updated 11:20 AM UTC, Sep 24, 2021

Vladimir Putin parla di una nuova Europa unita, "Essere aperti nonostante il passato"

  • Scritto da Zonca2021
  • Pubblicato in Esteri

Il 22 giugno 1941, esattamente 80 anni fa, i nazisti, dopo aver conquistato quasi tutta l'Europa, attaccarono l'URSS.  Per il popolo sovietico iniziò la Grande Guerra Patriottica, la più sanguinosa nella storia del paese. Morirono decine di milioni di persone e il potenziale economico culturale subì danni enormi.


Il settimanale tedesco Die Zeit ha dato ampio spazio in un'articolo alla lettera che il presidente russo Vladimir Putin, ha indirizzato a tutti gli stati europei, per ricordare quei tragici momenti, ma principalmente per lanciare la proposta di creare insieme una nuova Europa.

"Siamo orgogliosi del coraggio e della resilienza degli eroi dell'Armata Rossa e dei lavoratori del fronte interno, che non solo hanno difeso l'indipendenza e la dignità della Patria, ma hanno anche salvato l'Europa e il mondo dalla schiavitù. La verità è che il soldato sovietico è riuscito a entrare poi in Germania non per vendicarsi, ma per bloccare una terribile ideologia. La memoria degli eroi che hanno combattuto contro il nazismo è per noi sacra. Ricordiamo con gratitudine gli alleati nella coalizione antihitleriana, i membri della Resistenza e gli antifascisti tedeschi che hanno assecondato la Vittoria comune.

Sopravvissuti agli orrori della guerra mondiale, i popoli d'Europa hanno saputo superare l'alienazione e ripristinare la fiducia e il rispetto reciproci, hanno intrapreso un percorso d'integrazione per tracciare la linea finale sotto le tragedie europee della prima metà dell'ultimo secolo. E voglio sottolineare in particolare che la riconciliazione storica del nostro popolo e dei tedeschi che vivevano sia nell'est che nell'ovest dell'odierna Germania unita, ha svolto un ruolo colossale nella formazione di questa Europa.

Permettetemi di ricordarvi che sono stati gli imprenditori tedeschi a diventare i pionieri della cooperazione con il nostro Paese negli anni del dopoguerra. Nel 1970, l'URSS e la RFT firmarono l'"accordo del secolo" sulle forniture a lungo termine di gas naturale a tutta l'Europa. Un accordo che gettò le basi per un'interdipendenza costruttiva, che divenne l'inizio di molti successivi progetti ambiziosi, tra cui la il gasdotto Nord Stream 2.

Speravamo che la fine della Guerra Fredda fosse una vittoria comune per l'Europa. Sembrava più del sogno di Charles de Gaulle su un continente unico, "dall'Atlantico agli Urali", un progetto culturale, di civiltà, da Lisbona a Vladivostok, una realtà che il mondo sognava da tempo.

È in questa logica, nella logica della costruzione di una Grande Europa unita da valori e interessi comuni, che la Russia si è sforzata di sviluppare le sue relazioni con gli europei. Sia la Russia che l'Unione europea avevano fatto molto su questa strada.

Purtroppo ha prevalso un approccio diverso, che si basava sull'espansione dell'Alleanza Atlantica, che a sua volta era una reliquia della Guerra Fredda. infatti, la sua creazione si è voluta per poter affrontare i duri tempi di quell'epoca.

Fu il movimento del blocco verso est ad unirsi alla Germania nella NATO, che divenne la ragione principale della rapida crescita della sfiducia reciproca in Europa. Così si sono rapidamente dimenticate le promesse fatte allora "solo a parole", "questo non è diretto contro di te", "i confini del blocco non si avvicineranno a te". Ecco creato un precedente.

E dal 1999, sono seguite altre cinque ondate di espansione della NATO. L'organizzazione comprendeva 14 nuovi paesi, comprese le repubbliche dell'ex Unione Sovietica, che di fatto seppellivano le speranze per un continente senza linee di divisione. Uno stato di confusione che inaspriva i rapporti, a metà degli anni '80 uno dei leader della SPD, Egon Bar, capì prima di tutti il deterioramento e propose di ricostruire radicalmente l'intero sistema di sicurezza europeo dopo l'unificazione della Germania, sia con la partecipazione dell'URSS che gli Stati Uniti. Ma nessuno, né in URSS, né negli USA, né l'Europa, volle ascoltarlo.

Inoltre, molti paesi si sono trovati di fronte a una scelta artificiale: essere con l'Occidente collettivo o con la Russia. In effetti, era un ultimatum. Le conseguenze di una politica così aggressiva si possono vedere nell'esempio della tragedia ucraina del 2014.

Ora l'intero sistema di sicurezza europeo è gravemente degradato. Le tensioni crescono e i rischi di una nuova corsa agli armamenti stanno diventando reali. Stiamo perdendo le enormi opportunità che la cooperazione ci offre, tanto più che è così importante ora, quando tutti ci troviamo di fronte a sfide comuni: la pandemia e le sue terribili conseguenze socioeconomiche.

Perché sta succedendo? E, soprattutto, quali conclusioni siamo obbligati a trarre insieme? Quali lezioni di storia ricordare? Penso, prima di tutto, che l'intera storia del dopoguerra della Grande Europa confermi che la prosperità e la sicurezza del nostro continente comune sono possibili solo attraverso gli sforzi congiunti di tutti i paesi, compresa la Russia. Perché la Russia è uno dei più grandi stati europei. E sentiamo il nostro inseparabile legame culturale e storico con l'Europa.

Siamo aperti a un'interazione onesta e costruttiva. Ciò è confermato dalla nostra idea di creare uno spazio comune per la cooperazione e la sicurezza dall'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico, che includerebbe vari formati di integrazione anche economica, un vantaggio sia per l'Unione Europea, sia per  l'Unione Economica Eurasiatica.

Lo ripeto ancora: la Russia è a favore del ripristino di un partenariato globale con l'Europa. Abbiamo molti argomenti di reciproco interesse. Si tratta di sicurezza e stabilità strategica, sanità e istruzione, digitalizzazione, energia, cultura, scienza e tecnologia, risoluzione dei problemi climatici e ambientali.

Il mondo si sta sviluppando in modo dinamico, affrontando nuove sfide e minacce. E semplicemente non possiamo permetterci di trascinarci dietro il fardello di incomprensioni, lamentele, conflitti ed errori del passato. Un carico che ci impedirà di concentrarci sulla risoluzione di problemi urgenti. Siamo convinti che tutti dobbiamo riconoscere questi errori e correggerli. Il nostro obiettivo comune e indiscutibile è garantire la sicurezza continentale senza linee di divisione, uno spazio unico di cooperazione equa e di sviluppo universale per la prosperità dell'Europa e del mondo nel suo insieme.

 

Fonte: Camera di Commercio Italo-Russa (CCIR)
          Arch. Giuseppe De Gaetano; Direttore CCIR di Novara Italia
          Dott. Maxim Ospovat; Direttore CCIR di San Pietroburgo Russia
Ultima modifica ilGiovedì, 24 Giugno 2021 19:19

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