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updated 3:56 PM UTC, Jan 18, 2021

Liti condominiali: quando l'uso delle parti comuni fa discutere. L'avvocato ci aiuta a fare chiarezza

Il caso di un signore che ha trasformato in autorimessa un vano di sua proprietà al piano terra di un edificio facendo eseguire di sua iniziativa lavori strutturali sui muri dello stabile. Gli altri condomini non erano affatto d'accordo e lo hanno citato in giudizio contestandogli diverse irregolarità. Al termine dell'iter del processo civile che ne è seguito la Corte di Cassazione ha dato sostanzialmente ragione a lui. Il commento dell'avvocato Carlo Bortolotti del Foro di Milano, esperto di dispute condominiali


L'avvocato Carlo Bortolotti

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n.4437 del 21.02.17) ha riacceso l'attenzione su un tema che si può fondatamente ritenere tra i più rilevanti ed assorbenti nell'ambito della normalità dei rapporti condominiali, ed ossia il corretto uso delle parti comuni, con particolare riguardo alla salvaguardia del cosiddetto "decoro architettonico".

Nello specifico, i supremi Giudici hanno riaffermato un principio a dire il vero risalente, ma, a fronte dell'esperienza comune, raramente compreso appieno nei nostri stabili e nelle assemblee: il singolo condomino, in quanto comproprietario, ha il diritto di usare della cosa comune anche in una misura che, ad un primo esame, potrebbe sembrare eccessiva, purché salvaguardi, nel concreto, due aspetti assolutamente vincolanti, ed ossia la sicurezza e decoro dello stabile e la pari libera fruibilità degli altri condomini della medesima e specifica cosa comune.

In quest'ottica, si comprende come mai, nel caso in esame, la Corte abbia avallato la condotta di un condomino che, per propri fini, aveva apportato rilevanti modifiche ad un muro comune e maestro (ampia apertura), suscitando le immediate ire dei suoi vicini, ma riuscendo a dimostrare, in atti, che in tal modo non ne impediva il libero utilizzo altrui, non poneva in alcun modo a rischio la sicurezza dello stabile ed infine, ma non meno importante, non intaccava il decoro architettonico dello stabile, individuato, dai Giudici medesimi, se non in un canone di "bellezza" oggettiva, in una linea armonica, sia pure estremamente semplice, che caratterizzi la fisionomia dello stesso fabbricato. (C.B.)


 

 

 

Leggi la sentenza della Corte di Cassazione:

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIGLIUCCI Emilio                             -  Presidente   -

Dott. GIUSTI    Alberto                       -  rel. Consigliere  -

Dott. COSENTINO Antonello                          -  Consigliere  -

Dott. GRASSO    Giuseppe                           -  Consigliere  -

Dott. SCALISI   Antonino                           -  Consigliere  -

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

G.M., e             G.U., rappresentati e difesi, in

forza di procura speciale a margine del ricorso, dall'Avv.

Alessandro Benedetti, con domicilio eletto nel suo studio in Roma,

via Muzio Clementi, n. 70;

- ricorrenti -

contro

S.C.A., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del controricorso, dall'Avv. Luigi Ragno, con

domicilio eletto nel suo studio in Roma, via della Mercede, n. 11;

- controricorrente -

avverso la sentenza della Corte d'appello di Catania n. 994 in data

16 maggio 2013;

Udita la relazione della causa svolta nell'udienza pubblica del 24

gennaio 2017 dal Consigliere Alberto Giusti;

udito l'Avvocato Guido Lombardi, per delega dell'Avvocato Alessandro

Benedetti;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del

 

ricorso.

 

 

FATTI DI CAUSA

  • 1. - Con atto di citazione notificato il 23 settembre 2002, G.M. e G.U. convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Catania, S.C.A..

    Premesso di essere condomini dello stabile sito in (OMISSIS), gli attori deducevano: che lo S. aveva provveduto alla trasformazione in autorimessa di un vano di sua proprietà, sito al piano terra dell'edificio condominiale; che tale innovazione era stata eseguita mediante l'allargamento di una finestra prospiciente la via (OMISSIS), trasformata in porta carraia di accesso al garage; che le opere eseguite avevano determinato il parziale abbattimento del muro condominiale, pregiudicando la stabilità e la sicurezza dell'edificio e ledendo il decoro architettonico dello stabile. Lamentavano, inoltre, l'illegittima appropriazione, da parte dello S., di parte del muro perimetrale.

    Esponendo di aver promosso ricorso ex art. 1172 c.c., accolto in sede di reclamo, chiedevano la condanna del convenuto a ripristinare la situazione preesistente, nonchè al risarcimento dei danni subiti.

    Lo S. si costituiva in giudizio contestando le domande degli attori, di cui chiedeva il rigetto.

    Con sentenza del 19 ottobre 2009 il Tribunale di Catania, ritenuto che le opere eseguite avevano cagionato la lesione del decoroarchitettonico dell'edificio condominiale, dichiarava lo S. tenuto al ripristino dell'originario assetto e del decoro architettonicodella facciata dell'edificio anteriore a tutti i lavori e le opere dallo stesso convenuto realizzate, mentre rigettava la domanda risarcitoria; condannava il convenuto al rimborso delle spese processuali.

    2. - Avverso detta sentenza proponeva appello lo S..

    Si costituivano G.M. e U., resistendo al gravame.

    Con sentenza depositata il 16 maggio 2013, la Corte d'appello di Catania, in accoglimento dell'appello proposto dallo S., in parziale riforma della sentenza impugnata, ha rigettato la domanda formulata dai G. di condanna del convenuto ad eliminare le opere abusivamente realizzate obbligandolo a ripristinare la situazione preesistente all'effettuazione delle opere stesse, e li ha condannati a rifondere allo S. le spese di entrambi i gradi del giudizio.

    La Corte territoriale ha rilevato che, pur ampliata l'originaria finestra (della larghezza di ml. 1,80) in passo carraio (della larghezza di ml. 2,80), leggermente più ampio rispetto al portone recante civico 193, e pur apparentemente modificata la sequenza "finestra-portone-finestra", non sussiste alcuna significativa alterazione del decoro architettonico. La Corte territoriale ha evidenziato che la nuova apertura è stata munita di una porta con caratteristiche del tutto simili al vicino portone (con bugne, riquadri e colore del tutto simili) che, all'evidenza, richiama sotto il profilo estetico; che nessun deprezzamento può ritenersi sussistente, con riferimento all'intero fabbricato e alle singole unità immobiliari, avuto riguardo all'aspetto architettonico complessivo dello stabile (edificato nel 1947, e dotato di non particolare pregio) e al contesto nel quale esso è inserito (presenza di altri palazzi costruiti in aderenza, secondo lo stile di quello oggetto di causa, sede stradale di ordinarie dimensioni, zona estremamente appetibile per la strategica posizione centrale nella città di Catania), sicchè non è dato notare in maniera significativa l'alterazione eseguita, e comunque essa non provoca un risultato esteticamente sgradevole, apparendo anzi immutato lo stile architettonico della facciata.

    Infine, la Corte di Catania ha rilevato come tale alterazione si accompagni ad una utilità estremamente rilevante per lo S., costituita dalla possibilità di usufruire di un garage in una zona trafficatissima, caratterizzata notoriamente da enormi difficoltà di parcheggio.

    3. - Per la cassazione della sentenza della Corte d'appello hanno proposto ricorso G.M. e U., sulla base di tre motivi.

    S.C.A. ha resistito con controricorso.

    I ricorrenti hanno depositato una memoria illustrativa in prossimità dell'udienza.

    Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo motivo di ricorso, i ricorrenti si dolgono della violazione e falsa applicazione degli artt. 1102, 1117 e 1120 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonchè dell'omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Ad avviso dei ricorrenti, lo S., appropriandosi illegittimamente del muro perimetrale di natura portante, di proprietà comune ex art. 1117 c.c., e che era stato parzialmente abbattuto allo scopo di eseguire la trasformazione dell'originaria finestra in un portone, avrebbe agito senza alcun rispetto delle regole di cui all'art. 1120 c.c., attesa la conclamata illiceità della condotta posta in essere. Si deduce, inoltre, un vizio di motivazione, avendo la Corte d'appello ignorato la circostanza che la demolizione di una parte del muro portante dell'edificio era stata realizzata con pregiudizio alla stabilità e alla sicurezza dell'edificio.

    1.1. - Il motivo è infondato.

    Secondo la giurisprudenza di questa Corte (tra le tante, Cass., Sez. 2^, 25 settembre 1991, n. 10008Cass., Sez. 2^, 26 gennaio 1987, n. 703Cass., Sez. 2^, 27 ottobre 2003, n. 16097Cass., Sez. 6^-2, 14 novembre 2014, n. 24295), in tema di condominio, il principio della comproprietà dell'intero muro perimetrale comune di un edificio legittima il singolo condomino ad apportare ad esso (anche se muro maestro) tutte le modificazioni che gli consentano di trarre, dal bene in comunione, una peculiare utilità aggiuntiva rispetto a quella goduta dagli altri condomini (e, quindi, a procedere anche all'apertura, nel muro, di un varco di accesso ai locali di sua proprietà esclusiva), a condizione di non impedire agli altri condomini la prosecuzione dell'esercizio dell'uso del muro - ovvero la facoltà di utilizzarlo in modo e misura analoghi - e di non alterarne la normale destinazione e sempre che tali modificazioni non pregiudichino la stabilità ed il decoro architettonico del fabbricato condominiale.

    Si è anche precisato (Cass., Sez. 2^, 29 aprile 1994, n. 4155Cass., Sez. 2^, 26 marzo 2002, n. 4314) che l'apertura di varchi e l'installazione di porte o cancellate in un muro ricadente fra le parti comuni dell'edificio condominiale, eseguite da uno dei condomini per creare un nuovo ingresso all'unità immobiliare di sua proprietà esclusiva, non integrano, di massima, abuso della cosa comune suscettibile di ledere i diritti degli altri condomini, non comportando per costoro una qualche impossibilità di far parimenti uso del muro stesso ai sensi dell'art. 1102 c.c., comma 1, e rimanendo irrilevante la circostanza che tale utilizzazione del muro si correli non già alla necessità di ovviare ad una interclusione dell'unità immobiliare al cui servizio il detto accesso è stato creato, ma all'intento di conseguire una più comoda fruizione di tale unità immobiliare da parte del suo proprietario. Negli edifici in condominio, i proprietari esclusivi delle singole unità immobiliari possono utilizzare i muri comuni, nelle parti ad esse corrispondenti, sempre che l'esercizio di tale facoltà, disciplinata dagli artt. 1102 e 1122 c.c., non pregiudichi la stabilità e il decoro architettonico del fabbricato.

    A tale principio si è correttamente attenuta la Corte di merito.

    Invero, la Corte di Catania - nel giungere alla conclusione che l'allargamento dell'apertura da parte dello S. al fine di trasformare la finestra in accesso carraio ha semplicemente comportato un uso più intenso della cosa comune, come tale consentito dall'art. 1102 c.c., senza con questo alterare il rapporto di equilibrio con gli altri comproprietari - ha per un verso rilevato che lo S. era l'unico fra i condomini a poter usufruire, per le proprie esigenze, del varco in questione, siccome proprietario esclusivo dell'unità immobiliare comunicante con l'esterno; per l'altro ha sottolineato che il realizzato allargamento ha lasciato immutato lo stile architettonico della facciata, non comportando alcuna significativa alterazione del relativo decoro, e ciò considerando in concreto le linee e le strutture che connotano il fabbricato stesso.

    La Corte territoriale ha compiuto un congruo accertamento di fatto nel quadro dei principi dettati da questa Corte regolatrice.

    I ricorrenti finiscono con il sollecitare un diverso esame delle risultanze di causa e un differente apprezzamento di merito, il che fuoriesce dai limiti del sindacato devoluto alla Corte di cassazione.

    Essi muovono dal presupposto che nella specie vi sia stato "l'abbattimento di un muro portante" dell'edificio, ma non considerano che nella specie si è avuta soltanto una riduzione del "maschio murario" (pilatro) in corrispondenza dell'allargamento della precedente apertura.

    E prospettano l'esistenza di un pregiudizio attuale alla stabilità e alla sicurezza del fabbricato, ma non tengono conto della circostanza che già il Tribunale di Catania, definendo il primo grado di giudizio con la sentenza n. 4671 del 2009, ha affermato che il pregiudizio sismico - pur inizialmente sussistente per effetto dell'intervento effettuato dallo S. - era stato eliminato a seguito dell'effettuazione, da parte dello stesso convenuto, delle opere disposte in sede di reclamo cautelare; nè dal testo del ricorso si ricava come la questione dell'attualità del rischio per la stabilità del fabbricato (pur dopo che lo S. aveva realizzato, ottemperando all'ordinanza resa in rese di reclamo cautelare, tutti gli interventi diretti all'eliminazione del pregiudizio sismico) sia stata riproposta dai G. in appello.

    2. - Con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione degli artt. 1102, 1120 e 2909 c.c., artt. 324 e 342, nel testo applicabile ratione temporis, artt. 346 e 112 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4. Secondo i ricorrenti, sarebbe rimasta priva di censura la decisione del Tribunale avente a oggetto l'accertamento che l'intervento edilizio realizzato dallo S., attraverso le opere di demolizione e di trasformazione, aveva causato un pregiudizio grave e prossimo alla sicurezza e stabilità del fabbricato, rimosso dal medesimo S. soltanto in attuazione dell'ordine emesso dal medesimo Tribunale in sede cautelare. Si sarebbe in questo modo formato il giudicato quanto alla fondatezza dell'azione nunciatoria proposta dai fratelli G., riguardante il pericolo di danno grave per la stabilità dell'edificio. Al giudicato conseguirebbe l'irretrattabilità delle pronunce di condanna a ripristinare la stabilità e la sicurezza del fabbricato emesse dal Collegio in sede cautelare e confermate dal Tribunale in sede di decisione sul merito.

    2.1. - Il motivo è infondato, per l'assorbente ragione che, nel giudizio di merito promosso una volta esaurito il procedimento cautelare, il Tribunale di Catania ha escluso il denunciato pregiudizio attuale alla stabilità dell'edificio, avendo dato atto della eliminazione della situazione di pericolo a seguito della effettuazione delle opere disposte in sede cautelare. Va ribadito che dal testo del ricorso per cassazione non risulta come - una volta che lo S. ha provveduto, mediante l'esecuzione degli opportuni interventi, a rimuovere l'originaria situazione di non conformità alle prescrizioni della normativa antisismica - la questione del pregiudizio attuale alla stabilità sia stata riproposta in appello dai G..

    3. - Con il terzo motivo di ricorso si contesta la violazione dell'art. 2909 c.c., artt. 324, 91 e 92 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e dell'art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dell'art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. Secondo quanto dedotto dai ricorrenti, ove la Corte d'appello avesse fatto corretta applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., e delle disposizioni sul giudicato, i fratelli G. avrebbero comunque dovuto beneficiare della rifusione delle spese del giudizio o della loro compensazione. L'incongruenza delle argomentazioni poste a fondamento della decisione sulle spese avrebbe altresì determinato un vizio di sostanziale mancanza di motivazione, essendo quella fornita talmente incomprensibile da non poter essere in alcun modo riconosciuta come giustificazione della pronuncia.

    3.1. - Il motivo - scrutinabile nel merito, in quanto formulato nel rispetto delle prescrizioni dettate dall'art. 366 c.p.c. - è fondata, nei termini di seguito precisati.

    La Corte d'appello ha condannato i G. al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio, comprese quella per la fase cautelare. A tale esito la Corte di Catania è giunta sul rilievo che "la riforma della sentenza di primo grado impone... una diversa regolamentazione delle spese di entrambi i gradi del giudizio, in base al principio della soccombenza".

    Questa statuizione sulle spese non dà conto dell'esito complessivo della controversia.

    Invero, occorre sottolineare che il giudizio di merito a cognizione piena è stato iniziato dai G. a seguito dell'ordinanza del Tribunale di Catania in data 20 giugno 2002, con la quale è stata accolta, in sede cautelare, la denuncia di danno temuto, riconoscendosi la compiuta sussistenza di quella situazione di pericolo grave e prossimo che legittima l'erogazione della chiesta tutela cautelare nunciatoria ex art. 1172 c.c., e impartendosi l'ordine, rivolto allo S., di eseguire tutte le opere indicate dal c.t.u. ing. D.B. nella relazione depositata il 7 maggio 2002, dirette ad ovviare alla situazione di pericolo da lui creata.

    Nel giudizio di merito introdotto in esito alla disposta tutela cautelare, il Tribunale di Catania, definendo il giudizio di primo grado con la sentenza n. 4671 del 2009, ha confermato le valutazioni espresse dal Collegio cautelare "in ordine alla sussistenza del pregiudizio sismico alla stregua dell'intervento effettuato dallo S.".

    E' esatto che il Tribunale di Catania non ha ordinato la riduzione in pristino per il denunciato pregiudizio alla stabilità del fabbricato, ma solo perchè, nel corso del giudizio, "giusta dichiarazione resa dal c.t.u. incaricato della vigilanza sulla esecuzione delle opere con relazione depositata in data 8 luglio 2003", è sopraggiunta la rimozione della situazione di pregiudizio sismico mediante l'eliminazione, attraverso l'esecuzione degli impartiti interventi di consolidamento, della originaria situazione contra ius realizzata dallo S..

    Ora, gli attori G. sono senz'altro soccombenti sulla domanda di riduzione in pristino per l'alterazione del decoro architettonico, come pure sull'accessoria domanda di risarcimento del danno, ma non lo sono in ordine alla denuncia di situazione di pericolo creato dall'opera, avendo il Tribunale, nell'ordinario giudizio di merito successivo alla fase cautelare, effettivamente accertato la sussistenza del pregiudizio sismico alla stregua dell'intervento effettuato dallo S., e così confermato l'individuazione dell'intervento idoneo ad eliminarlo e proceduto alla definitiva identificazione del soggetto (lo S.) onerato dell'intervento riparatore.

    In questo quadro, la soccombenza - misurata ed apprezzata dalla Corte d'appello esclusivamente sul rigetto delle altre pretese avanzate - non dà conto degli esiti complessivi della controversia, e quindi non si sottrae alla denuncia articolata con il motivo.

    4. - Il primo ed il secondo motivo del ricorso sono rigettati, mentre il terzo è accolto, nei sensi di cui in motivazione.

    La sentenza impugnata è cassata limitatamente al capo relativo alle spese.

    Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con la compensazione tra le parti delle spese dell'intero giudizio di merito, inclusa la fase cautelare, sussistendo giustificati motivi in tal senso in relazione all'esito complessivo e agli sviluppi della controversia.

    Anche le spese del giudizio di cassazione devono essere compensate, essendo il ricorso accolto solo in parte.

    PQM

    P.Q.M.

    La Corte rigetta il primo ed il secondo motivo di ricorso, accoglie il terzo motivo, nei termini di cui in motivazione; cassa la sentenza impugnata limitatamente al capo relativo alle spese e, decidendo nel merito, dichiara interamente compensate tra le parti le spese dei gradi di merito, compresa la fase cautelare; dichiara altresì compensate tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

    Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 24 gennaio 2017.

    Depositato in Cancelleria il 21 febbraio 2017

     

Chiamate moleste e truffe telefoniche? Puoi difenderti, ecco come

Il fenomeno sempre più frequente degli assalti commerciali, o peggio, dei tentati (e spesso riusciti) raggiri a utenti ignari che rispondono a numeri nascosti o comunque sconosciuti. L'Unione nazionale consumatori ha stilato un decalogo che indica gli strumenti a disposizione dei cittadini per tutelarsi di fronte a queste persecuzioni quotidiane - (LEGGI TUTTO)


Quante volte vi sarà successo di ricevere una telefonata da un numero sconosciuto? In quel momento sono molti i pensieri che passano per la testa: chi sarà? Un amico con una nuova sim? Qualcuno che ha sbagliato a digitare il numero o l'operatore di un call center che cercherà di convincerci ad accettare un'irripetibile offerta promozionale?

L'Unione nazionale consumatori ha stilato un decalogo per difendersi dalle chiamate indesiderate. Ecco nel dettaglio i 10 punti:

 
1) "Non date mai il vostro consenso al trattamento dei dati, senza aver letto cosa state firmando.

2) Firmate solo il consenso obbligatorio, quello cioè necessario per fruire del servizio che vi interessa, evitando accuratamente di mettere altre firme (o flaggare caselle) per fini commerciali o per la cessione di dati a terzi che non devono essere obbligatori.

3) E’ nostro diritto sapere dove è stato reperito il nostro numero (cioè il soggetto a cui abbiamo ceduto i dati per usi pubblicitari). Il nostro consenso può essere revocato inviando una raccomanda A/R con la richiesta di cancellazione. Inoltre si può fare una segnalazione al Garante della Privacy o alla Polizia Postale.

4) Iscrivetevi al registro delle opposizioni. E' gratis.

5) Se quando alzate la cornetta, non sentite parlare (chiamate mute), riattaccate. Si tratta, solitamente, di un call center (la chiamata è effettuata da sistemi automatizzati e solo dopo che avete risposto viene passata all'operatore, sempre che ce ne sia uno libero). Nel dubbio, quindi, riattaccate.

6) Mai accettare l’attivazione di un contratto al telefono, anche se vi sembra conveniente e l’operatore non intende ingannarvi. Non è possibile, infatti, che in così breve tempo possano illustrarvi l’offerta in modo esaustivo. Se volete cambiare fornitore, insomma, meglio andarselo a cercare. Anche se il contratto che vi viene offerto al telefono è effettivamente migliore di quello che avete attualmente, è assai probabile che, cercando, se ne trovi uno ancora più conveniente. Per luce e gas, ad esempio, è bene andare sul Trova offerte dell’Autorità per l’energia ed il gas. Potrete così confrontare tutte le offerte disponibili.

7) Se vi chiamano al telefono per vendervi qualcosa, non sempre purtroppo l'educazione viene ripagata. Potreste ritrovarvi abbonato vostro malgrado. Se vi siete iscritti al registro delle opposizioni, potete, se volete, interrompere il discorsetto dell'operatore e chiedere il nome della società per conto della quale vi sta chiamando. Poi, dopo aver fatto presente che siete iscritti al registro delle opposizioni e che quindi non potevano chiamarvi, fare una segnalazione al Garante della privacy segnalando il trasgressore. E se dall'altra parte trovate un operatore troppo insistente (e in alcuni casi maleducato), riattaccate.

8) Attenti alle truffe. Se vi annunciano una vincita al telefono, non credeteci. Un classico è la truffa degli alberghi. Vi dicono che avete vinto una vacanza e che non dovete far altro che andare a ritirare il premio in un albergo, solitamente di lusso e prestigioso. Scoprirete, troppo tardi, che si tratta della vendita di una multiproprietà.

9) Mai dare i vostri dati al telefono. Mai dare, ad esempio, il Pod della luce o il Pdr del gas che trovate sulla fattura oppure il vostro codice fiscale. Se vi hanno detto che sono i vostri gestori, ma vi chiedono il Pod e Pdr, vi stanno truffando. I nostri venditori questi dati li sanno già e non hanno alcun bisogno di chiederveli.

10) Mai dire “Si” al telefono, perché potrebbero tagliare la registrazione della telefonata e far risultare che avete voluto accettare il contratto".

(Fonte: Adnkronos)

Simpatico video dedicato a Salvini: "Vedrà le piacerà Napoli"

Il video che spopola sul web, pubblicato sulla pagina facebook della trasmissione Rai "Gazebo", aveva letto nel futuro.  


Il finale di questo fantastico video che, sulla sola pagina social della trasmissione Rai, ha raggiunto più di 1,5 ml di visualizzazioni e quasi 22.000 condivisioni, rispecchia esattamente la reazione di una città nei confronti di chi non le dedica il giusto tempo e rispetto.

"vede dottore (Salvini ndr) questo caffè è come questa città, non è qualcosa di cui ci si toglie il pensiero buttandola giù in modo frettoloso e occasionale - Altrimenti ci si scotta e basta!"

                                                                        GUARDA IL VIDEO

Infatti bombe carta e petardi contro cannoni ad acqua e gas lacrimogeni hanno animato la giornata napoletana di ieri: gli scontri sono scoppiati a margine di una protesta contro la venuta del segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini a Napoli. Circa 3000 manifestanti anti-Salvini, armati di cartelli e con maschere di carnevale, volevano interrompere lo svolgimento della riunione del leader della Lega Nord nel sud d'Italia. Una protesta iniziata pacificamente, ma subito sfociata in vera e propria violenta contestazione, petardi e bombe carta sono stati rapidamente gettati contro la polizia e bidoni della spazzatura sono stati dati alle fiamme. La polizia ha risposto i cannoni ad acqua e il lancio di gas lacrimogeni contro i manifestanti. 

Ecco quanto dice a Repubblica Matteo Salvini a margine del suo intervento a Napoli: "che io possa fare battaglie scomode per qualcuno ci può stare. Ma continuo a fare ciò in cui credo ed è facile che venga accusato di islamofobia o altro da sinistra. Ma quello che è successo a Napoli non l'avevo mai visto. E la cosa più grave è l'appoggio dato dal sindaco, che non ha preso le distanze e ha detto di stare al fianco dei cosiddetti insorgenti. La prossima volta vado a piazza Plebiscito, così si vede chiaramente chi ha la testa più dura". (Fonte TGcom24)

Immediata la replica di De Magistris che in una intervista all'Ansa dice: "le immagini mostrano un fiume di diecimila persone che partecipavano ad una manifestazione pacifica, dove prevalevano unicamente l'orgoglio dei napoletani, l'ironia e il forte contenuto politico dell'iniziativa. Le immagini finali feriscono la potenza politica di quella manifestazione, dagli alti contenuti democratici. Prendo le distanze dai violenti che non incarnano lo spirito autentico, pacifico, della città che io rappresento" e ancora "la colpa è di chi ostinatamente non ha voluto ascoltare il messaggio di buon senso del sindaco e dell'amministrazione. Noi non abbiamo mai detto 'no Salvini a Napoli'. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un'iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d'Oltremare, in un luogo dell'amministrazione o comunque riconducibile all'amministrazione, di un esponente politico, Salvini appunto, che si è distinto per apologia del fascismo, atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all'insegna dello slogan 'Napoli colera', ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il sud. Ma qualcuno non ha voluto sentire ed ha alzato a dismisura il livello dello scontro. Salvini avrebbe potuto benissimo essere a Napoli e fare la sua propaganda politica xenofoba e razzista in un altro luogo privato, non riconducibile all'amministrazione. Non ci sarebbe stata l'imposizione nei miei confronti, che ho solo difeso la città". Rispondendo alla affermazione di Salvini che faceva presente la non partecipazione del sindaco alla manifestazione, De Magistris risponde: "Non era il corteo del sindaco. Era stato indetto da pezzi della città vera, ed è stato un corteo molto bello. Fino a quando episodi violenti hanno sporcato la forza politica di quell'iniziativa. E' assolutamente necessario distinguere tra i veri napoletani e i violenti che nulla a che fare con Napoli e la sua storia" (FONTE: Ansa.it)

 

 

Sono anti-italiani ma comprano i vibratori coi soldi nostri. Condannato consigliere altoatesino di lingua tedesca

Quando si dice uso improprio di denaro pubblico: Pius Leitner, del partito sudtirolese Freiheitlichen, è stato condannato a due anni di reclusione con l'accusa di peculato. Tra le varie contestazioni anche quella di avere acquistato coi fondi della Regione un fallo elettrico ed altri gingilli erotici. Assolta, invece, la sua compagna di partito Ulli Mair. Ora, per la legge Severino, è a rischio anche la sua poltrona. E forse si dedicherà ad altre passioni, a spese proprie e non dell'odiata nazione occupante


Un vibratore e altri gadget erotici pagati con soldi pubblici. Queste le accuse contestate al consigliere sudtirolese Pius Leitner, indagato con l’accusa di peculato e ora condannato a due anni. L'esponente del partito Freiheitlichen rischia la fine della propria carriera politica a causa della legge Severino. I giudici che hanno condannato Leitner hanno invece assolto la collega di partito Ulli Mair (nella foto sotto).

La vicenda, ricostruisce Il Gazzettino, risale al 2014, quando la Guardia di Finanza aveva trovato tra le richieste di rimborsi da parte del partito anche uno scontrino, risalente al 16 maggio 2012, per l’acquisto del vibratore e di altri oggetti erotici, per una cifra totale di 64,92 euro. L'inchiesta aveva preso il via tre anni fa, con l’esame dei rimborsi dei gruppi del consiglio provinciale di Bolzano, con la Guardia di Finanza che aveva acquisito tutta la documentazione.

Freiheitlichen intanto al momento preferiscono tenere la bocca chiusa, anche frau Mair: "Comprendiamo l'interesse dei giornalisti per una presa di posizione - dice - ma chiediamo comprensione per il fatto che oggi non siamo in grado di reagire alle vostre domande, dato che abbiamo bisogno di valutare la situazione". Sembra comunque che lunedì il partito possa prendere posizione convocando una conferenza stampa.

Assalto di notte a una trattoria in provincia di Lodi, il proprietario uccide un ladro a fucilate. Salvini: "Sto con lui. Il parlamento approvi subito la nostra legge sulla legittima difesa"

Il titolare dell'Osteria dei Amis di Casaletto Lodigiano, il 67enne Mario Cattaneo, è stato svegliato dall'allarme del locale che si trova sotto la sua abitazione. Una volta sceso a controllare si è trovato davanti almeno tre uomini e ha perso il suo fucile da caccia. Nella colluttazione coi malviventi è partito uno sparo che ha ferito uno di loro, abbandonato poi dai complici durante la fuga. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato a circa 200 metri dal ristorante. Il Comune: "Vicini alla famiglia di Cattaneo". Salvini: "Sto con chi si difende. Che il parlamento approvi subito la proposta della Lega sulla legittima difesa, sempre e comunque"


Un assalto a notte fonda da parte di una banda di malviventi in un ristorante in provincia di Lodi ha causato la morte di uno dei banditi, trascinato via e poi abbandonato successivamente dai complici in fuga. Il fatto è accaduto intorno alle 3 e mezza all'Osteria dei Amis a Casaletto Lodigiano, nella frazione di Gugnano. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato il proprietario a sparare e ad uccidere il ladro. Sul caso indagano i carabinieri.

Dalle prime ricostruzioni sembra che nonostante l'allarme i ladri , almeno tre, non si siano fermati, provocando la reazione del titolare, Mario Cattaneo, che vive sopra al ristorante assieme alla sua famiglia e ai genitori. Per difendersi avrebbe preso un fucile da caccia. Da una colluttazione e una sparatoria sarebbe partito un colpo che ha colpito uno dei banditi, ferendolo a morte. Il corpo è stato ritrovato a circa 200 metri dall'osteria. Per il titolare, ascoltato dai carabinieri, escoriazioni curate all'ospedale.

 Il ristoratore all'Adnkronos: "Non si sono fermati davanti a nulla" - ''Paura? Sì, tanta. Tantissima''. Mario Cattaneo, proprietario del ristorante di Casaletto Lodigiano assaltato nella notte dai banditi è ancora sotto shock. ''Mi ha svegliato l'allarme - racconta all'AdnKronos - sono andato a vedere e me li sono trovati di fronte''. Attimi di panico difficili da gestire ''non posso dire molto - spiega - ci sono ancora colloqui con i carabinieri, stanno facendo rilievi e cercando di capire bene la dinamica, fortunatamente siamo riusciti a difenderci''. (Fonte: Adnkronos)

Il Comune: "Vicini ai ristoratori". Nella vicenda interviene anche l'amministrazione comunale di Casaletto Lodigiano che annuncia l'intenzione di "essere al fianco di Mario e Luca e delle loro famiglie". Lo afferma in una nota il Comune di cui è sindaco Giorgio Marazzina "in seguito ai tragici eventi che hanno sconvolto la nostra piccola comunità e ancor prima la famiglia di Mario e Luca". In questo "drammatico momento" rappresentato dall'uccisione di un ladro nel ristorante di cui sono titolari Mario Cattaneo e i suoi familiari, "diamo loro la nostra piena solidarietà e la vicinanza di tutta la nostra gente".

Salvini: "Subito legge su legittima difesa". "Lodi, sorprende nella notte dei ladri nel suo ristorante, durante l'aggressione il 67enne spara un colpo di fucile e uccide un rapinatore. Che il parlamento approvi subito la proposta della Lega sulla legittima difesa, sempre e comunque. Un morto è sempre una brutta notizia, ma se invece di rubare fosse andato a lavorare, quel tizio oggi sarebbe vivo. Io sto con il ristoratore, io sto con chi si difende!". Lo ha scritto su Facebook il leader leghista Matteo Salvini.

Sgarbi continua a stupire: "Dono tutto il mio vitalizio, 600 mila euro per il patrimonio artistico"

Dopo il coro degli indignati che si era alzato a seguito delle sue provocatorie affermazioni a "La Zanzara", il critico d'arte spegne le polemiche e sorprende tutti: "I danaro non ci appartiene. Quanto ho incassato in dieci anni andrà per il restauro delle opere d'arte del rinascimento italiano che inizieranno subito e non si pensi che si tratti di una dichiarazione astratta. Si parte con un capolavoro straordinario, un Santo di Donatello scoperto a Fabriano - (VIDEO)


Appena due giorni fa, il suo intervento ai microfoni di "La Zanzara", aveva sollevato un polverone di polemiche: "Prendo 9mila euro di vitalizio al mese e me li merito" aveva affermato Vittorio Sgarbi, commentando la proposta del taglio dei vitalizi avanzata dal Movimento Cinque Stelle. Ora però, il critico d'arte sembra pronto a fare un passo indietro e sul proprio profilo Facebook ha annunciato che intende destinare la somma maturata in dieci anni, circa 600mila euro, al restauro del patrimonio artistico.

"Ho deciso - ha annunciato Sgarbi - per evitare inutili polemiche, ed essendo fermamente convinto che il danaro non ci appartenga, e nel caso mio serva soltanto per il bene della Nazione e del patrimonio artistico, che le iniziative che portano il nome di Rinascimento abbiamo da qui in avanti un contributo corrispondente al mio vitalizio. Da quando ho iniziato a prenderlo, possiamo partire dal 2007, sono passati 10 anni, si tratta quindi di 600mila euro".

"Da questo momento tutto quello che ho incassato come vitalizio andrà per il restauro delle opere d'arte del rinascimento italiano - ha detto il critico - i restauri inizieranno subito e non si pensi che si tratti di una dichiarazione astratta. I restauri inizieranno con un capolavoro straordinario, un Santo di Donatello scoperto a Fabriano, di cui è già in corso il processo di analisi per il restauro. A quell'opera andranno i finanziamenti che io ho raccolto con il vitalizio. Quei soldi andranno tutti per i restauri del patrimonio artistico abbandonato o terremotato".

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Salute, l'impegno degli specialisti nella prevenzione delle malattie renali. A Milano screening in piazza per i cittadini

Grande successo per l'iniziativa che si è tenuta in occasione della Giornata mondiale del rene in Piazza Città di Lombardia, ai piedi del palazzo che ospita gli uffici dell'amministrazione regionale. L'appuntamento è stato organizzato dalla Federazione italiana del rene e dalla Società italiana di Nefrologia in collaborazione con la Croce Rossa. Gli accertamenti compiuti da medici e infermieri dell'ospedale San Gerardo di Monza. Tutti i contributi de ilComizio.it - (VIDEO)


In Piazza Città di Lombardia, in occasione della Giornata mondiale del rene 2017, sono stati numerosi i cittadini che grazie al personale dell'ospedale San Gerardo di Monza e ai volontari della Croce rossa si sono sottoposti a uno screening completo di prevenzione per le malattie renali. L'iniziativa, organizzata dalla Federazione italiana del rene, la Società italiana di nefrologia, in collaborazione con la Croce Rossa, ha consentito alle persone che si sono presentate alla postazione mobile dislocata nella piazza della Regione, composta da un camper e da un gazebo, di effettuare un percorso diagnostico di circa mezz'ora che comprendeva il controllo della pressione arteriosa, elettrocardiogramma, ecografia renale e l'esame su un campione di urine raccolte al momento. "Sono molto lieto che l'iniziativa abbia riscosso un grande successo", ha detto l'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, che ha spiegato: "L'incidenza dei nuovi pazienti in dialisi nei Centri regionali è di 175 pazienti per milione di popolazione, mentre la prevalenza di quelli già sottoposti a dialisi è di 760 per milione. Questi numeri - ha sottolineato l'assessore -, che emergono dal registro lombardo di dialisi e trapianto (Rldt), che raccoglie i dati relativi ai pazienti in tutti i Centri dialisi regionali, purtroppo sono in aumento e per questo motivo Regione ha deciso di puntare sulla prevenzione di una patologia che purtroppo spesso è asintomatica. Queste tendenze - ha concluso Gallera - comportano, un progressivo incremento dei costi di trattamento, fattore critico in un momento di crisi economica come quello attuale. Il costo dell'emodialisi, infatti, è altissimo. La spesa sostenuta dal Servizio sanitario regionale per un paziente in dialisi, senza considerare ricoveri, complicanze e farmaci, si aggira intorno ai 30.000-35.000 euro all'anno per paziente".

Tutte le interviste e le voci dalla conferenza stampa raccolte da ilComizio.it a Palazzo Lombardia

Salute, la Lombardia in prima linea nella prevenzione delle malattie renali. Parla l'assessore Gallera

Ai microfoni de ilComizio.it l'assessore regionale al Welfare illustra l'iniziativa che si è tenuta oggi in occasione della Giornata mondiale del rene. In piazza Città di Lombardia numerosi cittadini si sono sottoposti a uno screening completo grazie al personale dell'ospedale San Gerardo di Monza e ai volontari della Croce Rossa. La fondamentale importanza della comunicazione nel rapporto medico-paziente al centro degli sforzi dell'amministrazione lombarda - (VIDEO)


"Sono molto lieto che l'iniziativa nella nostra Piazza Città di Lombardia abbia riscosso un grande successo. Numerosi sono stati i cittadini che grazie al personale dell'ospedale San Gerardo di Monza e ai volontari della Croce Rossa si sono sottoposti a uno screening completo di prevenzione per le malattie renali. Regione Lombardia dimostra ancora una volta di essere a sostegno della prevenzione, in
questo caso di una patologia in crescita, fortemente invalidante, e che ha costi elevatissimi per il sistema sanitario regionale". Lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, commentando l'evento organizzato, questa mattina, in Piazza Città di Lombardia, in occasione della Giornata mondiale del rene.

INIZIATIVA - L'iniziativa, organizzata dalla Federazione italiana del rene, la Società italiana di nefrologia, in collaborazione con la Croce Rossa, ha consentito ai cittadini che si sono presentati alla postazione mobile dislocata nella piazza della Regione, composta da un camper e da un gazebo, di effettuare un percorso diagnostico di circa mezz'ora che comprendeva il controllo della pressione arteriosa, elettrocardiogramma, ecografia renale e l'esame su un campione di urine raccolte al momento.

DATI PREOCCUPANTI - "L'incidenza dei nuovi pazienti in dialisi nei Centri regionali è di 175 pazienti per milione di popolazione, mentre la prevalenza di quelli già sottoposti a dialisi è di 760 per milione. Questi numeri - ha sottolineato l'assessore -, che emergono dal registro lombardo di dialisi e trapianto (Rldt), che raccoglie i dati relativi ai pazienti in tutti i Centri dialisi regionali, purtroppo sono in aumento e per questo motivo Regione ha deciso di puntare sulla prevenzione di una patologia che purtroppo spesso e' asintomatica".

COSTI - Queste tendenze - ha concluso Gallera - comportano, un progressivo incremento dei costi di trattamento, fattore critico in un momento di crisi economica come quello attuale. Il costo dell'emodialisi, infatti, è altissimo. La spesa sostenuta dal Servizio sanitario regionale per un paziente in dialisi, senza considerare ricoveri, complicanze e farmaci, si aggira intorno ai 30.000-35.000 euro all'anno per paziente".

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