updated 3:05 PM UTC, Jan 23, 2021

#Ioapro, la mobilitazione dei ristoratori che si ribellano alle restrizioni del governo. Cosa rischiano: "Ci stiamo tutelando con una task force di avvocati, le multe le gestiamo noi" (VIDEO)

Un gruppo di ristoratori ha organizzato un'iniziativa che ha già raccolto 50mila adesioni in tutta Italia, li porterà a tenere aperti i propri locali dalla sera del 15 gennaio violando consapevolmente le misure restrittive anti-Covid". Umberto Carriera, ristoratore di Pesaro, spiega: "Non è una protesta o una manifestazione di un giorno, è sopravvivenza: siamo al collasso, non possiamo più pagare dipendenti, bollette, mutui". L'appoggio di Matteo Salvini. Come andrà a finire? - (VIDEO)


Ha già raccolto oltre 50mila adesioni da tutta Italia "ioapro", l'iniziativa social che invita i ristoratori a restare aperti, a partire dal 15 gennaio, contro le restrizioni anti Covid imposte dal governo. "E' una questione di sopravvivenza, siamo al punto di non ritorno, ma ci proviamo lo stesso", spiega Umberto Carriera, il ristoratore "ribelle" di Pesaro che ha collezionato multe e sospensioni per aver aperto alcuni suoi locali malgrado i divieti.

"Non è una protesta o una manifestazione di un giorno, è sopravvivenza: siamo al collasso, non possiamo più pagare dipendenti, bollette, mutui". Spronato dalle domande di Salvini, che lo ha invitato per un confronto sulla sua pagina Facebook, Carriera ha spiegato che "ci stanno contattando migliaia di persone, anche palestre, piscine e mondo dello spettacolo. E anche i cittadini ci sostengono, ci chiedono di riaprire".

Per quanto riguarda le sanzioni, "ci stiamo tutelando grazie a una task force di 30 avvocati per i commercianti e anche per i clienti. Le loro multe le prendiamo noi, ci pensiamo noi a gestirle, e prepareremo centinaia di migliaia di ricorsi".

Lavoro, i danni del Covid: colpite 12 milioni di persone. L'allarme del Cnel: "Con la fine della Cig e del blocco dei licenziamenti situazione esplosiva"

Pandemia e lockdown hanno messo in crisi un numero impressionante di lavoratori dipendenti e autonomi. Donne e giovani pagano il prezzo più alto. Previsto un aumento dell'economia sommersa e del lavoro nero. Treu: "Sono aumentate le diseguaglianze, serve più coesione sociale"


Coronavirus: il protocollo di sicurezza dei lavoratori aggiornato

Il mercato del lavoro "all’inizio del 2021 presenta più ombre che luci" e "la situazione è destinata molto probabilmente ad accentuarsi e diventare ‘esplosiva’ con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti". È la fotografia allarmante che emerge dal 'Rapporto sul Mercato del lavoro e la contrattazione 2020' del Cnel.

Si teme, sottolinea il Cnel, "che una parte degli esuberi verrà sicuramente ‘assorbita’ dall’economia sommersa non riuscendo a trovare un’occupazione in regola andando ad aumentare la quota già aumentata negli ultimi anni di lavoro nero".

"La crisi conseguente alla pandemia ha colpito circa 12 milioni di lavoratori tra dipendenti e autonomi, per i quali l’attività lavorativa è stata sospesa o ridotta, in seguito al lockdown deciso dal Governo per limitare l’aumento esponenziale dei contagi". 

Giovani e donne pagano il prezzo più alto della crisi innescata dalla pandemia di Covid.

"Lo scarso investimento pubblico sulle nuove generazioni (in particolare la parte che va efficacemente a rafforzare la loro formazione e l’inserimento solido nel mondo del lavoro) è il principale nodo che vincola al ribasso le possibilità di crescita italiane, da sciogliere prima ancora che sul piano del rapporto tra giovani e lavoro, su quello più alto del ruolo delle nuove generazioni nel modello di sviluppo del Paese. Se non si inverte questa tendenza non solo si pregiudicano le prospettive economiche del Paese, ma si rischia di alterare in profondità il patto fra le generazioni che è un elemento costitutivo dell’assetto sociale, della sua equità e stabilità", si legge nel rapporto.    

Con la chiusura delle scuole e l’adozione della didattica a distanza inoltre non è stata bloccata "la frequenza delle lezioni" ma è ne stata ridotta "complessivamente la qualità e ha esposto ad una forte crescita del rischio di dispersione scolastica. Con la conseguenza di inasprire non solo le diseguaglianze generazionali ma anche quelle sociali", dice ancora il Cnel.      

Quanto invece alle donne, per il Cnel hanno pagato il prezzo più alto della crisi "in quanto impegnate a ricoprire ruoli e a svolgere lavori più precari, soprattutto nei servizi.

Il Cnel ha più volte sottolineato "come per promuovere la occupazione femminile non bastino politiche di incentivazione economica alle assunzioni, ma serva anzitutto allargare la offerta di servizi, non soltanto asili nido, ma scuola a pieno tempo e servizi per gli anziani, nonché promuovere forme organizzative del lavoro più favorevoli alla conciliazione". 

Dalla crisi generata dalla pandemia dobbiamo trarre insegnamenti per guardare avanti, ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu.

Con il Covid - ha sottolineato - abbiamo scoperto quanti "buchi ci sono nella rete di sicurezza, del welfare: sanita', ammortizzatori, sostegno alla poverta'". In questo anno - ha riconosciuto Treu - si sono moltiplicati gli interventi di carattere generale universalistico: una cosa ottima ma le diseguaglianze sono aumentate".

"Le fondamenta del mondo del lavoro sono ancora fragili - ha fatto notare Treu - ed esposte ancora agli impatti esterni". Le politiche del lavoro devono essere universalistiche ma va fatta un'analisi sulle distorsioni. Questa riflessione dovra' essere centrale nei prossimi mesi".

Secondo Treu, va ricalibrato il sistema del welfare e la protezione del reddito ma va anche perseguita la connessione tra politiche attive e configurazione di un mercato lavoro più resistente agli shock. E' quindi necessario - ha concluso - rafforzare gli strumenti di coesione sociale altrimenti lo squilibrio non si correggerà".

 

(Fonte: Agi)

 

Principali tendenze economiche per il 2021: una ripresa è vicina?

È difficile immaginare cosa debbano aver passato gli investitori nel 2020. Con la presenza del coronavirus e la chiusura delle principali aziende, il mondo ha assistito all'anno più isterico della storia.


Gli esperti sostengono, se il 2020 ci ha insegnato qualcosa, è solo che è impossibile prevedere il mercato. Questo è il motivo per cui molte persone sono scettiche sull'investimento nel 2021. 

L'impatto di Biden

Non c'è da stupirsi se quando la notizia di Joe Biden che diventa presidente degli Stati Uniti è arrivata nel mondo, tutti erano entusiasti. Tuttavia, poiché l'America è tra le economie in più rapida crescita in tutto il mondo, l'elezione di Biden avrà sicuramente un impatto su tutti i continenti. Se passate al setaccio i diversi articoli del web, vi imbatterete in informazioni relative alla pianificazione di Biden di aumentare le tasse sui ricchi. Ciò avrà sicuramente un forte impatto sulle azioni e movimenti attuali del mercato economico. Mentre Wall Street lottava per un'onda blu, l'attuale andamento del mercato sembra mostrare una posizione invece favorevole a Biden come presidente. Tutta questa volatilità sta generando un'instabile macroeconomia che difficilmente potrà essere definita o programmata a tavolino.

2. Vaccino COVID 19

Non c'è da stupirsi se quest'anno diversi governi stiano lottando per trovare un vaccino contro il coronavirus. Se riusciranno a trovare una soluzione duratura e definitiva, questo vaccino darà un forte impulso all'industria farmaceutica. Ciò significa che verranno premiate tutte le aziende pubbliche coinvolte attivamente nella ricerca del vaccino  "vincitore". In secondo luogo, la distribuzione del vaccino comprenderà un forte impegno logistico. Ciò significa che tutti saranno coinvolti nel processo di abbattimento di COVID 19, generando forti impatti economici in molteplici settori impegnati nella catena.

3. L'inizio della fine di COVID 19

Non si può negare il fatto; il coronavirus ha avuto un forte impatto sulle nostre vite quest'anno. Non appena il vaccino per COVID 19 darà i suoi effetti, diventerà una delle principali ossessioni in tutto il mondo. Tuttavia, la madre di tutte le domande è se questi vaccini funzioneranno come da pubblicità o meno. Gli esperti prevedono che i governi mondiali renderanno obbligatoria la vaccinazione di massa. Vediamo quindi cosa ci riserverà il futuro economico in termini di eradicazione del coronavirus e ritorno alla vita normale.

4. Crescente domanda di viaggi multivettori

L'incertezza è tornata con l'inizio del nuovo anno, accompagnata anche da una crescente euforia per l'arrivo dei vaccini, ciò significa che sarà un importante stimolo per le azioni delle compagnie aeree, delle compagnie di crociera e per gli hotel. Con l'aumento dell'attività economica in diverse parti del globo, anche i soldi troveranno un modo per tornare in circolazione. Recenti ricerche condotte da professionisti hanno concluso che la produzione e la distribuzione del vaccino COVID 19 significa che i casi di coronavirus nel mondo saranno ridotti in larga misura. Ciò potrebbe comportare una crescita del PIL dell'1,25%.

5. Miglioramento delle scorte alimentari

Quando è stata l'ultima volta che i ristoranti erano pieni e la fila in attesa di un posto, si allungava fino oltre la porta d'ingresso? E' passato molto tempo, questo è stato il settore più colpito dalla situazione pandemica in tutto il mondo. La cultura del mangiare è ciò che ha spinto molti imprenditori ad avviare diversi ristoranti all'inizio del 2020. Tuttavia, poiché COVID 19 ha causato il blocco forzato in diverse parti del globo, molti nuovi investitori hanno dovuto chiudere le loro attività. Fortunatamente, mentre COVID 19 sta volgendo al termine, c'è una forte possibilità che l'attività di ristorazione assisterà a un aumento esponenziale delle entrate totali. Questo, a sua volta, darà una spinta importante a diverse economie in tutto il mondo.


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Auto nasce Stellantis: dalla fusione Fca-Psa ecco il quarto produttore mondiale. John Elkann sarà presidente: "Ruolo di primo piano per il futuro della mobilità". La poltrona di ceo per Carlos Tavares. Ma l'Italia c'entra qualcosa o no?

Stellantis, il nuovo gruppo che nasce dalla fusione tra Fca e Psa, è un gigante da oltre 180 miliardi di euro. Nel 2019, l'azienda francese ha realizzato un fatturato di 74,7 miliardi di euro, mentre il Lingotto ha toccato quota 108,2 miliardi. Insieme nel mondo vendono ad oggi 7,9 milioni di auto. Ma il domani per quanto riguarda il settore in Italia, soprattutto per investimenti e occupazione, è ancora un'incognita


Speciale Stellantis, tutto quello che c'è da sapere -  investimentoefinanzaitaliano

Nasce Stellantis, dalla "più grande fusione nell'industria auto dall'origine del settore" come affermato da Louis Gallois, presidente del Consiglio di sorveglianza di Psa, in occasione della fusione con Fca.

A votare a favore del progetto il 99,85% degli azionisti presenti in Assemblea. "Vi ringrazio per la partecipazione a una Assemblea storica e per l'ampio via libera a sostegno di questo progetto di fusione. E' un buon inizio per Stellantis che nascerà su basi solide e che avrà tutte le qualità per essere un protagonista del settore. Il Consiglio di sorveglianza di Psa augura piena riuscita a Stellantis", sottolinea Louis Gallois, il presidente del Consiglio di sorveglianza di Psa concludendo i lavori dell'Assemblea. La fusione, ha spiegato ancora Gallois, "non era indispensabile nel breve periodo: nel 2019 il gruppo Psa ha registrato la più forte redditività dell'industria auto a livello mondiale. Fca era vicina, al quarto posto. E questo dimostra che i due gruppi sono in buona salute". Poi, rileva, "questa opportunità" di una fusione "si è presentata ed era importante cogliere questa opportunità in particolare per affrontare la sfida dei veicoli elettrici e del suo finanziamento. Sarà più facile fabbricare batterie competitive con un 'mercato interno' di circa 8 milioni di auto. Inoltre le due aziende hanno un'eccezionale complementarità geografica: Psa è forte in Europa, Fca è forte in America del Nord e del Sud".

Stellantis, la leadership mondiale in poche mosse: la strategia di Carlos  Tavares - Il Sole 24 ORE

"E' un momento storico", ha affermato il presidente del consiglio di gestione del gruppo Psa, Carlos Tavares, nel corso dell'assemblea degli azionisti di Psa. "Di fronte a noi c'è una sfida importante che è la difesa della libertà di mobilità dei nostri cittadini: sicurezza, prezzi convenienti e meno inquinante", ha aggiunto Tavares secondo il quale "l'obiettivo di Stellantis è 5 miliardi di sinergie l'anno".

 Per Gallois "bisognerà dimenticare la bandiera di Psa e quella di Fca e creare la bandiera Stellantis" : "non bisognerà far scomparire le due culture" dei due gruppi ma "trarre i vantaggi delle qualità dei due gruppi. Si è molto più forti quando sì è multiculturali".

"I gruppi Fca e Psa sono in buona salute e saranno più forti insieme", ha continuato Tavares, parlando di un gruppo che nascerà "con una posizione finanziaria solida già dalla sua creazione". I due gruppi Fca e Psa, ha spiegato, "hanno posizioni forti sui loro mercati" e "sono complementari a livello geografico e a livello tecnologico". Fca, ha rilevato Tavares, "è molto forte in America e Psa molto performante in Europa e insieme avranno un'opportunità di sviluppo nel più grande mercato mondiale che è la Cina". Questa fusione, aggiunge, "porta anche una forte complementarità a livello tecnologico e anche nei veicoli autonomi". Infine "per i due gruppi c'è anche una grande capacità nell'esecuzione dei piani". La dimensione del nuovo gruppo "ci permetterà di diluire i rischi sia in termini di ricerca e sviluppi che di investimenti".

"La forte complementarità tra Psa e Fca permette di creare il terzo costruttore mondiale del settore automobilistico in termini di fatturato e il quarto in termini di volume", ha affermato ancora Tavares. "Se consideriamo i dati del 2019 complessivamente il gruppo che nascerà dalla fusione produrrà 10 milioni di auto nel mondo e avrà un fatturato di 167 miliardi di euro", ha sottolineato.

Elkann: "Ruolo di primo piano per ridefinire la mobilità"

Automotive: John Elkann presidente di Stellantis | Siderweb - La community  dell'acciaio

"Vogliamo avere un ruolo di primo piano nel prossimo decennio, che ridefinirà la mobilità, proprio come hanno fatto i nostri padri fondatori con grande energia negli anni pionieristici. Il prossimo decennio ridefinirà la mobilità. Noi intendiamo svolgere un ruolo determinante nella costruzione di questo nuovo futuro, ed è stata quest'ambizione a unirci", ha affermato il presidente di Fca, John Elkann, aprendo l'assemblea degli azionisti. "Negli ultimi 10 anni abbiamo aumentato di 5 volte il valore del Gruppo Fiat, la fusione proposta con Groupe Psa è un ulteriore coraggioso passo avanti nel nostro viaggio", ha proseguito Elkann. "Nel corso dell'ultimo decennio, nel quale ho avuto il privilegio di ricoprire l'incarico di presidente della vostra società, il Gruppo Fiat si è trasformato. Questo rinnovamento ha portato non solo alla creazione di Fca, ma anche alla costituzione di Cnh Industrial, Gedi, Ferrari e Magneti Marelli come società indipendenti a pieno titolo", ha detto Elkann.

Bonus auto elettriche fino al 40%. Macchine ibride e termiche, con rottamazione e non: tutto quello che c'è da spere sugli eco-incentivi 2021

Forte spinta per i veicoli a basse emissioni. Nella Legge di Bilancio prevista anche la rimodulazione degli attuali eco-incentivi. Attenzione però, non ci sono solo buone notizie per gli automobilisti: aumenterà la spesa per la revisione periodica dei veicoli


Misure volte a favorire la mobilità elettrica nel 2019: incentivi auto  elettriche e non solo - e-Station

Un bonus del 40% delle spese sostenute per acquistare una macchina elettrica entro il 2021. È una delle agevolazioni legate al settore auto presenti nella Manovra, che dopo il via libera della Camera, è attesa dal passaggio in Senato prima di entrare in vigore all'inizio del prossimo anno. Al suo interno il testo contiene incentivi, detrazioni e bonus per fronteggiare la crisi economica causata dall'emergenza sanitaria.

AUTO ELETTRICHE

In Manovra sono stati stanziati 250 milioni di euro per il termico euro 6 per acquisti fino al prossimo giugno, 120 milioni per l'elettrico fino a dicembre e 50 milioni per i veicoli commerciali. Il bonus del 40% legato alle auto sostenibili sarà destinato a chi ha un reddito Isee inferiore a 30mila euro, a patto che il prezzo del veicolo acquistato non superi la stessa cifra. Questo incentivo non sarà cumulabile con l'Ecobonus.

NUOVI ECO-INCENTIVI

È prevista inoltre la modifica degli attuali eco-incentivi per l'acquisto di auto nuove con prezzo di listino fino a 50mila euro. In pratica, secondo quanto scritto in Manovra, dovrebbe aumentare il bonus per determinate tipologie di veicoli. Per quelli con emissioni di CO2 fra 0 e 20 g/km, dunque quelli elettrici o ibridi ricaricabili, è previsto un incentivo di 10mila euro con la rottamazione della vecchia auto, che scende a 8000 senza. Invece per le macchine con emissioni fra 21 e 60 g/km, l'agevolazione arriverà fino a 6.500 euro con rottamazione e a 3.500 euro senza. Infine per i veicoli con emissioni fra 61 e 135 g/km, anche con motore termico, è in programma un incentivo di 3.500 euro in caso di rottamazione. Per questa fascia di auto non sono previsti bonus senza rottamaggio. Prevista anche la proroga fino al 2026 per l'agevolazione sull'acquisto di moto elettriche o ibride, pari al 40% con rottamazione o al 30% senza.

REVISIONE PERIODICA

Oltre ai bonus, in Manovra è presente un provvedimento che renderà più costosa la revisione periodica dei veicoli. È previsto infatti un aumento di 9,95 euro della tariffa, che dovrebbe portare a una spesa complessiva, compresa di Iva, diritti di motorizzazione e versamento postale, di 79,02 euro, in aumento rispetto agli attuali 66,88. La misura dovrebbe scattare entro 30 giorni dall'approvazione della Legge di Bilancio.

(Fonte Tgcom24)

Contenuto a cura di Financialounge.com

La Valle Camonica e le montagne lombarde verso i Giochi olimpici del 2026. Chiacchierata "ad alta quota" con l'assessore Davide Caparini (VIDEO)

Intervista televisiva de ilComizio.it a Davide Caparini, assessore al Bilancio, Finanza e Semplificazione della Regione Lombardia. Tema: le montagne lombarde, partendo dal legame dell'ospite con il suo territorio (la Valle Camonica) per arrivare al grande appuntamento con i Giochi olimpici invernali del 2026, passando per gli investimenti della Regione per le aree montane e lo spirito dei lombardi sempre proiettato verso il futuro.

In studio Fabio Pasini, regia e montaggio di Paolo Zoncada

Vecchia Italia, gli over 45 sono oltre la metà della popolazione: 5 anziani per ogni bambino. Calano i residenti: circa 175mila persone in meno rispetto al 2018, in 10 anni un milione di stranieri in più

I dati del censimento della popolazione dell'Istat: l'età media degli italiani si è innalzata nel 2019 di due anni rispetto al 2011 (da 43 a 45 anni) ed è cresciuto l'indice di vecchiaia, ovvero il rapporto tra gli over 65 anni e gli under 15 fino al 180%


Sostegno per anziani fragili e disabili Ecco i voucher, al via le domande -  Cronaca, Bergamo 

L'Italia è un Paese sempre più vecchio. Si evince dai primi dati del censimento permanente della popolazione diffusi dall'Istat. Tutte le classi di età sotto i 44 anni vedono diminuire il proprio peso rispetto al 2011 mentre aumentano molto le persone dai 45 anni in su che passano dal 48,2% del 2011 al 53,5% del 2019. L'età media si è alzata di due anni rispetto al 2011, da 43 a 45 anni.

La Campania, con 42 anni, è la regione con la popolazione più giovane, seguita da Trentino Alto Adige (43 anni), Sicilia e Calabria (entrambe con 44 anni). La Liguria si conferma la regione con l'eta' media più elevata (49 anni). Anche nel 1951 la Campania e la Liguria erano la regione più giovane e quella più vecchia ma, per entrambe, l'età media risultava più bassa di 13-14 anni rispetto a quella registrata nel 2019.

Al 31 dicembre 2019 la popolazione censita in Italia ammonta a 59.641.488 residenti, circa 175 mila persone in meno rispetto al 31 dicembre dell'anno precedente, pari a -0,3%, ma sembra essere sostanzialmente stabile confrontando con il 2011, quando si contarono 59.433.744 residenti (+0,3%, per un totale di +207.744 individui). E' quanto emerge dai primi dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni diffusi dall'Istat.

Rispetto al 2011, i residenti diminuiscono nell'Italia meridionale e nelle isole (-1,9% e -2,3%), e aumentano nell'Italia centrale (+2%) e in entrambe le ripartizioni del Nord (+1,6% nell'Italia Nord-orientale e +1,4% nell'Italia Nord-occidentale). Piu' del 50% dei residenti e' concentrato in cinque regioni, una per ogni ripartizione geografica: Lombardia (16,8%), Veneto (8,2%), Lazio (9,7%), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%).

Natale in pandemia: un quarto degli italiani non farà regali. Spesa complessiva in calo del 18%

L'indagine di Confcommercio conferma quanto molti già sospettavano: sarà un Natale assai magro quello in arrivo. A causa dell'emergenza Covid, ad esempio, solo il 17,3% della tredicesima sarà destinato ai regali, mentre la maggior parte (oltre il 67%) verrà utilizzata per spese per la casa, risparmio, tasse e bollette. Pesa, sui mancati acquisti, anche l'impossibilità di scambiare fisicamente i regali con parenti e amici


Il coronavirus e l'incertezza della durata della pandemia pesano anche sui regali di Natale: oltre un quarto degli italiani non li acquisterà. Il dato emerge da un'indagine Confcommercio secondo cui "a causa dell'emergenza sanitaria, sarà praticamente impossibile il classico scambio sotto l'albero con parenti e amici". E anche per chi si dedicherà agli acquisti, solo il 17,3% della tredicesima sarà destinato ai regali.

Frenano acquisti anticipati a fine novembre - Stando all’indagine, perde appeal l'acquisto anticipato dei regali a fine novembre, effettuato dal 20% dei consumatori contro il 26% dell'anno scorso, e aumenta dal 51,3% al 61% la quota di chi preferisce aspettare la prima metà di dicembre. Tra chi farà i regali (il 74,2% dei consumatori) generi alimentari (68%) e giocattoli (51,2%), seppure in flessione rispetto allo scorso anno, si confermano come la tipologia più gettonata, ma a registrare la maggiore crescita rispetto al 2019 sono gli abbonamenti a piattaforme streaming (+10,5%) e i buoni regalo digitali (+7,2%); pesante calo, invece, per l'acquisto di biglietti per spettacoli e concerti (-26%) e per i trattamenti di bellezza (-25%) per le evidenti restrizioni imposte dalla pandemia. 


Spesa complessiva per i regali di Natale in calo del 18% - Quanto al budget previsto per i regali, la spesa media pro capite sarà di 164 euro a testa, in leggero calo rispetto ai 169 euro del 2019, ma l'aumento delle spese inferiori ai 300 euro (dal 91,6% al 94,2%) e la riduzione di quelle superiori ai 300 euro (-31%), di fatto, riducono il valore degli acquisti; infatti, quest'anno la spesa complessiva per i regali di Natale è in calo del 18%, passando da quasi 9 miliardi di euro del 2019 a 7,3 del 2020. 

Come anticipato, solo il 17,3% della tredicesima sarà destinato ai regali, mentre la maggior parte (oltre il 67%) verrà utilizzata per spese per la casa, risparmio, tasse e bollette. C'è, poi, l'altra faccia della medaglia, ovvero un quarto della popolazione che quest'anno non acquisterà i regali soprattutto per il semplice motivo che, a causa dell'emergenza sanitaria, sarà praticamente impossibile il classico scambio sotto l'albero con parenti e amici, conclude l'indagine.

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