updated 5:12 PM UTC, Jan 15, 2021

Fase 2 e lavoro, flash mob di Giorgia Meloni davanti a Palazzo Chigi: "Diamo voce agli innocenti dimenticati da Conte" (VIDEO)

La protesta di Giorgia Meloni contro il premier Giuseppe Conte per le incertezze e le mancate risposte sulla la fase 2: "Fratelli d'Italia davanti Palazzo Chigi (rispettando le normative) per rappresentare il dissenso delle migliaia di italiani che rischiano il lavoro. La pazienza è colma", dice la leader sovranista. "Migliaia di italiani - spiega - nelle ultime ore ci hanno chiesto di scendere in piazza, di avere la possibilità di raccontare il proprio dissenso, le loro paure". Ecco dunque il flash mob muto dei parlamentari e dei consiglieri regionali del Lazio di Fratelli d'Italia: "Ognuno di loro rappresenta simbolicamente una delle categorie che oggi soffrono, che oggi hanno paura, che oggi rischiano di non avere un futuro, che vogliono risposte dalla politica, risposte che siano più chiare, non decine di conferenze stampa per non dire nulla. Questi parlamentari - spiega ancora la Meloni - sono in silenzio, per noi è il silenzio degli innocenti, quelle centinaia di migliaia di persone innocenti che fino a ieri vivevano del loro lavoro, che da un giorno all'altro hanno avuto le loro aziende chiuse per decreto e oggi rischiano di non avere niente che non sia la paura di quello che accadrà domani. Noi vogliamo dare voce a questi innocenti" - (VIDEO)


Coronavirus, Giorgia Meloni protesta contro la fase 2: migliaia di italiani a rischio

La presidente Giorgia Meloni e i parlamentari di Fratelli d'Italia hanno organizzato oggi una manifestazione davanti a palazzo Chigi per "dare voce agli innocenti". Ossia per esprimere il malcontento di tante categorie per le misure decise dal governo per la fase due. Cartelli in mano, mascherine tricolori, guanti e distanza di sicurezza, Meloni alla testa della protesta Fdi ha spiegato così il senso dell'iniziativa: "Migliaia di italiani nelle ultime ore ci hanno chiesto di scendere in piazza, per raccontare il loro dissenso e le loro parure, ci rendiamo conto che portare il popolo in piazza in questi giorni, rischiando di mettere a repentaglio la salute di chi avrebbe partecipato, rischiando problemi di ordine pubblico e di vanificare gli sforzi che abbiamo fatto fin qui come italiani per impedire che il virus corresse di più, sarebbe stato non adeguato ma siamo un partito politico e la nostra responsabilità è dare voce a quello che la gente pensa. Abbiamo promesso che avremmo trovato un modo per raccontare, pur rispettando le regole, quel dissenso, e allora siamo qui davanti a palazzo Chigi con i parlamentari di Fratelli d'Italia e i consiglieri regionali del Lazio, rigorosamente ciascuno a due metri di distanza dall'altro, con mascherine, guanti e con un cartello in mano, ognuno rappresenta una delle categorie che oggi soffrono, hanno paura e rischiano di non avere un futuro, ognuno di loro rappresenta molti italiani che avrebbero voluto venire qui a dire che hanno paura e vogliono risposte dalla politica non decine di conferenza stampa inutili per non dire nulla. Sono in silenzio - dice Meloni -: è il silenzio degli innocenti che da un giorno all'altro hanno avuto le loro imprese chiuse per decreto e oggi rischiano di non avere nulla".

Su ognuno dei cartelli è riportata una categoria "artigiani", "tassisti", "addetti alle mense", "ballerini", "gestori di pizzerie", "geometri", "ambulanti", "balneari", "agenti di commercio", " ristoratori", "giostrai", "commercialisti", "fisioterapisti", e tanti altri ancora."Vogliamo dare voce a questi innocenti, siamo qui per loro, per dire che non siamo d'accordo con il modo in cui si sta gestendo la fase due, la cosiddetta ripartenza che ripartenza non è, non siamo d'accordo a ripartire per settori, chi stabilisce che interi settori debbano morire per decreto - chiede la leader di Fratelli d'Italia- lo stato deve assumersi la responsabilità di dare le regole per impedire il contagio, chi è in grado di garantire protocolli di sicurezza riapre, non sulla base dei codici. Perché non devono ripartire bar, ristornati, parrucchieri se sono in grado di garantire la distanza?".E ancora, ha detto Meloni "Vogliamo sapere perché al ventotto del mese ancora non è stata pagata la cassa integrazione, si parla di un decreto aprile quando aprile è finito, ci sono esperti che non sappiamo cosa stiano facendo"."Non siamo d'accordo su molte cose ma siamo pronti a fare la nostra parte, per ognuno di queste categorie abbiamo una proposta alternativa ma non c'è un luogo dove discuterla, vogliamo dare una mano agli italiani. Ma il Parlamento non decide niente - denuncia - solo quattro persone in una stanza decidono del destino di milioni di persone, noi la fase due la vogliamo discutere e votare in Parlamento. Forse il Parlamento sarebbe più ragionevole. Qualcuno deve darci la possibilità di contribuire ad aiutare la nostra nazione, non resteremo a guardare continueremo con iniziative di questo tipo . Magari da quei palazzi si affaccia qualcuno e legge nomine e problemi delle tante risposte che fin qui non sono state date".

Coronavirus, Fontana perplesso e preoccupato dal decreto Conte per la fase 2: "Servono regole chiare. Troppi dubbi e domande senza risposta. Ecco cosa rischiamo"

Il presidente della Ragione Lombardia, Attilio Fontana, critico sulla chiusura prolungata imposta a negozi, bar e ristoranti: "È tutta una situazione che rischia di far scomparire un intero comparto, un'intera sezione della nostra economia rischia di essere travolta". Ma non solo, gli interrogativi sono tanti, troppi: "Bisogna ancora cercare di limare un sacco le regole - ha detto Fontana - non si è ancora entrati nel merito di alcuni problemi fondamentali, come per esempio l'obbligatorietà o meno delle mascherine, o come faranno i genitori a tenere a casa i loro bambini, se entrambi lavorano, essendo chiusi asili e scuole". Fontana inoltre si domanda: "Chi farà che cosa, chi farà i controlli? Come verranno fatti? Che titolo avranno per bloccare la salita sui pullman? Ci sono ancora problemi che vanno affrontati con grande attenzione"


 Lombardia chiusa coronavirus?/ Fontana “fate presto”: verso nuovo ...

"L'idea che mi sono fatto" sulla Fase 2 illustrata ieri da Conte "è che bisogna ancora cercare di limare un sacco le regole, non si è entrati nel merito di alcuni problemi che secondo me sono assolutamente fondamentali". Lo ha detto il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ai microfoni di Cento città su Rai Radio1.

"Ad esempio l'obbligatorietà o non obbligatorietà dell'uso delle mascherine - ha spiegato Fontana - o come faranno i genitori a tenere a casa i proprio bambini se entrambi lavorano ed essendo chiusi gli asili nido e tutte le scuole ed essendo chiusi presumibilmente, da quello che è emerso anche da una dichiarazione recente dell'Iss, i centri estivi. Dove potremo mettere questi bambini?"

Quindi, parlando dei mezzi di trasporto pubblici, Fontana ha aggiunto: "Chi effettuerà i controlli e come, che titolo avranno per bloccare la salita sui pullman? Ci sono ancora dei problemi che dovranno essere affrontati con grande attenzione".

E' allo studio della Regione Lombardia un'ordinanza regionale sulla Fase 2. "Stiamo studiando - ha detto Fontana -. Oggi incontreremo il tavolo della produzione, dove stiamo studiando da tempo tutti questi progetti, arriveremo alle nostre conclusioni". "E' chiaro - ha precisato il governatore lombardo - che queste scelte poi sarebbe opportuno che le condividessimo anche con le Regioni limitrofe per evitare che ci possano essere delle decisioni che devono cambiare al cambio del territorio regionale e non avrebbe molto senso".

"Quello che è certo è che viviamo in un momento di grandissima confusione perché ci si rimpalla la responsabilità del chi deve fare qualcosa a seconda dell'inadempienza. Il mio parere, fin dall'inizio, è che le Regioni dovrebbero avere maggiori competenze, ma soprattutto dovrebbero essere competenze ben delineate e ben chiarite", ha affermato ancora.

"Dopo l'ultimo dl - ha sottolineato Fontana - noi possiamo solo stringere ulteriormente le maglie della rete stabilita dal governo". Poi, parlando della riapertura dei mercati rionali scoperti in Lombardia, ha precisato: "Era una mia competenza averli chiusi. I mercati rionali erano aperti secondo il provvedimento nazionale, io li ho chiusi e adesso li ho riaperti". Quell'ordinanza "non va incidere sulla competenza statale".

Fontana più tardi ha specificato meglio il sio pensiero, parlando a SkyTg24: "Avrei riaperto sicuramente, in modo parziale e contingentato e in modo limitato, alcune attività commerciali, qualche negozio, magari non durante tutto l'arco della giornata, alternando mattino e pomeriggio con ingressi limitati e con controlli di chi ci entra, ma qualcosa si sarebbe potuto aprire". Per Fontana "è questione di rendersi conto della realtà in cui viviamo: se dovessimo aspettare l'R0 non apriremmo più per parecchio tempo. Sulla base di alcune previsioni noi saremo pronti a fine giugno e non è fattibile una cosa di questo genere, si eliminerebbero una serie di comparti interi". 

Coronavirus, l'Italia riparte ma non troppo. Cosa si potrà fare e cosa no dal 4 maggio: la fase 2 punto per punto

L'Italia riparte con il decreto firmato dal premier Conte ma con prudenza e gradualità per evitare una ripresa dei contagi. Oggi riaprono i cantieri pubblici e le aziende votate all'export, ma la vera fase 2 scatterà il 4 maggio, con una maggiore libertà di movimento nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Solo allora riaprirà la maggior parte delle attività produttive, ma i negozi dovranno attendere il 18 maggio, parrucchieri ed estetisti l'inizio di giugno


I sindacati dei medici «Fase 2, come partire se restano gli stessi ...

Sì agli incontri con i familiari più stretti, alla ripresa delle attività sportive anche lontano da casa purché a distanza dagli altri e alle cerimonie funebri, ma soltanto alla presenza dei familiari più stretti. Saranno ancora vietati gli spostamenti da regione a regione, anche se sarà "consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza". Sono questi alcuni dei punti del nuovo Dpcm con le nuove misure per la graduale uscita dal lockdown annunciato ieri dal premier Giuseppe Conte.

Spostamenti - "Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie". "In ogni caso - si legge nel testo - è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

Trasporti garantiti "ma evitare sovraffollamento" - "Il presidente della Regione dispone la programmazione del servizio erogato dalle aziende del trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza COVID-19 sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali, la cui erogazione deve, comunque, essere modulata in modo tale da evitare il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza di utenti". ''I passeggeri dovranno indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca'' e '''sugli autobus e sui tram si dovrà garantire ''un numero massimo di passeggeri, in modo da consentire il rispetto della distanza di un metro tra gli stessi, contrassegnando con marker i posti che non possono essere occupati. Per la gestione dell’affollamento del veicolo, l’azienda può dettare disposizioni organizzative al conducente tese anche a non effettuare alcune fermate''.
''Nelle stazioni della metropolitana si dovranno prevedere differenti flussi di entrata e di uscita e si dovrà prevedere ''l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza e/o telecamere intelligenti per monitorare i flussi ed evitare assembramenti, eventualmente con la possibilità di diffusione di messaggi sonori/vocali/scritti".
E ancora: sospendere l’attività di bigliettazione a bordo da parte degli autisti; installare apparati, ove possibile, per l’acquisto self-service dei biglietti, che dovranno essere sanificate più volte al giorno, contrassegnando con specifici adesivi le distanze di sicurezza. aumento della frequenza dei mezzi nelle ore considerate ad alto flusso di passeggeri.

Obbligo mascherine in luoghi pubblici al chiuso - Obbligo mascherine in luoghi pubblici al chiuso - "Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza". ''Non usare il trasporto pubblico se hai sintomi di infezioni respiratorie acute (febbre, tosse, raffreddore); acquistare, ove possibile, i biglietti in formato elettronico, on line o tramite app; seguire la segnaletica e i percorsi indicati all’interno delle stazioni o alle fermate mantenendo sempre la distanza di almeno un metro dalle altre persone; Utilizzare le porte di accesso ai mezzi indicate per la salita e la discesa, rispettando sempre la distanza interpersonale di sicurezza di un metro; sedersi solo nei posti consentiti mantenendo il distanziamento dagli altri occupanti; evitare di avvicinarsi o di chiedere informazioni al conducente; nel corso del viaggio, igienizzare frequentemente le mani ed evitare di toccarsi il viso; indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca''.

Riaprono parchi e ville - Dal 4 maggio riaprono parchi, ville e giardini, ma resta il divieto di assembramenti, al punto da consentire al sindaco anche di chiudere gli spazi verdi usciti dal lockdown se necessario. "E' vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati - si legge infatti nel testo del Dpcm - il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto dalla presente lettera". "L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto di quanto previsto dalla lettera d)", ovvero divieti di assembramenti "nonché della distanza di sicurezza interpersonale di un metro; il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto dalla presente lettera; le aree attrezzate per il gioco dei bambini sono chiuse".

Attività sportiva anche lontano da casa - "Per consentire una graduale ripresa delle attività sportive, saranno consentite dal 4 maggio le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionali dal Coni e dalle federazioni, ma solo nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, evitando assembramenti. Dunque allenamenti a porte chiuse per le discipline individuali". "Ora per fare attività fisica ci si potrà allontanare dalla propria abitazione - ha aggiunto il premier - ma rispettando la distanza di almeno due metri dalle altre persone se si tratta di attività sportiva più dinamica, mentre basterà un metro se si tratta di semplice attività motoria".

Per esercizi commerciali pulizie due volte al giorno - Queste le misure per gli esercizi commerciali - 1. Mantenimento in tutte le attività e le loro fasi del distanziamento interpersonale. 2. Garanzia di pulizia e igiene ambientale con frequenza almeno due volte giorno ed in funzione dell’orario di apertura. 3. Garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria. 4. Ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani. In particolare, detti sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento. 5. Utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e comunque in tutte le possibili fasi lavorative laddove non sia possibile garantire il distanziamento interpersonale. 6. Uso dei guanti "usa e getta" nelle attività di acquisto, particolarmente per l’acquisto di alimenti e bevande. 7. Accessi regolamentati e scaglionati secondo le seguenti modalità: a) attraverso ampliamenti delle fasce orarie; b) per locali fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori; c) per locali di dimensioni superiori a quelle di cui alla lettera b), l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. 8. Informazione per garantire il distanziamento dei clienti in attesa di entrata.  

Restano chiusi parrucchieri, barbieri, estetisti - La cura della persona resterà sul binario del fai da te. Anche dopo il 4 maggio, infatti, resteranno "sospese le attività inerenti servizi alla persona, fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti".

Palestre e piscine chiuse - "Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi".

Via libera a ristorazione con asporto - "Dal 4 maggio sarà consentita anche attività di ristorazione con asporto" e non solo di consegna come finora, "ma nessuno pensi che siano consentiti assembramenti davanti" agli esercizi: "Occorrerà mettersi in fila, entrare uno alla volta e il cibo si consumerà a casa, non davanti" al ristorante.

No alle messe, sì ai funerali in forma ristretta - "Sono sospese le cerimonie civili e religiose; sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro". Nel testo viene precisato che "l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro".

Ingressi e uscite scaglionati da aziende - Per la gestione dell'ingresso e dell'uscita dei dipendenti delle imprese ''si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa) . Dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni''. In azienda, si legge ancora, ''non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove le stesse fossero connotate dal carattere della necessità e urgenza, nell’impossibilità di collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione necessaria e, comunque, dovranno essere garantiti il distanziamento interpersonale e un’adeguata pulizia/areazione dei locali''. ''Gli spostamenti all’interno del sito aziendale devono essere limitati al minimo indispensabile e nel rispetto delle indicazioni aziendali sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati; è comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in smart work''. ''Il mancato completamento dell’aggiornamento della formazione professionale e/o abilitante entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dovuto all’emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l’addetto all’emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista)''. "La mancata attuazione dei protocolli che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza", spiega ancora il Dpcm.
L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza''. Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione - nel rispetto delle indicazioni riportate in nota - saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni''.
''Il datore di lavoro informa preventivamente il personale, e chi intende fare ingresso in azienda, della preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS2 Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione''.

Tornano esami in università e riaprono le biblioteche - Tornano gli esami all'università e riaprono le biblioteche negli atenei italiani, "a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione". "Nelle università, nelle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e negli enti pubblici di ricerca possono essere svolti esami, tirocini, attività di ricerca e di laboratorio sperimentale e/o didattico ed esercitazioni, ed è altresì consentito l’utilizzo di biblioteche", si legge nel testo, dove viene tuttavia precisato che l'organizzazione degli spazi deve essere tale da ridurre rischi di prossimità e aggregazione.

No a party, spettacoli e visite musei - Niente party. Lo ha detto in conferenza stampa il premier Giuseppe Conte, ma è scritto nero su bianco anche nel Dpcm da lui firmato. "Sono sospese le manifestazioni organizzate, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, quali, a titolo d’esempio, feste pubbliche e private, anche nelle abitazioni private - si legge nel testo - eventi di qualunque tipologia ed entità, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività". Sono inoltre "sospesi i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42".

Sospesi eventi e match sportivi - "Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati". Parla chiaro, su questo, il Dpcm siglato dal premier Giuseppe Conte, lasciando poco spazio ai tifosi che speravano di tornare a vedere match sportivi. Anche se viene dato via libera agli allenamenti, rigorosamente a porte chiuse.

Coronavirus, governo al lavoro per la fase 2. Conte: "Entro la settimana illustrerò il programma che partirà dal 4 maggio". L'Italia tra voglia di ricominciare, realismo e timore per le incognite

"Prima della fine di questa settimana confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma" per la fase 2 del Coronavirus. "Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio". Lo annuncia in un lungo post sui social il presidente del Consiglio Giuseppe Conte


Mai aperto un libro di matematica", rivela Giuseppe Conte

Un piano per la riapertura che sarà illustrato in settimana e che si prevede di applicare a partire dal 4 maggio. Questo quanto annunciato oggi dal premier Giuseppe Conte, che in un lungo post su Facebook parla di un "articolato programma" studiato da governo ed esperti per la Fase 2.

"In queste ore - scrive il premier - continua senza sosta il lavoro del Governo, coadiuvato dall’équipe di esperti, al fine di coordinare la gestione della ‘fase due’, quella della convivenza con il virus. Come già sapete, le attuali misure restrittive sono state prorogate sino al 3 maggio. Molti cittadini - continua - sono stanchi degli sforzi sin qui compiuti e vorrebbero un significativo allentamento di queste misure o, addirittura, la loro totale abolizione. Vi sono poi le esigenze delle imprese e delle attività commerciali di ripartire al più presto. Mi piacerebbe poter dire: riapriamo tutto. Subito. Ripartiamo domattina. Questo Governo ha messo al primo posto la tutela della salute dei cittadini, ma certo non è affatto insensibile all’obiettivo di preservare l’efficienza del sistema produttivo. Ma una decisione del genere sarebbe irresponsabile. Farebbe risalire la curva del contagio in modo incontrollato e vanificherebbe tutti gli sforzi che abbiamo fatto sin qui. Tutti insieme".

"In questa fase - sottolinea Conte - non possiamo permetterci di agire affidandoci all’improvvisazione. Non possiamo abbandonare la linea della massima cautela, anche nella prospettiva della ripartenza. Non possiamo affidarci a decisioni estemporanee pur di assecondare una parte dell’opinione pubblica o di soddisfare le richieste di alcune categorie produttive, di singole aziende o di specifiche Regioni. L’allentamento delle misure deve avvenire sulla base di un piano ben strutturato e articolato. Dobbiamo riaprire sulla base di un programma che prenda in considerazione tutti i dettagli e incroci tutti i dati. Un programma serio, scientifico. Non possiamo permetterci - scrive ancora - di tralasciare nessun particolare, perché l’allentamento porta con sé il rischio concreto di un deciso innalzamento della curva dei contagi e dobbiamo essere preparati a contenere questa risalita ai minimi livelli, in modo che il rischio del contagio risulti “tollerabile” soprattutto in considerazione della recettività delle nostre strutture ospedaliere".

"Vi faccio un esempio. Non possiamo limitarci a pretendere, da parte della singola impresa, il rispetto del protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro che pure abbiamo predisposto per questa epidemia. Dobbiamo valutare anche i flussi dei lavoratori che la riapertura di questa impresa genera. Le percentuali di chi usa i mezzi pubblici, i mezzi privati, in quali orari, con quale densità. Come possiamo garantire all’interno dei mezzi di trasporto la distanza sociale? Come possiamo evitare che si creino sovraffollamenti, le famose “ore di punta”? Come favorire il ricorso a modalità di trasporto alternative e decongestionanti?", domanda.

"Questo programma deve avere un’impronta nazionale, perché deve offrire una riorganizzazione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative, un ripensamento delle modalità di trasporto, nuove regole per le attività commerciali. Dobbiamo agire - rimarca il premier - sulla base di un programma nazionale, che tenga però conto delle peculiarità territoriali. Perché le caratteristiche e le modalità del trasporto in Basilicata non solo le stesse che in Lombardia. Come pure la recettività delle strutture ospedaliere cambia da Regione a Regione e deve essere costantemente commisurata al numero dei contagiati e dei pazienti di Covid-19".

"È per questo - scrive ancora Conte - che abbiamo gruppi di esperti che stanno lavorando al nostro fianco giorno e notte. C’è il dott. Angelo Borrelli che sin dalla prima ora ci aiuta, per tutta la parte operativa, con le donne e gli uomini della Protezione civile. C’è il dott. Domenico Arcuri che sta mettendo le sue competenze manageriali al servizio dell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale e delle apparecchiature medicali di cui le Regioni erano fortemente carenti (pensate: ad oggi abbiamo fornito alle Regioni 110 milioni di mascherine e circa 3 mila ventilatori per le terapie). C’è il prof. Silvio Brusaferro che insieme agli altri scienziati ed esperti sanitari del Comitato tecnico-scientifico ci forniscono un’analisi scientifica della curva epidemiologica e ci suggeriscono le misure di contenimento del contagio e di mitigazione del rischio. Più di recente si è aggiunto il dott. Vittorio Colao che insieme a tanti altri esperti sta offrendo un contributo determinante per la stesura di un piano per una graduale e sostenibile riapertura, che tenga conto di tutti i molteplici aspetti, operativi e scientifici".

"È fin troppo facile dire ‘apriamo tutto’. Ma i buoni propositi vanno tradotti nella realtà, nella realtà del nostro Paese, tenendo conto di tutte le nostre potenzialità, ma anche dei limiti attuali che ben conosciamo", spiega Conte.

"Nei prossimi giorni analizzeremo a fondo questo piano di riapertura e ne approfondiremo tutti i dettagli. Alla fine - sottolinea il premier -, ci assumeremo la responsabilità delle decisioni, che spettano al Governo e che non possono essere certo demandate agli esperti, che pure ci offrono una preziosa base di valutazione. Assumeremo le decisioni che spettano alla Politica come abbiamo sempre fatto: con coraggio, lucidità, determinazione. Nell’esclusivo interesse di tutto il Paese. Nell’interesse dei cittadini del Nord, del Centro, del Sud e delle Isole. Non permetterò mai che si creino divisioni. Dobbiamo marciare uniti e mantenere alto lo spirito di comunità. È questa la nostra forza. E smettiamola di essere severi con il nostro Paese. Tutto il mondo è in difficoltà. Possiamo essere fieri di come stiamo affrontando questa durissima prova".

"Prima della fine di questa settimana confido di comunicarvi questo piano e di illustrarvi i dettagli di questo articolato programma. Una previsione ragionevole è che lo applicheremo a partire dal prossimo 4 maggio", conclude.

Coronavirus, il lockdown fa crollare i consumi. Turismo, auto, abbigliamento e calzature: i numeri del disastro

Consumi in picchiata del 31,7% a marzo rispetto allo stesso periodo del 2019 e per il primo trimestre di quest'anno si stima una riduzione tendenziale del 10,4%. E' quanto emerge dallo studio di Confcommercio sugli effetti del lockdown imposto per l'emergenza coronavirus. Un crollo che fa prevedere per il solo mese di aprile una contrazione del Pil del 13% a fronte di un calo tendenziale del -3,5% atteso per il primo trimestre 2020


 L'impatto del coronavirus sul turismo italiano. La mappa, regione ...

Crollano i consumi in Italia sotto la pressione dell'emergenza dettata dal nuovo coronavirus. Secondo il primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi oggi da Confcommercio, per il primo trimestre dell’anno in corso l'Ufficio studi dell'associazione stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo, evidenzia Confcommercio, è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%).

"Siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista". "Con qualche ritardo rispetto al depotenziamento repentino della domanda, la produzione si è adeguata. Fiducia e indici di attività produttiva sono crollati in marzo, sommandosi alla scomparsa della domanda per consumi" segnalano gli analisti di Confcommercio.

Confcommercio rileva che il crollo dei consumi del 31,7% è sintesi di un rallentamento nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.

SANGALLI: "SERVE LIQUIDITÀ IMMEDIATA SENZA BUROCRAZIA" - "I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto" scandisce il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. E "va pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza".

CROLLO VENDITE FINO AL 100% IN ALCUNI SETTORI - L'emergenza coronavirus che ha colpito il nostro Paese ha fatto registrare un vero crollo delle vendite pari fino al 100% in alcuni settori del commercio. Stando al primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi da Confcommercio, "purtroppo sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati 'veri' sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali)" danno uno spaccato della realtà italiana. Confcommercio inoltre stima che per i bar e la ristorazione il dato sia pari a -68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori. Insomma, gli analisti di Confcommercio parlano di "sconcertante evidenza".

PRECIPITA PIL DI APRILE - Nei primi 4 mesi del 2020 il Pil è andato giù del 3,5%, stima Confcommercio, e ad aprile 2020 il Pil del nostro Paese precipita del 13%. "I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto. Possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano" sottolineano gli analisti dell'associazione.

INFLAZIONE - Quanto all'inflazione, "sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di aprile 2020 si stima una riduzione dello 0,6% in termini congiunturali e dello 0,7% nel confronto con lo stesso mese del 2019". "La caduta dei prezzi - commentano gli analisti di Confcommercio - riflette la riduzione registrata dagli energetici regolamentati e non, che cominciano a risentire della caduta del prezzo del petrolio, le cui quotazioni nominali in dollari sono tornate ai valori dei primi mesi del 2004".

OK LIQUIDITA' MA ANCHE 'TRASFERIMENTI A FONDO PERDUTO' - "La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui. Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori" evidenzia Confcommercio. "Senza lo strumento dei 'trasferimenti a fondo perduto' - argomenta la Confederazione - si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza".

"Il tema della ripresa quando l’Italia riaprirà è denso di incognite. Infatti, al termine dello scorso anno, non erano stati ancora recuperati i livelli di reddito disponibile e consumi - in termini reali - sperimentati nel 2007: le perdite ammontavano ancora rispettivamente a 1.700 e 800 euro per abitante. Insomma, detto senza giri di parole, oggi è necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni" sottolinea Confcommercio avvertendo che "il rischio è la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e, in definitiva, della crescita di lungo termine" e che "a pagarne il prezzo più alto sarebbero le generazioni più giovani".

 

 

 

 

I paesi nordici e dell'Europa centrale riaprono scuole e negozi dopo le chiusure imposte dal Coronavirus

I governi di Austria, Repubblica Ceca, Danimarca e Norvegia stanno prendendo provvedimenti per tornare alla normalità. La Germania deciderà questo mercoledì se mantenere o meno le condizioni in vigore fino al 19 aprile


I governi europei non vogliono forzare più la resistenza della popolazione. Dopotutto, senza un vaccino e con trattamenti ancora sperimentali, l'intera popolazione entrerà in contatto con il virus e, man mano che le curve di contagio si ammorbidiranno, i sistemi sanitari riacquisteranno la loro efficacia. Inoltre, è necessario che la popolazione mantenga la speranza, il che è possibile solo se esiste un orizzonte con restrizioni a cui si sta avvicinando, come obiettivo. Ecco perché diversi paesi, in particolare i paesi nordici e dell'Europa centrale, sono già in fase di normalizzazione.

Germania

Mercoledì il cancelliere Angela Merkel deciderà, insieme ai presidenti regionali dei 16 Bundesländer, se mantenere le misure di confinamento approvate a metà marzo ed efficaci fino al 19 aprile. Il ministro della Sanità Jens Spahn ha già suggerito che saranno prese alcune misure che interessano gli 80 milioni di tedeschi e la loro economia. Dopo Pasqua, "sarà necessario vedere come torneremo a tappe a una vita più normale", ha detto il ministro, senza rivelare ancora quali settori romperanno il ghiaccio.

Nel caso della Germania, se aprire o meno le scuole è una decisione che gli stati federali prenderanno in base alla situazione sanitaria nel loro territorio, quindi ci saranno ancora scolari, come quelli in Baviera, che prolungheranno sicuramente le vacanze di Pasqua oltre 19 aprile, anche se gli esami di laurea e di selettività dovrebbero svolgersi il più possibile normalmente. I media tedeschi hanno pubblicato che negozi e ristoranti, nonché le amministrazioni, potrebbero riaprire a condizione che le istruzioni sanitarie, come lavarsi le mani e mantenere le distanze tra le persone, siano rispettate.

Repubblica ceca

Il principale epidemiologo e vice ministro della sanità, Roman Prymula, ha dichiarato che il sistema sanitario ceco "è riuscito a stabilizzare l'epidemia in modo che non abbia più un carattere esponenziale e possiamo dirlo con certezza", una sorta di autocelebrazione, mentre il governo di Praga consente già l'apertura di negozi di ferramenta e negozi per il tempo libero, materiali da costruzione, bricolage e biciclette.

La Repubblica Ceca consente la pratica di sport all'aria aperta che possono essere praticati da soli, come la corsa o il ciclismo. Le quarantene di 14 giorni sono mantenute per le persone che arrivano dall'estero e continuerà a essere data grande importanza all'uso di una maschera negli spazi pubblici e dove la distanza di sicurezza non può essere sistematicamente rispettata.

Austria

Da mezzanotte è possibile riaprire piccoli negozi, negozi di bricolage e giardino. Le aziende più grandi hanno in programma di tornare alle attività dal 1 ° maggio e l'ospitalità, i saloni di bellezza e i lavasecco a fine maggio. I centri educativi rimarranno chiusi fino alla metà del prossimo mese e il completamento degli esami di fine corso è garantito. Tuttavia, i grandi eventi pubblici rimangono vietati, almeno fino alla fine di giugno.

Danimarca

I danesi non hanno quasi subito il confinamento perché non era obbligatorio e molti negozi sono rimasti aperti. Molte famiglie hanno scelto di trascorrere le vacanze di Pasqua in spiaggia e l'unica regola rigorosa rimane quella del rispetto della distanza e delle misure igieniche.

Il fattore principale nella sua particolare escalation inizierà il 15 aprile, data in cui gli asili e le scuole per bambini fino alla quinta elementare (11 anni) riprenderanno a funzionare. Progressivamente, le cliniche di ospitalità, parrucchiere e fisioterapia, verranno incorporate nell'economia di base e riaperte, ma la decisione finale dipenderà dall'evoluzione della pandemia. I grandi eventi culturali, continueranno ad essere vietati, almeno, fino alla fine di agosto.

Norvegia

A partire dal 20 aprile riapriranno i vivai e alcuni negozietti. Una settimana dopo sarà il momento del ritorno delle scuole per i bambini fino alla quarta elementare e degli istituti di istruzione superiore. Gli eventi con un grande afflusso di pubblico dovranno attendere in linea di principio fino al 15 giugno, sebbene a maggio le autorità norvegesi rivaluteranno la situazione per il proseguo dell'estate. Bar e ristoranti dovranno ancora aspettare e  le aziende potranno in modo graduale riprendere le attività.

Coronavirus, l'Istat: "Shock generalizzato e senza precedenti per l'economia. Difficile una stima degli effetti"

''Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda''. Lo rileva l'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana. ''La rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento'', spiega l'Istituto. L'Istat rileva che le chiusure delle attività potrebbero provocare degli effetti negativi sul valore aggiunto, tra -1,9% e -4,5%. L'Istituto di statistica propone due scenari: il primo in cui la chiusura delle attività riguarderebbe solo i mesi di marzo e aprile, con un effetto negativo dell'1,9%; l’altro in cui la chiusura si estenderebbe fino a giugno che provocherebbe una contrazione del valore aggiunto del 4,5%. ''Seppure limitate nel tempo e ristrette a un sottoinsieme di settori di attività economica'' le misure di lockdown sono in grado di ''generare uno shock rilevante e diffuso sull’intero sistema produttivo''. Infatti, oltre agli effetti diretti, connessi alla sospensione dell’attività nei settori coinvolti nei provvedimenti, il sistema produttivo ''subirebbe anche gli effetti indiretti legati alle relazioni intersettoriali'' spiega l'Istituto di statistica.


L'economia italiana guarirà dal coronavirus? - Il Foglio

"Lo scenario internazionale è dominato dall'emergenza sanitaria. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l'offerta sia la domanda". Lo ribadisce l'Istat nella nota mensile, confermando in sostanza quanto già preannunciato in occasione delle valutazioni dell'Istituto sul dl 'Cura Italia'.

L'intensità della crisi innescata dal Coronavirus stando ai giudizi di famiglie e imprese, già a marzo, risulta più profonda delle precedenti, andando anche oltre ai minimi del 2008. E' quanto emerge dal grafico riportato nella nota dell'Istat sull'andamento dell'economia Italiana, accompagnata da un primo approfondimento dell'impatto del Covid-19.

In uno scenario "caratterizzato dall'estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%". Così l'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana, con le prime previsioni sull'impatto del Coronavirus. La limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe invece, su base annua, "una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%", si spiega.

"Le misure volte a limitare il contagio da Covid-19 hanno portato, nelle ultime settimane, alla progressiva chiusura, parziale o totale, di un elevato numero di attività produttive". Lo rileva l'Istat, spiegando che, sulla base dei dati di contabilità nazionale riferiti al totale delle attività economiche e inclusive della componente dell'economia non osservata, "la limitazione delle attività produttive coinvolgerebbe il 34,0% della produzione", quindi oltre un terzo, e "il 27,1% del valore aggiunto".

"Seppure limitate nel tempo e ristrette a un sottoinsieme di settori di attività economica", le misure prese per il contenimento del Coronavirus "sono in grado di generare uno shock rilevante e diffuso sull'intero sistema produttivo". Così l'Istat nella nota mensile che dedica un focus all'emergenza Coronavirus. Infatti, spiega, "oltre agli effetti diretti connessi alla sospensione dell'attività nei settori coinvolti nei provvedimenti, il sistema produttivo subirebbe anche gli effetti indiretti legati alle relazioni intersettoriali".

Forte incremento degli acquisti di alimentari nella grande distribuzione e del commercio online in epoca di coronavirus. Secondo i dati diffusi dall'Istat, a febbraio l'aumento più significativo a livello tendenziale delle vendite è stato registrato dalla grande distribuzione, in crescita dell'8,4%, e quella che cresce con la maggiore intensità in questo segmento è la vendita dei beni alimentari salita del +9,9% rispetto a un anno prima. Quanto invece alle imprese operanti su piccole dimensioni il valore delle vendite è aumentato del 3,3%.

 Rispetto a febbraio 2019, le vendite al di fuori dei negozi calano dello 0,1% mentre è in crescita sostenuta il commercio elettronico (+15,3%).
    Per quanto riguarda invece la grande distribuzione, a febbraio scorso si sono avuti aumenti tendenziali del 9,9% delle vendite nei supermercati, del 9,6% di quelle nei discount alimentari e dell'8,7% negli ipermercati. 

A febbraio 2020 si stima, per le vendite al dettaglio, una aumento mensile dello 0,8% in valore e dello 0,9% in volume. Lo rileva l'Istat precisando che sono in aumento sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,2% in volume), sia quelle dei beni non alimentari (+0,5% in valore). Su base tendenziale, a febbraio, si registra una crescita del 5,7% in valore e del 5,8% in volume. Per l'Istat gli indici risentono di quanto accaduto a partire dalla fine del mese, quando la diffusione del Covid-19 ha presumibilmente provocato una crescita degli acquisti in alcuni settori.

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

Coronavirus, le aziende italiane hanno già perso 18 milardi di ricavi. L'allarme di Confesercenti: commercio, turismo e ristorazione i settori più colpiti

Le aziende italiane sono ormai senza liquidità: il lockdown disposto per contenere i contagi ha portato a una caduta dei ricavi quantificabile in circa 18 miliardi di euro, di cui 11,5 miliardi a carico delle imprese del commercio, del turismo e della ristorazione. Per arginare questo shock è necessario agire sulla leva del credito, ma i meccanismi di agevolazione ai prestiti messi in campo dal Cura Italia non stanno funzionando. A lanciare l’allarme è Confesercenti


L’emergenza sanitaria da coronavirus, si legge in una nota, è arrivata in una situazione già difficile: solo lo scorso anno, lo stock dei prestiti alle imprese è diminuito di circa 16 miliardi di euro. E il prosciugamento della liquidità causato dal lockdown è destinato a peggiorare: già adesso, su base annua, è plausibile attendersi una contrazione dei consumi delle famiglie di circa 30 miliardi di euro. 

“La sospensione delle attività è necessaria per vincere il contagio, e la salute pubblica rimane la priorità”, commenta la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise. “Occorre però sostenere le imprese con un’iniezione rilevante di liquidità, per permettere loro di far fronte all’azzeramento dei ricavi e agli obblighi nei confronti di fornitori e dipendenti. Purtroppo, nonostante il Cura Italia abbia messo a disposizione misure per favorire l’accesso ai prestiti, troppe imprese non riescono ad ottenere risposte positive dagli istituti di credito. E anche le banche disponibili si stanno scontrando con un eccesso di burocrazia che, di fatto, impedisce loro di utilizzare gli strumenti messi a disposizione con il decreto. Imprese ed autonomi sono allo stremo. Bisogna dare fiato alle imprese per aiutare anche chi lavora”, osserva ancora De Luise.

“Servono soluzioni concrete: chiediamo all’Abi un impegno per sbloccare la situazione. Al governo chiediamo invece di garantire l'attuazione delle misure adottate, ma anche di trovare ulteriori soluzioni per facilitare e velocizzare l’accesso alla liquidità delle imprese. A partire dalle garanzie: è urgente sbloccare subito la piena potenzialità del Fondo Centrale, superando i limiti imposti dal regolamento europeo ‘de minimis’ sugli aiuti di Stato. L’Unione europea si è già pronunciata favorevolmente sulla possibilità: l’esecutivo deve (solo notificare la decisione. È un intervento necessario, altrimenti molte imprese saranno tagliate fuori dai benefici introdotti con il Cura Italia”, conclude la presidente di Confesercenti.

(Fonte: Agi)

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