Eruzione vulcanica a Grindavik: la terra trema, il fuoco risveglia la natura

Avantgardia

La terra trema, il cielo si oscura e la natura dimostra ancora una volta la sua forza inarrestabile. Per la quinta volta da dicembre, un vulcano nel sud-ovest dell’Islanda ha scosso il mondo con la sua potente eruzione vulcanica, costringendo migliaia di abitanti nelle vicine città di pescatori a lasciare le loro case in cerca di sicurezza.

Immaginatevi lì, nella penisola di Sundhnukur, dove il cratere vulcanico, dopo 800 anni di silenzio, ha deciso di parlare di nuovo. L’Ufficio Meteorologico Islandese non ha esitato a definire l’evento come il più imponente da quando, tre anni fa, la vicina penisola di Reykjanes ha riacceso i suoi antichi tremori geologici. E mentre giovedì sera la furia sembrava placarsi, dando tregua al cielo notturno, venerdì l’aria era ancora carica di tensione e polveri, per quella che poteva divenire la più grande eruzione dei nostri tempi.

La serata di mercoledì ha visto la lava riversarsi verso l’oceano come non mai, tanto che il vulcanologo Dave McGarvie ha osato un paragone audace:

“…il flusso è così intenso che potrebbe riempire e seppellire  lo stadio di Wembley in un batter d’occhio. Getti di magma che sfiorano i 50 metri di altezza,” ha commentato McGarvie, dalla sua cattedra alla Lancaster University, “un’eruzione che si è subito annunciata molto potente. E quando sono arrivati i dati, la sorpresa è stata ancora maggiore.”

Una fessura si è aperta nel terreno, estendendosi per oltre 2,5 km. “È come una cortina di fuoco che si dipana davanti ai nostri occhi,” ha spiegato Rikke Pedersen, esperto del Centro Vulcanologico Nordico. “Con il tempo, l’attività si concentrerà in pochi punti, fino a che uno o due crateri entreranno nella loro massima attività.”

La città di Grindavik, con i suoi 3.800 abitanti che vivono seguendo il ritmo del mare, si è trovata nuovamente sotto una terribile minaccia. Il famoso Blue Lagoon, gioiello geotermico e attrazione turistica senza pari, ha dovuto chiudere i battenti. E mentre Grindavik si ritrovava senza elettricità, con le strade invase dalla roccia incandescente. McGarvie lo ha definito un inizio esplosivo seguito da un rapido declino. Ma la domanda rimane: quando si placherà la furia della terra? Nonostante tutto, il cielo sopra l’Islanda è rimasto libero per gli aerei, con l’aeroporto internazionale sempre operativo.

L’Islanda, seduta su un punto caldo vulcanico nell’Atlantico del Nord, è abituata a questi risvegli della terra. Ma l’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull nel 2010 è rimasta impressa nella memoria collettiva, con le sue ceneri che hanno paralizzato i cieli di tutta Europa.

Oggi, 1 giugno 2024, il mondo osserva ancora con una punta di timore, mentre la natura continua a scrivere la sua storia millenaria.

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