updated 10:10 AM UTC, Nov 27, 2020

CHI ASSAGGIA? - La Società Agricola Eleva, un sogno realizzato nelle vallate della Valpolicella. Vino, storia e cultura in un paesaggio magico

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

La Società Agricola Eleva, le vallate della Valpolicella e la realizzazione di un Sogno

La Società Agricola Eleva è situata nella Valpolicella, in Veneto. É una zona ricca di storia e cultura, famosa soprattutto per la qualità dei vini che producono.

La Valpolicella gode di un clima favorevole alla coltivazione della vite e dell’ulivo per via della posizione geografica nella quale si trova: a nord le Prealpi Orientali, a sud il fiume Adige, a ovest il Monte Pastello mentre a est la città di Verona e poco più in là il Lago di Garda.

Verona, Valpolicella Tour in ebikes. www.veronabilerental.it

Nelle suggestive vallate della Valpolicella si trova l’azienda vinicola Eleva, più in specifico nella Valpolicella Classica nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella (Loc. Conca d’Oro) dove la tenuta possiede 6 ettari di vigneto in un corpo unico con 18 terrazze sostenute dai tradizionali muretti a secco. Le vigne seguono un regime biologico e vengono coltivate con i classici vitigni della zona: Corvina veronese, Corvinone, Rondinella e Oseleta. I vini prodotti sono i tipici della Valpolicella come il Valpolicella Classico, Ripasso, Recioto e l’Amarone. L’Amarone viene prodotto in maniera classica, lasciando le uve appassire naturalmente nel fruttaio aziendale prima della vinificazione e dell'affinamento in botte tradizionale.

Slider Tomo XIV Noci

L’azienda è stata fondata nel 1989 da Franca Maculan realizzando così il suo sogno di creare qualcosa di eccellente con le sue forze e la sua profonda conoscenza del mondo del vino. Quando tutto fu pronto per iniziare la produzione dei vini, Franca scoprì di essere gravemente malata e lasciò tramite testamento la tenuta ad un ente benefico.

L’ente benefico favorito per la tenuta decise di affidare la gestione a Raffaella Veroli, enologa dell’azienda; da qui inizia la sua storia. Nel frattempo viene anche coinvolto nel progetto Davide Gaeta, suo docente universitario.

Raffaella e Davide così hanno deciso di continuare il progetto e il sogno della signora Franca Maculan fondando l’azienda oggi conosciuta come Società Agricola Eleva.

 Slider Fralibri con zucche

Falibri 2018 – Valpolicella DOC Classico Biologico

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigni: Corvina veronese 40%, Corvinone 20%, Rondinella 25%, Oseleta, altri.

Produzione: Acciaio

Prezzo: 13 euro

Rosso rubino limpido e brillante. I profumi sono molto intensi, la parte fruttata è contraddistinta dalla ciliegia e il lampone, seguono note di foglia d’alloro. Il palato è fresco e scorrevole con toni fruttati pronunciati e di grande piacevolezza. Vino preciso e delizioso, la sua semplicità lo rende invincibile nel consumo quotidiano.

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Tenzone 2017 – Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigni: Corvina veronese 40%, Corvinone 20%, Rondinella 25%, Oseleta, altri.

Produzione: Acciaio, Affinamento in botte di legno (25hl)

Prezzo: 18 euro

Vino dal colore rosso rubino luminoso e compatto. I profumi al naso marcano le amarene e la susina matura, proseguono sentori vanigliati e di chiodi di garofano. Il sorso è caldo, pieno e strutturato. Il finale lascia spazio alle morbidezze e rotondità. Eccellente equilibrio e finezza del vino.

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Piovesole 2015 – Amarone della Valpolicella DOCG Classico

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigni: Corvina veronese 40%, Corvinone 20%, Rondinella 25%, Oseleta, altri.

Produzione: Appassimento in fruttaio (120 gg), Acciaio, Affinamento in botte di legno (25hl)

Prezzo: 45 euro

Colore rosso intenso e vivo. I profumi al naso sono variegati con sentori di frutta come le visciole mature e la ciliegie sotto spirito. Sentori tostati come caffè espresso, fave di cacao e cannella. Il vino al palato molto strutturato ma trova un ottimo equilibrio fra i tannini e le morbidezze. Le sensazioni alcoliche sono presenti al palato ma non invadenti e l’acidità ben evidente bilancia il vino facilitando la bevibilità. Finale molto lungo e ricco di complessità con sentori di visciole, cioccolato, liquirizia e note balsamiche.

 

Altri vini da provare: Tomo XIV Recioto della Valpolicella DOCG Classico

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

CHI ASSAGGIA? - Due fratelli milanesi nella tradizione vinicola dei Colli Piacentini. Ecco "La Tosa", l'azienda con un museo in cantina

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Vini, agriturismo, museo | Azienda Agricola La Tosa

L’azienda vinicola “La Tosa” è stata fondata da due fratelli, Stefano e Ferruccio Pizzamiglio. Sono di origine milanese e poiché loro padre era un medico i fratelli Pizzamiglio decisero di intraprendere la stessa carriera lavorativa, così iniziando gli studi di Medicina. Al tempo stesso, durante l’università nacque la passione per il vino in modo prorompente tanto che cambiarono indirizzi di studi per specializzarsi nel campo agrario ed enologico.

Come altre famiglie milanesi, anche i Pizzamiglio possedevano una casa di campagna, usata maggiormente nei weekend per scappare dalla città o per trascorrere le vacanze. Nel loro caso la tenuta si trovava nelle zone dei Colli Piacentini, e proprio qui infatti hanno deciso di fondare la loro azienda vinicola, nella località La Tosa, esordendo con il primo vino nel 1985.

I vini da loro prodotti rispettano il territorio e le tradizioni della zona nello stile e nell'utilizzo delle varietà locali, come la Malvasia Aromatica di Candia per i bianchi e l’assemblaggio di Barbera e Croatina per la produzione del Gutturnio. Oltre ai vini della tradizione piacentina l’azienda produce anche vini basati su varietà francesi; per il bianco è utilizzato il Sauvignon Blanc mentre l’assemblaggio di Cabernet Sauvignon e Merlot per il rosso.

Un dettaglio curioso è il museo allestito nella stessa cantina, creato nel 2015, dedicato alla storia enologica emiliana. Una bellissima mostra dove si possono vedere vecchi strumenti utilizzati in campo enologico e agrario.

La Tosa è un posto ricco di storia che mantiene vivo il ricordo della tradizione con la loro attuale produzione di fantastici vini dei Colli Piacentini, dove la famiglia ormai vive e lavora dal 1985.

 

Sorriso di CIelo 2019 – Colli Piacentini DOC

Tipologia: Vino bianco fermo

Vitigno: Malvasia di Candia Aromatica

Produzione: Acciaio, Affinamento sulle fecce fini con batonnages

Prezzo: 14 euro

Vino bianco dal colore giallo intenso con riflessi oro brillanti. Molto intenso al naso e di entusiasmante aromaticità con profumi di zagara e timo. La parte fruttata è matura e rimanda alla pesca tabacchiera, albicocca e mango. Al gusto il vino ha buona morbidezza e sorprendente struttura con un lungo finale gustativo. Il vino ha un ottimo potenziale evolutivo.

 

Terre della Tosa 2019 - Gutturnio Superiore DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigni: Barbera 65% e Croatina (Bonarda) 35%

Produzione: Acciaio, Niente solfiti aggiunti

Prezzo: 9 euro

Vino rosso in veste porpora lucente. Profumo vinoso e di frutta fresca come ciliegia rossa, mirtillo e viola, infine sfuma delicatamente in sensazioni terrose. Il sorso è energico e croccante, chiude abbastanza asciutto con sapore fruttato. Vino conviviale e diretto.

 

Luna Selvatica 2016 – Colli Piacentini DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigni: Cabernet Sauvignon 90% e Merlot 10%

Produzione: Affinamento in barrique per 12 mesi

Prezzo: 22 euro

Vino rosso di colore rubino compatto e concentrato. L’olfatto è preciso e ampio con diversi profumi ben distinti; le sensazioni fruttate di mirtillo, more e prugne sono fuse con note di liquirizia e grafite. Delicati profumi erbacei che rimandano al varietale del vitigno Cabernet Sauvignon. Al Palato è corposo e saporito di frutta e speziatura dolce. La trama tannica è in evidenza rimanendo durante la lunga persistenza in bocca, ottima freschezza che rende il sorso più scorrevole. Un vino che può maturare per diversi anni per regalare altre emozioni gustative.

 

Altri vini da provare:

Terrafiaba, Riodeltordo, Sauvignon, Vignamorello, L’ora felice.

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

CHI ASSAGGIA? - Alla scoperta dei "Chakra" di Giovanni Aiello, enologo per amore del vino e della Puglia

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Giovanni Aiello: i vini

Giovanni Aiello è un giovane enologo e fondatore della omonima azienda vinicola in Puglia, la sua terra di origine. “Enologo per amore” è come lui si definisce e lo stile dei vini sono in grado di trasmettere in maniera chiara la sua passione nel produrli ed il territorio dal quale provengono. I vigneti sono a 300 m sul livello del mare tra i territori di Castellana, Putignano e Fasano. Il dislivello permette di avere una buona escursione termica tra giorno e notte, inoltre il vento fresco della Murgia crea un eccezionale microclima importante per il carattere aromatico e la maturazione delle varietà autoctone utilizzate da Giovanni Aiello. I vini prodotti in azienda iniziano con il termine Chakra”, centri energetici, riferito al percorso energetico nel quale si può scoprirei profumi e il gusto della Puglia attraverso i vini.

Giovanni Aiello - Enologo per amore | DoctorWine

Chakra Verde 2018 – Valle d’Itria IGT

Tipologia: Vino bianco fermo Uva: Verdeca

Produzione: Acciaio, Affinamento sulle fecce fini

Prezzo: 15 euro

Vino bianco paglierino con riflessi argentati e cristallino nella limpidezza. Il profilo olfattivo immediatamente sprigiona sentori di pompelmo giallo e pesca bianca; delicate sensazioni di aneto e acqua di cetriolo. Concludendo con toni di lievito di birra. Il vino al palato è vivace con fantastica tensione acida-minerale ma non manca la parte frutta in chiusura.

Chakra Rosso 2018 – Primitivo Gioia del Colle DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Uva: Primitivo

Produzione: Grappoli interi, Barrique e Tonneaux (1° e 2° passaggio)

Prezzo: 20 euro

Vino rosso  dal  carattere  rubino  acceso  e  di  buona  concentrazione. La chiave del vino è l’assoluta eleganza  con  toni  di  susina  e  ciliegia  maturi, insieme  ad  accenni  di  caffè  tostato, concentrato  di pomodoro e mirto. Il vino al palato è avvolgente con sensazioni tanniche non marcate e l’acidità marca un sorso dinamico. Il finale è lungo e saporito.

 Chakra: l'energia nei vini pugliesi di Giovanni Aiello enologo per amore

Altri vini da provare:

Chakra Blu 2018 – Valle d’Itria IGT

Tipologia: Vino spumante “Metodo Ancestrale”

Uve: Verdeca, Maruggio, Marchione

Prezzo: 15 euro

Chakra Essenza 2018 –Valle d’Itria IGT

Tipologia: Vino bianco fermo

Uva: Verdeca (vigne centenarie)

Prezzo: 18 euro

Chakra Rosato 2018 – Puglia IGT

Tipologia: Vino rosato fermo

Uva: Primitivo

Prezzo: 15 euro

Andrea Sala

Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier

Nuovo Dpcm, il dramma di ristorazione e agroalimentare. Anche chi aveva successo ora dice: "In queste condizioni meglio chiudere"

Perso il 98% degli affari. Così è meglio chiudere”. Sui giornali di oggi le reazioni, comprensibilmente dure, al nuovo Dpcm in vigore da oggi che ferma bar e ristoranti alle 18.00


I locali possono restare aperti tutti i giorni -domenica compresa - fino alle 18.00 con limitazioni per numero di persone anche al singolo tavolo (più di quattro solo se conviventi) e poi fare asporto fino a mezzanotte (salvo diverse disposizioni regionali). Una misura che mortifica e abbatte un intero settore già fortemente provato e, come sottolinea Coldiretti, avrà ripercussioni su tutto il settore agroalimentare.

Il Dpcm, su questo punto, ha incontrato l’opposizione di diversi Governatori, come Zaia e Toti, oltre che di molti nomi di riferimento del settore. Da leggere Mariella Tanzarella che su Repubblica Milano dà un primo quadro delle strategie messe in campo dagli operatori: chi cambia orario invertendo il pranzo con la cena, chi punta su take away e delivery ma c’è anche chi ha deciso di chiudere (“Perché ora in una città come Milano non ha senso tenere aperto” come dichiarato da Diego Rossi del Trippa locale che fino a prima delle chiusure registrava il sold out ogni sera).

Così ci rovinano” è il laconico pensiero di Knam mentre su QN interviene Iginio Massari: “Così a rischio anche il Natale” perché la gente, spaventata e scoraggiata, potrebbe decidere di chiudersi in casa. @ Intanto tra le “vittime” eccellenti della nuova peggiorata situazione si annovera anche la Fiera del Tartufo di Alba che sospende gli eventi in presenza e il mercato e si affiderà unicamente alla propria proposta digitale come l’Alba Digital Truffle Lab e Langhe Digital Wine Lab.

 

(Fonte: ilgolosario.it)

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

L'altra faccia della crisi da pandemia: riscoperti i negozi di quartiere, uno su due ha raddoppiato la clientela

L'Osservatorio Fida-Confcommercio: le imprese si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza. Accelerati i processi d’innovazione


Con il Covid-19 le imprese delle distribuzione alimentare al dettaglio sono state messe a dura prova e, soprattutto durante il lockdown, i punti vendita sono stati in prima linea per assicurare la spesa e continuare ad erogare, in condizioni di difficoltà, un servizio fondamentale per i cittadini facendo riscoprire anche il ruolo dei negozi di vicinato (come afferma il 70% delle imprese) e quasi un’impresa su due (47,3%) ha rilevato un aumento di nuovi clienti. È quanto emerge dall’Osservatorio della Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione aderente a Confcommercio, realizzato in collaborazione con Format Research. 

Secondo l'analisi, il 31% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività economica nei prossimi tre mesi, mentre per il 59% la situazione rimarrà stazionaria. Principalmente all’inizio e nella fase più acuta della pandemia le imprese hanno dovuto risolvere problemi di carattere organizzativo mai affrontati prima, con dispendio di energie e risorse, come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza: dalla pulizia e sanificazione quotidiana di ambienti e strumenti, all’installazione dei pannelli separatori in plexiglass tra dipendenti e clienti.

L'emergenza sanitaria ha accelerato i processi di innovazione nel settore: il 40,7% delle imprese ha iniziato a fare consegne a domicilio, il 32,2%, di quelle che già lo facevano, ha intensificato questo servizio e il 14,2% ha attivato servizi di asporto. E anche sul fronte digitale crescono le imprese che hanno avviato servizi che prima non offrivano come la prenotazione spesa tramite email (per il 13,1%), tramite Social Network (per il 9%), il click & collect (per il 7,1%) e la vendita per mezzo di piattaforme online (per il 4,7%). Le imprese della distribuzione alimentare al dettaglio in Italia sono oltre 140 mila, pari a circa il 4% del totale complessivo delle imprese, di cui il 60% 'specializzate'.

La Casa del Quartiere è uno degli snodi di distribuzione di beni alimentari  e di prima necessità di Torino Solidale – Casa del Quartiere di San Salvario

Boom della pasta 100% italiana: in sei mesi consumi su del 28,5%

Volano i consumi di pasta con dicitura che richiama l'origine nazionale della materia prima, in controtendenza rispetto all'andamento degli acquisti negli ultimi anni in Italia, che registrano una costante riduzione, in un settore considerato dagli esperti maturo. Lo evidenzia il report Ismea "Tendenze. Frumento duro – pasta di semola"


Ecco i pastifici che portano a tavola la pasta fatta al 100% con grano  italiano

Volano i consumi di pasta 100% italiana che nel primo semestre dell'anno mettono a segno aumenti del 23% in quantità e del 28,5% in valore. Questo in controtendenza rispetto all'andamento in calo degli acquisti nazionali di pasta generica. Un dato che conferma come in un comparto ormai maturo, il richiamo all'origine nazionale della materia prima ha fornito un forte e nuovo stimolo per le famiglie. E' quanto evidenzia il report Ismea 'Tendenze sul frumento duro', precisando che nel 2019 la confezioni con etichetta '100% italiana' hanno avuto una crescita del 13% sia a volume che a valore.

Il peso della pasta 100% italiana sui consumi totali di quella di semola secca, segnala il report, è costantemente aumentato: da una quota del 14% in volume e del 17% in valore nel 2018, ha superato nei due casi il 20%. Durante i mesi del lockdown in analogia a quanto verificatosi per l'intero comparto alimentare anche le vendite di pasta sono risultate in netto aumento. Il primi sei mesi del 2020 fanno infatti segnare una crescita su base annua dell'8% in volume, e del 13,5% della spesa. In generale l'attuale pandemia e le conseguenti misure restrittive, hanno esposto le industrie della trasformazione molitoria e pastaria italiana a una forte vulnerabilità, data la strutturale dipendenza dalla materia prima estera. Va ricordato, infatti, che i quantitativi di granella che provengono oltre frontiera oscillano annualmente tra il 30% e 40% del fabbisogno delle imprese. Tale preoccupazione è stata maggiormente sentita durante le prime settimane dell'emergenza, successivamente la filiera ha mostrato un elevato grado di resilienza: sono aumentate infatti sia le importazioni di materia prima sia le esportazioni di pasta di semola, così come il consumo domestico dei derivati del frumento duro. 

Frontiere chiuse agli americani, turismo ed enogastronomia: quanto perde l'Italia. La stima di Coldiretti è drammatica

Circa 1,8 miliardi di euro in meno per l'Italia. Questa la previsione di Coldiretti, principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale, dopo la decisione dell'Unione europea di tenere chiuse le frontiere agli Stati Uniti. L'economia della Penisola sarà quindi costretta a rinunciare a 1,4 milioni di turisti americani abitualmente accolti durante l'estate. Inoltre, gli statunitensi sono gli stranieri più presenti tra quelli extra-Ue: in Italia spendono circa il 29% del totale dei vacanzieri non europei. A farne le spese sarebbe soprattutto il settore enogastronomico


Coldiretti: frontiere chiuse a 1,4 milioni di turisti Usa in Italia

Anche l'Umbria al Villaggio Coldiretti di Milano « ilTamTam.it il ...

L'Unione europea chiude le frontiere a 1,4 milioni di turisti Usa in viaggio durante l'estate in Italia dove sono gli stranieri più presenti, tra quelli provenienti da fuori dei confini comunitari. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Bankitalia sugli effetti della riapertura delle frontiere europee senza obbligo di quarantena dal 1 luglio ad un gruppo limitato di paesi quali Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay mentre per la Cina la reciprocità è una condizione necessaria per entrare nella lista di viaggi sicuri che verrà rivista ogni 14 giorni.

"Ad essere esclusi dalla lista che rappresenta una raccomandazione per gli Stati membri - sottolinea la Coldiretti - sono anche i quattrocentomila turisti estivi nel Belpaese provenienti dalla Russia mentre positiva è la riapertura dei confini europei ai quindici paesi tra i quali in particolare i quasi mezzo milione di viaggiatori dal Canada e ai 120mila cittadini giapponesi che hanno visitato l'Italia durante l'estate lo scorso anno". "La perdita dei turisti statunitensi - continua la Coldiretti - è particolarmente pesante perché hanno un budget elevato con una spesa estiva complessiva di 1,8 miliardi in Italia, pari a quasi 1/3 (29%) del totale della spesa totale dei cittadini extracomunitari nella Penisola durante i mesi di luglio, agosto e settembre".

"Le mete privilegiate sono le città d'arte che risentiranno più notevolmente della loro mancanza ma - precisa l'associazione - gli americani prestano anche particolare attenzione alla qualità dell'alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza. Gli effetti si faranno sentire anche dal venir meno della leva positiva del turismo sulle esportazioni nazionali con i turisti che al ritorno in patria cercano sugli scaffali i prodotti gustati durante il viaggio".

"Non mancano le preoccupazioni sugli effetti che la decisione dell'Unione europea potrebbe avere sulla guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti con il presidente Donald Trump che - ricorda la Coldiretti - ha appena pubblicato la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto esame per nuovi dazi che per l'Italia interessa i 2/3 del valore dell'export agroalimentare e si estende tra l'altro vino, olio e pasta Made in Italy oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti".

Con gli arrivi dai Paesi comunitari che sono ancora molto ridotti, il vuoto dei turisti stranieri non viene compensato dal turismo domestico - segnala l'associazione - con appena 34 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza per almeno qualche giorno nell'estate 2020, in calo del 13% secondo l'analisi Coldiretti/Ixè che evidenzia comunque che l'Italia è di gran lunga la destinazione preferita dal 93% degli italiani rispetto all’86%% dello scorso anno. "A rischio c'è un sistema turistico Made in Italy che si compone di 612mila imprese con oltre 700mila unità locali e rappresenta - conclude la Coldiretti - il 10,1% del sistema produttivo nazionale, superando il settore manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, il 12,6% dell'occupazione nazionale secondo Unioncamere".

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