updated 2:32 PM UTC, Apr 11, 2021

Economia e pandemia, mentre milioni di persone annaspano c'è chi diventa sempre ricco. Comanda Bezos, padrone di Amazon. Ecco la lista

Nel 2021 nel mondo il numero dei mega ricchi è aumentato: ora sono 2.755 e valgono complessivamente 13.100 miliardi, 8mila in più rispetto a 12 mesi fa. Usa e Cina in testa alla classifica dei Paperoni. L'italiano con più soldi? Non vive in Italia...


Per il potere e la ricchezza bisogna combattere ogni giorno - IlGiornale.it

Dopo un anno di pandemia aumentano i super miliardari nel mondo, segnando un nuovo record: nel 2021 il numero dei  "paperoni" è 2.755, ovvero 660 in più rispetto al 2020. Complessivamente valgono 13.100 miliardi, 8.000 in più del 2020. E' quanto emerge dalla 35ma classifica annuale dei mega ricchi di ForbesJeff Bezos, il patron di Amazon, si conferma primo, per il quarto anno consecutivo, con una fortuna di 177 miliardi di dollari. 

Sul podio Elon Musk, balzato al secondo posto, con 151 miliardi di dollari, grazie all'aumento del valore delle azioni di Tesla. Terzo il re del lusso Bernard Arnault (LVMH, Moët Hennessy Louis Vuitton) con 150 miliardi. Seguono Bill Gates (Microsoft) con 124 miliardi e Mark Zuckerberg (Facebook) con 97 miliardi. Trump ha perso quasi 300 posti, passando da 3,5 miliardi di dollari a "solo" 2,4 miliardi. Gli Stati Uniti sono il Paese più presente in lista, con 724 miliardari, seguiti dalla Cina (inclusi Hong Kong e Macao) con 698. 

Tra i primi cento solo un italiano: Leonardo Del Vecchio (Luxottica) che con un patrimonio stimato di 25,8 miliardi si colloca al 62esimo posto. Poi, bisogna scendere al 256esimo posto per trovare Massimiliana Landini Aleotti e famiglia (Menarini), con 9,1 miliardi. Giorgio Armani è 323esimo con 7,7 miliardi, Silvio Berlusconi 327esimo con 7,6 miliardi.

Discorso a parte per Giovanni Ferrero. Il patron della Nutella, con un patrimonio di 35,1 miliardi di dollari, sarebbe  l’italiano più ricco al mondo, ma è classificato come la persona più ricca del Belgio, avendo residenza lì.

 

(Fonte: tgcom24)

Ue-Russia, è gelo totale. Lavrov: "Non ci sono più rapporti". Mosca rafforza l'asse con la Cina mentre resta alta la tensione con gli Usa

Parla il ministro degli Esteri russo: "L'intera struttura di queste relazioni è stata distrutta da decisioni unilaterali di Bruxelles". Sul fronte dello scontro con la Casa Bianca non c'è stato alcun chiarimento tra Putin e Biden. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: "Nessuna disponibilità da parte degli Stati Uniti". E sulla valigetta nucleare: "Il presidente ha sempre tutto con sé"


Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha fatto il punto sullo stato delle relazioni con la Ue. "Con l'Unione europea non ci sono rapporti come organizzazione, l'intera struttura di queste relazioni è stata distrutta da decisioni unilaterali di Bruxelles - ha detto -. Se e quando Bruxelles riterrà possibile eliminare questa anomalia, allora la Federazione russa sarà pronta".

La Russia guarda a Oriente - Lavrov ha parlato nel corso di una conferenza stampa congiunta con il suo omologo cinese Wang Yi, al termine dell'incontro di due giorni tenuto a Guilin, nel Guangxi. Il ministro degli Esteri russo ha parlato di Mosca come del "più grande vicino" dell'Europa per cui "se e quando sarà ritenuto opportuno dagli europei eliminare questa anomalia" di rapporti diplomatici, "saremo pronti a costruire queste relazioni sulla base della parità di diritti e della ricerca di un equilibrio di interessi. Non ci sono cambiamenti sul fronte occidentale, a mio avviso, abbiamo un'agenda molto intensa sul fronte orientale, che diventa ogni anno più ricca", ha detto. 

Le tensioni con gli Usa - La Russia deve fare i conti anche con le tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti, dopo le parole poco concilianti che si sono rivolti Putin e Biden. Nella giornata di lunedì, da Mosca non sono arrivati segnali di distensione. Prima il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva spiegato che non era in programma nessun contatto tra Putin e il presidente Usa poiché non vi è "nessuna disponibilità da parte degli Usa". Poi lo stesso Peskov, in riferimento alla "valigetta nucleare", ha ribadito che "Putin ha sempre con sé gli strumenti di comunicazione necessari, compresi quelli strategici, ovunque si trovi". 

 

(Fonte: Tgcom24)

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Trump tornerà sui social con una sua piattaforma. Così The Don vuole beffare le big tech che lo hanno bandito

L'annuncio di Jason Miller, consigliere dell'ex presidente americano: "Ci sono molte società interessate. Sarà qualcosa di grande"


Donald Trump, bandito da Twitter da gennaio, farà il suo ritorno sui social media entro tre mesi con "una sua piattaforma": lo ha annunciato un consigliere dell'ex presidente americano. "Penso che vedremo il presidente Trump tornare sui social media probabilmente in due o tre mesi con la sua propria piattaforma", ha detto Jason Miller su Fox News. Il consigliere non ha voluto fornire ulteriori dettagli sui contorni di questa "piattaforma", riferendosi solo a numerosi incontri a Mar-a-Lago, la residenza del miliardario repubblicano in Florida.

"Molte società in pista"

"Non è solo una società che si è avvicinata al presidente, ci sono molte società" e "questa nuova piattaforma sarà qualcosa di grande, tutti la vogliono, porterà milioni e milioni, decine di milioni di abbonati a questa nuova piattaforma", ha ulteriormente assicurato. Twitter, che è stato, in campagna elettorale e durante la sua amministrazione, il principale strumento di comunicazione di Trump, ha cancellato l'account @realDonaldTrump e i suoi 88 milioni di iscritti dopo l'assalto dei suoi sostenitori, il 6 gennaio, al Campidoglio.

Le messe al bando

L'ex presidente, che ha lasciato la Casa Bianca il 20 gennaio, è stato anche temporaneamente o permanentemente bandito dalla maggior parte delle altre principali reti sociali o piattaforme internet, tra cui Facebook, Instagram, Youtube o Snapchat. Da allora, l'uomo i cui messaggi hanno spesso scosso la vita politica americana negli ultimi anni e' molto meno udibile, anche se rimane molto influente all'interno del partito repubblicano e non esclude di correre di nuovo per la presidenza nel 2024.

 

(Fonte: Agi)

Putin replica a Biden: "Gli auguro buona salute. Collaborare ancora con gli Usa? Solo alle nostre condizioni"

Il presidente americano aveva risposto affermativamente alla domanda se il capo del Cremlino fosse un "assassino". La crisi diplomatica generata dalle affermazioni del nuovo inquilino della Casa Bianca - e che ha già portato al richiamo dell'ambasciatore russo a Washington per consultazioni - rischia di acuire il divario tra i due Paesi


Joe Biden e Vladimir Putin: torna il gelo tra Usa e Russia

Joe Biden accusa Vladimir Putin e lo definisce un assassino. La risposta? "Stia bene". Rapporti sempre più tesi tra Russia e Stati Uniti dopo che il presidente Biden ha definito ieri Putin "un killer" e ha affermato che la Russia "pagherà un prezzo" per le interferenze nelle elezioni Usa. "Una risposta a Biden? Gli direi, 'stia bene. Le auguro buona salute! Lo dico senza ironia, senza scherzare", ha affermato oggi Putin.

Mentre "molto male" è stato il commento secco del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, a chi gli chiedeva un commento alle parole di Biden. "Mi tratterrò dal rilasciare un commento articolato - ha detto il portavoce secondo quanto riporta il sito della Tass - dirò una sola cosa: queste sono parole molto negative da parte di un presidente degli Stati Uniti".

Il richiamo dell'ambasciatore "per il tempo necessario"

Già ieri Mosca aveva reagito con il richiamo dell'ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov, per "consultazioni". "Quanto dureranno? Esattamente il tempo necessario per le consultazioni stesse", ha fatto sapere oggi la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova. "Le consultazioni - ha chiarito - non si terranno solo al ministero degli Esteri, ma anche in varie agenzie governative".

"Gli Usa si scusino o non finirà qui"

"Ho il sospetto che non finirà qui se gli Usa non daranno spiegazioni e non si scuseranno", ha scritto in un post su Faceboook il vice presidente del Consiglio della Federazione russa, la camera alta del Parlamento, Konstantin Kosachev. "Simili dichiarazioni non possono essere tollerate in nessuna circostanza e porteranno inevitabilmente a un aumento delle tensioni tra i nostri Paesi. Il richiamo dell'ambasciatore negli Usa per consultazioni - ha scritto Kosachev - è una risposta immediata, adeguata e l'unica ragionevole in una situazione del genere".

Tutto era gelato anche il rumore » Pensalibero.it

L'analista: "Così Biden colpisce la politica estera di Trump"

Le aspre accuse mosse a Vladimir Putin dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, dimostrano la volontà di "marcare il cambio di approccio rispetto a Donald Trump anche nel campo della politica estera, colpendone uno dei tratti più controversi, ovvero l'apertura alla Russia, che era stata pensata anche in chiave anti-cinese", spiega in un'intervista all'Adnkronos Germano Dottori, consigliere scientifico di Limes. "Biden ha fatto la stessa cosa anche in politica interna", emanando già nella prima settimana del suo mandato decine di ordini esecutivi per smantellare alcune delle misure "meno gradite" varate da Trump, sottolinea Dottori, secondo cui il nuovo capo di Stato americano vuole dimostrare che l'ex presidente è stato "un'anomalia rispetto alla tradizione wilsoniana della politica americana, che è condivisa anche dalla destra neoconservatrice".

Quanto alle conseguenze a breve-medio termine delle dichiarazioni di Biden, "in politica estera le parole sono pietre", sottolinea, ed il presidente "sta negando legittimità politica agli interlocutori esteri che non gradisce. Diventerà più difficile sedersi al tavolo con i russi, questo è praticamente certo - dichiara Dottori - Peraltro, rispetto ad altri conclamati killer si osserva maggiore indulgenza. Il presidente afghano Ghani, ad esempio, viene sollecitato a reintegrare i Talebani nel governo del suo Paese. Si punta anche ad un negoziato con il regime di Teheran, che pure ha soffocato nel sangue le proteste dei giovani che chiedevano più libertà". Secondo il consigliere scientifico di Limes, Biden ha voluto reagire a quanto emerso a proposito del sostegno dato dai russi a Trump lo scorso autunno. "È del tutto legittimo, poiché l'America ha tutto il diritto di proteggere la propria sovranità, se la ritiene minacciata. Ma qui pare esserci anche dell'altro - conclude - Dal momento che Trump non è uscito di scena, ma agisce da capo dell'opposizione, è forte la sensazione che Biden stia attaccando tutti coloro che ritiene vicini al proprio predecessore, circostanza che non mancherà di complicare la gestione della politica estera statunitense".

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"Putin assassino": Biden riapre la Guerra fredda. Mosca furiosa: "Un attacco alla Russia"

Il presidente degli Stati Uniti nel corso di un'intervista si scaglia contro il capo del Cremlino accusato anche di aver cercato di interferire nelle elezioni americane del 2020: "Pagherà un prezzo". La replica arriva dal Presidente della Duma di Stato, Vyacheslav Volodin: "Ha insultato i cittadini del nostro Paese con la sua dichiarazione"


Il pericoloso delirio di Joe Biden: «Putin è un assassino. Pagherà un  prezzo molto alto» - Secolo d'Italia

Lei pensa che Vladimir Putin sia un assassino? "Sì". Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha risposto così ad una domanda specifica nell'intervista a Good Morning America. E le parole del numero uno Usa scatenano la dura reazione di Mosca, che parla di "attacco alla Russia".

Putin, ha aggiunto Biden, "pagherà un prezzo" per aver cercato di interferire anche nelle elezioni del 2020. Il presidente americano ha commentato il rapporto di intelligence appena declassificato secondo il quale Putin avrebbe diretto la campagna di disinformazione russa tesa a colpire l'allora candidato democratico. Ed alla domanda di George Stephanopoulos su quali saranno le conseguenze, il presidente ha risposto: "lo vedrete a breve".

Nell'intervista Biden ha fatto riferimento al colloquio telefonico avuto con il presidente russo dopo il suo insediamento, durante il quale lo ha confrontato sulla questione delle interferenze elettorali e sulla vice da di Aleskey Navalny. "Abbiamo avuto un lungo colloquio, lo conosco relativamente bene - ha detto Biden, che ha avuto rapporti con Putin quando era vice presidente di Barack Obama - e la nostra conversazione è iniziata così: 'Io ti conosco e tu mi conosci, se stabilisco che questo è successo, allora preparati'".

Biden, comunque, ha sottolineato che Washington può "camminare e masticare il chewing gum" allo stesso tempo, intendendo che pur adottando misure nei confronti di Mosca, manterrà "spazio per lavorare insieme dove ci sono aree di reciproco interesse", come il rinnovo dell'accordo Start sul nucleare.

La conferma delle nuove interferenze elettorali di Mosca è arrivata con il rapporto pubblicato nei giorni scorsi dall'Office of Director of National Intelligence, in cui si afferma che sia la Russia che l'Iran hanno cercato di interferire, anche se non ci sono prove che abbiano cercato di cambiare i risultati elettorali. Anche la Cina aveva valutato un'operazione di disinformazione, ma poi avrebbe rinunciato.

Il rapporto è un diretto atto d'accusa a Putin: "Abbiamo stabilito - si legge nel documento - che il presidente russo ha autorizzato e diverse agenzie governative condotto un'operazione di influenza tesa a minare la candidatura del presidente Biden e il partito democratico, sostenendo l'ex presidente Trump, minando la fiducia pubblica nel processo elettorale ed esacerbando le divisioni negli Stati Uniti".

Il rapporto evidenza poi delle differenze rispetto al 2016, dal momento questa volta "non si è assistito ad un persistente tentativo russo di violare le infrastrutture informatiche elettorali americane". Ma l'operazione ha visto il coinvolgimento di individui legati all'intelligence russa che passato disinformazione a persone vicine a Trump ed ai media.

La replica di Mosca: "Un attacco alla Russia"

Putin e il dubbio della Merkel

Le parole del Presidente degli Stati Uniti Biden costituiscono "un attacco alla Russia", ha dichiarato il Presidente della Duma di Stato, Vyacheslav Volodin. Il contenuto dell'intervista, ha aggiunto, è frutto di "isteria provocata dalla debolezza". "Biden ha insultato i cittadini del nostro Paese con la sua dichiarazione", ha scritto Volodin sul suo canale Telegram. "Putin è il nostro Presidente e gli attacchi contro di lui sono attacchi contro il nostro Paese", ha aggiunto.

Per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, le accuse degli Stati Uniti sulla presunta interferenza nelle elezioni presidenziali del 2020, "sono prive di fondamento, di prove e sono sbagliate".

"Non siamo d'accordo con le conclusioni dell'Intelligence nazionale Usa sul nostro Paese. La Russia non ha interferito nelle elezioni precedenti e non lo ha fatto in quelle del 2020 a cui fa riferimento il rapporto. La Russia non è coinvolta in campagne contro alcuno dei candidati", ha aggiunto Peskov.

"In generale, possiamo ancora una volta esprimere rincrescimento per tali accuse, che sono ben lontane dall'essere sostanziali, e sono usate come scusa per introdurre la questione di nuove sanzioni contro il nostro Paese". Queste accuse inoltre "danneggiano le relazioni bilaterali già sofferenti e scoraggiano gli sforzi politici per uscire da questa impasse", ha concluso Peskov prima della diffusione del contenuto dell'intervista di Joe Biden alla Abc.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Twitter fa causa al Texas: "Fa rappresaglie per la sospensione di Trump"

Ken Paxton, procuratore generale dello Stato del Sud a guida repubblicana, aveva avviato un'inchiesta contro le Big Tech accusate di silenziare le persone dalle posizioni sgradite, a partire dall'ex presidente


Ken Paxton – CBS Dallas / Fort Worth

Twitter ha fatto causa all'attorney general del Texas, Ken Paxton, che ha avviato un'inchiesta sulle politiche usate dai social media per controllare e moderare i loro contenuti. Nel ricorso il social media, afferma che Paxton ha abusato dei suoi poteri per condurre quella che viene definita "una rappresaglia" contro la decisione di Twitter di sospendere in modo definitivo Donald Trump dalla sua piattaforma.

"Twitter chiede che si impedisca all'attorney generale Paxton di abusare in modo illegale della sua autorità per intimidire, molestare, e prendere di mira la società che esercita i diritti del primo emendamento", si legge nel ricorso. In effetti l'indagine di Paxton, che coinvolge anche Google, Facebook, Amazon e Apple, è stata avviata il 13 gennaio, cinque giorni dopo la sospensione di Trump dalle piattaforme in seguito dell'attacco al Congresso da parte dei suoi sostenitori.

Lo stesso Paxton aveva ammesso che all'origine della sua inchiesta vi fosse quella che "appariva come coordinata sospensione del presidente degli Stati Uniti e di altre voci di leader" che avrebbe avuto come effetto "il silenziamento completo delle persone le cui convinzioni politiche non si allineano con quelle dei leader di Big Tech".

 

(Fonte: Adnkronos)

Ibra da Sanremo le canta ancora a LeBron: "La politica divide il mondo, gli atleti facciano gli atleti" (VIDEO)

"Noi atleti uniamo il mondo, la politica divide il mondo”. Zlatan Ibrahimovic, ospite fisso del Festival di Sanremo al via stasera, in conferenza stampa torna sul botta e risposta polemico che lo ha visto protagonista con LeBron James, campione Nba dei L.A. Lakers al quale aveva chiesto di interrompere il suo attivismo. “Gli atleti devono fare gli atleti, i politici devono fare politici - spiega -. Nel mio sport ci sono atleti da tutto il mondo e tutti sono benvenuti. Non siamo bravi in altre cose: questo voleva essere il mio messaggio. Nessuno puntava a razzismo"


Zlatan Ibrahimovic, intervenuto oggi in conferenza stampa a poche ore dalla prima serata del Festival di Sanremo, ha commentato così la polemica con LeBron James: "Il razzismo e la politica sono due cose diverse. Noi atleti uniamo il mondo, la politica divide il mondo. Tutti sono benvenuti, non c'entra niente da dove arrivi, noi facciamo quello che facciamo per riunire, le altre cose non le facciamo perché non siamo bravi, se no facevo politica. Questo è il mio messaggio. Gli atleti devono fare gli atleti, i politici devono fare i politici. Le polemiche? Non penso tanto, quelli che mi conoscono sanno che sono un professionista e non devo dire che arrivo primo o ultimo. Mi devono vedere come un esempio. Quando faccio il mio calcio sono molto concentrato su questa cosa, il mio obiettivo col Milan è quello di aiutare. Voglio dare tanto all'Italia per quello che mi ha dato, per tanti anni, e non solo nel calcio. Mi è arrivata l'opportunità di fare il Festival di Sanremo e mi hanno detto che è la cosa più grande che c'è in Italia, e allora lo facciamo". 

Trump è sempre Trump: ruggisce dalla "sua" Florida e rimane padrone del Partito repubblicano. Con l'astro nascente DeSantis verso il 2024?

"Vi sono mancato?". Ha aperto così Donald Trump il suo primo discorso da ex presidente. Lo ha fatto dall'amata Florida, al fianco del governatore Ron DeSantis, italo americano, volto nuovo in ascesa nel fronte conservatore. La sfida a Joe Biden ("Il primo mese più disastroso della storia") è lanciata, per le elezioni di medio termine e per la Casa Bianca tra quattro anni, magari con un ticket proprio insieme al quotato leader del Sunshine State. Intanto non molla le redini del Gop, la cui base è sempre con lui. Un bell'articolo dell'Agi sui propositi di rivincita dell'uomo più discusso d'America


Supporters cheer and wave as former president Donald Trump is introduced at the Conservative Political Action Conference (CPAC) Sunday, Feb. 28, 2021, in Orlando, Fla. (AP Photo/John Raoux)

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Fa la lista nera dei nemici del partito, non arretra di un millimetro sulle elezioni truccate. Attacca l'avversario come un ariete, promette la remuntada nel voto del 2022 e la conquista della Casa Bianca per il Grand Old Party nel 2024 ("Mi chiedo chi ci andrà"). Non scende ufficialmente in campo, ma nel partito repubblicano resta l'unico giocatore in grado di vincere ancora. L'aria che tira è tutta riassunta nel sondaggio fatto dagli elettori conservatori presenti a Orlando alla convention Cpac: la stragrande maggioranza sta con lui, e in fondo è una non notizia.

 La notizia, invece, è Trump in grande spolvero, tutt'altro che disposto a sotterrare l'ascia di guerra, disposto a lasciare libero il campo a una nuova leadership, perché ha davanti due opzioni: o il candidato alle elezioni del 2024 è lui o lo sceglierà lui. È la dura legge del consenso, e ancora una volta la prova della piazza (materiale e virtuale) premia Trump. Lo ha ricordato lui stesso quando ha snocciolato i 75 milioni di voti "conquistati dall'incumbent".

Non ha mai concesso davvero la vittoria a Joe Biden, impensabile che lo facesse nella "sua" Florida. Dunque: "Le elezioni sono truccate", e naturalmente "ho vinto io", con urgenza "bisogna riscrivere le leggi elettorali e proteggere il voto perché i dem hanno usato la scusa del Covid per cambiare le regole in corsa" e "la Corte Suprema" é stata codarda.

E' sempre Trump, sempre sotto e sopra le righe. Non lo nasconde, rivendica il suo essere politicamente scorretto ("Oh sentirete molto altro ancora") quando parla della difesa dei record delle donne nello sport minacciati dalla presenza dei transgender, con il benestare di Joe Biden.

Trump tocca tutti i tasti ideali dei conservatori americani, è una cosa che sa fare bene, è la leadership che si esprime nel suo terreno ideale, fa orrore ai democratici, ma questo non sposta di una virgola il copione: folla, applausi, "we love you" e la playlist dei MAGA rally con il siparietto finale sulle note "YMCA".

Sopra e sotto, c'è la battaglia per le elezioni di medio termine che è già iniziata. L'avviso a Biden è che le speranze di dividere i repubblicani sono minime, l'avvertimento agli avversari interni è che la loro rielezione passa per il detto e non detto di The Donald. Quando fa l'elenco dei nemici del Gop, scandisce i nomi con precisione chirurgica, li accusa di tradimento, di intelligenza con il nemico democratico ("bisogna liberarsene"). Sei con me e sei eletto, sei contro di me e vai a casa ("Il mio endorsement è un potente strumento politico").

Tutto il resto è la Santa Barbara del trumpismo: il Green New Deal della sinistra "è ridicolo", i prezzi della benzina "saliranno alle stelle", "America First diventa America Last", l'apertura delle frontiere favorirà il terrorismo, il futuro dei giovani "è stato venduto al sindacato degli insegnanti". Pizzica le corde del Gop sull'amore per l'America e per la bandiera, sulla lotta contro il monopolio del Big Tech e contro la censura delle voci repubblicane, la difesa del Secondo emendamento, il diritto a portare armi.

Il primo mese di Biden nel racconto di Trump è un'impresa da guinness dei fiaschi politici ("Il più disastroso della storia"). Trump, naturalmente, ha l'iperbole incorporata nel ciuffo più giallo che biondo, ma proprio per questo da non sottovalutare. Il suo più grande avversario tra i democratici, il governatore di New York Chris Cuomo, è in difficolta, è rimasto impigliato nelle accuse di sessismo al punto da fare una dichiarazione di scuse proprio durante lo show di Trump, il sindaco di New York Bill De Blasio è contestato dai circoli dem della Grande Mela per la gestione dei lockdown, Chuck Schumer ha una leadership traballante.

Resta salda la navigatissima Nancy Pelosi, ma il gruppo progressista è a dir poco effervescente e ha chiesto alla Casa Bianca spiegazioni sul bombardamento del Pentagono in Siria. L'amministrazione Biden può vantare una campagna di vaccinazione galoppante, ma anche qui Trump sfodera le frecce per il suo arco: "Ho investito miliardi nei vaccini, con quello di Johnson & Johnson ne abbiamo tre e la produzione è merito mio", Biden "sta solo attuando il mio piano".

Segnali dal futuro? Intanto l'emersione ormai chiara dell'italo americano Ron DeSantis, come nuova star dei repubblicani, il governatore della Florida ha tenuto botta durante il Covid, non ha chiuso, con il lockdown duro le attività economiche, ha applicato una ricetta fatta di conservatorismo e pragmatismo, e oggi appare il numero due dopo Trump nel Gop. Tutto questo a molti fa pensare a un ticket Trump-DeSantis per il 2024, e forse dopo la performance di Trump a Orlando non è un'ipotesi non troppo lontana dalla realtà.

Entrambi vengono dal Sunshine State, sono aperturisti, contro l'establishment washingtoniano del partito, amati dalla base che ha in Rush Limbaugh (il conduttore radiofonico scomparso qualche giorno fa) un suo riferimento culturale. Altri bagliori dal domani? Una manovra chiara di Trump per assicurarsi il controllo totale del Gop: "Non farò un nuovo partito, è fake news. C'è il Gop, sarà unito e più forte che mai".

Il solco è già tracciato: elezioni nel 2022 e poi, nel caso di un ribaltone alla Camera e al Senato, la strambata di nuovo verso la Casa Bianca tra quattro anni. Le primarie? Per ora sono una formalità. In fondo, il nuovo inizio dei repubblicani ha un titolo, la frase con cui Trump ha aperto il suo primo discorso da ex presidente: "Vi sono mancato?".

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