updated 2:32 PM UTC, Apr 11, 2021

Lavoro, in un anno perso quasi un milione di posti. Occupazione stabile a febbraio. L'emorragia si fermerà o siamo solo all'inizio?

La fotografia dai dati Istat. Nei giorni scorsi lo studio di Unimpresa che avvertiva: "Dieci milioni di italiani a rischio povertà. Subito nuovi ristori"


Occupazione in Emilia-Romagna: dopo il lockdown, ripartenza a maggio –  ART-ER

Un milione di posti di lavoro persi in un anno. E' il quadro che si delinea dai dati Istat. A febbraio 2021 gli occupati erano 22.197.000, ovvero 945.000 in meno rispetto a febbraio dello scorso anno. "Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione - registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 - hanno determinato un crollo dell’occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1% pari a -945mila unità) - rileva l'Istat - La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-590mila) e autonomi (-355mila) e tutte le classi d’età". Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali, toccando il 56,5%.

Nell’arco dei dodici mesi, crescono le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unità), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila).

Il tasso di disoccupazione a febbraio diminuisce di 0,1 punti rispetto a gennaio e aumenta di 0,5 punti su febbraio 2020. Lo rileva l'Istat spiegando che nel mese è al 10,2%.

Diminuisce lievemente anche il numero di inattivi (-0,1% rispetto a gennaio, pari a -10mila unità) per effetto, da un lato, della diminuzione tra le donne e chi ha almeno 25 anni e dall’altro della crescita tra gli uomini e i 15-24enni. Il tasso di inattività è stabile al 37,0%.

Il livello dell’occupazione nel trimestre dicembre 2020-febbraio 2021 è inferiore dell’1,2% rispetto a quello del trimestre precedente (settembre-novembre 2020), con un calo di 277mila unità -prosegue l'Istat. Nel trimestre aumentano sia le persone in cerca di occupazione (+1,0%, pari a +25mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,3%, pari a +183mila unità).


Povertà, allarme Unimpresa: "Dieci milioni di italiani a rischio"

BANKITALIA: AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

A chi già si trova in condizione di estremo disagio economico potrebbero aggiungersi presto i disoccupati e i tanti lavoratori a rischio, in situazioni estremamente precarie. "Subito nuovi ristori"

L'ultima rilevazione Istat parlava di 5,6 milioni di persone in povertà, ma secondo Unimpresa gli italiani a rischio a causa della crisi innescata dal Covid sono molti di più, 10,4 milioni. Tra di loro si contano infatti i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati in situazioni instabili o economicamente deboli: il dato, calcolato dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in più rispetto a un'analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%.

Secondo Unimpresa la crisi economica innescata dall'emergenza sanitaria ha contribuito a estendere il perimetro delle persone in difficoltà: ai 4,1 milioni di persone disoccupate bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni). Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,3 milioni di unità: "in condizioni precarie o economicamente deboli, - spiega l'organizzazione - contribuiscono a estendere la platea degli italiani in crisi, che vivono sull'orlo del baratro, sempre più vicini alla povertà".
 
Unioncamere lancia dunque l'allarme: per evitare che dalla attuale situazione di rischio si passi a una situazione di vera difficoltà bisogna che il governo intervenga, andando "ben oltre quei 32 miliardi di euro stanziati col decreto Sostegni, che non bastano". "C'è un fattore tempo che è fondamentale: -  dice il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politinoo - il decreto che stanzia quei fondi è del 19 marzo e i primi bonifici, assicura il governo, dovrebbero arrivare intorno alla metà di aprile. Vuol dire oltre 100 giorni per un pacchetto di aiuti che, in ogni caso, risponde solo parzialmente alle drammatiche esigenze che stiamo affrontando".
 

Pandemia e chiusure, nel 2021 il lavoro nero crescerà ancora

L'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre: nell'ultimo anno persi 450mila posti. Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Non meno impattante, secondo la Cgia, è l'effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l'associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare


Reddito di cittadinanza e lavoro in nero: cosa si rischia - Lavoro e Diritti

A seguito della pesantissima crisi economica in corso causata dal Coronavirus, l’esercito dei lavoratori in nero presente in Italia è in forte espansione. Lo segnala l’Ufficio studi della Cgia, ricordando che nell’ultimo anno la crisi pandemica ha provocato una perdita di circa 450mila posti di lavoro. Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, "a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che quotidianamente si recano nelle case degli italiani ad esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate" sottolinea una nota.

Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni, sottolinea la Cgia. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l'associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare.

Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Non meno impattante, secondo la Cgia, è l’effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici.

Soprattutto nei territori più provati dalla crisi, non sono pochi, ad esempio, i camerieri che in attesa di tornare ad esercitare la propria professione si stanno improvvisando edili, dipintori, idraulici, giardinieri o addetti alle pulizie. Eseguono piccoli lavori pagati poco e in nero che, tuttavia, consentono a queste persone di portare a casa qualche decina di euro al giorno, permettendo così a molte famiglie di mettere assieme il pranzo con la cena. In questo momento così difficile, chi lavora irregolarmente per necessità non va assolutamente criminalizzato; ci mancherebbe, sottolinea la Cgia.

Tuttavia, osserva l'associazione, il dilagare del lavoro irregolare non comporta un danno solo alle casse dell’erario e dell’Inps, ma anche alle tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti, osserva la Cgia. I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti al prelievo previdenziale, a quello assicurativo e a quello fiscale consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto.

Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire. Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e, in queste condizioni, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto frequenti.

A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero. Secondo l’ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 2018, in Calabria il tasso di irregolarità è pari al 22,1 per cento (136.200 irregolari), in Campania al 19,4 per cento (362.500 lavoratori in nero), in Sicilia al 18,7 per cento (283.700), in Puglia al 16,1 per cento (222.700) e in Sardegna del 15,7 per cento (95.500). La media nazionale è pari al 12,9 per cento.

Le situazioni più virtuose si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna il tasso di irregolarità è al 9,8 per cento (211.700 irregolari), in Valle d’Aosta è al 9,6 per cento (5.900), in Veneto al 9 per cento (207.300) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta all’8,9 per cento (27.000). L’attività in nero di queste 3,2 milioni di persone genera un valore aggiunto pari a 77,8 miliardi di euro all’anno, di cui 26,7 miliardi sono prodotti nel Sud, 19,8 nel Nordovest, 17 nel Centro e 14,3 nel Nordest. A livello regionale in termini assoluti il Pil in 'nero' più importante lo riscontriamo in Lombardia (12,6 miliardi), seguono il Lazio (9,4 miliardi), la Campania (8,3 miliardi) e la Sicilia (6,2 miliardi).

 

(Fonte: Adnkronos)

Decreto Sostegni, in arrivo 32 miliardi per imprese e lavoratori. Draghi: "Un primo passo, ne serve un secondo". Nodo cartelle risolto (tra le polemiche) con uno stralcio: condonate solo multe di 10 anni fa per redditi al di sotto dei 30mila euro

Un'operazione da 32 miliardi che aveva come obiettivo principale "dare più soldi possibile a più gente possibile nel più breve tempo possibile", come ha detto il premier Mario Draghi, il decreto Sostegni appena approvato ha come capisaldi il sostegno alle imprese, al lavoro e un aiuto nella lotta alla povertà. E' una misura parziale che sarà corretta con un nuovo scostamento ad aprile


Chi è Mario Draghi? Storia di palazzi e di potere. E di uomo.

Agli italiani piegati dal Covid arrivano circa 32 miliardi di euro, un terzo alle imprese, oltre un decimo agli enti locali.

Ecco il decreto Sostegni, la nuova iniezione di risorse per imprenditori, lavoratori e amministratori alle prese con una crisi sanitaria e finanziaria destinata a risolversi solo con la campagna vaccinale, alla quale sono stati stanziati quasi 3 miliardi.

STRALCIO - Sono cancellate le vecchie cartelle esattoriali fino a 5mila euro tra il 2000 e il 2010 per chi rientra in un tetto di reddito di 30mila euro. Rate e nuove cartelle esattoriali sospese fino al 30 aprile e una sanatoria ad hoc per le partite Iva in difficoltà.

PARTITE IVA E IMPRESE - Possono accedere a contributi a fondo perduto, se hanno un fatturato fino a 10 milioni e nel 2020 perdite medie mensili del 30% rispetto al 2019: gli aiuti vanno da 1.000 euro per le persone fisiche (2.000 per le giuridiche) a 150mila euro.

Per le imprese ci sono 5 fasce di ricavi con percentuali differenziate dei sostegni, dal 60% per le più piccole al 20% per le più grandi.

GRANDI AZIENDE - Se in crisi ma con prospettive di ripresa possono attingere a finanziamenti agevolati da restituire in 5 anni: c'è un fondo di 200 milioni presso il Mise. Il Fondo sociale per l'occupazione e la formazione del Ministero del lavoro, è rifinanziato con 400 milioni ed è prorogata per tutto il 2021 l'integrazione salariale della cigs per i lavoratori ex Ilva, destinando 19 milioni.

LAVORO - Blocco dei licenziamenti prorogato a giugno, e fino a ottobre per le aziende che usano la cassa integrazione Covid, valida fino al 31 dicembre (massimo 28 settimane), per 3,3 miliardi. Quelle con cassa integrazione ordinaria possono chiedere 13 settimane tra aprile e giugno per Covid, senza contributo addizionale. Ci sono 1,5 miliardi per l'esonero dei contributi previdenziali dovuti da autonomi e professionisti. I contratti a tempo determinato possono essere rinnovati o prorogati senza causale fino al 31 dicembre.

REDDITO DI CITTADINANZA - È rifinanziato per 1 miliardo. Tre nuove mensilità del reddito di emergenza alle famiglie (1,52 miliardi). Fino al 31 dicembre non serve aver lavorato 30 giorni nell'ultimo anno per ottenere la Naspi. Una tantum da 2.400 euro per lavoratori stagionali, del turismo, termali e dello spettacolo che hanno perso il posto, e per quelli dello sport varia da 1.200 a 3.600 euro.

LOTTA AL COVID - Stanziati oltre 4,5 miliardi: 2,1 miliardi per l'acquisto di vaccini, 700 milioni per i farmaci, 1,4 miliardi per le attività del Commissario, 345 milioni per il coinvolgere più medici possibile, 50 milioni come remunerazione aggiuntiva delle farmacie, dove si potrà somministrare il siero.
Per i Covid Hospital sono previsti 51,6 milioni. Cade il vincolo del rapporto esclusivo per gli infermieri pubblici vaccinatori.

ENTI LOCALI - Sono stanziati oltre 3 miliardi: metà nel fondo per gli enti locali, 260 milioni in quello per Regioni e Province autonome, 800 milioni per il Tpl, 250 milioni come ristoro per il mancato incasso della tassa di soggiorno, e un altro miliardo per rimborsare alle Regioni le spese sanitarie del 2020 per il Covid.

TURISMO - Sostegni per 1,7 miliardi, fra cui 700 milioni per le zone danneggiate dalla chiusura degli impianti di sci e 900 milioni per gli stagionali.

CULTURA - In arrivo 400 milioni di euro in più: 200 milioni per spettacolo, cinema e audiovisivo, 120 milioni per spettacoli e mostre e 80 per il settore del libro e la filiera dell'editoria.

SCUOLA - Ci sono 150 milioni per il recupero delle competenze e della socialità durante l'estate, e altri 150 milioni per aspetti più sanitari. Il personale scolastico e amministrativo assente per vaccino è "giustificato".

MATRIMONI ED EVENTI - Per le filiere più colpite dalla crisi (anche commercianti e ristoratori dei centri storici) c'è un fondo da 200 milioni. Ci sono 200 milioni in più per imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, 100 milioni per la cancellazione di fiere e congressi e 150 per le fiere internazionali. 

 

(Fonte: Ansa)

Nonno welfare, paradosso italiano: quando i pensionati sostengono economicamente le famiglie

Il report dell'Istat "Condizioni di vita dei pensionati anni 2018-2019" fotografa molto bene una condizione che riguarda sempre più famiglie nel nostro Paese. E fa riflettere


L'Istat calcola che ci sono pensionati in una famiglia su due in Italia, il 46,4%. E spesso da loro arriva un sostegno economico, tanto che, per le famiglie con pensionati, il rischio di povertà è minore di un terzo rispetto alle altre famiglie, fino al 15,9% nel 2018 (come anche nel 2017).

Le famiglie con pensionati hanno, inoltre, un reddito netto medio più alto delle altre di 60 euro, pari a 2.670 euro netti al mese. Più in dettaglio, metà delle famiglie con pensionati ha un reddito netto inferiore ai 24.780 euro (2.065 euro mensili), un valore mediano che scende a 21.445 euro nel Mezzogiorno, mentre raggiunge circa 27.800 euro nel Centro e a 25.830 euro nel Nord.

Il report dell'Istituto di statistica "Condizioni di vita dei pensionati anni 2018-2019" rileva, inoltre, che oltre un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,6%) e più di un quarto da solo (28,2%).

Allo stesso tempo, secondo l'Istat, aumentano i pensionati che percepiscono anche un reddito da lavoro. Nel 2019 erano 420 mila, (+3,6% rispetto al 2018) ma in decisa diminuzione rispetto al 2011 (-18,5%). La loro età media sale a 69 anni (dai 66 anni del 2011) con oltre il 77% che ha almeno 65 anni (53,7% nel 2011) e il 41,7% che ne ha almeno 70 (25,0% nel 2011). I pensionati che lavorano sono principalmente uomini (in oltre tre casi su quattro), residenti nelle regioni settentrionali (in due casi su tre) e lavoratori non dipendenti (in circa l'85% dei casi). Circa la metà dei pensionati occupati ha al massimo la licenza media (è il 30,4% per il complesso degli occupati), tre su dieci possiedono un diploma mentre il segmento dei laureati rappresenta oltre un quinto del totale.

Tra gli altri numeri chiave indicati nel rapporto ci sono: i 301 miliardi di euro spesi nel 2019 in prestazioni pensionistiche, il 2,5% in più rispetto al 2018; il numero di pensionati stabile a poco più di 16 milioni; l'importo della pensione media di 13.194 euro annui.   

Il Covid fa crollare la produzione industriale (-11,4): mai così male dal 2009. La seconda ondata ha bloccato la ripresa

I dati Istat per il 2020 fotografano un quadro disastroso. Anno terribile per l'auto, giù del 13%. Tengono i livelli pre-pandemia solo Alimentare e bevande e Farmaceutica


La pandemia manda a picco la produzione industriale, che nel 2020 crolla dell'11,4% registrando il maggior calo dalla crisi del 2009 e il secondo peggior risultato dal 1990, inizio della serie storica dell'Istat. La flessione, spiega l'istituto, è estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata.

Crollo senza precedenti anche per il settore auto, giù al 13% nell''anno nero' del Covid e che solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, ha perso il 2,1%.

La produzione industriale nel suo complesso ha fatto registrare a dicembre un calo dello 0,2% mensile e del 2% annuo. A novembre era diminuita dell'1,4% e del 4,2% su base annua. Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.   

Ed è di oggi la stima di Prometeia e Intesa Sanpaolo secondo cui l'industria manifatturiera italiana chiuderà il 2020 con un calo tendenziale del giro d'affari del 10,2%, pari a 132 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. 

Nel panorama europeol'Italia continua a far registrare una delle performance più preoccupanti. In Germania nell'intero 2020 la produzione è crollata dell'8,5% e in Spagna del 9,4%. Per il dato francese bisognerà aspettare domani, ma quello provvisorio calcolato dall'Insee a novembre sui primi 11 mesi dello scorso anno parla di una riduzione del 4,8%.

La seconda ondata del virus ha impedito la ripresa

La flessione è dunque estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e purtroppo, rileva l'Istat, non è stato possibile alcun recupero durante l'anno perché la seconda ondata di Covid ha spento sul nascere qualsiasi possibilità di ripresa.

"Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subìto una battuta d'arresto nei mesi recenti - osserva l'istituto nel commento - impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l'emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre l'indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020".

Tutti i numeri dell'industria italiana

L'indice destagionalizzato mensile mostra a dicembre 2020, indica inoltre l'Istat, un aumento congiunturale sostenuto per l'energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, per quelli di consumo (-0,3%).

Nel confronto annuo, si registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+4,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-9,8%) e meno marcato per gli altri aggregati (-2,1% per i beni strumentali e -0,7% per l'energia).

I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi rispetto a dicembre 2019 sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), quella i prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%).

Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%).

L'anno nero dell'auto

La produzione industriale di automobili ha registrato un crollo senza precedenti, pari al 13%: si tratta del comparto - ossia quello dei beni" strumentali" che includono la fabbricazione di macchine e motori e anche quella di autoveicoli - più colpito dal calo della produzione.

Solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, la flessione è stata del 2,1%. 

A novembre, la produzione di beni strumentali aveva fatto registrare un calo di appena lo 0,1% rispetto a ottobre ed era rimasta invariata su base tendenziale. Per quanto riguarda il settore di attività economica, l'Istat mette inoltre in risalto che la "fabbricazione di mezzi di trasporto" ha fatto registrare una caduta del 18,3% nell'intero anno e solo a dicembre è stata del 3,8%.

Prometeia, nel 2020 fatturato in calo del 10,2%. Persi 132 miliardi

Secondo Prometeia, la contrazione, inferiore a quella subita con la crisi 2009 (-18.8%), riflette il progressivo recupero dal punto di minimo del ciclo toccato durante il lockdown primaverile: nel periodo agosto-novembre, il fatturato si è riposizionato sui livelli pre-Covid (-0.4%).

Tutti i maggiori player dell'Eurozona hanno subito l'impatto dell'emergenza sanitaria: nella media dei primi undici mesi del 2020, l'indice della produzione industriale registra un calo del -13% in Italia e Francia, -10.8% in Germania e -10.5% in Spagna. Il gap nei confronti del manifatturiero tedesco, rimasto attivo durante il lockdown primaverile, è stato in parte colmato grazie alle chiusure ridotte degli impianti in estate. 

l peggioramento autunnale della curva dei contagi non ha comunque intaccato in modo significativo la ripresa industriale, pur aggiungendo incertezza a uno scenario mondiale caratterizzato da una domanda ancora debole. A livello settoriale, emerge una tenuta dei livelli pre-Covid per Alimentare e bevande e Farmaceutica, e un recupero piu' intenso delle attese per Elettrodomestici e Mobili, trainati da consumi in risalita dai minimi primaverili.

La ripresa del ciclo edilizio ha dato un forte impulso al settore Prodotti e materiali da costruzione e un parziale sostegno alla filiera dei metalli. In rapida risalita anche i livelli di attività degli Autoveicoli e moto, sulla spinta degli incentivi all'acquisto di vetture ecologiche. Il settore sconta però il crollo della fase primaverile, stazionando ancora nella parte bassa della classifica, poco distante dalla Meccanica, penalizzata dalla ripresa incerta degli investimenti in beni strumentali.

Situazione ancora critica nel Sistema moda, fortemente colpito dalle restrizioni alla socialita' e al turismo. Gli indicatori anticipatori mostrano segnali di consolidamento dell'attività manifatturiera in avvio del 2021, con attese di rafforzamento nella seconda meta' dell'anno. Il dispiegarsi degli effetti della campagna vaccinale comporterà un allentamento delle restrizioni a livello mondiale, con effetti visibili anche sul commercio internazionale.

La velocità di marcia del manifatturiero italiano dipenderà dalle scelte strategiche finalizzate a ricevere le risorse europee, che potranno dare impulso anche agli investimenti privati.

 

(Fonte: Agi)

"Ripresa economica da metà anno se i vaccini saranno rapidi": Confindustria stima gli effetti di un allentamento delle restrizioni

Tra tante voci preoccupanti, si intravede qualche luce: migliora lo scenario per l'export sulla scia degli scambi mondiali in crescita, certo a tinte meno fosche rispetto alla primavera 2020


Il recupero del Pil italiano è "posticipato" e "un forte rimbalzo è atteso solo dal terzo trimestre 2021, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida" e ripartiranno i consumi. Lo prevede il Centro studi di Confindustria. "Un allentamento delle restrizioni anti-pandemia - si osserva - rilancerebbe anche la fiducia e quindi la domanda, liberando per i consumi le risorse accumulate in questi mesi col risparmio 'forzato'".

A inizio 2021, si legge, nella Congiuntura Flash di Confindustria, "il peggioramento delle attese spinge una parte delle famiglie a risparmiare a scopo precauzionale; inoltre, vari acquisti sono ostacolati dalle norme anti-Covid. Tutto cio' frenerà i consumi e il Pil, almeno nel primo trimestre", rinviando la ripresa. Il rimbalzo del terzo trimestre poi potrebbe "proseguire se l'aumento dei vaccinati continuasse a far calare i contagi".

Per l'export italiano lo scenario è un po' migliorato, sulla scia di scambi mondiali in lenta espansione e le prospettive sono in miglioramento per inizio 2021: spiccano in positivo Germania, Svizzera, Cina e USA tra le destinazioni; metalli e autoveicoli tra i prodotti. Le principali economie dell'Eurozona, si osserva ancora, hanno chiuso il 2020 meno peggio del previsto, e "il livello di attività a inizio 2021 e' ben superiore alla primavera scorsa, quando impattò la prima ondata". 

A gennaio, più di una famiglia su dieci lamenta una peggiore situazione finanziaria, una su cinque tra i redditi bassi. Il risparmio "forzato" aumenta molto: la quota di risparmiatori è salita al 24%, un multiplo dei valori 2019. I tassi sovrani a gennaio in Italia hanno registrato un moderato aumento a gennaio (da 0,50% a 0,71% e poi a 0,62% il BTP), sulla scia della nuova instabilita' politica, e restano sui minimi. "Solo i massicci acquisti di titoli effettuati dalla Bce, stanno evitando costi maggiori".

Smart working, quanto ci costa lavorare da casa. Bollette e connessioni internet: perché chi ha famiglia è più penalizzato

A fare i conti è l'ultimo report SOStariffe.it, che ha stimato tutte le maggiorazioni di spesa dovute alle attività di studio/lavoro casalingo nel 2020 scoprendo che in media gli italiani hanno speso tra 145 (i single) e 268 euro in più (le famiglie)


Smart working: come funziona il lavoro da casa | Starting Finance

Non solo la salute. Il coronavirus e la pandemia hanno cambiato anche il modo di lavorare di ognuno di noi. E per alcuni il salotto di casa si è trasformato di colpo in un ufficio. La diffusione dello 'smart working' è infatti una delle tante rivoluzioni portate dal virus, una rivoluzione che ha però inciso con dei costi sulle famiglie che hanno dovuto fare i conti con bollette di gas, luce e anche connessione internet lievitate nei mesi. Quanto ci è costato, dunque, finora?

A fare i conti è l'ultimo report SOStariffe.it, che ha stimato tutte le maggiorazioni di spesa dovute alle attività di studio/lavoro casalingo nel 2020 scoprendo che in media gli italiani hanno speso tra 145 (i single) e 268 euro in più (le famiglie).

Sono stati esaminati tre profili di consumatore tipo: il single, la coppia e la famiglia. Si è calcolata la spesa media annuale di ciascuno e, tramite simulazioni, si è potuto stimare l'incremento dei consumi dovuto alle nuove attività da casa. È emerso che, nel complesso, i single hanno speso 145 euro in più, le coppie se la sono cavata aggiungendo 193 euro alle solite bollette e, infine, le famiglie hanno dovuto mettere in conto 268 euro in più. Il costo dello smart working grava soprattutto sulle famiglie

L'indagine, condotta tramite i comparatori SOStariffe.it per le offerte luce e gas e le offerte internet casa, ha evidenziato che svolgere le consuete attività di lavoro e studio da casa, anziché recarsi all'esterno della propria abitazione, comporta un aggravio di costi soprattutto per i nuclei familiari. I single, nel corso del 2020, hanno speso per le tre utenze considerate un totale di 1.116 euro (di cui 719 per luce e gas e 397 per internet). Lo smart working ha fatto loro sborsare in media 145 euro in più. Le coppie, nel complesso, hanno dovuto sostenere, nel 2020, una spesa di 1484 euro per le bollette (che comprende 1087 di luce e gas e 397 di internet).

La permanenza domestica per studio e lavoro ha inciso in media per 193 euro sul bilancio annuale delle coppie. Il profilo di consumatore-tipo che ha risentito di più dei rincari dovuti allo smart working sono proprio le famiglie (quelle considerate dallo studio SOStariffe.it sono composte da due genitori e un figlio). In media i nuclei familiari hanno speso 2058 euro per le bollette nel corso del 2020 (di cui 1661 per la luce e il gas e 397 per la connessione da rete fissa). In questo caso l'incremento di spesa sostenuta in smart working si aggira sui 268 euro. Come risparmiare sulle utenze nel 2021 Lo smart working semplificato, salvo proroghe dovute all'andamento dei contagi e dei vaccini, sarà in vigore fino al 31 marzo.

Cosa fare dunque per risparmiare sulle utenze domestiche? “Un consiglio utile – risponde Alessandro Voci, responsabile Ufficio Studi e Indagini di SOStariffe.it - è passare al mercato libero già da ora e approfittare della migliore offerta luce o gas, magari una promozione di tipo dual fuel (una fornitura congiunta più facile da gestire e spesso piuttosto conveniente). Per quanto riguarda la connessione domestica, invece, possiamo individuare una promozione, magari per la fibra ottica Ftth, spendendo meno di 30 euro mensili”.

Tra le novità in arrivo per le famiglie italiane, segnala quindi SOStariffe.it, c’è anche un bonus smart working. Si tratta di un’agevolazione, che potrebbe essere erogata sotto forma di contributo una tantum, per compensare la rinuncia a straordinari e buoni pasto dovuta al passaggio al lavoro agile. Tale contributo economico dovrebbe coprire, almeno parzialmente, le spese per le utenze necessarie al lavoro domestico.

 

(Fonte: Adnkronos)

Le frontiere Ue restano aperte, ma a certe condizioni. Restrizioni per gli spostamenti non essenziali. Quali sono le "zone rosso scuro"

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: "Adottiamo misure mirate senza mettere a repentaglio la nostra economia". Il presidente del Consiglio, Charles Michel: "Lavoratori e beni essenziali devono continuare a passare attraverso i confini senza interruzioni. Alle persone che viaggiano da una zona ad alto rischio può essere richiesto di fare il test prima della partenza e di osservare una quarantena all'arrivo"


EU will Close its Borders to All Nonessential Travel to Fight Coronavirus |  أنصار الله

Le frontiere nella Ue restano aperte ma i viaggi non essenziali saranno scoraggiati. Le aree con la circolazione più alta del virus, in particolare delle nuove varianti, saranno classificate come "zone rosso scuro" e in queste gli Stati membri decideranno ulteriori restrizioni alla circolazione: dai test alla quarantena.

Così come per chi arriva da fuori l'Ue, sempre da zone particolarmente colpite. Questo è quanto hanno deciso i leader dei Ventisette dopo un vertice - in videoconferenza - durato oltre quattro ore. "Adottiamo misure mirate" da preferire rispetto alla "chiusura pura e semplice delle nostre frontiere, che metterebbe gravemente a repentaglio la nostra economia senza fermare il virus", ha spiegato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella conferenza stampa al termine del summit.

Con lei il presidente del Consiglio, Charles Michel: "Noi cerchiamo di trarre insegnamenti da quello che è accaduto" e "sappiamo che sarà probabilmente necessario adottare misure restrittive ulteriori per limitare i viaggi non essenziali" e "questo è l'orientamento e nei prossimi giorni cercheremo di coordinarci con il buon senso" usando "ad esempio il colore della zona" riferito al rischio più o meno alto di contagio, ha spiegato. "Alle persone che viaggiano da una zona rosso scuro può essere richiesto di fare il test prima della partenza e di osservare una quarantena all'arrivo" e "in caso di situazioni sanitarie molto gravi, tutti i viaggi non essenziali devono essere fortemente scoraggiati sia all'interno dei Paesi che attraverso i confini", ha precisato la presidente della Commissione. "Allo stesso tempo - ha sottolineato - è di assoluta importanza mantenere il mercato unico in funzione". Per questo motivo "lavoratori e beni essenziali devono continuare a passare attraverso i confini senza interruzioni".

Finora l'Ecdc, il Centro europeo per la gestione delle malattie, ha sempre classificato le zone del continente in verdi, gialle e rosse. Inutile nascondere la "forte preoccupazione" per la rapida diffusione delle nuove varianti del virus. Per questo von der Leyen chiede "più test e più sequenziamento" che "va aumentato ad almeno il 5% dei test positivi" per avere numeri significativi.

A complicare il quadro è l'incertezza della campagna vaccinale, nonostante gli obiettivi ambiziosi con cui la Commissione si è presentata al tavolo di capi di Stato e di Governo. "I leader Ue chiedono che la vaccinazione aumenti e gli impegni delle aziende devono essere rispettati", ha detto Michel a nome dei colleghi infuriati per i ritardi Pfizer dell'ultima settimana (e l'incertezza della prossima). Ha confermato tuttavia che vi è "ampio sostegno alla proposta della Commissione, molto ambiziosa, di vaccinare il 70% degli adulti entro l'estate". "Se ci saranno degli ostacoli li dobbiamo affrontare insieme", ha esortato.

Nel frattempo sembra congelata la discussione - che aveva già portato alla formazione di almeno due correnti di pensiero - sul possibile passaporto vaccinale. "Pensiamo sia necessario un certificato a finalità mediche e in una fase ulteriore vedremo come questo potrà essere utilizzato" anche se "noi siamo molto cauti, è giusto saper constatare quando le persone sono state vaccinate", ha chiarito Michel. È' una necessità medica" ma "l'uso da farne va considerato con serietà" perché "ci sono ancora interrogativi sulla trasmissibilità e sulla durata" oltre all'accessibilità dei vaccini, e "gli usi possibili del certificato si discuteranno in un secondo momento", ha confermato von der Leyen. Unanime è stato invece l'accordo sull'uso e il reciproco riconoscimento dei test rapidi, favoriranno gli spostamenti e potenzieranno il tracciamento dei casi. 

 

(Fonte: Agi)

  • Pubblicato in Esteri
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