updated 9:44 AM UTC, Sep 16, 2021

Il ministro delle Emergenze russo morto per salvare la vita a un cameraman. Era un uomo chiave dei servizi di sicurezza di Putin

Yevgeny Zinichev è deceduto in un incidente durante un'esercitazione della protezione civile nell'Artico. la ricostruzione dell'emittente RT: "Lui e il cameraman erano sul bordo di una scogliera. Il cameraman è scivolato ed è caduto in acqua. Zinichev si è lanciato dietro all'uomo caduto ed è morto dopo aver colpito una roccia sporgente"


Russian minister dies trying to save man during Arctic drills

Il ministro delle Emergenze russo Yevgeny Zinichev è morto in un incidente durante un'esercitazione della protezione civile nell'Artico. Secondo il ministero, Zinichev, che aveva 55 anni, è morto a Norilsk mentre cercava di salvare la vita un cameraman caduto da una scogliera durante un'intervista.

"Lui e il cameraman erano sul bordo di una scogliera. Il cameraman è scivolato ed è caduto in acqua", ha detto il capo dell'emittente russa RT, Margarita Simonyan. "Zinichev si è lanciato dietro all'uomo caduto ed è morto dopo aver colpito una roccia sporgente".

Zinichev era ministro delle Emergenze dal 2018 e per anni, secondo quanto riferito, è stato un membro chiave dei servizi di sicurezza del presidente Vladimir Putin. I media russi affermano che al momento dell'incidente stavano girando un documentario di formazione nella regione di Krasnoyarsk per il ministero.

Secondo i rapporti, anche un membro della troupe televisiva sarebbe deceduto dopo essere caduto in acqua. 

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Covid, Israele potrebbe raggiungere l'immunità di gregge entro due mesi

Secondo il ministero della Salute, nelle prossime settimane decine di migliaia di israeliani risulteranno positive al Covid-19 mentre in molti riceveranno la terza dose di vaccino. Il combinato disposto, sostengono le fonti, renderà oltre l'80% della popolazione relativamente protetta dal virus


Covid, Israele lancia test sierologici per bambini 3-12 anni

Israele potrebbe raggiungere l'immunità di gregge contro il Covid-19 entro due mesi. Ne sono convinti funzionari del ministero israeliano della Salute, citati dall'emittente pubblica Kan, che legano l'obiettivo alla capacità del Paese di mantenere alto il ritmo delle vaccinazioni. In quel caso "c'è una buona probabilità che entro il prossimo mese o due raggiungeremo una situazione che è molto simile all'immunità di gregge", hanno dichiarato.

Secondo i funzionari, nelle prossime settimane decine di migliaia di israeliani risulteranno positive al Covid-19 mentre in molti riceveranno la terza dose di vaccino. Il combinato disposto, sostengono le fonti, renderà oltre l'80% della popolazione relativamente protetta dal virus, riportando il Paese a una situazionale analoga a quella di inizio giugno, ovvero prima della diffusione della variante delta. Gli ultimi studi riferiti da Channel 13 sostengono che le persone che hanno ricevuto la terza dose sono protette al 96% dal Covid-19.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Afghanistan, i talebani bloccano le persone in fuga: "Non permetteremo ai nostri cittadini di raggiungere l'aeroporto". Poi l'avvertimento agli Usa: "Se ne vadano entro il 31 agosto"

Parla il portavoce Zabihullah Mujahid: "Noi vogliamo portare pace e sicurezza nel nostro Paese". Intanto il direttore della Cia, William Burns, ha incontrato segretamente a Kabul il leader Abdul Ghani Baradar


"Non inseguiamo nessuno, non diamo la caccia a nessuno, non ci sono stati incidenti in nessuna parte del Paese non abbiamo nessuna lista. Noi vogliamo portare pace e sicurezza nel nostro Paese": lo ha detto in conferenza stampa il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid.

I talebani non permetteranno più ai cittadini afghani di raggiungere l'aeroporto di Kabul, le persone dovrebbero tornare a casa ha aggiunto Zabihullah Mujahid.

"Abbiamo chiesto agli americani di non incoraggiare gli afghani a andarsene. Abbiamo bisogno delle loro competenze", ha affermato.

"L'Emirato islamico sta cercando di controllare la situazione" all'aeroporto di Kabul. "La strada verso l'aeroporto è stata chiusa, gli afghani non possono più andare lì, possono farlo gli stranieri. Abbiamo impedito ai cittadini afghani di recarsi lì perché c'è pericolo di perdere la vita a causa della calca, e gli americani stanno facendo qualcosa di diverso, quando c'è la calca sparano, e la gente muore. Sparano alla gente. Noi vogliamo che gli afghani siano al sicuro da questo". 

"Io non credo che prolungheremo la scadenza. Il 31 agosto è un piano degli Stati Uniti che hanno previsto loro. Loro hanno avuto tutte le opportunità e tutte le risorse per portare via tutte le persone che appartengono a loro. Noi non prolungheremo la scadenza" per il ritiro completo degli occidentali. 

Il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha precisato che alle donne afghane non verrà impedito di andare al lavoro permanentemente: "In questo momento è per il loro bene, al momento, per impedire maltrattamenti", ha affermato sottolineando che non hanno perso il posto di lavoro e che i loro salari vengono pagati. "Per quanto riguarda il lavoro della donna, la procedura è temporanea", ha detto il portavoce dei Talebani. "Le forze di sicurezza al momento non sono operative e non sono addestrate nell'affrontare la donna, nel parlare con le donne e in questo momento dobbiamo fermare le donne finché non ci sarà una piena sicurezza per loro. Quando ci sarà un sistema appropriato, potranno tornare a lavoro e quindi riprenderanno lo stipendio. Ma al momento devono restare a casa".

"Nella provincia di Panshir c'è stato un piccolo problema e stiamo cercando di risolverlo, ne stiamo parlando. La nostra politica è di finire la guerra in questo Paese. La guerra è conclusa, non vogliamo nessun tipo di guerra o battaglia in Afghanistan, questa è la nostra politica. Noi cerchiamo di parlare alla popolazione del Panshir, cerchiamo di incontrarli e risolvere il problema. Ci stiamo provando in tutti i modi. Per l'80% la situazione è sotto controllo e vi possiamo rassicurare: i fratelli che sono lì li abbracciamo, chiediamo di tornare a Kabul e convivere con noi. Non abbiate paura, abbiamo obiettivi comuni".

I talebani potrebbero chiudere l'aeroporto di Kabul con la forza se gli Usa e i loro alleati proveranno a estendere la scadenza del 31 agosto per completare le evacuazioni: lo ha detto il ministro della Difesa britannico Ben Wallace intervistato dalla Bbc a poche ore dal vertice G7 sull'Afghanistan.
"I talebani - ha osservato - hanno già detto che un'estensione avrebbe 'conseguenze'... queste potrebbero andare dall'impedire alle persone di raggiungere l'aeroporto ad attività militari che potrebbero potenzialmente chiudere l'aeroporto. Ecco perché il nostro obiettivo è portar fuori quante più persone, ogni ora". 

"Non credo che riusciremo a far partire tutti quelli che intendono farlo" entro il 31 agosto: lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas in riferimento ai collaboratori afghani della Germania, in un'intervista a Bild-tv. "Siamo in contatto con 100 cittadini tedeschi e con le loro famiglie e stiamo cercando di portarli in aeroporto in modo ragionevolmente sicuro oggi e poi distribuirli su uno dei nostri aerei" ha proseguito il ministro. Gli aerei militari hanno portato via da Kabul finora 3650 persone e soltanto ieri ne sono state evacuate 944, rende noto il ministero della Difesa tedesca via twitter. "Continuiamo a volare fin quando è possibile" si legge sull'account della Difesa.
 
L'alto commissario dell'Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, ha ricevuto notizie da "fonti attendibili" che i talebani in Afghanistan stanno commettendo "esecuzioni sommarie di civili e soldati afghani". Lo riporta Skynews. Bachelet non è entrata del dettaglio ma ha chiesto al Consiglio Onu sui Diritti Umani di creare al più presto un meccanismo per monitorare da vicino le azioni dei talebani.

Il Pentagono ha suggerito a Joe Biden di decidere entro oggi se estendere o meno la scadenza del 31 agosto per completare il ritiro dall'Afghanistan. Lo riporta la Cnn citando un ufficiale a conoscenza del dossier. Il sollecito è stato lanciato per consentire di programmare anche il ritiro dei 5.800 soldati americani che presidiano l'aeroporto di Kabul, insieme ai loro armamenti e ai loro equipaggiamenti.

Nelle ultime 24 ore sono state evacuate da Kabul 21.600 persone, di cui 12.700 a bordo di 37 voli militari americani e 8.900 tramite voli della coalizione internazionale. Lo rende noto la Casa Bianca, ricordando che dalla fine di luglio gli Stati Uniti hanno trasferito circa 63.900 mila persone, di cui 58.700 dal 14 agosto, data d'ingresso dei talebani a Kabul.

Ad oggi sono stati evacuati 3.741 afgani di cui 2.659 in Italia attraverso 44 voli. Sono i numeri sulle operazioni di evacuazione dei profughi dall'Afghanistan illustrati dal ministro Lorenzo Guerini davanti alle commissioni Esteri e Difesa.

Il direttore della Cia, William Burns, ha incontrato segretamente a Kabul il leader dei talebani Abdul Ghani Baradar. Lo scrive il Washington Post.

 

(Fonte: Ansa)

 

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Vaccino anti-Covid, in Francia linea durissima: "Niente stipendio a medici e infermieri non vaccinati". Green pass per negozi, musei e mezzi di traporto. E ora è boom di prenotazioni

Il discorso del presidente Macron e l'annuncio del ministro della Salute sanciscono una svolta. Misure stringenti e ultimatum al personale sanitario: così Parigi non vuole farsi sorprendere dalla variante Delta


Covid-19, Macron: "Scuole chiuse". Ma sì alle municipali - MasterX

Il ministro della Salute francese, Olivier Véran, ha annunciato che il personale sanitario che non si sarà completamente vaccinato entro il 15 settembre non potrà più lavorare e non verrà più pagato. Quanto all'estensione dell'obbligo di pass sanitario in bar ristoranti, treni, aerei annunciato dal presidente Macron, Véran ha ribadito che "non è un ricatto" ma una misura necessaria per evitare di "chiudere il Paese".

Pass sanitario per cinema, bar, ristoranti - Da fine luglio quindi il pass sanitario, che certifica il ciclo vaccinale completo, la recente guarigione o il test negativo,  diventerà obbligatorio per entrare nei luoghi di cultura, nei musei e nei cinema. A inizio agosto la misura sarà estesa a bar, ristoranti, centri commerciali, tratte lunghe in treno o pullman, aerei. Davanti all'inquietante avanzata della variante Delta, la Francia sceglie dunque la linea dura per convincere i cittadini a vaccinarsi al più presto. 

Effetto Macron: un milione prenotano il vaccino - E l'effetto si è subito visto: dopo il discorso di Macron si è registrato un boom di richieste di vaccinazione nel Paese: il capo del sito di prenotazione online Doctolib, Stanislas Niox-Chateau, ha detto che lunedì sera sono stati "926mila i francesi che hanno preso appuntamento per il vaccino". Ci sono stati duemila appuntamenti al minuto, un record assoluto dall'inizio della campagna. 

 

(Fonte: tgcom24)

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Francia, alle regionali vince il partito dell'astensione. Male Macron e Le Pen, risorgono destra e sinistra tradizionali

Due elettori su tre hanno disertato le urne. Delusione per l'ex Front National che non si aggiudica nessuna regione (20,5%).  Schiaffo anche anche alla maggioranza presidenziale di Emmanuel Macron, ferma al 7%, una conferma dello scarso radicamento di En Marche a livello locale. Grande ritorno per la destra neogollista dei Républicains, prima forza politica del Paese con 38% delle preferenze. Bene anche l'unione della gauche e degli ecologisti (34,5%)


 Marine Le Pen n'a même plus les moyens de se payer des affiches - Capital.fr

Flop per Marine Le Pen ed Emmanuel Macron alle elezioni regionali francesi, mentre volano i Républicains e l'unione di gauche ed ecologisti. 

Il primo partito tuttavia resta l'astensione, pari al 66% dei 48 milioni di aventi diritto al voto, di poco inferiore a quella del primo turno (66,7): in sostanza non hanno votato due elettori su tre.

A meno di un anno dalle presidenziali del 2022, la batosta più dura e inattesa è quella inferta al Rassemblemement National, il partito nazionalista di Marine Le Pen, che non conquista neanche una regione, ferma al 20,5% delle preferenze secondo dati su scala nazionale diffusi dall'istituto Ifop-Fiducial.

Una vera delusione per l'ex Front National che molti sondaggi davano invece come in forte progressione in questo voto test a dieci mesi dalla corsa all'Eliseo. Secondo gli esperti, il Rassemblement National è il partito che più di tutti sconta l'astensionismo record. Come nel primo turno di domenica 20 giugno, circa due elettori su tre hanno snobbato le urne.

Macron threatens to withdraw French troops from Mali - BBC News

Schiaffo anche alla maggioranza presidenziale di Emmanuel Macron, ferma al 7%, una conferma dello scarso radicamento di En Marche a livello locale. Non ci sarà nessun rimpasto di governo ma degli "aggiustamenti necessari e limitati", hanno fatto sapere fonti dell'esecutivo a Bfm-tv. Questo scrutinio segna invece il grande ritorno della destra neogollista. Con il 38% delle preferenze, Républicains e alleati appaiono come la prima forza politica del Paese, pronti a lanciarsi nella corsa presidenziale. Al momento, il più determinato sembra essere Xavier Bertrand, presidente uscente della regione Hauts-de-France, che è stato riconfermato piazzandosi primo davanti al candidato lepenista, e che già parla da candidato presidenziale: "Questo risultato mi dà la forza per venire incontro a tutti i francesi", ha dichiarato subito dopo la chiusura dei seggi. Bene anche l'unione della gauche e degli ecologisti, con il 34,5% delle preferenze, in quello che sembra un ritorno dei partiti più tradizionali, del "vecchio mondo", dopo il bipolarismo Macron-Le Pen.

 

(Fonte: Ansa)

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Francia, Le Pen paga l'astensione e non sfonda. In testa la destra tradizionale, Macron non pervenuto

Nelle elezioni regionali ha votato solo un francese su tre. La leader del Rassemblement National non vince nel Sud come era previsto alla vigilia e chiama i suoi elettori alla "riscossa" per il secondo turno. Risorgono i neogollisti Républicains, a sinistra si rivedono i socialisti, mentre La République en Marche del presidente Emmanuel Macron dimostra di non aver costruito un radicamento sul territorio. E la riconferma all'Eliseo si complica


Gifle : Macron dénonce des faits "isolés" d'"individus ultraviolents"

Marine Le Pen non sfonda nelle regionali francesi come prevedevano tutti i sondaggi, soprattutto nella maxi regione del sud sulla quale il Rassemblement National aveva puntato tutto. Ma non è l'unica sorpresa dell'ultimo appuntamento con le urne prima delle presidenziali 2022: la destra tradizionale, i Républicains, dati per moribondi, sono invece in testa e si affermano come il partito più votato a livello nazionale, poco avanti al blocco della gauche. Staccata, attorno al 19%, l'estrema destra lepenista. Non decolla, ma questo era piuttosto previsto, La République en Marche di Emmanuel Macron, che non è al governo di nessuna regione e dimostra che in 5 anni non è riuscita a radicarsi sul territorio.

I nostri elettori non sono andati a votare, chiedo una riscossa" per il secondo turno.

Lo ha dichiarato Marine Le Pen, che ha invitato i propri elettori a "non lasciarsi influenzare dai risultati del primo turno e a mobilitarsi per agguantare la vittoria di cui la Francia ha bisogno".

Il dato più clamoroso del primo turno - i ballottaggi sono in programma domenica prossima - è però quello dell'astensione, che secondo le previsioni si impenna a un livello record, fra il 66,1% e il 68,6%, secondo i vari istituti. Ha votato un francese su 3, un record negativo che ha stracciato il precedente, quello del 2010 che aveva visto alle urne nelle regionali il 53,67%. "E' particolarmente preoccupante", ha ammesso il ministro dell'Interno Gérald Darmanin.

In uscita dalla pandemia, con queste elezioni regionali rinviate di tre mesi per cercare di evitare un crollo della partecipazione, i francesi insomma bocciano ancora l'avventura lepenista e premiano la politica tradizionale, i partiti della destra neogollista e della gauche, che tornano a dominare il Paese. Necessità di riflessione anche per Macron, che vede la sua creatura, La République en Marche, al governo ma assente dal territorio. Per il presidente, l'impresa è ora rianimare il suo progetto per riuscire a rimanere all'Eliseo.

In quasi tutte le regioni sono in testa i candidati uscenti di un paese governato, a livello territoriale, da destra e sinistra tradizionale. La grande sorpresa sono indubbiamente i Républicains, che erano stati colpiti ad inizio campagna elettorale dalla fuga di Thierry Mariani, che si è presentato con il partito della Le Pen nella regione dove il Rassemblement National era dato per favorito (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e che è stato votato meno di Marion Maréchal, la nipote di Marine, 5 anni fa.

Il destino della regione tradizionalmente più favorevole ai Le Pen, quella di Marsiglia e Nizza, si deciderà domenica con il ballottaggio fra Mariani e l'uscente Musélier, con forti possibilità di convergenza di una sorte di fronte repubblicano sul candidato della destra moderata. Proprio Muselier e Xavier Bertrand, grande vincitore nelle Hauts-de-France, a nord di Parigi, dove ha letteralmente stracciato l'avversario del Rassemblement National (47% contro 23%) sono i due uomini che sembrano destinati a guidare i destini della destra nei prossimi mesi.

Un anno durante il quale potrebbe a sorpresa emergere la possibilità di un duello per l'Eliseo diverso da quanto ritenuto finora: non un bis del Macron-Le Pen del 2017, ma una sfida fra il presidente uscente e il rappresentante dei neogollisti, fra la 'nuova' politica del presidente e la 'vecchia' dei neogollisti. Per Marine Le Pen, che era sembrata molto fiduciosa negli ultimi giorni, con accenti trionfalistici durante le sue visite sul territorio, si profilano momenti difficili se sarà confermato il crollo di consensi del partito, che prenderebbe addirittura 10 punti in meno rispetto alle regionali del 2015. Un risultato in totale controtendenza con quanto ripetuto in questi giorni dai sondaggi. Già questa sera, i primi commenti degli analisti sono orientati verso il concetto di una "Le Pen non più inevitabile nella corsa all'Eliseo" e "un Macron azzoppato, che sarà probabilmente costretto a cominciare la lunga corsa per la rielezione con un consistente rimpasto di governo".

 

(Fonte: Ansa)

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Israele volta pagina, ma non cambia linea. Via al governo Bennett: "Non permetteremo all'Iran di avere armi nucleari"

Finita la lunga era di Benjamin Netanyahu che lascia il potere dopo 12 anni, ecco il nuovo esecutivo di larghissime intese che va dalla destra più intransigente al partito arabo. Il nuovo premier è Yamina Naftali Bennett, che ha ottenuto la fiducia dalla Knesset e ha subito avvertito Teheran, storico nemico regionale


La Knesset, il Parlamento israeliano, ha votato la fiducia al nuovo governo di Israele, che per i primi due anni sarà guidato dal leader di Yamina Naftali Bennett, e che defenestra Benjamin Netanyahu dopo 12 anni al potere.

Si apre dunque una nuova pagina in Israele, una "coalizione del cambiamento" composta da partiti di diverso orientamento ideologico uniti solo dal comune intento di defenestrare Netanyahu, il primo ministro più longevo della storia israeliana (15 anni al governo, di cui 12 consecutivi). Il nuovo governo sarà composto da otto partiti: Yamina, del premier Yair Lapid, Yesh Atid, New Hope, il partito laburista, Meretz, la lista Araba Unita, Kahol Lavan e Yisrael Beiteinu. 

"Israele non permetterà all'Iran di ottenere armi nucleari", aveva detto Bennett, parlando alla Knessett prima del voto. "Israele non è parte di alcun accordo internazionale sul nucleare iraniano e si riserverà il diritto di agire se necessario", ha aggiunto il leader di Yamina. Bennett ha aggiunto che il programma nucleare iraniano è giunto "a un punto critico" e che rinnovare l'accordo di Vienna è "un errore".

 

(Fonte: Agi)

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Macron preso a schiaffi, la Francia ora teme la violenza politica (VIDEO)

Spiacevole fuori programma per Emmanuel Macron che, come mostra un breve video che sta circolando sui social, è stato schiaffeggiato da un da un uomo che si è definito "anarchico". L'incidente è avvenuto durante il viaggio del presidente francese nel dipartimento della Drome, quando Macron si è avvicinato a piedi ad alcune persone che lo stavano salutando, all'uscita dalla scuola alberghiera di Tain-l'Hermitage, intorno alle 13.40. L'autenticità del video, in cui si sente chiaramente "abbasso Macron", è stata confermata dall'entourage del presidente francese - (VIDEO)


EMMANUEL MACRON PRESO A SCHIAFFI/ Video, intervengono le guardie del corpo  e...

Due persone sono state fermate oggi nella Drome, nel sud-est della Francia, dopo che il capo dello stato, Emmanuel Macron, è stato aggredito con uno schiaffo durante un bagno di folla. Il presidente è impegnato in questi giorni in una serie di visite in diverse regioni del Paese.

Ripreso da alcuni presenti e postato sui social network, l'accaduto è stato confermato dall'Eliseo. 

Da quanto si può vedere dal video che circola sul web, Macron - che era in visita a Tain-l'Hermitage ed era appena uscito da una scuola alberghiera - si stava allontanando dalla folla trattenuta dietro le barriere e stava per rientrare nell'automobile che lo attendeva.

Vedendo le persone che lo chiamavano, si è riavvicinato alle transenne e il primo uomo verso il quale si è diretto lo ha afferrato per il braccio e colpito con uno schiaffo (mano destra contro guancia sinistra).

E' immediatamente stato bloccato e posto in stato di fermo - insieme a una seconda persona a lui vicina - dagli uomini della sicurezza del presidente. Le immagini riprendono poi il presidente che si riavvicina alla folla per continuare a parlare con i presenti. Macron, ha fatto sapere l'Eliseo, ha poi continuato la visita.

"Lancio un appello a un risveglio repubblicano, ci riguarda tutti, ne va delle basi della nostra democrazia": lo ha detto, in Parlamento, subito dopo l'episodio dello schiaffo al presidente Emmanuel Macron, il premier francese, Jean Castex. Coinvolto ieri in una polemica per aver evocato gravi violenze nella settimana che precederà le presidenziali del 2022, Jean-Luc Melenchon, leader della sinistra radicale de 'La France Insoumise', è stato il primo a reagire: "Solidarietà al presidente. Ora cominciate a capire che i violenti passano all'azione?".

Il fatto è stato condannato anche da Marine Le Pen: "E' inammissibile che si attacchi fisicamente il presidente della Repubblica"

La leader del National Rally ha dichiarato: "E' inammissibile aggredire fisicamente il Presidente della Repubblica. E' inammissibile attaccare leader politici ma ancor di più contro il Presidente della Repubblica perché Presidente della Repubblica". "Possiamo combatterlo politicamente, ma non possiamo permetterci di avere il minimo gesto, la minima violenza contro di esso", dice ancora.

 

(Fonte: Adnkronos, Ansa)

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