L'altra faccia della crisi da pandemia: riscoperti i negozi di quartiere, uno su due ha raddoppiato la clientela

L'Osservatorio Fida-Confcommercio: le imprese si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza. Accelerati i processi d’innovazione


Con il Covid-19 le imprese delle distribuzione alimentare al dettaglio sono state messe a dura prova e, soprattutto durante il lockdown, i punti vendita sono stati in prima linea per assicurare la spesa e continuare ad erogare, in condizioni di difficoltà, un servizio fondamentale per i cittadini facendo riscoprire anche il ruolo dei negozi di vicinato (come afferma il 70% delle imprese) e quasi un’impresa su due (47,3%) ha rilevato un aumento di nuovi clienti. È quanto emerge dall’Osservatorio della Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione aderente a Confcommercio, realizzato in collaborazione con Format Research. 

Secondo l'analisi, il 31% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività economica nei prossimi tre mesi, mentre per il 59% la situazione rimarrà stazionaria. Principalmente all’inizio e nella fase più acuta della pandemia le imprese hanno dovuto risolvere problemi di carattere organizzativo mai affrontati prima, con dispendio di energie e risorse, come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza: dalla pulizia e sanificazione quotidiana di ambienti e strumenti, all’installazione dei pannelli separatori in plexiglass tra dipendenti e clienti.

L'emergenza sanitaria ha accelerato i processi di innovazione nel settore: il 40,7% delle imprese ha iniziato a fare consegne a domicilio, il 32,2%, di quelle che già lo facevano, ha intensificato questo servizio e il 14,2% ha attivato servizi di asporto. E anche sul fronte digitale crescono le imprese che hanno avviato servizi che prima non offrivano come la prenotazione spesa tramite email (per il 13,1%), tramite Social Network (per il 9%), il click & collect (per il 7,1%) e la vendita per mezzo di piattaforme online (per il 4,7%). Le imprese della distribuzione alimentare al dettaglio in Italia sono oltre 140 mila, pari a circa il 4% del totale complessivo delle imprese, di cui il 60% 'specializzate'.

La Casa del Quartiere è uno degli snodi di distribuzione di beni alimentari  e di prima necessità di Torino Solidale – Casa del Quartiere di San Salvario

Energia, anche Eni paga il conto Covid: semestre in rosso, ma porta a casa risultati sopra le attese. L'ottimismo di Descalzi e gli investimenti green: il Cane a sei zampe non molla l'osso

Eni ha comunicato i risultati del primo semestre 2020, che hanno risentito della forte volatilità registrata dal prezzo del petrolio nella prima metà dell’anno e della drastica riduzione della domanda, in conseguenza al lockdown deciso per frenare l pandemia da Covid-19. Il Cane a sei zampe ha deciso di modificare la politica dei dividendi, a fronte del mutato scenario di riferimento. Scelta non gradita dal mercato. I conti sono stati in calo anno su anno ma nettamente sopra le attese degli analisti. L'ad Claudio Descalzi ottimista: "Considero estremamente positiva la reattività mostrata da Eni nel semestre probabilmente più difficile che l’industria oil&gas abbia dovuto superare nella sua storia". E si gioca la carta degli investimenti "green" che aumentano di 800 milioni e saliranno al 26% del totale


ai domiciliari massimo gaboardi, ex tecnico eni che si era ...

L'Eni chiude i primi sei mesi del 2020 con una perdita netta pari a 7,34 miliardi di euro (contro un utile di 1,516 dello stesso periodo dello scorso anno) e una perdita netta di adjusted di 0,66 miliardi. Lo comunica il gruppo petrolifero dopo il cda. A fronte del mutato contesto, della sua elevata volatilità e delle azioni messe in atto per fronteggiarne gli effetti, Eni rivede la politica di remunerazione degli azionisti al fine di dare loro la massima visibilità sulla distribuzione di dividendi e piani di buy back futuri. Nel periodo che definisco il peggiore nella storia dell'industria Oil&Gas, colpita dagli effetti della pandemia e della "guerra dei prezzi", la reazione di Eni è stata pronta e radicale". Questo il commento dell'Ad di Eni Claudio Descalzi ai risultati semestrali e alle nuove strategie messe in atto dal gruppo per far fronte alla crisi. "Abbiamo predisposto una revisione della nostra strategia di breve/medio termine riducendo di 8 miliardi di euro gli esborsi per costi ed investimenti nel biennio 2020-21 che ci aspettiamo sarà il più critico"

In leggero calo la fiducia dei consumatori, ma cresce quella delle imprese: l'economia post-Covid in Italia tra incertezza per il futuro e voglia di ripresa

A luglio la fiducia dei consumatori cala anche se lievemente, mentre continua salire per le imprese. Per i primi l'Istat, infatti, stima un indice in "leggera flessione" rispetto a giugno (da 100,7 a 100,0). Invece, per le aziende registra un nuovo rialzo, per il secondo mese consecutivo, (da 66,2 a 76,7). Anche se il livello resta, rimarca l'Istituto, "distante dai livelli precedenti l'emergenza sanitaria". Quanto alle famiglie, il passo indietro segue il "recupero" segnato nel mese precedente. Pesano, in questo caso, la diminuzione del clima economico, relativo alla situazione del Paese, e di quello futuro


A luglio 2020 si stima una leggera flessione del clima di fiducia dei consumatori, rispetto al mese di giugno 2020 (da 100,7 a 100,0); invece, l’indice composito del clima di fiducia delle imprese sale per il secondo mese consecutivo, passando da 66,2 a 76,7. Lo rileva l'Istat. L'Istituto spiega che le componenti economica e futura del clima di fiducia dei consumatori sono in diminuzione (da 87,1 a 85,7 e da 105,6 a 104,2 rispettivamente), mentre cresce sia la componente personale ( da 104,5 a 105,2) sia quella corrente (da 96,4 a 97,3).

Con riferimento alle imprese, le stime dell'Istat evidenziano un aumento della fiducia diffuso a tutti i settori seppur con intensità diverse. In particolare, nell’industria l’indice di fiducia del settore manifatturiero sale da 80,2 a 85,2 e nelle costruzioni aumenta da 124,0 a 129,7. Per il comparto dei servizi, si evidenzia una marcata risalita dell’indice sia nei servizi di mercato (da 52,1 a 65,8) sia nel commercio al dettaglio (l’indice passa da 79,6 a 86,3).

L'Istituto di Statistica rileva inoltre che per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera migliorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese di produzione. Le scorte di prodotti finiti sono giudicate in decumulo rispetto al mese scorso. Per le costruzioni, l’aumento dell’indice è trainato da un deciso miglioramento dei giudizi sugli ordini a cui si unisce un peggioramento delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Nei servizi di mercato e nel commercio al dettaglio, prosegue l'Istat, migliorano tutte le componenti dell’indice; in particolare, nei servizi si segnala il deciso recupero dei giudizi e delle attese sugli ordini e nel commercio l’aumento marcato sia dei giudizi sia delle aspettative sulle vendite.

Nella fase di rilevazione dei dati, effettuata tra il 1° e il 17 luglio 2020, non vi è stata alcuna riduzione del tasso di risposta delle imprese a causa dell’emergenza sanitaria. Nell’elaborazione dei dati, sono state comunque messe in atto delle azioni per gestire in modo adeguato le variazioni eccezionali presenti in questo periodo, conclude l'Istat.

"A luglio il clima di fiducia delle imprese migliora per il secondo mese consecutivo, pur rimanendo ancora distante dai livelli precedenti l’emergenza sanitaria. La crescita, diffusa a tutti i settori, è più marcata per i servizi. Peraltro, i livelli raggiunti dagli indici rimangono storicamente contenuti ad eccezione delle costruzioni, dove l’indice torna a collocarsi sui livelli storicamente elevati registrati all’inizio del 2018. L’indice della fiducia dei consumatori, invece, dopo il recupero mostrato nel mese di giugno 2020, registra una lieve flessione, determinata dalla diminuzione del clima economico e di quello futuro". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi oggi dall'Istituto sulla fiducia di consumatori e imprese a luglio.

(Fonti: Ansa e Adnkronos)

In Regione Lombardia la visita del nuovo console australiano a Milano: tutte le immagini e le interviste. Fontana: "Gli investitori apprezzano molto il nostro territorio" (VIDEO)

Il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia, Alan Christian Rizzi, ospite martedì dell'approfondimento sulla pagina Facebook di Lombardia Notizie Online. Nello spazio video quotidiano dell'agenzia di stampa regionale interviste anche al governatore Attilio Fontana e al nuovo console generale dell'Australia a Milano, Naila Mazzucco, oggi in visita a Palazzo Lombardia Il sottosegretario Rizzi traccia un bilancio sull'attività dei rapporti internazionali svolti dalla Regione Lombardia anche in proiezione post-emergenza Covid - (VIDEO)


Agenzia Moody’s promuove la Lombardia: riconosciuta l’eccellenza regionale

Il presidente Fontana: avanti con cauto ottimismo

Coronavirus, Attilio Fontana: «Segnali positivi, penso inizi la ...

Robusta liquidità e flessibilità tributaria, basso profilo di debito, sistema sanitario in equilibrio ed economia forte. Sono questi gli elementi che caratterizzano la ‘Credit Opinion’ pubblicata dall’agenzia Moody’s che promuove e conferma per la Regione Lombardia un “giudizio Baa2 con outlook stabile, un notch al di sopra del rating sovrano (Baa3)”.

Una valutazione che evidenzia l’eccellenza lombarda largamente riconosciuta e consolidata ormai da anni.

Moody’s: ottima gestione

“Un giudizio – commenta il presidente Attilio Fontana – che ci conforta e che ci consente di guardare al futuro con cauto ottimismo. Moody’s sottolinea l’ottima gestione dell’Ente, elemento questo che ci consente di avere addirittura un giudizio superiore a quello dello Stato”.

Riguardo alla governance, “Moody’s – spiega ancora Fontana – evidenzia che è caratterizzata da alta trasparenza e processi di
gestione prudenti”.

Moody’s promuove la Lombardia

Nella valutazione di Moody’s è – ad esempio – apprezzata la gestione dei flussi di cassa che consente all’Ente di non ricorrere alle anticipazioni di cassa (come avviene ormai da 7 anni), che ha inoltre consentito di anticipare le necessità per fronteggiare l’emergenza covid in attesa della restituzione da parte dello Stato, nonché di assicurare il regolare pagamento dei fornitori.

Sistema sanitario

Relativamente al sistema sanitario, Moody’s indica che è stato pesantemente colpito dall’emergenza, con conseguente aumento dei
costi (che ci si aspetta saranno in gran parte coperti dallo Stato). Ma, secondo l’agenzia, l’efficienza e l’equilibrio raggiunto consentiranno comunque di mitigare l’impatto negativo dell’emergenza Covid.

Economia

Per ciò che attiene ai fattori macroeconomici la Regione si attesta tra le più ricche in Italia con un reddito pro-capite del 33% superiore alla media nazionale, un tasso di disoccupazione inferiore alla media nazionale (5,6 % rispetto al 10 % alla fine del 2019). A causa dell’emergenza Covid, Moody’s prevede un calo della produzione nel 2020-2021, ma non gravi danni a lungo termine e si aspetta una ripresa economica più veloce rispetto alle altre regioni.

(Fonte: Lombardia Notizie)

Peggiorano le aspettative delle imprese: difficoltà economiche per il 90%. Occupazione, accesso al credito, investimenti: tutte le ombre sul futuro

Nel secondo trimestre del 2020 la quota di imprese che ha segnalato un peggioramento della situazione economica generale rispetto al trimestre precedente è aumentata, quasi al 90% in tutte le aree geografiche (era 82 per cento nella media nazionale nella scorsa indagine). E' quanto emerge da una ricerca della Banca d'Italia condotta tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, le quali hanno riportato un'ampia flessione della domanda corrente


Peggiorano le aspettative delle imprese sulla situazione economica generale. Secondo l'indagine condotta dalla Banca d'Italia tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, i giudizi sulla situazione economica generale nel secondo trimestre del 2020 "sono peggiorati rispetto alla precedente indagine condotta in marzo". Le imprese riportano una ampia flessione della domanda corrente. Le attese a breve termine sulle vendite sono invece meno pessimistiche, così come quelle sulle proprie condizioni operative.    

La maggioranza delle imprese, rileva l'indagine, indica che il proprio fatturato ha subito una riduzione a causa della pandemia e prefigura che la propria attività torni ai livelli prevalenti prima della crisi sanitaria in poco meno di un anno; solo il 3 per cento delle aziende ritiene di non poter più tornare a livelli di fatturato pari a quelli precedenti la diffusione del Covid-19.

I giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al credito sono lievemente peggiorati rispetto al trimestre precedente. Circa metà delle imprese ha avanzato richiesta di liquidità nel quadro delle misure di supporto introdotte dai recenti decreti governativi, riuscendo ad accedervi in forma totale o parziale nel 70 per cento dei casi. Le condizioni per investire sono valutate in peggioramento. I piani di spesa prefigurano una riduzione degli investimenti nel complesso del 2020, riconducibile soprattutto alla caduta già registrata nella prima metà dell'anno. Le attese sull'occupazione restano sfavorevoli nel settore dell'industria in senso stretto e nei servizi, mentre sono tornate positive nell'edilizia. 

Ref, pil 2020 solo -9,3% ma futuro molto rischioso - I segnali di "una rapida normalizzazione dell'attività economica in molti comparti" spingono a quantificare per quest'anno "una contrazione del Pil italiano del 9,2% meno pronunciata rispetto alle stime indicate nei giorni scorsi negli scenari dei maggiori organismi internazionali, e più vicina alle indicazioni delle istituzioni italiane". E' quanto scrive il Ref nelle sue ultime previsioni sottolineando però i rischi legati all'accumulo di debito pubblico e dalla bassa crescita . Le previsioni per il 2021 ed il2022 indicano quindi una crescita del 5,4% e del 2,4%.

La paura effetto collaterale del Covid sull'economia delle famiglie: cresce il risparmio, boom di liquidità e stop agli investimenti

E' la paura l'eredità che il coronavirus ha lasciato tra gli italiani, radicata nei territori e trasversale ai diversi gruppi sociali. Il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare e la percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, sfiora il 75% nel Sud, supera il 76% tra gli imprenditori e arriva all'82,6% tra le persone con i redditi più bassi. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto Censis con Assogestioni "Il valore della diversità nelle scelte d'investimento prima e dopo il Covid-19"

"Nella fase post-emergenza, la biopaura da contagio e la minaccia alla salute si saldano ai timori per le incerte prospettive economiche. La paura - si legge - diventa così il principio regolatore emotivo di questa nuova stagione" e si traduce per quanto riguarda il portafogli in una rinnovata propensione al risparmio e ad un vero e proprio boom della liquidità.

Il 38,9% degli italiani ha infatti incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown. La percentuale sale al 49,1% tra i risparmiatori abituali. Del resto, nel periodo della quarantena sono stati 28 milioni i percettori di reddito le cui entrate non sono state intaccate (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale), pari al 71,2% del totale. Il risparmio forzoso, spiegano Censis e Assogestioni, è nato da continuità nelle retribuzioni e tagli nei consumi. 


Caldaia a condensazione: come funziona e quanto si risparmia ...

Il 68% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare e a vincere è la cautela, anche se le entrate del 71% dei percettori di reddito non sono state intaccate durante la fase più acuta dell'epidemia di coronavirus. Ne è derivato un boom del risparmio: il 39% dei cittadini è riuscito a mettere da parte soldi e la liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri della pandemia. Sono questi i dati principali che emergono dal rapporto "Il valore della diversità nelle scelte d'investimento prima e dopo il Covid-19", realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni. –   Il 67,8% degli italiani ha paura per la situazione economica familiare. Una paura radicata nei territori e trasversale ai diversi gruppi sociali. La percentuale sale al 72% tra i millennial e le donne, sfiora il 75% nel Sud, supera il 76% tra gli imprenditori e arriva all'82,6% tra le persone con i redditi più bassi. Nella fase post-emergenza, la paura da contagio e la minaccia alla salute si saldano ai timori per le incerte prospettive economiche.   MEGLIO ESSERE

CAUTI E ACCUMULARE RISPARMI

L'epidemia del Covid-19, oltre ad aver diffuso la paura, ha generato una grande incertezza economica ed esistenziale. Lo pensa il 49,7% degli italiani (il dato sale al 58,9% tra gli imprenditori). L'unica certezza è che "tutto può succedere". La possibilità che un evento inedito e inatteso possa cambiare in un attimo la vita delle persone fa esplodere un senso acuto di vulnerabilità. In questo contesto, sul piano economico, per gli italiani ora serve una grande cautela, soprattutto nella gestione dei propri soldi. Lo afferma il 39,7% dei risparmiatori (il dato sale al 45% nel Nord-Est).  

SORPRESA LOCKDOWN, TANTI ITALIANI CON PIÙ RISPARMI  

Il 38,9% degli italiani ha incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown. La percentuale sale al 49,1% tra i risparmiatori abituali. Del resto, nel periodo della quarantena sono stati 28 milioni i percettori di reddito le cui entrate non sono state intaccate (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori del settore privato non in Cassa integrazione o congedo parentale), pari al 71,2% del totale. Il risparmio forzoso è nato da continuità nelle retribuzioni e tagli nei consumi.  

È BOOM DI LIQUIDITÀ, +34,4 MLD TRA FEBBRAIO E APRILE

La liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell'epidemia (febbraio-aprile): una cifra quasi uguale al valore del Mes per l'Italia di cui oggi tanto si discute. Sono risorse che si aggiungono ai 121 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulata negli ultimi tre anni, prima dell'esplosione dell'epidemia (+8,4% in termini reali nel triennio): una cifra pari a nove volte le risorse del Piano Marshall destinate al nostro Paese per la ricostruzione del dopoguerra rapportate ai valori attuali.   IL CONTANTE COME STRUMENTO DI PROTEZIONE   Paura, incertezza e cautela fanno decollare ancora il cash cautelativo, da tempo in crescita, come strumento familiare di autotutela. Se la tendenza proseguirà allo stesso ritmo del triennio trascorso, nel 2023 ci saranno altri 135 miliardi di liquidità aggiuntiva per le famiglie. Per il prossimo futuro il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all'ampliamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all'acquisto di strumenti assicurativi, mutualistici, integrativi.  

UN ITALIANO SU 2 NON COMPREREBBE TITOLI DI STATO  

Sui titoli di Stato ci si divide: il 43,7% degli italiani li comprerebbe, il 51,3% no, il 5% è incerto. Più propensi ad acquistarli i residenti del Nord-Ovest (47,5%), le persone con redditi elevati (55,9%), i dirigenti e i quadri (59,3%), mentre i più scettici sono gli operai (54,5%) e i residenti del Sud (54%). Vince il timore per un debito pubblico che nel lungo periodo può generare rischi anche per i propri risparmi.  

PIACCIONO GLI INVESTIMENTI SOSTENIBILI  

Buona la propensione all'acquisto di strumenti finanziari Esg (Environmental, Social, Governance), basati su criteri di investimento responsabile: il 52,3% degli italiani si dice interessato a investirvi (il 68,2% tra i laureati, il 70,2% tra i dirigenti e i quadri). Una voglia di sostenibilità che oggi si lega al tema della tutela e promozione della salute, balzato in cima alle priorità delle persone con l'emergenza sanitaria. –    

LA DIVERSITY IN FINANZA CONTA MOLTO, ANCHE NEL POST COVID  

Il 40,3% degli italiani preferirebbe investire in un'azienda o in fondi di investimento guidati da donne. E il 39,9% sceglierebbe un consulente finanziario donna. Spicca il fatto che tra le donne le quote che optano per la preferenza di genere per decidere in cosa investire (42,4%) o per il consulente a cui dare fiducia (39,9%) sono prossime a quelle dei maschi (rispettivamente, 38,1% e 39,9%). Che la diversity conti in finanza lo dicono forte e chiaro anche i consulenti finanziari, tra i quali il 76,4% ha una clientela molto diversificata per genere, età, istruzione, disponibilità economica. Il 95% di loro ritiene che la diversity conti molto più che in passato, motivo per cui l'86% pensa che ci sia bisogno di una formazione ad hoc per affrontarla e gestirla meglio.

Riaprire i Navigli, Biscardini: "Vi spiego perché non è un costo ma un investimento"

Ai microfoni de ilComizio.it il presidente dell'Associazione "Riaprire i Navigli", Roberto Biscardini, a margine del workshop che si è tenuto a Palazzo Pirelli. All'incontro sono intervenuti incontro l'ingegner Claudio Masi, l'architetto Giorgio Goggi, la ricercatrice Angela Airoldi, l'economista Remy Cohen e l'avvocato Monica Colombera, oltre a Roberto Tasca assessore al Bilancio del Comune di Milano e Massimo Garavaglia, assessore al bilancio della Regione Lombardia. La nostra intervista - (VIDEO)


"Con la ricerca che prende le mosse da questo primo incontro pubblico vogliamo aprire una pagina nuova sul tema ormai acquisito della riapertura dei Navigli a Milano.

Si perché abbiamo grosso modo alle spalle alcune certezze, e adesso bisogna affrontare questioni nuove. Dopo l’intuizione di 10 anni fa di riaprire a Milano quei Navigli che erano stati chiusi dopo il 1929, il consenso popolare si manifestò subito in maniera chiara con il referendum del 2011, quando più 450.000 cittadini milanesi, pari al 95% dei votanti, andarono a votare Si.

Successivamente a quella data la proposta di riaprire i Navigli è stata fatta propria dal Comune di Milano e dalla stessa Regione Lombardia trovando consensi in tutto il sistema istituzionale pubblico e privato della regione, confortati dalle prime verifiche di fattibilità sia quelle contenute nel libro pubblicato dalla nostra Associazione sia quelle successive e più dettagliate del Politecnico di Milano.

Oggi, quindi la questione non è più se riaprire o non riaprire gli otto chilometri di Navigli milanesi, dalla Cassina de Pomm alla Darsena, per riattivare l’intero sistema della rete navigabile di 140 km di Navigli lombardi,  ma come finanziare l’opera e come progettarla,  quantificando i benefici socioeconomici alla scala urbana e regionale,  verificando la possibilità di ”catturare” parte dei vantaggi economici che essa produrrà, per finanziare l’opera stessa e la sua gestione nel tempo, anche coinvolgendo nel finanziamento risorse private e riducendo al minimo quelle pubbliche e l’impatto sulla fiscalità generale.

Secondo un principio che le amministrazioni pubbliche, e cioè lo Stato, possano essere il motore dinamico  del nostro sviluppo in modo nuovo.

Questo è lo scopo della ricerca che presentiamo oggi e che svilupperemo nei prossimi sei mesi.

La nostra convinzione è che riaprire i Navigli a Milano possa rappresentare un grande investimento con importanti ricadute economiche, occupazionali, di riqualificazione urbana e ambientale, uscendo dalla logica che un’opera come questa sia un costo, anziché un investimento.

La ricerca che oggi presentiamo, il dibattito che vogliamo aprire, insieme ai contributi che ci auspichiamo possano arrivare nel corso dei prossimi mesi, lascia quindi alle spalle il tema della fattibilità, ormai data per certa (fattibilità d’ingegneria, idraulica, urbanistica e trasportistica), per affrontare il tema più stimolante del suo finanziamento, quali procedure e anche con quali livelli di innovazione finanziaria, quest’opera (ancorché di modesta entità economica) possa essere realizzata.

In questo senso Milano, che innoverà se stessa con la riapertura dei Navigli, potrà essere anche un buon esempio nell’individuazione di procedure innovative per la realizzazione di opere pubbliche, allineandosi così alle esperienze più virtuose già in uso in altri paesi. Così i Navigli, che saranno percepiti, anche a livello internazionale, come un esempio eccezionale della riqualificazione ambientale e urbana della nostra città, potranno essere un “bell’esempio” di cosa significa un “buon” investimento pubblico. Cioè un investimento, che trascina e attiva nuovi investimenti privati, con un effetto moltiplicatore pari o superiore a 2 nell’arco di pochi anni.

E’ infatti attendibile che l’investimento della riapertura dei Navigli sia efficiente perché sono massimi i benefici socioeconomici che produce e minimi i costi di realizzazione dell’opera. Siamo sicuri che dimostrando questo semplice elemento, e cioè che la realizzazione di quest’opera ha ricadute economiche tali che tutti potranno averne un vantaggio, ogni residuo timore sarà superato e si potrà procedere con più convinzione ad una loro riapertura totale. 

Il desiderio di riappropriarsi di questa grande opera del passato per costruire nuova modernità, si coniugherà con la consapevolezza che riaprire i Navigli sarà la chiave di volta per un futuro in cui Milano sarà capofila delle città avanzate per un diverso sviluppo economico, innovazione e nuova qualità ambientale.  

Questo insieme di questioni fa giustizia non solo sulla discussione ormai quasi mortificante per cui un’opera di soli 200 milioni possa “preoccupare” una amministrazione come quella di Milano o della Regione Lombardia, ma fa giustizia anche di un dibattito che non cogliendo la dimensione innovativa ed economica della proposta si lascia fuorviare dal tema improprio delle priorità.

10 anni fa siamo stati bonariamente accusati di aver proposto un “sogno irrealizzabile” legato all’idea di una “città più bella”, non comprendendo che il nostro progetto della riapertura totale degli otto chilometri dei Navigli in Milano nulla ha a che fare con la riproposizione antiquaria di quelli vecchi, né con la ricostruzione “pittoresca” di alcune sue parti. Allora ci siamo assunti la responsabilità di affermare che il “sogno” si poteva realizzare, oggi ci assumiamo la responsabilità di dire che porterà benefici economici, sociali e ambientali sostanzialmente utili a tutti.

Utile alla scala urbana e alla scala regionale, nella profonda convinzione che  questi otto chilometri, ancorché dentro i confini di Milano, siano la riproposizione di quel “passante idraulico”  che consentiva all’acqua dell’Adda di trasportare persone e merci penetrando in città fino alla Darsena.

In questo senso la riqualificazione dell’intera Martesana, la realizzazione per intero del tratto di Via Melchiorre Gioia fino ai Bastioni di Porta Nuova e persino la rifunzionalizzazione del Naviglio di Paderno, sono una priorità, per la costruzione dell’itinerario navigabile dal lago di Lecco fino al Po.

Un progetto per la Grande Città di Lombardia verso una “città più naturale”, dopo quella industriale e terziaria, alla riscoperta moderna del valore delle vie d’acqua.

Con questa ulteriore ricerca, sostenuta da Fondazione Cariplo, da alcuni soggetti privati e da altri che ci auguriamo potranno aggiungersi per ridurre l’impegno finanziario della nostra Associazione, intendiamo offrire alla città e alle istituzioni lombarde, un materiale di riflessione nuovo. 

Affinché l’opera possa essere realizzata nei tempi più brevi possibili, ma anche con procedure certe, le più convenienti e innovative, oltre la dimensione della pura e semplice opera pubblica finanziata  unicamente in ragione delle sole disponibilità di cassa dell’Amministrazione Comunale". 

Lo ha detto Roberto Biscardini nella sua introduzione al workshop "RIAPRIRE I NAVIGLI. UN INVESTIMENTO. NON UN COSTO.", tenutosi a Palazzo Pirelli lo scorso 22 gennaio

CYBERSECURITY: PER VINCERE LE SFIDE SERVONO RISPOSTE CHIARE E NUOVI INVESTIMENTI

Si apre una sfida destinata a segnare il futuro del nostro Paese e di tutta la comunità internazionale


La sfida sul fronte della cybersecurity e della cyberdefence è “un progressivo avvicinamento”, “per quanto si possa correre, non si riesce mai ad essere a livelli sufficienti di raggiungimento di distanze di sicurezza e di tranquillità”, ma “l'Italia non è all'anno zero informatico”, anzi, “abbiamo fatto passi avanti molto importanti”. Questo in sintesi il quadro della sicurezza cibernetica nazionale illustrato ieri a Roma dal ministro dell'Interno Marco Minniti, intervenuto al convegno "L'ecosistema cibernetico al servizio della sicurezza nazionale" organizzato alla Camera dei Deputati dalla vice presidente della commissione Difesa e componente del Copasir, Rosa Villecco Calipari.
Di fronte a una “sfida destinata a segnare il futuro del nostro Paese e di tutta la comunità internazionale”, per Minniti sono due gli “spartiacque” significativi: la direttiva Monti del 2013, che per la prima volta ha messo in campo una visione complessiva di questi temi, e la recente direttiva Gentiloni sugli Indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionali (decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017), imperniata su un principio molto rilevante per Minniti, quello della “unificazione della capacità di risposta”.
“Aver attribuito a un soggetto il ruolo di collante”, ha proseguito il Ministro riferendosi al dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza nazionale (Dis), non fa tuttavia “perdere l'idea della specificità” delle diverse realtà che devono affrontare la sfida alla sicurezza informatica, dalle Forze di sicurezza alle Forze armate, dalle università al mondo dell'industria, ha precisato il ministro.
Anche per questo, secondo Minniti, diventa sempre più importante la cooperazione di fronte alle minacce del terrorismo che si sa muovere nel web “come un pesce nell'acqua”, con grande efficacia sul piano dell'istruzione, del reclutamento e della radicalizzazione. È importante stringere con i provider una “grande alleanza contro il malware del terrorismo”, “come stiamo facendo”, ha ricordato il ministro, e rafforzare il rapporto tra intelligence, mondo accademico e industrie, perché per contrastare con rapidità gli effetti di questa minaccia “non ci si può muovere solo sul terreno della legislazione nazionale”.
Va in questa direzione, ha aggiunto, “lo sforzo fatto negli ultimi anni dall'intelligence per consolidare il rapporto con le accademie”, con le singole facoltà e i docenti, ma bisogna sempre più fare cultura sulla sicurezza cibernetica mettendo a frutto lo “straordinario artigianato” che l'Italia ha sviluppato nel campo. Tutto questo senza dimenticare gli investimenti, come i 150 milioni in bilancio, “importanti” perché “hanno fatto crescere la capacità di innovazione sul terreno delle nuove tecnologie”.
L'obiettivo ora, ha concluso il ministro, è “impegnarci per confederare questo artigianato”, farlo crescere rendendolo in grado di competere a livello internazionale. 

FONTE (AISE)

 

 

Cybersecurity, le 10 peggiori password del 2017 Baldoni a capo della cybersecurity italiana Cloud security: le strategie per proteggere dati e azienda × ultima ora × Ministro Minniti × primo piano × evidenza × Governo × Sicurezza informatica × investimenti × AISE × Con il termine sicurezza informatica si intende un assieme di mezzi e tecnologie tesi alla protezione dei sistemi informatici in termini di disponibilità, confidenzialità e integrità dei beni informatici (spesso chiamati asset in inglese) A questi tre par × Il Laboratorio Nazionale di Cybersecurity presenta a Roma la relazione annuale delle attività svolte e con il CIS Sapienza premia i giovani hacker della Cyberchallenge Sotto gli auspici del rettore della Sapienza Eugenio Ga × One of the most problematic elements of cybersecurity is the quickly and constantly evolving nature of security risks The traditional approach has been to focus most resources on the most crucial system components and protect against the biggest known thr × cyber security wikipedia cyber security pdf cyber security corso cyber security definizione cyber security italia cyber security cos'è cyber security master cyber security significato× il Piano nazionale sicurezza informatica è il momento dei fatti; la strategia deve essere accompagnata da adeguate risorse economiche Lo ha dichiarato Gabriele Faggioli, P4I in occasione del Cyber Security 360 Summit che si è svolto ieri a Roma × Leggi Cybersecurity, arrivano i nostri: in Italia specialisti antihacker a +60% su CorCom, la testata con notizie su telecomunicazioni ed innovazione digitale da tutto il mondo × È l'Intelligenza Artificiale la nuova frontiera da raggiungere in tema di cyber security. Sarà la “guardiana” dei sistemi informatici di banche e aziende e quindi, in ricaduta, dei cittadini. È questo uno dei temi emersi oggi a Napoli nel corso del convegno internazionale 'Cyber-Physical security× Cyber security, Italia fanalino di coda in un settore ricco di opportunità. Al secondo incontro della rassegna Economia sotto l'Ombrellone i consigli degli esperti per la sicurezza informatica: fare il backup dei dati, cambiare password, non aprire le mail sconosciute e non cedere ai ricatti online×

 

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