso la rotta dei migranti nel Mediterraneo, infine un austriaco di 20 anni, figlio di albanesi della Macedonia del Nord, che aveva tentato di andare in Siria, senza successo.

Gli autori degli attentati dell'ultimo mese e mezzo in Europa hanno un profilo comune: apparentemente hanno agito da soli, non sono stati registrati dai servizi segreti e hanno usato coltelli per attaccare. Solo il caso austriaco è diverso, il terrorista portava armi da combattimento, tra cui un fucile d'assalto, un kalashnikov segato e un machete, ed era noto agli organi di polizia. I recenti attacchi dimostrano che, nonostante l'annientamento del califfato dello Stato islamico (Isis) nell'estate del 2014, la minaccia persiste in una battaglia di idee, che è un terreno fertile per molti giovani. Il califfato fisico in Siria e Iraq è stato sostituito da un califfato virtuale.

"I seguaci dell'ISIS non sono mai scomparsi", spiega il ricercatore svedese Michael Krona, coautore di The Media World of ISIS, una ricerca in cui si stima che i seguaci del gruppo terroristico, siano presenti su circa 100 piattaforme online..“Al contrario”, aggiunge, “ci sono segnali che suggeriscono siano cresciuti di numero negli ultimi tempi. Dal 2018, la sopravvivenza e l'espansione del marchio ISIS è in gran parte dovuta all'aumento dell'attività dei suoi sostenitori sul Web. Ciò che è cambiato è il tipo di attacchi e la loro letalità. In Francia, tra il 2015 e il 2016 , gli anni degli attacchi legati all'ISIS contro Charlie Hebdo, contro il supermercato ebraico Hyper Cacher, contro il Bataclán, le terrazze di Parigi e il lungomare di Nizza, sono morte 239 persone. Dal 2017 ad oggi si contano 24 morti.

“A Madrid, nel 2004, a Bataclán nel 2015, a Barcellona nel 2017 erano gruppi strutturati che avevano una certa logistica. Tutto questo è finito”, spiega Olivier Roy, professore all'Istituto universitario di Firenze e specialista in islamismo. “Adesso abbiamo individui che vengono dal nulla, senza una formazione specifica, spesso non molto stabili psicologicamente e che attaccano con coltelli da cucina. I coltelli da cucina sono la prova che non c'è rete dietro. Perché se vuoi uccidere molte persone hai bisogno di un kalashnikov. L'obiettivo non è provocare il massimo numero di morti ma uccidere e morire”.

Roy allude ai tre attentati in Francia in poco più di un mese. Il 25 settembre, davanti all'ex quartier generale del settimanale satirico Charlie Hebdo (dove nel gennaio 2015 12 persone sono state uccise in un attacco jihadista), il pakistano Zaheer Hassan Mahmoud ha ferito due persone prima di essere arrestato. Il 16 ottobre, Abdouallakh Anzorov, nato a Mosca nel 2002 ed arrivato in Francia all'età di sei anni, ha decapitato l'insegnante di scuola Samuel Paty, per aver portato una lezione, sulle vignette di Maometto pubblicate su Charlie Hebdo, in classe. Successivamente Abdouallakh Anzorov è stato ucciso dai colpi della polizia.

Il 29 dello stesso mese, Brahim Aouissaou, che aveva lasciato la Tunisia a metà settembre ed entrato in Europa attraverso il Mediterraneo, ha tagliato la gola e pugnalato a morte tre persone nella basilica di Notre-Dame a Nizza. Oggi Aouissaou è ancora ricoverato in ospedale. Il 2 novembre Kujtim Fejzulai, che era stato rilasciato nel dicembre 2019 dopo un breve periodo in prigione perché avevacercato di unirsi all'ISIS in Siria, ha ucciso quattro persone per le strade del centro di Vienna, dove i viennesi trascorrono le ultime ore prima del lockdown, dovuto all'emergenza coronavirus. Fejzulai è stato ucciso subito dopo l'attacco.

La pubblicazione all'inizio di settembre, di nuove vignette su Maometto da parte di Charlie Hebdo, uscite in coincidenza con l'inizio del processo ai presunti complici degli attentati, è circolata in rete come nuovo argomento proprio di questi terroristi. A questo si è aggiunto, nelle settimane successive, il discorso del presidente francese, Emmanuel Macron, sul cosiddetto “separatismo islamista”, gli appelli al boicottaggio della Francia ai paesi musulmani e il polso geopolitico del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, con la sua controparte francese. Con l'Isis che riemerge tra Siria e Iraq, e in un contesto di reclusione globale, tremendamente aperto alla radicalizzazione dei giovani e all'uso massiccio di Internet.

“I profili degli aggressori rimangono simili: musulmani arrabbiati di discendenza immigrata, pieni di odio dopo aver assorbito i contenuti online dell'ISIS e, più recentemente, alimentati anche dalla ristampa delle vignette su Maometto, rispetto a quelli che portano avanti il gli attacchi contro la blasfemia, incitando all'odio", afferma Anne Speckhard, direttrice dell'International Center for the Study of Extremist Violence e professoressa oltre che di psichiatria alla Georgetown University.

Il progetto jihadista non è mai scomparso, nonostante le sconfitte in Medio Oriente e il fallimento nel tentativo di seminare discordia civile in Europa con gli attacchi.

Secondo gli esperti su Twitter, Facebook e persino Instagram si parla ancora di una guerra tra Occidente e Islam, con due banner fissi. Primo atto la vendetta, per la caduta di quel califfato fisico, impiantato tra Siria e Iraq da Al Baghdadi e il confinamento di migliaia di suoi militanti nelle prigioni curde. Secondo atto il vittimismo, per la presunta aggressione subita dalla religione di Maometto. La prospettiva dell'uscita in piazza di decine di jihadisti che si trovano oggi nelle carceri francesi aggiunge un'altra incognita. E persistono anche le circostanze che hanno descritto gli jihadisti degli ultimi cinque anni, come una generazione di ventenni con radici arabo-musulmane a rischio di emarginazione. Ma i terroristi di oggi sono diversi, secondo Olivier Roy, "la generazione che ha perpetrato gli attentati tra gli anni '90 e il 2015, maghrebini di seconda generazione in Francia o pakistani nel Regno Unito, sta uscendo di scena. Ora l'origine è varia o è figlia di nuovi arrivi di immigrati. E in futuro?" "Se la mia ipotesi è buona, ci sarà una radicalizzazione dei giovani dei Balcani e dei ceceni, e forse, a un certo punto, anche dei turchi, perché c'è qualcosa di strano nella gestione delle relazioni turche con l'Europa, proprio in tema di terrorismo. E poi ci saranno i globalizzati, ragazzi che vanno da un posto all'altro, come il pakistano o il tunisino".

Attentati di Vienna, il bilancio: 4 morti e 17 feriti. Kurz: "Attacco islamista, non ci faremo intimidire". Il killer ucciso aveva prestato fedeltà all'Isis: ecco chi è

Oltre al terrorista sono morti due uomini e due donne. L'attentatore di Vienna aveva postato una foto sul suo account Instagram prima dell'attacco. L'immagine lo ritraeva con due armi che potrebbe poi aver usato nell'attentato. A confermarlo all'Apa è stato il ministro dell'Interno austriaco, Karl Nehammer. Nel suo post, secondo Bild, aveva giurato fedeltà al leader dello Stato Islamico (Isis) Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi


Sale il bilancio delle vittime dell'attacco di ieri sera a Vienna con almeno quattro civili morti, oltre all'attentatore ucciso dalla polizia, e almeno 17 feriti, di cui sette in pericolo di vita. L'Austria si è svegliata scioccata con le scuole chiuse e l'invito a rimanere a casa mentre la comunità ebraica ha deciso la serrata di tutte le sue istituzioni e istituti: gli attentatori, un vero e proprio commando ben addestrato, potrebbe essere di 4 persone, secondo gli inquirenti.

Iniziano intanto a trapelare le prime notizie sull'attentatore ucciso dalla polizia: all'alba il ministro dell'Interno austriaco, Karl Nehammer, ha rivelato la matrice islamista degli attacchi, sottolineando che l'uomo era un "simpatizzante" dell'Isis. E con il passare delle ore i media hanno dato corpo a questo scenario indicando che l'uomo era un giovane viennese di origini albanesi della Macedonia del Nord. Secondo il responsabile della rivista austriaca Falter, Florian Klenk, si chiamava "Kurtin S." era "nato nel 2000 a Vienna, dove era cresciuto". Il giovane, ha aggiunto, era noto ai servizi di sicurezza antiterrorismo (Bvt) per essere stato uno dei 90 islamisti austriaci che hanno cercato di recarsi in Siria. Secondo altri media austriaci poco prima di entrare in azione l'uomo aveva prestato giuramento di fedeltà al nuovo leader dell'Isis Abu Ibrahim al-Hashimi al-Quraishi. Per il momento, però, gli attacchi non sono stati rivendicati mentre la Bild riferisce che avrebbe postato sui social il suo intento ieri. Perquisizioni a tappeto e fermi sono intanto in corso nel Paese alla ricerca degli altri possibili attentatori. E anche la Germania, dopo una decisione analoga presa ieri dalla Repubblica ceca, ha alzato l'allerta controlli alle sue frontiere. Quanto alle vittime civili, per ora è noto solo che si tratta di due uomini e due donne, una delle quali era una cameriera.

Il cancelliere Sebastian Kurz ha affermato che è confermato che ieri a Vienna si sia trattato di un attentato islamista, "dettato dell'odio, dall'odio per il nostro modello di vita, dall'odio per la nostra democrazia". Si è trattato di "un attentato alla nostra libera società". "Ma è chiaro che non ci lasceremo spaventare", e "difenderemo con tutte le nostre forze" il nostro modello di vita. "Non cadremo nella trappola del terrorismo", ha aggiunto.

"Noi dobbiamo essere coscienti che non c'è una una battaglia fra cristiani e musulmani, o fra l'Austria e i migranti. No. Questa è una lotta fra le molte persone che credono nella pace e alcuni che auspicano la guerra", ha detto il cancelliere austriaco. "È una lotta fra civiltà e barbarie. E questa lotta l'affronteremo con ogni determinazione".

 

(Fonte: Ansa)

 

 

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Terrorismo, arrestata Alice "Aisha" Brignoli, la mamma "foreing fighter" di Lecco. Era fuggita con il marito e i figli in Siria nel 2015 per unirsi al Califfato (VIDEO)

I Carabinieri del Ros stanno procedendo all'arresto di Alice Brignoli, cittadina italiana, indagata per il delitto di associazione con finalità di terrorismo internazionale, localizzata in Siria dal personale del Ros che, recatosi nel territorio di quello stato, è riuscito anche a rintracciare i figli minori della donna e rimpatriare l'intera famiglia in Italia - (VIDEO)


Arrestata Alice Brignoli Lasciò Bulciago per entrare nell'Isis - Cronaca,  Bulciago

Alice Brignoli, moglie del militante dell'Isis italiano di origine marocchina Mohamed Koraichi, è stata arrestata in Siria dai carabinieri del Ros, con l'accusa di associazione a delinquere con finalità di terrorismo. Gli uomini del Ros hanno anche rintracciato i quattro figli della donna e li hanno rimpatriati.

Nel 2015 Brignoli e Koraichi, secondo quanto ricostruito dalle indagini, hanno lasciato l'Italia per raggiungere il Califfato, portandosi dietro i loro tre figli: una volta in Siria, Koraichi ha partecipato direttamente alle operazioni militari dell'Isis mentre la Brignoli avrebbe ricoperto un "ruolo attivo - dice il Ros - nell'istruzione dei figli alla causa del jihad".

Alice Brignoli sarebbe "felicissima" di tornare in Italia assieme ai suoi 4 figli (uno è nato in Siria), anche se lei finisce in carcere e i suoi figli verranno affidati ad una comunita'.  Il marito delle donna, da quanto si è saputo, è morto in Siria. L'ordinanza è stata firmata dal gip Manuela Cannavale.

La vicenda di Alice 'Aisha' Brignoli e Mohamed Koraichi, i cui nomi erano finiti nell'elenco dei foreign fighters italiani, e' emersa a maggio del 2015 quando la madre della donna ne ha denunciato la scomparsa. La coppia aveva portato in Siria i tre figli, il piu' grande di sette anni all'epoca e il più piccolo che aveva solo un anno e mezzo.

Percorso di radicalizzazione - 'Aisha' e suo marito Mohamed (quando sono partiti avevano rispettivamente 39 e 31 anni), secondo quanto ricostruito, avevano iniziato il percorso di radicalizzazione nel 2009, in concomitanza con la nascita del primo figlio: lei ha iniziato ad indossare il velo e a studiare l'arabo, lui si è fatto crescere la barba e sempre più spesso si faceva vedere in giro con una tunica bianca. Con il passare del tempo i due hanno tagliato i ponti con le famiglie e a maggio del 2015 sono partiti. Prima tappa la Turchia, da dove poi hanno raggiunto la Siria.

Quando entrò nell'appartamento della figlia a Bulciago, nel Lecchese, la madre di Aisha trovò solo un messaggio: "sono partita, non mi cercate, non torno". I due erano finiti tra i sei destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito di un blitz di Digos e Ros dell'aprile del 2016 che porto' all'arresto di 4 persone: Abderrahim Moutaharrik, pugile e campione di 'muay thai' legato all'Isis e che nelle intercettazioni diceva di essere disposto a commettere attentati in Vaticano, la moglie Salma Bencharki, Abderrahmane Khachia e Wafa Koraichi, sorella di Mohamed, il marito di Alice Brignoli morto in Siria.

 

(Fonti: Adnkronos, Tgcom24)

Regno Unito: nella notte diverse persone accoltellate nel centro di Birmingham. Nuovo atto terroristico?

La polizia parla di un "grave incidente" nella notte tra sabato e domenica, che ha causato molte vittime. Restano da chiarire le cause e le circostanze dei fatti. Possibile atto terroristico. 


Diverse persone sono state accoltellate durante la notte tra sabato e domenica a Birmingham, la polizia a menzionato "diversi feriti" in questo "grave incidente", ma non sappiamo ancora il numero o la gravità delle loro condizioni.

In una dichiarazione, la polizia della contea di West Midlands, afferma di essere stata chiamata verso la 01.30 per una persona accoltellata nel centro di Birmingham, una chiamata seguita da altre che segnalavano fatti simili in diverse zone adiacenti il centro della cittadina inglese.

"Stiamo ancora lavorando per stabilire cosa realmente è avvenuto, il che potrebbe richiedere del tempo, prima di avere delle conferme", ha aggiunto la polizia, sottolineando che "in questa fase non è non sarebbe opportuno speculare sulle cause”.

Nella seconda città dell'Inghilterra, situata nel centro del paese è stato messo in atto un sistema di sicurezza, che comprende la chiusura di tutte le vie cittadine in una zona allargata per bloccare qualsiasi tentativo di lasciare la città. La popolazione è invitata a rimanere "calma ma vigile" e ad evitare la zona dove sono avvenuti i fatti.

Questa estate vi sono stati dei precedenti nel paese, il 20 giugno tre uomini sono stati uccisi con un coltello in un parco di Reading, a ovest di Londra e le indagini sono state affidate alla polizia antiterrorismo. Il sospetto, Khairi Saadallah, un rifugiato libico di 25 anni con di problemi di salute mentale dovuti, secondo la sua famiglia, a causa della guerra civile in Libia, era stato accusato di tre omicidi e tre tentati omicidi.

Sei giorni dopo, un uomo ha accoltellato e ferito sei persone in un hotel per rifugiati a Glasgow, in Scozia, ma per questo fatto fu subito escluso l'atto a carattere terroristico.

In Inghilterra e nelle sue principali città il livello di minaccia terroristica valutato "significativo", è rimasto invariato da novembre 2019, ovvero il terzo grado su una scala di cinque.

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"Covid dono di Allah", italiano islamista arrestato a Milano. Sui social esortava a "sgozzare, tagliare la testa, sparare ai miscredenti" (VIDEO)

In un'intercettazione del 27 marzo Nicola Ferrara, 38enne originario di Bari e residente a Milano, arrestato oggi per apologia e istigazione all'adesione all'Isis, avrebbe commentato che l'emergenza Covid "è una cosa di Allah, una cosa positiva" perché "la gente sta impazzendo" e per i non musulmani "tutto l''haram' adesso è difficile farlo", ossia sono stati tolti loro i vizi. Emerge dall'inchiesta dei pm Alberto Nobili, Piero Basilone e Leonardo Lesti, che ha portato all'ordinanza firmata dal gip di Milano Guido Salvini. L'uomo frequentava l'associazione culturale Al Nur presso cui era considerato elemento "di assoluto rilievo" e puntava a radicalizzare i più giovani, compresi due minorenni  - (VIDEO)


"Il Covid è stato un dono di Allah". E ancora: "Avanza fratello, avanza verso la morte, tu che sei coraggioso. Vieni e indossa una carica esplosiva, accorri ed esplodi, così la morte è migliore ed è migliore il destino". Così scriveva Nicola Ferrara. per fare propaganda della Jihad sui social e indottrinare i più soggetti più giovani e fragili. Il 38enne italiano, originario di Canosa di Puglia e residente a Milano, 'Issa' come aveva scelto di farsi chiamare, era un radicalizzatore islamico, che dal 2015 ad oggi si è impegnato nel diffondere il credo propugnato dall’autoproclamato Stato Islamico, esaltandone le gesta in chiave apologetica e istigando i propri interlocutori a unirsi al jihad globale contro i 'miscredenti'.

Nel corso della notte i carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Milano hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti ed è indagato per "istigazione a delinquere aggravata dall'uso del mezzo telematico" con l'aggravante della finalità di terrorismo internazionale. Ferrara, nato il 12 maggio 1982, era "uno degli esponenti più capaci" della Jihad. L'uomo, che svolgeva lavori saltuari e part-time presso sale giochi e un parcheggio a pagamento di Milano, secondo quanto riferito dal pm Alberto Nobili, che ha lavorato all'inchiesta con i colleghi Piero Basilone e Leonardo Lesti, "sapeva muoversi con abilità straordinaria nel mondo del web, in particolare su Facebook e su SoundCloud" ed è una persona "capace di trasmettere soprattutto ai giovani quei messaggi che l'Isis da anni tende a divulgare per far sì che chiunque se la senta, uomo o donna che sia", possa qualcosa, anche solo, come dicono 'far uscire un coltello e sgozzarne uno'".

Nei suoi post, inoltre, il 38enne utilizzava un linguaggio "crudele e feroce", da anni usato dall'Isis per incitare i propri seguaci a compiere atti di terrorismo. Parole come "sgozzare, tagliare la testa, sparare ai miscredenti". Sui social, e in particolare su Facebook, dove vantava circa 2mila follower, il giovane diffondeva tantissime immagini di martiri Isis e "tantissime" foto di bambini dell'ambiente islamico morti, quasi come stimolo per sensibilizzare i giovani al martirio.

Il 38enne stava organizzando il suo matrimonio con una donna conosciuta durante uno dei suoi viaggi all’estero. La donna sarebbe dovuta arrivare in Italia a breve per le nozze. Il giovane, inoltre, stava studiando l'arabo. I post che pubblicava su Facebook erano prevalentemente in italiano mentre alcuni, in arabo, li recuperava e rilanciava. Durante le perquisizioni nel suo appartamento gli uomini del Ros hanno sequestrati telefonini, tablet e diversi hard disk.

Grazie ad Allah per il Coronavirus: stop ai vizi». Arrestato un ...

Il cambiamento radicale di N.F. si era verificato a cavallo tra il 2018 e il 2019 quando, per 9 mesi non consecutivi, si è recato due volte in Qatar e una negli Emirati Arabi. Sul motivo dei viaggi i Ros stanno svolgendo accertamenti ma stando a quando emerso il giovane aveva intenzione di approfondire il suo indottrinamento e voleva raggiungere l'Afghanistan.

Nelle sue intenzioni l'uomo cercava infatti di abbracciare in maniera radicale la fede religiosa. Ed è qui che nasce la sua potenzialità offensiva. Nell'ambiente il 38enne era un personaggio molto conosciuto, "di assoluto rilievo", come confermato dalle indagini dai Ros milanesi. I personaggi che incontrava frequentemente a Milano nel centro di preghiera erano giovani, anche italiani, che iniziavano un percorso probabilmente simile al suo ed erano quindi facilmente influenzabili.

Arrestato dai Ros estremista Nicola Ferrara

Il 38enne si era inoltre convinto di dover applicare la taqyya ossia dissimulare, a partire dal cambio frequente di vestiti. Un elemento che secondo gli investigatori però appare in dissonanza con la pubblicazione frequente di post inneggianti alla Jihad su Facebook. Da un lato dissimulava quindi il proprio estremismo, dall’altro appariva parte di quella stessa ideologia.

Di rientro dal Qatar, inoltre, il giovane aveva disinstallato l'app di SoundCloud dal cellulare per poi installarla nuovamente. Secondo quanto spiegato, nel corso degli anni, Facebook non sarebbe mai intervenuta per segnalare o bloccare i post di Ferrara.

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