updated 5:12 PM UTC, Jan 15, 2021

Lavoro, i danni del Covid: colpite 12 milioni di persone. L'allarme del Cnel: "Con la fine della Cig e del blocco dei licenziamenti situazione esplosiva"

Pandemia e lockdown hanno messo in crisi un numero impressionante di lavoratori dipendenti e autonomi. Donne e giovani pagano il prezzo più alto. Previsto un aumento dell'economia sommersa e del lavoro nero. Treu: "Sono aumentate le diseguaglianze, serve più coesione sociale"


Coronavirus: il protocollo di sicurezza dei lavoratori aggiornato

Il mercato del lavoro "all’inizio del 2021 presenta più ombre che luci" e "la situazione è destinata molto probabilmente ad accentuarsi e diventare ‘esplosiva’ con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti". È la fotografia allarmante che emerge dal 'Rapporto sul Mercato del lavoro e la contrattazione 2020' del Cnel.

Si teme, sottolinea il Cnel, "che una parte degli esuberi verrà sicuramente ‘assorbita’ dall’economia sommersa non riuscendo a trovare un’occupazione in regola andando ad aumentare la quota già aumentata negli ultimi anni di lavoro nero".

"La crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown deciso dal Governo per limitare l’aumento esponenziale dei contagi". 

Giovani e donne pagano il prezzo più alto della crisi innescata dalla pandemia di Covid.

"Lo scarso investimento pubblico sulle nuove generazioni (in particolare la parte che va efficacemente a rafforzare la loro formazione e l’inserimento solido nel mondo del lavoro) è il principale nodo che vincola al ribasso le possibilità di crescita italiane, da sciogliere prima ancora che sul piano del rapporto tra giovani e lavoro, su quello più alto del ruolo delle nuove generazioni nel modello di sviluppo del Paese. Se non si inverte questa tendenza non solo si pregiudicano le prospettive economiche del Paese, ma si rischia di alterare in profondità il patto fra le generazioni che è un elemento costitutivo dell’assetto sociale, della sua equità e stabilità", si legge nel rapporto.    

Con la chiusura delle scuole e l’adozione della didattica a distanza inoltre non è stata bloccata "la frequenza delle lezioni" ma è ne stata ridotta "complessivamente la qualità e ha esposto ad una forte crescita del rischio di dispersione scolastica. Con la conseguenza di inasprire non solo le diseguaglianze generazionali ma anche quelle sociali", dice ancora il Cnel.      

Quanto invece alle donne, per il Cnel hanno pagato il prezzo più alto della crisi "in quanto impegnate a ricoprire ruoli e a svolgere lavori più precari, soprattutto nei servizi.

Il Cnel ha più volte sottolineato "come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi, non soltanto asili nido, ma scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione". 

Dalla crisi generata dalla pandemia dobbiamo trarre insegnamenti per guardare avanti, ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu.

Con il Covid - ha sottolineato - abbiamo scoperto quanti "buchi ci sono nella rete di sicurezza, del welfare: sanita', ammortizzatori, sostegno alla poverta'". In questo anno - ha riconosciuto Treu - si sono moltiplicati gli interventi di carattere generale universalistico: una cosa ottima ma le diseguaglianze sono aumentate".

"Le fondamenta del mondo del lavoro sono ancora fragili - ha fatto notare Treu - ed esposte ancora agli impatti esterni". Le politiche del lavoro devono essere universalistiche ma va fatta un'analisi sulle distorsioni. Questa riflessione dovra' essere centrale nei prossimi mesi".

Secondo Treu, va ricalibrato il sistema del welfare e la protezione del reddito ma va anche perseguita la connessione tra politiche attive e configurazione di un mercato lavoro più resistente agli shock. E' quindi necessario - ha concluso - rafforzare gli strumenti di coesione sociale altrimenti lo squilibrio non si correggerà".

 

(Fonte: Agi)

 

Auto nasce Stellantis: dalla fusione Fca-Psa ecco il quarto produttore mondiale. John Elkann sarà presidente: "Ruolo di primo piano per il futuro della mobilità". La poltrona di ceo per Carlos Tavares. Ma l'Italia c'entra qualcosa o no?

Stellantis, il nuovo gruppo che nasce dalla fusione tra Fca e Psa, è un gigante da oltre 180 miliardi di euro. Nel 2019, l'azienda francese ha realizzato un fatturato di 74,7 miliardi di euro, mentre il Lingotto ha toccato quota 108,2 miliardi. Insieme nel mondo vendono ad oggi 7,9 milioni di auto. Ma il domani per quanto riguarda il settore in Italia, soprattutto per investimenti e occupazione, è ancora un'incognita


Speciale Stellantis, tutto quello che c'è da sapere -  investimentoefinanzaitaliano

Nasce Stellantis, dalla "più grande fusione nell'industria auto dall'origine del settore" come affermato da Louis Gallois, presidente del Consiglio di sorveglianza di Psa, in occasione della fusione con Fca.

A votare a favore del progetto il 99,85% degli azionisti presenti in Assemblea. "Vi ringrazio per la partecipazione a una Assemblea storica e per l'ampio via libera a sostegno di questo progetto di fusione. E' un buon inizio per Stellantis che nascerà su basi solide e che avrà tutte le qualità per essere un protagonista del settore. Il Consiglio di sorveglianza di Psa augura piena riuscita a Stellantis", sottolinea Louis Gallois, il presidente del Consiglio di sorveglianza di Psa concludendo i lavori dell'Assemblea. La fusione, ha spiegato ancora Gallois, "non era indispensabile nel breve periodo: nel 2019 il gruppo Psa ha registrato la più forte redditività dell'industria auto a livello mondiale. Fca era vicina, al quarto posto. E questo dimostra che i due gruppi sono in buona salute". Poi, rileva, "questa opportunità" di una fusione "si è presentata ed era importante cogliere questa opportunità in particolare per affrontare la sfida dei veicoli elettrici e del suo finanziamento. Sarà più facile fabbricare batterie competitive con un 'mercato interno' di circa 8 milioni di auto. Inoltre le due aziende hanno un'eccezionale complementarità geografica: Psa è forte in Europa, Fca è forte in America del Nord e del Sud".

Stellantis, la leadership mondiale in poche mosse: la strategia di Carlos  Tavares - Il Sole 24 ORE

"E' un momento storico", ha affermato il presidente del consiglio di gestione del gruppo Psa, Carlos Tavares, nel corso dell'assemblea degli azionisti di Psa. "Di fronte a noi c'è una sfida importante che è la difesa della libertà di mobilità dei nostri cittadini: sicurezza, prezzi convenienti e meno inquinante", ha aggiunto Tavares secondo il quale "l'obiettivo di Stellantis è 5 miliardi di sinergie l'anno".

 Per Gallois "bisognerà dimenticare la bandiera di Psa e quella di Fca e creare la bandiera Stellantis" : "non bisognerà far scomparire le due culture" dei due gruppi ma "trarre i vantaggi delle qualità dei due gruppi. Si è molto più forti quando sì è multiculturali".

"I gruppi Fca e Psa sono in buona salute e saranno più forti insieme", ha continuato Tavares, parlando di un gruppo che nascerà "con una posizione finanziaria solida già dalla sua creazione". I due gruppi Fca e Psa, ha spiegato, "hanno posizioni forti sui loro mercati" e "sono complementari a livello geografico e a livello tecnologico". Fca, ha rilevato Tavares, "è molto forte in America e Psa molto performante in Europa e insieme avranno un'opportunità di sviluppo nel più grande mercato mondiale che è la Cina". Questa fusione, aggiunge, "porta anche una forte complementarità a livello tecnologico e anche nei veicoli autonomi". Infine "per i due gruppi c'è anche una grande capacità nell'esecuzione dei piani". La dimensione del nuovo gruppo "ci permetterà di diluire i rischi sia in termini di ricerca e sviluppi che di investimenti".

"La forte complementarità tra Psa e Fca permette di creare il terzo costruttore mondiale del settore automobilistico in termini di fatturato e il quarto in termini di volume", ha affermato ancora Tavares. "Se consideriamo i dati del 2019 complessivamente il gruppo che nascerà dalla fusione produrrà 10 milioni di auto nel mondo e avrà un fatturato di 167 miliardi di euro", ha sottolineato.

Elkann: "Ruolo di primo piano per ridefinire la mobilità"

Automotive: John Elkann presidente di Stellantis | Siderweb - La community  dell'acciaio

"Vogliamo avere un ruolo di primo piano nel prossimo decennio, che ridefinirà la mobilità, proprio come hanno fatto i nostri padri fondatori con grande energia negli anni pionieristici. Il prossimo decennio ridefinirà la mobilità. Noi intendiamo svolgere un ruolo determinante nella costruzione di questo nuovo futuro, ed è stata quest'ambizione a unirci", ha affermato il presidente di Fca, John Elkann, aprendo l'assemblea degli azionisti. "Negli ultimi 10 anni abbiamo aumentato di 5 volte il valore del Gruppo Fiat, la fusione proposta con Groupe Psa è un ulteriore coraggioso passo avanti nel nostro viaggio", ha proseguito Elkann. "Nel corso dell'ultimo decennio, nel quale ho avuto il privilegio di ricoprire l'incarico di presidente della vostra società, il Gruppo Fiat si è trasformato. Questo rinnovamento ha portato non solo alla creazione di Fca, ma anche alla costituzione di Cnh Industrial, Gedi, Ferrari e Magneti Marelli come società indipendenti a pieno titolo", ha detto Elkann.

Usa, Trump sarà brutto e cattivo ma con lui l'economia vola. I dati sorprendenti di Pil e occupazione in America

Si tratta della maggiore espansione di sempre e segue il tracollo del periodo aprile-giugno per la pandemia. Calano oltre le attese i sussidi di disoccupazione: 751.000. Il presidente uscente esulta per i numeri: "I più grandi e i migliori della storia del nostro paese... il prossimo anno sarà fantastico"


Nel terzo trimestre dell'anno il Pil Usa è balzato del 33,1% sopra le attese degli analisti che avevano previsto un +31%. Nel secondo trimestre il Pil era crollato del 31,4%. Si tratta della maggiore espansione di sempre e segue il tracollo del periodo aprile-giugno in cui l'economia statunitense è stata colpita dalla pandemia con molte imprese chiuse e molte persone costrette a stare a casa.

Ma buone notizie per gli States arrivano anche sul fronte lavoro: i sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa restano sotto quota 800.000 unità e calano oltre le attese. Si attestano a 751.000 in flessione rispetto a 791.000 della precedente settimana (dato rivisto dall'iniziale 787.000) e più delle attese che stimavano un calo a 775.000 unità. Si tratta del miglior dato dall'inizio della crisi. Dopo i dati su Pil e sussidi i future di Wall Street invertono la rotta e diventano positivi. Quelli sul Dow Jones guadagnano lo 0,24%, sullo S&P 500 dello 0,34% e infine sul Nasdaq avanzano dello 0,74%.

I dati sul Pil sono "i piu' grandi e i migliori della storia del nostro paese... il prossimo anno sarà fantastico". Ha commentato il presidente Donald Trump su Twitter.

 

(Fonte: Agi)

  • Pubblicato in Esteri

Blocco dei licenziamenti e cig, nessun accordo tra governo e sindacati. I consulenti lavoro: servono misure straordinarie a sostegno delle imprese

Si è concluso la notte scorsa con un "nulla di fatto" il confronto tra Cgil, Cisl, Uil e il Governo, con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ed il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, sulla proroga della cassa integrazione ed il blocco dei licenziamenti. "Molto distanti", affermano i sindacati, le posizioni espresse dalle parti.

Dopo alcune ore di trattativa, Cgil, Cisl e Uil hanno "valutato insufficiente la proposta del Governo" ed hanno "proposto una soluzione in cui le ulteriori 18 settimane di cassa integrazione annunciate dal Governo e il blocco dei licenziamenti devono camminare di pari passo".
A questo punto, proseguono, "ritengono necessaria e utile una convocazione da parte del presidente del Consiglio e attendono l'avvio, in tempi brevissimi, di un tavolo a Palazzo Chigi" su questo capitolo e in generale sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sulle politiche attive del lavoro, sulla manovra economica e sui fondi europei. 


Studio Gabellone Studio Professionale di Consulenza del Lavoro

La situazione di difficoltà in cui versano già moltissime piccole e medie imprese richiede misure straordinarie a loro sostegno, in grado di supportarle economicamente e salvaguardarne i livelli occupazionali. E' uno degli aspetti che emergono dall'indagine 'Crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle pmi', che sarà presentata al Festival del Lavoro, in programma oggi e domani, e condotta dalla Fondazione studi consulenti del lavoro tra gli iscritti.

Il 56,6% dei consulenti intervistati indica al primo posto l’urgenza di fornire contributi a fondo perduto per sostenere l’attività; a seguire, il 53,2% la proroga degli ammortizzatori sociali e il 51,9% la sospensione delle scadenze fiscali. Interventi importanti, a fronte dei quali altre possibili misure di incentivo e supporto, quali contributi per sostenere i costi della sicurezza o riorganizzare le aziende in modalità agile appaiono del tutto residuali.

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro l'esigenza di convogliare le risorse in interventi rilevanti da un punto di vista economico, per consentire il necessario afflusso di liquidità, rappresenta lo stato di forte criticità con cui le piccole e medie imprese si apprestano ad affrontare la seconda ondata pandemica. È indicativo che al Sud, prima ancora che contributi e ammortizzatori sociali, si indichi come prioritaria la sospensione delle scadenze fiscali, segnalando l’impossibilità totale delle aziende di far fronte ai propri adempimenti. Di contro al Nord, l’attenzione è posta soprattutto sugli ammortizzatori sociali, per rendere sostenibile il proseguimento delle attività, anche in condizione di forte criticità, puntando quanto possibile alla salvaguardia dei livelli occupazionali.

 

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Reddito di cittadinanza a oltre 3 milioni di persone, il 20,3% è in Campania. A Napoli il doppio dei beneficiari che in Lombardia e Veneto messi insieme

I dati dell'Osservatorio Inps sul Reddito di cittadinanza per settembre. Analizzando la distribuzione provinciale emerge che le province con il tasso di inclusione più elevato sono Palermo, Napoli e Crotone con più di 150 persone coinvolte ogni mille abitanti; quelle con il minor tasso di inclusione sono Bolzano e Belluno con meno di 10 persone coinvolte ogni mille abitanti


L'Inps ha accolto da aprile 1,5 milioni di domande di Reddito di Cittadinanza per altrettante famiglie e di queste 166mila sono decadute dal diritto. I nuclei restanti (1,3 milioni) sono costituiti per 1,2 milioni da percettori di Reddito di Cittadinanza, con circa 3 milioni di persone coinvolte, e per 137mila da percettori di Pensione (156mila in tutto). Lo si legge nell'Osservatorio Inps sui dati di settembre, secondo cui un beneficiario su 5 è in Campania.

L'Inps segnala inoltre che a settembre il beneficio è scaduto per 376mila nuclei familiari, che lo hanno ricevuto continuativamente per 18 mesi. L'importo medio mensile erogato è pari oggi a 526 euro: vengono percepiti 563 euro per il reddito e 246 per la pensione di cittadinanza. 

A Napoli il reddito a 166mila famiglie, più di Lombardia e Veneto - Nella provincia di Napoli oltre 166mila famiglie percepiscono il reddito, per quasi mezzo milione di persone coinvolte: il numero supera quello di Lombardia e Veneto messe insieme. Nella prima regione il reddito va a 112.939 nuclei per quasi 241mila persone, nel Veneto a 36.820 famiglie per un totale di 76mila persone coinvolte. In tutta la Campania percepiscono il sostegno 269mila famiglie (oltre 741mila persone) su un numero complessivo di beneficiari che a settembre è pari a 1,32 milioni. In Campania risiedono quindi il 20,3% dei nuclei interessati alla misura.

Occupazione, un anno molto duro ma a luglio torna a crescere. Cosa dice l'Istat sulla situazione del lavoro in Italia

"Da febbraio 2020 il livello dell'occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila". Lo scrive l'Istat nelle statistiche flash su occupati e disoccupati a luglio

"In quattro mesi, - continua l'Istituto - il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio". L'ultimo anno ha visto un'emorragia di dipendenti a termine (calati del -16,2% a luglio sui 12 mesi, -498mila) e lavoratori indipendenti (-4,5% pari a -239 mila). Il calo degli occupati registrato dall'Istat, non riguarda invece i lavoratori permanenti, che sono tutelati anche dal blocco dei licenziamenti per il Covid-19 e sono cresciuti dell'1,2% (+181 mila).

 

LO SCATTO DI LUGLIO  - A luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l'occupazione "torna a crescere". L'Istat registra un aumento dell'occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) che coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d'età, ad eccezione dei 25-34enni. Gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). Rispetto a luglio 2019 gli occupati diminuiscono di 556.000 unità e il tasso di occupazione perde 1,3 punti percentuali.


10 rivendicazioni perchè salute e sicurezza dei lavoratori non vengano più  sacrificate alla produttività e al profitto

A luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione torna a crescere mentre, a fronte del calo dell’inattività, prosegue l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro. E' quanto rileva l'Istat.

L’aumento dell’occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni; gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). La rilevante diminuzione nel numero di inattivi (-1,6% pari a -224mila unità) riguarda uomini, donne e tutte le classi d’età. Il tasso di inattività diminuisce, attestandosi al 35,8% ( 0,6 punti).

Il confronto tra il trimestre maggio-luglio 2020 e quello precedente (febbraio-aprile 2020) segnala comunque un livello di occupazione inferiore dell’1,2%, corrispondente a -286mila unità. Nel trimestre crescono, invece, sia le persone in cerca di occupazione (+10,4% pari a +218mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3% pari a +39mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali registrate a partire da marzo 2020 hanno contribuito a una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di luglio 2019 (-2,4% pari a -556mila unità), che ha coinvolto uomini e donne di qualsiasi età, così come dipendenti (-317mila) e autonomi (-239mila); unica eccezione sono gli over50 con un incremento di occupati (+153mila) che, tuttavia, è dovuto esclusivamente alla componente demografica. Il tasso di occupazione scende in un anno di 1,3 punti.

A luglio 2020 il numero di ore pro capite effettivamente lavorate, calcolato sul complesso degli occupati, prosegue nella tendenza all’aumento. Il livello di luglio, pari a 33,1 ore, è solo di 1,2 ore inferiore a quello registrato a luglio 2019. Per i dipendenti il gap rispetto a luglio 2019 è ancora più ridotto (-0,8 ore).

Nell’arco dei dodici mesi, le persone in cerca di lavoro diminuiscono (-1,8%, pari a 44mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +475mila).

A luglio il tasso di disoccupazione sale al 9,7% (+0,5 punti) e, tra i giovani, raggiunge il 31,1% (+1,5 punti). E' quanto rileva l'Istat, nell'evidenziare come il dato sia cresciuto per via "dell'aumento consistente" delle persone in cerca di lavoro nel mese preso in esame (+5,8% pari a +134mila unità). Aumento che, precisa l'istituto di statistica, è diffuso per genere ed età.

"Dopo quattro mesi di flessione, a luglio 2020, il numero di occupati torna a crescere, soprattutto tra le donne e i lavoratori con più di 35 anni; continua il recupero delle ore lavorate pro capite e l’espansione del segmento di persone in cerca di lavoro. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso di quasi 500 mila unità e le persone in cerca di lavoro sono cresciute di circa 50 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 400 mila". E' quanto spiega l'Istat nel diffondere i dati sull'occupazione di luglio.

"In quattro mesi, il tasso di occupazione perde oltre un punto, mentre quello di disoccupazione, col dato di luglio, torna sopra ai livelli di febbraio", ricorda ancora l'istituto di statistica.

 

Lavoro, a luglio previste 263mila assunzioni: -38,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Aumentano i contratti a termine. Comandano commercio e turismo

Per il trimestre luglio-settembre le entrate previste si attestano a 622mila, evidenziando in questa fase incertezza diffusa soprattutto per il mese di settembre. I contratti proposti dalle imprese a luglio sono prevalentemente contratti a termine, tipologia che cresce di 3 punti percentuali rispetto al 2019 (59,5% contro 56,3%)


Unioncamere Chieti-Pescara per le esperienze di alternanza scuola ...

Sono circa 263 mila le assunzioni previste dalle imprese nel mese di luglio 2020. Le figure professionali più richieste in questo periodo riguardano anzitutto le attività commerciali e del turismo a partire dagli addetti nelle attività di ristorazione (circa 57mila), dal personale non qualificato nei servizi di pulizia (circa 34mila) e dagli addetti alle vendite (oltre 20 mila). Rispetto allo stesso periodo del 2019 si prospetta un calo complessivo delle entrate pari a -38,6% (più forte nell’industria che nei servizi). Si riducono anche le imprese che programmano assunzioni (sono il 10%, contro il 16% di un anno fa). Per il trimestre luglio-settembre le entrate previste si attestano a 622mila, evidenziando in questa fase incertezza diffusa soprattutto per il mese di settembre.

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che elabora le previsioni occupazionali di luglio. I contratti proposti dalle imprese a luglio sono prevalentemente contratti a termine, tipologia che cresce di 3 punti percentuali rispetto al 2019 (59,5% contro 56,3%). Parallelamente in questa fase diminuiscono i contratti a tempo indeterminato (17% contro 20,2%). Leggero incremento per i contratti di apprendistato (5,4%, +0,3 punti), mentre diminuisce la previsione per i contratti di somministrazione (8,4%, -1,4 punti).

Il 52% delle entrate riguarda l’area aziendale della produzione, il 19% l’area commerciale e il 13% l’area tecnica e della progettazione. Perciò dopo il grande gruppo delle professioni qualificate nelle attività commerciali e dei servizi e quello delle professioni non qualificate, le assunzioni di luglio riguardano soprattutto gli operai specializzati (circa 36mila) e le professioni tecniche (circa 27mila).

E anche in questo periodo di crisi economica si registra difficoltà di reperimento nel 37% delle ricerche per gli operai specializzati (in particolare operai e artigiani nel settore delle costruzioni, fonditori e saldatori, meccanici e montatori) e in circa il 40% delle ricerche per i tecnici (soprattutto tecnici informatici, tecnici della sanità, tecnici dei rapporti con i mercati). Il mismatch tra domanda e offerta, in questi casi, è qualitativo e riguarda soprattutto competenze ed esperienza, con radici nel mancato collegamento tra sistema formativo e imprese oltre che nelle carenze dell’orientamento e dei servizi per il lavoro.

Meglio della media nazionale si prospettano le assunzioni di luglio per le regioni del Nord-est (in particolare Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto che contengono la flessione tra -19% e -35% rispetto al 2019) e per quelle del Sud e Isole (in particolare Sardegna, Calabria e Puglia con una flessione compresa tra -30% e -34%), trainate dalla stagione turistica. Il Centro si assesta su una riduzione delle entrate del 37% rispetto a un anno fa, mentre più lenta risulta la ripresa nel Nord-ovest (-48,5% le entrate rispetto al 2019).

Peggiorano le aspettative delle imprese: difficoltà economiche per il 90%. Occupazione, accesso al credito, investimenti: tutte le ombre sul futuro

Nel secondo trimestre del 2020 la quota di imprese che ha segnalato un peggioramento della situazione economica generale rispetto al trimestre precedente è aumentata, quasi al 90% in tutte le aree geografiche (era 82 per cento nella media nazionale nella scorsa indagine). E' quanto emerge da una ricerca della Banca d'Italia condotta tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, le quali hanno riportato un'ampia flessione della domanda corrente


Peggiorano le aspettative delle imprese sulla situazione economica generale. Secondo l'indagine condotta dalla Banca d'Italia tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, i giudizi sulla situazione economica generale nel secondo trimestre del 2020 "sono peggiorati rispetto alla precedente indagine condotta in marzo". Le imprese riportano una ampia flessione della domanda corrente. Le attese a breve termine sulle vendite sono invece meno pessimistiche, così come quelle sulle proprie condizioni operative.    

La maggioranza delle imprese, rileva l'indagine, indica che il proprio fatturato ha subito una riduzione a causa della pandemia e prefigura che la propria attività torni ai livelli prevalenti prima della crisi sanitaria in poco meno di un anno; solo il 3 per cento delle aziende ritiene di non poter più tornare a livelli di fatturato pari a quelli precedenti la diffusione del Covid-19.

I giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al credito sono lievemente peggiorati rispetto al trimestre precedente. Circa metà delle imprese ha avanzato richiesta di liquidità nel quadro delle misure di supporto introdotte dai recenti decreti governativi, riuscendo ad accedervi in forma totale o parziale nel 70 per cento dei casi. Le condizioni per investire sono valutate in peggioramento. I piani di spesa prefigurano una riduzione degli investimenti nel complesso del 2020, riconducibile soprattutto alla caduta già registrata nella prima metà dell'anno. Le attese sull'occupazione restano sfavorevoli nel settore dell'industria in senso stretto e nei servizi, mentre sono tornate positive nell'edilizia. 

Ref, pil 2020 solo -9,3% ma futuro molto rischioso - I segnali di "una rapida normalizzazione dell'attività economica in molti comparti" spingono a quantificare per quest'anno "una contrazione del Pil italiano del 9,2% meno pronunciata rispetto alle stime indicate nei giorni scorsi negli scenari dei maggiori organismi internazionali, e più vicina alle indicazioni delle istituzioni italiane". E' quanto scrive il Ref nelle sue ultime previsioni sottolineando però i rischi legati all'accumulo di debito pubblico e dalla bassa crescita . Le previsioni per il 2021 ed il2022 indicano quindi una crescita del 5,4% e del 2,4%.

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