updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Francia, Le Pen paga l'astensione e non sfonda. In testa la destra tradizionale, Macron non pervenuto

Nelle elezioni regionali ha votato solo un francese su tre. La leader del Rassemblement National non vince nel Sud come era previsto alla vigilia e chiama i suoi elettori alla "riscossa" per il secondo turno. Risorgono i neogollisti Républicains, a sinistra si rivedono i socialisti, mentre La République en Marche del presidente Emmanuel Macron dimostra di non aver costruito un radicamento sul territorio. E la riconferma all'Eliseo si complica


Gifle : Macron dénonce des faits "isolés" d'"individus ultraviolents"

Marine Le Pen non sfonda nelle regionali francesi come prevedevano tutti i sondaggi, soprattutto nella maxi regione del sud sulla quale il Rassemblement National aveva puntato tutto. Ma non è l'unica sorpresa dell'ultimo appuntamento con le urne prima delle presidenziali 2022: la destra tradizionale, i Républicains, dati per moribondi, sono invece in testa e si affermano come il partito più votato a livello nazionale, poco avanti al blocco della gauche. Staccata, attorno al 19%, l'estrema destra lepenista. Non decolla, ma questo era piuttosto previsto, La République en Marche di Emmanuel Macron, che non è al governo di nessuna regione e dimostra che in 5 anni non è riuscita a radicarsi sul territorio.

I nostri elettori non sono andati a votare, chiedo una riscossa" per il secondo turno.

Lo ha dichiarato Marine Le Pen, che ha invitato i propri elettori a "non lasciarsi influenzare dai risultati del primo turno e a mobilitarsi per agguantare la vittoria di cui la Francia ha bisogno".

Il dato più clamoroso del primo turno - i ballottaggi sono in programma domenica prossima - è però quello dell'astensione, che secondo le previsioni si impenna a un livello record, fra il 66,1% e il 68,6%, secondo i vari istituti. Ha votato un francese su 3, un record negativo che ha stracciato il precedente, quello del 2010 che aveva visto alle urne nelle regionali il 53,67%. "E' particolarmente preoccupante", ha ammesso il ministro dell'Interno Gérald Darmanin.

In uscita dalla pandemia, con queste elezioni regionali rinviate di tre mesi per cercare di evitare un crollo della partecipazione, i francesi insomma bocciano ancora l'avventura lepenista e premiano la politica tradizionale, i partiti della destra neogollista e della gauche, che tornano a dominare il Paese. Necessità di riflessione anche per Macron, che vede la sua creatura, La République en Marche, al governo ma assente dal territorio. Per il presidente, l'impresa è ora rianimare il suo progetto per riuscire a rimanere all'Eliseo.

In quasi tutte le regioni sono in testa i candidati uscenti di un paese governato, a livello territoriale, da destra e sinistra tradizionale. La grande sorpresa sono indubbiamente i Républicains, che erano stati colpiti ad inizio campagna elettorale dalla fuga di Thierry Mariani, che si è presentato con il partito della Le Pen nella regione dove il Rassemblement National era dato per favorito (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e che è stato votato meno di Marion Maréchal, la nipote di Marine, 5 anni fa.

Il destino della regione tradizionalmente più favorevole ai Le Pen, quella di Marsiglia e Nizza, si deciderà domenica con il ballottaggio fra Mariani e l'uscente Musélier, con forti possibilità di convergenza di una sorte di fronte repubblicano sul candidato della destra moderata. Proprio Muselier e Xavier Bertrand, grande vincitore nelle Hauts-de-France, a nord di Parigi, dove ha letteralmente stracciato l'avversario del Rassemblement National (47% contro 23%) sono i due uomini che sembrano destinati a guidare i destini della destra nei prossimi mesi.

Un anno durante il quale potrebbe a sorpresa emergere la possibilità di un duello per l'Eliseo diverso da quanto ritenuto finora: non un bis del Macron-Le Pen del 2017, ma una sfida fra il presidente uscente e il rappresentante dei neogollisti, fra la 'nuova' politica del presidente e la 'vecchia' dei neogollisti. Per Marine Le Pen, che era sembrata molto fiduciosa negli ultimi giorni, con accenti trionfalistici durante le sue visite sul territorio, si profilano momenti difficili se sarà confermato il crollo di consensi del partito, che prenderebbe addirittura 10 punti in meno rispetto alle regionali del 2015. Un risultato in totale controtendenza con quanto ripetuto in questi giorni dai sondaggi. Già questa sera, i primi commenti degli analisti sono orientati verso il concetto di una "Le Pen non più inevitabile nella corsa all'Eliseo" e "un Macron azzoppato, che sarà probabilmente costretto a cominciare la lunga corsa per la rielezione con un consistente rimpasto di governo".

 

(Fonte: Ansa)

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Israele volta pagina, ma non cambia linea. Via al governo Bennett: "Non permetteremo all'Iran di avere armi nucleari"

Finita la lunga era di Benjamin Netanyahu che lascia il potere dopo 12 anni, ecco il nuovo esecutivo di larghissime intese che va dalla destra più intransigente al partito arabo. Il nuovo premier è Yamina Naftali Bennett, che ha ottenuto la fiducia dalla Knesset e ha subito avvertito Teheran, storico nemico regionale


La Knesset, il Parlamento israeliano, ha votato la fiducia al nuovo governo di Israele, che per i primi due anni sarà guidato dal leader di Yamina Naftali Bennett, e che defenestra Benjamin Netanyahu dopo 12 anni al potere.

Si apre dunque una nuova pagina in Israele, una "coalizione del cambiamento" composta da partiti di diverso orientamento ideologico uniti solo dal comune intento di defenestrare Netanyahu, il primo ministro più longevo della storia israeliana (15 anni al governo, di cui 12 consecutivi). Il nuovo governo sarà composto da otto partiti: Yamina, del premier Yair Lapid, Yesh Atid, New Hope, il partito laburista, Meretz, la lista Araba Unita, Kahol Lavan e Yisrael Beiteinu. 

"Israele non permetterà all'Iran di ottenere armi nucleari", aveva detto Bennett, parlando alla Knessett prima del voto. "Israele non è parte di alcun accordo internazionale sul nucleare iraniano e si riserverà il diritto di agire se necessario", ha aggiunto il leader di Yamina. Bennett ha aggiunto che il programma nucleare iraniano è giunto "a un punto critico" e che rinnovare l'accordo di Vienna è "un errore".

 

(Fonte: Agi)

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La città più vivibile al mondo? E' la neozelandese Auckland. Osaka al secondo posto, crolla Vienna, Damasco ultima

Aucland premiata "per il suo approccio vincente nel contenimento della pandemia di Covid-19, che ha consentito di mantenere le attività aperte". La capitale austriaca finisce dodicesima dopo aver guidato la classifica per anni. L'australiana Adelaide conquista il "bronzo". La pandemia ha danneggiato l'Europa, mentre guerre, violenza e povertà fanno la differenza in negativo per luoghi come Lagos, Algeri, Caracas e Tripoli


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Auckland è stata nominata città più vivibile al mondo nel 2021 nella classifica stilata dall'Intelligence Unit dell'Economist (Eiu).

La città della Nuova Zelanda si è aggiudicata il primato "per il suo approccio vincente nel contenimento della pandemia di Covid-19, che ha consentito di mantenere le attività aperte", spiega l'Eiu.

In seconda posizione si è collocata la città giapponese di Osaka, mentre la terza classificata è l'australiana Adelaide. Da notare che in quarta posizione si trova la capitale della Nuova Zelanda: Wellington.

"In tutto il mondo le città sono adesso molto meno vivibili di quanto lo erano prima della pandemia e abbiamo osservato che regioni come l'Europa sono state particolarmente colpite" dal Covid, sottolinea l'Eiu precisando che "le città europee sono andate particolarmente male nell'edizione di quest'anno".

Vienna, per esempio, è passata dal primo posto al dodicesimo. La capitale austriaca aveva guidato la classifica per diversi anni.

L'Eiu evidenzia che è stata la pandemia a modificare profondamente la classifica, danneggiando in particolar modo le città del Vecchio Continente. La capitale siriana, Damasco, rimane invece la città del mondo dove la vita è più difficile a causa della guerra civile che continua. Fra le altre città in basso alla classifica spiccano Lagos, Algeri, Caracas e Tripoli.

 

(Fonte: Agi)

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Macron preso a schiaffi, la Francia ora teme la violenza politica (VIDEO)

Spiacevole fuori programma per Emmanuel Macron che, come mostra un breve video che sta circolando sui social, è stato schiaffeggiato da un da un uomo che si è definito "anarchico". L'incidente è avvenuto durante il viaggio del presidente francese nel dipartimento della Drome, quando Macron si è avvicinato a piedi ad alcune persone che lo stavano salutando, all'uscita dalla scuola alberghiera di Tain-l'Hermitage, intorno alle 13.40. L'autenticità del video, in cui si sente chiaramente "abbasso Macron", è stata confermata dall'entourage del presidente francese - (VIDEO)


EMMANUEL MACRON PRESO A SCHIAFFI/ Video, intervengono le guardie del corpo  e...

Due persone sono state fermate oggi nella Drome, nel sud-est della Francia, dopo che il capo dello stato, Emmanuel Macron, è stato aggredito con uno schiaffo durante un bagno di folla. Il presidente è impegnato in questi giorni in una serie di visite in diverse regioni del Paese.

Ripreso da alcuni presenti e postato sui social network, l'accaduto è stato confermato dall'Eliseo. 

Da quanto si può vedere dal video che circola sul web, Macron - che era in visita a Tain-l'Hermitage ed era appena uscito da una scuola alberghiera - si stava allontanando dalla folla trattenuta dietro le barriere e stava per rientrare nell'automobile che lo attendeva.

Vedendo le persone che lo chiamavano, si è riavvicinato alle transenne e il primo uomo verso il quale si è diretto lo ha afferrato per il braccio e colpito con uno schiaffo (mano destra contro guancia sinistra).

E' immediatamente stato bloccato e posto in stato di fermo - insieme a una seconda persona a lui vicina - dagli uomini della sicurezza del presidente. Le immagini riprendono poi il presidente che si riavvicina alla folla per continuare a parlare con i presenti. Macron, ha fatto sapere l'Eliseo, ha poi continuato la visita.

"Lancio un appello a un risveglio repubblicano, ci riguarda tutti, ne va delle basi della nostra democrazia": lo ha detto, in Parlamento, subito dopo l'episodio dello schiaffo al presidente Emmanuel Macron, il premier francese, Jean Castex. Coinvolto ieri in una polemica per aver evocato gravi violenze nella settimana che precederà le presidenziali del 2022, Jean-Luc Melenchon, leader della sinistra radicale de 'La France Insoumise', è stato il primo a reagire: "Solidarietà al presidente. Ora cominciate a capire che i violenti passano all'azione?".

Il fatto è stato condannato anche da Marine Le Pen: "E' inammissibile che si attacchi fisicamente il presidente della Repubblica"

La leader del National Rally ha dichiarato: "E' inammissibile aggredire fisicamente il Presidente della Repubblica. E' inammissibile attaccare leader politici ma ancor di più contro il Presidente della Repubblica perché Presidente della Repubblica". "Possiamo combatterlo politicamente, ma non possiamo permetterci di avere il minimo gesto, la minima violenza contro di esso", dice ancora.

 

(Fonte: Adnkronos, Ansa)

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Il presidente della Bielorussia difende dirottamento del volo Ryanair, sfidando le pressioni dell'ovest

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko cita la minaccia di una bomba, dicendo "Abbiamo risposto adeguatamente alle informazioni ricevute"; I leader occidentali rispondono chiedendo il rilascio del dissidente che era in fuga


Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha difeso la sua gestione del dirottamento del volo Ryanair durante il fine settimana e ha accusato i leader occidentali di tentare di interferire negli affari del paese, accusandoli di aver oltrepassato le "linee rosse" nei loro attacchi all'ex stato sovietico.

Il leader bielorusso ha detto che il suo paese ha agito nel rispetto delle regole internazionali quando ha obbligato l'atterraggio, era in possesso di rapporti dei servizi segreti che riportavano la presenza di esplosivi a bordo e così facendo ha tentato di evitare una tragedia. Ha detto di aver agito legalmente per proteggere la vita delle persone. "Abbiamo risposto adeguatamente alle informazioni ricevute", ha detto oggi Lukashenko in un discorso ai parlamentari UE, questi i suoi primi commenti dall'incidente di domenica. "Come reagirebbero gli Stati Uniti in una situazione del genere alla luce della loro triste esperienza?"

I leader dell'Unione europea e degli Stati Uniti si sono affrettati a condannare l'atterraggio forzato dell'aereo, che trasportava il giornalista dissidente Roman Protasevich, successivamente arrestato e lunedì hanno deciso di imporre un nuovo ciclo di sanzioni alla Bielorussia e di vietare alle sue compagnie aeree di entrare nel spazio aereo e aeroporti della Bielorussia.

Bagagli dell'aereo Ryanair perquisiti dopo l'atterraggio forzato in Bielorussia

Bagagli dell'aereo Ryanair perquisiti dopo l'atterraggio forzato in Bielorussia Le autorità bielorusse hanno arrestato l'attivista Roman Protasevich a bordo dell'aereo Ryanair che stava volando dalla Grecia alla Lituania, dopo averlo dirottato su Minsk. L'amministratore delegato di Ryanair Michael O'Leary ha definito l'incidente "un caso di dirottamento sponsorizzato dallo stato", sollevando ulteriormente l'allarme dell'industria aeronautica globale sulla deviazione. 

I leader occidentali hanno chiesto il rilascio di Protasevich, che è diventato uno degli attori principali dietro un'ondata di proteste antigovernative lo scorso anno, sulla scia delle elezioni presidenziali bielorusse di agosto. Lukashenko ha affermato di aver vinto in maniera schiacciante, ma i funzionari occidentali hanno definito il voto né libero né equo. Gli oppositori chiedevano e chiedono le dimissioni del leader bielorusso, al potere dal 1994.

 

"Come avevamo previsto, i nostri nemici esterni e interni ai nostri confini, stanno cambiando i metodi di attacco allo stato", ha detto Lukashenko. "Hanno attraversato i confini del buon senso e della moralità umana". "Non appena l'aereo è atterrato a Minsk, le accuse in copia carbone dall'Occidente e i divieti di volo hanno iniziato a piovere. Il presunto avvertimento di una bomba sull'aereo, che stava volando da Atene, proveniva dalla Svizzera". Il Dipartimento federale degli affari esteri della Svizzera, ha risposto che le autorità svizzere non erano a conoscenza di una minaccia di bomba sul volo e non sono state in contatto con la Bielorussia in merito. 

Le autorità bielorusse a novembre hanno inserito il signor Protasevich in un elenco di persone coinvolte in attività terroristiche. Hanno anche avviato diversi procedimenti penali contro di lui per aver organizzato proteste illegali e sconvolto l'ordine sociale. Protasevich rispedito al mittente le accuse identificandole come come repressione politica. Subito il giorno dopo essere stato arrestato a Minsk, un video circolato su vari account di social media bielorussi, compresi quelli dell'opposizione, lo mostrava in una struttura di detenzione preventiva nella capitale bielorussa, mentre confessava di aver organizzato rivolte di massa. I suoi sostenitori e i genitori definiscono il video una perfetta montatura del governo, che in qualche modo deve aver obbligato Protasevich alla confessione. 

Il dirottamento dell'aereo ha sollevato interrogativi sulla legalità dell'atto. Il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha condannato la mossa come "un assalto scioccante all'aviazione civile e un attacco al diritto internazionale", questa rappresenta un pericolo per i voli civili ovunque".

Lukashenko in conferenza ha ribadito la fermezza del suo governo: “Lo stato che non soccomberà alla pressione ibrida e può continuare il suo lavoro. Faccio appello all'intera comunità mondiale: non ha senso scuotere la Bielorussia". In risposta il leader dell'opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya, che vive in esilio in Lituania, ha dichiarato oggi che si sta preparando una nuova fase di proteste antigovernative attive. "Non c'è più niente da aspettare: il terrore deve essere fermato una volta per tutte", ha detto in una dichiarazione.

Tempi difficili post pandemia, si prospettano per il governo e la popolazione bielorussa.

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Il 2 giugno si apre il Saint Petersburg International Economic Forum, la "Davos russa" con l'Italia protagonista. Ecco perché è così importante

La politica economica internazionale russa, i mercati emergenti, gli equilibri globali, con un importante partecipazione dell'Italia. L'appuntamento con il Saint Petersburg International Economic Forum nella prima settimana di giugno assume un rilievo particolare nell'ottica dell'uscita dalla crisi pandemica. Attesa per l'intervento di Putin


Quest'anno dal 2 a 5 giugno a San Pietroburgo si terrà la 15esima edizione del Saint Petersburg International Economic Forum (SPIEF’21), che tutti conoscono ormai come la "Davos russa". Si tratta di una piattaforma di scambio per i rappresentanti dei circoli d'affari in cui avviene la discussione delle questioni economiche di maggiore rilevanza per la Russia, i mercati emergenti e l’economia mondiale in generale.


L’anno scorso il Forum, a causa della pandemia, si è svolto online, mentre quest'anno a San-Pietroburgo arriveranno delegazioni di almeno 8000 ospiti provenienti da oltre 140 paesi, Italia compresa.


Per l'occasione un ospite speciale di Forum sarà la delegazione della Puglia, mentre nel SPIEF 2019 questo ruolo era stato dedicato alle delegazioni di Genova e Regione Liguria, guidate dal sindaco Bucci ed dal governatore Toti. All'appuntamento di due anni fa non era mancata nemmeno la presenza del Teatro Carlo Felice.


Nell’ambito di SPIEF’19 erano stati siglati accordi importanti tra Ansaldo e Gazprom, Banca Intesa e Gazprom, Pirelli e Fondo di Investimenti Diretti Russo (quello che adesso promuove il vaccino Sputnik V nel mondo) ed altri.

Per quanto riguarda il prossimo appuntamento manifestazione sono già in programma due tavole rotonde tutte italiane: "Possibilità di sviluppo di collaborazione italo-russa economica e finanziaria dopo la pandemia” e “L’arte dell'innovazione strada facendo verso economia circolare”.


Il programma culturale prevede una performance del Teatro Petruzzelli di Bari e la mostra di pittura italiana da collezione di Banca Intesa a Palazzo degli Tzar Ermitage. Per l'aspetto gastronomico sarà a disposizione degli ospiti il ristorante “Stella d’Italia” con uno chef pugliese.

Si tratta di un evento dall'’importanza particolare anche perché tutti aspettano l'intervento del Presidente Vladimir Putin, che ormai per tradizione contiene una sorta di programma e vettore annuale per la politica economica internazionale russa.

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Spagna, finisce lo stato d'allarme per il Covid: via il coprifuoco e libertà di movimento tra le regioni. Festa e polemiche a Madrid e Barcellona

Restano in vigore alcune restrizioni per i locali e l'obbligo di mascherina, ma il peggio è passato. Fanno discutere gli eccessi della movida. Nella capitale la polizia ha dovuto fare 450 interventi, in Catalogna il direttore dei Mossos d'Esquadra ha parlato di '"irresponsabilità" da parte di una minoranza "non solidale"


Covid, in Spagna revocato lo stato di emergenza: via il coprifuoco e le  restrizioni. FOTO | Sky TG24

Alla mezzanotte gli spagnoli hanno festeggiato la fine dello stato d'allarme dichiarato dal governo il 14 marzo 2020 per contenere l'epidemia di Covid-19. Restano in vigore l'obbligo di mascherina e la limitazione dei capienza e gli orari nei locali pubblici, dai musei ai bar, dalle chiese ai teatri.

Ma a Madrid è stata festa grande come se tutto fosse tornato prima del Covid: appena passata la mezzanotte, migliaia di giovani sono scesi in piazza per festeggiare, molti senza la mascherina e senza rispettare la distanza di sicurezza, hanno formato assembramenti e calche. Nella capitale la polizia ha dovuto fare 450 interventi: migliaia di giovani erano nelle strada e nelle piazze, per bere alcool e festeggiare e gli agenti non sono riusciti a rimuovere gli assembramenti a Puerta del Sol.  

Clima euforico, per la fine dei 15 mesi di stato di allerta, anche a Barcellona. Il direttore dei Mossos d'Esquadra, Pere Ferrer, ha parlato di '"irresponsabilità" da parte di una minoranza "non solidale": "Il rischio non è essere multati, ma essere contagiati e che tu contagi altre persone". Ferrer ha parlato di scene "molto preoccupanti" registrate in in una trentina di punti della capitale catalana.

 

(Fonte: Agi)

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Voto in Gran Bretagna, i Conservatori di Johnson verso la vittoria. Disfatta laburista ovunque con l'umiliazione di Hartlepool, ex roccaforte rossa nel Nord dell'Inghilterra

Elezioni amministrative ne Regno Unito: i primi risultati danno i Tory in forte vantaggio sul Labour, che sta subendo pesanti sconfitte. Simbolico anche l'esito delle suppletive per lo storico collegio della sinistra, in cui il partito del premier ha strappato ai rivali il seggio alla Camera dei Comuni dopo oltre secolo. Attesa per la Scozia, dove torna fortemente di attualità il tema dell'indipendenza


 

Boris Johnson esulta per i primi risultati del voto di ieri in Gran Bretagna, con la trionfale vittoria Tory nelle suppletive dello storico collegio laburista inglese di Hartlepool (unico seggio nazionale in palio alla Camera dei Comuni), ma anche per l'avanzata complessiva in Inghilterra del suo partito dopo lo spoglio di 20 consigli locali su 143. Sono dati "molto incoraggianti" per noi, ha commentato il premier: "le nostre priorità di governo, sul rilancio del dopo pandemia, sono le priorità della gente". Caos invece nel Labour, dove si parla di disfatta e la sinistra interna rimette in discussione la leadership di Keir Starmer. 

Il suo Partito Conservatore ha infatti strappato dopo 57 anni il collegio di Hartlepool (nell'ex 'muro rosso' del nord Inghilterra) al Labour, che ha appena riconosciuto la batosta, eleggendo deputata Jill Mortimer alla Camera dei Comuni nell'unico voto suppletivo nazionale.

Quanto alle amministrative, assegnati finora seggi in una dozzina di consigli locali inglesi su 143, mentre s'attende entro domani l'esito del cruciale voto di Scozia e Galles e per il sindaco di Londra. 

La proclamazione di Mortimer è attesa a minuti, ma il ministro ombra laburista dei Trasporti, Jim McMahon, ha già ammesso la sconfitta, che si profila netta e umiliante in un territorio considerato blindato per i laburisti da mezzo secolo. E intanto i conservatori locali hanno innalzato davanti agli uffici elettorali di Hartlepool un grande pupazzo gonfiabile raffigurante Boris Johnson, con i pollici all'insù in segno di vittoria.

Una vittoria "davvero storica" l'ha definita Jill Mortimer, la conservatrice appena eletta nella circoscrizione di Hartlepool. "Sono immensamente orgogliosa di essere la prima parlamentare Tory eletta ad Hartlepool da 57 anni", ha detto parlando dopo il primo clamoroso risultato di questa importante tornata elettorale nel Regno Unito. "non solo - ha aggiunto - sono la prima donna mai eletta parlamentare in questa città. è davvero un risultato storico". Quindi ha concluso: "Il Labour ha dato per scontate le persone di Hartlepool per troppo tempo. L'ho sentito ripetere infinite volte e la gente ne ha abbastanza. Con questo risultato, adesso, il popolo ha parlato e ha detto chiaramente che è tempo di cambiamento". 

Negativi per il Labour anche i primissimi risultati amministrativi di alcuni consigli locali inglesi, dove al momento risultano assegnati oltre un centinaio di seggi di consigliere al maggiore partito britannico d'opposizione e poco meno al partito del premier: ma con il primo in calo e il secondo in ascesa come conferma la conquista Tory dei consigli di Redditch e di Nuneaton & Bedworth, nelle Midlands, e di quello di Harlow, nell'Essex, pure sottratto al Labour che conferma inoltri pesanti perdite un po' in tutto il nord-est post-industriale. "Gli elettori non sono tornati a credere ancora in noi", ha commentato un'altra fonte laburista, cercando di scaricare almeno in parte la responsabilità di questo scenario negativo iniziale sull'eredità dell'ex leader radicale Jeremy Corbyn (uscito di scena dopo la disfatta alle politiche di fine 2019) e di esonerare invece l'attuale leader, il più moderato ma grigio Keir Starmer. 

 

(Fonte: Ansa)

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