updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Berlusconi: "Partito unico del centrodestra entro il 2023". E lui resta in campo

Appello del leader di Forza Italia a Matteo Salvini e Giorgia Meloni: "Nessuna identità va sacrificata. Il nostro compito è quello di costruire un 'partito repubblicano' sul modello americano, nel quale il centro e la destra democratica si trovino insieme per governare il Paese". Per il rilancio dell'economia l'ex premier rilancia la riforma fiscale


Come sta Silvio Berlusconi: le novità sulle condizioni di salute del leader  di Forza Italia

È un duplice appello, quello che rivolgo ai nostri amici del centro destra, a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni: dobbiamo costruire da qui al 2023 quel partito unico che rappresenti la maggioranza degli italiani e che dia stabilità al governo del centro-destra". Lo ha detto Silvio Berlusconi nel suo intervento da remoto alla convention organizzata da Forza Italia a Castione della Presolana.

"Non dobbiamo smettere di guardare avanti ed essere anche consapevoli che il nostro Paese non uscirà dalla crisi se non saprà riformare a fondo il sistema dei partiti, il sistema della rappresentanza politica - ha aggiunto Berlusconi - Il nostro compito è quindi quello di costruire un 'partito repubblicano' sul modello americano, nel quale il centro e la destra democratica si trovino insieme per governare il Paese. Questa è una condizione indispensabile - non meno dei provvedimenti economici - perche' l'Italia possa davvero ripartire". 

"Ci anima la passione civile, l’amore per il nostro Paese con il quale siamo scesi in campo 27 anni fa e con il quale guardiamo al futuro - ha proseguito il leader di Forza Italia - è la ragione per la quale sono ancora in campo e intendo rimanerci, nonostante tutto quello che mi è successo in questi anni, nonostante una strumentalizzazione di vicende giudiziarie del tutto infondate".

"Mi conoscete, non mi sono mai fatto scoraggiare dagli ostacoli di qualsiasi tipo, ho fatto e continuerò a fare tutto quello che considero giusto e utile per il mio Paese, per i nostri valori, per la libertà", ha aggiunto Berlusconi.

"Fino a oggi il centro-destra si è dimostrato unito e spesso vincente nelle occasioni elettorali, ma non sempre ha saputo governare unito o rimanere unito all'opposizione fra un'elezione e l'altra - ha spiegato - questo non accadrebbe se fossimo un solo partito, capace di riassumere storie e identità diverse senza sacrificarne nessuna". 

"Proprio per questo, perché nessuna identità va sacrificata - ha spiegato - invito tutti i nostri azzurri a non preoccuparsi: questo progetto non significa affatto la smobilitazione o la liquidazione di Forza Italia. Al contrario, noi di Forza Italia dobbiamo rafforzarci, organizzarci ancora meglio, estendere la ricerca del consenso, sapendo che un centro-destra unito sara' un centro destra di governo solo se la nostra area, l'anima liberale, cristiana, europeista, garantista, sarà ampiamente e fortemente rappresentata".

"I miei figli con la politica non c'entrano niente", dato che "per scelta loro e mia nessuno di loro si occupa di Forza Italia". ha detto Berlusconi.

"Questa mattina ho letto con sconcerto su alcuni quotidiani e un periodico che la mia famiglia e alcuni miei collaboratori si starebbero adoperando sulle vicende che riguardano Forza Italia, i rapporti con la Lega e il progetto del centrodestra italiano - sottolinea - sono notizie assolutamente inventate che travisano radicalmente il senso della nostra iniziativa politica".

"Mi spiace che ancora una volta la mia famiglia sia chiamata in causa - ha aggiunto - i miei figli con la politica non c'entrano niente. Ho un rapporto di profondo affetto con i miei cari ma per scelta loro e mia nessuno di loro si occupa in alcun modo di politica e tanto meno del futuro di Forza Italia e lo stesso vale per i manager che continuano ad occuparsi brillantemente delle aziende che ho fondato".

"Qualsiasi decisione su Forza Italia la prendo io, facendo sintesi con il nostro gruppo dirigente", dice tra gli applausi.

Berlusconi è poi tornato a insistere sulla "riforma fiscale, indispensabile perché il Paese possa ripartire, una riforma basata su un deciso taglio delle aliquote".

È anche per questo che gli azzurri sostengono il governo Draghi, per "portare - ha spiegato Berlusconi - il nostro contributo di idee e di proposte, con spirito costruttivo e responsabile".

Secondo il leader di FI, la proposta di riforma fiscale da lui promossa "consentirà di non pagare nulla a chi guadagna meno di 12.000 euro l'anno e per tutti i redditi medio bassi di risparmiare dai 100 ai 400 euro di tasse ogni mese".

Berlusconi ha poi ribadito la "richiesta di sospensione di tutte le cartelle esattoriali fino al 31 dicembre e la richiesta di composizione in termini ragionevoli del contenzioso degli anni passati".

Infine, ha affermato, "è scontata la nostra assoluta opposizione ad ogni forma di tassazione patrimoniale e di tassa di successione".

 

(Fonte: Agi)

Francia, Le Pen paga l'astensione e non sfonda. In testa la destra tradizionale, Macron non pervenuto

Nelle elezioni regionali ha votato solo un francese su tre. La leader del Rassemblement National non vince nel Sud come era previsto alla vigilia e chiama i suoi elettori alla "riscossa" per il secondo turno. Risorgono i neogollisti Républicains, a sinistra si rivedono i socialisti, mentre La République en Marche del presidente Emmanuel Macron dimostra di non aver costruito un radicamento sul territorio. E la riconferma all'Eliseo si complica


Gifle : Macron dénonce des faits "isolés" d'"individus ultraviolents"

Marine Le Pen non sfonda nelle regionali francesi come prevedevano tutti i sondaggi, soprattutto nella maxi regione del sud sulla quale il Rassemblement National aveva puntato tutto. Ma non è l'unica sorpresa dell'ultimo appuntamento con le urne prima delle presidenziali 2022: la destra tradizionale, i Républicains, dati per moribondi, sono invece in testa e si affermano come il partito più votato a livello nazionale, poco avanti al blocco della gauche. Staccata, attorno al 19%, l'estrema destra lepenista. Non decolla, ma questo era piuttosto previsto, La République en Marche di Emmanuel Macron, che non è al governo di nessuna regione e dimostra che in 5 anni non è riuscita a radicarsi sul territorio.

I nostri elettori non sono andati a votare, chiedo una riscossa" per il secondo turno.

Lo ha dichiarato Marine Le Pen, che ha invitato i propri elettori a "non lasciarsi influenzare dai risultati del primo turno e a mobilitarsi per agguantare la vittoria di cui la Francia ha bisogno".

Il dato più clamoroso del primo turno - i ballottaggi sono in programma domenica prossima - è però quello dell'astensione, che secondo le previsioni si impenna a un livello record, fra il 66,1% e il 68,6%, secondo i vari istituti. Ha votato un francese su 3, un record negativo che ha stracciato il precedente, quello del 2010 che aveva visto alle urne nelle regionali il 53,67%. "E' particolarmente preoccupante", ha ammesso il ministro dell'Interno Gérald Darmanin.

In uscita dalla pandemia, con queste elezioni regionali rinviate di tre mesi per cercare di evitare un crollo della partecipazione, i francesi insomma bocciano ancora l'avventura lepenista e premiano la politica tradizionale, i partiti della destra neogollista e della gauche, che tornano a dominare il Paese. Necessità di riflessione anche per Macron, che vede la sua creatura, La République en Marche, al governo ma assente dal territorio. Per il presidente, l'impresa è ora rianimare il suo progetto per riuscire a rimanere all'Eliseo.

In quasi tutte le regioni sono in testa i candidati uscenti di un paese governato, a livello territoriale, da destra e sinistra tradizionale. La grande sorpresa sono indubbiamente i Républicains, che erano stati colpiti ad inizio campagna elettorale dalla fuga di Thierry Mariani, che si è presentato con il partito della Le Pen nella regione dove il Rassemblement National era dato per favorito (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e che è stato votato meno di Marion Maréchal, la nipote di Marine, 5 anni fa.

Il destino della regione tradizionalmente più favorevole ai Le Pen, quella di Marsiglia e Nizza, si deciderà domenica con il ballottaggio fra Mariani e l'uscente Musélier, con forti possibilità di convergenza di una sorte di fronte repubblicano sul candidato della destra moderata. Proprio Muselier e Xavier Bertrand, grande vincitore nelle Hauts-de-France, a nord di Parigi, dove ha letteralmente stracciato l'avversario del Rassemblement National (47% contro 23%) sono i due uomini che sembrano destinati a guidare i destini della destra nei prossimi mesi.

Un anno durante il quale potrebbe a sorpresa emergere la possibilità di un duello per l'Eliseo diverso da quanto ritenuto finora: non un bis del Macron-Le Pen del 2017, ma una sfida fra il presidente uscente e il rappresentante dei neogollisti, fra la 'nuova' politica del presidente e la 'vecchia' dei neogollisti. Per Marine Le Pen, che era sembrata molto fiduciosa negli ultimi giorni, con accenti trionfalistici durante le sue visite sul territorio, si profilano momenti difficili se sarà confermato il crollo di consensi del partito, che prenderebbe addirittura 10 punti in meno rispetto alle regionali del 2015. Un risultato in totale controtendenza con quanto ripetuto in questi giorni dai sondaggi. Già questa sera, i primi commenti degli analisti sono orientati verso il concetto di una "Le Pen non più inevitabile nella corsa all'Eliseo" e "un Macron azzoppato, che sarà probabilmente costretto a cominciare la lunga corsa per la rielezione con un consistente rimpasto di governo".

 

(Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Esteri

Conte, esordio da leader (in pectore) a Napoli: "Dialogo con il Pd, ma se è impossibile non mi straccio le vesti. Riporterò il M5S al primo posto"

Conferenza stampa dell'ex premier nel capoluogo campano per la campagna elettorale del candidato sindaco Gaetano Manfredi: alleanze, il suo ruolo di capo pentastellato e la difesa del reddito di cittadinanza


Il "dialogo" con il Pd e centrosinistra "ha dato già i suoi frutti, è normale continuare" per "realizzare il progetto di società che vogliamo". Lo ha detto il leader in pectore del M5s Giuseppe Conte, aggiungendo. "Questo non significa che abbiamo un'alleanza strutturata. Laddove non sia possibile non mi straccio le vesti, perché le fusioni a freddo non funzionano".

"Se gli iscritti lo vorranno sarò il nuovo leader" - Ancora, sull'ipotesi chiarisce: "Queste operazioni forzate calate dall'alto non funzionano. Io sto ascoltando molto i territori tutti i giorni, per raccogliere sensibilità. E se gli iscritti lo vorranno, sarò il nuovo leader".  

"Il Movimento è unito" - Sul doppio mandato Conte spiega: "Deciderò io quando sarà il momento di parlarne, ma si deciderà tutti insieme con la comunità del Movimento 5 stelle. Il Movimento è unito, se qualcuno parla a titolo personale è perché ha una personale opinione fuori dal progetto Napoli", sottolinea a Napoli durante una conferenza stampa con il candidato sindaco Gaetano Manfredi sulle voci interne ai Cinquestelle critiche sull'accordo con il Pd a livello locale.

"Voglio portare il M5s al primo posto" - "Non mi sono mai definito un federatore - sottolinea l'ex premier -, sono etichette dei giornali che mi lasciano abbastanza indifferente. Sto lavorando per il Movimento 5 stelle e con il Movimento 5 stelle presenteremo a giorni questo progetto". Poi aggiunge: "Dove voglio portare il M5s? Al primo posto, partito di assoluta maggioranza". 

"Reddito di cittadinanza ha una funzione di inclusione sociale" - Rivendicando poi "appieno" la misura di sostegno al reddito di cittadinanza dal suo governo, sottolinea: "Il reddito di cittadinanza non è un ostacolo all'occupazione, ha un'altra funzione ossia rappresentare una cintura di protezione". E mette in chiaro: "Tanti professoroni, tanti abitanti delle Ztl avversavano il reddito di cittadinanza. Dicevano che era una misura assistenziale, ma io la rivendico appieno. E' una misura di inclusione sociale. Come possiamo amministrare il bene comune senza pensare a quelle fasce di popolazione che non  hanno di che mangiare, che sono al di sotto del contesto della vita politica economica e sociale del Paese?". 

Imprese, Giorgetti: "Lo Stato può essere azionista in certi settori strategici"

"Lo Stato può essere azionista delle imprese in modo discreto e intelligente senza condizionare il management". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, visitando il cantiere del nuovo impianto R3 di Agrate Brianza. "Qui - ha sottolineato riferendosi a Stm - c'è lo Stato azionista e significa che in certi settori strategici lo può fare in modo intelligente e con qualche forma di intervento o di aiuto", ha aggiunto.

Salvini-Letta, scontro sui sondaggi: "Ipsos lavora per il Pd". La replica: "Atteggiamento infantile"

Duello tra i due leader sull'ultimo sondaggio Ispos che dà il Pd davanti alla Lega, scavalcata anche da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Il leader del Carroccio: "E' l'unico, per tutti gli altri siamo il primo partito". Il segretario dem: "E' come il malato che rompe termometro perché gli dice che ha la febbre"


Pd primo partito alle prossime elezioni con il 20,8, Lega al terzo posto con il 20,1 dietro Fratelli d'Italia con il 20,5. Il sondaggio Ipsos fa discutere. L'istituto di ricerca, attacca il leader della Lega su Facebook "lavora per il partito Democratico e, miracolosamente, sforna l’unico sondaggio italiano che vede il Pd primo partito davanti alla Lega" . "Mentre tutti gli altri vedono la Lega nettamente primo partito. I casi della vita… . Noi andiamo avanti, per il bene dell’Italia, con lavoro, pazienza e sorriso".

La replica del segretario del Pd arriva dai microfoni di Radio Immagina. "Guardo i sondaggi con la coda dell'occhio" dice. "La gente si fa un'idea alla fine della campagna elettorale, quindi francamente farsi condizionare dai sondaggi non ha molto senso". "Salvini se l'è presa con Ipsos, mi sembra di cattivo gusto. E' come il malato che rompe termometro perché gli dice che ha la febbre. Da Salvini oggi un atteggiamento infantile".

Sondaggi politici: Giorgia Meloni cresce ancora e traina il centrodestra vicino al 50%

La Supermedia settimanale elaborata da YouTrend per AGI: Fratelli d'Italia aumenta ulteriormente i suoi consensi staccando il Pd e attestandosi a poco più di due punti dalla Lega primo partito. La maggioranza di governo risale dopo alcune settimane di lieve flessione. I dati lista per lista


Sondaggi politici/ Lega sale al 24%, Pd perde lo 0,8%. Centrodestra al 46,9%

Fratelli d'Italia continua ad accrescere i suoi consensi stabilizzando il suo secondo posto e tallonando la Lega a poco più di due punti di distanza. Di conseguenza il centrodestra unito arriva a sfiorare il 50%. Si arresta la flessione del Pd, che recupera lo 0,1%, mentre il M5s registra un calo di mezzo punto. Quanto alla maggioranza di governo, risale dopo alcune settimane di lieve flessione. È quanto emerge dalla Supermedia settimanale elaborata da YouTrend per AGI. In dettaglio, il partito di Giorgia Meloni cresce di 0,3 punti, portandosi al 19,3%, mentre il Carroccio resta fermo al 21,5%. Il Pd si attesta al 18,8%. M5s lascia sul terreno mezzo punto, è al 16,4%. I giallorossi (Pd, M5s e Leu) nel complesso restano al 36,8%.

Lega 21,5 (=)

FDI 19,3 (+0,3)

PD 18,8 (+0,1)

M5S 16,4 (-0,5)

Forza Italia 7,2 (-0,2)

Azione 3,0 (-0,1)

Italia Viva 2,5 (+0,2)

Sinistra Italiana 2,1 (-0,2)

Verdi 1,8 (-0,1)

Art.1-MDP 1,7 (+0,1)

+Europa 1,6 (+0,1)

SUPERMEDIA AREE PARLAMENTO

Maggioranza Draghi 74,1 (+0,4) di cui:

- giallorossi (PD-M5S-MDP) 36,8 (-0,5)

- centrodestra (Lega-FI-Toti) 30,2 (+0,6)

- centro liberale 7,1 (+0,3)

Opposizione dx (FDI) 19,3 (+0,3)

Opposizione sx (SI) 2,1 (-0,2)

SUPERMEDIA COALIZIONI POL 18

Centrodestra 49,5 (+0,9)

Centrosinistra 25,8 (+0,2)

M5S 16,4 (-0,5)

LeU 3,8 (-0,1)

Altri 4,5 (-0,5)

NB: le variazioni tra parentesi indicano lo scostamento rispetto alla Supermedia di due settimane fa (27 maggio). 

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, realizzati dal 27 maggio al 9 giugno dagli istituti Demopolis, EMG, Euromedia, Ipsos, Noto, SWG e Tecnè. La ponderazione è stata effettuata il giorno 10 giugno sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

 

(Fonte: Agi)

 

Governo, ora Letta tende la mano a Salvini: "Con lui la sintesi si deve trovare"

Per il segretario del Pd, Enrico Letta, il governo Draghi è "quello giusto" e spinge per un accordo sulle riforme, a partire dalla giustizia per arrivare al fisco. Dopo settimane di liti con il leader leghista, i toni si sono stemperati e e si cerca un'intesa sull'agenda politica


Con Matteo Salvini "la questione non è se si può trovare" una sintesi, perché "si deve trovare. Quelle risorse che l'Europa con grande generosità ci sta dando necessitano di alcune riforme". Lo ha detto il segretario Pd, Enrico Letta, ad Agorà, su Rai Tre.

"Sono convinto che il governo Draghi sia quello giusto" per fare le riforme che servono e un accordo "si deve trovare".

"Noi sosteniamo la ministra Cartabia con grande forza sulla riforma della giustizia. Ho incontrato Uggetti e abbiamo discusso sulla necessità di una riforma. Se non ora quando le riforme della giustizia? Devono essere nell'interesse dei cittadini. C'è la riforma fiscale, il fisco così non va, deve essere più basso sui redditi medio bassi e deve aiutare le imprese. Oggi il fisco premia gli evasori, noi dobbiamo premiare la fedeltà fiscale. Questo è il governo giusto, una sintesi si deve trovare".

"Servono riforme costituzionali, a partire dalle fine del bicameralismo paritario. Tutti gli addetti ai lavori sanno che questa anomalia tutta italiana pesa. Non so se questa stagione sarà quella giusta, ma resta un nodo da sciogliere". Così il presidente di Italia Viva Ettore Rosato questa mattina a Skytg24. "Ora comunque essenziale trovare il modo di arrotondare spigoli e opposizioni frontali per accompagnare il governo in questa stagione di riforme previste dal PNRR e per permettere al Paese di superare la più grave crisi economica dal dopoguerra".

 

(Fonte: Ansa)

Covid, il governo pensa alla fine dello stato d'emergenza il 31 luglio. Gelmini: "Sarà un bel segnale di ritorno alla normalità"

Intervista al Corriere della Sera del ministro per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, che parla anche di politica e della tenuta dell'esecutivo Draghi: "La pandemia ha cambiato molte cose nella politica europea e ha contribuito a definire una posizione della Lega meno anti-europeista, più vicina alla nostra collocazione"


Lo stato d'emergenza covid per l'Italia? Il governo punta allo stop per il 31 luglio. A spiegarlo, in un'intervista al Corriere della Sera, è il ministro per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini. "Credo - spiega - sia vicino il momento di superare lo stato di emergenza: se saremo bravi alla scadenza, che attualmente è prevista il 31 luglio, non ci sarà bisogno di prorogarlo. E sarà un bel segnale di ritorno alla normalità".

Per quanto riguarda la durata dell'esecutivo, per Gelmini "i Governi non hanno scadenza: questo esecutivo nasce per portare fuori il Paese dall’emergenza sanitaria e da quella economica. Stiamo uscendo dall’incubo della pandemia e c’è ancora molto da fare per mettere in sicurezza le risorse del Next Generation Eu. Fatto questo la politica potrà tornare alla sua fisiologia. Ma è prematuro indicare una data" in riferimento alle prospettive dell'esecutivo.

"La pandemia - ha aggiunto - ha cambiato molte cose nella politica europea e ha contribuito a definire una posizione della Lega meno anti-europeista, più vicina alla nostra collocazione. Non mi pare però che la stessa cosa si possa affermare per gli altri movimenti alleati di Salvini, si tratta di una proposta prematura", spiega quindi la ministra a proposito della proposta avanzata dal leader della Lega di un'unione tra i partiti del centrodestra a livello europeo. E dopo le ultime prese di posizione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in materia di giustizia, "come nel poker occorre andare a vedere le carte. L’opportunità ci sarà presto, con le riforme del ministro Cartabia", sottolinea.

 

(Fonte: Adnkronos)

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