updated 5:11 PM UTC, Oct 21, 2021

Il ritratto dell'Italia nella pandemia: meno consumi e crollo (ulteriore) delle nascite. Ma la ripresa è già cominciata e cresce l'ottimismo

Il rapporto 2021 dell'Istat sulla situazione del Paese. Il reddito primario delle famiglie è sceso di 92,8 miliardi di euro (meno 7,3%) ma i massicci interventi pubblici per 61 miliardi hanno compensato due terzi della caduta


CONSUMI: LA RIPRESA "ZOPPICA" ASPETTANDO IL RITORNO DEL TURISMO

"Nel 2020 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici si è ridotto del 2,8% (meno 32 miliardi), quasi azzerando la crescita del biennio precedente. Ma gli italiani si sono comportati da 'formiche': i consumi finali hanno subito una caduta di dimensioni molto più ampie (meno 10,9%) e mai registrate dal dopoguerra" e la propensione al risparmio è salita dall'8,1 al 15,8%.

Lo rileva l'Istat nel rapporto 2021 sulla situazione del Paese. Il reddito primario delle famiglie è sceso di 92,8 miliardi di euro (meno 7,3%) ma i massicci interventi pubblici per 61 miliardi hanno compensato due terzi della caduta.

Minimo storico delle nascite, boom di decessi. Nel 2020 si registra il "nuovo minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia" e il numero massimo "di decessi dal secondo dopoguerra". Lo dice l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese. I nati da popolazione residente sono stati 404.104 in diminuzione del 3,8% rispetto al 2019, e di quasi il 30% sul 2008 (anno più recente con il massimo delle nascite). A marzo del 2021 si osserva "una prima inversione di tendenza" (+3,7% rispetto allo stesso mese del 2020, soprattutto da genitori non sposati). Nel 2020 il totale dei decessi è stato di 746.146. Rispetto alla media 2015-2019 i decessi in più sono 100.526 (+15,6%)".

Crescita della povertà assoluta. Nel 2020 la povertà assoluta è in forte crescita; interessa oltre 2 milioni di famiglie, pari al 7,7% (era al 6,4% nel 2019), e più di 5,6 milioni di individui, il 9,4% (era al 7,7%). Lo afferma l'Istat nel rapporto annuale 2021 sulla situazione del Paese. La condizione peggiora di più al Nord, ma nel Mezzogiorno c'è ancora l'incidenza più alta (9,4% quella familiare), al Centro la più bassa (5,4%). Le famiglie più colpite sono state quelle con persona di riferimento occupata; dove c'è almeno uno straniero l'incidenza di povertà arriva al 25,3%. Più di una persona su cinque ha avuto difficoltà a fronteggiare impegni economici.

Crollo dei matrimoni. Nel 2020 si sono celebrati meno di 97mila matrimoni, quasi la metà rispetto al 2019 (-47,5%). Così l'Istat che parla di "calo eccezionale", e guarda anche "ai riflessi sui progetti di vita individuali": questi primi dati "rafforzano la convinzione che la crisi abbia amplificato gli effetti del malessere demografico strutturale che da decenni spinge sempre più i giovani a ritardare le tappe della transizione verso la vita adulta, a causa delle difficoltà che incontrano nella realizzazione dei loro progetti". La diminuzione delle nozze è stata più marcata nel Mezzogiorno (-55,1%) e più contenuta nel nord-est (-38%).

Dad non seguita dall'8% degli studenti. "Tra aprile e giugno 2020, l'8% degli iscritti (600mila studenti) delle scuole primarie e secondarie non ha partecipato alle video lezioni, con un minimo di esclusi al Centro (5%) e un massimo nel Mezzogiorno (9%). Più alta la quota di esclusi nella scuola primaria (12%), più bassa nella secondaria di primo (5%) e secondo grado (6%)". Lo afferma l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese nella parte dedicata a 'pandemia e partecipazione scolastica'. Secondo l'Istituto di statistica "circa 430mila ragazzi, pari al 6% degli studenti, hanno fatto richiesta di dispositivi informatici tra aprile e giugno 2020, con punte in Basilicata e in Calabria (rispettivamente 15% e 11%)". "Tra marzo e giugno 2020 - dice l'Istata - solo 1,7 milioni bambini e ragazzi di 6-14 anni (33,7%) hanno fatto lezione tutti i giorni e con tutti gli insegnanti; si arriva a 2 milioni 630mila (circa il 52%) se si includono quelli che hanno dichiarato lezioni con la maggioranza dei docenti". "Gli alunni con disabilità che non hanno partecipato alle video lezioni - prosegue - raggiungono il 23,3% (29% nel Mezzogiorno); la quota di non partecipazione è più elevata nelle scuole primarie (quasi il 26%) e minore per le secondarie di secondo grado". Nel 2020 - conclude l'Istat - è "forte l'aumento dei giovani con meno di 14 anni che hanno utilizzato Internet almeno una volta a settimana".

Consumi culturali. "Si riducono ulteriormente le già scarse risorse che le famiglie destinano ai consumi culturali, solo il 2,1% della spesa totale nel 2020". Così l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese. "Cinema e spettacoli dal vivo - osserva l'Istituto di statistica - hanno avuto 67 giorni di funzionamento ordinario, 134 di riaperture contingentate e 165 di chiusura totale. Per Musei e biblioteche ci sono stati 173 giorni di riaperture parziali e 126 giorni di chiusura totale". 

Impatto del Pnrr sul Pil tra 2,3 e 2,8% nel 2026. E' possibile "misurare", attraverso una "simulazione", l'impatto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con un "innalzamento del livello del Pil, rispetto allo scenario base, compreso tra il 2,3 e il 2,8% nel 2026". Lo dice l'Istat nel rapporto annuale 2021 sulla situazione del Paese, facendo presente che questo "impatto" aumenta "al crescere dell'intensità della componente immateriale della spesa" (ricerca e sviluppo, software, altri prodotti della proprietà intellettuale).

"Nel 2020 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici si è ridotto del 2,8% (meno 32 miliardi), quasi azzerando la crescita del biennio precedente. Ma gli italiani si sono comportati da 'formiche': i consumi finali hanno subito una caduta di dimensioni molto più ampie (meno 10,9%) e mai registrate dal dopoguerra" e la propensione al risparmio è salita dall'8,1 al 15,8%  

Lo rileva l'Istat nel rapporto 2021 sulla situazione del Paese. Il reddito primario delle famiglie è sceso di 92,8 miliardi di euro (meno 7,3%) ma i massicci interventi pubblici per 61 miliardi hanno compensato due terzi della caduta.

Minimo storico delle nascite, boom di decessi. Nel 2020 si registra il "nuovo minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia" e il numero massimo "di decessi dal secondo dopoguerra". Lo dice l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese. I nati da popolazione residente sono stati 404.104 in diminuzione del 3,8% rispetto al 2019, e di quasi il 30% sul 2008 (anno più recente con il massimo delle nascite). A marzo del 2021 si osserva "una prima inversione di tendenza" (+3,7% rispetto allo stesso mese del 2020, soprattutto da genitori non sposati). Nel 2020 il totale dei decessi è stato di 746.146. Rispetto alla media 2015-2019 i decessi in più sono 100.526 (+15,6%)".

Crescita della povertà assoluta. Nel 2020 la povertà assoluta è in forte crescita; interessa oltre 2 milioni di famiglie, pari al 7,7% (era al 6,4% nel 2019), e più di 5,6 milioni di individui, il 9,4% (era al 7,7%). Lo afferma l'Istat nel rapporto annuale 2021 sulla situazione del Paese. La condizione peggiora di più al Nord, ma nel Mezzogiorno c'è ancora l'incidenza più alta (9,4% quella familiare), al Centro la più bassa (5,4%). Le famiglie più colpite sono state quelle con persona di riferimento occupata; dove c'è almeno uno straniero l'incidenza di povertà arriva al 25,3%. Più di una persona su cinque ha avuto difficoltà a fronteggiare impegni economici.

Crollo dei matrimoni. Nel 2020 si sono celebrati meno di 97mila matrimoni, quasi la metà rispetto al 2019 (-47,5%). Così l'Istat che parla di "calo eccezionale", e guarda anche "ai riflessi sui progetti di vita individuali": questi primi dati "rafforzano la convinzione che la crisi abbia amplificato gli effetti del malessere demografico strutturale che da decenni spinge sempre più i giovani a ritardare le tappe della transizione verso la vita adulta, a causa delle difficoltà che incontrano nella realizzazione dei loro progetti". La diminuzione delle nozze è stata più marcata nel Mezzogiorno (-55,1%) e più contenuta nel nord-est (-38%).

Dad non seguita dall'8% degli studenti. "Tra aprile e giugno 2020, l'8% degli iscritti (600mila studenti) delle scuole primarie e secondarie non ha partecipato alle video lezioni, con un minimo di esclusi al Centro (5%) e un massimo nel Mezzogiorno (9%). Più alta la quota di esclusi nella scuola primaria (12%), più bassa nella secondaria di primo (5%) e secondo grado (6%)". Lo afferma l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese nella parte dedicata a 'pandemia e partecipazione scolastica'. Secondo l'Istituto di statistica "circa 430mila ragazzi, pari al 6% degli studenti, hanno fatto richiesta di dispositivi informatici tra aprile e giugno 2020, con punte in Basilicata e in Calabria (rispettivamente 15% e 11%)". "Tra marzo e giugno 2020 - dice l'Istata - solo 1,7 milioni bambini e ragazzi di 6-14 anni (33,7%) hanno fatto lezione tutti i giorni e con tutti gli insegnanti; si arriva a 2 milioni 630mila (circa il 52%) se si includono quelli che hanno dichiarato lezioni con la maggioranza dei docenti". "Gli alunni con disabilità che non hanno partecipato alle video lezioni - prosegue - raggiungono il 23,3% (29% nel Mezzogiorno); la quota di non partecipazione è più elevata nelle scuole primarie (quasi il 26%) e minore per le secondarie di secondo grado". Nel 2020 - conclude l'Istat - è "forte l'aumento dei giovani con meno di 14 anni che hanno utilizzato Internet almeno una volta a settimana".

Consumi culturali. "Si riducono ulteriormente le già scarse risorse che le famiglie destinano ai consumi culturali, solo il 2,1% della spesa totale nel 2020". Così l'Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese. "Cinema e spettacoli dal vivo - osserva l'Istituto di statistica - hanno avuto 67 giorni di funzionamento ordinario, 134 di riaperture contingentate e 165 di chiusura totale. Per Musei e biblioteche ci sono stati 173 giorni di riaperture parziali e 126 giorni di chiusura totale". 

Impatto del Pnrr sul Pil tra 2,3 e 2,8% nel 2026. E' possibile "misurare", attraverso una "simulazione", l'impatto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con un "innalzamento del livello del Pil, rispetto allo scenario base, compreso tra il 2,3 e il 2,8% nel 2026". Lo dice l'Istat nel rapporto annuale 2021 sulla situazione del Paese, facendo presente che questo "impatto" aumenta "al crescere dell'intensità della componente immateriale della spesa" (ricerca e sviluppo, software, altri prodotti della proprietà intellettuale).

 

(Fonte: Ansa)

L'Ue vede l'Italia in crescita: Pil 2021 su del 5%. L'Ocse: "Occupazione italiana a livelli pre-crisi nel 2022"

La Commissione Ue rivede al rialzo le stime di crescita dell'Italia: il Pil nel 2021 salirà del 5% e nel 2022 del 4,2%. "La previsione è significativamente superiore a quella precedente. Ciò è dovuto alla consistente revisione al rialzo del Pil nel primo trimestre e alla risposta dell'attività economica più forte del previsto", scrive Bruxelles. In primavera era stata prevista una crescita del 4,2% nel 2021 e 4,4% nel 2022


 Il Pil cresce più delle attese, +16,1% nel terzo trimestre

"Gli investimenti del Pnrr principale motore di crescita dell'Italia

" Secondo la Commissione Ue, "il miglioramento della situazione sanitaria" pone le basi "per un'espansione solida e sostenuta" e "gli investimenti pubblici e privati, sostenuti dalla diminuzione dell'incertezza delle imprese circa le prospettive della domanda e dall'attuazione del Pnrr, sono destinati a rimanere il principale motore di crescita. I consumi dovrebbero rimbalzare notevolmente, aiutati dal miglioramento delle prospettive del mercato del lavoro e dalla graduale riduzione dei risparmi accumulati", ma "è probabile che il ritorno delle entrate dal turismo sia più graduale".

In rialzo anche le stime Ue: a fine anno si torna al Pil pre-crisi

La Commissione, inoltre, rivede al rialzo le stime sull'economia dell'Unione europea. Le previsioni economiche estive 2021 stimano infatti che l'economia Ue si espanderà del 4,8% nel 2021 e del 4,5% nel 2022. Nelle precedenti previsioni di primavera erano del 4,2% e 4,4%, il tasso di crescita per il 2021 è significativamente più elevato nell'Ue (+0,6%) e nell'area dell'euro (+0,5 punti percentuali), mentre per il 2022 è leggermente superiore in entrambe le aree (+0,1%). Si prevede che il Pil reale tornerà al livello pre-crisi nell'ultimo trimestre del 2021 sia nell'Ue sia nell'area dell'euro. Per l'area dell'euro, con un trimestre in anticipo rispetto alle previsioni di primavera.

Gentiloni: "Revisione al rialzo più alta degli ultimi dieci anni"

 "Erano decenni che l'economia dell'Ue non aveva previsioni di crescita così rapide, alimentate da una forte domanda sia a livello nazionale che globale e da una riapertura più rapida del previsto dei settori dei servizi". E' il commento del commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni.

PIL Italia, Prometeia: crescita più sostenuta delle attese, +5,3% nel 2021

Ocse: "Tasso occupazione italiano a livelli pre-crisi nel 2022"

In Italia il tasso di occupazione ritornerà ai livelli antecedenti la crisi legata al coronavirus solo nel terzo quadrimestre del 2022, prima della media Ocse, più tardi che in Germania, ma in linea con la Francia: è quanto si legge nella scheda dedicata all'Italia delle previsioni dell'Ocse sull'occupazione presentate a Parigi. In Italia, afferma l'organismo, il tasso di disoccupazione è aumentato da 9,5% nel quarto trimestre 2019 ed al 10,5% nel maggio 2021.

"Allarme sulla disoccupazione giovanile" In Italia, ammonisce però l'Ocse, "il tasso di disoccupazione giovanile è salito ulteriormente da un livello già molto alto di 28,7%, raggiungendo il 33,8% nel gennaio 2021. L'Italia è uno dei pochi Paesi Ocse in cui il tasso di disoccupazione giovanile è rimasto vicino al suo livello massimo per tutta la primavera del 2021". "A livello Ocse, invece, il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato dall'11,4% fino ad un picco del 19% - raggiunto già nell'aprile 2020 - per poi scendere al 15% ad aprile 2021".

 

(Fonte: tgcom24)

Lavoro, scatto dell'occupazione: +0,2% a maggio. Prove di rimonta sul pre-Covid

I dati incoraggianti diffusi dall'Istat: ""Prosegue la crescita dell'occupazione iniziata a febbraio 2021: nel corso di questi quattro mesi il numero di occupati è aumentato di 180mila unità, coinvolgendo entrambe le componenti di genere, tutte le classi di età (ad eccezione dei 35-49 enni), ma solo i dipendenti a termine"


Lavoro: occupazione in crescita, +67mila in un mese. Bene over 50

Segnali positivi sul fronte dell'occupazione. Secondo i dati diffusi dall'Istat, rispetto ad aprile, nel mese di maggio 2021 si registra un aumento degli occupati dello 0,2%, pari a +36mila unità, mentre il tasso di disoccupazione scende al 10,5% (-0,1 punti). Rispetto a febbraio 2020 però, mese precedente a quello di inizio della pandemia, il numero di occupati è ancora inferiore di oltre 700mila unità

A maggio "prosegue la crescita dell'occupazione iniziata a febbraio 2021: nel corso di questi quattro mesi il numero di occupati è aumentato di 180mila unità, coinvolgendo entrambe le componenti di genere, tutte le classi di età (ad eccezione dei 35-49 enni), ma solo i dipendenti a termine", spiega l'Istat. Confrontando il trimestre marzo-maggio 2021 con quello precedente (dicembre 2020-febbraio 2021), il livello dell'occupazione è più elevato dello 0,3%, corrispondente a un aumento di 74mila unità.

La crescita dell'occupazione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i minori di 35 anni. Diminuiscono, invece, le donne, gli autonomi e gli ultra 35enni.

 

Green pass europeo al via il primo luglio: ecco come funziona

Arriva la firma finale delle istituzioni Ue sul regolamento che istituisce il certificato digitale Covid Ue, noto anche come digital green pass, per facilitare gli spostamenti all'interno dell'Unione e contribuire alla ripresa economica. Il certificato sarà rilasciato dalle autorità nazionali, in formato digitale o cartaceo e riporterà un codice Qr che consentirà di verificarne l'autenticità in tutta Europa


Green pass: per chi è gratuito e per chi no

I presidenti delle istituzioni Ue (David Sassoli per il Parlamento, Ursula von der Leyen per la Commissione e Antonio Costa per il Consiglio Ue) hanno firmato a Bruxelles il regolamento che istituisce il certificato Covid digitale Ue, o Green Pass, a partire dal prossimo primo luglio.

Il certificato aiuterà i viaggiatori all'interno dell'Ue che lo detengono ad evitare di essere sottoposti a test e/o quarantene quando viaggiano all'interno dell'Unione, contribuendo così al graduale ripristino della libertà di circolazione in Europa, di fatto coartata dalle restrizioni introdotte dagli Stati per ragioni di salute pubblica.

Dal primo luglio, quando entrerà in vigore il regolamento, il Pass sarà un diritto per tutti i cittadini Ue che abbiano i requisiti: vale per chi è stato vaccinato, per chi è guarito dalla Covid-19 e per chi si sottopone a un test e risulta negativo.

Il certificato sarà rilasciato dalle autorità nazionali gratuitamente, in formato digitale o cartaceo e riporterà un codice Qr che consentirà di verificarne l'autenticità in tutta Europa: per i certificati già emessi da Stati o regioni, è previsto un periodo di 6 settimane perché possano essere resi compatibili con il modello Ue (i Paesi membri avevano chiesto mesi di tempo, il Parlamento ha spinto per abbreviare questo periodo).

Il Gateway, la piattaforma informatica Ue che rende possibile il Pass e che fornisce le chiavi digitali che consentono la validità transfrontaliera, è operativo da inizio mese e alcuni Paesi hanno già iniziato a rilasciare certificati: finora ne sono stati emessi oltre un milione. Se ottenere il Pass sarà un diritto, il suo utilizzo potrà però variare in qualche misura da Stato a Stato. Con queste avvertenze, ecco i dettagli.

VACCINATI - Il Pass sarà valido a partire da quattordici giorni dopo l'ultima dose di vaccino anti-Covid. A partire da quel giorno, le persone pienamente vaccinate, cioè con due dosi per AstraZeneca, Pfizer/BioNTech e Moderna e con una dose per Janssen (J&J), che detengono il certificato, dovrebbero essere esentate, in viaggio, da test e quarantene. Lo stesso deve valere per le persone che sono guarite e che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, considerata sufficiente per essere protetti dalla malattia.

Un Paese è libero di scegliere di riconoscere e rilasciare il Pass anche dopo la prima dose, ma ogni Stato può decidere di comportarsi come crede, in questo caso: quindi, per esempio, l'Italia può rilasciare il Pass dopo la prima dose, ma la Danimarca è libera di non riconoscerlo e di chiedere un test.

Se uno Stato membro accetta una prova di vaccinazione per rimuovere le restrizioni all'interno dopo la prima dose, allora deve accettare anche i pass Ue per i vaccini, alle stesse condizioni. Il pass vale per i cittadini Ue vaccinati con vaccini autorizzati dall'Ema; gli Stati possono decidere di riconoscere altri vaccini, autorizzati a livello nazionale e non a livello Ue (come il siero russo Sputnik in Ungheria).

GUARITI - Le persone guarite dalla Covid-19 dovrebbero essere esentate da test e/o quarantene nei 180 giorni successivi al test Pcr positivo, che attesta l'avvenuta infezione (la validità del certificato è a partire dall'undicesimo giorno dopo il test, una volta terminato il periodo di contagiosità).

TEST - Per chi non è vaccinato né guarito, allora resta il test, che il pass certifica e che viene così riconosciuto anche all'estero, a differenza di quanto accade oggi. Per i test viene proposto un periodo di validità standard (oggi ogni Paese stabilisce la validità autonomamente): per i test Pcr o molecolari la validità è di 72 ore, mentre per quelli rapidi antigenici è di 48 ore. Quelli rapidi, considerati sempre più affidabili, vengono raccomandati, ma gli Stati sono liberi di scegliere se accettarli o no ai fini del Pass.

Mentre i test si pagano, i vaccini sono gratuiti: questo elemento di discriminazione oggettiva non è stato rimosso nei negoziati tra Parlamento e Consiglio, a causa della ferma opposizione del secondo ad imporre la gratuità dei test, come chiedeva l'Aula. La Commissione ha stanziato 100 mln di euro aggiuntivi per aiutare gli Stati a dotarsi di test rapidi e abbassarne così il prezzo. Il certificato non viene rilasciato in presenza dell'esito di un test fai-da-te.

FAMIGLIE CON MINORI - Per evitare di separare i nuclei familiari alla frontiera, i minorenni che viaggiano con genitori esentati dall'obbligo di quarantena, per esempio perché sono vaccinati, dovrebbero essere esentati anche loro dalla quarantena. I bambini sotto i 6 anni di età sono esentati anche dai test: quelli dai 6 anni in su, però, dovranno sottoporsi a test per ottenere il pass.

FRENO D'EMERGENZA - Viene previsto un meccanismo di freno d'emergenza: gli Stati dell'Ue non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati, come quarantena, autoisolamento o test, "a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica".

Si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, "compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)". Le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, mentre il pubblico dovrà ricevere un preavviso di appena 24 ore.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

Scatta l'ora della zona bianca, via il coprifuoco in Lombardia e Lazio: tutte le regole che cambiano (in meglio)

Da oggi si allarga a 13 regioni la fascia più bassa di rischio Covid. Vi entrano anche Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e Trento. Restano l'obbligo di mascherina e il divieto di assembramenti


Zona bianca da oggi - lunedì 14 giugno - per Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e provincia autonoma di Trento. Con questi ultimi cambi di colore diventano 13 le regioni nella fascia più bassa di rischio covid, con regole meno rigide e niente coprifuoco. Zona bianca, quindi, per circa due terzi degli italiani: oltre 40 milioni di persone. Anche in questa fascia rimane l'obbligo della macherina sia all'aperto sia al chiuso e il divieto di assembramento. Regole meno vincolanti per i ristoranti: nessun limite alle presenze al tavolo all'aperto, 6 commensali al tavolo se il locale è al chiuso. I locali pubblici potranno osservare orari liberi.

REGOLE ZONA BIANCA

Se nella zona gialla c'è ancora il coprifuoco dalle 24 alle 5, per chi si trova in fascia bianca il coprifuoco viene abolito immediatamente. Ciò vuol dire che non è più necessario rientrare a casa entro una certa ora: ci si può insomma spostare senza limiti di orario. In questa zona i bar, i ristoranti e le altre attività di ristorazione sono aperti ed è possibile consumare cibi e bevande al loro interno, senza limiti orari.

Sono consentite senza restrizioni anche la vendita con asporto di cibi e bevande e la consegna a domicilio, che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. Le nuove regole prevedono che in zona bianca all’aperto non ci siano limiti di persone ai tavoli (tra i quali deve esserci comunque il distanziamento di un metro), mentre nei bar e nei ristoranti al chiuso potranno sedere allo stesso tavolo massimo sei persone salvo che siano tutti conviventi. Resta invece il divieto di assembramento e l'obbligo di mascherina, sia all'aperto sia al chiuso.

SPERANZA: "GIORNO IMPORTANTE, INSISTERE COI VACCINI"

Con l'Rt stabile a 0.68 e il valore medio nazionale dell'incidenza dei casi di Covid che scende ancora, attestandosi a 26 casi per 100.000 abitanti, a fine mese tutte le regioni potrebbero passare in zona bianca. Una svolta in arrivo soprattutto grazie al buon andamento della campagna vaccinale, come sottolineato dal ministro della Salute Roberto Speranza:

"Vorrei riaffermare con forza che la campagna vaccinale è un'arma fondamentale per superare questa fase", ha detto il ministro, sottolineando che quello di oggi "è un giorno importante per il nostro paese perché arriveremo a due terzi degli italiani che saranno in zona bianca. E' una notizia molto buona che testimonia il positivo andamento della campagna di vaccinazione. Siamo ormai a 42 milioni di dosi somministrate con un italiano su due che ha avuto la prima dose. Dobbiamo insistere su questo terreno e continuare con ogni energia la campagna di vaccinazione, arma vera per provare ad aprire una fase diversa".

 

(Fonte: Adnkronos)

La città più vivibile al mondo? E' la neozelandese Auckland. Osaka al secondo posto, crolla Vienna, Damasco ultima

Aucland premiata "per il suo approccio vincente nel contenimento della pandemia di Covid-19, che ha consentito di mantenere le attività aperte". La capitale austriaca finisce dodicesima dopo aver guidato la classifica per anni. L'australiana Adelaide conquista il "bronzo". La pandemia ha danneggiato l'Europa, mentre guerre, violenza e povertà fanno la differenza in negativo per luoghi come Lagos, Algeri, Caracas e Tripoli


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Auckland è stata nominata città più vivibile al mondo nel 2021 nella classifica stilata dall'Intelligence Unit dell'Economist (Eiu).

La città della Nuova Zelanda si è aggiudicata il primato "per il suo approccio vincente nel contenimento della pandemia di Covid-19, che ha consentito di mantenere le attività aperte", spiega l'Eiu.

In seconda posizione si è collocata la città giapponese di Osaka, mentre la terza classificata è l'australiana Adelaide. Da notare che in quarta posizione si trova la capitale della Nuova Zelanda: Wellington.

"In tutto il mondo le città sono adesso molto meno vivibili di quanto lo erano prima della pandemia e abbiamo osservato che regioni come l'Europa sono state particolarmente colpite" dal Covid, sottolinea l'Eiu precisando che "le città europee sono andate particolarmente male nell'edizione di quest'anno".

Vienna, per esempio, è passata dal primo posto al dodicesimo. La capitale austriaca aveva guidato la classifica per diversi anni.

L'Eiu evidenzia che è stata la pandemia a modificare profondamente la classifica, danneggiando in particolar modo le città del Vecchio Continente. La capitale siriana, Damasco, rimane invece la città del mondo dove la vita è più difficile a causa della guerra civile che continua. Fra le altre città in basso alla classifica spiccano Lagos, Algeri, Caracas e Tripoli.

 

(Fonte: Agi)

  • Pubblicato in Esteri

Economia oltre la pandemia, un altro sorriso: la produzione industriale cresce oltre i livelli pre-Covid

Rivelazione Istat: ad aprile aumento dell'1,8% con rimbalzo del 79,5% nel confronto annuo con il lockdown


Ad aprile 2021 si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dell'1,8% rispetto a marzo: si tratta del quinto mese consecutivo di crescita congiunturale e il livello "supera i livelli prepandemici di febbraio 2020". Lo comunica l'Istat, indicando anche il fortissimo rimbalzo tendenziale.

Nel confronto annuo e corretto per gli effetti di calendario l'indice complessivo aumenta infatti del 79,5%, "in ragione del dato eccezionalmente basso di aprile 2020", quando ebbero luogo le maggiori restrizioni all'attività produttiva per il contenimento del Covid, con il lockdown.

Nella media del periodo febbraio-aprile, indica inoltre l'Istat, il livello della produzione industriale cresce dell'1,9% rispetto ai tre mesi precedenti.

L'indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie: variazioni positive caratterizzano, infatti, i beni strumentali (+3,1%), l'energia (+2,4%), i beni intermedi (+1,1%) e, in misura meno rilevante, i beni di consumo (+0,5%). Nel confronto annuo, incrementi "straordinariamente ampi" caratterizzano tutti i comparti: l'aumento, meno pronunciato per l'energia (+14,2%), risulta elevatissimo per i beni strumentali (+119,5%), i beni intermedi (+98,1%) e quelli di consumo (+62,2%). Tutti i principali settori di attività economica registrano aumenti su base tendenziale, ad esclusione della produzione di prodotti farmaceutici di base (-3,2%). La crescita più ampia caratterizza i settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+363,2%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+327,3%), delle altre industrie (+160,9%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+149,3%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+132,8%).

 

(Fonte: Ansa)

Economia oltre la pandemia: riparte la domanda di lavoro, a giugno oltre i livelli pre-Covid

E' quanto mostra il bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Manifatturiero, turismo, commercio e costruzioni i settori trainanti


Come diventare consulente del lavoro

Riparte la domanda di lavoro: sono oltre 560mila le opportunità offerte dalle imprese a giugno che salgono a quasi 1,3 milioni avendo come orizzonte l'intero trimestre giugno-agosto. Sebbene con dinamiche eterogenee a livello settoriale e territoriale, le imprese provano a ripartire, tanto che la ricerca di personale dovrebbe superare questo mese anche quella registrata a giugno 2019, in epoca pre-Covid.

E' quanto mostra il bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. Manifatturiero, turismo, commercio e costruzioni i settori trainanti. 

Secondo il bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, in particolare, l'industria programma a giugno 163mila entrate (36mila assunzioni in più rispetto al mese scorso) e 378 mila nel trimestre; circa 397mila i contratti di lavoro che saranno offerti dal settore dei servizi nel mese in corso (+134mila assunzioni) e oltre 900mila quelli previsti per il trimestre. Si tratterà nel 56% dei casi di contratti a tempo determinato, nel 19% a tempo indeterminato, nel 10% in somministrazione e nel 5% in apprendistato; altre tipologie riguarderanno il restante 10% dei contratti. Aumenta anche la quota di imprese che programmano assunzioni passando dal 12% di maggio al 15% di giugno.

A trainare la domanda di lavoro sono i principali comparti dell'industria manifatturiera con circa 106mila entrate complessive programmate per giugno: le industrie alimentari (67mila entrate, +60,1% sul mese scorso), le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (55mila entrate, +49,1%) e le industrie meccaniche ed elettroniche (52mila entrate, +15,4%), tra i comparti più dinamici. In decisa ripresa anche la filiera turistica con 99mila entrate (+48,2% sul mese precedente), grazie anche ai contratti stagionali da attivare per il periodo estivo, il commercio, che prevede 84mila assunzioni (+83,2% in un mese), i servizi alle persone con 73mila assunzioni (+46,6%) e le costruzioni con 58mila ingressi programmati (+25,6%).

Con le previsioni sul recupero dell'economia italiana, il quadro - viene sottlineato - favorisce "un cambio di passo" nei programmi di assunzione che arrivano a superare anche i livelli pre-Covid: rispetto a giugno 2019 sono 87mila le entrate complessive programmate in più (pari a +18,4%). Fanno però eccezione le imprese del turismo che formulano previsioni ancora lontane dai livelli occupazionali pre-crisi (-26mila ingressi a giugno) e -77mila nel trimestre giugno-agosto) e quelle della comunicazione (-2mila assunzioni a giugno e -6mila nel trimestre). A livello territoriale sono le regioni del Nord Ovest a mostrare un maggior dinamismo (+31.110 entrate programmate rispetto a giugno 2019), seguite dal Nord Est (+20.290), Sud e isole (+18.650) e Centro (+16.860).

 

(Fonte: Ansa)

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