updated 4:27 PM UTC, Feb 27, 2021

Gli Stati Uniti e la dipendenza dalla Cina nei settori chiave dell'economia

Biden firma un decreto con misure economiche atte a ridurre gli approvvigionamenti nei settori difesa, sanità pubblica, biotecnologie ed energia, provenienti dalla Cina


Gli Stati Uniti vogliono ridurre la dipendenza dalla Cina e da altri concorrenti esterni al loro territorio, rafforzando le catene di fornitura di beni essenziali, che vanno dalle apparecchiature sanitarie ai microchip o ai minerali. La pandemia ha rivelato quanto l'Occidente sia dipendente dalla produzione cinese e il presidente Joe Biden, che vuole incoraggiare l'industria locale, ha firmato mercoledì un ordine esecutivo per garantire, in caso di nuove crisi, una forte autonomia del paese nel rispondere ai bisogni interni. L'interruzione della produzione in diversi stabilimenti automobilistici per mancanza di componenti ha dimostrato l'urgenza del provvedimento.

Il vecchio protezionismo, rivestito da un infiammato populismo economico nazionale, ha portato Biden a utilizzare lo slogan Made in America come mantra durante la campagna elettorale, a sostegno dell'industria locale. Il suo decreto, prevede la completa ristrutturazione in soli 100 giorni, delle filiere dei componenti elettronici, dei principi attivi di farmaci, delle batterie di veicoli elettrici, altra scommessa dell'Amministrazione Democratica, che con loro rinnoverà parte della flotta elettrica circolante sulle strade americane. Particolare attenzione ai minerali estratti da terre rare, che vengono utilizzati nella fabbricazione di automobili o armi, e in cui la dipendenza dalla Cina è enorme. Questi sono i primi quattro obiettivi urgenti.

Ma la riaffermazione degli Usa di Biden contro la Cina va oltre il puramente economico. William Burns, il diplomatico veterano militare, nominato nuovo direttore della CIA, ha sostenuto questo mercoledì al Senato, che il successo nel fermare il gigante asiatico sarà la chiave per la sicurezza strategica degli Stati Uniti contro Pechino, Il regime cinese in risposta, ha dichiarato che le relazioni economiche si potranno bloccare se Washington non revocherà le sanzioni commerciali e smetterà di intromettersi negli affari interni, come la repressione della minoranza uigura o la gestione delle proteste antigovernative a Hong Kong.

L'ordine esecutivo prevede anche la revisione annuale della catena di produzione e fornitura in sei settori: difesa, sanità pubblica e biotecnologia, tecnologie delle telecomunicazioni, energia, trasporti, produzione alimentare e fornitura di materie prime agricole. Sei aree che rappresentano il fulcro della sicurezza strategica a cui Burns alludeva dinanzi al Senato; per evitare non solo un evento "inaccettabile", termine usato dalla Casa Bianca, come la mancanza di dispositivi di protezione individuale e maschere per il personale sanitario all'inizio della pandemia, ma anche "la recente carenza di chip semiconduttori (per industria automobilistica), che ha rallentato il ritmo di produzione degli stabilimenti, un calo che potrebbe finire per colpire i lavoratori ”, secondo la Casa Bianca.

Diversi stabilimenti, compresi quelli gestiti da Ford e General Motors, sono stati recentemente costretti a interrompere la produzione per mancanza di componenti, con una riduzione del 20% del carico di lavoro nel primo trimestre e la chiusura temporanea degli stabilimenti negli USA, Canada e Messico. Un gruppo di produttori di componenti elettronici, all'inizio di questo mese, ha chiesto al governo Biden incentivi per aumentare la produzione, nel contesto dei suoi piani di ripresa economica. Le aziende statunitensi del settore vendono il 47% dei chip nel mondo, ma rappresentano solo il 12% della produzione globale, a seguito del trasferimento in vigore dagli anni '90.

Dopo aver incontrato alla Casa Bianca un gruppo di legislatori, il presidente si è espresso a favore della promozione di una legislazione specifica, che favorisca la produzione e l'adeguata fornitura di questi componenti. 

  • Presidente Joe Biden, questo lunedì alla Casa Bianca.

La scommessa, al mille per cento, è anticipare le crisi e rimediare alla vulnerabilità rivelata dalla tempesta del coronavirus, questo significa anche ritirarsi delle delocalizzazioni, come quelle che negli ultimi decenni hanno portato fuori dal Paese il 70% della produzione di principi attivi dei medicinali, calcolo su cui si basa la Casa Bianca per considerare quel mercato una priorità, della nuova era economica. Non esiste una formula magica che risolva le carenze a breve termine, ma, secondo un alto funzionario della Casa Bianca citato da Reuters, "non si tratta solo di rivedere rapporti internazionali, ma di chiudere i buchi mentre li identifichiamo".

Per tagliare i legami con la Cina e altri concorrenti economici, gli Stati Uniti cercheranno di sviluppare localmente parte di quella produzione attualmente deficitaria e di collaborare con altri paesi in Asia e America Latina, quando non potranno farlo direttamente in casa, ha aggiunto la fonte. La revisione dei settori strategici mira anche a ridurre il numero delle importazioni a quelle strettamente necessarie.

L'ordine esecutivo di Biden si unisce a quello firmato a gennaio per sfruttare il potere d'acquisto del governo statunitense, il più grande acquirente di beni e servizi nel mercato cinese, per incentivare la produzione locale e creare nuovi mercati per le nuove tecnologie, attraverso l'obbligo di ricorrere a società nazionali per i contratti anche con l'estero.

  • Pubblicato in Esteri

Bar e ristoranti chiusi, il terribile massacro della filiera agroalimentare Made in Italy: cibi e vini invenduti per 11,5 miliardi

Il triste bilancio della Coldiretti: "Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell'ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili"


Antipasti, dalla loro antica storia alle tavole d'oggi nel nord Italia

Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell'agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in 11,5 miliardi dall'inizio della pandemia. È quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti sull'impatto sulla filiera agroalimentare delle chiusure a singhiozzo della ristorazione a un anno dall'inizio della pandemia Covid, in occasione del Consiglio nazionale con la partecipazione del Ministro delle politiche Agricole Stefano Patuanelli.

"Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino - sottolinea la Coldiretti - non siano mai arrivati nell'ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili".

"Numeri dietro i quali - precisa la Coldiretti - ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori. Chiusure forzate, limitazioni negli orari di apertura, divieti agli spostamenti, drastico calo delle presenze turistiche e la diffusione capillare dello smart working hanno devastato i bilanci dei servizi di ristorazione e tagliato drammaticamente i livelli occupazionali ma le conseguenze si fanno anche sentire direttamente sui fornitori".

La drastica riduzione dell'attività pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. "In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati piu' colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi".

"Anche alla luce dell'avanzare della campagna di vaccinazione sarebbe importante consentire le aperture serali che valgono quasi l'80% del fatturato dei locali della ristorazione" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare peraltro che "con l'arrivo del bel tempo le chiusure favoriscono paradossalmente gli assembramenti all'aperto sulle strade, nelle piazze e sul lungomare".

"Nei locali della ristorazione sono state invece adottate importanti misure di sicurezza, quali - conclude Prandini - il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso".

"Nell'attività di ristorazione - rileva la Coldiretti - sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale". 

 

(Fonte: Agi)

Occhio, ora l'Inps rivuole indietro i 600 euro del bonus 2020. Stanno arrivando raffiche di raccomandate (senza motivi specificati)

La denuncia del Centro Studi Fiscal Focus. Nei giorni scorsi il deputato leghista Daniele Belotti aveva segnalato le richieste ricevute da sindaci, assessori e consiglieri comunali da parte dell'istituto. Cosa sta succedendo


Risultato immagini per inps

Brutta sorpresa per numerosi contribuenti italiani che stanno ricevendo dall'Inps la richiesta di restituzione del bonus da 600 euro percepito circa un anno fa. Si tratta delle prime somme erogate con il decreto “Cura Italia”, ricevute come indennità per i mancati introiti dovuti alla pandemia. A denunciare l'invio delle raccomandate è il Centro Studi Fiscal Focus.

POCA CHIAREZZA

Ma lo stesso Centro Studi sottolinea un altro aspetto poco chiaro delle raccomandate, che riportano come intestazione “Accertamento somme indebitamente percepite su prestazione indennità per emergenza Covid-19”. “I contribuenti non sono posti nelle condizioni di comprendere appieno l'indebito comportamento loro contestato, condizione essenziale per poter valutare la correttezza della pretesa avanzata dall'Inps, soggetto che emette la comunicazione di accertamento", commenta il fondatore di Fiscal Focus, Antonio Gigliotti.

NESSUNA MOTIVAZIONE PARTICOLARE

Infatti, nella raccomandata non viene specificato il motivo della contestazione e della richiesta di restituzione: “Le uniche informazioni fornite sono la natura dell'indennità contestata, il suo ammontare, l'importo da versare, le modalità di pagamento e come fare, eventualmente, ad ottenere chiarimenti”, prosegue Gigliotti. "Il tenore dello scritto - spiega il Centro Studi Fiscal Focus - che abbiamo avuto modo di visionare e che riportiamo a titolo esemplificativo, è veramente minimale: 'Gentile signore/signora, a seguito di verifiche è emerso che lei ha ricevuto, per il periodo 01/03/2020 al 30/04/2020 un pagamento non dovuto sulla prestazione INDENNITA' PER EMERGENZA COVID-19 nr. …. per un importo complessivo di 1.200 euro, per la seguente motivazione: è stata percepita l'indennità una tantum per emergenza Covid, di cui all'articolo 28 del decreto-legge 17 marzo 2020 nr. 18, non spettante'"

IL CASO DEGLI AMMINISTRATORI

Nei giorni scorsi il deputato della Lega Daniele Belotti aveva denunciato le richieste ricevute da sindaci, assessori e consiglieri comunali da parte dell'Inps. Anche in questa circostanza l'ente previdenziale chiedeva la restituzione del bonus da 600 euro ricevuto a marzo e aprile 2020. “È bene ricordare che il 70 per cento dei 7903 comuni italiani ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti, con indennità per i consiglieri comunali di poche decine di euro l'anno che diventano poche centinaia per assessori e sindaci. Non si può certo pensare che non abbiano diritto per la loro attività professionale, già sacrificata per l'impegno pubblico, ai 1200 euro ricevuti la scorsa primavera”, aveva scritto Belotti sulla propria pagina Facebook.

 

(Fonte: tgcom24)

Bce, Lagarde sulla cancellazione del debito da Covid: "Inconcepibile, violerebbe uno dei pilastri fondamentali dell'Euro". Poi benedice Draghi: "Ha tutte le qualità richieste"

La presidente della Banca centrale europea boccia l'ipotesi di venire finanziariamente incontro agli Stati membri in difficoltà e commenta positivamente il fatto che il suo predecessore abbia accettato la sfida "di fare uscire l'Italia dalla crisi economica e sociale"


Risultato immagini per lagarde draghi

Christine Lagarde boccia categoricamente l'ipotesi della cancellazione del debito da Covid da parte della Bce. "E' inconcepibile e sarebbe una violazione del trattato europeo che vieta strettamente il finanziamento monetario degli Stati", dice la presidente Bce. "Questa regola costituisce uno dei pilastri fondamentali dell'euro" e bisognerebbe discutere piuttosto "su quali settori investire e come incidere sulla spesa pubblica", conclude. 

Utilizzo del debito - Secondo la Lagrde "se l'energia spesa per chiedere la cancellazione del debito da parte della Bce fosse dedicata a un dibattito sull'utilizzo di questo debito, sarebbe molto più utile. A cosa sarà destinata la spesa pubblica? In quali settori del futuro investire? Questo è l'argomento essenziale oggi", ha detto.

Draghi è un'opportunità - Nella stessa intervista al Journal du Dimanche, la Lagarde ha poi valutato molto positiviamente il fatto che Mario Draghi abbia accettato la sfida "di fare uscire l'Italia dalla crisi economica e sociale, mentre è il Paese più colpito dalla pandemia nell'area dell'euro". Si tratta, ha aggiunto, di "un'opportunità per l'Italia e per l'Europa". Draghi "ha tutte le qualità richieste, la competenza, il coraggio, l'umiltà necessaria per rilanciare l'economia italiana con il sostegno dell'Europa", ha concluso.

Nonno welfare, paradosso italiano: quando i pensionati sostengono economicamente le famiglie

Il report dell'Istat "Condizioni di vita dei pensionati anni 2018-2019" fotografa molto bene una condizione che riguarda sempre più famiglie nel nostro Paese. E fa riflettere


L'Istat calcola che ci sono pensionati in una famiglia su due in Italia, il 46,4%. E spesso da loro arriva un sostegno economico, tanto che, per le famiglie con pensionati, il rischio di povertà è minore di un terzo rispetto alle altre famiglie, fino al 15,9% nel 2018 (come anche nel 2017).

Le famiglie con pensionati hanno, inoltre, un reddito netto medio più alto delle altre di 60 euro, pari a 2.670 euro netti al mese. Più in dettaglio, metà delle famiglie con pensionati ha un reddito netto inferiore ai 24.780 euro (2.065 euro mensili), un valore mediano che scende a 21.445 euro nel Mezzogiorno, mentre raggiunge circa 27.800 euro nel Centro e a 25.830 euro nel Nord.

Il report dell'Istituto di statistica "Condizioni di vita dei pensionati anni 2018-2019" rileva, inoltre, che oltre un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,6%) e più di un quarto da solo (28,2%).

Allo stesso tempo, secondo l'Istat, aumentano i pensionati che percepiscono anche un reddito da lavoro. Nel 2019 erano 420 mila, (+3,6% rispetto al 2018) ma in decisa diminuzione rispetto al 2011 (-18,5%). La loro età media sale a 69 anni (dai 66 anni del 2011) con oltre il 77% che ha almeno 65 anni (53,7% nel 2011) e il 41,7% che ne ha almeno 70 (25,0% nel 2011). I pensionati che lavorano sono principalmente uomini (in oltre tre casi su quattro), residenti nelle regioni settentrionali (in due casi su tre) e lavoratori non dipendenti (in circa l'85% dei casi). Circa la metà dei pensionati occupati ha al massimo la licenza media (è il 30,4% per il complesso degli occupati), tre su dieci possiedono un diploma mentre il segmento dei laureati rappresenta oltre un quinto del totale.

Tra gli altri numeri chiave indicati nel rapporto ci sono: i 301 miliardi di euro spesi nel 2019 in prestazioni pensionistiche, il 2,5% in più rispetto al 2018; il numero di pensionati stabile a poco più di 16 milioni; l'importo della pensione media di 13.194 euro annui.   

Il Covid fa crollare la produzione industriale (-11,4): mai così male dal 2009. La seconda ondata ha bloccato la ripresa

I dati Istat per il 2020 fotografano un quadro disastroso. Anno terribile per l'auto, giù del 13%. Tengono i livelli pre-pandemia solo Alimentare e bevande e Farmaceutica


La pandemia manda a picco la produzione industriale, che nel 2020 crolla dell'11,4% registrando il maggior calo dalla crisi del 2009 e il secondo peggior risultato dal 1990, inizio della serie storica dell'Istat. La flessione, spiega l'istituto, è estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata.

Crollo senza precedenti anche per il settore auto, giù al 13% nell''anno nero' del Covid e che solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, ha perso il 2,1%.

La produzione industriale nel suo complesso ha fatto registrare a dicembre un calo dello 0,2% mensile e del 2% annuo. A novembre era diminuita dell'1,4% e del 4,2% su base annua. Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.   

Ed è di oggi la stima di Prometeia e Intesa Sanpaolo secondo cui l'industria manifatturiera italiana chiuderà il 2020 con un calo tendenziale del giro d'affari del 10,2%, pari a 132 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. 

Nel panorama europeol'Italia continua a far registrare una delle performance più preoccupanti. In Germania nell'intero 2020 la produzione è crollata dell'8,5% e in Spagna del 9,4%. Per il dato francese bisognerà aspettare domani, ma quello provvisorio calcolato dall'Insee a novembre sui primi 11 mesi dello scorso anno parla di una riduzione del 4,8%.

La seconda ondata del virus ha impedito la ripresa

La flessione è dunque estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e purtroppo, rileva l'Istat, non è stato possibile alcun recupero durante l'anno perché la seconda ondata di Covid ha spento sul nascere qualsiasi possibilità di ripresa.

"Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subìto una battuta d'arresto nei mesi recenti - osserva l'istituto nel commento - impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l'emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre l'indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020".

Tutti i numeri dell'industria italiana

L'indice destagionalizzato mensile mostra a dicembre 2020, indica inoltre l'Istat, un aumento congiunturale sostenuto per l'energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, per quelli di consumo (-0,3%).

Nel confronto annuo, si registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+4,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-9,8%) e meno marcato per gli altri aggregati (-2,1% per i beni strumentali e -0,7% per l'energia).

I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi rispetto a dicembre 2019 sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), quella i prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%).

Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%).

L'anno nero dell'auto

La produzione industriale di automobili ha registrato un crollo senza precedenti, pari al 13%: si tratta del comparto - ossia quello dei beni" strumentali" che includono la fabbricazione di macchine e motori e anche quella di autoveicoli - più colpito dal calo della produzione.

Solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, la flessione è stata del 2,1%. 

A novembre, la produzione di beni strumentali aveva fatto registrare un calo di appena lo 0,1% rispetto a ottobre ed era rimasta invariata su base tendenziale. Per quanto riguarda il settore di attività economica, l'Istat mette inoltre in risalto che la "fabbricazione di mezzi di trasporto" ha fatto registrare una caduta del 18,3% nell'intero anno e solo a dicembre è stata del 3,8%.

Prometeia, nel 2020 fatturato in calo del 10,2%. Persi 132 miliardi

Secondo Prometeia, la contrazione, inferiore a quella subita con la crisi 2009 (-18.8%), riflette il progressivo recupero dal punto di minimo del ciclo toccato durante il lockdown primaverile: nel periodo agosto-novembre, il fatturato si è riposizionato sui livelli pre-Covid (-0.4%).

Tutti i maggiori player dell'Eurozona hanno subito l'impatto dell'emergenza sanitaria: nella media dei primi undici mesi del 2020, l'indice della produzione industriale registra un calo del -13% in Italia e Francia, -10.8% in Germania e -10.5% in Spagna. Il gap nei confronti del manifatturiero tedesco, rimasto attivo durante il lockdown primaverile, è stato in parte colmato grazie alle chiusure ridotte degli impianti in estate. 

l peggioramento autunnale della curva dei contagi non ha comunque intaccato in modo significativo la ripresa industriale, pur aggiungendo incertezza a uno scenario mondiale caratterizzato da una domanda ancora debole. A livello settoriale, emerge una tenuta dei livelli pre-Covid per Alimentare e bevande e Farmaceutica, e un recupero piu' intenso delle attese per Elettrodomestici e Mobili, trainati da consumi in risalita dai minimi primaverili.

La ripresa del ciclo edilizio ha dato un forte impulso al settore Prodotti e materiali da costruzione e un parziale sostegno alla filiera dei metalli. In rapida risalita anche i livelli di attività degli Autoveicoli e moto, sulla spinta degli incentivi all'acquisto di vetture ecologiche. Il settore sconta però il crollo della fase primaverile, stazionando ancora nella parte bassa della classifica, poco distante dalla Meccanica, penalizzata dalla ripresa incerta degli investimenti in beni strumentali.

Situazione ancora critica nel Sistema moda, fortemente colpito dalle restrizioni alla socialita' e al turismo. Gli indicatori anticipatori mostrano segnali di consolidamento dell'attività manifatturiera in avvio del 2021, con attese di rafforzamento nella seconda meta' dell'anno. Il dispiegarsi degli effetti della campagna vaccinale comporterà un allentamento delle restrizioni a livello mondiale, con effetti visibili anche sul commercio internazionale.

La velocità di marcia del manifatturiero italiano dipenderà dalle scelte strategiche finalizzate a ricevere le risorse europee, che potranno dare impulso anche agli investimenti privati.

 

(Fonte: Agi)

Saldi, la pandemia non fa sconti ai commercianti: calo del 40% rispetto all'anno scorso

Il presidente di Fismo Confesercenti, Fabio Tinti: "Online privilegiato, i consumatori ritrovino i negozi delle nostre città. E servono misure per aiutare il comparto a sopravvivere"


Arriva l'ultima tranche dei saldi invernali: oggi le vendite di fine stagione partiranno anche in Emilia-Romagna, Toscana e Veneto, ultime Regioni a dare il via ai saldi 2021, avviati in altre zone d'Italia già dal 2 gennaio.
"Ma è stata una falsa partenza", spiega il presidente di Fismo Confesercenti Fabio Tinti.

"Purtroppo, nelle regioni in cui le vendite di fine stagione sono già iniziate, ancora non si sono registrati i risultati sperati: il bilancio, per ora, è di una flessione del 40% rispetto allo scorso anno. L'auspicio è che il progressivo allentamento delle misure restrittive permetta di una netta inversione di tendenza nelle prossime settimane".

La Fismo invita i consumatori a "ritrovare per i propri acquisti gli esercizi fisici delle nostre città. L'online ha goduto nel 2020, grazie alle ripetute chiusure, di una condizione di assoluto privilegio, fruendo anche di privilegi fiscali. I saldi possono rappresentare una grande occasione per acquisti convenienti ma anche una scelta per valorizzare il commercio di prossimità. Proprio quello che contribuisce a valorizzare la qualità della vita nei nostri borghi".
Temendo nuove chiusure "non per lockdown, ma per cessata attività", Tinti chiede quindi, "tra le misure che potrebbero aiutare il comparto a sopravvivere, la rottamazione delle scorte di magazzino, il prolungamento della stagione dei saldi e ristori che tengano conto dei fatturati pre-pandemia". 

 

(Fonte: Ansa) 

 

 

Incentivi auto a basse emissioni, già esaurito un terzo dei fondi per benzina e diesel puliti. Più a rilento elettriche e ibride

Gli incentivi per le auto a basse emissioni vanno letteralmente a ruba. A due settimane dall'avvio delle prenotazioni da parte dei concessionari, scattate lo scorso 18 gennaio, i fondi messi a disposizione della legge di bilancio sono andati già esauriti per quasi un terzo per quel che riguarda le vetture a benzina e diesel puliti. Dei 250 milioni stanziati ne rimangono infatti circa 170. Meno gettonati invece gli incentivi per le auto elettriche e ibride: dei 120 milioni stanziati ne sono stati prenotati meno di 10. Secondo i dati del portale Ecobonus del ministero dello Sviluppo economico, per le auto con emissioni tra 61 e 135 grammi di CO2 al km (comprensive quindi di alimentazione a benzina o diesel di ultima generazione) sono stati prenotati circa 75 milioni di euro, mentre per le auto elettriche o ibride, tra 0 e 60 g/km, sono stati prenotati poco più di 8 milioni di euro. 

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